Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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Rugiule

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La mia indecisione riguarda la speranza che ciò accada all'inaugurazione oppure alla festa d'addio del capitano...
Sono proprio indeciso.

Kredskin

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Citazione di: Rugiule il 30 Set 2016, 00:26
La mia indecisione riguarda la speranza che ciò accada all'inaugurazione oppure alla festa d'addio del capitano...
Sono proprio indeciso.
Aggiungi ulteriori dilemmi e non fornisci soluzioni. Non sei d'aiuto.

Rugiule

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Me ne rendo conto, mi piace sognare in grande  :)

GiPoda

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* 5.046
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Non scherziamo, il J-Village, nell area della Continassa, non è comparabile con la colata di cemento che vorrebbe Parnasi e Pallotta.
Il J-village sarà la cittadella della Juventus.
Il "business park" dei nostri bujaccari con il calcio non c entra nulla.

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AquilaCalva

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Citazione di: galafro il 29 Set 2016, 22:56
A) Alla Juve l'area è stata praticamente regalata dal comune non solo per fare lo stadio ma anche l'area circostante dove dovrebbero creare un centro direzionale
B) La zona era già infrastrutturata persistendoci il vecchio stadio
C) lo Juventus stadium è di 40mila posti
D) Per la famiglia Agnelli è stata una bazzecola accedere al credito sportivo
E) non conosco esattamente le cifre ma credo che si tratti di circa 150 milioni

Lo stadio della roma sta in una marana  confinato  su due lati dal Tevere, non esistono strutture, pensare di andare a strutturare quella zona soltanto per mandarci i romoletti la domenica ogni quindici giorni è una pazzia a meno che invece non vai a costruirci un nuovo quartiere come in effetti è stato proposto.
Ma tutto questo non è previsto dal piano regolatore della città che al contrario quella zona deve rimanere un polmone verde, al massimo verde attrezzato con "parchi a tema" e i romoletti si sono inventati il "tema" del business chiamando i tre grattaceli "business park".
Però bisogna riconoscere che chiamare i grattacieli "business park" per mettersi a regola con la norma che i "parchi" devono essere "a tema" è geniale. Quale idi.ota non abboccherebbe?

Cliath

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Citazione di: Rugiule il 30 Set 2016, 00:26
La mia indecisione riguarda la speranza che ciò accada all'inaugurazione oppure alla festa d'addio del capitano...
Sono proprio indeciso.

L'importante è che sia pieno.

COLDILANA61

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Citazione di: Cliath il 02 Ott 2016, 14:55
L'importante è che sia pieno.

Basta non tirare lo sciacquone .

galafro

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Citazione di: AquilaCalva il 30 Set 2016, 21:09
Però bisogna riconoscere che chiamare i grattacieli "business park" per mettersi a regola con la norma che i "parchi" devono essere "a tema" è geniale. Quale idi.ota non abboccherebbe?
Tu ce scherzi, ma non hai sentito l'architetto  che presentava il progetto.
Non ho sottomano le parole esatte ma più o meno sosteneva che il lavoro di ufficio così come noi lo intendiamo in palazzi in mezzo alla città è oramai superato, le mezze maniche hanno bisogno respirare aria buona di fare giogging durante le ore d'intervallo quindi il grattacielo in mezzo al parco è il modello da seguire.
Siamo noi che siamo fuori dal tempo

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NEMICOn.1

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Oggi è uscito un articolo di Magliaro dello stadio senza più le torri

Lo Stadio della Roma di Tor di Valle si farà, ma non più come lo avevamo ammirato nei plastici e nei prospetti per la stampa: avremo due grattacieli in meno, nessun nuovo ponte sorgerà sul Tevere e il prolungamento della metro B non si farà più. Col risultato che per andare a vedere i giallorossi, i tifosi - finanche quelli di Decima, Malafede, Torrino più prossimi allo stadio - avranno una sola strada percorribile dove rimanere imbottigliati: la via del Mare. Con tanti saluti all'avveniristico progetto del presidente Pallotta e del costruttore Parnasi. Una rivoluzione urbanistica che Il Tempo vi racconta in esclusiva. Tifosi a parte, gli altri protagonisti della partita potranno dirsi contenti: l'assessore grillino all'Urbanistica, Paolo Berdini, per aver ottenuto la riduzione delle cubature; Pallotta e Parnasi perché spenderanno meno (oltre mezzo miliardo sul miliardo e 650 milioni di euro previsti); si sistemeranno le Torri dell'Eur dove potrebbe andare Unicredit; Telecom risparmia e potenzierà le sedi di Pomezia, Parco Leonardo e Torpagnotta; e Cassa Depositi e Prestiti si libererà dell'ingombrante scheletro delle Torri dell'Eur.


Mi sembra strano


surg

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Come mai non ci avevano pensato prima?

Dissi

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Citazione di: NEMICOn.1 il 05 Ott 2016, 08:24
Oggi è uscito un articolo di Magliaro dello stadio senza più le torri

Lo Stadio della Roma di Tor di Valle si farà, ma non più come lo avevamo ammirato nei plastici e nei prospetti per la stampa: avremo due grattacieli in meno, nessun nuovo ponte sorgerà sul Tevere e il prolungamento della metro B non si farà più. Col risultato che per andare a vedere i giallorossi, i tifosi - finanche quelli di Decima, Malafede, Torrino più prossimi allo stadio - avranno una sola strada percorribile dove rimanere imbottigliati: la via del Mare. Con tanti saluti all'avveniristico progetto del presidente Pallotta e del costruttore Parnasi. Una rivoluzione urbanistica che Il Tempo vi racconta in esclusiva. Tifosi a parte, gli altri protagonisti della partita potranno dirsi contenti: l'assessore grillino all'Urbanistica, Paolo Berdini, per aver ottenuto la riduzione delle cubature; Pallotta e Parnasi perché spenderanno meno (oltre mezzo miliardo sul miliardo e 650 milioni di euro previsti); si sistemeranno le Torri dell'Eur dove potrebbe andare Unicredit; Telecom risparmia e potenzierà le sedi di Pomezia, Parco Leonardo e Torpagnotta; e Cassa Depositi e Prestiti si libererà dell'ingombrante scheletro delle Torri dell'Eur.


Mi sembra strano

un necrologio, in pratica .. :DD

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NEMICOn.1

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* 7.586
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Citazione di: Dissi il 05 Ott 2016, 08:49
un necrologio, in pratica .. :DD

L'unica cosa certa è che cosi lo stadio lo faranno , ma prima sentivo Mattioli alla doppia radio sicuro del fatto che è impossibile fare lo stadio in quella zona e come mai ancora si tiene in vita questo progetto .

happyeagle

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Lazionetter
* 8.875
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L'articolo del magliaro sul Tempo mi ritorna un "404" not found, o lo stanno editando o lo hanno eliminato, se qualcuno riesce a fare un copy & paste da questa pagina che lo riprende in toto sarebbe cosa gradita, è piuttosto lungo e col cellulare non ci riesco:
http://m.insideroma.com/news/rassegna-stampa/lo-stadio-della-roma-perde-torri-strade-e-metro-id.68139

Rugiule

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Esattamente ciò che vado dicendo da un paio di mesi: lo stadio si fa, le torri no, o comunque sono cavoli di Parnasi, che ormai è tagliato completamente fuori dal progetto.

Drake

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* 5.840
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Citazione di: happyeagle il 05 Ott 2016, 10:06
L'articolo del magliaro sul Tempo mi ritorna un "404" not found, o lo stanno editando o lo hanno eliminato, se qualcuno riesce a fare un copy & paste da questa pagina che lo riprende in toto sarebbe cosa gradita, è piuttosto lungo e col cellulare non ci riesco:
http://m.insideroma.com/news/rassegna-stampa/lo-stadio-della-roma-perde-torri-strade-e-metro-id.68139
IL TEMPO - MAGLIARO - Lo Stadio della Roma si farà, ma non più come lo avevamo ammirato nei plastici e nei prospetti per la stampa: avremo due grattacieli in meno, nessun nuovo ponte sorgerà sul Tevere e il prolungamento della Metro B non si farà più. Col risultato che per andare a vedere i giallorossi, i tifosi – finanche quelli di Decima, Malafede, Torrino più prossimi allo stadio – avranno una sola strada percorribile dove rimanere imbottigliati: la via del Mare. Con tanti saluti all'avveniristico progetto del presidente Pallotta e del costruttore Paransi. Una rivoluzione urbanistica che il Tempo vi racconta in esclusiva. Tifosi a parte, gli altri protagonisti della partita potranno dirsi contenti: l'assessore grillino all'Urbanistica, Paolo Berdini, per aver ottenuto la riduzione delle cubature; Pallotta e Parnasi perché spenderanno meno (oltre mezzo miliardo sul miliardo e 650 milioni di euro previsti); si sistemeranno le torri dell'Eur dove potrebbe andare Unicredit; Telecom risparmia e potenzierà le sedi di Pomezia, Parco Leonardo e Torpagnotta; e Cassa Depositi e Prestiti si libererà dell'ingombrante scheletro delle Torri dell'Eur. C'è un sottile e assai complesso filo rosso che lega la storia delle Torri dell'Eur con quella dello Stadio di Tor di Valle. L'abbandono del progetto di fare dei grattacieli vicino il Laghetto il quartier generale di Telecom, libera una casella nel grande dominodello Stadio. Sembrano storie diverse, lontane, ma così non è. La seconda mossa di questorisiko urbanistico è quella del ricorso al Tar contro la decisione di Berdini di revocare il permesso a costruire all'azienda telefonica. Ricorso che non impedirebbe a Telecom di sciogliere la società con Cassa Depositi e Prestiti e di lasciare le Torri dell'Eur al loro destino. Davanti al Tar, però, il rischio è che gli atti della Giunta Raggi vengano annullati facendo tornare i due palazzi pronti per un nuovo «inquilino».

IL RUOLO DELLA BANCA – A dar retta ai boatos capitolini potrebbe essere Unicredit già tirata in ballo per l'acquisizione di una delle tre torri progettate dall'archistar Daniel Libeskind, che dovevano venir su accanto allo Stadio come compensazione per le opere pubbliche, da utilizzare come centro direzionale della banca. Questa compensazione – sempre a dar retta ai funzionari del Campidoglio – avrebbe permesso al costruttore Luca Parnasi di fare pari e patta dei circa 500 milioni di euro della sua esposizione debitoria proprio con il gruppo Unicredit. Il 26 luglio 2016 il vicepresidente della banca, Paolo Fiorentino, «esce» da Unicredit. Il dirigente non sarebbe stato solo l'uomo che ha guidato il passaggio del pacchetto azionario dell'As Roma dai Sensi agli americani, ma anche il riferimento del Gruppo Parnasi dentro l'Istituto. Il 3 agosto 2016 Unicredit vara un piano di riassetto delle società del Gruppo Parnasi: con questo atto, di fatto, al costruttore rimangono in mano alcune aziende. La principale è la Eurnova, proprietaria dei terreni di Tor di Valle e partner della Roma nell'affaire Stadio. Insistenti indiscrezioni raccolte da Il Tempo in ambienti capitolini narrano di Unicredit pronta a «mollare» una delle tre torri dello stadio per traslocare, a costi molto più bassi, dentro quelle di Ligini all'Eur, che tornerebbero sul mercato qualora il Tar annullasse gli atti della Giunta Raggi. Tutto questo modificherebbe sostanzialmente le pre-condizioni economiche dell'affare Stadio. Fino a 6 mesi fa, Parnasi doveva portare a casa l'impianto come da progetto con le tre torri tutte intere, visto che una era già «assegnata» a Unicredit. La ristrutturazione agostana del debito e il «bonus» che Parnasi percepirà dalla Roma se il progetto verrà approvato in via definitiva avrebbero, di fatto, «messo in sicurezza» il costruttore. Che, quindi, ora potrebbe sedersi al tavolo delle trattative con il Comune con maggiore serenità.

IL GIOCO DI BERDINI – L'Assessore grillino, per modificare il progetto, aveva una sola strada istituzionale: portare una nuova delibera in Consiglio comunale che cambiasse quella votata sotto Marino, diminuendo le cubature assegnate ai proponenti. Nelle sue dichiarazioni rese in occasioni ufficiali e non, Berdini ha sempre fatto fuoco e fiamme contro il progetto Stadio, definito uno «scempio urbanistico» costruito «in un deserto». Il 29 luglio, gli uffici comunali gli hanno fornito l'arma per sopprimere quello «scempio» ma lui non ha ritenuto di premere il grilletto: sulla sua scrivania è arrivata una relazione (prot. 141124/2016) letta da Il Tempo, in cui si mette nero su bianco che il progetto non rispetta i dettami della delibera di pubblico interesse. Quale occasione migliore per bloccare tutto rispedendo il dossier al mittente? Eppure Berdini non ha approfittato di un rigore a porta vuota. Sarebbe interessante capire perché. Sicuramente le vicende Olimpiadi, Torri dell'Eur e Fiera di Roma avrebbero reso difficile per la Raggi esprimere un altro «no» anche allo Stadio, dato che i tifosi non guardano tanto al voto espresso nelle urne ma al colore della maglia. Inoltre, il rischio di esporre il Campidoglio a una causa di risarcimento miliardaria – già ventilata nei mesi scorsi da ambienti romanisti – era troppo elevato. Però, a pagina 21 della relazione firmata dall'architetto Vittoria Crisostomi (la stessa che rappresenta il Comune in Conferenza di Servizi), si scrive che il progetto, nel calcolo della Superficie Utile Lorda, chiamata Sul (ovvero il parametro sul quale si calcola lo sviluppo in termini di cubature che un terreno può avere) non rispetta le norme e soprattutto viola le prescrizioni contenute nella delibera di pubblico interesse. Ma Berdini, come detto, ha preferito spedire il dossier in Regione dove si è aperta la pratica nella Conferenza di Servizi. L'ok finale alle nuove condizioni sarebbe per Berdini un gran risultato che gli eviterebbe critiche sia dai tifosi grillini che dai romanisti.

I PILASTRI – Tre sono, secondo quanto si apprende, i pilastri sui quali Berdini dovrebbe basarsi per ottenere la cancellazione di due torri su tre. Il primo sono i calcoli per la «Sul». Il secondo è il problema dei parcheggi. Il terzo, il ponte carrabile sul Tevere a Parco de' Medici con annessa strada di collegamento fra questo e l'asse via del Mare/Ostiense. Per quanto riguarda le cubature, già quando venne presentata la bozza di progetto a giugno 2015, gli uffici capitolini ravvisarono una serie di errori macroscopici. E anche nel dossier definitivo di maggio 2016, secondo la stessa «relazione Crisostomi», ci sono nuovi errori: i progettisti hanno escluso dal calcolo della «Sul» tutta una serie di elementi, come «serre, locali tecnici, spazi interamente chiusi come gli androni», lasciando dentro solo quelli che producono utili. Questi errori feceroinfuriare Pallotta e costarono la poltrona al responsabile del progetto Mark Pannes che, a dicembre 2015, venne sostituito da David Ginsberg e i proponenti chiesero a tutti i tecnici di ricalcolare esattamente la «Sul».

ABBAGLI E PARCHEGGI – Le imprecisioni che vengono ravvisate dagli uffici comunali anche nella versione 2016 del progetto potrebbero portare a una revisione dei metri cubi e, di conseguenza, a una riduzione del cemento rispetto al progetto presentato. Secondo paletto: i parcheggi. Sarebbero insufficienti, secondo gli uffici, a garantire il rispetto delle norme per la parte stadio e per l'area commerciale. La nuova Tor di Valle, infatti, deve essere considerata anche come una zona commerciale e, quindi, avere dei posti auto dedicati: non si può evitare una potenziale sovrapposizione fra chi va allo Stadio per una partita che si giochi in contemporanea all'orario di apertura dei negozi e chi invece vuole andare a fare shopping nei centri all'interno dell'impianto. Il risultato, perciò, dovrebbe essere un aumento della superficie da dedicare ai parcheggi. Che, per compensare, verrebbero affidati nella gestione e negli incassi ai proponenti (Pallotta e Parnasi) cambiando l'attuale delibera che prevede i posti auto come opera compresa fra quelle obbligatorie per legge (a standard) e non tra quelle di pubblico interesse. Ma c'è di più. Si potrebbe aprire anche un potenziale contenzioso: per assegnare la gestione di un servizio come i parcheggi occorre una gara d'appalto e non un affidamento diretto.

IL PONTE NON C'E' PIU – Il terzo passaggio che potrebbe essere tentato dal Campidoglio per ridurre le cubature date in compensazione alla Roma è contemporaneamente il più delicato e il più impattante. Ed è la cancellazione del ponte carrabile sul Tevere con svincolo sulla Roma-Fiumicino e con la strada di collegamento con Stadio e via del Mare/Ostiense. Il risultato composto di questi tre pilastri, quindi, diviene una variazione enorme della cubatura data a compensazione ma anche una altrettanto enorme riduzione delle opere sulle quali si basa non solo l'interesse sportivo della As Roma ma l'interesse pubblico della città: almeno due torri potrebbero andar via. Con un risparmio per il duo Parnasi-Pallotta, fra costo delle due torri e quello del ponte, che supera il mezzo miliardo di euro e una diminuzione del valore delle opere pubbliche che scendono da 445 milioni di euro a 340.

LA CONFERENZA FINALE – Tutto questo valzer verrebbe fatto in Conferenza di Servizie «reggerebbe» ad una sola condizione: l'accordo del Campidoglio con il presidente americano e il costruttore romano. Se Pallotta e Parnasi si opponessero in sede giudiziale chiedendo il rispetto della delibera di pubblico interesse del 2014 e dei suoi «paletti», Berdini potrebbe trovarsi in difficoltà. Ma l'intera operazione fra Torri dell'Eur e Unicredit muterebbe in modo fondamentale il quadro economico. A nessuno, a questo punto, converrebbe irrigidirsi. Soprattutto ai «proponenti» che non trarrebbero più giovamento da un progetto divenuto troppo ingombrante e poco vendibile. Non sarebbe più nell'interesse di Eurnova, qualora Unicredit «mollasse» davvero il presunto acquisto di una delle torri di Tor di Valle, spingere per la conferma complessiva del progetto. Da bravo imprenditore, Parnasi è uomo abituato a trattare e nulla fa ipotizzare una sua resistenza a questo nuovo assetto. Dal lato As Roma – contattata da Il Tempo – il discorso si rivela molto semplice: lasciateci fare la parte sportiva del complesso, a partire dallo Stadio, se poi spendiamo di meno, siamo più contenti. In Conferenza di Servizi, quindi, questi possibili nuovi accordi verrebbero fatti passare per prescrizioni einseriti in variante. Se tutto quello che abbiamo fin qui rivelato dovesse verificarsi per Berdini sarebbe l'apoteosi: andando in Consiglio comunale, l'assessore farebbe votare all'Aula una variante che riscriverebbe anche parzialmente la delibera Marino, prendendo atto che sono intervenute delle modifiche accettate da tutte le parti. E il gioco è fatto.

MisterFaro

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Citazione di: Drake il 05 Ott 2016, 10:27
IL TEMPO - MAGLIARO - Lo Stadio della Roma si farà, ma non più come lo avevamo ammirato nei plastici e nei prospetti per la stampa: avremo due grattacieli in meno, nessun nuovo ponte sorgerà sul Tevere e il prolungamento della Metro B non si farà più. Col risultato che per andare a vedere i giallorossi, i tifosi – finanche quelli di Decima, Malafede, Torrino più prossimi allo stadio – avranno una sola strada percorribile dove rimanere imbottigliati: la via del Mare. Con tanti saluti all'avveniristico progetto del presidente Pallotta e del costruttore Paransi. Una rivoluzione urbanistica che il Tempo vi racconta in esclusiva. Tifosi a parte, gli altri protagonisti della partita potranno dirsi contenti: l'assessore grillino all'Urbanistica, Paolo Berdini, per aver ottenuto la riduzione delle cubature; Pallotta e Parnasi perché spenderanno meno (oltre mezzo miliardo sul miliardo e 650 milioni di euro previsti); si sistemeranno le torri dell'Eur dove potrebbe andare Unicredit; Telecom risparmia e potenzierà le sedi di Pomezia, Parco Leonardo e Torpagnotta; e Cassa Depositi e Prestiti si libererà dell'ingombrante scheletro delle Torri dell'Eur. C'è un sottile e assai complesso filo rosso che lega la storia delle Torri dell'Eur con quella dello Stadio di Tor di Valle. L'abbandono del progetto di fare dei grattacieli vicino il Laghetto il quartier generale di Telecom, libera una casella nel grande dominodello Stadio. Sembrano storie diverse, lontane, ma così non è. La seconda mossa di questorisiko urbanistico è quella del ricorso al Tar contro la decisione di Berdini di revocare il permesso a costruire all'azienda telefonica. Ricorso che non impedirebbe a Telecom di sciogliere la società con Cassa Depositi e Prestiti e di lasciare le Torri dell'Eur al loro destino. Davanti al Tar, però, il rischio è che gli atti della Giunta Raggi vengano annullati facendo tornare i due palazzi pronti per un nuovo «inquilino».

IL RUOLO DELLA BANCA – A dar retta ai boatos capitolini potrebbe essere Unicredit già tirata in ballo per l'acquisizione di una delle tre torri progettate dall'archistar Daniel Libeskind, che dovevano venir su accanto allo Stadio come compensazione per le opere pubbliche, da utilizzare come centro direzionale della banca. Questa compensazione – sempre a dar retta ai funzionari del Campidoglio – avrebbe permesso al costruttore Luca Parnasi di fare pari e patta dei circa 500 milioni di euro della sua esposizione debitoria proprio con il gruppo Unicredit. Il 26 luglio 2016 il vicepresidente della banca, Paolo Fiorentino, «esce» da Unicredit. Il dirigente non sarebbe stato solo l'uomo che ha guidato il passaggio del pacchetto azionario dell'As Roma dai Sensi agli americani, ma anche il riferimento del Gruppo Parnasi dentro l'Istituto. Il 3 agosto 2016 Unicredit vara un piano di riassetto delle società del Gruppo Parnasi: con questo atto, di fatto, al costruttore rimangono in mano alcune aziende. La principale è la Eurnova, proprietaria dei terreni di Tor di Valle e partner della Roma nell'affaire Stadio. Insistenti indiscrezioni raccolte da Il Tempo in ambienti capitolini narrano di Unicredit pronta a «mollare» una delle tre torri dello stadio per traslocare, a costi molto più bassi, dentro quelle di Ligini all'Eur, che tornerebbero sul mercato qualora il Tar annullasse gli atti della Giunta Raggi. Tutto questo modificherebbe sostanzialmente le pre-condizioni economiche dell'affare Stadio. Fino a 6 mesi fa, Parnasi doveva portare a casa l'impianto come da progetto con le tre torri tutte intere, visto che una era già «assegnata» a Unicredit. La ristrutturazione agostana del debito e il «bonus» che Parnasi percepirà dalla Roma se il progetto verrà approvato in via definitiva avrebbero, di fatto, «messo in sicurezza» il costruttore. Che, quindi, ora potrebbe sedersi al tavolo delle trattative con il Comune con maggiore serenità.

IL GIOCO DI BERDINI – L'Assessore grillino, per modificare il progetto, aveva una sola strada istituzionale: portare una nuova delibera in Consiglio comunale che cambiasse quella votata sotto Marino, diminuendo le cubature assegnate ai proponenti. Nelle sue dichiarazioni rese in occasioni ufficiali e non, Berdini ha sempre fatto fuoco e fiamme contro il progetto Stadio, definito uno «scempio urbanistico» costruito «in un deserto». Il 29 luglio, gli uffici comunali gli hanno fornito l'arma per sopprimere quello «scempio» ma lui non ha ritenuto di premere il grilletto: sulla sua scrivania è arrivata una relazione (prot. 141124/2016) letta da Il Tempo, in cui si mette nero su bianco che il progetto non rispetta i dettami della delibera di pubblico interesse. Quale occasione migliore per bloccare tutto rispedendo il dossier al mittente? Eppure Berdini non ha approfittato di un rigore a porta vuota. Sarebbe interessante capire perché. Sicuramente le vicende Olimpiadi, Torri dell'Eur e Fiera di Roma avrebbero reso difficile per la Raggi esprimere un altro «no» anche allo Stadio, dato che i tifosi non guardano tanto al voto espresso nelle urne ma al colore della maglia. Inoltre, il rischio di esporre il Campidoglio a una causa di risarcimento miliardaria – già ventilata nei mesi scorsi da ambienti romanisti – era troppo elevato. Però, a pagina 21 della relazione firmata dall'architetto Vittoria Crisostomi (la stessa che rappresenta il Comune in Conferenza di Servizi), si scrive che il progetto, nel calcolo della Superficie Utile Lorda, chiamata Sul (ovvero il parametro sul quale si calcola lo sviluppo in termini di cubature che un terreno può avere) non rispetta le norme e soprattutto viola le prescrizioni contenute nella delibera di pubblico interesse. Ma Berdini, come detto, ha preferito spedire il dossier in Regione dove si è aperta la pratica nella Conferenza di Servizi. L'ok finale alle nuove condizioni sarebbe per Berdini un gran risultato che gli eviterebbe critiche sia dai tifosi grillini che dai romanisti.

I PILASTRI – Tre sono, secondo quanto si apprende, i pilastri sui quali Berdini dovrebbe basarsi per ottenere la cancellazione di due torri su tre. Il primo sono i calcoli per la «Sul». Il secondo è il problema dei parcheggi. Il terzo, il ponte carrabile sul Tevere a Parco de' Medici con annessa strada di collegamento fra questo e l'asse via del Mare/Ostiense. Per quanto riguarda le cubature, già quando venne presentata la bozza di progetto a giugno 2015, gli uffici capitolini ravvisarono una serie di errori macroscopici. E anche nel dossier definitivo di maggio 2016, secondo la stessa «relazione Crisostomi», ci sono nuovi errori: i progettisti hanno escluso dal calcolo della «Sul» tutta una serie di elementi, come «serre, locali tecnici, spazi interamente chiusi come gli androni», lasciando dentro solo quelli che producono utili. Questi errori feceroinfuriare Pallotta e costarono la poltrona al responsabile del progetto Mark Pannes che, a dicembre 2015, venne sostituito da David Ginsberg e i proponenti chiesero a tutti i tecnici di ricalcolare esattamente la «Sul».

ABBAGLI E PARCHEGGI – Le imprecisioni che vengono ravvisate dagli uffici comunali anche nella versione 2016 del progetto potrebbero portare a una revisione dei metri cubi e, di conseguenza, a una riduzione del cemento rispetto al progetto presentato. Secondo paletto: i parcheggi. Sarebbero insufficienti, secondo gli uffici, a garantire il rispetto delle norme per la parte stadio e per l'area commerciale. La nuova Tor di Valle, infatti, deve essere considerata anche come una zona commerciale e, quindi, avere dei posti auto dedicati: non si può evitare una potenziale sovrapposizione fra chi va allo Stadio per una partita che si giochi in contemporanea all'orario di apertura dei negozi e chi invece vuole andare a fare shopping nei centri all'interno dell'impianto. Il risultato, perciò, dovrebbe essere un aumento della superficie da dedicare ai parcheggi. Che, per compensare, verrebbero affidati nella gestione e negli incassi ai proponenti (Pallotta e Parnasi) cambiando l'attuale delibera che prevede i posti auto come opera compresa fra quelle obbligatorie per legge (a standard) e non tra quelle di pubblico interesse. Ma c'è di più. Si potrebbe aprire anche un potenziale contenzioso: per assegnare la gestione di un servizio come i parcheggi occorre una gara d'appalto e non un affidamento diretto.

IL PONTE NON C'E' PIU – Il terzo passaggio che potrebbe essere tentato dal Campidoglio per ridurre le cubature date in compensazione alla Roma è contemporaneamente il più delicato e il più impattante. Ed è la cancellazione del ponte carrabile sul Tevere con svincolo sulla Roma-Fiumicino e con la strada di collegamento con Stadio e via del Mare/Ostiense. Il risultato composto di questi tre pilastri, quindi, diviene una variazione enorme della cubatura data a compensazione ma anche una altrettanto enorme riduzione delle opere sulle quali si basa non solo l'interesse sportivo della As Roma ma l'interesse pubblico della città: almeno due torri potrebbero andar via. Con un risparmio per il duo Parnasi-Pallotta, fra costo delle due torri e quello del ponte, che supera il mezzo miliardo di euro e una diminuzione del valore delle opere pubbliche che scendono da 445 milioni di euro a 340.

LA CONFERENZA FINALE – Tutto questo valzer verrebbe fatto in Conferenza di Servizie «reggerebbe» ad una sola condizione: l'accordo del Campidoglio con il presidente americano e il costruttore romano. Se Pallotta e Parnasi si opponessero in sede giudiziale chiedendo il rispetto della delibera di pubblico interesse del 2014 e dei suoi «paletti», Berdini potrebbe trovarsi in difficoltà. Ma l'intera operazione fra Torri dell'Eur e Unicredit muterebbe in modo fondamentale il quadro economico. A nessuno, a questo punto, converrebbe irrigidirsi. Soprattutto ai «proponenti» che non trarrebbero più giovamento da un progetto divenuto troppo ingombrante e poco vendibile. Non sarebbe più nell'interesse di Eurnova, qualora Unicredit «mollasse» davvero il presunto acquisto di una delle torri di Tor di Valle, spingere per la conferma complessiva del progetto. Da bravo imprenditore, Parnasi è uomo abituato a trattare e nulla fa ipotizzare una sua resistenza a questo nuovo assetto. Dal lato As Roma – contattata da Il Tempo – il discorso si rivela molto semplice: lasciateci fare la parte sportiva del complesso, a partire dallo Stadio, se poi spendiamo di meno, siamo più contenti. In Conferenza di Servizi, quindi, questi possibili nuovi accordi verrebbero fatti passare per prescrizioni einseriti in variante. Se tutto quello che abbiamo fin qui rivelato dovesse verificarsi per Berdini sarebbe l'apoteosi: andando in Consiglio comunale, l'assessore farebbe votare all'Aula una variante che riscriverebbe anche parzialmente la delibera Marino, prendendo atto che sono intervenute delle modifiche accettate da tutte le parti. E il gioco è fatto.


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Il 29 luglio, gli uffici comunali gli hanno fornito l'arma per sopprimere quello «scempio» ma lui non ha ritenuto di premere il grilletto: sulla sua scrivania è arrivata una relazione (prot. 141124/2016) letta da Il Tempo, in cui si mette nero su bianco che il progetto non rispetta i dettami della delibera di pubblico interesse

Io vorrei adesso capire perché nessuno fa una bella denuncia oppure è la classica mossa per far sì che gli Americani mollano l'idea di costruire lo stadio in quella zona .

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pan

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no io invece vorrei capire perché Berdini non ha premuto sto grilletto, fatto sto famoso rigore a porta vuota.. se va male la vicenda, se la porta sulle spalle sta responsabilità.

alex73

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Io so contento...ci leviamo gli scatarri dal centro di roma....

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