Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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FatDanny

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Citazione di: UnDodicesimo il 21 Giu 2018, 16:47
L'inchiesta serve molto probabilmente a togliere di mezzo Parnasi.

Almeno dal più grande pozzo di denaro che è TdV, forse dall'intero panorama edile di Roma.

Ma solo a quello serve la sentenza.

Bingo.
E a dare una botta ai 5S aggiungo io. Botta che se meritano in toto.

AquiladiMare

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Il progetto stadio rimane in senso astratto. Bisognerà vedere se avranno il semaforo verde con le attuali progettazioni oppure se verranno riviste le varie voci relative ai ponti, alla viabilità ecc.

Con i ricorsi, con una inchiesta in corso quale funzionario metterà la propria firma?

UnDodicesimo

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Citazione di: FatDanny il 21 Giu 2018, 17:00
Bingo.
E a dare una botta ai 5S aggiungo io. Botta che se meritano in toto.

personalmente non credo che i 5s fossero nel mirino se non nella figura della Raggi, che come Lanzalone, ma li vedo piu' collateral damage dell'attacco a Parnasi.

tante ipotesi si possono fare del perche' i magistrati si sono esposti sullo stadio con ancora tanti omissis sui loro documenti, ma l'unica che mi convince e' che dietro gli omissis non c'e' nessun nome eccellente della politica.

dell'aesse non saprei, ma per questi c'e' sempre la fila dei camion di sabbia e di chi li vuole guidare.

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Inchiesta Stadio, i carabinieri: "Indagare sulla fondazione Pd" (Il Fatto Quotidiano)

La Procura non vuole fermare la costruzione dello stadio della Roma. "I pm ci hanno assicurato che non ci sono elementi che possano bloccare la procedura dello stadio", hanno dichiarato i difensori del costruttore Luca Parnasi, arrestato con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Gli avvocati Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini hanno fatto queste dichiarazioni in tarda mattinata dopo un colloquio con i magistrati. La Procura non ha smentito. Intanto le indagini continuano. A ritmo pressante per quanto riguarda gli arrestati, più blando per i fatti non contestati ma di interesse investigativo per i Carabinieri. In particolare il Nucleo Investigativo ha consegnato il 19 giugno alla pm Barbara Zuin una nota per chiedere alla Procura di svolgere "ul teriori approfondimenti investigativi" su una serie di movimenti del conto corrente della società Immobiliare Pentapigna di Parnasi. L'informativa riguarda 'presunte erogazioni in favore di partiti politici', su 24 pagine quattro sono dedicate ai 150 mila euro pagati dalla società di Parnasi alla Fondazione Eyu, legata al Pd. Due pagine sono dedicate invece alle 'a cquisizioni relative a Radio Padania'. L'associazione Più Voci, vicina alla Lega ha incassato 250 mila euro nel 2015.

PARLANDO di questa erogazione, con un collaboratore, Parnasi il 26 marzo "precisa" "di creare una giustificazione contabile retrodatata in virtù della quale sia possibile sostenere che l'erogazione sia avvenuta in favore di Radio Padania". Poi i Carabinieri riportano la conversazione in cui Parnasi dice, il 14 febbraio 2018, che "Per la Lega erano 100 e 100". Per rispondere alle tante domande poste dalle intercettazioni sulle dazioni a Più Voci e alla Fondazione Eyu, la Procura potrebbe chiedere di acquisire le carte presso i due enti. Soprattutto nel caso di Eyu sarebbe importante capire quando è stato commissionato, quanto è costato, da chi è stato eseguito e soprattutto cosa c'è scritto in questo pregevole studio. I pm romani però in questo momento hanno ben altro per la testa. Il loro problema principale è difendere l'ordinanza di arresto nei confronti d el l'avvocato del M5S Luca Lanzalone, del costruttore Luca Parnasi e degli altri arrestati di vari colori e professioni. I soldi dati alla Fondazione Eyu presieduta dal tesoriere del Pd Francesco Bonifazi, come anche quelli elargiti all'as - sociazione vicina alla Lega Nord, non sono una priorità. Nella nota dei Carabinieri ci sono le intercettazioni di quattro telefonate che riguardano i 150 mila euro, comprensivi di Iva, che la società di Parnasi, paga a cavallo delle elezioni a Eyu.

IL 21 FEBBRAIO ci sono tre telefonate tra il commercialista del gruppo Parnasi, Gianluca Talone, e il fund raiser della Fondazione, Domenico Petrolo. I Carabinieri sintetizzano e sottolineano queste due frasi di Petrolo: "in passato era stata utilizzata altra forma, la donazione, nella quale l'Iva non andava calcolata" e poi "perché essendo cambiato lo schema da donazione dove l'Iva non c'è a... ovviamente cambia tutto". Poi i Carabinieri riportano una telefonata del 27 febbraio e sottolineano che "Petrolo invita (Talone) a fare il pagamento perché li aiuta molto in quanto sono gli ultimi giorni". Per i Carabinieri la spiegazione potrebbe essere nella vicinanza tra i pagamenti e le elezioni: "probabilmente riferito agli ultimi giorni della campagna elettorale". Durante gli arresti, il 13 giugno scorso gli investigatori hanno sequestrato la fattura del 22 febbraio 2018. L'importo è 122 mila e 950 più Iva per 150 mila euro totali. L'oggetto è "Progetto di ricerca 'Casa: il rapporto degli italiani con il concetto di proprietà, come da contratto sottoscritto tra le parti". Sarà il contratto di cui parlano al telefono Talone e Petrolo il 21 febbraio? Il contratto nelle carte allegate all'informativa non c'è. Ci sono invece i bonifici: il primo marzo, tre giorni prima delle elezioni, arrivano 100 mila euro come acconto. Il saldo è il 5 marzo, dopo le elezioni. Il Corriere della Sera ha intervistato due ricercatrici di Bologna che sarebbero state pagate in tutto 7 mila euro per una ricerca del 2015 per la Fondazione Eyu su un tema simile. Il presidente di Eyu, Francesco Bonifazi, però ha minacciato querele e ha dichiarato che lo studio sarebbe costato 40 mila euro. Chissà se la Procura è curiosa di leggerlo.

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"A Lanzalone dagli 50 mila euro" (Il Fatto Quotidiano)

Il tentativo di procurare consulenze a Luca Lanzalone. E l'acquisto di una villa in Grecia. Emerge dalle intercettazioni di Luca Parnasi. È il 4 giugno scorso, Parnasi parla con Paolo Fiorentino, ad della banca genovese Carige. Era stato Sandro, il noto costruttore padre di Luca, a farli incontrare quasi chiedendo a Fiorentino di seguire con spirito protettivo quel figlio un po' "esuberante". Luca Parnasi tocca l'argomento Lanzalone: "Tu fagli fare qualcosa anche a Lanzalone, dagli 50... 30.000 euro di consulenza ... fagli fare una cazzata! Costruiamo questo percorso a tutto tondo! Così quando è il momento...". Carige – estranea all'inchiesta come Fiorentino –smentisce: "Non abbiamo dato consulenze a Lanzalone". Fiorentino con il Fatto aggiunge: "Conoscevo Lanzalone come presidente di Acea. Era una persona emergente". Ma la conversazione tra Parnasi e Fiorentino contiene un altro passaggio: "Parnasi – riassumono i carabinieri – consiglia di lavorare sulla villa o su una caparra... Parnasi dice che può fare una caparra o un finanziamento su una banca greca, secondo una tecnicalità con cui poi si perde tutto. Fanno fare un contratto da un avvocato greco", ipotizza Parnasi "e caricano lì. Parnasi dice che la costruiscono là, e incassano la cosa entro l'an no". Fiorentino ricorda così quel passaggio: "Cre do che Parnasi volesse fare un acquisto immobiliare in Grecia. Si rivolse a me perché conosco persone impegnate nel settore immobiliare greco. Quella conversazione non ha avuto seguito". Fiorentino e Carige sottolineano: "Parnasi ha chiesto finanziamenti a Carige, ma non ne ha avuti".

INTANTO l'inchiesta si arricchisce delle dichiarazioni di Luca Caporilli, "dirigente di Eurnova"(di cui era presidente Parnasi che si è dimesso ieri): è finora l'unico che fa ammissioni. Caporilli era finito in carcere, con Parnasi e altri quattro. Davanti al pm Barbara Zuin, ha dichiarato: "Parna - si non ha mai fatto mistero con noi collaboratori della necessità di finanziare i partiti per lavorare. Io non mi sono mai occupato del finanziamento ai politici e dell'erogazione di somme di denaro a soggetti pubblici, ma sapevo che molti di loro richiedevano denaro e che Parnasi accettava le loro richieste. Io non mi sono occupato dei finanziamenti perciò non so se siano stati fatti lecitamente o illecitamente". Sul ruolo di Lanzalone spiega: "È il referente del Comune per lo Stadio e lo è stato sin dall'inizio del 2017, fino al giorno del nostro arresto". Un'affer - mazione importante per l'ac - cusa che vuole dimostrare che l'avvocato genovese era consulente di fatto del Campidoglio. Anche il dg dell'As Roma, Mauro Baldassoni, sentito come persona informata sui fatti, ha parlato del ruolo di Lanzalone per il Comune nella questione stadio: "Praticamente fino al momento in cui è stato arrestato", anche se poi ha aggiunto: "Il suo ruolo è diminuito d'intensità nel tempo (...) è grandemente scemato a seguito della chiusura della conferenza dei servizi, ma era lui il nostro interlocutore". Lanzalone ha dato una versione opposta: il suo ruolo in Comune sarebbe terminato nel marzo 2017. Successivamente avrebbe parlato dello stadio solo per curiosità

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LO STADIO NON SERVE QUINDI SI DEVE FARE (Il Fatto Quotidiano)
di Massimo Fini

Cominciamo col fatto più semplice, quello che ha dato inizio a una sorta di "Mafia Capitale 2": lo stadio della Roma. Qualcuno dovrebbe spiegarci perché mai nella Capitale la Roma dovrebbe costruirsi un nuovo stadio quando uno stadio già c'è, efficiente e sufficiente. Qualcuno dovrebbe spiegarci perché mai si dovrebbe fare questo nuovo stadio quando negli stessi uffici amministrativi della Capitale, nel 2017, si riteneva che sarebbe stato "una schifezza".

COSÌ LO DEFINIVA Carlo Notarmuzi, titolare dell'ufficio per la concertazione amministrativa. Una schifezza, ma necessaria secondo lo stesso Notarmuzi. Perché necessaria? Elementare Watson. Lo spiega quanto è avvenuto, nel 1990, per lo stadio di San Siro. Secondo i preventivi doveva costare 35 miliardi di lire e invece arrivò a 170, rovinando oltretutto "la Scala del calcio", il miglior stadio d'Europa insieme a Wembley e al Prater di Vienna. Necessario quindi perché si sapeva che il nuovo stadio avrebbe scatenato gli appetiti illegali di costruttori, amministratori, politici e partiti. La nuova giunta di Virginia Raggi inizialmente si oppose anche perché il nuovo stadio avrebbe distrutto un altro tempio dello sport, l'ippodromo di Tor di Valle. Ma per non fare la parte del nuovo Molotov, il diplomatico sovietico famoso perché diceva niet a tutto, la Raggi, che aveva già dato il suo no alle Olimpiadi, si accontentò di un ragionevole compromesso: il dimezzamento delle cubature in cemento. Ma la sostanza non è cambiata. Gli appetiti si sono ugualmente scatenati dando origine al cosiddetto "caso Parnasi", il costruttore romano che, come a suo tempo Ligresti, ha le mani dappertutto e su tutto. Ma rispetto alla già grave vicenda Ligresti ci sono due differenze. Parnasi non ha solo "le mani sulla città", per usare il titolo di un film di Rosi, cioè su Roma, ma anche su Milano e altri centri nevralgici del Paese. La seconda differenza è che qui sono coinvolti tutti, ma proprio tutti, gli strati sociali: partiti, politici, amministratori di ogni rango, palazzinari, imprenditori, b rass eur d'af fai re s, avvocati di grido, docenti universitari, l'Opus Dei. Che Roma sia corrotta e parassitaria lo si sa dai tempi dell'Impero. Ma adesso questa corruzione, discendendo giù per li rami, ha creato metastasi in tutto il Paese. Lo spartiacque sono state le inchieste di Mani Pulite del 1992-94 quando i magistrati di Milano chiamarono anche "lorsignori" a rispondere a quelle leggi che tutti noi siamo tenuti a rispettare. Per un momento sembrò che questa fosse l'occasione per la nostra classe dirigente per emendarsi di atavici vizi che avevano già fatto capolino fin dai primi anni Sessanta e che poi si erano estesi a tutti i partiti e a buona parte degli imprenditori. Il pool di Milano acquisì una risonanza non solo nazionale ma anche internazionale e l'Italia venne indicata come "Paese esemplare" che sapeva rimediare ai propri atavici difetti. Antonio Di Pietro divenne un eroe nazionale omaggiato e corteggiato da tutti (le famose "dieci domande a Tonino" di un editoriale di Paolo Mieli sul Corriere; il nuovo premier Berlusconi voleva fare di lui il proprio ministro degli Interni). Fu solo un lampo. Bastarono due anni per capovolgere, in un drammatico gioco delle tre tavolette, l'orientamento non solo della classe politica ma anche, attraverso i media berlusconiani e non solo, della popolazione: i magistrati divennero i veri colpevoli, i ladri le vittime e Di Pietro l'uomo più attaccato d'Italia.

DA ALLORA, nel totale disgregamento etico degli italiani, non è venuta a mancare di fatto solo la sanzione penale, ma anche quella, forse ancor più importante, sociale, che pur nei primi anni 90 esisteva ancora. Emblematico è il caso di Luigi Bisignani. Piduista, condannato a due anni e sei mesi di reclusione per reati contro la PA e radiato dall'Ordine dei giornalisti. Si penserebbe che un simile soggetto non avrebbe più potuto metter piede nemmeno nel più marginale degli uffici pubblici. Invece lo ritroviamo coinvolto come consigliere dell'amministratore delegato delle Ferrovie Lorenzo Necci nella cosiddetta "Tangentopoli du e". Diventa poi consigliere di Scaroni presidente dell'Eni, per i suoi rapporti privilegiati con la Libia. Coinvolto poi ancora nella vicenda P4 lo troviamo oggi indagato per lo scandalo dello stadio della Roma. Nel frattempo è diventato editorialista e un ambito ospite dei talk show televisivi. Adesso nel malcostume generale sono stati coinvolti anche dei rappresentanti dei 5Stelle, i vessilliferi della legalità. Credo che rimontare una situazione del genere che perdura da quasi quaran t'anni sia impossibile anche per chi abbia le migliori intenzioni. Come scrissi in un articolo sul Fattodi qualche tempo fa: in Italia ci sarebbero così tante cose da fare, che ormai non c'è più nulla da fare.

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Raggi: ecco i veri poteri di Lanzalone (La Repubblica)
Dallo stadio ai mercati, spiega ai pm il ruolo del consulente. Sindaca a giudizio, Comune non sarà parte civile
maria elena vincenzi,
roma
I due grandi assenti erano l'imputata, Virginia Raggi, e il Comune di Roma che, per la prima volta da quando lei è sindaca, non si è costituito parte civile. È cominciato così, ieri mattina, il processo alla prima cittadina di Roma, accusata di falso per la vicenda della nomina di Renato Marra, fratello del suo fedelissimo Raffaele (arrestato per corruzione a dicembre 2016), a capo dell'ufficio Turismo. Un dibattimento che avrà tempi rapidi anche se non come auspicato dal giudice che, entrando in aula, ha esordito: « Ho ottenuto dal presidente del tribunale di portare questo processo anche nella fase pre-feriale, quindi andremo avanti per tutto luglio e saremmo anche disponibili a chiudere il procedimento entro il 30 luglio». Ipotesi che, però, è subito tramontata per via della lunga lista testi di accusa e difesa tra cui figurano il vicesindaco Luca Bergamo, l'assessore allo Sport Daniele Frongia, l'ex capo di gabinetto del Comune, Carla Raineri, Rodolfo Murra, ex capo dell'avvocatura del Campidoglio, Fabrizio Santori, ex consigliere regionale FdI, Roberta Bernardeschi, responsabile Direr ( sindacato dei dirigenti regionali), Carolina Cirillo, dirigente Roma Capitale e l'ex assessore Adriano Meloni.
Alla sindaca, la procura contesta di aver dichiarato il falso alla responsabile dell'Anticorruzione: in una lettera ha scritto di aver deciso da sola della nomina di Marra senior, senza che il fratello intervenisse in alcun modo nella decisione. Ma a sconfessarla ci sono chat, mail e intercettazioni. Il processo si riaggiornerà il 16 luglio.
Da imputata a testimone. Sono state depositate al tribunale del Riesame che oggi valuterà la richiesta di scarcerazione di alcuni indagati dell'inchiesta sullo stadio della Roma una serie di carte nuove. Tra queste anche l'audizione della sindaca Raggi del 18 giugno. Al procuratore Giuseppe Pignatone, all'aggiunto Paolo Ielo e al pm Barbara Zuin, la prima cittadina ha confermato il ruolo centrale nell'amministrazione di Luca Lanzalone, ex presidente di Acea arrestato la settimana scorsa per corruzione. « Ho presentato Mauro Baldissoni ( dg dell'As Roma, ndr) a Lanzalone nel gennaio del 2017. Quest'ultimo effettivamente interloquiva con le parti private cioè As Roma e Eurnova, dal versante pubblico. Nel senso che ai tavoli di discussione stava dal lato nostro e rappresentava le esigenze del Comune agli interlocutori in ordine ai profili di riduzione delle cubature » . Non solo lo stadio. Lanzalone in Campidoglio era un'eminenza grigia: « La prima volta che ci vedemmo parlammo, alla presenza di Massimo Colomban ( ex assessore alla Partecipate, ndr) e Linda Meleo ( assessore ai Trasporti, ndr), di Atac ed altre controllate. È possibile sia stato coinvolto in altre questioni di rilevanza amministrativa per il Comune». Ed è lei stessa a spiegare che l'avvocato genovese «si è occupato anche di altri dossier, sempre come consulente a titolo gratuito. Tra essi ricordo il dossier di Multiservizi e le questioni relative ai mercati generali».
Non solo. La sindaca ha anche spiegato che fu Lanzalone a presentare Franco Giampao-letti, attuale direttore generale del Campidoglio, così come Fabio Sereni, commissario Ipa, istituto di previdenza e assistenza dei dipendenti del Campidoglio.
Una centralità ribadita anche da Giampaoletti che ha spiegato che Lanzalone era una figura di riferimento per molti dei temi del Comune: « Mi sono confrontato con Lanzalone anche su altre questioni che interessavano il Comune, ad esempio su Atac, per avere una sua opinione».
D'altronde era stato lui a fargli avere quel posto.

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Valanga stadiopoli e Pallotta si propone " Faccio io l'impianto" (La Repubblica ed. Roma)

Parnasi lascia la guida di Eurnova che prova a tenersi il progetto Raggi conferma il ruolo di Lanzalone: ecco i dossier che ha trattato

maria elena vincenzi

Lo stadio della Roma, l'inchiesta e il terremoto in Campidoglio. Nel giorno in cui Luca Parnasi, l'imprenditore arrestato, si dimette dalla presidente di Eurnova, i suoi legali fanno sapere che il progetto per l'impianto può andare avanti. Il tutto in attesa della nomina dei nuovi vertici della società che dovranno poi decidere il da farsi: tra gli ipotetici acquirenti dei terreni di Tor di Valle spunta anche la stessa As Roma. James Pallotta, per non perdere ulteriore tempo, è disposto a scendere in campo: diventerebbe il proponente unico del progetto di Tor di Valle.
Intanto Acea ha nominato Michaela Castelli presidente del cda al posto di Luca Lanzalone, arrestato la settimana scorsa. Quest'ultimo rimane membro del consiglio: per deporlo serve una riunione dell'assemblea. Per l'accusa l'avvocato genovese è una figura chiave dell'inchiesta. Tra le carte spunta un'intercettazione tra Parnasi e l'ad di Banca Carige Paolo Fiorentino nella quale il primo chiede una consulenza per l'amico: «Fagli fare qualche cosa anche a Lanzalone, dagli 50- 30mila euro di consulenza, fagli fare una cazzata! Costruiamo questo percorso a tutto tondo, così quando è il momento...... » . Il costruttore voleva ingraziarselo perché sapeva quanto l'ex presidente Acea contava in giunta, anche se lui al gip ha detto di non «aver mai ricevuto un euro».
Ma che fosse potente lo ha confermato anche Virginia Raggi nella sua seconda audizione davanti ai pm. La sindaca, oltre a ribadire la sua centralità nella vicenda dello stadio, ha spiegato che «l'avvocato Lanzalone si è occupato anche di altri dossier, sempre come consulente a titolo gratuito. Tra essi ricordo il dossier Multiservizi e le questioni relative ai Mercati generali. La prima volta che ci vedemmo, alla presenza di Colomban e Meleo, parlammo di Atac e altre controllate » . Quando il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Barbara Zuin le chiedono chi le ha consigliato di nominare Giampaoletti come dg del Comune, Raggi risponde: « Fu Lanzalone » . E fu sempre lui, precisa la sindaca, a presentare il commissario Ipa, Fabio Serini. Ed è stato lo stesso Franco Giampaoletti a dire ai magistrati « di essersi sempre relazionato con Lanzalone, riferendogli l'andamento della interlocuzione con i privati sullo stadio. Lo ritenevo una persona esperta. Ci siamo confrontati anche anche su altre questioni che interessavano il Comune, ad esempio su Atac». Negli ultimi giorni, peraltro, la sindaca e il dg si sono finalmente incontrati. Il direttore ha chiarito la sua posizione e poi ha chiesto, alla luce dell'inchiesta, cosa ne sarà di lui. Raggi ha preso tempo.
Nel frattempo i carabinieri del nucleo investigativo stanno cercando di recuperare le conversazioni telefoniche dal cellulare di Lanzalone: da un primo esame sembrerebbero essere state cancellate. Stamattina è prevista l'udienza del tribunale del Riesame chiamato a valutare una serie di posizioni. Ieri, intanto, sono tornati liberi il braccio destro di Luca Caporilli e l'ex assessore all'Urbanistica Pd Michele Civita. Lascia il carcere Caporilli che ha iniziato a collaborare, chiarendo il " sistema Parnasi". Per il consigliere Pd, che ha definito il suo rapporto con Parnasi «un grave errore», il giudice ha disposto l'obbligo di firma.

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Al mercato delle consulenze "Stiamo a fare un'estorsione" (La Repubblica ed. Roma)

Giuseppe Scarpa

Gongolano due avvocati dello studio Lanzalone. Si fregano le mani, anzi ridono (come emerge dall'intercettazione) all'idea di poter chiudere delle consulenze a prezzi esorbitanti grazie alla mediazione interessata del costruttore Luca Parnasi. « Se accettano le cifre che gli abbiamo fatto – dice Stefano Sonzogni – sono prezzi ottimi per noi (ride)». Il legale si riferisce a un preventivo salato su un parere legale inviato alla società Dea Capital. Luciano Costantini gli risponde così: « Sì però ti dico qua è oggettivamente una roba simil estorsiva perché qui interessa tutto meno che la nostra attività extraprofessionale » . La conversazione è emblematica. Per gli investigatori è l'ulteriore prova del rapporto corruttivo tra Parnasi e Lanzalone. Quest'ultimo ottiene consulenze legali dal costruttore e in cambio l'avvocato genovese – per la procura - si interessa in Campidoglio dell'iter amministrativo dello stadio.
Inoltre a spiegare ai magistrati l'importanza di Lanzalone è uno dei manager del gruppo Parnasi, Luca Caporilli: « Quando Parnasi parla di super rapporti con esponenti del M5S si riferisce a Ferrara ( ex capogruppo in Campidoglio del Movimento 5 Stelle, ndr) e Lanzalone » , precisa al pm Barbara Zuin. Anche il consigliere comunale grillino infatti beneficia dei favori del gruppo con il progetto sul lungomare di Ostia da spendersi con i suoi elettori, come sottolinea sempre Caporilli: « È un'ulteriore cortesia che abbiamo fatto al dottor Ferrara».
Do ut des è la politica di Parnasi. E quando il costruttore non vuole apparire in prima persona maschera i suoi finanziamenti a pubblici ufficiali o politici utilizzando come schermo la madre. Scrivono i carabinieri del nucleo investigativo in un'informativa del 18 giugno: « Parnasi ha deciso di utilizzare le risorse finanziarie della propria galassia societaria a favore di soggetti coinvolti nella campagna elettorale servendosi di società intestate formalmente alla madre, Maria Luisa Mangosi, per evitare che le erogazioni fossero direttamente riconducibili a lui». C'è poi la questione relativa alle tribune del vecchio ippodromo a Tor di Valle, là dove dovrebbe sorgere lo stadio. Una vicenda che investe in prima persona il soprintendete di Roma Francesco Prosperetti che alla fine deciderà di eliminare il vincolo. Un " gioco" talmente assurdo che lo stesso gip, durante l'interrogatorio di garanzia di Caporilli fa fatica a comprendere: «Addirittura con il soprintendente Prosperetti siete entrati nel merito di quella che sarebbe stata la vostra elaborazione progettuale, valutando con lui il tecnico da incaricare? » . Domanda a cui il professionista risponderà affermativamente. Successivamente, nell'interrogatorio del 19 giugno, spiegherà bene il motivo per cui un soprintendete poteva imporre un suo " uomo", l'architetto Paolo Desideri, per la realizzazione di un progetto sulle tribune relativo allo stadio della Roma. "Noi di Eurnova abbiamo vissuto l'affidamento della progettazione all'architetto Desideri come una cosa che dovevamo fare».

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Il Campidoglio raccoglie nuove carte per i pm Ma Ferrara non molla (La Repubblica ed. Roma)

Non si ferma l'inchiesta sulle tangenti per lo stadio Indagato e autosospeso il 5S frequenta sempre il palazzo "Sono ancora consigliere"

lorenzo d'albergo

Eppur si muove. Paralizzata dall'inchiesta sullo stadio della Roma, la macchina amministrativa del Campidoglio si è rimessa in moto. Con fatica, un passo alla volta, vaglierà tutti gli atti che riguardano il progetto di Tor di Valle. E, in contemporanea, darà una mano alla procura. Le chat e le mail di Luca Lanzalone, consulente della sindaca premiato con la presidenza di Acea e poi diventato figura centrale delle indagini condotte dalla procura, non si trovano più. Così ora sono gli uffici capitolini, dall'avvocatura in giù, a dare una mano ai pm di piazzale Clodio. Stanno raccogliendo tutte le comunicazioni dell'avvocato arrivato da Genova per occuparsi dello stadio e del concordato di Atac. Scambi che riguardano i Mercati Generali, la Fiera di Roma, ma pure Multiservizi e la grana dei punti verde qualità. L'elenco, insomma, è lungo.
Complesso almeno quanto la posizione in cui si trova Paolo Ferrara. Lui ribadisce di essersi «autosospeso » dal Movimento. Ripete che per ora — e fino a quando non avrà parlato con i pm e chiarito la sua posizione — va considerato «congelato » . Eppure il capogruppo grillino, finito sotto indagine per corruzione nell'inchiesta sullo stadio della Roma, continua a essere una presenza fissa in Campidoglio. Martedì, giorno della riunione della maggioranza pentastellata, era a palazzo Senatorio ufficialmente per sbrigare una faccenda « dal segretario generale». Ieri è tornato a farsi vedere alla buvette, cremino alla mano. E tra le due comparsate è tornato a postare con una certa frequenza su Facebook. Interventi squisitamente politici, tutti ovviamente marchiati col simbolo del partito da cui dice di essersi temporaneamente allontanato.
A questo punto la domanda è lecita: Paolo Ferrara si è davvero autosospeso? Risponde il diretto interessato: «Resto comunque un consigliere. Posso continuare a fare politica e, anche se sono fermo, a difendere gli interessi dei cittadini». Ai suoi penserà l'avvocato Alessandro Mancori: a difendere il capogruppo accusato di aver ottenuto da Parnasi un progetto per il restyling del lungomare di Ostia sarà lo stesso legale della sindaca Virginia Raggi.
Alla visita al bar di palazzo Senatorio ieri non si è sottratto nemmeno il presidente dell'Assemblea Capitolina. Marcello De Vito, big della corrente ortodossa 5S, sfugge alle domande sull'inchiesta. Il suo nome appare nelle carte, ha partecipato alla chiusura della campagna elettorale di altri due indagati nell'operazione " Rinascimento" dei carabinieri: Mauro Vaglio, il presidente dell'ordine degli avvocati di Roma con simpatie grilline, e l'altro legale Daniele Piva. De Vito non commenta. « Non sono tra gli indagati», spiega con decisione. Poi torna in aula.

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Raggi ai magistrati su Lanzalone «Mi indicò il dg per il Campidoglio» (Corriere della Sera)
Stadio, la sindaca di Roma: si occupò anche di altri dossier, rappresentava il Comune

Le tappe dell'indagine

Ilaria Sacchettoni ,Fulvio Fiano

Roma Gli elementi raccolti nell'indagine sullo stadio della Roma e le conferme avute negli interrogatori disegnano per Luca Lanzalone un ruolo che sembra inequivocabile nella giunta Capitolina. Funzionario de facto con delega allo stadio oltre la scadenza del suo mandato con licenza di intervenire su altri fronti fino a influire sulle nomine di funzionari. Virginia Raggi, riascoltata lunedì come testimone, alla fine lo ammette.

Nomine e favori
«Lanzalone — si legge nella sintesi del suo verbale — interloquiva con le parti private (As Roma e Eurnova) dal versante pubblico. Non escludo che lui abbia avuto rapporti con Parnasi e Baldissoni anche oltre le occasioni cui io ho partecipato, così come è possibile che sia stato coinvolto in altre questioni di rilevanza amministrativa». La sindaca aggiunge: «Rivedendo gli articoli di stampa di questi giorni mi è venuto in mente che Lanzalone si è occupato di altri dossier, sempre come consulente a titolo gratuito. Tra essi ricordo Multiservizi e i Mercati Generali». Continua la Raggi: «La prima volta che ci vedemmo con Lanzalone, parlammo alla presenza di Colomban e Meleo (assessori a partecipate e trasporti, ndr) di Atac e altre controllate. Lì si stabilì un contatto tra Lanzalone e Colomban e so che tale contatto si è sviluppato nel tempo». La pm Barbara Zuin, che affianca l'aggiunto Paolo Ielo e il procuratore Giuseppe Pignatone, domanda: «Chi le ha prospettato la possibilità di nominare Giampaoletti come direttore generale del Comune?». Risponde la sindaca: «Fu Lanzalone. Ero alla ricerca di un capo di gabinetto e tra le persone di cui ho vagliato il curriculum c'era Giampaoletti. Decisi che era lui il più adatto». Ancora: «Fu Lanzalone a presentare il commissario Ipa (istituto previdenziale dei dipendenti comunali, ndr) Serini?». «Sì, dopo aver vagliato i curricula». Serini ripagherà Lanzalone affidando una consulenza a un associato del suo studio.

Eyu e Radio Padania
Depositati agli atti ulteriori elementi acquisiti dai carabinieri del Nucleo investigativo su «presunte erogazioni in favore di politici». Ne emerge che Luca Parnasi utilizzava per i versamenti le società Sogepa e Fingepa, intestate alla madre Maria Luisa Mangosi, così che non fossero a lui riconducibili. Al telefono con il suo commercialista Gianluca Talone, Parnasi vuole conferma su alcuni pagamenti.

Talone: «Eh... i dieci tavoli che mi avevi chiesto?».

Parnasi: «Sono cinquantamila euro».

Dal contesto, annotano gli investigatori, «è ragionevole ritenere» che si stesse parlando di tavoli elettorali. La conversazione va avanti.

Parnasi: «Lega erano 100 e 100 — riferendosi a due società del suo gruppo — ne facciamo 100 su Pentapigna e 100 qua».

Talone: «Loro faranno una sul giornale e un'altra su trasmissioni radiofoniche».

Talone ne parla in seguito con un consulente: «Eee... operazioni con Radio Padania... ehmmm... da parte di Luca...». Infine il commercialista contatta Paolo Centemero, tesoriere della Lega, al quale spiega di voler predisporre un contratto pubblicitario di tipo radiofonico. Centemero precisa di non conoscere le finalità dell'operazione e Talone rimarca: «Sarebbe meglio parlarne a voce su a Milano».

Talone ha numerosi contatti telefonici anche con Domenico Petrolo del dipartimento cultura del Pd e responsabile della raccolta fondi della fondazione Eyu. Il 21 febbraio scorso i due parlano di contratti da visionare e Talone fa presente di non aver inserito l'Iva, per cui dovrà calcolare altri 50 mila euro e redigere due contratti, uno da 150 mila e l'altro da 50 mila euro. Petrolo spiega che in passato veniva utilizzata la donazione, dove l'Iva non andava calcolata. Dall'esame della documentazione bancaria sequestrata nel corso degli arresti emergono due bonifici da 100 mila euro (l'1 marzo) e da 50 mila euro (il 5) entrambi da parte di Pentapigna a favore di Eyu.

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Caporilli: Prosperetti dava indicazioni. La gip: anticipava rilievi futuri (Corriere della Sera ed. Roma)
di Fulvio Fiano Ilaria Sacchettoni
Il collaboratore di Parnasi, interrogato, conferma i «consigli» del sovrintendente e racconta anche di aver proposto il ponte di Traiano negli incontri con il Comune


Uno stadio che, dopo essere stato una speculazione da scongiurare, diventa l'obiettivo da perseguire. Una viabilità in cui nessuno investe e alla quale, anzi, nessuno pensa. Un soprintendente che, invece di elaborare soluzioni per la città, offre consigli ai costruttori, quasi un suggeritore personale (uno dei tanti) di Luca Parnasi. È il quadro che affiora dai nuovi atti investigativi depositati.

Assistito dall'avvocato Pierpaolo Dell'Anno, Luca Caporilli, il braccio destro di Parnasi, ricostruisce il ruolo giocato da Francesco Prosperetti nella realizzazione del progetto. I due, il sovrintendente e il braccio destro del costruttore, dialogano su quali consulenti sia più vantaggioso assicurare al costruttore per superare il vincolo architettonico (poi archiviato dallo stesso Prosperetti). Un primo tentativo di incaricare Luciano Marchetti, ex dirigente regionale dei Beni Culturali, va a vuoto. «Prosperetti — dice Caporilli — aveva piacere che fosse Desideri (Paolo Desideri, architetto e datore di lavoro della figlia del Soprintendente, Beatrice, ndr)». E alla gip che lo incalza, Caporilli offre conferme: «Sì, sì, è stata un'indicazione (del Soprintendente, ndr)». Desideri era notoriamente uomo di Parnasi: «Lui ha progettato per lo stadio sia prima che dopo il ponte pedonale, il ponte di collegamento della nostra, dell'area nostra di Tor di Valle con la stazione della Magliana». La giudice Maria Paola Tomaselli sottolinea che offrendo indicazioni in anticipo su chi fosse il miglior tecnico da incaricare, Prosperetti finiva per anticipare dritte su eventuali rilievi futuri. «Nel momento in cui Prosperetti vi dà indicazioni vi anticipa quelli che avrebbero potuto essere i suoi rilievi».

Quanto al ponte di Traiano che nessuno voleva il tecnico di Eurnova, Caporilli, scarcerato ieri, racconta: «Perché non realizzate il nostro ponte, il Ponte di Traiano, vi prendete il nostro progetto, lo spostate di 100 metri o di un chilometro a noi non ci riconoscete quest'opera e forse funziona meglio», propone al Comune senza essere ascoltato. Neppure le simulazioni, rappresentate in una riunione negli uffici di Luca Bergamo («a febbraio 2017», dice) avrebbero convinto a fare il ponte. E di fronte all'idea di realizzare una struttura da 50 mila posti, la questione delle infrastrutture diventa secondaria. Alla fine, escluso un finanziamento dei costruttori, l'opera ricadrà sulle casse pubbliche.

La politica di Parnasi, ossia le erogazioni traversali, miravano ad aggirare obiezioni e ostacoli. In quest'ottica si decide il finanziamento alla fondazione di Daniele Leoni, l'ingegnere dell'assessorato all'Urbanistica capitolino. «Beh — dice Caporilli — l'abbiamo fatto uno perché me l'ha chiesto e due perché c'era questa partecipazione a questo convegno». Stavolta inutilmente perché Leoni, alla fine, valuterà che il calcolo sugli oneri concessori deve seguire l'indice territoriale che non prevede sconti per i costruttori.

In parallelo emerge anche che pur di assicurarsi il favore di Luca Lanzalone, il superconsulente già presidente di Acea, Parnasi lo sponsorizzava perfino con i vertici di Banca Carige: «Tu fagli fare qualcosa anche a Lanzalone, dagli 50...30.000 euro di consulenza— diceva al telefono all'ad Paolo Fiorentino — ...fargli fare una caz...ta! Costruiamo questo rapporto tondo! Così quando è il momento...». La banca precisa che nessuno ha poi seguito il consiglio di Parnasi.

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Sparite le chat, la procura cerca di recuperarle (Corriere della Sera ed. Roma)

In attesa dell'udienza di oggi davanti al tribunale del Riesame, il gip ha dato parere favorevole al ritorno in libertà dell'ex assessore regionale, Michele Civita (era ai domiciliari) e alla scarcerazione di Luca Caporilli, l'ex braccio destro di Parnasi, che ha cominciato a collaborare con gli inquirenti.

Sono intanto in corso verifiche sul cellulare di Lanzalone, da dove sarebbero sparite delle chat: la procura sta cercando di recuperare le conversazioni.

Quanto allo stadio, i difensori di Luca Parnasi, Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini, hanno incontrato ieri i pm titolari dell'inchiesta, dai quali sostengono di aver ottenuto la conferma che non ci sono elementi ostativi alla ripresa delle procedure. Parnasi si è dimesso ieri da tutte le cariche della holding Euronova, dove il consiglio d'amministrazione dovrà ora indicare un nuovo amministratore o un curatore che possa eventualmente vendere il progetto con le autorizzazioni a un altro soggetto.

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Parnasi: «Date a Lanzalone una cosa da 50 mila euro» E Raggi: indicò lui il mio dg (Il Messaggero)

Uomo potente, competente, indispensabile. Sono i nuovi verbali agli atti dell'inchiesta sul giro di affari attorno al nuovo stadio della Roma a descrivere il ruolo dell'avvocato Lanzalone. «Sponda» per il gruppo Parnasi a cui affidarsi in ogni circostanza. E «coinvolto in vari dossier» agli occhi del sindaco Virginia Raggi che a verbale ammette, «dopo avere letto la stampa», che l'avvocato di Bogliasco la consigliò anche nella scelta di importanti cariche di vertice al Campidoglio.
GLI INCARICHI A LANZALONE
Luca Caporilli, collaboratore del gruppo Parnasi e considerato gola profonda dell'inchiesta, scarcerato ieri, è molto chiaro nel definire l'avvocato la «sponda del gruppo» per l'affare stadio, quello a cui riferirsi in ogni circostanza. In cambio, spiega, gli era stata promessa una consulenza che non teme di definire «inutile». Il costruttore, Parnasi, la vede diversamente. Oltre alle tre consulenze contestate al momento degli arresti, si spende per far avere all'avvocato altri incarichi. È il 4 giugno scorso, pochi giorni prima dell'arresto, quando Parnasi dice al telefono all'ad di banca Carige Paolo Fiorentino: «Tu fagli fare qualcosa anche a Lanzalone, dagli 50, 30.000 euro di consulenza, fagli fare una ca...ta! Costruiamo questo percorso». Ieri sera la banca ha precisato di non aver mai conferito incarichi all'avvocato di Bogliasco.
RAGGI: «MI INDICÒ I MANAGER»
Convocata in procura per la seconda volta in quattro giorni, la sindaca Raggi è costretta a fare alcune ammissioni. Fu lei, dice, a presentare Lanzalone ai vertici della Roma, come «rappresentante delle esigenze del Comune»: «Fu lui a prospettarmi la nomina di Giampaoletti come dg del Comune e di Serini all'Ipa (la cassa di previdenza dei dipendenti del Campidoglio ndr). Rivedendo gli articoli di stampa questi giorni mi è venuto in mente che si è occupato anche di altri dossier, abbiamo parlato di Atac». Spiegazioni che potrebbero aprire nuovi filoni di indagine, a partire dalla consulenza per la Multiservizi. Capitoli non facili da chiarire, visto che i pm Paolo Ielo e Barbara Zuin hanno già saputo che Lanzalone ha cancellato dal cellulare chat decisive. Ieri, il gip ha anche deciso di scarcerare l'ex assessore della Regione Lazio, Michele Civita, e mandare ai domiciliari lo stesso Caporilli.
I finanziamenti alla politica di Parnasi erano a tutto campo. È recentissima l'intercettazione in cui, commentando il governo giallo-verde e il programma di governo con un collega, che gli dice che preferisce non pagare, «per non avere nessuno», si sfoga ridendo: «Io pago tutti per non avere nessuno!».
I SOLDI AI POLITICI
L'attività di sostegno alla politica inizia, in realtà, alla vigilia delle elezioni. È il 14 febbraio quando Parnasi e i suoi fanno il punto. Riassumono i carabinieri in un'informativa del 18 giugno, che il costruttore «dice che Lega erano 100 e 100, ne facciamo 100 su Pentapigna qua e 100 qua, possiamo utilizzare società nostre». Uno dei suoi assistenti gli specifica che «la strutturiamo una sul giornale e un'altra sulla radio» e gli propone un passaggio pubblicitario «alle tre di notte su Radio Padania». Nonostante l'investimento, Parnasi risponde secco: «No» e si raccomanda che invece siano «preparati dei contratti dal legale di fiducia», Nabor Zaffiri. Nei giorni successivi, quando un fidatissimo di Parnasi chiama il tesoriere della Lega, Paolo Centemero, l'argomento è di nuovo la «pubblicità»: «Il collaboratore precisa che vuole fare un contratto, per fare uscite pubblicitarie radiofoniche», scrivono i carabinieri. I due concordano sul fatto che sia meglio parlarne di persona. Col commercialista del Carroccio, Andrea Manzoni, lo stesso collaboratore parlerà di incontrare una «terza persona» in via Bellerio. Di febbraio sono anche i contatti tra Domenico Petrolo, tesoriere dalla fondazione vicina al Pd Eyu e il gruppo Parnasi. Agli atti risulterà una consulenza da 150mila euro. Di certo, però, a febbraio Petrolo insisteva perché il pagamento arrivasse, perché, negli «ultimi giorni», li aiuterà molto. Per i carabinieri, il riferimento è alla campagna elettorale.
Valentina Errante
Sara Menafra

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Le ammissioni di Caporilli, primo scarcerato «Così potevamo controllare il Campidoglio» (Il Messaggero)

IL PERSONAGGIO

ROMA Ammette a verbale che la procura di Roma non ha frainteso il senso delle intercettazioni e che l'impianto dell'accusa è corretto. Luca Caporilli, classe 64, geometra, dal 2011 in forza al gruppo Parnasi, ora scarcerato anche alla luce del suo contributo all'indagine, ha puntellato l'inchiesta della procura di Roma sul «sistema stadio» in alcuni passaggi decisivi. Ammettendo i pagamenti alla politica e il ruolo che, in tutta la vicenda Tor di Valle, aveva l'avvocato Lanzalone. Nel corso di due lunghi interrogatori, con al fianco gli avvocati Pierpalo Dell'Anno e Michelangelo Curti, si difende, prendendo le distanze dalle scelte del patron dello stadio Luca Parnasi. Davanti al pm Barbara Zuin, il geometra, da settembre 2017 consulente d'oro di Eurnova (200mila euro l'anno) e ora accusato di associazione a delinquere, ha spiegato come non condividesse la linea del capo. Racconta dei finanziamenti alla politica: «Parnasi non ha mai fatto mistero con noi collaboratori della necessità di finanziare i partiti per potere lavorare. Sapevo che molti di loro richiedevano denaro e che Parnasi accettava le loro richieste. Non sapevo se i finanziamenti fossero leciti o illeciti», ammette che a chiederli sia stato anche Michele Civita. Un clima, aggiunge, che già da tempo lo aveva portato alla decisione di lasciare l'azienda.
LE CONSULENZE
Il pentito, prima davanti al gip, poi con i pm, ha ricostruito il rapporto del gruppo Parnasi con Lanzalone: «Era quello che cercava di risolvere i problemi, cercando anche di fare in modo che l'amministrazione comunale capisse le nostre criticità. Una sponda... un appoggio». Un passaggio fondamentale, per l'impianto dell'accusa. Le attenzioni per il gruppo, secondo la procura e secondo Caporilli, sarebbero state ricompensate: «Un incarico al suo studio. Io lo dico che non ero d'accordo su quella cosa, lo dico chiaramente, perché cosa c'entrano gli avvocati? Non c'entravamo nulla su quella cosa». Ma l'ex dipendente di Parnasi ricostruisce anche i tempi e spiega che fino alla vigilia degli arresti Lanzalone ha continuato a occuparsi dello stadio.
LE INFRASTRUTTURE
Quando gli viene contestata un'intercettazione nella quale dice a un tecnico, che faceva osservazioni a proposito della viabilità per la mancata costruzione del ponte di Traiano («No, ma tu queste cose te le devi tenere per te») il pentito è pronto a chiarire: «Intendevo dire che il Business Park si riduce, non provoca nessun miglioramento, non funziona lo stesso. Perché? Perché tanto per andare al Business Park tutte le persone continuano a fare l'Ostiense... oltre alla eliminazione del ponte sul Tevere c'era anche la riqualificazione diversa della Via Ostiense per andare incontro alle esigenze del traffico». Pur lavorando all'interno di un sistema, provò a migliorare gli interventi infrastrutturali: «Il ponte sul Tevere noi dovevamo farlo e questo ponte sul Tevere ci veniva, tra virgolette, compensato con della volumetria aggiuntiva, così come le altre opere di carattere generale». Singolare, nell'ottica di Caporilli, è l'atteggiamento tenuto dalla Sovrintendenza, che dopo aver posto un vincolo sulle tribune progettate dall'architetto Lafuentes, accetta che Parnasi prometta di realizzarne altre «finte»: «Era un modo per accontentare il sovrintendente».
Val. Err.
Sa. Men.

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«Il progetto stadio va avanti»
Ma ora Virginia prende tempo (Il Messaggero)


Cautela, freddezza, gelo. Il Comune non commenta lo sprint degli avvocati di Luca Parnasi sullo stadio della Roma. Se i penalisti Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini dicono che «i pubblici ministeri hanno assicurato che non ci sono elementi che possano bloccare la procedura», il Campidoglio rimane con il piede bloccato sul freno. La verifica di tutti gli atti, preannunciata da Virginia Raggi, deve ancora iniziare. E non se ne parlerà prima della settimana prossima, trapela dagli uffici. Poi c'è un fronte politico, tutto interno al M5S. I consiglieri grillini chiamati a votare la maxi-variante si dividono in cinquanta sfumature di attendismo. Tanto che l'opzione di un voto in piena estate ormai sembra impraticabile. «Anzi, non se ne parla: vogliamo vederci chiaro», dicono dalla maggioranza. Lo choc per gli arresti (il super consulente Luca Lanzalone) e gli indagati di questa inchiesta (l'ex capogruppo Paolo Ferrara) è ancora talmente forte che nessuno se la sente neanche di commentare. Anche la posizione dell'assessore all'Urbanistica Luca Montuori ora è molto ridimensionata.
I MESSAGGI SPARITI
L'unico stadio di felicità al momento riguarda le chat cancellate dal cellulare di Lanzalone. In Comune, il Mister Wolf del M5S era persona da interrogare e consultare come un oracolo. E un po' tutti - dalla sindaca agli assessori, ai presidenti di commissione - lo cercavano. Non solo sul progetto di Tor di Valle. Ecco perché un'indiscrezione in particolare ieri è stata accolta con un certo sollievo tra i corridoi di Palazzo Senatorio. Dai primi controlli degli investigatori, infatti, risulterebbero cancellate diverse chat e conversazioni sul cellulare di Lanzalone. Ovviamente l'obiettivo di chi indaga, ora, è tentare di recuperarne i contenuti e verificare se abbiano un valore nell'ambito dell'attività di indagine.
L'ISPEZIONE
L'indagine interna del Campidoglio, invece, partirà la settimana prossima. La mossa serve da una parte ad aspettare i risvolti dell'inchiesta in Procura, per capire se da intercettazioni e interrogatori emergeranno altre crepe nell'operazione immobiliare; dall'altra la «due diligence» proverà a rassicurare i tecnici, che dopo la retata hanno gentilmente fatto capire di non voler più mettere una-firma-una sul progetto Tor di Valle, almeno fino a quando il quadro investigativo non sarà chiaro. Altro che «andare avanti». Le ombre che si allungano sul futuro dello stadio sono tante, anche a livello amministrativo: i flussi di traffico falsati («senza ponte sarà il caos», dicevano gli uomini di Parnasi intercettati), il parere sugli oneri dei privati firmato da un funzionario sotto inchiesta, il vincolo rimosso dal soprintendente Prosperetti, anche lui indagato. Spiegava ieri una fonte qualificata del Dipartimento Urbanistica: «Senza un controllo vero, non si muove niente, le verifiche partiranno solo la prossima settimana. E manca un interlocutore privato». Parnasi ieri si è dimesso dalla Eurnova, ora dovrebbe arrivare un curatore. Ma al di là dei dubbi tecnici, è la partita politica quella che spaventa i privati. Molti, sui banchi del M5S in Assemblea capitolina, non sembrano più disposti a venire a patti con i proponenti. «La fiducia è venuta meno». E Raggi, per compattare i suoi, ha assicurato: «Resteremo nel solco della legalità».
Simone Canettieri
Lorenzo De Cicco

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L'avrebbero detto i PM

«Lo stadio non rischia lo stop» (Corriere dello Sport)

ROMA - «I pubblici ministeri hanno assicurato che non ci sono elementi che possano bloccare la procedura per il nuovo stadio di Tor di Valle». La notizia che danno Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini, legali di Luca Parnasi, dopo aver incontrato i magistrati che indagano sulla vicenda dello stadio può sembrare scontata ma dà speranza a quanti, a cominciare dalla società, hanno investito nel progetto da un miliardo. Di quanto deciso dai magistrati sarebbero già stati messi al corrente il Campidoglio e la Roma, mentre il costruttore Parnasi, in attesa del trasferimento da Milano a Roma, fa sapere dal carcere di essersi dimesso da presidente di Euronova, l'azienda responsabile del progetto. Secondo la procura, l'imprenditore per superare gli ostacoli burocratici e arrivare all'approvazione del piano, avrebbe promesso a politici e funzionari denaro, lavori e assunzioni. Per farlo si sarebbe servito di tanti, a cominciare dall'avvocato Luca Lanzalone che per la giunta Raggi seguiva la trattativa sulla modifica del piano e che in cambio dell'aiuto fornito a Parnasi avrebbe ricevuto incarichi e consulenze del valore di 100 mila euro. Lanzalone, finito ai domiciliari con l'accusa di corruzione, respinge le accuse: «Non ho avuto un euro, sono tranquillo», ha sostenuto. Scarcerati l'ex assessore regionale, Michele Civita e di Luca Caporilli, l'ex braccio destro di Parnasi, che ha cominciato a collaborare con gli inquirenti ammettendo di avere effettuato versamenti in favore di funzionari pubblici. E sono in corso verifiche sul cellulare di Lanzalone da dove sarebbero sparite delle chat.


arturo

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Quindi tuttappostsoo, lo ssadio se po' fa...
Non so se ridere o piangere.

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Ranxerox

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Citazione di: arturo il 22 Giu 2018, 08:38
Quindi tuttappostsoo, lo ssadio se po' fa...
Non so se ridere o piangere.

Certo che è clamoroso che siamo proprio i 5stelle a mette' il cappello sulla realizzazione de 'sta megatruffa.
Alla faccia dei garanti dell'onesta...

MTL

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 22 Giu 2018, 07:51
L'avrebbero detto i PM

«Lo stadio non rischia lo stop» (Corriere dello Sport)

ROMA - «I pubblici ministeri hanno assicurato che non ci sono elementi che possano bloccare la procedura per il nuovo stadio di Tor di Valle». La notizia che danno Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini, legali di Luca Parnasi, dopo aver incontrato i magistrati che indagano sulla vicenda dello stadio può sembrare scontata ma dà speranza a quanti, a cominciare dalla società, hanno investito nel progetto da un miliardo. Di quanto deciso dai magistrati sarebbero già stati messi al corrente il Campidoglio e la Roma, mentre il costruttore Parnasi, in attesa del trasferimento da Milano a Roma, fa sapere dal carcere di essersi dimesso da presidente di Euronova, l'azienda responsabile del progetto. Secondo la procura, l'imprenditore per superare gli ostacoli burocratici e arrivare all'approvazione del piano, avrebbe promesso a politici e funzionari denaro, lavori e assunzioni. Per farlo si sarebbe servito di tanti, a cominciare dall'avvocato Luca Lanzalone che per la giunta Raggi seguiva la trattativa sulla modifica del piano e che in cambio dell'aiuto fornito a Parnasi avrebbe ricevuto incarichi e consulenze del valore di 100 mila euro. Lanzalone, finito ai domiciliari con l'accusa di corruzione, respinge le accuse: «Non ho avuto un euro, sono tranquillo», ha sostenuto. Scarcerati l'ex assessore regionale, Michele Civita e di Luca Caporilli, l'ex braccio destro di Parnasi, che ha cominciato a collaborare con gli inquirenti ammettendo di avere effettuato versamenti in favore di funzionari pubblici. E sono in corso verifiche sul cellulare di Lanzalone da dove sarebbero sparite delle chat.

Prima riflessione: queste sono dichiarazioni dei legali di Parnasi, non dei PM.
Seconda riflessione: come già scritto da molti qui dentro, voglio vedere quale funzionario pubblico mette la sua firma sulle delibere di avvio dei lavori a cuor leggero, dopo l'emersione di tutto questo liquame miasmatico.
Terza riflessione: l'aumento di capitale del trigoria non è andato bene. Ed il mercato finanziario "sente" sempre la puzza di bruciato in anticipo....

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