Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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M5S, contro lo stadio anche l'ira della base "Patti poco chiari" (La Repubblica ed. Roma, 11 Giugno 2017)
Oggi consiglio festivo al IX municipio: serve il via libera Domani "processo" alla consigliera dissenziente sospesa
MAURO FAVALE

CHISSÀ se anche oggi, come due giorni fa, arriverà la polizia. È convocato per stamattina alle 9 un inedito ma decisivo consiglio domenicale nel Municipio IX, quello maggiormente interessato dalla costruzione del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle. All'ordine del giorno c'è il parere (obbligatorio ma non vincolante) che l'assemblea dovrà dare sull'opera. Venerdì, la riunione precedente, tra la battaglie delle opposizioni e le divisioni interne alla maggioranza M5S, era finita in un nulla di fatto con l'arrivo della Digos intervenuta dopo la bagarre in Aula.
SI riprende stamattina, con un esito non scontato: il Pd è pronto a segnalare l'illegittimità della convocazione del Consiglio. E sulla decisione finale dei 5 Stelle peseranno, ovviamente, anche le tensioni che sta provocando nei grillini la sospensione dal Movimento di Cristina Grancio, la consigliera comunale che due giorni fa, per non votare contro lo Stadio, ha abbandonato la riunione delle commissioni mobilità e urbanistica. Un gesto che le è costato un atto dei 5 Stelle romani mal digerito dalla base grillina.
«Una decisione eccessiva», la bollano gli organizzatori della "Plenaria dei tavoli", l'assemblea degli attivisti M5S critici nei confronti dell'amministrazione Raggi. «È stato fatto per creare un precedente», afferma l'avvocato Giuseppe Morano del Tavolo dell'urbanistica. Insieme a un centinaio di attivisti, lo scorso marzo organizzò una riunione segnalando «il tradimento» che si era compiuto da parte della giunta grillina nei confronti dei cardini del M5S, trasparenza e partecipazione. Ora gli attivisti si ritroveranno nuovamente sabato 24 giugno all'Hotel Domus di via Cavour per fare il punto della situazione a un anno dalla vittoria elettorale. Un bilancio magro: «Abbiamo fatto meno di quanto avevamo promesso. Qualcosa di positivo c'è stato ma bisogna accelerare».
In quell'occasione si parlerà anche del caso-Grancio, con la consigliera ribelle (attivista molto stimata dalla base grillina, ex presidente di un comitato di quartiere) che intanto domani dovrebbe subire il "processo" da parte del suo gruppo. Una riunione che potrebbe chiarire se e come rientrerà il dissenso. La Grancio sta preparando la sua difesa, forte degli attestati di stima e solidarietà ricevuti in queste ore. «Mi hanno chiamato in tanti», racconta. Non fa nomi ma tra di loro, assicura, non c'è nessun big, nessun "portavoce" nazionale. «Non ho mai cercato sponsor — spiega — ho agito con senso civico portando avanti posizioni politiche che in passato, sullo Stadio della Roma, erano state di tutto il Movimento ». Tra l'altro, con la sua scelta di non votare, Grancio sostiene di aver tutelato «da una parte la mia dignità ma dall'altra anche la mia maggioranza ».
Non sarebbe la defezione della Grancio, insomma, a mettere a rischio l'esito del voto sulla delibera. Eppure, i 5 Stelle hanno voluto dare un segnale, anche per stoppare il dissenso interno sullo Stadio. Della stessa posizione della Grancio, infatti, ci sarebbero alcuni consiglieri del IX Municipio e altri tre o quattro consi- glieri comunali, pronti "a darsi malati" al momento del voto in Aula previsto entro mercoledì 14, in tempo per la dead line del 15, più volte sbandierata dalla maggioranza.
«Ma quella è una scadenza che interessa più alla Roma che al Campidoglio — rincara la dose la Grancio — tutta questa fretta è sbagliata». La sindaca, però, tira dritto. Ieri ha rivendicato tutta l'operazione: «Tabella di marcia rispettata. Adesso nei tempi previsti si esprimerà definitivamente anche l'Assemblea. Vigileremo. Il mancato rispetto anche di una sola delle condizioni necessarie comporterà la decadenza del pubblico interesse».

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Le opposizioni sul piede di guerra "Illegittima, impugneremo la delibera" (La Repubblica ed. Roma, 11 Giugno 2017)

FINIRÀ in tribunale, la nuova delibera di interesse pubblico sullo stadio giallorosso che l'assemblea capitolina, al netto del malpancismo interno ai Cinquestelle, dovrebbe varare la prossima settimana.
Le opposizioni sono sul piede di guerra. E promettono battaglia: in Aula, ma anche fuori. Una valanga di ricorsi stanno per partire all'indirizzo del Tar e del prefetto. Mentre alla Corte dei Conti potrebbe finire un esposto per danno erariale.
SE INFATTI il Pd ha già annunciato che così com'è lo schema approvato in giunta «è invotabile» perché «scritto coi piedi», fatto «in fretta e furia dopo 8 mesi di perdite di tempo», con «un taglio di 115 milioni delle opere pubbliche che rappresenta un vero e proprio regalo ai proponenti», prefigurando «il rischio di danno erariale», Fratelli d'Italia ha messo al lavoro un gruppo di tecnici per approfondire «lo spericolato iter procedurale seguito dai grillini».
Spiega il capogruppo Fabrizio Ghera: «La verità è che hanno fatto un pasticcio. Non solo hanno tagliato le opere a servizio della collettività, mettendo a rischio l'interesse pubblico, ma non hanno neppure seguito le procedure previste dalla legge: la 147/2013, peraltro richiamata in delibera, stabilisce che prima dell'approvazione in giunta quello che a tutti gli effetti è un nuovo progetto deve essere sottoposto al vaglio di una conferenza preliminare. Ebbene per fretta e incompetenza questo passaggio è stato saltato a piè pari. Risultato? Tra caos e incapacità, i 5S confermano di essere dei dilettanti allo sbaraglio». Ecco perché adesso «stiamo valutando di fare ricorso al Tar e al Prefetto», conclude Ghera. «Ancora una volta i grillini si rivelano inadatti ad amministrare Roma ».
Troppi «i dubbi e le criticità» che, a parere delle opposizioni, rendono indigesta l'intera operazione. Non solo per il mancato rispetto delle procedure. C'è anche l'enorme divario tra i 195 milioni di opere pubbliche (imposti dalla passata giunta a carico dei privati in cambio delle cubature concesse) e i circa 80 previsti oggi dalla giunta Raggi: il 60% in meno rispetto a un taglio delle edificazioni che invece si aggira tra il 40 e il 50%.
Ancora: i 40 milioni del contributo per il costo di costruzione non finiranno, come previsto in precedenza, nelle casse comunali per poi essere destinati in investimenti diffusi su tutto il territorio romano, ma serviranno — per stessa ammissione dell'assessora alla Mobilità Meleo — ad acquistare i treni che dovranno potenziare le corse della Roma-Lido, prima invece pagati dai proponenti. Inoltre, il ponte sul Tevere — rimasto disegnato sulla carta — non è finanziato da nessuno, né dalla società Eurnova né dal Campidoglio: dovrà essere realizzato, ma è probabile che alla fine venga coperto con fondi pubblici, creando nuovo debito per l'erario comunale e un costo per i romani.
Da qui «il regalo ai proponenti » denunciato dal Pd. E il probabile ricorso alla Corte dei Conti. A riprova che la battaglia sullo stadio non è ancora finita.
(gio.vi.)

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I nodi del progetto bis dal ponte all'ippodromo (La Repubblica ed. Roma, 11 Giugno 2017)

LA viabilità "strozzata", con una sola via (l'Ostiense) d'accesso e di uscita. Il vincolo della soprintendenza sull'Ippodromo progettato da Julio Lafuente. Il Ponte dei Congressi, infrastruttura fondamentale per decongestionare l'area, escluso dalla delibera eppure indispensabile dopo la "cancellazione" del ponte di Traiano. I nodi da sciogliere attorno allo Stadio della Roma sono ancora tanti quando mancano appena tre giorni alla dead line che il Movimento 5 Stelle ha segnato sul calendario per far licenziare dall'Aula un atto atteso da un anno.
Un'accelerazione che sta provocando uno scossone interno ai 5 Stelle tra gruppo consiliare, Municipi e base. Il tavolo urbanistica del M5S, vera e propria spina nel fianco dell'amministrazione grillina, ieri ha messo nero su bianco alcune criticità tecniche che, sommate alle altre segnalate anche dalle opposizioni, rendono il provvedimento sullo stadio suscettibile di esposti, impugnazioni e ricorsi al tribunale amministrativo e alla Corte dei conti.
Un percorso a ostacoli che la maggioranza intende spianare con un voto dell'assemblea che però potrebbe non chiudere la partita. Anzi. Perché proprio il tavolo urbanistica ha "in canna" un esposto alla Corte dei conti su un aspetto non secondario. Secondo Francesco Sanvitto, architetto e animatore del "tavolo" (un 5 Stelle doc: in un locale di sua proprietà Virginia Raggi stabilì un anno fa il suo quartier generale pre-elettorale), «la delibera stabilisce che il proponente può utilizzare i soldi pubblici degli oneri dovuti per la Bucalossi (dal nome della legge che istituisce una serie di oneri concessori, ndr) non solo per realizzare le opere di urbanizzazione a scomputo ma anche per comprare le aree di proprietà degli Armellini su cui sorgeranno le opere di viabilità e che invece avrebbe dovuto cedere gratuitamente all'amministrazione».
Soldi pubblici usati dal privato per "espropriare" dei terreni: starebbe qui il danno erariale evidenziato da Sanvitto. Per l'architetto 5 Stelle, poi, c'è un altro problema legato al valore del metro cubo che sarebbe stato sottostimato, favorendo così il proponente. A queste criticità si sommano poi le altre, quelle legate alle opere pubbliche che hanno subito un taglio di 150 milioni di euro. L'effetto sulla viabilità potrebbe essere dirompente. Due giorni fa, durante la riunione delle commissioni urbanistica e mobilità, il Pd segnalava come «difficilmente la Prefettura può soprassedere al fatto che per raggiungere e abbandonare lo stadio esiste un'unica via, l'Ostiense/ via del Mare».
Un rilievo che potrebbe arrivare in sede di conferenza dei servizi. E mentre il consiglio comunale da domani andrà avanti a tappe forzate per un'approvazione in tre giorni, su tutto il disegno pende il pronunciamento della conferenza regionale dei soprintendenti che deve decidere se confermare il vincolo sulle tribune dell'Ippodromo di Tor di Valle. La partita del nuovo Stadio, insomma, è ancora aperta a ogni scenario.
(m.fv.)

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Stadio della Roma, quando lo Stato boccia se stesso (Corriere della Sera ed. Roma, 11 Giugno 2017)

Il vincolo su Tor di Valle sconfessato da un parere

di Andrea Arzilli
La storia dello stadio della Roma a Tor di Valle si sta rivelando ogni giorno che passa un pasticcio clamoroso. Nel quale ognuno ci mette del suo, senza alcun risparmio. La faccenda del vincolo architettonico e paesaggistico, per esempio. Succede che il 3 marzo scorso tutti i soggetti dello Stato interessati in qualche modo all'operazione si riuniscono per mettersi d'accordo sul parere unico da portare alla Conferenza dei servizi. E dicono sì allo stadio: nonostante il soprintendente Francesco Prosperetti avesse fatto ben presente l'esistenza di un vincolo (autrice Margherita Eichberg) apposto da un pezzo dello Stato. E passi che quel vincolo sia scritto in modo tale da non risultare inattaccabile da una eventuale ricorso al Tar: lo Stato arriva a smentire se stesso. Di più. Quel parere unico riguarda il vecchio progetto del 2014 che già non esiste più. Per capirci, quello del milione di metri cubi e dei grattacieli.
Così va riscritto daccapo sul nuovo progetto. Con la scoperta ulteriore di un nulla osta paesaggistico sfornato nel 2014 dalla direttrice dei Beni culturali del Lazio Federica Galloni, addirittura opposto rispetto a quello firmato da Eichberg.

Dunque quel meccanismo del parere unico statale, introdotto per velocizzare l'iter burocratico finisce per complicarlo allungando i tempi, con buona pace del presidente della Roma, James Pallotta, che ha fissato nel 2020 il termine ultimo per vedere giocare il suo club a Tor di Valle.

Si dirà che di fatto si tratta solo di un piccolo intoppo, peraltro l'ennesimo. E che la cancellazione del vincolo ormai data per scontata (considerando che nel primo parere unico, ora da rifare, già lo Stato aveva contraddetto se stesso), cioè l'elemento più tosto da scardinare, rappresenta un grosso passo in avanti per chi vuole vedere realizzata l'opera. In realtà, però, il groviglio della burocrazia è ancora più intricato di quanto chiunque abbia potuto immaginare.

Per esempio, c'è la questione della sicurezza, che rischia di avere il ruolo di protagonista assoluto nella vicenda. Secondo la nuova delibera che la prossima settimana entrerà in Aula per conquistare l'interesse pubblico, le vie di afflusso e deflusso dal quadrante sono quasi due, nel senso che è prevista la bretella via Ostiense-via del Mare più il ponte dei Congressi. Ma quest'ultima opera è ancora incagliata nella relativa Conferenza dei servizi.

Già nel 2014, con il ponte di Traiano disegnato sul progetto Marino, l'allora prefetto Giuseppe Pecoraro aveva puntato il dito proprio sulla viabilità alludendo alla gestione delle emergenze e citando il caso Valmontone, l'outlet rimasto chiuso fino all'adeguamento a standard di sicurezza. Adesso il prefetto è cambiato, c'è Laura Basilone, ma i paletti sono rimasti gli stessi. E i requisiti della delibera sarebbero ad oggi insufficienti, troppo poco per una zona chiusa, ritagliata in un'ansa del Tevere. E forse è per questo che ciò che non sta sulla delibera, il ponte di Traiano, lo si ritrova sulle planimetrie che dal 25 maggio circolano tra i consiglieri grillini.

Più si va avanti e più la vicenda sembra dunque ingarbugliata. Una matassa fatta di burocrazia ingolfata, di attriti istituzionali, di ribaltoni politici, di assessori che saltano e di polemiche, l'ultima delle quali ha portato alla sospensione dal M5S della resiliente «berdiniana» Cristina Grancio. La quale - con particolare riferimento alla triangolazione tra l'antico proprietario dei terreni Gaetano Papalia, il compratore e costruttore Luca Parnasi e il finanziatore-creditore Unicredit - in Commissione ha posto rilievi proprio sulle contorsioni di un iter iniziato a dicembre 2014 con Marino. La bolla di pubblico interesse sulla delibera 132 era la prima pietra virtuale della nuova arena giallorossa.

E per arrivarci c'era voluta la grande spinta di Marino ai suoi uffici comunali e, prima ancora, una trattativa serrata all'interno dell'allora maggioranza Pd. Ci fu anche un pranzo in terrazza Caffarelli dopo il quale Pallotta e Marino decisero di rispondere alle richieste dei dem del Campidoglio irrobustendo il progetto con ulteriori opere pubbliche per fugare il sospetto della speculazione: lì l'investimento toccò quota 330 milioni di euro, cioè 270 tra ponti, svincoli e depuratori più una «fiche» di 50 milioni per la Roma-Lido, la linea ferro più malandata d'Italia. Sembrava l'inizio. Sì, del calvario. Perché mentre andava avanti l'analisi geotecnica di Tor di Valle, il dossier stadio era oggetto di un rimpallo tra Comune e Regione: documenti incompleti, pareri discordanti e analisi fatte a metà, altri mesi buttati in scartoffie fino all'estate dello scorso anno.

Quando cioè in Campidoglio arriva Virginia Raggi, sindaca che da consigliera M5S si era battuta come poche contro l'operazione stadio. E la presenza in squadra di Paolo Berdini all'Urbanistica non lasciava presagire niente di buono per i proponenti dell'opera che, al netto della quiete negli incontri istituzionali, oltre al no politico della maggioranza M5S incassava quasi subito pure il no degli Uffici capitolini, lo stesso che ha portato lo scorso 5 aprile alla chiusura con esito negativo della Conferenza dei servizi. Il parere non favorevole elaborato i primi di febbraio, del resto, combaciava con la posizione di Berdini secondo cui l'assenso allo stadio era da concedere solo a patto che il progetto rientrasse «nei 63mila metri quadri del piano regolatore, non uno di più». E non è un caso quindi che, a metà febbraio cioè poco prima che saltasse fuori l'accordo politico tra proponenti e Raggi da cui il progetto stadio è rinato dimezzato nel cemento, la prima testa a cadere sia stata proprio quella di Berdini: intercettato a sua insaputa da un cronista de La Stampa l'assessore avanzava sospetti nel rapporto tra la sindaca e il suo capo segreteria, Salvatore Romeo. Dimissioni, arrivo del nuovo assessore all'Urbanistica Luca Montuori e iter che riprende, stavolta sostenuto dal M5S e osteggiato dal Pd che l'aveva prima sostenuto, in una atmosfera politica capovolta. Ma ormai non c'è da stupirsi.

Andrea Arzilli

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Stadio, la fronda si allarga M5S processa i dissidenti (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 11 Giugno 2017)

IL CASO

Dopo la sospensione, la disconnessione. Messa fuori dal gruppo M5S per le critiche sullo stadio di Tor di Valle, la consigliera Cristina Grancio ha fatto i conti con gli effetti pratici della sanzione: non fa più parte delle chat dove comunica la maggioranza pentastellata. Che si riunirà domani in Campidoglio per discutere del caso, ma senza di lei. Un processo con l'imputato in contumacia. Molti consiglieri grillini raccontano di aver saputo della sospensione della collega solo via Facebook. La decisione è maturata ad alti livelli: i parlamentari, nonché commissari del Campidoglio in quota Di Maio, Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede ne hanno parlato con Grillo e Casaleggio e hanno fatto partire la pratica. Adesso Grancio avrà tempo dieci giorni per le controdeduzioni (la difesa). Il suo processo passerà dai probiviri al comitato d'appello dove c'è Roberta Lombardi, la deputata che ha scritto il codice di comportamento. Quello che prevede anche una multa di 150mila in caso di danni al M5S da parte degli eletti. Grancio sdrammatizza: «Quei soldi non ce li ho nemmeno in banca. Nella mail di sospensione mi hanno ricordato del contratto, ma spero non si arrivi a tanto. Anche perché non ho danneggiato nessuno».
LA FRONDA
Grancio su Facebook si è sfogata spiegando le motivazioni date dai probiviri nella e-mail: «Scrivono di potenziali ricadute mediatiche della sua (cioè la mia) condotta». E-mail ricevuta «neppure un'ora dopo il mio non-voto». E aggiunge: «Ci vuole più tempo ad avere una pizza quattro stagioni sotto casa, che un procedimento disciplinare nel M5S a Roma». Sulla sospensione il gruppo è spaccato, soprattutto per i modi e per il clima di paura culminato con la caccia al dissidente. Il problema è l'accelerazione sullo stadio, atteso lunedì alla prova dell'Aula Giulio Cesare. Tra le critiche al progetto, solidali con Grancio, ci sono Monica Montella, Alisia Mariani e Gemma Guerini. Le descrivono inferocite e scatenate nelle chat e forse parlano anche a nome della collega che può più usare la messaggistica interna per comunicare. Dal Campidoglio assicurano che in Aula non ci saranno voti contrari, al massimo potrebbero spuntare assenze tecniche. Di sicuro la caccia ai critici di Tor di Valle è partita. E i componenti dello staff del Campidoglio vagliano tutti i profili Facebook dei consiglieri. A microfoni spenti dalla maggioranza fanno notare che «se l'è cercata» perché «voleva fare la paladina della base, ma la linea era un'altra». E in rete i grillini stadisti fanno circolare un volantino del 2007, quando la Grancio si era candidata all'Assemblea costituente del Pd, a sostegno di Veltroni. L'accusa è di essere «una del Pd». Anche se due assessori della giunta Raggi (Bergamo e Mazzillo), hanno trascorsi simili.
L'ITER
Grancio, oltre al sostegno degli attivisti del Tavolo Urbanistica presieduto dal ribelle Francesco Sanvitto, può contare sulla solidarietà di 4-5 consiglieri del Municipio, che oggi si riunirà per votare il parere all'operazione calcistico immobiliare. Il primo incontro è andato a vuoto per le opposizioni. Stavolta il via libera potrebbe essere ostacolato dalle spaccature nella maggioranza. Si vedrà se l'«effetto Grancio», causato dalla sospensione, calmerà gli animi degli anti-stadio o, al contrario, li renderà ancora più agguerriti contro un progetto che giudicano «pieno di errori e di questioni da valutare». Un parere negativo del Municipio confermerebbe che i Cinquestelle sono spaccati, tra territori e amministrazione centrale. Ma uno favorevole con richieste di modifica, costringerebbe la giunta a riunirsi per varare «controdeduzioni» prima di andare in Aula.
Simone Canettieri
Lorenzo De Cicco

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Ex ippodromo, l'ipotesi del vincolo a metà (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 11 Giugno 2017)

Tribuna sì, ma senza pista. Vincolo sì, ma a metà. Tagliato e cucito per non far torto a nessuno: gli imprenditori da una parte, gli amanti dell'architettura dall'altra. Sono ore decisive per salvare o meno l'Ippodromo di Tor di Valle e decidere l'effettivo futuro del progetto dello stadio della Roma. Ancora tre giorni per sistemare le carte, ma i rumors si fanno sempre più incandescenti (e si parla anche di file del provvedimento che girano in formato Word per essere modificati). Quello che sembra emergere in queste ultime battute è che con molta probabilità martedì prossimo sarà approvato un vincolo dimezzato. Vero che il soprintendente unico in carica, l'architetto Prosperetti, porterà a compimento l'iter di apposizione del vincolo presentandolo al tavolo della Commissione regionale del Mibact. Ma potrebbe esserci un coup de theatre? Ne potrebbe uscire un vincolo a metà. Il condizionale è doveroso in questo momento, ma la firma del dispositivo di tutela potrebbe riguardare solo la storica tribuna del 1959, progetto all'avanguardia firmato da Julio Lafuente, perdendo per strada parte del vincolo diretto, quello che tutela l'anello della pista del trotto, e il vincolo indiretto, cioè la cosiddetta area di rispetto intorno al monumento architettonico, vale a dire la dimensione spaziale che ha contraddistinto la costruzione del complesso sportivo, tra paesaggio e cono visivo dell'ansa del Tevere. Insomma, un vincolo ritagliato ad arte, una sorta di mediazione per accontentare tutti i giocatori coinvolti con un "nuovo" vincoli che spiani la strada alla prossima conferenza dei servizi.

LA SCELTA
Intorno al tavolo della Commissione regionale di fatto l'unico architetto sarà proprio Prosperetti che presenterà l'istruttoria. Ad accoglierla e discuterla, i soprintendenti Alfonsina Russo Tagliente (archeologo), Saverio Urcioli e Edith Gabrielli (storici dell'arte), Mauro Tosti Croce (responsabile dell'ufficio che ha vincolato l'archivio Lafuente nel 2003). Prosperetti ha ereditato la pratica del vincolo dalla ex Soprintendenza ai beni monumentali di Roma, soppressa dalla riforma dei Beni culturali: è stata l'ex soprintendente Margherita Eichberg a firmare le decine di pagine che avviavano l'apposizione del vincolo all'impianto dell'Ippodromo con la sua gradinata e copertura a forma di paraboloide, all'anello del trotto, e alla sua area di rispetto: insomma un complesso monumentale considerato un capolavoro sulla base di una ricca bibliografia storica. Il dossier per il vincolo, già completo, forte dei pareri positivi dei vari comitati tecnico-scientifici del Mibact, era sulla scrivania di Prosperetti. L'intervento di Italia Nostra che si appellava al soprintendente per accelerare la firma prima della scadenza del vincolo (13 giugno), è stato strategico, smuovendo le acque in cui sembrava impantanato. Ora si corre per presentare il provvedimento alla Commissione regionale che darà una valutazione complessiva. Ma il dilemma è: come ci arriverà? Sarà presentato così come era stato predisposto con il Soprintendente Eichberg, o modificato? La partita è aperta. Laura Larcan

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Stadio, bagarre in Municipio Il primo sì tra le polemiche (Il Messaggero)

L'OPERAZIONE

Primo «sì» tra le polemiche al progetto bis di Tor di Valle. Il IX Municipio vota con l'opposizione espulsa e diverse crepe nella maggioranza pentastellata. Nel parlamentino dell'Eur è dovuta intervenire la polizia, ieri, durante l'infuocata discussione sul nuovo stadio. Nel M5S, come previsto, si sono registrate defezioni: quattro consiglieri non hanno dato l'ok alla «pubblica utilità» dell'operazione calcistico immobiliare (tre hanno disertato la seduta, uno si è astenuto); gli altri 12 grillini hanno votato un parere favorevole, ma con una lista di 11 prescrizioni. Ergo, richieste di modifica, su cui dovrà esprimersi il Campidoglio, dove oggi pomeriggio, dalle 17 in poi, inizia la maratona d'Aula.
VIABILITÀ A RISCHIO
Il IX Municipio, guidato da Dario D'Innocenti, ha chiesto diversi interventi sulla viabilità, che rischia di ingolfarsi con la realizzazione dell'impianto sportivo e soprattutto dell'«Ecomostro» di alberghi, uffici e negozi. Ecco perché il distretto dell'Eur chiede «il rifacimento dei punti di accesso alla via del Mare-Ostiense», con lavori in «via del Fosso del Torrino, via di Decima, via Monte del Finocchio, via del Cappellaccio e via Frugoni». Per tenere unita la maggioranza locale sono dovuti intervenire due big del Campidoglio pentastellato, il presidente dell'Assemblea capitolina, Marcello De Vito, e il capogruppo M5S, Paolo Ferrara.
Nelle sette ore di discussione straordinaria - con il Consiglio municipale riconvocato d'urgenza di domenica - i consiglieri del Pd sono stati espulsi, mentre quelli di Forza Italia hanno abbandonato l'aula. «Quanto accaduto oggi in IX municipio conferma i forti dubbi di interesse privato in atti pubblici - attacca il consigliere comunale dem, Giulio Pelonzi - C'è stata una forzatura del regolamento, sono stati spesi 15mila euro di straordinario pur di votare di domenica, attraverso una dichiarazione di urgenza palesemente infondata, violando ogni norma e dopo aver espulso tutta l'opposizione dall'aula. Invierò tutto all'Avvocatura comunale, il voto è irregolare».
Oggi la palla passa al Campidoglio. Alle 16 si riunisce il gruppo M5S, senza la dissidente sospesa, Cristina Grancio. Diversi (ex?) colleghi, a microfoni spenti, si interrogano sulla «tempestività» della sospensione. «Non era il momento giusto - ragiona un importante esponente della maggioranza - la decisione è arrivata dall'alto, ora la Grancio avrà tutta l'attenzione su di se». E infatti la consigliera in queste ore sta valutando se intervenire in Aula Giulio Cesare per spiegare la sua posizione «non contro lo stadio, ma con diversi dubbi su questa operazione, che contiene tanti errori».

Lorenzo De Cicco


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Stadio, al municipio IX urla, denunce e polizia per l'ok di domenica (La Repubblica - ed. romana)

Dentro De Vito e Ferrara, fuori i consiglieri Pd Grancio prepara la difesa: "Io non ho tradito"

ANCORA una volta la polizia in aula. Di nuovo il coro «onestà, onestà» ritmato contro i consiglieri grillini e un'altra seduta al veleno. Per portare a casa il «sì» del municipio IX sulla delibera di pubblica utilità sullo stadio della Roma, il M5S ha impiegato un totale di 14 ore di tira e molla con le opposizioni. Impegnando l'ex circoscrizione per l'intero fine settimana. E, denunci il Pd, forzando il regolamento: «Vergogna, un atto gravissimo».

A SOTTOLINEARE il peso della posta in gioco, in aula per una domenica alternativa il presidente dell'Assemblea capitolina Marcello De Vito e il capogruppo Paolo Ferrara. Non solo i big M5S: presenti anche la consigliera comunale grillina dell'Eur Alessandra Agnello, le colleghe Pd Ilaria Piccolo e Giulia Tempesta, Fabrizio Ghera e Andrea De Priamo per FdI. Tutti nella stessa aula per seguire da vicino il (non vincolante, ma necessario) passaggio in municipio della delibera sullo stadio.
Saltato venerdì, il via libera del municipio IX alla fine è arrivato ieri al termine di un'altra battaglia a colpi di pregiudiziali ed emendamenti. Senza opposizioni, con tre dei quattro consiglieri dem espulsi dall'aula dal presidente del consiglio Marco Cerisola, il M5S dell'Eur ha centrato l'obiettivo richiesto dal Campidoglio. Facendosi teleguidare: De Vito, seduto tra il pubblico, regolamento alla mano, per tutta la giornata il numero uno dell'aula Giulio Cesare ha dettato la linea alla squadra del minisindaco Dario D'Innocenti via WhatsApp. Due presenze, la sua e quella di Ferrara, necessarie per evitare altri mal di pancia interni ed equilibrare l'assenza tattica dei due consiglieri municipali Mancuso e Tallarico.
«Siamo qui per fornire supporto», è la versione del capogruppo capitolino. Che poi dice la sua sulla sospensione di Cristina Grancio, decisa direttamente da Milano. Ovvero dalla Casaleggio Associati. «Ovviamente ci hanno consultato — spiega Ferrara — ma precisiamo: non si tratta solo di quello che si è visto in commissione urbanistica, ma soprattutto del comportamento tenuto nelle riunioni interne». La metafora è quella del divorzio: «Quando due si separano, l'ultimo bisticcio viene da lontano».
Ora l'ortodossa 5S ha dieci giorni per rispondere alle contestazioni. Quelle che potrebbero costarle la famosa penale da 150mila euro. Lei, però, è convinta: «Mi hanno tirato fuori dalle chat, ma più di un collega mi ha chiamato per solidarizzare. Sto preparando la difesa e sono pronta ad arrivare fino in appello. Io nel Pd? Mi candidarono anni fa solo per un'assemblea interna. Domani (oggi, quando partirà la maratona per lo stadio, ndr) sarò in aula? Non so, la notte porterà consiglio. Non ho tradito nessuno e vorrei rimanere nel gruppo ». Una squadra che ora, ragiona un altro dei 29 eletti, «rischia l'effetto valanga ». Sul piede di guerra ci sarebbero altre tre consigliere. Una grana in più per il M5S, che deve fare i conti anche con la denuncia del Pd municipale: «Il voto è illegittimo, è stato forzato il regolamento », tuonano la capogruppo Claudia Pappatà e il consigliere Alessandro Lepidini. De Vito risponde per le rime: «Dal Pd solo ostruzionismo in difesa della vecchia delibera e del cemento».

LORENZO D'ALBERGO

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Ma perché ora il Tempo fa titoli negativi??

Il M5S ha preso sveglia nelle comunali... Di certo il loro percorso qui non li ha aiutati a prendere voti anzi..

Davy_Jones

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Citazione di: AquiladiMare il 12 Giu 2017, 08:00
Ma perché ora il Tempo fa titoli negativi??

Il M5S ha preso sveglia nelle comunali... Di certo il loro percorso qui non li ha aiutati a prendere voti anzi..

direi

1) in primis, battono cassa per avere piu' soldi pubblici per la viabilita' (perche' cosi' com'e' adesso lo sssadio non si fara' mai e se si facesse sarebbe un delirio assoluto)

2) vogliono accollare il fallimento eventuale ma sempre piu' probabile al comune che non ha messo soldi per la viabilita'

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kelly slater

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I risultati delle amministrative dicono una cosa chiara: nessuno, neanche i piu' arrabbiati contro i partiti tradizionali vogliono trovarsi una mini raggi come sindaco.
M5S si gioca tutto con lo ssadio delle merde, e perderà tutto.
Sono troppo incapaci, e cercare di colmare le proprie lacune con la museruola
ai dissidenti non può essere una soluzione.
tdv sarà la loro tomba

WhiteNoise

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ormai si è capito abbastanza che saranno un fenomeni "instant".
Il problema della viabilità passerà all'amministrazione successiva, tanto - se mai si farà sta cloaca - la prima partita non si giocherà con la Raggi in Campidoglio.

NEMICOn.1

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La gente non è stupida , se in campagna elettorale hai un programma e poi lo cambi durante l'amministrazione , i voti li perdi sicuramente .
Rischiavi la causa milionaria ? e sti cazzi....ma potevi sputtanare tutto il giro che c'era dietro a Tor di Valle , banche , fallimenti , terreni volutamente degradati ; avvoja le magagne che c'erano da tirare fuori li' contro il PD a cominciare dalla legge sugli stadi che non era rispettata e invece , se so calati le braghe .
A me colpii molto la frase di Berdini , che quando arrivi a governare ti devi circondare dei migliori sulla piazza e questi non l'hanno fatto .

ES

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Citazione di: kelly slater il 12 Giu 2017, 09:42
I risultati delle amministrative dicono una cosa chiara: nessuno, neanche i piu' arrabbiati contro i partiti tradizionali vogliono trovarsi una mini raggi come sindaco.
M5S si gioca tutto con lo ssadio delle merde, e perderà tutto.
Sono troppo incapaci, e cercare di colmare le proprie lacune con la museruola
ai dissidenti non può essere una soluzione.
tdv sarà la loro tomba

Quoto.

Ma non può essere solo incapacità.
Quí tanto abbiamo discusso, pre elezioni, sulla " coerenza, onestà, inesperienza ", quanto un fattore avrebbe potuto influire sugli altri.

Ma ciò che è capitato va ben oltre la più fervida immaginazione.

Sono sotto ricatto?
Se li sono comprati?
Tutte e due?

Ma ancora ben altro, poiché gli ordini vengono da fuori dei confini nazionali.

Questa è, non sarà, la tomba dei 5s, io credo lo sappiano anche loro.

In cambio di cosa, o per paura di cosa, se la sono scavata da soli?


NEMICOn.1

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Comunque tutto è cambiato da quando fecero l'intervista truffa a Frongia , dove diceva qualcosa sul fatto che la loro amministrazione era contraria allo stadio ; da li , prima la smentita di tale dichiarazione , poi fu messo l'audio e quindi la figuraccia , il loro comportamento è cambiato a 360 gradi sullo stadio .
Che ci fosse qualcos'altro durante quell'intervista non fatta uscire e tenuta come ricatto ??
Perche pure con Berdini fu fatta una cosa simile , prima misero alcune sue dichiarazioni e visto che non ci fu nessun effetto , mandarono le altre .

BomberMax

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sentitevi questa intervista a Berdini del 20 maggio scorso , molto molto interessante l'avevo sentita sulla radio del [...] riomico 





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PARISsn

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Purtroppo sono degli incapaci e anche dei cagasotto, ho sperato che riuscissero a fare qualcosa di buono, ma non perche fossero i salvatori della patria, ma come speranza di pungolo per le altre forze  politiche ad essere meno arruffone e disoneste e tornare cosi' a fare  politiche a favore della gente con meno intrallazzi e geneflessioni ai poteri forti almeno a livello locale che  poi e' l'ambito che interessa piu da vicino la vivibilita' e la quotidianita' dei cittadini. Non è cosi....e non c'e male peggiore del dover dire " si stava meglio quando si stava peggio " forse con Marino o Giachetti lo stadio era gia' pronto con grattacieli annessi ma almeno sarebbero state fatte le opere pubbliche a spese de Pallotta ..il ponte..la ferrovia ect ect...invece mo solo lo stadio e al posto dei grattacieli pure le case residenziali !! ....io se vivevo a roma avrei votato la Raggi...ma se avessi votato la Raggi oggi sarei sotto al campidoglio a tiraglie i pomodori fracichi... 8)

migdan

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Citazione di: kelly slater il 12 Giu 2017, 09:42
I risultati delle amministrative dicono una cosa chiara: nessuno, neanche i piu' arrabbiati contro i partiti tradizionali vogliono trovarsi una mini raggi come sindaco.
M5S si gioca tutto con lo ssadio delle merde, e perderà tutto.
Sono troppo incapaci, e cercare di colmare le proprie lacune con la museruola
ai dissidenti non può essere una soluzione.
tdv sarà la loro tomba
Li ho votati, ma hai ragione su tutto. Che schifo, il PD resta quello che è, e il progetto originale di Tor di Valle era una porcata immonda, questo è peggio in tutti i sensi.

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