Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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trax_2400

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Citazione di: Omar65 il 16 Giu 2018, 21:14
Mi spiego meglio però.
È un'affare che useranno per far cadere il comune, gli honesti e se ci riescono il governo.
Non si potrà ricominciare come se niente fosse.
Come società però non saranno coinvolti.
Ma dovranno ricominciare da capo da un'altra parte.
Con grandi probabilità che il sor Pallota li sfanculi.
Io mi accontento.
Anche io ho questa impressione su Pallotta

Ranxerox

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Ma è ovvio che come società roma non sono coinvolti.
Mica è il loro lo stadio (in barba alla legge sugli stadi).
Quindi non stava a loro fare impicci determinanti sotto l'aspetto giudiziario.
Il lavoro sporco stava tutto in collo al proponente Parnasi.
Al momento, anche Unicredit è fuori dai giochi perché aveva già mollato Parnasi all'inizio del 2017 ciucciandogli tutto il possibile e lasciandogli solo la carta Tor di Valle, così come aveva scaricato la roma passando il debito a Goldman Sachs.
Era prima di queste due operazioni che pilotava tutta la pratica perché aveva interessi e rischi grandissimi nella vicenda, ma parliamo di un periodo che non mi pare riguardi l'inchiesta odierna.

Omar65

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Comunque ragazzi, se come tifosi della Lazio stiamo tutti in modalità arcobaleni, come cittadini di Roma e di questo Paese c'è da mettersi a piangere...

GoodbyeStranger

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Comunque per quanto si possano mischiare le carte qui c'è uno che deve fare il più grande abuso edilizio della storia di Roma, per farlo si pagano tangenti si calpestano regole, arrestano tutti ma lui non c'entra niente.

Vabbé se lo dite voi ci credo, sarà così...

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Palo

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A chi si chiede perché Magliaro sul giornale scrive certe cose mentre su Twitter me scrive altre, ricordo che il giornale deve vendere speranze ed illusioni agli idioti. Su Twitter lui sfoga la sua procupazione da tifoso.

Cervino

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Che belli i salti mortali per tentare di lasciare fuori da questa storia quel galantuomo di Pallotta.

Il quale, e questo fa capire la mafia di peggior specie con la quale abbiamo che fare, invece di chiedere scusa e scappare a Boston con il primo aereo si permette pure uscite arroganti.

SSL

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Citazione di: Cervino il 17 Giu 2018, 03:54
Che belli i salti mortali per tentare di lasciare fuori da questa storia quel galantuomo di Pallotta.

Il quale, e questo fa capire la mafia di peggior specie con la quale abbiamo che fare, invece di chiedere scusa e scappare a Boston con il primo aereo si permette pure uscite arroganti.
Se a parti invertite fosse toccato a Lotito già gli avrebbero come minimo perquisito casa..

biko

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Pallotta che sta perdendo la pazienza è un'immagine divertente.
Sono curioso di vedere gli effetti già dal mercato...erano partiti coi botti (sulla carta) ora partono 2 bei pezzi (bene :=)))
Mi auguro in un virtuoso vortice di depressione :wc:

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L'inchiesta su Tor di Valle

Il consulente ombra nelle chat di Raggi «Fate decidere a lui» (Il Messaggero)


Il ruolo di Lanzalone in tutti i dossier caldi emerge dai dialoghi tra sindaca e consiglieri. Anche Fraccaro e Bonafede «in aiuto» per sedare la rivolta contro il progetto

Per le «situazioni esplosive», a partire dall'affaire stadio, ci sono loro: Luca Lanzalone, Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro. Il primo, ex super consulente del M5S in Campidoglio approdato alla presidenza di Acea fino alle dimissioni dell'altro ieri, è finito ai domiciliari per corruzione; gli altri due, ex "tutor" di Raggi dopo l'arresto di Marra, oggi sono uno ministro della Giustizia, l'altro ministro per i Rapporti col Parlamento.È a  questo terzetto che la sindaca si rivolge quando la navigazione al timone di Roma si fa più travagliata. «Porta tutto a Lanzalone», «chiediamo aiuto a Fraccaro e Bonafede», facciamo «un passaggio» con i dioscuri inviati dalla Casaleggio, sentiamo «gli avvocati di Livorno», cioè Lanzalone e soci. Ordini, "dritte", indicazioni ai consiglieri comunali che riemergono dalle chat grilline ora che la grana Tor di Valle è deflagrata tra arresti e accuse di tangenti. Né Raggi, né Bonafede, né Fraccaro - al contrario di Lanzalone per cui viene ipotizzato anche il reato di traffico d'influenze - sono coinvolti nella maxi-inchiesta della Procura che ha scoperchiato la"cupola"Parnasi, sono semplicemente citati qua e là nelle carte delle indagini. Al di fuori della sfera penale, gli scambi nelle chat grilline svelano cosa accadesse dietro le quinte di Palazzo Senatorio. Il peso del super consulente, il cui via libera a quanto pare pesava più di un parere contrario degli uffici comunali. E i margini di manovra dei due tutor, a cui Raggi si affida largamente dopo l'arresto del braccio destro Marra, dalla comunicazione alle crisi nei municipi -come alla Garbatella dove si è votato una settimana fa - al nuovo statuto comunale: «Perché non è stata Virginia a presentarlo? - si chiede una consigliera - me so ritrovata a guardà Fraccaro...boh».
I CONTRARI
A fine gennaio, poco prima dell'accordo con Parnasi e la Roma, i pentastellati contrari all'operazione stadio, con annesso «Ecomostro», sono ancora tanti. A partire, scrive una consigliera in chat, dai «consiglieri,presidente e assessori del Municipio IX», dove ricadrebbe in parte l'operazione immobiliare, «che vorrebbero incontrare i cittadini per spiegare la propria contrarietà».Starebbero organizzando addirittura una «manifestazione» sotto al dipartimento Urbanistica. «Credo sia indispensabile -dice l'esponente grillina - un incontro con tutti loro e con Bonafede e Fraccaro per spiegare la situazione». Altrimenti è una «polveriera che può esplodere». L'intervento dei due "tutor" del M5S sui consiglieri contrari è subito avallato da Raggi, che risponde secco: «Assolutamente sì». E anche Daniele Frongia, assessore allo Sport, applaude alla decisione. In un'altra chat dello stesso periodo, una consigliera si lamenta perché gli incontri «soprattutto quello sullo stadio» sono stati organizzati con le commissioni incorso,è «scorrettissimo», scrive. Risponde Raggi che sono tutte «situazioni esplosive», si meraviglia che «non riusciamo a venirne a capo» e spiega che il «calendario è stato deciso sulla base della disponibilità degli avvocati di Livorno da Fraccaro e Bonafede» «o forse dalla mia segreteria...». Gli avvocati di Livorno, spiega una consigliera presente alle riunioni, sono quelli dello studio Lanzalone, che aveva già lavorato con la giunta Nogarin. «A tutti gli incontri parteciperanno Bonafede, Fraccaro e gli avvocati», scrive sempre a gennaio 2017 l'ex capogruppo Paolo Ferrara, ora indagato nell'inchiesta su Tor di Valle, ed elenca una sfilza di sette appuntamenti sui temi più vari, dai trasporti all'ambiente, e ovviamente c'è lo «Stadio». Altri messaggi ancora aiutano a capire quanto Lanzalone fosse influente ed ascoltato dai grillini del Campidoglio.
I MERCATI «SBLOCCATI»
Per esempio sulla vicenda degli ex Mercati generali da riqualificare. Lanzalone nelle intercettazioni ne parla con Parnasi. Dice: «Sì, gli ho sbloccato i Mercati Generali», riferendosi a un altro costruttore. In una chat è Raggi a chiedere di spedire la pratica a Lanzalone. «Ex mercati generali - scrive testuale la sindaca -chi di voi ha il materiale relativo? Dobbiamo farlo subito a Lanzalone». Risponde la presidente della Commissione Urbanistica: «Ho alcuni materiali». Raggi replicadi fretta (e un po' sgrammaticata): «Inviali i portali subito a Lanzalone».
L'ODG E L'«OK» DI LANZALONE
Nei messaggi si parla poi dell'ordine del giorno su un altro progetto che il M5S ha portato in Consiglio comunale. L'odg aveva avuto il via libera dell'avvocatura e «abbiamo fatto un passaggio con Lanzalone che ha dato l'ok», scrive l'ex capogruppo Ferrara. Poi però i tecnici degli uffici - «la Turchi», che è stata vicesegretario e capo dell'Anticorruzione comunale - fanno sapere che daranno un «parere negativo».Questo non ferma i 5 stelle. Basta l'«ok» di Lanzalone e l'atto «l'abbiamo votato», annota Ferrara.
Lorenzo De Cicco

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Da Marra a Romeo, quelle sviste di Virginia: «Non riesco a vedere il cattivo nelle persone» (Il Messaggero)

IL PERSONAGGIO

ROMA - «Purtroppo io non riesco a vedere il cattivo nelle persone. Forse è un mio limite. Ma io sono fatta così». Virginia Raggi in questi due giorni di relax assoluto con marito e figlio «devo staccare con tutto, altrimenti non ce la faccio» pensa e ripensa a quest'ultima tegola che le è caduta addosso. Accarezza la fiducia tradita per l'ennesima volta. Rimugina sulle aperture di credito concesse a tanti personaggi sarà la storia a dire se si tratta di avvoltoi girati intorno al suo Comune in questi due anni.
Da Raffaele Marra a Salvatore Romeo. Dall'ex braccio destro «spiccia problemi» che ora l'ha trascinata nel processo che inizierà giovedì, all'ex segretario politico con cui saliva sul tetto del Campidoglio e che un bel giorno scoprì che le aveva intestato «a titolo di amicizia» polizze assicurative. E tutte le volte appena arriva la doccia gelata, la reazione è sempre la stessa. In privato la sindaca si dice «sconvolta», in pubblico «stupita». Intimamente è rammaricata.
In Comune chi le sta vicino davanti a questa scena, che si ripete in maniera sempre più esponenziale aumentando il finale a rischio di questo film thriller, si sfoga: «Purtroppo è un agnellino circondata da un branco di lupi».
In questa frase non c'è solo la lettura di Virginia-Candide ma forse la consapevolezza che la sindaca continua a non controllare tutto. E puntualmente rischia di fidarsi delle persone sbagliate. Che si presentano in un modo, salvo poi togliersi la maschera.
I RAPPORTI
Alla normale delusione si aggiungono anche i rapporti con il M5S. Questa vicenda in un certo senso traccia una linea. Raggi ha detto in tutti i modi che Luca Lanzalone le fu presentato da Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, due ministri e due dimaiani di ferro. Mettendoli ora in una posizione complicata. Tanto che le versioni ormai su chi presentò a chi coincidono con difficoltà. «Non riusciamo a trovare una linea comune», spiegavano sempre ieri da Palazzo Senatorio, deserto di politici ma denso di ombre e preoccupazioni.
Non è un caso che ieri Raggi abbia deciso di dare forfait al villaggio Rousseau allestito nella Capitale. In tempi normali o semi la sindaca sarebbe stata in prima fila, al fianco di Davide Casaleggio, con un sorriso curioso, a parlare di democrazia diretta e di come anche il Campidoglio stia andando verso questa strada, grazie alla riforma dello statuto, i nuovi referendum e tutte le piattaforme di condivisione. Ieri invece non si è presentata. Rimarcando plasticamente la sua distanza con il pianeta Casaleggio, con Davide. E quindi per osmosi anche con quel pezzo di M5S che ora sta al governo. Lo stesso che per inciso e per proclami ante inchiesta dovrebbe aiutare la Capitale a rialzarsi. Con tavoli, piani e leggi ad hoc.
Per il momento è tutto congelato. Prima infatti c'è la sopravvivenza politica dei protagonisti di questa vicenda che tocca tutti, anche se tutti sfuggono, schivano e respingono gli addebiti di vicinanze con il Mister Wolf del Movimento Cinque Stelle, Luca Lanzalone.
E così, quasi per uno scherzo del destino, Raggi e Lombardi si ritrovano per la prima volta sullo stesso fronte. Dicono, forse senza nemmeno saperlo e per fini diversi, la stessa cosa: non chiedete a noi.
Simone Canettieri

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Nelle carte i soldi ad altri politici e spuntano i dirigenti del Mibact (Il Messaggero)

Oltre cento pagine di omissis sugli altri soldi che Luca Parnasi, manager rampante «con una mentalità anni Ottanta», ha pagato a politici e dirigenti, arrivando anche ai dirigenti del Mibact, per spianare la strada ai tanti progetti che aveva in cantiere. Le carte dell'inchiesta sullo stadio di Tor di Valle, che hanno portato in carcere l'imprenditore e ai domiciliari il presidente di Acea, Luca Lanzalone, uomo dei Cinquestelle che dominava in Campidoglio e che, emerge dall'inchiesta, avrebbe fatto sparire dal suo computer mail potenzialmente compromettenti, sono in gran parte coperte. I carabinieri del Nucleo investigativo, coordinati dal pm Barbara Zuin, stanno lavorando per trovare i riscontri alle intercettazioni dove gli indagati parlano delle mazzette pagate in forma di consulenze o favori, dei finanziamenti alla politica e dei rapporti con deputati o amministratori locali.
GLI ALTRI POLITICI
Lega in testa, Luca Parnasi pagava tutti. Ma oltre ai nomi già emersi nella lista che faceva ai collaboratori per versare contributi in campagna elettorale - da Paolo Ferrara, capogruppo Cinquestelle finito indagato, a Marcello De Vito, fino a Renata Polverini - ce ne sono altri sui quali i pm stanno lavorando. La procura sta acquisendo tutta la documentazione sulle erogazioni, per verificare quanti siano i finanziamenti regolarmente registrati e quali, invece, fossero contropartite per favori da chiedere. Ma intanto, dalle intercettazioni emerge che il rapporto con la politica di Parnasi andava oltre i dati già emersi dall'inchiesta. In una telefonata di febbraio, quando dice ai suoi come fatturare i soldi in uscita - dai 25mila euro dati ad Adriano Palozzi, ai 10mila a Renata Polverini - aggiunge: «Domani ho un altro meeting coi Cinquestelle». La procura ha scelto di coprire la parte successiva della conversazione con un omissis.
Tra i politici che spuntano nelle carte, c'è anche Andrea Di Priamo, vicepresidente dell'Assemblea capitolina di Fratelli d'Italia. È lui che è riuscito ad avvicinare Andrea Carini, il dirigente della Regione Lazio rappresentante unico in seno alla Conferenza dei Servizi Stadio della Roma. Il tentativo è quello di trovare un collocamento per la moglie di Carini negli uffici del consigliere Di Priamo o, in alternativa, da Giorgia Meloni. Intorno c'è il lavoro condotto da Errico Stravato, l'ex dirigente del dipartimento Urbanistica del Comune di Roma, oggi imprenditore in affari con Parnasi per l'ippodromo.
IL MIBACT
Parnasi arriva anche ai dirigenti del ministero e persino ai funzionari di palazzo Chigi. Annotano i carabinieri: «Dopo aver ottenuto dal Soprintendente Prosperetti il superamento del vincolo, i dirigenti del gruppo hanno dovuto affrontare il problema derivante dal ricorso gerarchico sulla pronuncia dello stesso Soprintendente. Essendosi elevato il livello decisorio, competente sul ricorso gerarchico è la direzione generale del ministero». Per questo, l'imprenditore si rivolge ai docenti Sandra Amorosino e Cesare San Mauro i quali, dopo aver ricevuto l'incarico, hanno iniziato a seguire la pratica «avvalendosi delle entrature che gli stessi hanno presso il Ministero». E soprattutto al capo dell'ufficio legislativo, Paolo Carpenteri. Scrivono i militari in un'informativa: «Diverse comunicazioni documenta che Amorosino sia confrontato sul piano tecnico e giuridico con Carpentieri in ordine al parere sul ricorso, concordandone in parte il contenuto di inammissibilità e quindi favorevole per il gruppo Parnasi. Ciò appare in evidente violazione alle norme sul procedimento amministrativo». Non solo, secondo le indagini il docente ha ricevuto, «in via informale, il parere, verosimilmente prima che lo stesso venisse ufficialmente adottato e depositato». Anzi, con Carpentieri i consulenti di Parnasi si organizzano: «Costruiamo un parere in modo da farlo uscire dall'ufficio legislativo in maniera che sia inammissibile e improcedibile».
Per Palazzo Chigi, invece, è direttamente un collaboratore di Parnasi a contare su rapporti importanti. Scrivono i carabinieri: «Carlo Notamurzi, titolare dell'ufficio per la concertazione amministrativa e il monitoraggio della Presidenza del Consiglio, nonché responsabile unico del progetto per il nuovo stadio della Roma per la Presidenza del Consiglio risulta avere un rapporto privilegiato con Simone Contasta (arrestato mercoledì, ndr) al quale, in più occasioni, manifesta la propria disponibilità ad intercedere con vari enti pubblici e Ministeri, tra cui il comando dei vigili del Fuoco, per agevolare la gestione del progetto del nuovo stadio».
LA STRATEGIA
Parnasi e i suoi puntano anche a realizzare gli obiettivi imprenditoriali contando sulla necessità di consenso elettorale dei Cinquestelle. In una conversazione intercettata, Parnasi spiega a un collaboratore come vuole rientrare dai debiti contratti per la realizzazione dello stadio con la creazione di un fondo. «Una volta che tu hai le carte in mano, tutto preciso eccetera, io ho il modo, ci andiamo insieme a parlare con Lanzalone... facciamo dare il mandato da Ideafimit a Lanzalone, così ci risolve il problema... facciamo uscire gli articoli che i Cinquestelle stanno bloccando tutti i beni di Roma, Di Maio che deve prendere voti si comincia a preoccupare, non so se mi spiego».
LA CONSULENZA IPA
Intanto emergono altri dettagli sugli incarichi che Luca Lanzalone aveva in Comune. Come la consulenza all'Ipa. Perché, dopo avere ottenuto l'incarico come commissario straordinario dell'Istituto grazie all'intervento di Lanzalone, Fabio Serini avrebbe conferito allo studio dell'uomo di fiducia del M5S una consulenza. La determinazione del commissario straordinario è del 2018 e affida allo studio Lanzalone & partners una consulenza da 11.562 euro per la redazione di un parere legale «relativo alla corretta applicazione del contratto per il servizio erogazione prestiti in favore degli iscritti» a nome del collega di studio di Lanzalone.
La prima nomina, Serini, l'avrebbe avuta proprio grazie a Lanzalone che intercettato racconta di avere segnalato il suo nome alla Raggi: «Quando lei mi ha chiesto un nominativo per una persona da mandare lì, ho segnalato il tuo, perché ti ritengo una persona capace». Racconta al suo socio Luciano Costantini che il commissario si sarebbe anche lamentato: «Mi fa tutto un panegirico, invece, sul discorso dell'Ipa... che adesso lui, insomma, gli sembra di essere poco remunerato».
ESIGENZE CAUTELARI
Durante l'inchiesta gli inquirenti si sono scontrati con un muro di omertà: da parte dei collaboratori di Parnasi, ma anche dei partiti che hanno ricevuto i soldi da lui. E' in un passaggio con cui il gip giustifica le esigenze cautelari a suo carico: Parnasi deve stare in carcere, perché potrebbe inquinare le prove. I magistrati stanno ancora lavorando, ma le condotte, «alcune delle quali ancora non oggetto di contestazione devono essere compiutamente accertate attraverso l'escussione di persone informate sui fatti vicine sia ai componenti del sodalizio che ai funzionari/politici che hanno ricevuto le erogazioni in approfondimento». Per il giudice è ovviamente centrale il rapporto «omertoso, mantenuto da alcuni dei dipendenti del gruppo, oppure dei componenti, non indagati, «delle fondazioni/associazioni collegate ai politici/funzionari che hanno ricevuto sotto varie forme le erogazioni».
Michela Allegri
Valentina Errante

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Stadio, il super-manager e la rete in Campidoglio (Il Messaggero, Cronaca di Roma)
IL CASO

In Campidoglio lo chiamano l'«asse dell'Aurelia». Perché a un certo punto - è la fine del 2016 - da Genova e Livorno iniziano ad arrivare figure centrali dell'amministrazione Raggi. Per un caso forse poco incidentale, Luca Lanzalone ha nel curriculum consulenze con le amministrazioni di queste due città. Sotto la Lanterna ha lavorato con la giunta Doria (centrosinistra) per la vicenda Amiu, la partecipate dei rifiuti. Stesso discorso nella grillina Livorno di Filippo Nogarin. In entrambi i casi è la fama di «super tecnico» a precedere, l'avvocato: «Ci pensa Luca». «Meno male che c'è Luca». E i risultati gli danno ragione. A ottobre del 2016, in un Campidoglio che balla tra inchieste e dimissioni, le figure apicali scarseggiano.
I TENTACOLI
Virginia Raggi sceglie come segretario generale Pier Paolo Mileti, professionista dal carattere riservato, strappato al Comune di Genova. Tempo tre mesi ed ecco che da Palazzo Doria arriva un'altra pedina centrale di cui il Campidoglio è sprovvisto: Franco Giampaoletti. Serve un direttore generale che faccia funzionare una macchina complessa e tentacolare come quella di Roma. Il «Giampa» è l'uomo giusto per titoli, capacità ed esperienza. Lanzalone, narra la leggenda, lo chiama a dicembre del 2016, quando ha già lasciato Genova per andare a occuparsi dell'Unicoop Tirreno. I due si conoscono e si stimano. Dopo tre mesi il manager diventa il diggì del Comune e Raggi gli affida un compito fondamentale: la riforma della macrostruttura dell'amministrazione. L'ultimo tentativo di mettere ordine tra i dirigenti è stato fatto con risultati non proprio felici da Raffaele Marra, dunque serve una rivoluzione. «Giampa» si confronta spesso con «Lanza» sui temi più importanti del Comune. Un rapporto solido e di amicizia che non è rinnegato nemmeno in queste ore di tensione sotto la Lupa. Il direttore generale della Capitale ha un ruolo chiave ovunque: gestisce tutte le pratiche più spinose, com'è normale che sia, dallo stadio ai rifiuti passando per Atac. Più le tante mine che scoppiano quotidianamente sulla strada di chi amministra Roma.
Lanzalone compare in Comune nel momento della prima crisi e fondamentalmente, nonostante l'incarico in Acea arrivato nel frattempo, non se ne va fino all'arresto. I consiglieri grillini lo conoscono a dicembre del 2016 presentato come «un legale del M5S» catapultato qui per convincere la maggioranza che la delibera dello stadio si può cambiare non c'è alcun rischio di penali. E in effetti così avverrà. Sempre più consultato, come un oracolo, Lanzalone diventa centrale. Un numero da chiamare in caso di dubbi. Anche se ad agosto del 2017 salta il terzo assessore Bilancio. Bisogna da sostituire Andrea Mazzillo, ed ecco Gianni Lemmetti, già uomo dei conti a Livorno. «Luca è un amico e per noi era una persona importante», ha detto ieri l'altro l'assessore.
A dire il vero non è il primo livornese ad approdare a Roma: tre mesi prima la strada gli è stata aperta da Fabio Serini, nominato dalla giunta Raggi commissario straordinario dell'Ipa (la mutua dei dipendenti capitolini). Nel suo palmares ha un'esperienza come commissario giudiziario dell'Aamps, la matassa toscana dipanata da Lanzalone. C'è un legame anche tra loro, tanto che l'avvocato al telefono si sfoga: «Ormai mi chiamano anche per farsi aumentare lo stipendio: a Serini ho detto guarda, parlane con la Raggi». Una tela di rapporti - con professionisti che non risultano indagati - vasta. Dentro e fuori il Comune. Carlo Felice Giampaolino, uno degli advisor del concordato (superpagato) Atac, si rivolge costantemente a Lanzalone. L'obiettivo in caso di concordato è nominarlo commissario.
Simone Canettieri

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Dai flussi di traffico ai pareri sulle cubature il progetto già al setaccio dei dipartimenti (Il Messaggero, Cronaca di Roma)

LA PROCEDURA

Ci vorranno mesi, al netto delle rassicurazioni il cui principale obiettivo è stato quello di sedare i fremiti politici della maggioranza in Campidoglio all'indomani dello scandalo giudiziario , il progetto per lo stadio della Roma a Tor di Valle resterà congelato e dunque sospeso per un tempo indefinito e indefinibile. Il Comune nel tentativo di placare lo scandalo ha promesso e garantito l'avvio (già dalla prossima settimana) di una due diligence, anticipata da Il Messaggero, per verificare che tutti gli atti amministrativi finora prodotti siano corretti. In questa procedura saranno coinvolti molti uffici e non solo quelli dell'Urbanistica: le indagini riguarderanno tanto le infrastrutture quanto le strategie per la viabilità. Per far questo l'amministrazione non ha calcolato pubblicamente un tempo limite. Lo hanno fatto ufficiosamente gli uffici comunali, indicando «almeno il 2019» come orizzonte per una eventuale variante urbanistica. Tanto che se tutto dovesse risultare legittimo, la posa della prima pietra non avverrebbe prima del 2022. Altro che stadio pronto per il campionato del 2020-21, come sognavano i privati.
L'assessore all'Urbanistica, Luca Montuori, ha lasciato intendere che nessuna delibera potrà approdare in aula Giulio Cesare entro l'estate. «Le cose si devono fare nel modo corretto, niente errori». Il che tradotto porterà il Comune a rivedere ogni singolo atto. Una verifica approfondita riguarderà l'intero piano traffico anche a fronte delle intercettazioni dei collaboratori di Parnasi che si scambiavano commenti preoccupanti sull'assenza del ponte di Traino e la congestione della viabilità che ne sarebbe seguita: «Sarà il caos», dice un uomo dell'imprenditore. «Tienitelo per te», la replica di Luca Caporilli, dirigente di Eurnova, finito agli arresti. Dovranno poi essere controllati anche i pareri licenziati da Daniele Leoni, il funzionario del dipartimento Urbanistica del Campidoglio, chiamato a prender parte alla conferenza dei servizi e ad esprimersi sui criteri di calcolo degli oneri per Parnasi. Leoni è indagato e, secondo l'accusa, avrebbe ricevuto 1.500 euro tramite un bonifico effettuato dal gruppo dell'imprenditore romano alla fondazione Fiorentino Sullo a lui riferibile.
I TERRENI
Come ha detto Pietro Calabrese, vicepresidente della Commissione Trasporti, «dopo quello che è accaduto crediamo che vada verificato se lo stesso rapporto fiduciario con la società di Parnasi sia ancora in piedi. È necessario avere certezza sulla piena titolarità dei terreni da portare al momento della firma della convenzione». Peccato che proprio questo tipo di verifica, sui terreni di Tor di Valle, fosse stato chiesto un anno fa dalla consigliera Cristina Grancio, la ribelle espulsa dal M5S per avere semplicemente ribadito la propria contrarietà all'operazione stadio (con annesso «Ecomostro»), mentre tutti i colleghi pentastellati si rimangiavano quanto detto nella campagna elettorale del 2016. «Ora chiedono una verifica sui terreni, davvero? Io lo dicevo da un anno, ma non mi hanno ascoltato, chissà chi aveva ragione», commenta la Grancio, che giovedì in Consiglio comunale si è presa la sua rivincita guardando in faccia gli ex sodali di maggioranza e affermando: «Ora chiedetemi scusa». Nessuno dei grillini lo ha ancora fatto.
Camilla Mozzetti

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Dopo la bufera giudiziaria, società e amministrazione difendono il progetto giallorosso

Stadio: la lunga attesa (Corriere dello Sport)

Al via le verifiche in Campidoglio sull'iter burocratico Roma e Sindaca portano avanti una strategia comune

di Alberto Ghiacci

ROMA

Si ferma, non si ferma, si può salvare, è tutto da rifare. Tempi e modi del nuovo stadio della Roma girano intorno a queste considerazioni. Da tre giorni, cioè da quando è emersa l'inchiesta giudiziaria della Procura legata all'Operazione Rinascimento e ai presunti reati dei personaggi coinvolti, nella Capitale non si parla d'altro. Una cosa appare certa: servirà del tempo e con l'estate di mezzo l'attesa potrebbe allungarsi. A luglio, lo ricordiamo, era previsto l'ultimo passaggio in consiglio comunale per il sì definitivo al secondo progetto, quello con meno cubature e meno opere pubbliche, nato dopo la trattativa di inizio 2017 nella quale Lanzalone aveva operato come consulente del Campidoglio. Le verifiche sull'iter burocratico, però, partiranno presto. Ad essere coinvolti dall'attività di controllo aggiuntiva sugli atti saranno tutti i dipartimenti interessati del Comune, con particolare attenzione alla questione dei vincoli e delle infrastrutture di viabilità nella zona. 

ATTIVITA'. Negli uffici dell'Urbanistica, ad esempio, le verifiche cominceranno già la prossima settimana. I rappresentanti del Movimento 5 Stelle che sono al lavoro nelle stanze del Comune si muovono seguendo le linee a loro care: legalità e, possibilmente, tempi rapidi. «Se emergerà che non vi sono criticità si andrà avanti con il progetto dell'impianto sportivo a Tor di Valle...» spiegano proprio dal Campidoglio. Ma come detto i controlli da fare e l'estate in arrivo non lasciano ben sperare sui tempi, anche perché visto il volume dell'inchiesta in essere possibili nuovi sviluppi sono sempre dietro l'angolo. E infatti al momento l'iter dell'impianto che la Roma aveva in mente risulta congelato. Dopo l'arresto del costruttore Luca Parnasi si attendono le risposte di Eurnova, la società dello stesso Parnasi che è proprietaria del terreno di Tor di Valle ma che non è coinvolta nella costruzione dell'impianto.

L'INCHIESTA. La Procura sin dal giorno degli arresti aveva ribadito di non aver messo in discussione la legittimità dell'iter burocratico, trattandosi di decisioni prese collegialmente. E la Roma dal canto suo sente la sua posizione rafforzata dal fatto che Parnasi, il costruttore arrestato, è solo proprietario del terreno che peraltro stava per vendere a un fondo. La sindaca Virginia Raggi, ascoltata venerdì come testimone, fina dall'inizio ha tenuto a ribadire che lei, i romani e la Roma sono le parti lese della vicenda, e ora proprio insieme al club spera che si possa salvare il progetto.

INTERCETTAZIONE. Intanto emergono nuovi particolari. Come un'intercattazione, resa nota dall'Ansa, di una conversazione nel corso della quale l'ex presidente dell'Acea Luca Lanzalone, con riferimento all'assessore al Bilancio e Partecipate del Campidoglio Gianni Lemmetti e raccontando ad un terzo, dice: «Gli ho detto Gianni, vediamo di capirci, noi già vi stiamo dando una mano su un milione di cose gratis e non ci pensa mai nessuno, noi abbiamo ricevuto una cosa da una sola persona che si chiama Virginia Raggi e che mi ha nominato nel Cda di Acea».

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«Io e Lanzalone a cena in tavoli diversi» Ma Casaleggio prenotò l'intero ristorante (Corriere della Sera)

La ricostruzione dell'incontro la sera prima degli arresti

Alessandro Trocino

ROMA«Sono andato a una cena l'altro giorno, ho trovato anche Lanzalone a un altro tavolo. E l'ho salutato». Detta così, come la racconta Davide Casaleggio, l'incontro alla fatale cena è stata una casualità. Un evento fortuito, di quelli che a Roma possono capitare. Ma non è andata così. E non è andata neanche come era stata raccontata in precedenza, cioè come una serata in cui si sono attovagliati in un unico tavolo, parlando di politica e nomine, Casaleggio, Luca Lanzalone (consulente dei 5 Stelle e mediatore nella vicenda dello stadio della Roma) e Pietro Dettori.

La verità è che quella sera — il giorno prima dell'arresto del manager — Casaleggio e Lanzalone erano seduti distante ma non si sono trovati per caso nello stesso locale. Il ristorante è Pipero, uno dei migliori della Capitale: una stella Michelin con il bravo chef Luciano Monosilio (in partenza, ma questa è un'altra storia). Tutto il ristorante viene prenotato da un'agenzia, per conto dell'associazione Gianroberto Casaleggio, fondata nel 2017 dal figlio Davide, dalla moglie Sabina e dall'amico Roberto Giacomelli. Associazione culturale ben inserita nella galassia del Movimento, tanto che è la promotrice di Sum a Ivrea, la «Leopolda» dei 5 Stelle. Racconta il patron del ristorante Alessandro Pipero: «È vero quello che dice Casaleggio. Era seduto a un altro tavolo rispetto a quell'altro signore. Di cosa parlavano? Non mi pare di politica, si parlava di informatica e di futuro».

Come ci sia finito Lanzalone in quella serata, che aveva lo scopo di raccogliere fondi, non è chiaro. Ma si può intuire. Perché in M5S godeva di grande credito. Potrebbe essere stato invitato ma potrebbe essersi anche «imbucato». Perché, come spiegano molti ora, Lanzalone aveva il vizio di mettersi in mostra e di «millantare credito». Comunque sia, quella sera non era certo finito per caso a gustare il maiale patate e liquirizia di Pipero (prezzo medio di una cena stellata, 200 euro). Del resto, è noto quanto labili e confusi siano i confini tra il Movimento 5 Stelle, la Casaleggio associati, l'associazione Rousseau e gli altri pianeti della galassia. Nel dubbio, Lanzalone frequentava un po' tutti, con reciproca soddisfazione (fino all'arresto).

È accertato come sia stato Alfonso Bonafede, attuale ministro della Giustizia, a introdurre per la prima volta Lanzalone nel Movimento, a Livorno. Dopo la vicenda stadio, Luigi Di Maio ha ammesso di aver «premiato» il consulente, con la nomina alla presidenza dell'Acea. Per poi dire di averlo allontanato per un eccesso di entusiasmo nel rivendicare a sé la Cassa depositi e prestiti.

Nelle intercettazioni Lanzalone dice: «Sento tre volte al giorno Di Maio». Millantato credito anche questo? Elio Lannutti, considerato tra i più indignati per «l'errore» sul manager, nei social scrive: «Lanzalone si è fermato un'ora a parlare su un divanetto del transatlantico con Buffagni. Lo ripeto: non tirate in ballo Grillo, che non c'entra nulla». Eppure lo stesso Lanzalone si presentava come l'avvocato di Grillo. Quanto a Stefano Buffagni, in un post racconta che il suo contributo è «sugli affari regionali, sulle autonomie, sugli aspetti economici e sulle partecipate». Normale che avesse contatti con Lanzalone, anche se sulle partecipate, giurano ora in molti, il consulente non aveva nessun incarico.

Fatto sta che l'ansia giustizialista rischia di mietere qualche vittima, nelle faide interne. Un senatore dice: «Bisogna stare più vicini a Luigi (Di Maio) per evitare che commetta altri errori». Luigi Gallo insiste nella sua proposta di istituire un Comitato di 40, un comitato di sicurezza che affianchi e commissari la dirigenza. Altri sono pronti a dissotterrare l'ascia di guerra. Casaleggio, che nega di avere mai incontrato Luca Parnasi e rimprovera il Pd («ci ha messo 20 anni per il ddl sul conflitto d'interesse»), pare tranquillo e dice a Repubblica tv: «Sono molto fiducioso del modo in cui M5S gestisce le situazioni problematiche».

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Dietro gli omissis nelle carte altri politici e funzionari Quel patto con i Beni culturali (Corriere della Sera)

di Fulvio Fiano e Fiorenza Sarzanini
Il rapporto tra Parnasi e i consulenti del ministero per il sì allo stadio


Roma Ci sono altri politici e funzionari pubblici che hanno accettato soldi da Luca Parnasi. Nelle carte processuali i loro nomi sono ancora coperti da omissis. Oltre cento pagine che documentano circostanze tuttora segrete, su cui sono in corso gli accertamenti affidati dai magistrati Paolo Ielo e Barbara Zuin ai carabinieri del Nucleo investigativo. Del resto il costruttore si vanta di pagare per fare affari. Nel febbraio scorso, parlando di finanziamenti con il suo commercialista, diceva: «Domani c'ho un altro meeting dei Cinque Stelle ... perché pure ai Cinque Stelle gliel'ho dovuti dare eh...». Trattava con tutti i partiti, ma la sua attenzione era rivolta soprattutto a Lega e M5S. Per il Carroccio si vanta dell'amicizia con Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti — che hanno confermato di conoscerlo da tempo — il «gancio» con i grillini è Luca Lanzalone, referente per la costruzione dello stadio e con il quale ha stretto un accordo ben più articolato. È il «sistema» che Lanzalone utilizza regolarmente: indica ai politici gli imprenditori ai quali affidare i progetti e i manager da nominare, in cambio ottiene incarichi per il suo studio legale. È lui che suggerisce alla sindaca Virginia Raggi i nomi di commissari e funzionari da sistemare nelle controllate del Campidoglio, prime fra tutte Ipa e Atac. La stessa sindaca, nelle chat con i suoi collaboratori più stretti, indica Lanzalone come referente per questioni che non hanno a che fare strettamente con lo stadio. Dal canto suo, Parnasi gli affida consulenze da oltre 10 mila euro l'una per il suo gruppo imprenditoriale e gli mette a disposizione i suoi uffici.

Il patto illecito con il Mibact
Per ottenere il via libera al nuovo progetto per lo stadio della Roma, Parnasi si affida a due consulenti che seguono la pratica al Ministero dei Beni Culturali. Uno è Sandro Amorosino che «si è confrontato sul piano tecnico e giuridico con Paolo Carpentieri, il direttore dell'ufficio legislativo del dicastero circa il parere sul ricorso, concordandone in parte il contenuto di inammissibilità e quindi favorevole al gruppo Parnasi». Il gip chiarisce come «ciò sia in evidente violazione alle norme» anche perché «le intercettazioni attestano che Amorosino ha ricevuto il parere in via informale prima che fosse ufficialmente adottato e depositato». Il resto del capitolo è «omissato», il che fa presumere nuovi sviluppi.

«Cavalca Lega e M5S»
Molto esplicita è invece la raccomandazione del faccendiere Luigi Bisignani a Parnasi, che nel marzo scorso gli chiede consiglio su cosa fare dopo che il settimanale Espresso gli ha chiesto conto di un finanziamento da 250 mila euro alla onlus Più Voci del leghista Giulio Centemero. Annotano i carabinieri: «Parnasi chiede se secondo lui è un fatto negativo, Bisignani risponde che si trova tra quelli che hanno finanziato la Lega e il M5S per cui secondo il suo punto di vista non serve rispondere ai giornalisti ma cavalcare la cosa». Effettivamente il costruttore sfrutta i soldi che ha elargito a destra e a sinistra. Nel primo elenco emerso dall'inchiesta compare anche l'avvocato romano Daniele Piva, uno dei nomi nuovi M5S, sponsorizzato direttamente da Luigi Di Maio come uno dei volti del «meglio dell'Italia», che però non viene eletto alla Camera, e non fa neanche in tempo a spendere i 20 mila euro di contributo elettorale ricevuti. «Praticamente te li devo restituire — dice Piva all'immobiliarista — però io vorrei, se tu sei d'accordo, riprenderli...». Parnasi acconsente e inventa una falsa consulenza. Stesso metodo utilizzato per i 25 mila euro di Adriano Palozzi di Forza Italia. Tra i finanziamenti anche quello da 200 mila euro erogato nel febbraio scorso alla fondazione del Pd, Eyu (Europe Youth Utopia) presieduta dal tesoriere del partito, Francesco Bonifazi.

«Di Maio si preoccupa»
Per fare affari con il Comune di Roma, Parnasi elargisce soldi e favori, ma punta molto anche sul Mr Wolf grillino. Il 19 aprile scorso «parla con Carlo De Vito, amministratore delegato di F.S. Sistemi Urbani, al quale, dopo aver citato Lanzalone, rappresenta di aver raggiunto con il M5S un accordo in Campidoglio.
Parnasi: L'avvocato Lanzalone...
De Vito: dei 5 Stelle (inc.)?
Parnasi: praticamente io oggi ho un accordo con loro ... che è una cosa assurda ... però in Campidoglio! Ho fatto tardi perché stavo in Campidoglio un minuto fa!
L'intesa va avanti da mesi. Il 17 gennaio, parlando con un collaboratore spiega di voler «dare un incarico a Lanzalone da parte di "Ideafimit" per risolvere il problema con "Ecovillage", perché dobbiamo trovare una mediazione subito, altrimenti diventa troppo». E subito dopo illustra la sua strategia: «Ci andiamo insieme a parlare con Lanzalone, facciamo dare il mandato da "Ideafimit" a Lanzalone così lui ci risolve il problema ... e troviamo una mediazione, prima che questi facciano troppi casini perché la forza nostra politica qual è? ... che siccome oggi noi non ci siamo su questa partita, ci sei? e chi sono gli investitori? Enpam, un po' Fondazione Banca di Roma, un po' Fondazione Unicredit o con azione Banca di Roma o con donazione Unicredit, se tu sommi Enpam e c'è ... e facciamo uscire gli articoli che i 5 Stelle stanno bloccando tutti i beni di Roma, Di Maio che deve prendere voti si comincia a preoccupare, non so se mi spiego!».

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Lanzalone, un incarico anche dall'Ipa Ecco la rete delle consulenze fittizie (Corriere della Sera ed. Roma)
L'ex Acea: «Facciamo un milione di cose gratis». Ma i patti mascherati valgono 100 mila euro


Sarà pure stato un incarico a titolo gratuito, come i vertici locali e nazionali del Movimento Cinque stelle si sono affrettati a sottolineare dopo il suo arresto, ma quello di Luca Lanzalone in Campidoglio non è certo stato un anno e mezzo privo di riconoscimenti economici. E prima ancora di intascare il «premio» (definizione di Luigi Di Maio) della nomina a presidente Acea — 230mila euro annui — , l'uomo delle missioni speciali nelle amministrazioni grilline aveva provveduto ad intestarsi sotto banco numerose, remunerative consulenze mascherate pari a circa 100mila euro secondo stime degli investigatori.

L'incarico all'Ipa
Il 2 maggio 2018 Vincenzo Piscitelli, responsabile del servizio finanziario dell'Ipa, l'Istituto di previdenza per i dipendenti capitolini, appone il suo «visto di regolarità contabile» per il conferimento di un incarico a favore dell'avvocato Luciano Costantini. Dal maggio precedente il consiglio di amministrazione dell'Ipa è stato sciolto per volere di Virginia Raggi e a gestire in emergenza l'istituto è stato nominato commissario il professore Fabio Serini. È una sua determina ad affidare l'incarico all'avvocato Costantini dello studio legale «Lanzalone & partners» per la redazione di un parere legale sulla corretta applicazione del contratto per il servizio erogazione prestiti». Per la consulenza viene impegnata la somma complessiva di 11.562 euro (di cui 7.924 di onorario). Quello che il documento non dice è che il commissario Serini era stato sponsorizzato proprio a Lanzalone e a lui si rivolge per avere una proroga del suo incarico: «Secondo me una chiacchierata un pochettino straegica andrebbe fatta, non è che ne servono altri 5, probabilmente un altro annetto sarebbe utile!». E a conferma del suo potere, Lanzalone risponde spazientito: «Cioè quando lei (la Raggi, ndr) mi ha chiesto un nominativo per una persona da mandare lì, ho segnalato il tuo».

«Io? Tutto gratis»
La straripante figura di Lanzalone suscita qualche malumore anche nell'assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, suo compagno di avventure nella giunta grillina di Livorno, che si accoda alla lista di chi gli chiede un favore: «Gli ho detto — spiega Lanzalone al suo fido Costantini — , Gianni, vediamo di capirci allora, noi già vi stiamo dando una mano su un milione di cose gratis et amore dei. Perché vorrei far presente, non ci pensa mai nessuno...però dico....noi abbiamo ricevuto una cosa da una sola persona che si chiama Virginia Raggi e che mi ha nominato nel Cda di Acea».

«Acea nel curriculum»
In una moltiplicazione dei suoi conflitti di interesse, Lanzalone sfrutta a fini privati anche la fresca nomina alla guida di Acea. L'episodio risale a pochi giorni prima dell'arresto e il gip Tomaselli lo cita come: «Un'ulteriore conferma del continuo e costante rapporto di dare ed avere sussistente tra Lanzalone el Parnasi. Una moltiplicazione delle condotte illecite in un circolo che non appare suscettibile di interruzione essendo fonte di un continuo arricchimento per entrambi». Parnasi si rivolge all'amico Andrea Gemma (professore di diritto privato a Roma Tre e membro del comitato scientifico della camera arbitrale), per far ottenere a Lanzalone la designazione in una terna arbitrale. Così Gemma chiama Lanzalone, al quale chiede di inviargli tre curricula per un arbitrato non meglio precisato che riguarda un comune della provincia di Roma: un incarico «non straordinario ma semplice, con arbitro unico», lo definisce Gemma. L'unico ostacolo è trovare tre figure credibili, quello di Lanzalone più altri due. L'oggetto è «servizi e prestazioni d'opera di ingegnere» e Gemma chiede a Lanzalone di specificare la presidenza di Acea nel suo curriculum. Dopo un consulto con Costantini, Lanzalone indicherà poi a Gemma gli altri due nomi scegliendo tra i suoi collaboratori.

I palazzi dell'Eur
Appena più datato, ma simile nella genesi, è un altro incarico (andato a buon fine) che Parnasi fa ottenere a Lanzalone per il tramite dell'avvocato Mariangela Masi. Si tratta di fornire assistenza nell'ambito di una vertenza legale contro Bnl Paribas, relativa alla mala gestio da parte di quest'ultima dei fondi immobiliari denominati Upside (nel quale dovevano confluire tutti i nuovi edifici realizzati all'Eur da Parsitalia, società dell'immobiliarista). L'incontro decisivo avviene sul roof garden dell'hotel Eden, il 6 aprile scorso, occasione nella quale viene definito il compenso da 12.500 euro per Lanzalone. In sostanza la Masi si presta a doppiare il suo stesso incarico e se ne lamenta intercettata con un collega: «Sono così avvilita che certe volte dico... ma chi cacchio me lo fa fare... ma fatemi fare quello che volete tanto mi pagate...». Annota il gip nella sua ordinanza: «Non vi sono ragioni effettive , così come per gli altri incarichi, che giustifichino una tale scelta a favore di Lanzalone, se non l'esigenza di schermare l'illecito rapporto con il pubblico funzionario».

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Effetto Mr Wolf, congelati i «dossier» (una decina) (Corriere della Sera ed. Roma)
Adesso verifiche su tutte le pratiche curate dall'avvocato

In Comune deflagra il caso Ferrara: martedì la riunione

Andrea Arzilli

Tutti i dossier del Campidoglio passati dalle mani di Luca Lanzalone restano ora congelati a tempo indeterminato in attesa di una maxi revisione.

Non solo, come noto, lo Stadio della Roma, ovvero la prima occasione di contatto tra l'ormai ex presidente di Acea e il costruttore Luca Parnasi, entrambi oggetto di misura cautelare con pendente l'accusa di tangenti. Ma anche i dossier sull'acqua - cioè la prima stella sullo stemma del Movimento - il concordato Atac che adesso è all'esame dei giudici fallimentari, fino la gara a doppio oggetto da quasi 500 milioni ideata e messa a punto da Lanzalone per risolvere la grana Multiservizi, ma poi rimasta impantanata in un groviglio di ricorsi al Tar e polemiche politiche. I tanti problemi che si credevano risolti da Mr. Wolfe (come Parnasi aveva ribattezzato l'avvocato genovese ricordando il ruolo dell'attore Harvey Keitel in Pulp Fiction) - si parla di almeno una decina di incartamenti - dovranno essere ripresi in mano e ri-analizzati uno per uno, documento per documento, atto per atto. Per capire se esistono irregolarità formali nei vari iter. Ma soprattutto per stabilire se esistono implicazioni laterali, cioè se qualcuno ha tratto vantaggi dall'impronta del superconsulente di Raggi.

Tra le carte della Procura che hanno motivato l'arresto di Luca Lanzalone - cioè l'ordinanza più le varie informative -ci sono ad esempio incastonate le 23 pagine del codice etico di Acea, a sottolineare come l'ex presidente della multiutility capitolina si fosse ormai allontanato dalle buone pratiche da amministratore pubblico. Seguono vari passaggi telefonici che testimoniano quanto in questa faccenda il confine tra ciò che si faceva e ciò che non si doveva fare era assolutamente sfumato. Ad esempio, sta scritto in un'informativa dei carabinieri, «Parnasi dice che il tema Acea li faciliterebbe e sarebbe un "tenant" importante, ma lì (a Tor di Valle, ndr) verranno anche Siemens per 16.000 mq, e se viene anche Acea con 40-50...», con allusione per niente velata alla nuova sede aziendale da erigere nei pressi dello stadio giallorosso. Invito a cui Lanzalone risponde «che dovrebbero aver finito la ricognizione, anche se ancora non hanno stabilito quanto serve, perché in passato (Acea, ndr) ha fatto una serie di operazioni vendendo pezzi di strutture con impegno al riacquisto, e hanno pasticci da risolvere».

I pareri di Acea erano, e restano, strategici per il progetto in Conferenza dei servizi: uno dei motivi, insieme al rete della viabilità e al vincolo sull'ippodromo, per cui una rivisitazione complessiva del piano di Tor di Valle s'ha da fare con tempi che, ad essere ottimisti, si allungano almeno di un anno. E anche nella multiutility - comunque sicura del filtro posto sulle procedure dall'ad Stefano Donnarumma - si pianifica il riesame delle gare partite nella maxi operazione di riparazione della rete idrica, un piano quadriennale da 1,6 miliardi di euro «focalizzato sulla resilienza delle infrastrutture e sul potenziamento degli impianti di depurazione». Intanto in Campidoglio il panico ha paralizzato i consiglieri grillini, impauriti per il possibile coinvolgimento nell'inchiesta di qualche altro pezzo da novanta, come fu per Mafia Capitale. Martedì si terrà una riunione di maggioranza sul caso Ferrara, e non tutti sono convinti del fatto che l'ex capogruppo - autosospesosi da M5S - non abbia deciso di dimettersi da consigliere. Guerrini e Montella, le due consigliere più critiche, hanno presentato tre proposte per il nuovo capogruppo: Montella, Zotta e Coia.

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MIBACT, I VINCOLI PRECEDENTI
Le ragioni del «no» a Tor Di Valle: tribune veduta e zona agraria (Corriere della Sera ed. Roma)
Erica Dellapasqua

Nell'inchiesta sullo stadio è indagato («traffico di influenze...») anche il Soprintendente Francesco Prosperetti, l'uomo che archiviò la procedura di tutela di Tor di Valle cominciata dalla dirigente che lo aveva preceduto al ministero dei Beni culturali, Margherita Eichberg. E adesso? Adesso, cioè, che gli inquirenti non escludono l'ipotesi di un parere «amico», favorevole a Parnasi, che succede a questi vincoli? Andranno riconsiderati e quindi, indirettamente, diventeranno un nuovo (vecchio) ostacolo alla già difficile realizzazione dell'impianto?

La Eichberg, che in un'intervista proprio al Corriere - ripresa dagli inquirenti - usò parole durissime sul suo successore («alla fine Prosperetti sembra l'uomo della Provvidenza, peccato sia un consulente non un mediatore d'affari...») nel suo parere (15 febbraio 2017) che avviava una «dichiarazione di interesse culturale» su Tor di Valle elencava minuziosamente tutte le ragioni per cui l'area dello stadio andasse «oggettivamente» tutelata. Ragioni condivise, tra gli altri, da Italia Nostra e Clara Lafuente, figlia dell'architetto che disegnò la tribuna, elemento centrale nella richiesta di apposizione dei vincoli: «Costituisce esempio rilevante di architettura contemporanea ma anche di soluzione tecnico ingegneristica e di applicazione tecnica industriale in fase di realizzazione per l'arditezza costruttiva e l'innovazione tipologica».

«La tribuna – continua il documento firmato dalla Eichberg – costituisce un unicum dal punto di vista dimensionale, avendo una copertura costituita da 11 ombrelli a forma di paraboloide iperbolico, il più grande al mondo per questa tipologia strutturale». «L'ippodromo, inoltre, dal punto di vista insediativo, rivela una concezione progettuale fondata sullo studio del contesto territoriale. Le foto dell'epoca illustrano, infatti, le relazioni della struttura con l'Eur, il Casale di Tor di Valle, la Torre Righetti sul monte del Trullo, i manufatti rurali e la campagna circostante il fiume, situazione fruibile grazie al fatto che l'area ha conservato nel tempo le caratteristiche tipologiche di contesto agrario derivanti da operazioni di bonifica otto-novecentesche». Si prescriveva così che fosse «lasciata libera da opere in elevato ad eccezione dei manufatti già esistenti».

Poi tutto cambia in fretta: il decreto di Dario Franceschini sul parco del Colosseo (in parte annullato dal Tar) la soppressione della Soprintendenza guidata da Eichberg e, infine, la nomina di Prosperetti che eredita la pratica. Facendo «saltare» ogni vincolo.

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AGLI ATTI L'avvocato veniva sempre informato delle decisioni che il Comune prendeva sul progetto. Nelle carte lo scambio con Montuori

Stadio della Roma, le email dell'assessore a Mr. Wolf (Il Fatto Quotidiano)


» MARCO LILLO
E VALERIA PACELLI

Tutta la partita tra la Procura di Roma e Luca Lanzalone si gioca sul ruolo di 'pubblico ufficiale di fatto', che è stato attribuito dai magistrati all'avvocato per arrestarlo. Se Lanzalone fosse solo un avvocato, senza la qualifica pubblica, cadrebbe l'accusa di corruzione. Perché senza ruolo non ci sarebbe nemmeno l'asservimento del ruolo, in cambio di consulenze date o promesse al suo studio legale da parte di Luca Parnasi, l'immobiliarista romano finito in carcere.
PROPRIO per dimostrare la sua tesi, la Procura ha depositato alcune email tra l'assessore all'Urbanistica del Campidoglio, Luca Montuori, e Lanzalone, che dimostrano come l'avvocato fosse informato nel 2017 sulle questioni dello Stadio della Roma. Il 3 aprile 2017, per esempio, Montuori invia all'avvocato genovese una email "avente ad oggetto ed in allegato la delibera di giunta 48 del 30 aprile 2017, relativa allo Stadio". Il 7 maggio 2017, poi, l'assessore ne invia un'altra con oggetto "Stadio Tor di Valle"che poco prima era stata spedita "a una serie di funzionari del Comune di Roma e, per conoscenza, al sindaco Raggi, al vicesindaco Bergamo, all'assessore Meleo". Testo: "Per tua opportuna conoscenza (dobbiamo capire come fare se gli uffici non seguono il ritmo)". In relazione a queste email i pm Paolo Ielo e Barbara Zuin, nella richiesta di misura cautelare, scrivono: "Il dato appare di estremo rilievo perché documenta come Lanzalone fosse chiamato a partecipare alla formazione della volontà del Consiglio comunale e tanto è confermato dalle altre interlocuzioni con il Comune, rilevate sulla medesima casella di posta elettronica". Per i magistrati, sono importanti per dimostrare il ruolo di pubblico ufficiale anche le parole di Virginia Raggi (completamente estranea all'inchiesta). A marzo 2017, in Consiglio comunale, la sindaca risponde a un'interrogazione presentata da alcuni consiglieri sul ruolo in Campidoglio dell'avvocato. La Procura ha depositato la trascrizione dell'intervento e il video postato sul sito del M5S. Lo scopo è dimostrare che era Virginia Raggi a sostenere per prima che "Lanzalone ha formalizzato il 10 febbraio... quindi non si tratta di correre ai ripari... Una comunicazione con la quale veniva da me incaricato di seguire alcune vicende, in particolare quella relativa alla Eurnova, quindi quella dello St adi o". Poi il contratto non fu formalizzato per l'opposizione degli uffici ma, per il gip bastano queste parole a rendere "evidente la volontà del sindaco di servirsi della collaborazione di Lanzalone per l'espletamento del suo mandato – e dunque per lo svolgimento di una funzione pubblica – e la sussistenza di un accordo in tal senso". Certo, le email risalgono alla primavera 2017 e Lanzalone potrebbe sostenere che il suo ruolo pubblico era poi sfumato. L'accusa, però, per dimostrare l'attualità del ruolo di Lanzalone, ha depositato due telefonate del 10 e 28 maggio tra il direttore generale della Roma Mauro Baldissoni e Lanzalone stesso. Nella prima, Baldissoni chiede all'avvocato: "A che punto stiamo?". Lanzalone dice che ha avuto "un po' di impegni in questi giorni" e non ha "verificato la cosa"; aggiunge che era "rimasto che avevano mandato avanti le pubblicazioni". Poi aggiunge "che adesso avvisa Giampaoletti (direttore generale del Comune, ndr) e proporrà di fare una riunione tutti insieme a cui parteciperà Mauro (Baldissoni) o (Simone) Contasta", collaboratore di Parnasi. Poi il 28 maggio il Dg della Roma Baldissoni aggiorna Lanzalone su un incontro avuto con il Dg del Comune Giampaoletti. "Lanzalone lo interrompe dicendogli che Franco (Giampaoletti, ndr) glielo ha già detto". La frase è sottolineata in neretto dai Carabinieri per dimostrare che Lanzalone era addentro alle questioni dello stadio come referente del Comune fino a due settimane prima dell'arresto. Lanzalone potrebbe sostenere che il suo interessamento derivava dal suo ruolo di presidente di Acea, interessata allo stadio come sponsor e anche per il trasferimento degli uffici. La partita della difesa però è tutta in salita.




L'ultima seraCasaleggio minimizza, ma l'incontro con Lanzalone era per la Fondazione
A cena per caso, invece era per Rousseau (Il Fatto Quotidiano)

LUCA DE CAROLIS
Il capo operativo, l'er e d e della casa madre di Milano, parla dopo due giorni di silenzio. E un po' ammette, un po' no: "Sì, martedì sera a Roma sono andato a una cena e ho trovato Luca Lanzalone. Era a un altro tavolo e l'ho salutato". Così Davide Casaleggio risponde alle domande di Repubblica Tv. Descrivendo l'incontro con l'ex presidente di Acea, arrestato poche ore dopo per l'inchiesta sul progetto dello stadio della Roma, come casuale, fortuito. "Quindi non si è parlato di nomine?" gli chiede il giornalista. E lui, definitivo: "Non mi occupo di nomine". Questa la verità di Casaleggio junior. Poi però c'è la realtà dei fatti. Che racconta come il manager milanese e Lanzalone non possano essersi incontrati per mera fatalità. Perché quella cena di martedì in un elegante ristorante di corso Vittorio Emanuele, a pochi metri dal Senato, era parte di una serata organizzata dall'a s s ociazione Gianroberto Casaleggio, presieduta ovviamente dal figlio Davide. Un incontro dal titolo impegnativo: "Innovazione tecnologica e occupazione: quale futuro per il welfare post-ceto m e d i o? ". Con un programma scadenzato: alle 20 la cena, poi alle 21:15 la presentazione dell'associazione da parte di Casaleggio junior, quindi una serie di interventi e perfino la presentazione di un libro. C'erano parlamentari, esponenti della comunicazione a 5stelle, imprenditori. E c'era Lanzalone, non certo lì per caso. Anche lui dovrebbe aver versato come tutti una quota di partecipazione di 70 euro, per finanziare l'associazione. Poi, la mattina dopo, gli è arrivata la notifica dei domiciliari. Ma martedì era nello stesso locale con Casaleggio, Pietro Dettori (uomo macchina della Casaleggio, ora in predicato di andare a Palazzo Chigi con Giuseppe Conte) ed esponenti di peso del Movimento, come il capogruppo in Sicilia Giancarlo Cancelleri. "C'erano circa 60 persone " racconta un testimone. Stipate, pare.

QUINDI è arduo pensare che Casaleggio e Lanzalone siano riusciti a parlare eventualmente di nomine, e su questo il figlio di Gianroberto ha ragione. Ne ha molta meno quando sostiene di non avere mai voce sui nomi. Basta citare qualcuno degli assessori calati proprio a Roma, nella giunta di Virginia Raggi: da Adriano Meloni a Massimo Colomban. Tutti vicinissimi ai Casaleggio, e tutti (poi) saltati. La certezza è che martedì sera Lanzalone era tra i commensali. E anche lui ha ascoltato Stefano Patriarca, descritto nel programma come esperto di welfare e consigliere economico di Palazzo Chigi, mentre si esercitava sul tema: "Giovani e previdenza: un destino annunciato?". E magari avrà preso appunti durante l'intervento di Stefano Ronchi, managing partner della società Valore, sul "welfare 2.0 di casse di previdenza e fondi sanitari". Ma, tra facce note e non, l'a vvocato ligure non ha potuto incrociare il capo politico del M5S, Luigi Di Maio. Da alcune settimane, giurano, allontanatosi da Lanzalone. A quel tavolo, martedì. Quando era ancora presidente di Acea, con la benedizione di tutto il Movimento che conta.

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