Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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inquisitor

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DaMilano

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Cioè tu fai causa contro la tua città....contro te stesso....

Per i pop corn aspettiamo......

C'è da soffrire ancora....quando arbitro fischia partita finisce....

galafro

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Imprimiamoceli bene nel cervello i nomi di questi giornalisti prezzolati al soldo delle merde.

DajeLazioMia

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Scenario che mi piacerebbe:
- proposta sito alternativo per stadio e cubature nei limiti del prg
- no del Merda
- subentriamo noi e diamo disponibilità a valutare le proposte del Comune
- gioco scoperto di Pallotta
- catastrofe

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eaglefly1978

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Aspettate a gioire e festeggiare, nei 5 stelle c'è talmente tanta confusione, ci sono così tante linee di pensiero, che l'esito di questa partita ad oggi mi sembra ancora indecifrabile.

È vero che i giornalisti ce la mettono tutta per confondere le idee, ma è anche vero che i protagonisti (lato comune) ogni giorno sono sempre più ambigui, e sono loro i primi ad alimentare la confusione.

vaz

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scenario che mi piacerebbe:

- deraglia il frecciarossa roma-milano delle merd.e
- selfie sulle lamiere

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Se chi amministra tradisce il rispetto per i cittadini (Corriere dello Sport, 23 febbraio 2017)
di Stefano Barigelli

Alla fine ha deciso Grillo, come giusto in una democrazia dal basso. Lo stadio della Roma va bene, ma non lì, non a Tor di Valle, perché a rischio esondazioni. Dopo otto mesi di trattative faticose con la società giallorossa in cui si è discusso di cubature, torri, piani regolatori, si scopre ora che è il luogo a non andare bene. Eppure nella delibera Marino, che concedeva la pubblica utilità al progetto, c'era un capitolo dedicato proprio al problema ambientale. Erano previsti, in quella delibera, interventi ad hoc dettagliati e cospicui. Evidentemente però non sufficienti secondo la Raggi. Perché dobbiamo pensare che quanto detto da Grillo sia, non solo condiviso, ma determinato dall'analisi fatta dal sindaco e dai suoi più stretti collaboratori al leader dei 5Stelle. Se così è, come mai solo la scorsa settimana, dopo l'ennesimo vertice con la Roma, questo elemento così forte di preoccupazione non era emerso? Come mai, anzi, s'era con ottimismo parlato di accordo vicino? Perché Raggi e Frongia hanno discusso mesi con Berdini fino a farlo dimettere, se poi hanno abbracciato la causa del rischio idrogeologico, cavallo di battaglia dell'ex assessore? Tutte domande che sono certo materia della causa miliardaria che la Roma vuole intentare al Comune. Ma soprattutto domande che si fanno i romanisti e gli azionisti del club, che, ricordiamo, è quotato in Borsa e su questo progetto ha già investito una cifra considerevole, dopo aver coinvolto Dan Meis per lo stadio e Daniel Libeskind per le contestate torri, due architetti tra i più quotati e richiesti al mondo. 

Ma c'è di più. Il no arrivato in questo modo tortuoso tra liti, accelerazioni, marce indietro, vincoli incomprensibili a un ippodromo che sta marcendo da anni, ecco tutto questo, non tocca solo i tifosi della Roma, ma tocca ogni romano. Anche chi è convinto che lo stadio non andava fatto. Perché c'è un punto da cui si deve partire e da cui non si può derogare. Chi amministra, tra i tanti doveri, ha al primo posto quello di rispettare i cittadini, dando risposte celeri e certe. Qui sono arrivate tardi e dopo slalom infiniti. Sarà pure l'alba di un nuovo corso, ma a Roma è notte fonda.


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Stadio stop
Grillo dice no si va in causa (Corriere dello Sport, 23 febbraio 2017)


In Campidoglio va in scena l'ennesima farsa La Raggi valuta se annullare la delibera Marino

di Guido D'Ubaldo

ROMA

E' stata un'altra giornata negativa per lo stadio di Tor di Valle, forse quella che ha dato la spallata finale al progetto della Roma. In serata è arrivata la "sentenza" di Grillo, che mette i proponenti all'angolo: «Vogliamo fare lo stadio, ma non a Tor di Valle, in una zona nella quale non ci sia un rischio idrogeologico. Decideranno giunta e sindaco dove farlo. Nessuno dice no allo stadio». La replica dei proponenti non si è fatta attendere ed è stata resa nota con un comunicato durissimo: «Dopo 5 anni di lavori su un progetto in stato avanzato di approvazione nel rispetto di leggi, regolamenti e delibere, non è in alcun modo ipotizzabile un sito alternativo a Tor di Valle. L'area è sicura dal punto di vista idrogeologico e anzi il progetto, con investimenti totalmente a carico dei privati, va a sanare il rischio idrogeologico presente nel quartiere limitrofo di Decima, ben al di fuori del sito dove verrà progettato lo Stadio e dove abitano oltre 10 mila romani». La risposta a Grillo non ammette la possibilità di trattare e si prefigura una gigantesca battaglia legale, con una richiesta di risarcimento danni di un miliardo di euro. Ma il rischio cause e ricorsi ci sarebbe anche in caso di un ok al progetto di Tor di Valle.

IPOTESI ANNULLAMENTO DELIBERA. Ieri la sindaca ha chiesto un parere all'Avvocatura capitolina sull'annullamento della delibera Marino, con la disponibilità ad aiutare i proponenti a individuare un'altra area. In attesa del parere dell'avvocatura (che non sarebbe vincolante) emerge la linea definitiva del M5S: sì allo stadio, no al quartiere con il Business Park. Entro quarantotto ore e con un puzzle giuridico da ricomporre dovrebbe arrivare una decisione sullo Stadio della Roma. Da una parte il vertice del M5S vuole continuare a cercare un accordo con i proponenti per ridurre le cubature del progetto e rimodulare le opere pubbliche da realizzare. Dall'altra c'è l'ala ortodossa che spinge per annullare la pubblica utilità dello stadio a Tor di Valle e quindi mettere uno stop in conferenza dei servizi al progetto. C'è una profonda spaccatura nel M5S su Tor di Valle. Nel caso in cui il Campidoglio annullasse l'interesse pubblico dello Stadio la conferenza dei servizi il 3 marzo dovrebbe prenderne atto e si chiuderebbe con ogni probabilità con esito negativo.
Tra gli scenari possibili c'è anche l'allungamento della conferenza dei servizi, ma questa variabile non dipende dal Comune - che ha già chiesto e ottenuto una sospensione di un mese - bensì dai proponenti: gli unici a poterla richiedere. In questo caso il M5S avrebbe più tempo per cercare di ricucire la frattura. Se, infine, il Campidoglio si presentasse alla riunione finale della conferenza dei servizi del 3 marzo senza una posizione definita, potrebbe essere dichiarata l'improcedibilità di quest'ultima e i proponenti a questo punto sarebbero pronti a richiedere l'intervento del Governo per chiedere il commissariamento. 

SLITTA A DOMANI L'INCONTRO. L'incontro tra i proponenti e i vertici del M5S, previsto per ieri alle 14, è slittato a domani su richiesta del Comune per approfondimenti. Emergono altri elementi che evidenziano la rottura in atto. Il parere all'avvocatura sarebbe stato chiesto da tempo e può arrivare in tempi brevissimi. Ci sarebbero altri problemi da risolvere, la questione trasporti per esempio è in altissimo mare.
I proponenti hanno incassato il colpo e preparano le contromosse. La causa da un miliardo di euro alla quale si giungerebbe per il no allo stadio avrebbe un costo di 400 euro a cittadino, poi si aggiungono i soldi della fiscalità che i proponenti verserebbero al Comune, 140 milioni l'anno per sei anni. A questo si aggiungono le opere pubbliche che non verranno realizzate: l'allargamento della via del Mare, l'ammodernamento della linea ferroviaria Roma Lido, la sistemazione del fosso di Vallerano ed il parco fluviale. Facendo una stima al ribasso si arriva a un totale di due miliardi, tanto costerebbe il no allo stadio, di cui uno direttamente ai romani per una causa giudiziaria e uno di mancate entrate, senza contare le quasi seimila persone che lavorerebbero al progetto, oltre naturalmente a tutto quanto si perderà in termini di volano economico generato dal nuovo stadio sulla città di Roma.

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Cinque anni di progetti e querelle burocratiche (Corriere dello Sport, 23 febbraio 2017)

A marzo 2014 viene svelato il plastico del progetto Cade la giunta Marino, poi al Campidoglio è il caos


roma - La presidenza americana della Roma arriva con un progetto: la costruzione di un nuovo stadio di proprietà. Ecco le tappe principali della vicenda.

2012. A febbraio vengono completate le relazioni relative alle analisi dei siti da parte di Cushman&Wakefield. Gli specialisti consultati scelgono la zona di Tor di Valle tra ottanta possibili location, non solo perché il costruttore Luca Parnasi sta acquistando quel terreno, ma anche per varie ragioni logistiche. L'area individuata è stata giudicata la migliore.
2013. A gennaio il compito di disegnare l'impianto viene assegnato all'architetto statunitense Dan Meis, specializzato in grandi opere sportive. Viene fuori una sorta di Colosseo destrutturato che non piace a tutti, ma mette comunque in moto le aspettative dei tifosi. A giugno diventa sindaco Ignazio Marino, che durante il suo mandato ha anche incontrato Pallotta negli Stati Uniti. Nel suo programma c'è proprio il rilancio del quadrante di Tor di Valle. La trattativa sulle infrastrutture da realizzare è lunga e dura, si rischia più volte di rompere, ma alla fine l'accordo è raggiunto.

2014. A marzo il plastico dello stadio viene svelato al Comune di Roma, mentre a dicembre l'Assemblea Capitolina delibera la dichiarazione di pubblico interesse per la Città di Roma. Non è facile arrivare alla votazione, molto consiglieri fanno mancare il numero legale in diverse riunioni.
2015. Cominciano le analisi geotecniche con le trivellazioni sul sito e andando avanti di ritardo in ritardo, viene presentato un piano definitivo che presenta però alcune lacune.
2016. Il responsabile Mark Pannes viene sostituito da David Ginsberg. Il 29 aprile avviene la presentazione dei disegni tecnici presso il Coni. A metà anno il progetto completo arriva finalmente in Comune, dove, nel frattempo, si è insediato un nuovo sindaco: Virginia Raggi. E' la terza amministrazione ad occuparsi della faccenda, dopo quelle di Alemanno e Marino. Purtroppo è anche quella che vede meno di buon occhio tutta la questione. A cominciare dall'assessore all'Urbanistica Paolo Berdini, da sempre contrario allo stadio. E non perde occasione per affermarlo, anche con toni forti. 


2017. Iniziano i lavori, ma nei giorni scorsi il Campidoglio ha inviato alla Regione Lazio il suo "parere unico" sul maxi-progetto di Tor di Valle: sembra un netto no, nero su bianco. In serata arrivano però altri messaggi: «C'è la volontà di andare avanti, per questo abbiamo chiesto una proroga di 30 giorni alla Conferenza dei servizi. Ma esiste una lista di temi da affrontare». Il Comune, insomma, pone delle condizioni per trasformare il no in un sì. La Roma dimostra ancora ottimismo: «Il progetto non è stato bocciato, c'è la volontà di andare avanti». Intanto l'assessore Berdini si dimette, al termine di una settimana rovente nella quale entra in aperta polemica con la sindaca Raggi, chiamata in causa in un'intervista che ha fatto molto discutere. I numerosi incontri tra i proponenti e il Comune fanno intravedere l'ipotesi di un accordo. Pallotta una decina di giorni fa da Boston fa conoscere il suo ottimismo: «Oggi è un giorno importante per la Roma». Il giorno dopo si è complicato tutto. 

DaMilano

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Citazione di: vaz il 23 Feb 2017, 08:04
scenario che mi piacerebbe:

- deraglia il frecciarossa roma-milano delle merd.e
- selfie sulle lamiere

Ot
Sto per salire sul treno per Roma....
Prendo Italo........
EOT
:)

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Pallotta: Sarebbe una catastrofe (Corriere dello Sport, 23 febbraio 2017)

«Ci aspettiamo un esito positivo dal nuovo incontro. Così sono a rischio i futuri investimenti in Italia»

di Roberto Maida

ROMA

La voce di Grillo lo ha fatto sussultare come un grillo. «Ma come è possibile?». Dagli Stati Uniti, James Pallotta si è messo subito in contatto con i suoi collaboratori, Mauro Baldissoni in testa, che gli hanno confermato l'aria tossica che si stava diffondendo attorno al dossier Tor di Valle. Stavolta, purtroppo per lui e di conseguenza per la Roma, non c'entra il degrado della zona che il progetto dello stadio avrebbe bonificato e riqualificato, ma l'ostilità all'investimento che costituisce sin dal principio, dichiaratamente, il core business della proprietà americana. 

LA NOTA. Pallotta è andato su tutte le furie perché la settimana scorsa, prima dell'intervento della Sovrintendenza, era stato rassicurato sull'accordo raggiunto in Campidoglio con la giunta Raggi. Ma adesso ha capito che la situazione è cambiata, forse irrimediabilmente. Da qui il doppio tweet pubblicato sull'account della Roma e poi sul sito ufficiale, attraverso il quale Pallotta prende una posizione molto netta: «Ci aspettiamo un esito decisamente positivo dall'incontro in programma venerdì. In caso contrario, sarebbe una catastrofe per il futuro dell'As Roma, del calcio italiano, della città di Roma e francamente per i futuri investimenti in Italia». Poche parole ma tanti significati, che meritano di essere scomposti e analizzati nel dettaglio dopo settimane in cui il presidente della Roma era rimasto in silenzio sull'argomento, proprio per evitare di compromettere le "trattative" istituzionali.

DANNI. Parlando di «catastrofe» per la Roma allude all'impossibilità di crescita del club, che continuerebbe a partire in ritardo sotto il profilo finanziario rispetto alla Juventus e alle altre grandi società straniere. Non basta evidentemente il 15° fatturato d'Europa (218,2 milioni al 30 giugno 2016), destinato peraltro a calare di un terzo in questo bilancio a causa della mancata partecipazione alla Champions League, per competere ai massimi livelli. L'incremento dei ricavi generato dallo stadio era decisivo nel suo piano industriale che prevede un equilibrio basato essenzialmente sull'autofinanziamento. E quando parla dei «futuri investimenti in Italia» apre la porta a qualunque scenario: persino all'eventualità di un addio alla Roma, finora sempre smentito con forza nonostante le voci provenienti da più parti nel panorama finanziario internazionale. Non è un mistero che Pallotta sia sempre stato vigile nella ricerca di sponsor, se non di azionisti di minoranza che potessero accrescere il potenziale del club. Ma se lo stop alla costruzione dello stadio dimostra l'impossibilità (o l'enorme difficoltà) di investire in Italia, è evidente che qualche dubbio sulla convenienza di mantenere il controllo della Roma a Pallotta sia venuto. 

CROCEVIA. A questo punto non resta che aspettare domani, quando la Roma e il costruttore Parnasi saranno (se non cambia qualcosa) ricevuti di nuovo dal Comune. A ridosso della scadenza del 3 marzo, giorno in cui dovrebbe chiudersi la conferenza dei servizi della Regione, non c'è più tempo per i tatticismi. E Pallotta lo ha capito, avvertendo in anticipo i tifosi e gli interlocutori. Se il dossier Tor Di Valle venisse davvero cestinato, al di là delle cause miliardarie che la Roma minaccia, difficilmente si ripartirà da zero con un altro progetto in un'altra area. Pallotta, che ha in programma un viaggio romano per il 16 marzo, circa sei mesi dopo l'ultima visita, alzerebbe le mani, rassegnato. Cosa accadrebbe a quel punto? E' presto per valutare. Perché la Roma venga venduta, occorre che esista un compratore disposto a soddisfare le richieste del proprietario. Di sicuro ci sarebbe un ridimensionamento della società. Se non nelle risorse immediate, almeno nelle aspettative. 

vaz

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Citazione di: DaMilano il 23 Feb 2017, 08:34
Ot
Sto per salire sul treno per Roma....
Prendo Italo........
EOT
:)

ho detto quello delle merd.e, vai tranquillo  :beer:

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«Pubblica inutilità». Stadio senza stelle (Il Manifesto, 23 febbraio 2017)
Parere di incostituzionalità sulla delibera Marino. Grillo e Raggi verso altra location
ELEONORA MARTINI
Roma

Il dossier stadio della Roma si arricchisce di due autorevoli nuovi pareri negativi, questa volta riguardanti la delibera di pubblica utilità approvata durante l'amministrazione Marino. Ealla giunta di Virginia Raggi, volente o nolente, non resta che valutare seriamente uno stop al progetto del costruttore Luca Parnasi e del tycoon di Boston, James Pallotta, nell'area di Tor di Valle. A pochi giorni dalladeadline del3marzo,giornodi chiusura della conferenza dei servizi che segna la data ultimaper prendere una decisione in merito, Beppe Grillo, riunito ieri per tre ore in Campidoglio con la sindaca e i vertici delmovimento romano, ha annunciato che la soluzione arriverà «entro 48 ore». «Raggi - ha aggiunto il garante al termine dell'incontro - si sta muovendo a scopo cautelativo, e farà una dichiarazione tra uno o due giorni». Più tardi però ha spiegato su quale orizzonte si sta muovendo l'amministrazione capitolina che domani dovrebbe incontrare i proponenti dell'opera: «Nessuno dice di no (allo stadio, ndr), diciamo di sì ma in una parte che non sia quella, è meglio farlo in una zona che non esonda».

LA RISPOSTA DI PARNASI non si fa attendere: «Dopo 5 anni di lavori su un progetto in stato avanzato di approvazione nel rispetto di leggi, regolamenti e delibere, non è in alcun modo ipotizzabile un sito alternativo a Tor Di Valle. L'area - assicura il costruttore che è proprietario di quei terreni - è sicura dal punto di vista idrogeologico e anzi il progetto, con investimenti totalmente a carico dei privati, va a sanare il rischio idrogeologico presente nel quartiere limitrofo di Decima, ben al di fuori del sito dove verrà progettato lo Stadio e dove abitano oltre 10 mila romani». Anche Pallotta perde la sua consueta sicurezza e con uno stile tutt'altro che british la butta sul catastrofismo: in caso di esito negativo, dice, «sarebbe una catastrofe per il futuro della Roma, del calcio italiano, della città di Roma e francamente per i futuri investimenti in Italia».

È STATO UN MILITANTE pentastellato - attualmente consigliere del IX Municipio, quello competente per lo stadio - a chiedere un parere legale sulla delibera 132 che riconosce la «pubblica utilità» dell'opera.Eunaltro parere è stato richiesto da alcuni consiglieri 5S della Regione Lazio. «Illegittima», è il responso dello studio Mobrici di Roma, secondo il Codacons che ieri ha rivelato il contenuto del primo documento. La delibera 132 sarebbe illegittima perché, riferisce l'associazione dei consumatori, il soggetto proponente che ha beneficiato della procedura amministrativa semplificata non sarebbe «una società sportiva (a differenza di quanto prevede la legge),mauna società con fini immobiliari». Le societàche sisono impegnate a realizzare il progetto, Eurnova Spa ed ASRoma Spv Llc, infatti, sono rispettivamente, secondo il parere legale riportato dalCodacons, la «proprietaria del terreno di Tor di Valle, facente parte del Gruppo Parsitalia, dedita al settore dello sviluppo immobiliare » e una «società registrata nel Delaware (Usa) la cui compagine sociale gode di una forte protezione della privacy, il cui amministratore delegato risulta essere James J. Pallotta e il cui oggetto sociale non è l'esercizio dell'attività sportiva. As Roma Spv Llc è una società di cartolarizzazione del credito», e sarà la proprietaria dello stadio. La sigla Spv sta, secondo gli avvocati, per «Special Purpose Vehicle, ovvero società veicolo», la «controllante» di una «catena partecipativa» che si conclude con la As Roma Spa.

MA SOPRATTUTTO CONTA la bocciatura del presidente onorario aggiunto della Cassazione Ferdinando Imposimato (di cui è collaboratore l'avvocato Edoardo Morbici), che giorni fa ha depositato un parere «pro veritate » chiedendo l'annullamento d'ufficio della "delibera Marino" contenente, secondo il magistrato, profili di incostituzionalità per mancanza dell'interesse pubblico così come è dettato dalla legge 147/2013 sulla realizzazione di impianti sportivi. Secondo Imposimato, poi, il rischio di una richiesta di risarcimento danni sarebbe «insussistente». Pareri di cui Raggi e il suo entourage ovviamente erano già a conoscenza.Nona caso, la settimana scorsa la deputata Roberta Lombardi insisteva sull'unica via d'uscita possibile: annullare o riscrivere la delibera Marino. Perciò l'incontro previsto per ieri tra la sindaca e i proponenti del business park - di cui lo stadio rappresenta solo il 14% della volumetria totale - è stato annullato, rinviato a domani, nel tentativo di cercare una soluzione all'impossibile rompicapo. Nel frattempo, i consiglieri pentastellati hanno chiesto un ulteriore parere sulla delibera all'Avvocatura capitolina, che dovrebbe arrivare a fine mese.

MA È SEMPRE più probabile che, paradossalmente, l'unica via d'uscita per il governo pentastellato di Roma - la città che «non è normale», secondo l'ultimo post del «ragionier Giuseppe Grillo» - sia seguire le orme tracciate dal dimissionario Paolo Berdini, l'ex assessore all'Urbanistica rimasto ancora insostituito.

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cry

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Citazione di: vaz il 23 Feb 2017, 08:04
scenario che mi piacerebbe:

- deraglia il frecciarossa roma-milano delle merd.e
- selfie sulle lamiere
scenario che mi piacerebbe:
- meteorite su San siro
- selfie nel cratere

paolo71

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domanda agli esperti,
ma che valenza avrebbe un ricorso se è accertato che la pubblica utilità non c'è.
Se la giunta marino la concede violando le leggi e la giunta Raggi la revoca dimostrando la impraticabilità, il ricorso come fanno a sostenerlo?
O è solo propaganda di nuovo?

DajeLazioMia

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Oggi leggendo i giornali scopro che tdv è stata scelta tra 80 siti (OTTANTA) perché considererata la migliore a livello logistico...
Vabbè dai scegliessero la seconda migliore tra gli 80 siti e accettassero di rimanere nel piano regolatore...
Che problema c'è?
Che schifo la stampa.

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tommasino

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 23 Feb 2017, 08:32
Stadio stop


di Guido D'Ubaldo


I proponenti hanno incassato il colpo e preparano le contromosse. La causa da un miliardo di euro alla quale si giungerebbe per il no allo stadio avrebbe un costo di 400 euro a cittadino, poi si aggiungono i soldi della fiscalità che i proponenti verserebbero al Comune, 140 milioni l'anno per sei anni. A questo si aggiungono le opere pubbliche che non verranno realizzate: l'allargamento della via del Mare, l'ammodernamento della linea ferroviaria Roma Lido, la sistemazione del fosso di Vallerano ed il parco fluviale. Facendo una stima al ribasso si arriva a un totale di due miliardi, tanto costerebbe il no allo stadio, di cui uno direttamente ai romani per una causa giudiziaria e uno di mancate entrate, senza contare le quasi seimila persone che lavorerebbero al progetto, oltre naturalmente a tutto quanto si perderà in termini di volano economico generato dal nuovo stadio sulla città di Roma.
Quindi il buon guidodubaldo ha già stabilito che la temeraria causa contro il comune ci sarà e che l'amministrazione dovrà versare un miliarduccio all'ammericani.
Oltre naturalmente a tutte le altre tragiche conseguenze di un eventuale no al #famostostadio.
Buono a sapersi.

DajeLazioMia

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