Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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alex73

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ian

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io ho i popcorn (affrettatevi, stanno pe fini) e le nacchere per tutti.

Ottimismo a parte, un risultato che porteremo a casa comunque vada a finire questa storia è che non può non risultare più chiaro a tutti quanto essi rappresentino la summa della merda.

happyeagle

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Citazione di: TheVoice il 22 Feb 2017, 22:32
Leggete bene: non è Pallotta che parla ma Unicredit.

L'ultimo avvertimento, il più pesante.

Chi è che ha in mano gran parte dei debiti delle società di calcio?

nah, oramai UniDebit è solo la facciata, dietro ci sono loro

http://www.goldmansachs666.com/

PARISsn

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seagull

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Ho letto pure che il 16 Marzo arriva a Roma (Jack in the box, intendo) dove manca addirittura da Settembre 2016....Mo sistema tutto lui, sti caxxi della raggi e crillo  :asrm

Bambino

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Citazione di: alex73 il 22 Feb 2017, 23:05
Virginia resisti! :asrm

tanto so che non succede, satana è duro da sconfiggere... ma se poco poco dovesse succedere che lo stadio non si fa e pallocca torna in america lasciandoli affogare nei debiti... se poco poco falliscono e un domani si leggerà sul trigoriere tipo "da oggi in vendita i biglietti del derby roma soccer-lupa roma" perché gli tolgono anche il nome.. bhe.. sappiate che io quel giorno mi tatuero' Virginia Raggi sul petto e farò la maratona di Roma a torso nudo...

happyeagle

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Ferdinando Imposimato

Cari amici occorre ricordare ciò che dicono i radicali ecologisti sulla questione stadio << il Piano Regolatore Generale (PRG) prevede per Tor di Valle servizi sportivi privati: altro che grattacieli, i vincoli massimi di altezza sono di 10 metri. Il Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR, sovraordinato al PRG) prevede l'inedificabilità totale>>.<<Questo basta per chiudere immediatamente il dossier>>.<<Roma dispone di undici aree già individuate dal PRG che consentono l'edificazione di grandi impianti sportivi: stadi compresi. Se si vuole dare alla Roma uno stadio, lo si può fare immediatamente, riqualificando aree degradate, invece di sfigurare l'ultima ansa verde del Tevere.
Nella giornata di oggi abbiamo inviato- dicono i radicale ecologisti- l'intero dossier alla Commissione europea, segnalando gravi carenze e violazioni del Diritto comunitario.In particolare, la Procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA) non rispetta i criteri di partecipazione previsti dalla norme europee. I tanti cittadini e associazioni che in questi mesi si sono espresse avrebbero avuto il diritto di essere consultati in via istituzionale.
Ma, ancor più grave è l'assenza della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), obbligatoria a livello comunitario per tutte le trasformazioni urbanistiche. In questo caso manca l'intera istruttoria, sia nella parte tecnica che nlle consultazioni che riguardano la popolazione residente nel Comune di Roma>>.
<<Abbiamo inoltre segnalato alla Commissione come queste fattispecie sarebbero violazione della Convenzione di Århus sull'accesso alle informazioni, sulla partecipazione del pubblico ai processi decisionali e sull'accesso alla giustizia in materia ambientale>>.<<Qualora la Commissione accogliesse i rilievi, potrebbe aprire una procedura d'infrazione e un deferimento dell'Italia alla Corte di Giustizia europea per violazione dei diritti civili dei cittadini di Roma. In tal caso, gli amministratori potrebbero essere chiamati a rispondere di danno erariale.>>
Cari amici non dobbiamo intaccare il biondo Tevere

paolo71

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Sam Cromwell

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Ma se palletta molla, forse allora torna Dibenedetto?
Sarebbe la mia speranza, quanto mi piaceva Dibenedetto a me...
A proposito ma che fine ha fatto? E i cessi? E la regina? Sparito tutto così nel nulla come solo sanno fare, come se non fosse mai esistito?
Invece no, quella fu un'altra delle loro pagine epiche.
Vi prego se qualcuno ha notizie su Dibenedetto mi aggiorni, mi manca tanto, soprattutto il suo cardigan salmonato.
:asrm

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Stadio in bilico La Roma trema Pallotta: «Senza è la catastrofe» (Gazzetta dello Sport, 23 Febbraio 2017)
L'annuncio di Grillo: «A Tor di Valle pericolo esondazione, si faccia altrove»

Il presidente: «A rischio futuro del club»

ALESSANDRO CATAPANO roma
Cala la notte, esplode lo scontro. «Lo stadio non si farà a Tor di Valle», annuncia Beppe Grillo al Tg2 della sera. «Un sito alternativo non è ipotizzabile», rispondono subito i soggetti proponenti. Negli stessi istanti, da Boston, si scomoda pure James Pallotta, con un tweet drammatico, segno che il progetto stadio è davvero appeso ad un filo: «Ci aspettiamo un esito decisamente positivo dall'incontro in programma venerdì (domani, ndr ). In caso contrario, sarebbe una catastrofe per il futuro della Roma, del calcio italiano, della città, e francamente per i futuri investimenti in Italia». Una dichiarazione scioccante, che in 140 caratteri trasforma in rischio concreto il timore circolato in questi mesi di trattative sempre più complicate con il Comune: senza stadio a Tor di Valle, addio Roma.

SEMPRE QUELLO È il tentativo disperato di frenare il principio di una valanga. «A Tor di Valle c'è un rischio idrogeologico», ammonisce Beppe Grillo. «Facciamolo in un'area dove non c'è un fiume che esonda», aggiunge. Ma se questo è il motivo scelto dal leader grillino per bocciare, di fatto, il progetto, in verità è stato già affrontato e risolto ai tempi di Marino, prima che fosse votata la pubblica utilità, quando si chiese ai proponenti di inserire tra le opere pubbliche a loro carico anche un intervento da dieci milioni di euro sul fosso di Vallerano, dove si concentra il rischio esondazione. «L'area è sicura dal punto di vista idrogeologico – fanno sapere i proponenti – e anzi il progetto, con investimenti totalmente a carico dei privati, va a sanare il rischio idrogeologico presente nel quartiere limitrofo di Decima, ben al di fuori del sito dove verrà progettato lo stadio e dove abitano oltre 10 mila romani». Motivo per cui, ribadiscono la Roma e il costruttore Luca Parnasi, proprietario dell'area in discussione, «... dopo cinque anni di lavori su un progetto in stato avanzato di approvazione nel rispetto di leggi, regolamenti e delibere, non è in alcun modo ipotizzabile un sito alternativo a Tor Di Valle».

NO PUBBLICA UTILITà La situazione deflagra al termine di un'altra giornata di passione, vissuta sul canovaccio di sempre, cioè tra cerchiobottismi a Cinque Stelle («È una situazione complessa, decideranno la Raggi e il Consiglio nelle prossime 48 ore, lo stadio rappresenta solo il 15% del progetto», aveva dichiarato Beppe Grillo) e la ricerca continua di un'exit strategy . Vista al di là del Grande Raccordo Anulare, deve apparire una vicenda marziana. Simbolo di una città che ormai sfugge ad ogni logica, in cui può succedere di tutto, o niente, per mesi. E questa, in fondo, è la cosa più grave accaduta al progetto Tor di Valle nei primi otto mesi dell'era Raggi: si è detto di tutto, ma non si è deciso nulla. Mentre i giorni passavano e la scadenza della Conferenza di servizi si avvicinava. Ora, costretta a prendere una decisione da consegnare ai proponenti nell'incontro di domani (ammesso che si faccia), la sindaca con un atto cautelativo si affida all'Avvocatura capitolina e al Dipartimento di Urbanistica: siano loro a dirle se ci sono gli elementi per annullare o revocare la delibera di pubblica utilità votata il 22 dicembre 2014 senza incorrere in lunghe cause miliardarie che costringerebbero il Comune, ogni anno, ad accantonare in bilancio una montagna di soldi di riserve legali. Evidentemente, il vincolo della Soprintendenza del Mibact non si è rivelato sufficiente a bloccare il progetto. Anche perché è venuto fuori che la Sovrintendenza comunale, pochi giorni prima, aveva dato parere favorevole, pur auspicando la salvaguardia di almeno una parte della tribuna dell'ippodromo.

E ORA? I nodi stanno venendo al pettine. I margini per una soluzione non cruenta della vicenda sono ridottissimi. Pur considerando l'ultima uscita di Grillo l'ennesima boutade, ormai sembra chiaro che Giunta e maggioranza dei consiglieri grillini abbiano scartato l'ipotesi di autorizzare solo una riduzione light delle cubature. E qualunque altra ipotesi renderebbe il progetto non più sostenibile finanziariamente. Mai come in queste ore il destino del progetto Tor di Valle sembra segnato. Il dramma è che rischia di trascinare a fondo anche la Roma.

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Grillo ferma lo stadio, scontro con la Roma (Corriere della Sera, 23 febbraio 2017)
«Sì ma non a Tor di Valle». Il presidente Pallotta: lo stop catastrofe per la città e gli investimenti in Italia


ROMA «Sullo stadio non posso darvi una risposta perché la mia proposta era di farne due: uno sott'acqua e uno sopra, sulle palafitte». Quella di Beppe Grillo che in mattinata sembrava solo una battuta, in serata si trasforma nella posizione ufficiale del Movimento sul progetto Stadio della Roma. «Nessuno dice di no allo stadio, diciamo di sì ma in una parte che non sia quella», così il garante del M5S con riferimento a Tor di Valle, prima di affondare del tutto il progetto Roma-Parnasi: «È meglio farlo in una zona che non esonda».

Rientrando all'hotel Forum dopo il blitz di ieri in Campidoglio, Grillo è entrato nei dettagli. «Il progetto è in una zona a rischio idrogeologico, con la Soprintendenza che ha posto qualche limite, e quindi si discute su dove farlo, magari in una zona non a rischio. Ma poi decideranno la giunta e il sindaco». Per questo ieri mattina Raggi ha chiesto un parere all'Avvocatura capitolina su come affrontare la questione. La procedura è di «revisione» della delibera Marino, quella che a dicembre 2014 stabilì l'utilità pubblica del progetto di Tor di Valle. E punta a valutare tutte le opzioni sul piatto, dalla revoca all'annullamento, dalla riperimetrazione dell'area al cambio di zona fino ai rischi connessi alla maxi causa da un miliardo che i proponenti hanno annunciato in caso di no del Comune.

A meno di 48 ore dal summit politico in Campidoglio e a quasi una settimana dal triplice fischio in Conferenza dei servizi, la partita sullo stadio sembra già terminata col risultato a sorpresa: lo spostamento dell'opera in altra sede sancisce di fatto il no al progetto. Eventualità che Roma e Parnasi escludono però categoricamente. «Ci aspettiamo un esito decisamente positivo dall'incontro in programma venerdì — dall'account del club ha twittato il presidente giallorosso James Pallotta —. In caso contrario, sarebbe una catastrofe per il futuro della Roma, del calcio italiano, della città di Roma e francamente per i futuri investimenti in Italia». «Dopo anni di lavori su un progetto in stato avanzato di approvazione nel rispetto delle leggi, regolamenti e delibere, non è in alcun modo ipotizzabile un sito alternativo a Tor di Valle», la nota del costruttore Parnasi.

Il parere chiesto dalla sindaca Raggi su input dei consiglieri «anti-stadisti», ieri tutti a colloquio con Grillo per tre ore, sarà portato domani all'incontro politico saltato ieri con i proponenti. «La Raggi si sta muovendo a scopo cautelativo e farà una dichiarazione tra uno o due giorni — diceva Beppe Grillo in mattinata —: e così si chiuderà questa storia dello stadio in un modo o nell'altro». Intanto il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone risponde alla richiesta di chiarimenti del Guardasigilli Andrea Orlando sulle indiscrezioni trapelate nel corso dell'interrogatorio di Raggi sulle polizze: «Non si è verificata nessuna violazione del segreto investigativo ma, la diffusione di notizie, in parte anche inesatte o prospettate in via ipotetica, da parte di persone non tenute al segreto».

Andrea Arzilli

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Il muro dei consiglieri e il no dei suoi tecnici. Così alla fine il leader si convince alla virata (Corriere della Sera, 23 febbraio 2017)

ROMA La svolta è arrivata nel confronto con i consiglieri comunali. Beppe Grillo ha sondato il terreno, discusso, provato a spiegare che è finito il tempo dei meet up e dell'uno contro uno e che il realismo di governo prevede che decidano in pochi. Ma le risposte non sono state incoraggianti. Grillo in Campidoglio ha trovato scetticismo, critiche aperte e contrarietà diffusa. E così ha deciso: non si può andare avanti, meglio far saltare il nuovo stadio.

Non è mai rimasto tanto a lungo a Roma, Grillo, nel suo bunker di lusso dell'hotel Forum. Non ha mai incontrato tanti parlamentari, consiglieri, tecnici a 5 Stelle. Segno che il momento è difficile, che non si può sbagliare una mano in una partita tanto importante. Rinchiuso nel suo studio, con uno stuolo di legali e di architetti, ha esaminato a lungo il progetto per la costruzione del nuovo stadio. L'esito che ha avuto dai periti di fiducia è che il rischio idrogeologico c'è. È vero che nel progetto è previsto, insieme a una serie di rimedi tecnologici, ma l'entità sarebbe di gran lunga superiore a quella ipotizzata. Di fronte all'esito delle ricerche, Grillo è sbottato: «Ma siamo pazzi? Non possiamo mettere in piedi un progetto con il rischio che poi tra due anni qualcosa non funzioni e si inondi tutto». Parole che erano echeggiate, in forma ironica, nel pomeriggio, quando aveva scherzato: «Facciamone due di stadi, uno sott'acqua e uno sopra, con le palafitte».

A quel punto, Grillo ha fatto i conti ed è arrivato fino a tre. Primo: i consiglieri comunali sono contrari e la Raggi, se decidesse di portare il progetto in Aula, potrebbe subire una bocciatura clamorosa. Secondo, la Soprintendenza ha messo un vincolo che magari sarà anche superabile, ma è comunque un elemento non indifferente. Terzo: il rischio idrogeologico c'è ed è pesante.

Tutto sommato, quindi, meglio rinunciare. Solo che rinunciare tout court , vorrebbe dire attirarsi l'accusa di dire sempre e solo dei no. E qui arriva l'idea: diciamo no a Tor di Valle ma diciamo sì allo stadio. Dove? Altrove. A quel punto le conseguenze previste sono due. La prima è che la Roma Calcio la prenderà malissimo, dicendo no allo spostamento. E a quel punto, il Movimento potrà dare la colpa a James Pallotta e Luca Parnasi. Ulteriore conseguenza: accertata l'impossibilità di costruire lo stadio a Tor di Valle e ottenuto il no allo spostamento altrove dalla Roma, il Movimento si riterrà esentato dal rischio di dover pagare le salatissime penali previste per il mancato rispetto della delibera approvata dalla giunta Marino.

Se tutto filerà nel verso giusto, lo si vedrà solo nei prossimi giorni. Nel frattempo Grillo, lancia un altro fronte e un altro diversivo. Chiedendo, via blog, soldi e una legge per Roma. Come hanno fatto decine di sindaci romani negli scorsi decenni. L'ultimo a pensare a una spending review, un po' all'amatriciana, fu Ernesto Nathan, nel 1907, quando pronunciò la celebre battuta: «Nun c'è trippa pe' gatti». Annunciando così di tagliare dalle spese le frattaglie per nutrire i felini, visti i bilanci disastrati. Dalla terrazza romana, Grillo si accoda, nelle vesti di sindaco virtuale di Roma, e chiede alla Regione, allo Stato e perfino a papa Bergoglio («dai una mano, paga l'Imu») di contribuire alle casse della città. Perché «Roma è una bomba atomica che sta per esplodere»: «Tutte le Capitali del mondo hanno una legislazione e finanziamenti privilegiati». E i romani, dice, «si devono caricare il 30 per cento dei 15 miliardi di debito». Lo Stato, e i cittadini italiani, fanno il resto, versando almeno 500 milioni di euro all'anno dal 2009.

Alessandro Trocino

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Il no di Grillo a Tor di Valle gela il fronte dei possibilisti e si allontana il sì allo stadio (La Repubblica ed. Roma, 23 febbraio 2017)
Il parere dell'avvocatura è la leva per rimettere tutto in discussione Il presidente dell'VIII Municipio: decidono gli eletti non i meet up

LORENZO D'ALBERGO
«NESSUNO dice di no allo stadio della Roma. Diciamo di sì, ma in un'altra parte». Perché per Beppe Grillo, il garante del M5S, quella di Tor di Valle non è l'area adatta per ospitare l'arena, le tre torri e il business park nei sogni del presidente giallorosso James Pallotta e del costruttore Luca Parnasi. Sparate ieri sera davanti all'hotel Forum, quartier generale pentastellato a due passi dal Campidoglio, le parole del garante del M5S suonano come la bocciatura che i consiglieri, da giorni in subbuglio su un dossier da un milione di metri cubi, non hanno ancora avuto il coraggio di pronunciare. Perché, fino a questo momento, i 29 eletti grillini hanno lasciato parlare solo il capo. Il comico che fino a due giorni fa apriva a una trattativa con il club di capitan Totti («Se faremo lo stadio, sarà fatto con criteri innovativi e in modo condiviso per costruire una cosa straordinaria») ieri sera sembra aver chiuso la porta a qualsiasi compromesso. A quel piano B su cui, invece, il Campidoglio ha lavorato per settimane.
La conferenza dei servizi sullo stadio chiuderà tra otto giorni, il 3 marzo. E, al netto dell'uscita di Grillo, il Campidoglio resterà sull'attenti fino all'ultimo momento. Il team Raggi si aspetta una nuova proroga su richiesta dei proponenti (As Roma e Parnasi) per prendere fiato e tentare per l'ultima volta la carta della trattativa: nessuno a Palazzo Senatorio vuole rompere con l'esercito di tifosi che attende solo il «sì» del Comune.
Ecco, allora, che si affaccia ancora l'ipotesi di una «revisione» della delibera con cui l'amministrazione Marino ha dichiarato la pubblica utilità del progetto. Se ne parlerà (dopo la riunione tecnica di oggi) domani nell'ultimo e decisivo vertice con la Roma. «Il club — spiega chi lavora al caso stadio — dovrebbe portare una controproposta. Speriamo riesca a soddisfare le condizioni poste dal Campidoglio». Se così sarà, si potrebbe arrivare alla scrittura di una delibera che, accanto alla riduzione delle cubature private, prevederà anche una riduzione delle opere pubbliche a carico dei costruttori. A quel punto, trovata l'intesa, la Roma potrebbe finalmente stilare il progetto definitivo da portare in conferenza dei servizi. Un percorso a ostacoli. Ma l'unico possibile per chi ancora spera nel via libera su Tor di Valle.
L'alternativa, altrimenti, è già scritta: annullamento integrale della delibera Marino. Una pista percorribile, però, solo dopo aver letto il parere dell'avvocatura capitolina sui possibili rischi che ognuna delle ipotesi sul tavolo potrebbe comportare. Tensione alta dunque, il tempo stringe: «Decidiamo noi consiglieri », dicevano i 29 grillini dell'aula Giulio Cesare ieri sera. Poi è arrivata la stocca- ta del grande capo. E nell'aria, in Campidoglio, resta solo lo sfogo del presidente del municipio VIII Paolo Pace al telefono con chissà chi: «La fase dei meet up è chiusa — urlava ieri, forse riferendosi alle ultime iniziative degli attivisti — ora ci sono i portavoce, non quelle riunioni del c... non hanno capito che l'epoca dell'uno vale uno è finita ». Dopo quella di Grillo, un'altra pietra tombale made in M5S.

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Domani deadline stadio ma Pallotta non ci sta (Corriere della Sera ed. Roma, 23 febbraio 2017)
Nuova riunione per esaminare i pareri dell'avvocatura capitolina. La Roma però esclude alternative a Tor di Valle


La deadline sul progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle è slittata a domani, ma siamo già al Titanic. Tanto che il presidente giallorosso James Pallotta, da Boston, ha rotto gli indugi e affidato ai social ufficiali del club la sua risposta a Beppe Grillo, che ha bocciato la zona perché a rischio idrogeologico: «Ci aspettiamo un risultato decisamente positivo dall'incontro in programma. Se non ci fosse un esito positivo sarebbe catastrofico per il futuro della Roma, per il calcio italiano, per la Capitale e per i futuri affari in Italia».

Ogni parola è una pietra. Che colpisce i tifosi giallorossi che ora intravedono lo spettro della dismissione. Del resto il «catastrofico» di Pallotta è anche sul futuro della Roma, significa che il presidente è pronto ad andarsene dopo aver sperimentato l'impossibilità di investire. Catastrofico per il futuro del calcio italiano significa che da domani anche gli altri presidenti, soprattutto quelli stranieri, si faranno venire grandi dubbi sul futuro della serie A. Catastrofico per la Capitale significa che una città in recessione non può rinunciare a investimenti privati per un miliardo e 600 milioni, ma anche che i proponenti sono pronti a intentare una causa al Comune per un miliardo di euro. Catastrofico per i futuri affari in Italia significa che il caso-Pallotta - che in tempi diversi ha avvicinato alla Roma giganti come Nike, Espn, Disney e Starwood - farà la prima pagina dei giornali negli States e che non sarà una buona pubblicità per chi volesse investire nel nostro Paese.

Esiste un'alternativa a Tor di Valle? Non secondo i proponenti Eurnova, cioè Parnasi, e Stadio della Roma, cioè Pallotta: «Dopo 5 anni di lavori su un progetto in stato avanzato di approvazione nel rispetto di leggi, regolamenti e delibere, non è in alcun modo ipotizzabile un sito alternativo. L'area è sicura dal punto di vista idrogeologico e il progetto, con investimenti totalmente privati, va a sanare il rischio idrogeologico presente nel quartiere limitrofo di Decima, ben al di fuori del sito dove verrà progettato lo stadio e dove abitano oltre 10mila romani». Il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, ha rilanciato l'hashstag #famostostadio offrendo la sua disponibilità. Ma i legami economici tra Unicredit, Parnasi e la Roma - con l'istituto bancario che a suo tempo scelse Pallotta tra vari pretendenti alla successione della famiglia Sensi - sono fortissimi e rendono quasi impossibile un'altra soluzione.

Ma in questa partita di poker il Comune spizza un'ultima carta: il «progettino». L'avvocato Luca Lanzalone, infatti, lavora da giorni alla «revisione» della delibera Marino. Studia, cioè, un taglio consistente su cemento pubblico e privato con l'obiettivo di una riduzione dell'intero progetto che, dopo il siluro di Grillo, è destinato a cambiare comunque i connotati. Difficile che i proponenti accettino una super sforbiciata che elimina di fatto il rientro economico. Ma nel pomeriggio di caos l'opzione resta in piedi mentre Grillo incontra consiglieri e presidenti di municipio M5S. «Non capiscono che la fase dei meetup è finita come l'epoca dell'uno vale uno: ora le decisioni spettano ai portavoce», dice Paolo Mace, presidente del Municipio XVIII.

Andrea Arzilli Luca Valdiserri

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Pallotta minaccia la causa da 1 miliardo parte il tam tam dei tifosi contro Raggi (LA Repubblica ed. Roma, 23 febbraio 2017)
Tweet del presidente: "Intesa venerdì o è catastrofe". I contatti con Casaleggio non scongiurano lo stop al piano dell'era Marino
MATTEO PINCI

NELLE MANI della Roma è rimasta davvero una carta sola. Ma è una carta da più di 2 miliardi di euro. Lo slittamento a domani dell'appuntamento con la sindaca Raggi ha stupito. Ma mai quanto il graffio di Grillo. La volontà di annullare la delibera di pubblico interesse per spostare lo stadio in un'altra area, con le sue inevitabili conseguenze economiche, convince il presidente romanista Pallotta a dettare un tweet. Che sa di "minaccia" velata, ma non per questo meno concreta: "Ci aspettiamo un esito decisamente positivo dall'incontro in programma venerdì. In caso contrario, sarebbe una catastrofe per il futuro dell'AS Roma, del calcio italiano, della città di Roma e francamente per i futuri investimenti in Italia". E una catastrofe per lui, che perderebbe finanziamenti per oltre un miliardo. Ma pure per il Comune di Roma. Una cosa è certa: se nell'incontro di venerdì i Cinquestelle insisteranno sull'idea di spostare lo stadio altrove (Fiumicino), le parti non potranno che collidere. Per i proponenti è «impossibile ripensare altrove l'impianto».
E il rischio esondazioni paventate da Grillo trova risposta nei proponenti: «Con i lavori di messa in sicurezza del fosso di Vallerano, l'area di Tor di Valle sarà idonea a ospitare il progetto e non più a rischio esondazione». E il dg della Roma Baldissoni rincara: «Sullo stadio dette una quantità industriale di sciocchezze».
Trigoria è convinta che per domani l'Avvocatura a cui Raggi ha chiesto numi sulla possibilità di annullamento della delibera sul pubblico interesse firmata con Marino nel 2014, avrà dato parere negativo. E quindi, forte anche del "parere favorevole" al progetto firmato dalla Sovrintendenza capitolina , potrà fa valere la "minaccia" di una causa di risarcimento. Una causa da oltre un miliardo, visto che l'Avvocatura ha stimato il valore in 400 euro a cittadino, da moltiplicare per 2,8 milioni di romani. A cui aggiungere mancate entrate fiscali per 840 milioni e circa 200 milioni di opere pubbliche in fumo. Ovviamente, con la partita politica ancora tutta da giocare, cade in secondo piano l'eventualità di richiedere alla Conferenza di Servizi una ulteriore proroga di 30 giorni (complice anche l'apposizione di vincolo della soprintendenza).
Curioso arrivare a questo punto dopo gli incontri carbonari di dicembre tra Casaleggio junior e il tandem Roma-Parnasi, che sembravano aver costruito un ponte solidissimo tra M5S e proponenti. La giornata di ieri al contrario segna la fine della liason, con Raggi costretta a prendere tempo dopo aver per giorni accarezzato la pancia del tifoso. Ma Pallotta negli States fatica sempre più a rassicurare i finanziatori, che per tenere fermi i fondi destinati all'opera vogliono adesso certezze a livello burocratico. Così, se da qui a domani lo scenario cambiasse ancora e la giunta dovesse proporre soltanto di rimettere mano alla bozza di accordo per tagliare ulteriormente le cubature, troverebbe una disponibilità da parte della Roma.
Inevitabile che la nuova spaccatura abbia finito per armare le battaglie dei tifosi. L'attenzione sollevata dalla Roma sulla questione stadio ha costituito un fronte saldissimo. Dopo il flash mob al Circo Massimo del comitato del sì, tanti minacciano di votare "contro". E compare anche una sorta di manifesto on-line che avverte: "Se non si farà lo stadio, le piazzate degli adepti grillini contro il progetto diventeranno una barzelletta rispetto a quello che faremo noi. Romperemo tutti i giorni perché l'area ridotta a discarica sia riqualificata così come previsto dal progetto. Senza stadio, senza torri, ma l'area deve essere riqualificata e dovrete farlo voi. E se non lo farete dimostrerete al mondo chi siete. Vi staremo col fiato sul collo, non avrete più scuse e prima o poi arriveranno le elezioni". Lo zoccolo duro dei romanisti ha abbandonato il Movimento in nome dello Stadio. La Roma che farà?

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La trattativa segreta: stop ai grattacieli E la Roma scatena i tifosi contro i grillini (Il Messaggero, 23 Febbraio 2017)

IL RETROSCENA

ROMA Mentre davanti alle telecamere (e nelle repliche via tweet), Beppe Grillo e James Pallotta si accapigliano su Tor di Valle, sottotraccia, schermata dalle polemiche, prosegue la trattativa tra il Campidoglio e i privati che sognano di realizzare l'«Ecomostro» di negozi e uffici, accanto a uno stadio più piccolo dell'Olimpico. A tenere i fili della contrattazione è l'avvocato di fiducia del M5S, Luca Lanzalone. Ieri è stato tutto il tempo nel suo ufficio di Genova, ma ha seguito da vicino gli sviluppi della situazione romana. Oggi è previsto un nuovo incontro tra i tecnici comunali e gli ingegneri ingaggiati dai proponenti. Il vertice istituzionale, dopo il rinvio di ieri, è fissato per domani: da una parte i rappresentanti della giunta (dovrebbe esserci anche la sindaca Virginia Raggi) dall'altra il diggì della Roma, Mauro Baldissoni, e il costruttore Luca Parnasi. In vista dell'incontro, il pressing giallorosso si è alzato anche sui social network. Con i profili dei tifosi scatenati contro i consiglieri pentastellati più critici.
Ma anche il Comune prepara le sue mosse. Ieri la sindaca ha avviato la procedura per «revisionare» la delibera 132, varata dell'amministrazione Marino a dicembre del 2014. Il documento firmato dalla Raggi si conclude così: «La nota del 1 febbraio (il parere «non favorevole» espresso dal Comune, ndr) è da intendersi come provvisorio e non definitivo, onde consentire a Roma Capitale di esprimere un parere definitivo sul progetto». Significa che, per il momento, il Campidoglio non intende annullare il vecchio provvedimento. Ma solo cambiarlo. Come? Il confronto con i proponenti ruota attorno a tre pilastri: tagliare le cubature, tagliare le infrastrutture pubbliche, spostare lo stadio di qualche centinaio di metri.
LO SPOSTAMENTO
Una diversa collocazione dell'impianto sportivo (ma sempre a Tor di Valle) punta ad aggirare due criticità: il vincolo che ha deciso di apporre la Soprintendenza, perché lo stadio si allontanerebbe dall'ippodromo di Lafuente che il Mibact vuole tutelare. E poi il rischio idrogeologico, perché la nuova struttura verrebbe edificata in quei terreni che non sono stati classificati come «R3» e «R4» (a forte pericolo di inondazione) dall'Autorità di bacino. Se basterà a superare i dubbi dei tecnici è tutto da dimostrare. Ma per far sopravvivere l'operazione immobiliare, questa è la via che Comune e privati intendono seguire.
Il M5S poi insiste per tagliare le cubature monstre per le opere private. La sforbiciata deve superare il 20-25% offerto dai proponenti. Anche in questo senso, forse, vanno lette le dichiarazioni di ieri di Grillo. Alzare la posta, per abbassare i metri cubi. I Cinquestelle vorrebbero un taglio di circa il 40%. E sono disposti anche a sacrificare alcune opere pubbliche che la delibera del 2014 prevedeva a carico dei privati (il ponte sul Tevere, il potenziamento della Roma-Lido, l'adeguamento della via Ostiense-Via del Mare, lo svincolo sulla Roma-Fiumicino). Anche per questo il provvedimento verrebbe «revisionato». Nel progetto, per il Campidoglio, non dovrebbero più esserci grattacieli. Le cubature delle tre torri dovrebbero essere in parte cancellate e in parte redistribuite su altri edifici (in tutto le strutture commerciali sono 16).
CONFERENZA LAMPO
C'è poi il nodo dei tempi: la conferenza dei servizi scade il 3 marzo. Entro quella data il Comune dovrebbe varare la delibera con i cambiamenti al progetto. Poi bisognerebbe votare una variante urbanistica. Se domani ci sarà un accordo, la Roma potrebbe chiedere una nuova proroga. Ma c'è anche un'altra ipotesi in campo: quella di chiudere questa conferenza senza esiti e di convocarne un'altra, terminando l'iter in tempi record.
Lorenzo De Cicco

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La mossa di Grillo: spostiamo lo stadio. Pallotta: salta tutto (Il Messaggero, 23 febbraio 2017)
Il leader M5S: «L'area a rischio idrogeologico, va fatto altrove». Alta tensione: domani l'incontro decisivo del Campidoglio con il club

A mischiare le carte in tavola sullo stadio di Tor di Valle ci pensa Beppe Grillo: calciando la palla in tribuna. Il leader del M5S esce dall'incontro con la maggioranza in Campidoglio (assente la sindaca Virginia Raggi, presenti anche i presidenti dei municipi) e prima di ritornare all'hotel Forum sgancia la dichiarazione che fa andare su tutte le furie i proponenti del progetto e l'As Roma. Sullo stadio «nessuno dice di no: c'è una discussione sulla collocazione che attualmente è prevista in una zona a rischio idrogeologico. Si discute solo su dove farlo, magari in una zona non a rischio». «Nessuno dice di No, diciamo di Sì ma in una parte che non sia quella» di Tor di Valle, afferma Grillo che ribadisce: «È meglio farlo in una zona che non esonda». Parole, quelle del leader pentastellato, che vengono interpretate dalle imprese proponenti così: «Dopo 5 anni di lavori su un progetto in stato avanzato di approvazione nel rispetto di leggi, regolamenti e delibere, non è in alcun modo ipotizzabile un sito alternativo a Tor Di Valle». L'area, spiegano i costruttori, è «sicura dal punto di vista idrogeologico». E anzi il progetto, è la versione seppur controversa dei proponenti, va «a sanare il rischio idrogeologico presente nel quartiere limitrofo di Decima, ben al di fuori del sito dove verrà progettato lo Stadio e dove abitano oltre 10 mila romani». Ma è la reazione del presidente dell'As Roma a provocare il frontale con Grillo. «Il No sarebbe un disastro»: la voce del padrone alla fine si è fatta sentire. James Pallotta twitta dagli Usa: «Ci aspettiamo un esito decisamente positivo dall'incontro in programma venerdì» è il messaggio con cui il presidente giallorosso traccia la linea che da Boston fino a Roma la proprietà Usa si aspetta di trovare nel meeting in Campidoglio, inizialmente fissato per ieri e poi improvvisamente slittato a domani. «In caso contrario - l'avvertimento del tycoon statunitense - sarebbe una catastrofe per il futuro dell'As Roma, del calcio italiano, della città di Roma e francamente per i futuri investimenti in Italia». Le parole di Pallotta arrivano dopo un lungo silenzio da parte del presidente, che ha affidato la partita stadio al fidato dg Mauro Baldissoni e al costruttore Luca Parnasi. Il businessman, tuttavia, potrebbe decidere adesso di anticipare il ritorno in Italia (fissato al momento per la metà di marzo) se la situazione dovesse richiederlo. Con questa uscita pubblica via social, intanto, Pallotta mette in chiaro i rischi del No e la possibile ricaduta sul club di Trigoria, con annessa la reazione dei tifosi della Roma. Strategie. Così come in molti vedono nelle parole di Grillo una mossa per alzare la posta e quindi diminuire le cubature a 24 ore dall'incontro decisivo in Comune. Con Virginia Raggi che, assicura sempre Grillo, parlerà «tra due giorni». Anche perché, come spiega sempre il Capo del M5S, «la scelta spetterà a lei e ai consiglieri». Dunque al di là delle tensioni la trattativa va avanti.

LA STRATEGIA
Il Campidoglio ha dato mandato agli uffici (Avvocatura e dipartimento urbanistica) di revisionare la delibera sulla pubblica utilità votata dall'amministrazione di Ignazio Marino a dicembre del 2014. Non si tratta di un annullamento né di una revoca, bensì di una rimodulazione. Che poi sarà votata dal consiglio comunale. Probabilmente dopo il 3 marzo, termine fissato dalla conferenza dei servizi e che, salvo sorprese, sarà nuovamente prorogato.

L'INCONTRO
Il botta e risposta tra M5S e Roma, arriva dopo una giornata in cui Grillo ha incontrato per 3 ore i consiglieri in Comune spronandoli a «votare compatti» e a «non cedere alle pressioni». E cioè alle lamentele della base pentastellata. Che non riesce a digerire il progetto di Tor di Valle e ne chiede l'annullamento sic et simpliciter. «L'incontro è stato molto positivo. Stiamo valutando tutti gli atti. Quando ci sarà una decisione lo comunicherà la sindaca», ha spiegato il presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito, uno degli ortodossi, passato lunedì al sit-in degli attivisti che sono a favore della linea dura del «no alla speculazione». Dal Campidoglio ieri sera non commentavano la sortita esplosiva di «Beppe» limitandosi a confermare le perplessità sul progetto, soprattutto dopo il vincolo del Ministero, rimandando tutto alla dichiarazione di domani di «Virginia», ancora non pervenuta in queste giornate così convulse. La palla passa a lei.
Simone Canettieri

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E Beppe chiese aiuto: Roma può esplodere (Il Messaggero, 23 febbraio 2017)

No, non è Grillo. E infatti, quello che si firma Grillo sul blog di Grillo non dice di essere un leader o un comico o un leader-comico ma si autodefinisce «ragioniere». Dunque non può essere Beppe. O forse è lui che però non è più il lui di prima - sennò non direbbe ai giornalisti «vi benedico, senza di voi non sarei niente» mentre era abituato a definirli «killer», «piranha», «braccia rubate all'agricoltura» e destinarli a una sorta di gogna da tribunale popolare - ma un Beppe post-Beppe o anti-Beppe. Perché il Grillo di 48 ore fa aveva detto che «Roma non è sporca e non è mal funzionate, ed è la percezione dei romani che gliela fa vedere così», e il Grillo di 48 ore dopo parla della Capitale come «una bomba che può scoppiare da un momento all'altro», piena di lavativi che fanno i finti malati in combutta con i medici «e bisogna verificare i certificati di inabilità dei dipendenti pubblici» e però la città descritta martedì come una sorta di paradiso e che l'indomani mattina diventa una orrenda suburra pronta a saltare in aria nel pomeriggio di ieri rimigliora un po' agli occhi del «ragioniere» genovese: «E' leggermente più pulita di prima». E intanto si appella ai «cittadini attivi», alle «persone oneste e leali» perché si prendano cura di Roma «per trasformarla veramente in quella che dovrebbe essere e che non è»: dovete «amare i vostri dieci metri quadrati e ed essere responsabili dei vostri dieci metri quadrati».
ZELIG
Proprio non può essere Beppe questo Grillo. Gridava, quell'altro, «a Roma cambieremo tutto». Chiede, questo qui, «ma che pretendete dalla Raggi? Che cosa può fare in una situazione così? Non può essere trattata come una città normale». Quindi il neo-Grillo prende il programma elettorale di Marchini, che l'altro Grillo osteggiava, e lo scimmiotta dicendo che Roma deve avere soldi e status come le altre grandi capitali, Londra, Parigi, Madrid, Berlino. Il «ragioniere» Grillo non poteva pensarci prima e iscriversi nella lista dell'ingegner Marchini? Ora è tardi, ma avendo scoperto otto mesi dopo che Roma è piena di problemi e non basta una ragazza per amministrarla (avrebbe fatto meglio della giunta dell'avvocato Virginia il famoso «governo delle cuoche» la famosa «cuoca» di cui parlava Lenin?), c'è sempre il Papa a cui rivolgersi. «Bergoglio, ti prego, mi hai già copiato tutto il programma, ora cerca di dare una mano a questa meravigliosa città». Francesco capo di gabinetto della Raggi? Il pontefice - «Lui è il primo grillino della storia» - al posto di Romeo o di Marra o come capo dei «manager meravigliosi» di cui la sindaca si è dotata? Il Beppe Titano ora è un Grillo Supplichevole. «Ti daremo dei premi, ti faremo delle belle cose, ma dai una mano, per favore Bergoglio: partecipa!».
LO SLANG
Il Beppe d'antan (cioè di inizio settimana) solidarizzava con i tassisti romani: «Siamo dalla vostra parte». Il post Beppe descrive il tassista perfetto come l'opposto del tassista romano: «Devi avere un numero unico, devi essere attrezzato per chi paga con PayPal, e se uno paga con cartadi credito non può dirgli ahò, nun c'ho la carta de credito e nun me rompe er ca... io nun te porto». Inoltre il tassista romano - libero da maleducazione e forfora - dev'essere «pulito, perfetto, profumato. Entra il turista e dice: mmm..., che bel profumo. E lui deve rispondere: yes, I am profumed». E se passa davanti al Colosseo, questo gentiluomo in auto bianca e acqua di colonia deve somigliare a Ranuccio Bianchi Bandinelli (uno dei massimi storici dell'arte novecenteschi) o almeno a una guida turistica: «Deve spiegare cos'è il Colosseo a un giapponese». Il Grillo 3 - che non è la denominazione di un taxi, ma la terza versione del Grillo sparlante - tifa per il car sharing (lo ha fatto ieri), il 2 era filo-taxi e l'uno e il Beppe 1, l' originario dei tempi in cui Casaleggio padre voleva abolire i taxi, tifava Uber.
VERSIONE N.3
Il Grillo 3 - anche detto Grillo nel Paese delle meraviglie - ha scoperto che i romani pagano più tasse degli altri italiani e infatti dicono (secondo lui): «Ahò, nun pago; ahò nun me rompe' er ca...». E scopre anche l'«ingegnere» di Sant'Ilario che le cose a Roma come altrove - ma dai?! - si fanno in accordo con la Regione: «E non si può avere lo Stato che è di un partito, la Regione di un latro partito, il Comune di un altro partito». O 5 stelle dappertutto - con l'aiuto del pontefice e dei romani - oppure vaffa? Forse, se comandasse Lui, Roma sarebbe perfetta. Ma il Grillo non Grillo assicura: «Non decido io». Se non fosse che quando c'è da decidere qualcosa (come per lo stadio in queste ore, ma sempre in modalità piroetta: «Sì alla stadio ma non a Tor di Valle») o più spesso non decidere niente (come sempre), Beppe è sempre qui a Roma. Ammesso che sia davvero lui. Anzi lo è, anche se ieri il «ragioniere» ha giocato a fare lo spazzino rivolgendosi così a una turista francese: «C'est pulit?».
M.A.

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Tor di Valle, diktat ai consiglieri grillini: «Votate compatti» (Il messaggero, Cronaca di Roma, 23 febbraio 2017)

L'INCONTRO

«Vi benedico!», scandisce Beppe Grillo sporgendosi dalle scalette di Palazzo Senatorio, di fianco alla Lupa. Il leader M5S lo dice ai cronisti, ma in realtà il suo blitz di ieri pomeriggio in Comune serve a riportare un po' di pace nella pattuglia pentastellata che governa in Campidoglio. «Basta divisioni, dovete remare tutti nella stessa direzione», ripete il garante del Movimento nelle sue tre ore e passa di «chiacchierata» con i consiglieri comunali, in subbuglio da giorni per la piega che ha preso l'affaire Tor di Valle. Il progetto del nuovo stadio da 1 milione di metri cubi divide i Cinquestelle, con gli ortodossi che difendono il «No alla speculazione» pronunciato in campagna elettorale e i neo-stadisti che spingono per l'accordo con i privati, con un taglio minimal alle cubature.
«SERRARE LE FILA»
Ecco perché, in attesa di capire che fine farà la trattativa con i proponenti (domani è in programma un vertice decisivo), Grillo non fa che ripetere ai suoi che devono «serrare le fila». «Non possiamo permetterci divisioni, non in questa fase così delicata. Fuori ci aspettano al varco», dice l'ex comico davanti agli eletti M5S. Ad ascoltarlo ci sono tutti i presidenti delle Commissioni capitoline: da Donatella Iorio, a capo dell'Urbanistica, a Maria Teresa Zotta (scuola), oltre a Enrico Stefàno (mobilità), Daniele Diaco (ambiente), Carola Penna (turismo) e altri ancora.
Virginia Raggi, invece non si fa vedere. Quando il garante varca il portone, intorno alle tre del pomeriggio, lei esce. «Credo sia andata a casa», confida la Zotta.
IL RIMPASTO
«Non possiamo farci vedere divisi, è la nostra occasione, bisogna essere compatti», dice Grillo. Fuori, davanti alle telecamere, ammette che «certo, abbiamo commesso degli errori. Ma abbiamo anche chiesto scusa». E parla anche del rimpasto di giunta. La sindaca è alla stretta finale per rimpiazzare Paolo Berdini, che ha lasciato scoperte due deleghe pesanti, quelle dell'Urbanistica e dei Lavori pubblici. «Gli assessori che mancano? - dice Grillo - Non importa, li troviamo. Gli assessori se vanno bene ci stanno e se non vanno bene se ne vanno».
Durante il suo discorso ai consiglieri e ai presidenti di Municipio, Grillo difende costantemente Virginia. «L'ha blindata», confida una consigliera a fine seduta. «Ci sta provando - ha detto il leader - Voi dovete sostenerla». Avviso ai naviganti: non mettetele i bastoni tra le ruote.
Il vertice, almeno per il momento, ottiene l'obiettivo sperato dal leader. Una tregua c'è, anche su Tor di Valle. Quando escono alla spicciolata dall'incontro, i consiglieri ripetono tutti la stessa cosa: «Decideremo insieme, parlerà Virginia». L'«effetto Grillo» congela le polemiche. Bisogna vedere fino a quando. «È stato un incontro costruttivo, in cui abbiamo parlato della città e anche dello stadio», dice il capogruppo del M5S in Consiglio comunale Paolo Ferrara. Prima di aggiungere, quasi in estasi: «Beppe ha illuminato ancora di più il Campidoglio». Il presidente dell'Assemblea capitolina, Marcello De Vito, lascia l'adunata con un'ora di anticipo. «Perché ho un altro impegno alla Città metropolitana», si giustifica con i cronisti prima di aggiungere la formula di rito: «L'incontro è stato molto positivo. Sullo stadio? Stiamo valutando tutti gli atti. Quando ci sarà una decisione lo comunicherà la sindaca».
Lorenzo De Cicco

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