Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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FatDanny

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Cialtroni, [...] e anche disonesti.
I 5 stelle hanno dimostrato di essersi abituati subito alla politica istituzionale.
A questo punto non resta che fornirgli anche la risposta adeguata: i calci in culo

DaMilano

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Citazione di: FatDanny il 15 Feb 2017, 06:43
Cialtroni, [...] e anche disonesti.
I 5 stelle hanno dimostrato di essersi abituati subito alla politica istituzionale.
A questo punto non resta che fornirgli anche la risposta adeguata: i calci in culo

Siamo in democrazia e lo strumento è il voto.
Non è che si sono abituati alla politica istituzionale, è che sono dei [...]....pronti sempre a giudicare, attaccare e massacrare di odio gli altri quando sono gli altri a decidere.
È l'idea stessa del movimento che è truffaldina: noi lavoriamo per l'interesse dei cittadini. E chi lo decide cosa è realmente questo interesse? Sempre politica è....ma loro se ne chiamano fuori pur standoci dentro.
Va beh..tra un po' prendo il treno e scendo nella capitale.

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Tor di Valle, al Comune bastano i mini-tagli L'altolà degli urbanisti (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 15 Febbraio 2017)
IL CASO

Un taglio minimal delle cubature, intorno al 20-25%, una mano di verde attraverso alcune certificazioni ecologiche e qualche albero in più, nessun taglio alle infrastrutture promesse all'ex sindaco Marino. È attorno a questi tre capisaldi che il Comune è pronto a stringere la mano ai privati e a dare il via libera alla controversa operazione Tor di Valle. Con l'«Ecomostro» dei grattacieli che calerebbe di qualche piano ma rimarrebbe sostanzialmente intatto. A sbloccare la partita-stadio è stato il vertice di ieri pomeriggio in Campidoglio, dove il vicesindaco Luca Bergamo ha incontrato il dg della Roma Mauro Baldissoni e il costruttore Luca Parnasi. Alla riunione hanno partecipato anche il presidente del Consiglio comunale, Marcello De Vito e il capogruppo Cinquestelle Paolo Ferrara. Mentre si è tenuto alla larga da Palazzo Senatorio l'ormai ex assessore all'Urbanistica, Paolo Berdini, che in serata ha comunicato le sue «dimissioni irrevocabili» proprio in dissenso dal progetto del nuovo stadio della Roma.
Nella blindatissima riunione nella Sala delle Bandiere, con le tapparelle rigorosamente abbassate, i privati hanno proiettato le loro slide. Illustrando ai rappresentati dell'amministrazione M5S la leggera sforbiciata alle cubature (appena un quarto del milione di metri cubi previsti inizialmente) e una nuova ridefinizione degli spazi interni al business park con più verde e l'eliminazione di alcuni corpi bassi nel cosiddetto convivium. Le nuove planimetrie, gli schizzi di come cambierà il business park e alcuni rendering riadattati hanno convinto il Campidoglio a dare un via libera di massima. Anche se la linea, al momento, è quella della «massima riservatezza», almeno per un'altra settimana, quando i tavoli tecnici avranno limato i dettagli.
L'INTESA
Ma l'accordo «politico», nei fatti, c'è. E così dopo avere votato contro all'«interesse pubblico» di Tor di Valle nel 2014 e avere sbandierato il «no alla speculazione» durante tutta la campagna elettorale, ora il M5S è pronto ad avallare un progetto definito da tutte le principali organizzazioni ambientaliste come una «colossale speculazione edilizia» e stroncato anche dall'Istituto nazionale di Urbanistica. Il vicesindaco Bergamo ieri ha sostenuto che, durante l'incontro con i privati, «abbiamo visto una revisione del progetto che ha dei caratteri fortemente innovativi». Per il parere definitivo del Campidoglio, però, bisognerà aspettare ancora: «Faremo una valutazione di questa novità e ci siamo dati appuntamento per un ulteriore passaggio alla settimana prossima», ha concluso Bergamo. Poi i Cinquestelle dovrebbero portare prima in giunta e poi in Assemblea capitolina la delibera di variante urbanistica. Nel frattempo i privati dovrebbero chiedere alla conferenza dei servizi un secondo time out, una proroga di alcune settimane per modificare gli elaborati definitivi.
Contro il progetto Tor di Valle intanto si sono schierati ieri oltre trenta urbanisti. Compreso Carlo Cellamare, a cui era stato proposto dalla giunta Raggi di subentrare proprio a Berdini. Nell'appello firmato da Anna Marson, Enzo Scandurra, Edoardo Salzano e Pier Luigi Cervellati, solo per citare alcuni nomi, si legge che «lo stadio se visto dal punto di vista della tradizione romana panem et circenses, potrebbe essere considerato opera di pubblico interesse. Ma l'interpretazione del pubblico interesse vede il pubblico affidato agli interessi finanziari dei proprietari fondiari e del costruttore, pronti a mettere in campo tutte le relazioni e i poteri di cui dispongono per assicurarsi la legittimazione pubblica dei loro profitti». Anche Italia Nostra è sulle barricate: «La sindaca Raggi si rimangia l'esposto in Procura, presentato quando era all'opposizione proprio contro il progetto Tor di Valle». Protesta anche l'opposizione. Per Fabio Rampelli di Fratelli d'Italia «la decisione finale non è di sindaci e assessori, ma dei tecnici che ne rispondono sul piano civile e penale».
Lorenzo De Cicco

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Verde e meno torri Ora tutti d'accordo per il nuovo stadio Il 3 marzo sarà «sì» (Gazzetta dello Sport, 15 febbraio 2017)
ALESSANDRO CATAPANO DAVIDE STOPPINI ROMA

A voler usare la sua stessa volgare espressione, si potrebbe dire che Paolo Berdini l'ha presa sui denti. Battuta non felice, oggi forse persino scontata. E allora meglio virare altrove: l'hashtag #famostostadio per la prima volta è entrato in Campidoglio. Perché questo è il succo della giornata di ieri, dell'incontro tra i tecnici del Comune di Roma, l'avvocato dei 5Stelle Luca Lanzalone e i proponenti dell'impianto di Tor di Valle. Siamo dovuti arrivare al giorno di San Valentino del 2017 perché tutti i partecipanti al rendez-vous , durato circa due ore, uscissero dal Campidoglio con la stessa sensazione: lo stadio si farà. Ecco perché parole, musica e mimica facciale dei protagonisti, alla fine, erano improntate all'ottimismo spinto. «Ringrazio la Roma per aver risposto alle nostre sollecitazioni della riunione della scorsa settimana – ha detto il vice sindaco Luca Bergamo –. Ci è stata presentata una revisione del progetto dai caratteri fortemente innovativi. I tavoli tecnici sono ancora al lavoro, sarà rispettata la tempistica del 3 marzo». E il d.g. della Roma Mauro Baldissoni ha sostanzialmente confermato: «Sono soddisfatto dell'incontro. Abbiamo sempre detto di voler fare questo progetto insieme alla città, in maniera condivisa. Crediamo di aver intercettato le esigenze e le visioni della nuova giunta».

Addio Berdini All'incontro non era presente la sindaca Virginia Raggi. Assente anche Paolo Berdini. Assente per davvero, neppure come convitato di pietra di una partita che ormai non lo riguarda più. E le «dimissioni irrevocabili» dell'ormai ex assessore all'Urbanistica annunciate nel tardo pomeriggio ne sono la diretta conseguenza, non senza aver sparato l'ennesimo colpo di fucile sul progetto: «Mentre le periferie sprofondano in un degrado senza fine e aumenta l'emergenza abitativa, l'unica preoccupazione sembra essere lo stadio della Roma», ha urlato Berdini. Se dietro queste parole ci sia, come in un'infinita partita di poker, l'ultimo disperato rilancio per tenere vigili gli elettori del Movimento 5Stelle, è scenario da non escludere totalmente. Ma la sostituzione è ormai stata effettuata, difficile influenzare il match da bordo campo.

Più verde Assai più facile che i tavoli tecnici, perennemente aperti, e l'incontro «politico» tra le parti della prossima settimana producano il definitivo accordo. Ieri sono state gettate le basi. Già, ma come? Più verde e meno cemento, bioedilizia, nuove planimetrie e rendering riadattati: tutto questo è stato piazzato sul tavolo dalla Roma, i «caratteri innovativi» citati da Bergamo. I proponenti hanno messo nero su bianco una riduzione del business park – e non dell'intero progetto – di una percentuale compresa tra il 20-25%, che si traduce in un significativo abbassamento delle tre torri Libeskind (ma si chiameranno ancora così?) e nella rinuncia, da parte di Pallotta, di qualche costruzione del Convivium (ovvero i negozi), al posto delle quali sarà aumentata la percentuale di aree verdi. In cambio dei circa 50 milioni di euro che ballano, non saranno tolti il ponte della Roma-Fiumicino e il relativo svincolo, confermati anche in virtù della recente bocciatura del ponte dei Congressi. Saranno piuttosto ridistribuite le risorse relative alle opere pubbliche, che evidentemente arriveranno a costare meno ai proponenti. Con buona pace di Berdini, salutato anche dalla Raggi che ha avocato a sé le deleghe all'Urbanistica: «Ora basta. Prendiamo atto che preferisce continuare a fare polemiche piuttosto che lavorare. Noi andiamo avanti».

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Ecco il progetto «green» della Roma Mette d'accordo tutti (ma con riserva) (Corriere della Sera, Cronaca di Roma, 15 Febbraio 2017)
Il sì quasi definitivo arriva il giorno delle «dimissioni irrevocabili» dell'assessore all'Urbanistica


Il s ì allo stadio della Roma lancia le «dimissioni irrevocabili» dell'assessore all'Urbanistica Paolo Berdini. Le deleghe ora passano in mano a Raggi che, se non spunta un sostituto in tempi brevi, potrebbe girarle a Luca Bergamo, vicesindaco da mesi a lavoro sulle carte. Saranno loro a portare in fondo l'iter del progetto fino alla fine della Conferenza dei servizi, il 3 marzo. «Noi andiamo avanti», dice Raggi.

Ma soprattutto sarà compito dei vari Bergamo, De Vito e Ferrara, cioè gli esponenti del Campidoglio seduti ieri nella Sala delle Bandiere al tavolo politico con la Roma e Parnasi, illustrare alla maggioranza le «innovazioni» che hanno ribaltato la percezione sul progetto di Tor di Valle. Adesso, con l'assessore ufficialmente uscito di scena, un piano con un profilo green che può essere la prima cosa fatta «nel rispetto dei nostri valori», come detto da Luigi Di Maio.

Chiuse le tende e avviato il proiettore la quadra è arrivata subito sulle nuove planimetrie: taglio di quasi un quarto delle cubature, cioè una consistente sforbiciata ai tre grattacieli dell'archistar Libeskind e ad alcuni edifici del Convivium, più la ridefinizione degli spazi interni al Business park. Mentre le opere pubbliche, almeno quelle più importanti, sono tutte confermate così come gli spazi verdi, circa metà del progetto di restyling. E poi ecosostenibilità, uso di materiali biologici, efficientamento energetico, recupero delle acque: di questo si è parlato ieri nel dopo proiezione, una raffica di domande volte ad accertare la dimensione sostenibile dell'intervento su Tor di Valle. Con l'obiettivo di arrivare a un documento che, per la prima volta in Europa, tinga di verde il progetto capovolgendo la posizione intransigente dell'ormai ex Berdini: il certificato Leed (acronimo di Leadership in Energy and Environmental Design), ovvero la patente di sostenibilità ambientale che il Green Building Council — colosso statunitense che ha elaborato il sistema di classificazione dell'efficienza energetica — rilascia in base a criteri ambientali. Green, insomma, lo stadio si fa.

Anche se resta la questione politica sulla vicenda. Dal punto di vista tecnico non manca nulla: Raggi con la delega all'Urbanistica può portare la variante in giunta e quindi in Assemblea per completare il percorso in Conferenza dei servizi. Ma politicamente qualcosa non quadra: senza sostituti pronti la giunta Raggi potrebbe trovarsi nella condizione di confezionare una variante urbanistica in assenza dell'assessore compet ente.

Andrea Arzilli

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Il pubblico interesse è nelle opere esterne (Corriere della Sera, Cronaca di Roma, 15 Febbraio 2017)
«Il tifoso vuole lo stadio e Raggi non perdere la faccia Tutto sulla pelle della città...»
di Giovanni Caudo*

Il negoziato in corso fra il Movimento 5 stelle e la società della Roma è paradossale, poiché è volto a cancellare ciò che la città di Roma ha da guadagnare nell'operazione. Il pubblico interesse, ovviamente, non è nello stadio privato, sul quale legittimamente la società sportiva conta per accrescere la propria competitività, ma sono le opere esterne. Il 22 dicembre 2014, con la delibera 132 dell'Assemblea Capitolina presieduta da Valeria Baglio, condizionammo l'assenso all'operazione immobiliare proposta dal privato in attuazione (è utile ricordarlo) dei tre commi di legge contenuti nella finanziaria del 2013, imponendogli opere di interesse generale. Le opere sono (pagine 17 e seguenti della delibera):

1. Il potenziamento dell'offerta di trasporto pubblico su ferro a servizio dell'area di Tor di Valle e della città con frequenza di 16 treni l'ora nelle fasce di punta e un nuovo ponte pedonale verso la stazione FL1 di Magliana (58 milioni di euro).

2. L'adeguamento di via Ostiense/via del Mare, di cui si parla da decenni, fino allo svincolo con il Grande raccordo anulare (38,6 milioni di euro).

3. Il collegamento con l'autostrada Roma-Fiumicino attraverso un nuovo ponte sul Tevere (93,7 milioni di euro);

4. Interventi di mitigazione del rischio idraulico e di messa in sicurezza (10 milioni di euro).

In totale, le opere di interesse generale ammontano a 200 milioni di euro, che si aggiungono a quelle interne all'area dello stadio, il verde pubblico, i parcheggi pubblici e le strade interne, sempre a carico del privato, per altri 120 milioni i euro.

I 200 milioni del costo delle opere esterne sono pari al 100% della rendita che il privato ottiene dalla realizzazione dei 242 mila metri quadrati di uffici (i grattacieli). Si tratta di una cattura della rendita del privato a vantaggio della collettività che rappresenta un cambio di rotta decisivo, soprattutto a Roma, del rapporto pubblico privato nella trasformazione urbana. Per questa ragione, ogni riduzione della cubatura, come si è visto in questi lunghi mesi, si traduce nella cancellazione di un'opera pubblica e quindi arreca un danno alla città. Ecco il paradosso: l'amministrazione è disposta a far costruire solo lo stadio, senza opere pubbliche. Questo sì che sarebbe un grande regalo al privato.

Il taglio del 20% delle cubature a cui si sta lavorando, se andasse a scapito del ponte sul Tevere e dello svincolo con la Roma-Fiumicino, sarebbe da irresponsabili, poiché si lascerebbe una sola via di accesso all'impianto sportivo, dalla via Ostiense.

Questa partita andava sottratta alle tifoserie, ma ancora più ai finti paladini della lotta contro speculatori e interessi dei palazzinari, perché così l'unica a rimetterci è la città che non è rappresentata da nessuno. I tifosi vogliono lo stadio, la Raggi non vuole perdere la faccia e tutto avviene sulla pelle della città. Sommessamente, faccio un appello alla sindaca: se ha il coraggio di portare avanti l'intervento di Tor di Valle, lo faccia alla luce del sole nel massimo rigore, tenendo dritta la barra del pubblico interesse. Se è contraria vada a dirlo nell'unico posto dove si definiscono le regole, l'Aula Giulio Cesare. Il Movimento cinque Stelle ha la maggioranza schiacciante per ridefinire in quella sede le condizioni del pubblico interesse. Avviare negoziati fuori da questo percorso è al limite dell'illecito. Che sia sì sì o no no, tutto il resto appartiene al maligno.

Giovanni Caudo Ex assessore all'Urbanistica

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La base M5S contro lo stadio "Pronti al ricorso, è fuorilegge" (La Repubblica, Cronaca di Roma, 15 febbraio 2017)
Il vertice degli ortodossi convocato prima delle dimissioni dell'urbanista "La delibera è da annullare, non corriamo rischi e evitiamo cause per danni"
MAURO FAVALE

«Io prensenterò una denuncia penale e un esposto al Tar. E con me lo faranno altri 5Stelle». Francesco Sanvitto, coordinatore del tavolo urbanistica del M5S, è un architetto e il "dossier stadio" lo conosce «da almeno 3 anni».
Quando parla davanti a una cinquantina di persone (tutti attivisti e convinti sostenitori del Movimento nella capitale) non sa che quella che definisce «squallida trattativa» tra Campidoglio e la As Roma ha raggiunto un'intesa. Non sa nemmeno che Paolo Berdini si è dimesso.
Ma a lui e agli altri che affollano la sala al piano — 1 di via Tirone 11 (già comitato elettorale di Virginia Raggi) delle sorti dell'urbanista interessa poco. Lo considerano già un ex con cui, per altro, «è stato difficile avere un'interlocuzione in questi mesi. E se veramente avesse voluto stoppare lo stadio avrebbe potuto portare avanti una serie di azioni». Per esempio la contro-delibera per annullare l'atto con cui ai tempi di Marino venne concessa al progetto la "pubblica utilità". Una proposta che Sanvitto e gli altri componenti del tavolo urbanistica hanno inviato al Campidoglio più di un mese fa. «Ma nessuno ci ha dato una risposta. E Berdini ha preferito scrivere due giorni fa quella lettera da vittima al Fatto ».
Sull'arena di Tor di Valle la base M5S è letteralmente in subbuglio. Pronta a decidere le strade da percorrere per provare a ribaltare una scelta che ai partecipanti a questa riunione piace molto poco. Sanvitto espone con passione le sue tesi e gli altri attivisti («Siete molti più dei soliti 10-15 partecipanti a questo tavolo») lo ascoltano con attenzione. C'è anche Francesca De Vito, la sorella di Marcello, presidente dell'Assemblea capitolina, uno degli esponenti M5S coinvolti nella partita dello Stadio. La prima domanda è sua: «Come mai un tavolo di attivisti non si è rivolto ai portavoce e ha parlato con l'assessore? Perché diciamo no a un progetto che rimette in moto l'economia e crea posti di lavoro?». «Noi non siamo contro lo stadio — ribadisce Sanvitto — è legittimo che una società sportiva se ne costruisca uno tutto suo. È giusto anche che ci mettano ristoranti e negozi. Ma non si può truffare la città dicendo che è un'opera indispensabile».
E poi c'è il problema della procedura: «Si è utilizzata la legge sugli stadi che va in deroga al piano regolatore — illustra ancora Sanvitto — per mascherare un cosiddetto "piano particolareggiato" che invece prevede altre prescrizioni». Insomma, per molti attivisti lo strumento utilizzato è «illegittimo». Anche per questo verrà presentato un esposto a Tar e procura. «Ma non come quello confuso portato avanti in passato dai nostri consiglieri ai tempi della giunta Marino. Allora denunciammo un atto non concluso. Bisognava aspettare la fine dell'iter. Lo faremo ora», assicura l'architetto.
Anche se l'obiettivo, per i componenti del tavolo urbanistica, è quello di ottenere l'annullamento di quella delibera. «Più efficace e meno rischioso della revoca — prosegue Sanvitto — perché la revoca espone alla possibilità di cause di risarcimento. Mentre l'annullamento, se ben motivato, non comporta rischi».
Il Campidoglio, però, pare ormai aver preso una decisione. Una scelta che la base, almeno quella rappresentata al tavolo urbanistica, non condivide. E la domanda che si rincorre più spesso nei conciliaboli tra attivisti è solo una: «Ma perché in Campidoglio fino a qualche mese fa erano convinti che lo stadio fosse uno scempio e poi hanno cambiato idea?».

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Quel patto sul cemento che fa infuriare la base M5S "Tradite regole e moralità" (La Repubblica, 15 Febbraio 2017)
MAURO FAVALE
ROMA.
I tifosi giallorossi si dovranno accontentare: sull'altare della trattativa tra Campidoglio e As Roma sullo stadio di Tor di Valle, all'ultima curva, saltano 7.500 posti a sedere. Saranno 52.500 anziché 60.000. Poca roba, soprattutto perché, l'arena disegnata dall'architetto Dan Mais non è certo il cuore di un progetto che l'ex assessore Paolo Berdini, due giorni fa, ha definito come «la più imponente speculazione immobiliare del momento in Europa».
Diciotto per cento: tanto pesa complessivamente il «nostro Colosseo moderno», come l'ha chiamato Francesco Totti, sceso in campo con tutto il suo peso per spingere un'opera che inizialmente valeva poco meno di un milione di metri cubi. Quello presentato ieri in un video proiettato nella sala delle Bandiere del Campidoglio (riservata di solito alle riunioni della giunta capitolina) vale tra il 20 e il 25% in meno: 650 mila metri cubi circa, più o meno il doppio di quanto prevede l'attuale piano regolatore, sventolato da Berdini e, un tempo, anche da Virginia Raggi.
«Perché ha cambiato idea?», è la domanda che si rincorre alla riunione del "tavolo urbanistica", il "pensatoio" della base grillina che ieri ha deciso di ritrovarsi proprio mentre in Comune andava in scena la "trattativa" tra la squadra M5S, la Roma e il costruttore Luca Parnasi. Una «squallida trattativa» la definiscono la cinquantina di attivisti 5 Stelle riuniti in quella che fu la sede del comitato elettorale della sindaca per un incontro che evidenzia le contraddizioni di un Movimento dove, su un tema così caldo, la base è pronta addirittura a presentare esposti e denunce a Tar e Procura contro i suoi stessi rappresentanti. «La procedura è illegittima», ricorda Francesco Sanvitto, coordinatore del tavolo, che parla davanti a una cinquantina di persone: «Di solito alle nostre riunioni ci sono al massimo 10-15 partecipanti», sottolinea.
Difficilmente per evitare che la battaglia sullo stadio dentro al M5S finisca in tribunale basterà il compromesso "green" al quale è giunta la riunione in Campidoglio, guidata dal vicesindaco Luca Bergamo, l'uomo che in queste settimane ha più mediato con società e costruttori. Alla fine Bergamo (che con Berdini rappresentava la "sinistra indipendente" in giunta) è uscito da Palazzo Senatorio ringraziando la Roma «per aver risposto alle sollecitazioni dell'amministrazione capitolina».
Come? Abbassando le tre torri (originariamente alte 200 metri) disegnate dall'archistar Daniel Libeskind e tagliando del 20% il "business park". Lì potrebbe sorgere anche il nuovo centro direzionale di Unicredit, la banca (creditrice della società di Parnasi) che guarda con grande attenzione al progetto (valore 1,7 miliardi) dello stadio a Tor di Valle. Intanto si discute della percentuale di verde fissata intorno al 55% nella riunione di ieri, puntando soprattutto sul parco fluviale e sulla bioedilizia.
Parallelamente, però, si gioca un'altra partita, quella che riguarda le opere pubbliche da realizzare e che vanno dai parcheggi al potenziamento del trasporto su ferro (dirottati sulla scalcinata Roma-Lido anziché sulla linea B della metro) e su un ponte. A finire sacrificato, invece, sarà probabilmente un sottopasso lungo la Magliana, ritenuto non indispensabile. Non un dettaglio, però. Perché ora bisognerà studiare lo strumento urbanistico per portare avanti il progetto. E la delibera di "pubblica utilità", approvata dalla vecchia giunta Marino, prevedeva che nemmeno un'opera pubblica potesse essere cancellata dal progetto originario, pena l'obbligo di ripartire da zero con l'iter.
Di questo nodo si sta occupando l'avvocato Luca Lanzalone, arrivato a Roma una settimana fa da Genova per sbloccare dal punto di vista amministrativo la partita. Il legale (che ha già lavorato con i 5 Stelle a Livorno) rappresenta il Comune ai tavoli con la Roma. «Ma non c'è una delibera di incarico ed è stata scavalcata l'avvocatura del Campidoglio — si ribella la base per bocca di Sanvitto — è una cosa gravissima che si sia andati a cercare un personaggio così. Mi chiedo: chi fa queste scelte? Il Movimento non era per le regole e la moralità?».

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FatDanny

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Citazione di: DaMilano il 15 Feb 2017, 06:52
Siamo in democrazia e lo strumento è il voto.

proprio perché siamo in democrazia il voto non è l'unico strumento,anzi...
Il voto è considerato dagli studi politici l'attivazione più elementare, il minimo sindacale.
Dal voto alla rivolta popolare la democrazia ha qualche migliaio di variabili intermedie che in questi tempi miserabili sono sconosciute ai più.
I calci in culo si collocano tra queste.

kelly slater

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Una cosa deve essere chiara secondo me: sta merda non parte da frongia e dalla winx: parte proprio dai vertici nazionali, ovvero da grillo e casaleggio.
Devono mori' tutti ( politicamente )

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Stadio, via libera E sarà "verde" (Corriere dello Sport 15 febbraio 2017)

Le innovazioni ecologiche hanno convinto il Comune Il parco fluviale resta, l'assessore Berdini se ne va

di Marco Evangelisti

Roma

Prima di alzare le braccia bisogna per forza aspettare l'ultimo gong, che è il 3 marzo con la chiusura della conferenza dei servizi. O almeno il confronto finale con il Comune: probabilmente giovedì della prossima settimana. In pratica la Roma ha quasi vinto, il nuovo stadio si farà, e l'assessore all'urbanistica Paolo Berdini ha già perso. Infatti si è dimesso, mal salutato dal sindaco Virginia Raggi.
Niente timbri ancora, ma segnali chiari d'intesa. Escono insieme da oltre due ore di riunione, sorridenti. Può significare poco, perché Mauro Baldissoni sorride sempre e Luca Bergamo ha quella faccia sarcastica alla Giorgio Gaber. Comunque parlano in coppia, come due che sono d'accordo. La Roma, e per brevità chiamiamo Roma il club, James Pallotta, i costruttori coinvolti nel progetto; e il Comune inteso come amministrazione targata Movimento 5 Stelle. L'ultima volta che si erano presentati in pubblico fianco a fianco il sindaco era Ignazio Marino e la politica digitale era ancora in embrione.

Coro. Dal linguaggio del corpo si deduce che la realizzazione dello stadio di Tor di Valle è più vicina di quanto non sia mai stata. Pur se a piazzare sulla scalinata dell'ingresso secondario Baldissoni, direttore generale giallorosso, e Bergamo, vicesindaco, sono le circostanze. Davanti a Palazzo Senatorio si tiene una manifestazione di lavoratori che non prendono gli stipendi. Spalancano una balaustra e qualcuno arriva all'atrio prima di essere respinto dalla polizia. Rivendicazioni sacrosante e lo stadio della Roma non c'entra nulla, ma è meglio evitare contatti.
Bergamo e Baldissoni sono lì, vicini e con canzoni che non entrano in dissonanza l'una con l'altra. Il vicesindaco: «Ringrazio la Roma per aver risposto alle nostre sollecitazioni proponendoci un nuovo progetto, con modifiche innovative. Ovviamente intendiamo rispettare il termine del 3 marzo». Baldissoni: «Sono soddisfatto. Questo progetto dev'essere condiviso con la città. E' importante per Roma e per la Roma. Abbiamo tentato di intercettare la visione della giunta, crediamo con successo».
Le solite belle parole, ma a questo punto le parole sono pietre. Anche le presenze. La Roma al tavolo era in formazione tipo con Baldissoni, Parnasi, l'ingegner Simone Contasta e altri tecnici. Il Comune ha fatto turnover: Bergamo, il presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito, il capogruppo 5 Stelle Paolo Ferrara, l'avvocato Luca Lanzalone inviato da Beppe Grillo e la consigliera Donatella Iorio al posto dell'ormai ex assessore Berdini. Il quale, si sa, al progetto era contrario e ha giocato tutti i suoi gettoni su un saporito confronto a mezzo stampa con la Raggi. Ha presentato nel pomeriggio di ieri le sue dimissioni «irrevocabili. Mentre le periferie sprofondano e aumenta l'emergenza abitativa, l'unica preoccupazione sembra essere lo stadio».

I tagli. Berdini è persona competente. D'altra parte la sua annotazione sullo stadio è conferma indiretta di quanto il dialogo tra Roma e Comune sia avanzato. Il club ha presentato sotto forma di elaborazioni grafiche vari modi di ridurre le cubature da un milione a circa 750.000 metri: abbassamento delle torri di Libeskind, ridimensionamento di altre strutture commerciali. Poi hanno tirato giù uno schizzo a matita che in questi giorni metteranno in bella. Con una rinuncia sia a introiti previsti per 350-400 milioni sia alla possibilità di ampliare la capienza degli spalti oltre i 52.500 posti base. Mentre sarà minimo il taglio alle opere pubbliche, che hanno un valore complessivo di 440 milioni. Bisogna restare nel pieno rispetto della delibera della giunta Marino. Non è che la Iorio, erede della responsabilità del dossier, sia favorevole, ma non si metterà di traverso al momento di votare la variante al piano regolatore.
E' che ai 5 Stelle piacciono molto certe cose: la sostenibilità ecologica del complesso, la copertura fotovoltaica, il ridotto consumo energetico, l'impatto ambientale contenuto. Su questo la Roma ha imperniato la sua presentazione. Quindi è salvo il parco verde di 34 ettari sul Tevere. La Roma ha rinunciato a molto e ha guadagnato tempo vitale. Pallotta ha trovato i soldi per partire, ma i finanziatori vogliono vedere i permessi di costruzione entro la primavera. Ecco perché è finito il periodo delle discussioni e delle proroghe.

Nex1

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I vertici del M5S hanno fallito la prova. Se non sono stati in grado di lottare e mantenere saldi i principi della legalità nella città più importante d'Italia non lo saranno neanche nel governo della nazione di cui la stessa città è madre.
Sono tecnicamente morti politicamente.

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Davy_Jones

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fa tutto parte del pacchetto per salvare unicredit. uno sperava che avrebbero tenuto il territorio di roma fuori da sta storia, ma no. i cerebrolesi si sono rivelati utili alla causa. certo ora aspetto con ansia il prossimo che mi parla di aesse squadra der popolo semo tutti de sinistra no come i laziali fascisti.

Precisione

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Muraro: Gruppi di potere controllano la Raggi

A Roma "c'e' all'opera un gruppo trasversale di affaristi, l'ho capito dall'interno". "La Raggi che futuro ha? Dipende dai poteri forti, dentro e fuori il M5S". Cosi' in una intervista a 'La Stampa' l'ex assessora al Comune di Roma Paola Muraro secondo la quale "Berdini avrebbe dovuto lasciare immediatamente: quello che ha detto e' imbarazzante e falso. La sindaca non e' fragile, inadeguata e senza personalita', come i dissennati comunicatori del Movimento la fanno apparire. Ho assistito a telefonate con i vertici in cui troncava la conversazione dicendo: "La sindaca sono io". Circa la vicenda delle dimissioni della Muraro "Quando ho informato la sindaca dell'avviso di garanzia - spiega l'ex assessora - lei ha convocato i consiglieri comunali dicendo: "Ti autosospendi, chiarisci e torni". Ma il segretario generale diceva che l'autosospensione non era possibile. Virginia era contraria alle dimissioni e i consiglieri mi difendevano ma i vertici, Grillo e Casaleggio, erano irremovibili. L'imbarazzo era evidente tanto che io sono andata via. Nella notte la Raggi ha postato il video in cui dava la notizia delle dimissioni". "L'intesa era che dopo l'interrogatorio, viste le carte, sarei tornata in giunta. L'indomani mi arrivavano messaggi di solidarieta' da consiglieri, assessori, parlamentari come Di Battista che stimo e ha leadership. In realta' il successore era gia' pronto". Quanto alla condivisione del programma M5S "A parte qualche bizzarria come quelle sul riciclo dei pannolini, totalmente. E ho provato ad applicarlo. Senza di me, e' stato tradito". Secondo la Muraro "C'e' all'opera un gruppo trasversale di affaristi dentro e fuori il Movimento. L'ho capito dall'interno. Un'esperienza che mi ha aperto gli occhi. Per questo dico agli attivisti 5 Stelle: io ho fatto da scudo umano, voi svegliatevi prima che sia tardi". Quanto all'orizzonte della Raggi "Dipende dalla capacita' di liberarsi da lacci e lacciuoli che le hanno imposto dall'esterno".

eaglefly1978

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Citazione di: Nex1 il 15 Feb 2017, 07:56
Sono tecnicamente morti politicamente.

Si comportati come tutti gli altri, dopo fiumi e fiumi di critiche al mondo politico precedente.

Sinceramente di un partito che oltre a farsi i cazzi suoi ti prende anche per il culo ne possiamo fare a meno.

Con Giachetti si sarebbe arrivati alla stessa conclusione? Sicuramente, ma almeno era tutto chiaro fin dall'inizio, senza prese per il culo, capriole e dietro-front.

Redazione Lazio.net

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La linea d'ombra del cemento (repubblica.it)

La città (non solo Roma) si è disfatta, è diventata invivibile, si è smesso di pensarla e di disegnarla. È la fine dell'urbanistica. I 5 Stelle rischiano di essere uguali agli altri nella subalternità allo stato delle cose. In un difetto, e non già in un eccesso, di radicalità

di TOMASO MONTANARI


QUANDO si ascoltano Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio e Virginia Raggi promettere che, sì, lo stadio della Roma si farà, viene da pensare che ci sia una maledetta linea d'ombra, nella vita pubblica italiana. Quella linea è l'elezione a una carica pubblica.

Quando la varca, il cittadino subisce una mutazione radicale nel linguaggio, nell'etica, nella scala delle priorità. Perfino nella logica. Non è più un cittadino, ormai: diventa il pezzo di un potere immutabilmente uguale a se stesso, chiunque lo incarni.

La città (non solo Roma) si è disfatta, è diventata invivibile, a tratti mostruosa, perché si è smesso di pensarla e di disegnarla. Si è rotto il legame tra la comunità degli uomini e la città materiale: la prima ha cessato di immaginare e modellare la seconda. Il taglio delle finanze locali, l'ignoranza e la corruzione delle classi dirigenti hanno delegato a pochi grumi di interesse privato (palazzinari e banche, in sostanza) lo sviluppo delle città, secondo questa logica perversa: "io amministratore permetto a te speculatore di prenderti un pezzo di spazio pubblico, se in cambio mi fai quei servizi, quelle urbanizzazioni, quelle infrastrutture necessarie alla comunità che io non ho i soldi per fare, né la voglia di pensare".

È la fine dell'urbanistica, e dunque la fine della città pubblica. Questa abdicazione è stata compiuta indifferentemente da destra e da sinistra. Un simbolo di questa continuità perfetta è stata la figura di Maurizio Lupi: assessore allo Sviluppo del territorio, edilizia privata e arredo urbano del Comune di Milano nella giunta di Gabriele Albertini e poi ministro delle Infrastrutture dei governi Letta e Renzi.

La linea Lupi è quella della Legge Obiettivo di Berlusconi del 2001: che resuscita, peggiorata, nello Sblocca Italia di Renzi (e Lupi, appunto) nel 2014. Il motto delle due leggi era lo stesso: "padroni in casa propria". Parole che volevano solleticare i cittadini, ma che di fatto descrivevano perfettamente le figure di amministratori che si sentono padroni del territorio solo per svenderlo ad interessi particolari. Un pensiero unico che tende ad inghiottire tutti: basti pensare ad Enrico Rossi, che mentre si candida a guidare il Pd e il Paese con idee socialiste, impone ai cittadini della Maremma un'autostrada che essi non vogliono.

Ora è il turno dei 5 Stelle. In campagna elettorale il loro slogan (sommario, ma efficace) era: riprendiamoci il governo della città. Non come 5 stelle, come cittadini. Ed è su questo che hanno avuto il voto di moltissimi romani di sinistra. La prima cosa che i vincitori avrebbero dovuto fare una volta entrati in Campidoglio era dunque ritirare la delibera 132/2014: quella con cui la giunta Marino aveva stabilito che il progetto dello stadio - un progetto della Roma (la società, non la città), che prevede un milione di metri cubi di cemento con destinazione prevalente a uffici per ospitare multinazionali e attività commerciali - fosse "di pubblico interesse".

Era una battaglia difficile, ovviamente: una battaglia che si poteva vincere solo spiegando molto chiaramente agli elettori la situazione, chiedendo pubblicamente l'appoggio dei romani contro chi minacciava - e minaccia - di mettere in ginocchio la città attraverso cause miliardarie. D'altra parte, tutti sappiamo che per invertire la rotta pluridecennale della privatizzazione delle città occorre una clamorosa rottura della continuità: una rottura che affermi il primato della politica e del bene comune sugli affari e sugli interessi privati. Ma è successo tutto il contrario: e ora ci si viene a dire che lo stadio si farà, vedremo con quante torri e quanta speculazione attorno.

I 5 Stelle vengono quotidianamente passati al microscopio da chi si aspetta (o magari si augura) di poterli dichiarare uguali a tutti gli altri nella corruzione. Ma quello che sta emergendo è qualcosa di diverso, forse di peggiore. E cioè che essi rischiano di essere uguali agli altri nella subalternità allo stato delle cose: in un difetto, e non già
in un eccesso, di radicalità. Perché chiunque varca quella famosa linea d'ombra senza una visione, senza un progetto, senza sapere quale città e quale politica vuole, non riuscirà a cambiare niente. Anzi, ne sarà inesorabilmente cambiato.

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MadBob79

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Ma repubblica non era pro-stadio?

TheVoice

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Citazione di: MadBob79 il 15 Feb 2017, 08:21
Ma repubblica non era pro-stadio?

Prima.
Ora che li ha incastrati sulla vicenda è contro.
A Repubblica interessa solo togliere consenso ai 5S

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bak

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La mafia, quella vera, ha solo da imparare da questi [autoedit].

Prendersela coi 5S ha relativamente senso; con qualsiasi altra maggioranza di csx/cdx/Marchini le ruspe erano già all'opera; hanno solo capito che contro il loro potere non possono competere. Questi sono un cancro inestirpabile, diffuso ovunque e la loro capacità persuasiva non ha limiti.

AquiladiMare

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Citazione di: Nex1 il 15 Feb 2017, 07:56
I vertici del M5S hanno fallito la prova. Se non sono stati in grado di lottare e mantenere saldi i principi della legalità nella città più importante d'Italia non lo saranno neanche nel governo della nazione di cui la stessa città è madre.
Sono tecnicamente morti politicamente.

Come diceva mia nonna... Quando metti le mani nella cioccolata poi ti lecchi le dita

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