Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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Lemmetti: «Lanzalone era importante Virginia regge? Non ho la palla di vetro» (Il Messaggero, Cronaca di Roma)

Le dita sugli schermi dei cellulari a scorrere velocemente le chat salvate su Telegram o WhatsApp. «Fammi vedere se ho qualche messaggio di Lanzalone». La caccia alle streghe (meglio stregone) è partita tra i componenti della maggioranza grillina in aula Giulio Cesare e anche tra i rappresentanti della giunta. Il primo a escludere qualsiasi conversazione scottante con Lanzalone è il responsabile del Bilancio, Gianni Lemmetti, benché l'assessore planato a Roma da Livorno abbia lavorato con l'ex presidente dell'Acea ai tempi del concordato di Aamps, l'Azienda ambientale di pubblico servizio. «Lanzalone lo conosco bene, certo. Siamo amici ma non ho nulla da nascondere anzi se lo vogliono vedere il mio cellulare è a disposizione, tanto sono intercettato dal 2014». Qual era però la vera posizione di Lanzalone dentro al Campidoglio? «Ha svolto un ruolo importante dice Lemmetti che è sotto gli occhi di tutti e su Atac gli abbiamo chiesto qualche consiglio perché aveva lavorato con me per l'Aamps». Sul futuro dell'amministrazione Raggi invoca la speranza: «Pronostici non ne posso fare conclude Lemmetti non ho la palla di vetro ma in un futuro volitivo arriviamo a fine mandato». Anche senza stadio? «A me il calcio non interessa, non guardo le partite e non seguo i Mondiali».
C. Moz.

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«Meno traffico senza ponte» Ecco i pareri falsati dai privati (Il Messaggero, Cronaca di Roma)
LE CARTE

Da una parte i documenti ufficiali, scritti dalla Eurnova di Parnasi e protocollati alla conferenza dei servizi; dall'altra le conversazioni private, in cui gli stessi manager della società squassata dall'inchiesta sulle tangenti, dicevano l'opposto. L'esempio più eclatante riguarda i flussi di traffico per raggiungere lo stadio e il gigantesco «Ecomsotro» di uffici, negozi e alberghi. Viabilità regolare, anzi addirittura in «riduzione» nelle carte ufficiali, il «caos» sulle strade nei dialoghi intercettati dai carabinieri.
L'inchiesta ha svelato quanto i dirigenti della Eurnova fossero preoccupati perché senza il Ponte di Traiano - previsto nella prima versione del progetto ma cancellato dopo l'accordo con i Cinquestelle in cambio di un taglio parziale alle cubature monstre - i conti non tornavano più. E la viabilità in questo quadrante di Roma già iper-congestionato - lo sa bene chi passa sull'Ostiense o sulla via del mare - sarebbe impazzita del tutto. Non solo in occasione delle partite, ma anche la mattina di un giorno feriale qualunque, nelle ore di punta, quando si sarebbero incolonnati verso Tor di Valle i 14 mila dipendenti degli uffici previsti nel colossale Business Park.
Senza un collegamento sul Tevere, l'imbottigliamento sarebbe stato assicurato. «Questo tienilo per te», raccomandava il braccio destro di Parnasi, Luca Caporilli, intercettato, a chi gli faceva notare che «levando il ponte sul Tevere si crea il caos sulla via del Mare». E lo stesso sarebbe accaduto «sulla Roma Fiumicino, ingresso Roma ovviamente... perché prima parte di questo si caricava sulla via Ostiense-via del Mare, adesso non c'è più la connessione sul Tevere», ragionavano gli uomini del costruttore finito in carcere. «Possiamo dire... possiamo dire che con la riduzione (delle cubature per gli uffici, ndr) si dovrebbe risolvere...», consiglia Caporilli, spaventato dal fatto che i flussi di traffico impazziti potessero portare a una bocciatura da parte dei tecnici di Comune, Regione e ministeri vari. «Eee no perché se io riduco...», tenta di ribattere un collaboratore. «Va beh però questo... questo tienitelo per te», chiosa il dirigente di Eurnova.
Di fatti negli studi presentati alla conferenza dei servizi, allegati alla variante urbanistica che il M5S, prima della retata avrebbe voluto votare entro un mese, in piena estate, non c'è traccia del «caos». Anzi, c'è scritto il contrario. Il Messaggero ha scovato i documenti tra le migliaia di pagine consegnate al Comune.
GLI «SCENARI» TECNICI
Nello «scenario» aggiornato, che prevede solo la realizzazione del Ponte di Congressi, si legge che «i nuovi interventi garantiscono, come previsto, una riduzione delle percorrenze e del tempo medio speso in rete». I privati ammettono la possibilità di «accodamenti in rotatoria», ma sottolineano che sarebbero «a carattere temporaneo e non influenzano il generale funzionamento del sistema viabilistico investigato». E ancora, in un altro documento, si prevede espressamente la possibilità che non venga realizzato il Ponte di Traiano, e si legge che «la proposta in oggetto» addirittura «predilige il collegamento diretto allo stadio e migliora sostanzialmente il traffico pedonale». Altro che «caos», come ammettevano nelle intercettazioni.
Lorenzo De Cicco

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L'opa del costruttore sul governo M5S-Lega " Al Carroccio 200mila" (La Repubblica)

Roma, l'inchiesta punta sui nuovi fondi destinati al partito di Salvini E spuntano 50mila euro di finanziamento lecito per Sala a Milano

marco mensurati fabio tonacci maria elena vincenzi,
roma

L'opa del palazzinaro di Roma sul governo " del cambiamento" entra nella sua fase cruciale il 4 aprile scorso. Un mese esatto dopo l'esito del voto che consegna l'Italia a Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Luca Parnasi sa che se vuole riscuotere il dividendo dei suoi " investimenti" in campagna elettorale — come vedremo, al centro di un nuovo filone d'inchiesta — deve muoversi in fretta. Prima che i giochi siano fatti. In quei giorni già si parla di un possibile Contratto di governo, i 5 Stelle guardano, o fingono di guardare, a sinistra, la Lega fatica a smarcarsi da Berlusconi. Parnasi, stando alle carte dell'indagine, ha foraggiato tutti, dal Pd a Fratelli d'Italia. Ma su Lega e M5S ha puntato la posta più alta. Le « erogazioni macro», come le definisce lui.

Bisignani a 5 Stelle
Al 4 aprile, dunque, tutte le ipotesi si stanno incagliando sul nome di chi dovrà occupare la poltrona di Palazzo Chigi. Parnasi spinge per l'abbraccio giallo-verde. Ha studiato una soluzione, la spiega all'uomo che, nei suoi piani, di quel governo dovrà essere " il prossimo Gianni Letta": Luca Lanzalone, il consulente inviato dallo stato maggiore dei 5 Stelle a commissariare la sindaca Raggi per l'affare del nuovo Stadio della Roma. Colui che si vanta di parlare «tre volte al giorno » con Di Maio. Parnasi e Lanzalone sono al bar, su una terrazza romana. Il palazzinaro insiste, gli vuole presentare il suo mentore Luigi Bisignani, faccendiere finito nelle più importanti inchieste giudiziarie degli ultimi decenni. Lanzalone è perplesso: «È un soggetto curioso, e Di Maio mi controlla » . Ma Parnasi spinge ( « Mi ha tenuto in braccio quando sono nato») e alla fine Lanzalone cede. I tre si danno un appuntamento.

Le "dritte" sul Contratto
« Poi — annotano i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma — Parnasi dice che stamattina ha incontrato tale Giancarlo ( Giorgetti, ndr) in aeroporto e che gli avrebbe detto che il Contratto di governo va firmato subito, perché loro sono di Varese mentre lui ( Di Maio) è di Pomigliano d'Arco » . La battuta di Giorgetti scatena l'ilarità di Lanzalone. Anche il costruttore ride, ma in mente ha un piano che, 89 giorni dopo il voto, diventerà realtà. « Come premier propone una persona terza, super partes. Dice che bisogna stabilire le regole precise dell'alleanza, e dice a Lanzalone di fare riferimento a Giorgetti».
Parnasi sussurra alla politica e fa sogni di cemento: stadi e mall da costruire a Roma e a Milano ( dove ha finanziato con 50mila euro, regolarmente registrati, anche la campagna del sindaco Pd Giuseppe Sala). Prima però deve nascere il governo, di cui ha già " scelto" la sua lista dei ministri: « Spadafora, Fioramonti, Fraccaro, Bonafede e forse Laura Castelli».

"Alfonso mi piazza al ministero"
Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro ce la faranno. Gli altri tre diventeranno sottosegretari. Bonafede e Fraccaro, gli amici che hanno imposto Lanzalone al Campidoglio. A Contratto siglato, anche il " mr Wolf" di Parnasi ritiene di avere crediti da riscuotere. La sera del 2 giugno, a governo fresco di nomina, chiama al telefono l'avvocato Luciano Costantini, uno dei partner del suo studio. Li ascoltano i carabinieri di Roma, che prendono nota. «Luca dice di aver detto a Luigi (Di Maio, ndr) di essere interessato alla nomina a commissario in qualche amministrazione straordinaria, piuttosto che alla Cassa Depositi e Prestiti, così avrebbe delle relazioni con persone importanti. E aggiunge di aver chiesto un incarico anche per Luciano. Parlano di eventuali altri incarichi e dei relativi rischi » . Lanzalone gli racconta che durante la cerimonia del 2 giugno, la festa della Repubblica, qualcuno gli ha presentato Giuseppe Conte «dal quale una volta insediato avrà bisogno di una firma sui fanghi ». Cosa siano questi fanghi, per cui è richiesta la firma del nuovo presidente del Consiglio, non è specificato. Né si capisce dal resto della conversazione. Quel che è chiaro, invece, è che pure Costantini pretende un accesso privilegiato al dicastero del neo ministro della Giustizia. «Luciano afferma che Alfonso ( Bonafede, ndr) gli ha detto che vorrebbe portarlo ovunque e aspetterà che gli indichi la posizione che vuole assumere. Luciano gli ha chiesto cosa serve ed Alfonso gli ha risposto che non ha ancora capito come funziona il ministero ».

L'indagine sui soldi alla Lega
L'opa di Parnasi sul governo giallo- verde, funzionale ai suoi progetti immobiliari, è quasi fatta. Lanzalone lo coprirà con i vertici del Movimento. E non ha bisogno di garanzia con la Lega. Per quella basta Matteo Salvini ( « un fratello » ) e i 250 mila euro che ha versato all'associazione leghista " PiùVoci" tramite la società Pentapigna nel 2015. A cui si aggiungono i più recenti « cento e cento per la Lega » , di cui parla lo scorso febbraio al suo collaboratore Gianluca Talone. Sono pronti a essere bonificati. Ma c'è un problema tecnico. « Ne mettiamo cento sul giornale e cento sulla radio » , propone Gianluca Talone, il contabile. «Ma alle tre di notte su Radio Padania, manco per il cazzo», risponde Parnasi che vuole qualcosa di più plausibile per giustificare il finanziamento. Una prudenza opportuna, visto che, ora, è proprio su quei soldi che punta l'indagine.

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Raggi tira in ballo Bonafede e Fraccaro (La Repubblica)
La sindaca sentita dai pm: "Furono loro a presentare Lanzalone" Il consulente al gip: "Mai compiuto illeciti"
francesco salvatore giuseppe scarpa,
roma

La genesi del rapporto tra Luca Lanzalone e la sindaca Virginia Raggi. L'hanno voluto capire ieri i pm romani che indagano sul giro di tangenti elargite e promesse dall'imprenditore Luca Parnasi a politici del M5s, Pd e Forza Italia. Chi ha suggerito alla prima cittadina il nome dell'avvocato amministrativista per trattare con il costruttore la realizzazione del nuovo stadio della Roma? La sindaca, in un'ora di audizione, non ha avuto dubbi e ha puntato il dito su due nomi di spicco del Movimento, oggi ministri del governo gialloverde, il Guardasigilli Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro titolare dei rapporti con il Parlamento.
Una serie di dichiarazioni, quelle rese dalla Raggi, dal contenuto analogo all'intervista che ha rilasciato giovedì a Porta Porta, su Raiuno: « Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede all'epoca facevano parte del gruppo Enti Locali del Movimento, che avevano il compito di supportare i Comuni. Vennero a darci un supporto perché all'indomani dell'arresto di Raffaele Marra (per corruzione, ndr) ci fu uno scossone in Consiglio comunale, e ci presentarono Luca Lanzalone. Lui ci ha aiutato tantissimo a capire come stavano le cose sulle cubature».
E mentre l'inquilina del Campidoglio metteva a verbale le sue dichiarazioni, in un'altra palazzina della cittadella giudiziaria si svolgevano gli interrogatori di garanzia. Il più importante, quasi in contemporanea, è stato proprio quello di Lanzalone. Per oltre tre ore il professionista, ormai ex presidente di Acea, la multiutility romana di acqua e luce, ha rivendicato la sua innocenza. « Nella mia vita non ho mai compiuto nulla di illecito, respingo con forza ogni addebito » , ha detto al gip. La procura contesta all'avvocato genovese di aver ricevuto dall'imprenditore Parnasi promesse di consulenze per lui e il suo studio legale per circa centomila euro. Il costruttore, invece, detenuto nel carcere di San Vittore a Milano, ha scelto di non rispondere. Ha fatto sapere, però, attraverso i suoi legali, di essere intenzionato a chiarire tutto ai pm. In primis, che le tangenti a lui contestate sarebbero suoi « finanziamenti personali e non asset di impresa».
Ieri in procura non è stata convocata solo la Raggi, in qualità di persona informata sui fatti. Per chiarire il ruolo di Lanzalone «nelle vesti di pubblico ufficiale » , nella trattativa per la costruzione dello stadio tra Parnasi e il Campidoglio, sono stati ascoltati anche il dg dell'As Roma, Mauro Baldissoni e il direttore generale del Campidoglio Franco Giampaoletti. Entrambi sono stati sentiti direttamente dal procuratore capo Giuseppe Pignatone e dall'aggiunto Paolo Ielo, segno evidente dell'importanza che rivestono per l'inchiesta. Il fatto è che Lanzalone non ha mai ricevuto un incarico ufficiale, un contratto da parte della giunta Raggi per gestire il dossier stadio. Tuttavia questo non basterebbe per sollevare il professionista dall'accusa di corruzione, che gli imputa la procura: per gli inquirenti è sufficiente dimostrare che Lanzalone di fatto rivestisse quel ruolo. Di pubblico ufficiale. E oltre alle numerose intercettazioni da cui emerge chiaramente l'affidamento di questo incarico, i pm hanno voluto ascoltare direttamente delle persone con cui Lanzalone si relazionava per lo stadio: Baldissoni e Giampaoletti.


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Il personaggio
La rete del consulente
Dal Psi a Di Maio tutte le casacche di Mr. Wolf Lanzalone (La Repubblica)
MATTEO PUCCIARELLI,
ROMA
Luca Alfredo Lanzalone, 49 anni, già ricompensato dal M5S con la presidenza Acea per le sue consulenze a Livorno e Roma e oggi ai domiciliari per il caso stadio, era diventato l'uomo col quale bisognava parlare per tastare il terreno del nuovo potere politico-economico della Capitale. Né lui faceva nulla per far pensare il contrario ai suoi interlocutori. «Ha legami con quel mondo finanziario globalizzato insofferente a ogni tentativo di regolare il governo urbano. Gli impegni presi davanti agli elettori sono stati stracciati utilizzando un grande esperto di banche», lo accusò l'ex assessore della giunta Raggi Paolo Berdini nel suo libro Polvere di stelle.
Accusa che però era anche una medaglia al valore, un riconoscimento del suo peso massimo rispetto ai fatti romani.
Sicché Lanzalone si mostrava super informato rispetto alle trattative per il governo, su eventuali nomine, retroscena e così via. Si vantava di avere un rapporto diretto decennale con il numero due della Lega Giancarlo Giorgetti e con un altro crocevia vivente del potere come Gianni Letta. A volte, dicono altri ancora, bluffava. «"Luigi" mi ha riferito che...», poi invece si scopriva che Di Maio non gli aveva detto esattamente quella cosa lì. Di sicuro non gli piaceva planare basso: raccontava pure di aver giocato a golf - il suo sport preferito - con Bill Clinton.
Lanzalone è comunque un globetrotter della politica.
Gioventù da socialista vicino all'allora presidente dell'Autorità portuale di Genova Rinaldo Magnani, quando il Psi contava parecchio sul finire degli anni '80; coordinatore dei giovani del Patto Segni nel capoluogo ligure, quando la stagione politica stava cambiando veloce; abboccamenti con Forza Italia e dopo l'Idv; legami amicali e imprenditoriali con un capobastone democristiano genovese, Marco Desiderato; consulenza per la giunta arancione di Marco Doria "raccomandato" da un ex assessore comunale del Pdci, poi diventato dirigente nella società dei rifiuti genovese Amiu; e infine la folgorazione a Cinque Stelle.
Meno di un anno fa lo videro alla festa dell'Unità genovese seduto in platea, ad assistere al dibattito dell'allora ministro Luca Galletti con il sindaco di centrodestra.
«Poi ci parliamo, eh», lo salutò Marco Bucci. Dice un suo conoscente di vecchia data, protagonista per anni sulla scena pubblica sotto la Lanterna: «Solo chi non conosce come funziona la politica adesso può pensare che sia normale scaricarlo così. È pacifico che si muovesse rispondendo alle direttive dei suoi referenti politici». Ovvero il vicepremier Luigi Di Maio insieme a Davide Casaleggio e al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
Già ai tempi di Livorno, quando venne mandato a trovare una soluzione per la società dei rifiuti Aamps, si diceva «Lanzalone emana e Filippo Nogarin esegue». Poi c'è stato l'upgrade romano.
È un giramondo anche sul piano professionale: stage negli Usa, uno studio legale nel cuore della Genova abbiente (la sua città casa madre, studio ereditato dal papà che fu legale per il già colosso pubblico Sip) e succursali a Milano, Lodi, New York e Miami.
Più la moglie notaio a Crema.
Lo hanno definito il "mister Wolf" del Movimento, i più maligni e smaliziati invece gli davano del Georges Duroy, il protagonista del romanzo Bel Ami. Ovvero un uomo che riesce a raggiungere il successo tra politica e affari partendo dalla provincia. Un ambizioso ma mediocre. Roma si sa, seduce ma sa anche essere una battutista cattiva.

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Raggi scarica Lanzalone ma in Comune monta la fronda dei consiglieri (La Repubblica)
Il malumore dei suoi: "L'avvocato fuori dell'aula durante le decisioni" Sindaca in Procura come teste. Civita: "Su mio figlio una leggerezza"
mauro favale

Non le sarà stato « imposto » , come cerca di spiegare da tre giorni. Ma davanti ai magistrati che l'hanno convocata ieri in qualità di testimone, Virginia Raggi non ha potuto non mettere a verbale che Luca Lanzalone, l'avvocato arrivato in città come " facilitatore" sul dossier Stadio della Roma e « premiato » (Luigi Di Maio dixit) con la presidenza di Acea, le è stato presentato da Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, oggi ministri e, all'epoca, febbraio 2017, esponenti del " gruppo enti locali" del M5S. Una ricostruzione in linea con quanto dichiarato l'altra sera durante Porta a Porta dalla sindaca che addossa a due big del M5S le responsabilità di aver portato in Campidoglio l'avvocato di Crema con studio a Genova. Un modo anche per allontanare da sè non solo ombre penali che la procura ha già negato ma anche quelle politiche che, invece, a Palazzo Senatorio sono in tanti ormai ad addossarle. A cominciare dalla sua stessa maggioranza, tenuta a freno in questi giorni di tensione in cui sembra di essere tornati indietro al dicembre 2016, all'arresto di Raffaele Marra che terremotò la giovanissima giunta M5S. Secondo i consiglieri M5S, tra le varie questioni aperte in questi giorni, una si poteva evitare: la nomina di Lanzalone ai vertici di Acea, la multiutility quotata in borsa. « Eravamo pronti a scegliere Stefano Donnarumma come ad e Maurizio Montalto (ex manager della napoletana " Acqua bene comune", ndr) come presidente. Poi arrivò Virginia e ci disse che era stato selezionato Lanzalone » , raccontano i consiglieri M5S. E, ancora, il gruppo 5 Stelle non dimentica quando alle riunioni decisive sullo stadio prendeva parte proprio Lanzalone. «Una volta abbiamo chiesto di lasciarci da soli e l'abbiamo fatto uscire prima del voto finale», racconta un consigliere M5S. Voci di un malcontento che i big 5 Stelle in Campidoglio come Marcello De Vito stanno trattenendo a fatica: «È vero — ammette il presidente dell'Aula — che alle riunioni sullo Stadio c'erano Bonafede e Lanzalone».
Al momento, l'unica cosa che tiene insieme il gruppo in questa partita riguarda la condotta da tenere sul caso Ferrara ( «Cacciare lui significa dover mandare via anche Raggi», accusano) e sullo stadio. In quel caso la linea della sindaca è condivisa anche dalla maggioranza: « Per la sicurezza dei cittadini, dell'amministrazione e della Roma, avvieremo una verifica. Se questa darà esito positivo si potrà continuare nel solco della legalità » . «Vogliamo salvaguardare il progetto, valutiamo quali sono i passaggi procedurali a nostra disposizione » , la posizione del dg della Roma Mauro Baldissoni al termine di un faccia a faccia con la prima cittadina. La società giallorossa punta ad avere tempi certi ( e stretti) sulla procedura.
Intanto, il Pd continua a chiedere che la sindaca intervenga in Aula per riferire sulle nomine in Acea e sul futuro dell'impianto a Tor di Valle. E rispunta l'altro indagato Davide Bordoni, capogruppo di Fi: « Palozzi sta messo peggio di me » , dice riferendosi al collega forzista della Pisana ai domiciliari. « Io sono abbastanza al di fuori». Nel frattempo, ieri, giornata di interrogatori, è stato ascoltato anche Michele Civita, ex assessore all'Urbanistica della giunta Zingaretti, anche lui ai domiciliari. L'esponente dem ha spiegato che «aver chiesto aiuto per mio figlio ( a Luca Parnasi, ndr) è stata una leggerezza in buona fede, fatta tre mesi dopo la conclusione della conferenza dei servizi. Non ho mai violato la legge». Il suo avvocato, Luca Petrucci, ha avanzato la richiesta di revoca della misura cautelare.


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Montuori/ "Ora cerchiamo di salvare questo stadio" (Le Repubblica)
«Aspettiamo un attimo. Mi sembra che la salma sia ancora calda».

Luca Montuori, assessore all'Urbanistica della giunta 5S risponde così a chi gli chiede lumi sul futuro dello stadio della Roma.
Poi si corregge: «Volevo dire la situazione. È calda, mi pare evidente. E noi siamo parte lesa.
Siamo amareggiati. L'altra mattina ho acceso il computer e credevo di leggere il Vernacoliere».
Assessore, quando partiranno le verifiche sull'iter?
«A brevissimo. Se la procedura, come sembra, non avrà problemi amministrativi, non sarà demolita».
C'è già una soluzione per andare avanti?
«In questo momento non sono in grado di dirlo. La sindaca e il dg della Roma, Baldissoni, si sono espressi in modo chiaro: servono approfondimenti».
Per esempio sull'assenza del ponte di Traiano. Avrà letto le intercettazioni...
«Faccio affidamento sui dati degli studi di mobilità in nostro possesso. Non su intercettazioni estrapolate dal contesto».
Dalle carte emerge il sistema Parnasi. Lei che rapporti aveva con il costruttore?
«Sono il titolare dell'Urbanistica, se dicessi di non ricevere mai imprenditori non sarei credibile.
Cene? Mai, solo riunioni con tutti i soggetti in gioco su Tor di Valle».
Torniamo allo stadio. Che fine fa la variante al prg?
«Noi abbiamo scritto a Eurnova, la società di Parnasi, appena abbiamo letto i giornali: "Fateci sapere chi sono ora gli interlocutori". Non dobbiamo fare errori che in futuro ci possano mettere in difficoltà. La variante in aula a luglio? Difficile, ma non si sa mai».
Nulla è perduto, dunque. Alla fine potrete intitolare lo stadio ad Almirante. Lei è un fan, no?
Montuori, educazione di sinistra, sorride sconsolato e saluta. – l.d'a.

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Lemmetti/ " Luca mio amico è stato solo un consulente" (La Repubblica)

Gianni Lemmetti indossa la maglia del primo album dei Metallica: Kill 'em all. Uccidili tutti. Ma l'assessore al Bilancio del team Raggi ha un cuore tenero: «Se conoscevo Lanzalone? Lo conosco ancora. Non penso che lui ora non sia più mio amico. L'indagine? Non sono un pm, non mi sono fatto nessuna idea».
Neanche sul ruolo che l'avvocato ha svolto in Comune?
«Quello che ha fatto è sotto gli occhi di tutti. Per noi era un consulente.
Un ottimo professionista».
Ha lavorato sudiversi dossier.
«Su Atac gli abbiamo chiesto noi qualche consiglio. Anche perché Lanzalone aveva lavorato con me al concordato di Aamps a Livorno».
E infatti si dice che sia stato lui a portare lei in Campidoglio.
«No, non è vero. E nemmeno il contrario. Quando sono arrivato lui era già qui. Io sono stato solo apprezzato per le competenze».
Casaleggio, Di Maio, Fraccaro
e Bonafede apprezzavano quelle di Lanzalone. Che ne pensa?
«C'è una scala gerarchica. Parliamo di ministri. E poi ci sono io, che non sono nessuno».
Ma che con l'avvocato avrà parlato anche al telefono.
«Se vogliono il mio cellulare glielo porto subito. Penso di essere intercettato dal 2014».
Un'idea sulla scalata di Lanzalone se la sarà fatta...
«Non ci vedo nulla di male nella possibilità di fare consulenze gratuite quando ci si annusa. Sulla nomina in Acea, poi, lui era il più adatto. Lo dicono i risultati».
Poteva diventare premier.
«Addirittura! Allora pure al posto di Trump. Se ascoltassero me al telefono, mi farebbero ct della nazionale».
La sindaca arriverà alla naturale scadenza del suo mandato?
«La volonta c'è. Una previsione? Non ho la sfera di cristallo». — l.d'a.

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rimski orel

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Questo e' l'articolo vomitevole, falso e ridicolo di Padellaro, dove la rioma e' parte lesa, Pallotta un eroe ed e' tutta colpa di Caltagirone. Ora Padellaro dovrebbe essere nell'immaginario il fustigatore di costumi, moralizzatore "de sinistra" fondatore di un giornale "indipendente" che non riceve finanziamenti da nessuno e mantiene alta la bandiera dell'onesta' e sponsor degli "uomini nuovi" al governo. Ora i casi sono due, o sono tutti a libro paga di qualcuno ma sul serio oppure l'essere della rioma e' un cancro che ti spappola il cervello e che ti fa assolvere e benedire tutto quello che fanno pure se avessero presidente Matteo Messina Denaro che sparasse a qualche Laziale in mezzo a via Condotti (semi cit.)

Gentile James Pallotta. L'avevamo avvertita in tempo. Esattamente un anno e mezzo fa, domenica 19 febbraio 2017, su questo giornale, io umile tifoso della squadra da lei presieduta e posseduta scrivevo un pezzo dal titolo: "Stadio della Roma, le cinque regolette per (non) farlo". Non eravamo preveggenti e neppure jettatori ma, semplicemente, in quanto cittadini dell'Urbe esperti (più di lei) sugli usi e costumi di questa meravigliosa città.

Prendemmo spunto da una notizia pubblicata con grande rilievo dal Messaggero (quotidiano molto attento alle vicende dello stadio) con il seguente titolo: "Altolà dei Beni culturali, vincoli a Tor di Valle. Vietato costruire edifici più alti delle tribune". E immaginammo un possibile sequel di una pellicola cara a tutti noi: Febbre da cavallo. Questo. Il glorioso ippodromo teatro delle gesta di Soldatino, da anni abbandonato al proprio destino nel più completo degrado, in una landa desolata luogo di discariche e prostituzione, viene sottratto alle mire di ignobili speculatori americani e alle loro arroganti cattedrali sportive. Scena finale: mentre gli amerikani se ne tornano a Boston con le pive nel sacco, sulla pista i nostri eroi festeggiano il trionfo del bene con spassosissime mandrakate.

Quindi, come segno di stima nei suoi confronti, elencavamo un paio di semplici regolette per dissuaderla da investire tempo, pazienza e capitali in un'impresa che ritenevamo senza speranza. Primo: a Roma è meglio non mettersi mai contro il sovrano assoluto dei costruttori (e di molto altro ancora) Francesco Gaetano Caltagirone, edificatore di immensi quartieri ma soprattutto protagonista di strenue battaglie ambientaliste per la difesa del territorio contro gli invasori Usa (vedi il Messaggero, di sua proprietà). Secondo: se anche Pallotta&C. fossero riusciti a superare l'ostacolo dei Beni culturali su Tor di Valle, avrebbero poi dovuto affrontare le forche caudine di una miriade di enti e associazioni preposti alla giusta tutela di questo o di quello. Senza contare le inevitabili denunce. Infine, un consiglio affettuoso al dominus giallorosso: 'a James stacce (in vernacolo: fattene una ragione) che t'è andata bene così.

Non prevedemmo tuttavia due importanti novità. Che, successivamente, la giunta Raggi avrebbe detto sì allo stadio. Che la Procura di Roma avrebbe portato alla luce l'esistenza di una "cupola Parnasi" (costruttore e socio nell'operazione Tor di Valle) con gli arresti e le accuse di "corruzione sistematica" di cui sappiamo. Forse (alla luce degli usi e costumi) un'inchiesta della magistratura non era impossibile da pronosticare.

Anche se leggendo le carte dobbiamo ammettere che era difficile immaginare che politici, funzionari, assessori e superconsulenti potessero rovinarsi avendo tutti i riflettori puntati contro (in qualche caso per un piatto di lenticchie e qualche biglietto gratis per la partita). Davvero intollerabile l'accordo tra i manager di Parnasi sul ponte saltato: "Non dite che serve, senza l'opera sarà caos sulla Via del Mare".

Anche se in questa storiaccia l' A.S. Roma è parte lesa ribadiamo il concetto: in una città dove è complicato aprire anche solo un chiosco per la grattachecca lei poteva davvero pensare che sarebbe riuscito a costruire uno stadio? Comunque, se malgrado tutto dovesse riuscirci meriterebbe un busto al Pincio e un monumento equestre al Gianicolo, come si conviene ai più fulgidi eroi della Capitale. Auguri di cuore.

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Il retroscena
Sede Atac e terreni a Tor di Valle affari e debiti del gruppo Parnasi (La Repubblica)

Un contenzioso da 20 milioni con l'azienda dei trasporti e la causa con i Papalia: "Mi chiami scemo, ma mi hai fatto fallire"

LORENZO D'ALBERGO

Quando i big del mattone si muovono, di solito a Roma sono guai. Grattacapi a non finire per chi non ha le spalle abbastanza larghe per contenerne le mire espansionistiche: nella lista delle vittime eccellenti del sistema Parnasi, oltre al Campidoglio, c'è pure Atac. Già, perché anche la municipalizzata dei trasporti — che di problemi, tra stato del servizio e un concordato pendente, ne ha già abbastanza — a suo tempo ha fatto affari con Parsitalia, società del gruppo di proprietà del costruttore finito in carcere dopo il blitz della procura sullo Stadio della Roma. Soldi, tanti soldi, in cambio di cemento e dell'immancabile contenzioso milionario. Per il suo nuovo quartiere generale al Castellaccio, neoagglomerato urbano a ridosso dell'Eur, l'azienda di via Prenestina rischia di dover pagare 20 milioni di euro di penale. Senza che la sede sia stata neppure battezzata. Come sanno bene i magistrati della procura della Corte dei Conti, quei 26 mila metri quadrati sono immacolati. Un monumento allo spreco di risorse pubbliche, come hanno sottolineato nei loro esposti Marco Rettighieri e Armando Brandolese, l'ex direttore generale e il vecchio amministratore delegato del carrozzone da 1,34 miliardi di euro di debiti controllato dal Comune.
Nella loro denuncia, i due manager ripercorrono le tappe dell'affare e il report ha dell'assurdo. Si parte dal 2006, in era Veltroni. Ma a definire l'operazione, solo abbozzata dalla giunta di centrosinistra, sarà il sindaco Gianni Alemanno.
Palazzo Senatorio decide di dotare Atac di una nuova sede. Ed è l'allora ad Adalberto Bertucci a trovare l'accordo con Bnp Paribas, proprietaria dell'area calata nel IX municipio. Nel bel mezzo della trattativa, la superficie della futura sede passa da 21 mila a 26 mila metri quadrati e il prezzo da versare per arrivare alla stretta di mano sale da 99 a 118 milioni. I primi 20 vengono versati immediatamente, a titolo di anticipo, nel 2009.
Via libera, i lavori possono partire. Non senza intoppi: immancabile è il contenzioso sui riardi nell'avvio dei cantieri affidati a Parnasi. Ed è l'inizio della fine: la municipalizzata fa dietrofront. Transazione: non comprerà più l'immobile, impegnandosi invece ad affittarlo per 7 milioni e 980 mila euro l'anno con un contratto 9+9. Il conto, come hanno ricostruito i manager rimossi da Virginia Raggi al terzo mese da sindaca, schizza a quota 144 milioni di euro. Ma non è finita qui. Perché ora il cortocircuito è completo ed è finito in tribunale. La sede è stata ultimata lo scorso settembre. Atac, però, non la vuole. Ma l'azienda non ha nemmeno riconsegnato le chiavi. Ecco perché Bnp Paribas, mese dopo mese, ha iniziato a decuratre l'affitto dal fondo di 20 milioni versato come anticipo. La controllata del Campidoglio, invece, si è aggrappata alla controfideiussione di garanzia dell'istituto di credito. Si attendono novità dai giudici.
Si appella invece alla «giustizia divina» Gaetano Papalia nella lettera aperta che ieri ha pubblicato online. L'autore è il titolare della Sais, ex proprietaria dei terreni di Tor di Valle. Quelli dello stadio della Roma. La missiva virtuale è un compendio di accuse al costruttore: «Signor Luca Parnasi, a scriverle è quello "scemo di guerra dell'ex proprietario dell'area di Tor di Valle"». Così Papalia viene definito in una conversazione dell'imprenditore con l'avvocato Luca Lanzalone datata primo giugno 2017. Ora la vendetta: «A scriverle è quel "cialtrone" (altra definizione di Parnasi, ndr) col quale lei negoziò dal marzo 2010 al giugno 2013 l'acquisto dell'area di Tor di Valle, quando la Sais, che ne era proprietaria, non era stata ancora fatta fallire dalle sue scorrettezze imprenditoriali. La sua società assestò alla mia il colpo di grazie, rifiutandosi di pagare una quota di prezzo dovuta a seguito della liberazione dell'area acquistata. Il suo obiettivo, come appare del tutto evidente, è stato quello di affondare la Sais». Solo il principio della tempesta perfetta che si è abbattuta sul progetto dello stadio della Roma e sulla politica romana e nazionale.

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Le intercettazioni

Lanzalone, sindaco ombra "I mercati generali a Toti" (La Repubblica)

L'ex presidente Acea si intesta lo sblocco dell'opera ferma da anni E Parnasi finanzia la partita di rugby per costruire il Real Flaminio

FRANCESCO SALVATORE

Come un sindaco ombra si occupava degli affari più importanti di Roma. Sebbene non ne avesse titolo o neanche fosse stato incaricato ufficialmente, Luca Lanzalone si muoveva come un pezzo da novanta nel business che conta nella Capitale. Quello legato al cemento. A raccontarlo è lui stesso in una serie di passaggi contenuti nelle carte dell'inchiesta sul giro di mazzette pagate dall'imprenditore Luca Parnasi a politici del M5s, Pd e Forza Italia, per la realizzazione del nuovo stadio dell'AS Roma. L'ex presidente di Acea, a colloquio con il costruttore arrestato, per ben due volte si incensa per aver "sbloccato" l'impasse legata agli ex Magazzini generali, un progetto urbanistico partito ben dieci anni fa e che prevede nuove cubature nel cuore del quartiere Ostiense: «Queste, ti dico, sono cose che io a mano a mano sto prendendo in mano anche dalla parte del Comune. Come quella dei Magazzini generali, e cercare di chiuderle. Perché non hanno senso!», spiega il 6 aprile a Parnasi, che gli aveva illustrato uno dei suoi innumerevoli affari immobiliari offrendogli un ingaggio. Alcuni minuti dopo è sempre lui che ribadisce di nuovo il suo peso specifico.
Parnasi gli spiega il progetto "Fondo Eta di Porta di Roma" nel quale ha preso parte anche il costruttore Pierluigi Toti: «Pierluigi Toti, che tu hai conosciuto, penso...», chiede Parnasi. «Sì, gli ho sbloccato i Mercati Generali!», taglia corto l'avvocato messo a capo della multiutility dell'acqua.
Che ruolo abbia avuto e perché Lanzalone agisca per conto del Campidoglio in tale operazione non emerge dalle carte dell'inchiesta del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Barbara Zuin.
Quello che traspare dalle sue parole, comunque, è che il suo raggio d'azione fosse ben altro rispetto all'incarico iniziale con cui è stato arruolato dal M5s, la realizzazione dello nuovo stadio della Roma, e all'investitura successiva al vertice di Acea. Un pubblico ufficiale di fatto.
Non solo il grande business immobiliare. Ci sono affari apparentemente minori che Parnasi voleva portare a termine con l'aiuto dei politici M5s. Il caso è quello dell'impianto sportivo "Real Flaminio", in zona Tor di Quinto, dove ha in mente di realizzare un campo da rugby ed una pizzeria. Giulio Mangosi (collaboratore di Parnasi arrestato ndr.) ne parla con un altro dipendente il 13 marzo scorso, spiegando che la "Real Flaminio", la società proprietaria della struttura, ha un credito con il Comune di 20 milioni di euro (dopo che ha vinto un ricorso al Tar), e che la stessa società vanta un debito con Parsitalia (gruppo Parnasi ndr.) di 15 milioni «che probabilmente non restituirà mai», spiegano i carabinieri del nucleo investigativo in una informativa, sottolineandone «l'interesse investigativo». Il piano di Mangosi è di organizzare un evento legato al rugby ad Ostia, a costo zero per il Comune, e poi passare all'incasso. «Mangosi dice di essere stato a cena con Giampaolo Gola (assessore allo Sport municipio di Ostia ndr. indagato per corruzione), che gli ha chiesto di organizzare degli eventi sportivi per bambini sulla spiaggia di Ostia — si legge nelle carte — Mangosi spiega che non avranno ritorno ritorni economici da tale evento, ma potranno utilizzarlo strumentalmente per parlare con Paolo Ferrara (capogruppo M5s al Comune ndr, indagato per corruzione)».
L'idea è organizzare l'evento sportivo senza lucro, per poi chiedere a Gola e Ferrara un appoggio per l'impianto Real Flaminio.

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Stadio, i pm ascoltano Raggi: «Io parte lesa, basta con il fango» (Corriere della Sera)

In Procura come testimone conferma che Lanzalone agiva anche fuori dall'Acea

Ilaria Sacchettoni ,Fulvio Fiano

romaUn'ora in Procura per ribadire la sua estraneità alle vicende che hanno portato tre giorni fa agli arresti per la presunta corruzione proliferata attorno allo stadio della Roma. La sindaca Virginia Raggi viene convocata a metà mattinata, non senza sorpresa, dopo essere andata (la sera prima) in tv a difendere il suo operato («Mi attaccano perché sono donna e scomoda»). È lei stessa ad annunciarlo: «Ma per favore — puntualizza — non iniziamo con il solito fango contro di me». Oggetto della testimonianza come persona informata dei fatti è la «missione» assegnata dai vertici M5S all'avvocato Luca Lanzalone: arrivato a gennaio 2017 da Genova a Roma via Livorno per sbrogliare il «dossier stadio».

All'audizione della sindaca partecipano il procuratore aggiunto Paolo Ielo e la pm Barbara Zuin, affiancati dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, a sottolineare la delicatezza del tema. Arrivata in Procura alle 15 la prima cittadina viene descritta dal suo staff «serena ma agguerrita» nel sottolineare che lei (e il Campidoglio) in questa vicenda sono «parte lesa». La Raggi ripercorre con gli inquirenti la genesi della scelta di Lanzalone: «Mi fu presentato da Bonafede e Fraccaro e ci ha dato una grande mano per ripensare il progetto stadio, ma non è entrato nelle scelte tecniche e urbanistiche». Mentre giovedì, a Porta a Porta, aveva spiegato che Lanzalone «ha aiutato tantissimo a capire come stavano le cose sulla cubatura».

In particolare a Raggi è stato chiesto di quali poteri fosse destinatario l'avvocato grillino, mai nominato ufficialmente ma consulente de facto della giunta, secondo gli inquirenti. Anzi, la testimonianza dell'ex assessore Berdini e le intercettazioni agli atti sembrano ritagliare per lui un ruolo molto più ampio. La sindaca avrebbe confermato che Lanzalone tendeva a spaziare anche in altri ambiti. Poi è andata via senza commentare. Analoga domanda è stata rivolta al direttore generale del Campidoglio, Carlo Giampaoletti, ascoltato dopo di lei.

Quanto alla successiva nomina a presidente di Acea (non oggetto dell'indagine), definita «un premio» da Luigi Di Maio, la Raggi spiega che il nome di Lanzalone è stato selezionato per le sue pregresse esperienze in un novero di curriculum possibili. Ma sul punto va all'attacco anche l'ex premier Matteo Renzi: «Bonafede spieghi il ruolo di Lanzalone. Il governo del cambiamento è nato a una cena con i costruttori». «Il governo non lo abbiamo deciso a cena — risponde Matteo Salvini —. Se l'inchiesta si basa su quello che abbiamo letto è il nulla». Anche per l'altro vicepremier Luigi Di Maio «è un grande equivoco».

Raggi e il dg della Roma, Mauro Baldissoni, hanno confermato la volontà di andare avanti con lo stadio, previa verifica sulla correttezza degli atti firmati. Il Campidoglio ha inviato una comunicazione a Eurnova per sospendere l'iter e chiedere che venga indicato un nuovo rappresentante dopo l'arresto di Luca Parnasi.

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Carabinieri in Comune e lei avvisa il consulente. I consigli di Parnasi per parlare a Spadafora (Corriere della Sera)

di Giovanni Bianconi e Fiorenza Sarzanini

Virginia Raggi è stata informata il 24 maggio scorso dell'indagine su Luca Lanzalone quando i carabinieri sono entrati in Campidoglio con l'ordine di esibire i documenti «sulla consulenza affidata all'avvocato riguardante la questione Stadio». E subito si è premurata di avvisarlo, comunicandogli la visita. L'8 marzo del 2017 la sindaca aveva chiesto per lui la stipula di un «incarico di collaborazione ad alto contenuto di professionalità e a titolo gratuito», ma il provvedimento non è mai stato firmato. L'avvocatura aveva dato parere negativo, ma ciò non ha impedito a Lanzalone di prendere il potere gestendo direttamente dossier e nomine del Comune di Roma.

«Lui dà soluzioni»
Lo scorso agosto il direttore generale della Roma Calcio Mauro Baldissoni parla con Parnasi delle trattative sullo stadio: «Lanzalone non è il sindaco e non è un politico, ma alla fine è quello che indirizza le soluzioni pratiche». Leggendo gli atti si scopre che in realtà lo stadio è soltanto una delle pratiche di cui si occupa. Il 5 maggio scorso Fabio Serini, commissario dell'Ipa, l'istituto di previdenza dei dipendenti capitolini, si rivolge proprio a lui per ottenere una proroga e un aumento di stipendio. Poi Lanzalone conferma al suo socio: «Sono stato io a segnalarlo alla sindaca quando mi ha chiesto un nominativo, ma di soldi deve parlare con la Raggi». Due settimane dopo è l'Atac a chiamarlo per le questioni legate al concordato, aumentando un raggio d'azione e d'influenza che si è esteso anche oltre il Campidoglio.

«Proponi a Spadafora»
Per l'imprenditore Luca Parnasi, che per sua ammissione vive di rapporti con la politica, l'aggancio con Lanzalone risulta decisivo. Lo si evince dalle conversazioni in cui mescolano affari in corso e futuri, con discorsi su partiti e strategie di governo, e dai propositi del costruttore che voleva portare il suo amico addirittura a Palazzo Chigi: «Parnasi seguita a dispensare consigli a Lanzalone su come proporsi a Spadafora (deputato grillino, attuale sottosegretario alle Pari opportunità, ndr) e agli altri esponenti del M5S per sponsorizzare il suo nome», riferiscono i carabinieri relazionando su un'intercettazione di un mese fa, il 16 maggio.

In un precedente colloquio del 6 aprile scorso Parnasi lo blandisce fino a confidargli «che non gli interessa avere un rapporto con Lanzalone in quanto uomo di Di Maio e Grillo, ma Lanzalone in quanto persona capace e intelligente». Ma il fatto che quell'avvocato arrivato al vertice dell'Acea fosse una via d'accesso al mondo grillino, certamente non era irrilevante per Parnasi.

«Di Maio si agita»
In quella stessa intercettazione, i due passano a parlare di politica, locale e nazionale. «Lanzalone dice che Zingaretti (presidente della regione Lazio, ndr) ha fatto fare un accordo coi Cinque Stelle per sostenergli la maggioranza, Parnasi dice che il lavoro che sta facendo Lanzalone è di importanza vitale... Lanzalone dice che deve ricostruire alcune situazioni in settimana, perché le logiche mentali dei Cinque Stelle sono stranissime. Parnasi gli consiglia di smorzare i toni, Lanzalone dice che Luigi (Di Maio) si agita immediatamente e troppo...». Nel frattempo l'imprenditore aveva messo in contatto Lanzalone con il leghista Giancarlo Giorgetti, braccio destro di Matteo Salvini e attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio, anche attraverso la «cena riservata» del 12 marzo.

Nello stesso dialogo del 6 aprile, giorno in cui il Quirinale prendeva atto dello stallo nelle trattative per la formazione del nuovo governo con una nuova pausa di riflessione, «Parnasi propone una persona terza super partes, poi spartendo i vari ministeri, dice che bisogna stabilire le regole precise per l'alleanza e dice a Lanzalone di fare riferimento a Giancarlo (Giorgetti)». Più avanti «Parnasi gli chiede se Luigi (Di Maio) sa del lavoro fatto con Giancarlo (Giorgetti), Lanzalone dice di sì. I due condividono che questa cosa sia stata utile».

Un mese più tardi, il 6 maggio, mentre i contatti tra i partiti si erano di nuovo interrotti, Parnasi telefona a Lanzalone e «chiede se hanno trovato una quadra per la formazione del nuovo governo. Lanzalone ne ha parlato con Giancarlo (Giorgetti) che a sua volta gli ha detto "con Salvini"... Lanzalone voleva fare un sondaggio e si lamenta delle uscite pubbliche sui giornali di Di Maio. Commentano che l'unica cosa è un governo di scopo per andare a nuove elezioni, e spunta il nome di Di Battista. Lanzalone dice che Di Battista prende solo "la pancia" del Movimento ma perde altri voti. Parnasi commenta che Di Maio è stato "fesso" e dice che "con il lavoro che abbiamo fatto io e te avevamo fatto il governo". Lanzalone risponde "erano a un pelo"... hanno fatto un casino da una parte e dell'altra, e dice che lo stesso problema ce l'ha Giancarlo (Giorgetti) con Salvini».

Quaranta giorni dopo Parnasi è a San Vittore e Lanzalone agli arresti domiciliari, mentre Giorgetti, Salvini e Di Maio siedono a Palazzo Chigi.

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Tre ore davanti ai giudici, parla Lanzalone (Corriere della Sera)
Il super consulente M5S si difende: mai commesso illeciti. E Parnasi dal carcere non risponde al gip

F. Fia.

Roma Silenzi e prime ammissioni nella giornata di interrogatori di garanzia seguiti agli arresti dell'operazione Rinascimento, che tre giorni fa ha portato in carcere sei persone e altre tre ai domiciliari.

Il piatto forte arriva nel tardo pomeriggio con le tre ore di faccia a faccia tra Luca Lanzalone, l'ultimo a essere ascoltato, e il gip Maria Paola Tomaselli, affiancata dal pm Barbara Zuin. Completo blu, sguardo imperscrutabile, Lanzalone sostiene di fronte agli inquirenti che «nella mia vita non ho mai compiuto nulla di illecito, respingo con forza ogni addebito». L'ex presidente di Acea, fresco di dimissioni, era accompagnato dal suo legale Giorgio Martellino. È accusato di corruzione per aver aiutato il costruttore romano Luca Parnasi, facendo gli interessi suoi anziché quelli del Comune e ricevendo in cambio la promessa di 100 mila euro in incarichi per il suo studio legale. Prima di lui era toccato in carcere (via rogatoria da Milano) al dominus del sistema illecito, l'immobiliarista Parnasi, che si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Stessa scelta di Adriano Palozzi, capogruppo regionale di Forza Italia, finito ai domiciliari con l'accusa di aver intascato 25 mila euro con motivazioni fittizie.

Parla invece il collaboratore di Parnasi, Luca Caporilli, che ammette la consegna di 1.500 euro a Daniele Leoni (funzionario del dipartimento urbanistica del Campidoglio) durante una cena. Lui e altri cinque uomini di Parnasi sono in carcere e rispondono a vario titolo anche di corruzione, traffico di influenze, frode fiscale, finanziamento illecito.

Parla anche l'ex assessore regionale del Pd, Michele Civita: «Sì, ho segnalato mio figlio a Parnasi. Si era appena laureato, ma è stata solo una leggerezza compiuta in buona fede: la conferenza dei servizi sullo stadio era ormai chiusa dai sei mesi e neanche è stato assunto».

Anche il presidente del Coni Giovanni Malagò, appreso «dai giornali» di essere indagato, ha chiesto alla Procura, tramite l'avvocato Carlo Longari, di essere sentito quanto prima per chiarire la sua posizione.

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IL PERSONAGGIO L'EX PRESIDENTE ACEA
Mr. Wolf, sindaco ombra e le riunioni decisive nel suo ufficio: metteva becco su tutto (Corriere della Sera)
di Goffredo Buccini

L e cene, beh, le cene. Certe erano malinconia trasversale, porto, lanterna e se ghe pensu. E certe sere i genovesi più accorti potevano scorgere lui, Luca Lanzalone, lanciato nel ruolo nazionale di Aggiustatutto grillino, con il suo antico mentore, Marco Desiderato, e l'amico di sempre, il console dei camalli Tirreno Bianchi, insomma il Nuovo mondo nuovo e il Vecchio mondo nuovo seduti a chiacchierare davanti a una trofia al pesto del ristorante Europa in galleria Mazzini.

Dopo sere del genere, Desiderato, antica volpe democristiana, si lasciava sfuggire frasi simili: «Stanno offrendoci vari ministeri, ma Luca li ha rifiutati tutti», così, al plurale, con una debolezza che svelava in realtà, più che ambizione propria, affetto per quell'allievo di navigazione nel mare procelloso di politica e affari.

Le cene dicono molto di noi e moltissimo nella storia sino a ieri fortunata di questo avvocato che, con scarsa fantasia e zero eleganza, il costruttore Parnasi aveva ribattezzato Mister Wolf (lo spiccia-problemi di Pulp Fiction). Qualche testimone racconta di quanto Virginia Raggi lo supplicasse per una pizza, «e dai, almeno una pizza!», soggiogata com'era dalla competenza tranquilla di questo professionista allampanato e cortese, capace di piacere a un camallo marxista sul molo o a Bill Clinton su un campo da golf. Qualche ex dirigente capitolino, chiedendo un comprensibile anonimato, si spinge a sostenere che «Lanzalone era il vero sindaco di Roma», tanto che nel suo ufficio all'Acea si facevano tutte le riunioni per il concordato dell'Atac. E questo non perché fosse il dominus occulto di Atac ma — di più — perché Atac era un asset importante del Comune di Roma e «al Comune lui metteva becco su tutto»: palesemente.

C'è da credere che, come ai cavalli di razza della Prima Repubblica, il potere gli sia sempre interessato più dei soldi, che pure non gli dispiacevano ma che aveva avuto sin dall'infanzia. Famiglia della Genova danarosa con palazzo seicentesco in vico dei Giustiniani affrescato dal Piola, imparentato con la più grande (e ricca) agenzia di pompe funebri della città, la Campirio & Mangini, associato a studi d'avvocati a Miami e New York, sposato con una notaia di Crema che deve averlo introdotto tanto da indurre il sindaco della cittadina ad augurargli pronta riscossa giudiziaria, questo gran maestro d'affari riservati non sempre ha mostrato l'affidabilità per la quale è rinomato.

Poco più che ventenne (col filippino di casa che lo chiama ancora «signorino»), milita nei giovani socialisti in un Psi che sta per agonizzare sotto i colpi di Mani Pulite. «E ci ha fatto perdere un congresso per le balle che sparava», sostiene un antico sodale (anche qui, niente nomi: il nostro Aggiustatutto potrebbe sempre tornare in auge...). Era il congresso del 1991 e Lanzalone sembrava optare per la corrente Cerofolini («soprattutto perché Cerofolini padre era stato sindaco e il nostro eroe è sempre stato affascinato dal potere», ci racconta la fonte). Un giorno il nostro se n'esce annunciando «un accordo coi fossiani», la corrente del sottosegretario Francesco Fossa di Pegli: «Compagni, abbiamo vinto il congresso!». Peccato che i fossiani avessero già chiuso un accordo col gruppo di Luca Josi... «Qualche anno dopo me lo ritrovo in moto al semaforo e mi annuncia: "Son passato con Tonino, sono il suo referente a Genova". Tonino era Di Pietro, appena entrato in politica», chiosa perfido il compagno dei tempi andati: è l'infanzia d'un capo.

Poi si cresce. Si impara a misurare le parole. La scuola di un vecchio dc che guida per anni la finanziaria della Regione Liguria è preziosa quanto gli ottimi studi di diritto amministrativo. «Io non ho una veduta mia, porto avanti la veduta del mio cliente», diventerà il suo mantra. Nel deserto che scaturisce alla fine della Seconda Repubblica, uno dalle vedute così...elastiche diventa un guru.

Il resto è ascesa veloce. Decisivo l'incontro con Alfonso Bonafede, allora giovane avvocato a Firenze. Vero king maker del gruppo, il ministro della giustizia porterà ai Cinque Stelle l'attuale premier, Conte (suo professore), e la sua alternativa, poiché forse, per lunghi, inebrianti momenti gli uomini di Casaleggio soppesano l'eventualità di mandare Lanzalone ad «eseguire» il contratto di governo. In mezzo c'è molto: il salvataggio dell'Aamps nella Livorno grillina di Nogarin, il «merito che va premiato», come dirà Di Maio; l'arrivo nelle stanze del Campidoglio come consulente della Raggi e sulla poltrona più alta dell'Acea. L'immancabile Bisignani, il percolato pettegolo di Dagospia. Le terrazze. Il tepore di una Roma che sempre ammalia prima di uccidere.

L'Atac è luogo scivoloso, dove sdrucciolano via per anni venti milioni anticipati a Parnasi per la costruzione della nuova sede a Castellaccio, un palazzo affittato prima d'essere costruito, assurdità amministrative che ingolosiscono la Procura. Infine lo stadio: l'inchiesta su cui tutto si catalizza, la prima grande rogna della Terza Repubblica forse mai nata. Alla conferenza stampa per gli arresti una sua collaboratrice si spaccia per giornalista, viene smascherata dai carabinieri e interrogata dai pm. Tutto a Roma è sempre a metà strada tra tragicommedia e spy story alla gricia. Sapendolo, bisognerebbe volare bassi. Ma è una parola. Le ultime volte, Desiderato lo rampognava, «stai esagerando, non esporti»: vicino a Pallotta per Roma-Juventus, vicino alla Raggi per il Gran Premio di «Formula E» all'Eur, come un sindaco dei sindaci. Chissà se nello slang greve del generone romano Parnasi gli ha detto, a cena col leghista Giorgetti: «Sto a 'ffa er governo!». E chissà se allora, almeno allora, lui ha rimpianto per un attimo le sue cene genovesi, col vecchio dc e il vecchio camallo. Le microspie non lo registrano, un po' ci piace crederlo.


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Calabrese ora è critico: «Era meglio Pietralata» (Corriere della Sera)

Il consigliere grillino accusa l'ex assessore Berdini: «Non ha mai preparato una istruttoria sul progetto»

di Maria Egizia Fiaschetti

Ammette «l'enorme dispiacere», Pietro Calabrese, consigliere M5S che in commissione Urbanistica ha seguito l'iter dello stadio: «Se le accuse a Luca Lanzalone fossero confermate, sarebbe un grave tradimento. Siamo garantisti, ma ora lui è fuori».

Consigliere Calabrese, come era visto l'avvocato Lanzalone in Campidoglio?
«Come un ottimo professionista, che a Livorno con Aamps (la municipalizzata dei rifiuti per la quale ha seguito la procedura di concordato) ha svolto tutto in modo perfetto, laddove altre città toscane hanno fallito... Poi, certo, io non ho la macchina della verità, ma siamo in un territorio in cui c'è una certa cultura che, per così dire, tende a distorcere la realtà...».

Se è vero che l'esperto le è stato suggerito dai vertici, dopo il caso Marra, la sindaca avrebbe dovuto vigilare di più?
«Ripeto, Lanzalone era considerato fidato e di pregevoli capacità: requisiti grazie ai quali è stato nominato alla presidenza di Acea, che ha gestito bene assieme all'ad, Stefano Donnarumma».

Perché per lo stadio si decise di ricorrere a un consulente esterno?
«Paolo Berdini, l'ex assessore all'Urbanistica, oltre ad avviare la procedura non ha fatto nulla. Era senza assistenti, a parte qualche segretario, quando il suo predecessore (Giovanni Caudo, ndr) si avvaleva di una decina di collaboratori, tra urbanisti e architetti. Come consiglieri abbiamo chiesto a Berdini un'istruttoria legale sull'arena, ma lui non l'ha mai preparata e scritta».

Che conseguenze ha avuto l'inchiesta sugli equilibri interni alla maggioranza?
«Nell'immediato ho avvertito tensione, siamo stati messi a dura prova, ma mi aspettavo di peggio».

Cosa temeva?
«Possibili fratture, mentre ha prevalso la coesione nonostante tra gli indagati ci sia anche il nostro capogruppo, Paolo Ferrara».

In questi giorni con Ferrara vi siete sentiti?
«Era in aula anche ieri (giovedì, ndr) e l'ho visto molto sereno. Le accuse nei suoi confronti sono di una inconsistenza totale. Si contesta un tweet nel quale pubblica degli elaborati grafici, ma è noto che a Ferrara sta a cuore il litorale».

Nessuna richiesta di favori a Parnasi?
«Lo escludo nella maniera più assoluta. Ferrara si è limitato a chiedere consigli sul nuovo lungomare di Ostia, un po' come quando devi ristrutturare casa e consulti un amico architetto per farti suggerire delle soluzioni».

Che ne sarà dello stadio a Tor di Valle?
«È da poco scaduto il termine per presentare le osservazioni e ci vorrà almeno un mese prima che il Comune formuli le controdeduzioni. Rimane in sospeso la questione del contenzioso sui terreni, sui quali il proponente (Parnasi) dovrà dimostrare di avere piena titolarità. Nel frattempo la società potrebbe cambiare assetto giuridico, potrebbe essere nominato un curatore...».

Fosse stato lei a decidere, sarebbe andato avanti col progetto?
«Abbiamo enormi responsabilità, non solo politiche, ma amministrative. Dobbiamo valutare i rischi di scelte che potrebbero essere impugnate, con danni pesanti alla città».

Il Calabrese cittadino cosa pensa dell'impianto a Tor di Valle?
«Sono sempre stato critico, ma la legge sugli stadi prevede che sia il proponente a scegliere l'area. La zona di Pietralata, vicina alla metro Quintiliani e alla stazione Tiburtina, sarebbe stata una scelta migliore».

BomberMax

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sig.ra Lazionet  grazie del servizio impagabile che ci dai , applausi.

UnDodicesimo

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 16 Giu 2018, 08:00
...
Mr. Wolf
...

il segno dei tempi che cambiano ma il mondo rimane sempre lo stesso.

In un epoca quando Tarantino era uno sconosciuto si sarebbe detto 'Faccendiere'.

Pazienza, ce ne faremo una ragione

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UnDodicesimo

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che poi, pensandoci ora che leggo anche dell'Atac, gli affari che conduceva Parnasi erano ben noti prima della 'cena di governo'.

appunto l'Atac, la sede della provincia, i buffi con Unicredit.

eppure...  :ignore:

Davy_Jones

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Citazione di: BomberMax il 16 Giu 2018, 08:07
sig.ra Lazionet  grazie del servizio impagabile che ci dai , applausi.

davvero. l'unico problema e' che mo non me riesco a stacca' prima de ave' letto ogni dettaglio de sta storia...  :beer:

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