Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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arturo

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Boh un pò lacunoso ed impreciso , per esempio quando si parla di edificabile , si deve parlare di metri cubi , non metri quadri .

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Parnasi ai pm «A Palozzi i soldi, aC ivita solo un favore»  (Gazzetta dello Sport)

ROMA
«I permessi per mandare avanti il progetto dello stadio della Roma non c'entrano nulla». Il costruttore Luca Parnasi, in attesa che il gip decida sulla sua scarcerazione, racconta così le sue verità rispetto ai politici locali coinvolti nell'inchiesta della Procura romana. «Palozzi mi chiedeva continuamente soldi, a Civita ho fatto un favore mettendomi nei suoi panni come padre, ma non gli ho mai dato denaro». Il tutto nel lungo interrogatorio di ieri, durato 11 ore, parlando dell'ex vice presidente del Consiglio Regionale del Lazio, e dell'ex assessore regionale Michele Civita. Questi ultimi, ieri, hanno discusso davanti al Riesame le istanze per chiedere la revoca o l'attenuazione delle misure cautelari dopo gli arresti del 13 giugno. Il Tribunale della Libertà s'è riservato di decidere.
VERBALI DEPOSITATI
Intanto la Procura, per rafforzare il suo impianto accusatorio, ha depositato la parte dell'interrogatorio di Parnasi in cui il costruttore racconta dei suoi rapporti con esponenti politici. Nel corso del confronto, Parnasi aggiunge: «Nell'ultima campagna elettorale Palozzi mi chiamava spesso chiedendomi un contributo e abbiamo concordato il contratto con la società Pixie, al fine di giustificare la dazione della somma di denaro. Non avevo bisogno di quel contratto né di quei servizi. Tuttavia non volevo far figurare il mio nome accanto a quello di Palozzi perché stavo tentando di costruire un rapporto con i 5 Stelle».

r. mig.

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Sledgehammer

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Stadio Roma, resta in carcere Luca ParnasiGip respinge istanza dei difensoriRoma, 6 lug. (askanews) – Resta in carcere Luca Parnasi, l'imprenditore al centro dell'inchiesta sulla costruzione dello stadio di Tor di Valle. Il gip, in particolare, ha respinto l'istanza dei difensori che pure aveva avuto il parere favorevole della Procura per la concessione degli arresti domiciliari.

Il nostro Giorgione

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Me l'aspettavo.

Gip e PM hanno fatto il giochino del poliziotto buono e poliziotto cattivo e hanno fregato Parnasi e i suoi avvocati. Con le mezze confessioni ottenute si rafforzano nel giudizio dinanzi alla Cassazione.
E se il povero Parnasi vedrà il rigetto del ricorso potrebbe decidersi a fare quei tre/quattro nomi che mancano.
Vediamo se così fosse, vedremo se qualcuno la smettetà di fare, rispettivamente, il pagliaccio, l'honesta e lo stupito.....

TestaccioLaziale

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Notizia ormai sparita dai giornali o quasi, passerà la tempesta e tutto tornerà come prima

@lostadiofattobene


tacci loro

ordnung und disziplin

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Citazione di: TestaccioLaziale il 06 Lug 2018, 15:18
Notizia ormai sparita dai giornali o quasi, passerà la tempesta e tutto tornerà come prima

@lostadiofattobene


tacci loro

E de chi nun je lo dice. Stemmerde.

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Il nostro Giorgione

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Parnasi rimane in carcere Ed è accusato di bancarotta (Corriere della Sera ed. Roma)
di Giulio De Santis e Fulvio Fiano
Ora il pm gli contesta anche l'acquisto dei terreni dello stadio


Non basta il parere favorevole della Procura a far uscire Luca Parnasi dal carcere. Il costruttore, arrestato per associazione a delinquere e corruzione a metà giugno, ha visto bocciata la sua istanza per tornare in libertà dal gip Maria Paola Tomaselli, che già al momento dell'arresto aveva usato parole ferme contro la sua condotta: «Il pericolo di inquinamento probatorio e di recidiva appaiono sia concreti che attuali, essendo l'associazione criminale attualmente operativa e molte delle condotte contestate ancora in atto e suscettibili di sviluppi».

Parnasi, 40 anni, puntava sul fatto di aver offerto collaborazione ai pm durante un interrogatorio durato 11 ore. Ma si tratterebbe, a giudizio del gip, solo di conferme e parziali ammissioni su episodi già emersi in indagine. Non sufficienti, dunque, ad attenuare le esigenze cautelari. Con Parnasi sono ancora detenuti i suoi cinque più stretti collaboratori, tra cui Giulio Mangosi (il cugino) e il commercialista Gian Luca Talone. Anche per loro è stata respinta la richiesta di scarcerazione.

Ma Parnasi si trova ora ad affrontare anche un nuovo fronte giudiziario con la sua iscrizione nel registro degli indagati per l'acquisto, attraverso Eurnova, dei terreni di Tor di Valle dalla Sais della famiglia Papalia. Il reato contestato al costruttore è concorso esterno in bancarotta fraudolenta. Secondo la procura, il passaggio di proprietà avrebbe contribuito al dissesto della Sais, dichiarata fallita un anno dopo l'affare. Indagato anche il rappresentante legale della società di Papalia.

Questo filone rischia di complicare la prosecuzione del progetto Tor di Valle. Di recente si è ventilata la possibilità che, per facilitarne la costruzione, si possa vendere Eurnova a terzi interessati ai terreni di Tor di Valle, quintuplicati nel valore dal via libera allo stadio. Ma, qualora emergesse la responsabilità dell'imprenditore nel crac di Sais, i creditori di quest'ultima potrebbero rivendicare dei diritti su una nuova cessione dei terreni con il conseguente avvio di un ulteriore contenzioso.

L'origine dell'inchiesta, nata da un esposto depositato dall'avvocato Edoardo Mobrici come rappresentante dell'associazione «Tavolo della libera urbanistica» e condotta dal pm Mario Dovinola, risale al 2012. Nell'aprile di quell'anno Parnasi e i Papalia chiudono la trattativa per la cessione dei terreni dell'ippodromo, stabilendo che il passaggio diverrà effettivo il 31 dicembre 2013. L'operazione è però sottoposta alla condizione che il Comune dia dare il via libera all'edificabilità nella zona. Passano 14 mesi e i contraenti rivedono alcune parti dell'accordo. Il 25 giugno 2013 Eurnova e Sais anticipano l'alienazione. Nell'intesa il valore attribuito all'area varia a seconda dell'esito della Convenzione urbanistica: con la possibilità dello stadio Parnasi dovrà sborsare 42 milioni; in caso negativo, l'imprenditore si limiterà a pagare 21 milioni, la metà esatta. Il giorno dopo la firma del contratto la Sais presenta al Tribunale civile una proposta di concordato fallimentare che sarà giudicata inammissibile. E così il 25 maggio 2014 la società dei Papalia viene dichiarata fallita.

È utile qui richiamare le ragioni che hanno comportato l'inammissibilità del concordato. I giudici la imputano proprio all'affare tra la Sais e la Eurnova. Secondo il Tribunale infatti «la proposta di concordato si basa sul presupposto del regolare adempimento di Eurnova, il cui piano è carente per la mancanza di strumenti giuridici, a favore della Sais».




Parnasi, il gip: "Deve restare in carcere" (Le Repubblica ed. Roma)

Per il magistrato, l'imprenditore non sta collaborando. E spunta la nuova accusa di concorso in bancarotta

francesco salvatore maria elena vincenzi

Non ha collaborato. O, in ogni caso, se lo ha fatto, non ha fornito alcun elemento utile. Per questo Luca Parnasi, arrestato il 13 giugno scorso nell'ambito dell'inchiesta sullo stadio della Roma, deve rimanere in carcere. Lo ha deciso il gip Maria Paola Tomaselli che ha detto no alla richiesta di scarcerazione avanzata dalla difesa del costruttore.
Per il giudice, l'imprenditore indagato, durante il suo interrogatorio fiume davanti al procuratore aggiunto Paolo Ielo e al pm Barbara Zuin, si è limitato ad ammettere l'ovvio. Fornendo chiarimenti sul suo ruolo di amministratore della Eurnova e sui suoi collegamenti con la politica, ma senza fornire alcuno spunto che non fosse già emerso dalle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo comandati dal generale Antonio De Vita. Per di più, per il gip, sarebbe impensabile scarcerare lui ( anche se ai domiciliari), quando i suoi collaboratori sono ancora detenuti, su decisione del Riesame. Ora la parola passa alla Cassazione che mercoledì valuterà la posizione di Parnasi.
Non è l'unico guaio giudiziario: il costruttore è indagato per concorso esterno nella bancarotta della Sais Spa, la società che possedeva i terreni a Tor di Valle. Insieme a lui, è iscritto anche l'allora responsabile legale della società dei fratelli Papalia. Secondo il pm Mario Dovinola, che sta lavorando sulla denuncia dell'associazione Tavolo della libera urbanistica depositata dall'avvocato Edoardo Mobrici, nel passaggio di proprietà dalla Sais all'Eurnova sarebbe stata compiuta una distrazione che poi ha portato nel 2014 al fallimento della società. In particolare, attraverso la sottoscrizione di due contratti, il secondo dei quali a svantaggio della Sais.
Mentre col primo accordo, dell'aprile 2012, il passaggio del terreno a Eurnova era fissato alla cifra di 42 milioni di euro, a condizione che il Comune desse l'ok alla trasformazione dell'area. Col secondo contratto, giugno 2013, il terreno è stato ceduto direttamente, pagando una caparra di 600mila euro e fissando il prezzo a 21 milioni: l'altra metà sarebbe stata data solo con la stipula della convenzione urbanistica.
La Sais è fallita 11 mesi dopo. All'indomani, però, aveva provato la strada del concordato preventivo. Il tribunale fallimentare l'ha dichiarato inammissibile, proprio per il rapporto di dipendenza economica dalla Eurnova. Tra le due società, infatti, c'era in ballo anche il progetto Ecovillage, l'operazione immobiliare di Parnasi mai avviata sul comune di Marino e finita in un fondo immobiliare.




Intanto Eurnova volta pagina il nuovo ad è Naccarato (Le Repubblica ed. Roma)

lorenzo d'albergo

Si volta pagina. Dopo l'arresto del costruttore Luca Parnasi, Eurnova si affida a una nuova governance. La società proprietaria dei terreni di Tor di Valle e proponente del progetto del nuovo stadio della Roma assieme al club giallorosso nelle ultime ore ha ridefinito il suo organigramma. Il nuovo amministratore delegato è Giovanni Naccarato. Commercialista e revisore legale, è un esperto di ristrutturazioni aziendali. Nel suo curriculum ci sono esperienze in Acea, Ansaldo, Yoox, Fendi e nel consorzio bancario Sir. In questo momento è anche il direttore generale dell'ospedale Israelitico: dopo l'arresto del predecessore, Antonio Mastrapasqua, ha preso le redini della struttura risiste-mandone i conti nel giro di poco più di un anno.
A completare il team saranno il nuovo presidente, il professor Riccardo Tiscini, e il consigliere d'amministrazione Giovanni Sparvoli. Con Naccarato, si metteranno alla guida di una società al momento alla ricerca di un indirizzo preciso. Due le opzioni: il nuovo management potrebbe decidere di portare avanti la partita dello stadio assieme all'As Roma, oppure cercare un acquirente per i terreni di sua proprietà. Nella seconda ipotesi, non sarebbe escluso l'intervento diretto di James Pallotta. Si vedrà.
Quel che è certo è che il presidente statunitense del club di Trigoria ha fretta di chiudere la partita sull'impianto di Tor di Valle. A frenarlo, con la questione Eurnova finalmente risolta dopo lo scossone giudiziario, rimane solo la verifica sugli atti avviata in Campidoglio su ordine della sindaca Virginia Raggi. Un'indagine a tutto campo per verificare che gli atti relativi alla procedura per lo stadio siano in ordine. Tutti, nessuno escluso. Si parte da quelli approvati in era Marino, poi l'approfondimento sul balletto dei pareri sulle tribune del vecchio ippodromo.




Linea dura: Parnasi resta in carcere (Gazzetta dello Sport)

Luca Parnasi resta in carcere e la Roma ovviamente, sulla questione stadio, rimane in attesa. Ieri il gip di Roma, Maria Paola Tomaselli, ha ritenuto che non sono cambiate le esigenze cautelari nei confronti dell'imprenditore in quanto – nelle 11 ore d'interrogatorio – Parnasi si sarebbe limitato a confermare quanto era già a conoscenza degli inquirenti, senza fornire elementi nuovi rispetto all'ordinanza del 13 giugno. E così, in 7 pagine, il giudice ha respinto l'istanza di scarcerazione del costruttore, coinvolto nell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Un colpo di scena, dopo che la Procura aveva espresso parere favorevole ai domiciliari per Parnasi, ora detenuto nel carcere di Rebibbia.

SOLO CHIARIMENTI Per la Tomaselli, l'ex presidente di Eurnova si sarebbe limitato a fornire chiarimenti sul suo ruolo all'interno del gruppo ribadendo i collegamenti con il mondo della politica e le dazioni, a suo dire del tutto regolari, ai partiti e ad organizzazioni ad essi vicini. Secondo il gip, Parnasi ha ammesso elementi già noti senza dare segni di ravvedimento e senza citare mai i suoi collaboratori. Per Parnasi, quindi, la partita adesso si sposta in Cassazione, che deciderà sulla questione l'11 luglio. Infine, il gip ha detto no alla scarcerazione anche per i manager del gruppo Eurnova, Giulio Mangosi (cugino di Parnasi) e Gian Luca Talone.
ma. cec.

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Parnasi resta in carcere Il gip: non ha collaborato (Il Messaggero)

Il sì della procura, alla vigilia, era sembrato perentorio. Quasi una garanzia che le parole consegnate da Luca Parnasi ai pm, quel lungo interrogatorio durato due giorni con una notte in mezzo, fossero sufficienti a dimostrare il «ravvedimento», allontanare l'ipotesi che potesse proseguire nei reati o occultare le prove, e dunque a riportarlo a casa. La gip Maria Paola Tomaselli, invece, non è stata di questo parere e a sorpresa ieri ha firmato un'ordinanza che tiene l'imprenditore in carcere. Sebbene la procura, nel dirsi favorevole ai domiciliari, avesse lasciato intendere che il giovane patron del gruppo imprenditoriale Eurnova aveva ammesso le contestazioni ma non poteva essere considerato un collaboratore di giustizia, la decisione del giudice segna una netta divergenza tra inquirenti e ufficio giudicante. Tanto più che analoga scelta è stata fatta anche per altri due indagati, Gianluca Talone e Giulio Mangosi: per loro, dopo l'interrogatorio, parere favorevole dei pm ma no del gip alla scarcerazione.
IL DOCUMENTO
Nell'ordinanza lunga sette pagine, il gip scrive che il costruttore ha ammesso a verbale solo le circostanze che non avrebbe potuto negare, visto che le prove a suo carico erano palesi. Non c'è stato nessun pentimento, nessuna collaborazione con gli inquirenti, nessun «ravvedimento». Anzi: per il giudice, Parnasi non ha fornito nessun nuovo spunto investigativo, restando vago sulle questioni centrali dell'inchiesta e rispondendo in modo poco credibile alla maggior parte delle domande. Una in particolare: negare il ruolo dei suoi dipendenti che, secondo l'accusa sono membri dell'associazione a delinquere e il cui ruolo è dunque indispensabile per sostenere l'accusa più pesante dell'inchiesta Rinascimento. Nella versione di Parnasi era lui a decidere tutto e i collaboratori non avevano peso. Anche i pagamenti, più annunciati che effettivamente realizzati, nei confronti del consulente del comune Luca Lanzalone, diventano «sponsorizzazioni». Troppo poco, dice il gip, confermando una impostazione accusatoria che mercoledì prossimo sarà dunque sottoposta al vaglio della Cassazione.
L'INTERROGATORIO
L'ex presidente di Eurnova sentito dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dalla pm Barbara Zuin il 27 e il 28 giugno, aveva ammesso i legami con la politica, parlando dei finanziamenti - a suo dire quasi sempre regolari - ai partiti e alle fondazioni collegate. Di quelle dichiarazioni si sa ancora poco, ma che l'ex presidente di Eurnova avesse dato risposte evasive emerge anche dalle poche pagine del suo verbale depositate due giorni fa dai pm durante l'udienza di Riesame per l'ex assessore della Regione Lazio, Michele Civita (Pd), e per l'ex vicepresidente del consiglio regionale Adriano Palozzi (Fi), indagati per corruzione e che nei prossimi giorni conosceranno la decisione del collegio. Su quest'ultimo, la procura «contesta» all'indagato le promesse fatte al candidato di centrodestra, ma Parnasi risponde laconico: «Questo è il modo con cui si parla con Palozzi». Diverse le parole nei confronti di Michele Civita, accusato di corruzione: «Ha sempre fatto gli interessi dell'amministrazione».
I COLLABORATORI
Valutazione analoga per i collaboratori ora in carcere. Mangosi a verbale aveva preso le distanze dal gruppo, dicendo di volersi dimettere. Ha raccontato che Parnasi dava assoluta priorità alle relazioni con soggetti che potevano essergli utili: «In azienda non c'era alcuna condivisione nelle scelte che non venivano fatta in base al merito ma al solo fine di creare relazioni utili al perseguimento di interessi di Parnasi», si legge nel verbale depositato. Nel provvedimento il gip parla di «contesto allarmante» e di mancanza di «elementi dai quali desumere un'attenuazione delle esigenze cautelari e di inquinamento probatorio». La stessa cosa vale per Parnasi. Ora, per l'ex presidente di Eurnova, l'ultima chance è la Cassazione. L'11 luglio i suoi avvocati discuteranno davanti alla Suprema corte il ricorso con il quale hanno chiesto l'annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare per «carenza di motivazione» sulle esigenze cautelari. L'istanza è stata presentata pochi giorni dopo l'arresto.
Sara Menafra



L'imprenditore e la bancarotta della Sais indagato anche per l'acquisto dei terreni (Il Messaggero)
IL NUOVO FILONE

ROMA Non solo mazzette per sbrigare appalti e lavori. Luca Parnasi, il costruttore impegnato a realizzare il progetto dello stadio della Roma dal 15 giugno in carcere per corruzione, è indagato a piazzale Clodio anche per concorso in bancarotta fraudolenta. E sempre per il fronte Tor di Valle. Il secondo filone d'inchiesta è stato avviato dal pm Mario Dovinola e dal procuratore aggiunto Rodolfo Maria Sabelli e riguarda una fase precedente al vorticoso giro di favori e tangenti, in particolare il periodo in cui l'aspirante patron dello stadio giallorosso, tramite la Eurnova srl, ha acquistato sottocosto i terreni a Tor di Valle e, secondo la tesi della procura, concorrendo nella bancarotta in qualità di extraneus al fallimento della società proprietaria del fondo, la Sais spa di Gaetano Papalia. Il fascicolo aperto in seguito alla denuncia presentata a marzo dal Tavolo della libera urbanistica, una associazione formata da un gruppo di architetti e ingegneri, che promuove il rispetto del territorio e nel caso specifico insinua anomalie nel fallimento della Sais, conta, per ora, due indagati: Luca Parnasi per la società acquirente e l'allora rappresentante legale della Sais, un uomo di fiducia di Papalia, per i venditori.
CONTRATTI SOSPETTI
Sotto la lente della procura è finito innanzitutto il secondo contratto di compravendita dei terreni, definito Atto modificativo dei patti traslativi firmato il 25 giugno 2013. Un documento che ha stravolto il primo accordo d'acquisto. Infatti se la vendita dei terreni nel contratto originario, firmato nel 2012, era legata alla stipula della Convenzione Urbanistica col Campidoglio entro dicembre 2013, pena la decadenza, nel secondo il vincolo viene cancellato e il passaggio di proprietà diventa immediatamente esecutivo. E con accordi economici diversi, anche se all'apparenza sempre per 42 milioni di euro. Nel secondo la Eurnova di Parnasi formalizza subito il passaggio di proprietà con una caparra di 600.000 euro e si impegna a pagare 21 milioni, mentre l'altra metà, viene vincolata all'eventuale stipula della Convenzione con Roma Capitale, ma senza l'apposizione di un termine.
IL FALLIMENTO
La Sais così sarebbe stata spodestata dei beni, ossia dei terreni, a undici mesi dalla dichiarazione del fallimento (dichiarato nel maggio 2014), mentre le norme in materia, a garanzia dei creditori, vietano qualsiasi cessione nell'arco dell'anno precedente per le società in precarie condizioni economiche. La società dei Papalia il giorno dopo l'atto di compravendita mutato ossia il 26 giugno del 2013 aveva, invece, presentato proposta di concordato poi respinto dal tribunale fallimentare, e undici mesi dopo è stata dichiarata fallita. La revisione del contratto avrebbe fatto sospettare ai denuncianti, assistiti dall'avvocato Edoardo Mobrici, che le parti abbiano voluto cambiare gli accordi, con l'immediato trasferimento della società, a svantaggio del venditore. Intanto con due integrazioni di denuncia sono stati depositati a piazzale Clodio nuovi documenti, tra cui il decreto con cui il tribunale fallimentare di Roma ha dichiarato inammissibile la proposta di concordato e la scrittura privata siglata poi dal Fallimento Sais e dalla Eurnova. Nel decreto i giudici avevano evidenziato come la sopravvivenza della Sais dipendesse unicamente da un fattore, ossia l'adempimento dei pagamenti da parte di Parnasi, che in realtà, nel secondo contratto, non erano coperti da garanzie quali le fidejussioni. La posizione del Tribunale Fallimentare, già allora, era chiara, laddove affermava che le intenzioni di rilancio industriale erano contraddette dal fatto che la società Sais era ormai priva di beni e non operativa «sicché si può fondatamente ritenere che tali intenzioni non siano altro che un artificioso espediente per continuare a corrispondere ingiustificati compensi a spese dei creditori».
Adelaide Pierucci
Michela Allegri

rimski orel

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Citazione di: TestaccioLaziale il 06 Lug 2018, 15:18


@lostadiofattobene


tacci loro
A costo di sembrare qualunquista, Cristosanto dove abito io, a parte le solite buche e cassonetti puzzolenti, ci sono ancora le foglie dell'autunno scorso, non e' passato in un anno un solo netturbino a spazzare e non abito proprio nell'ultima periferia pero' @lostadiofattobene, ma magari lo fanno cosi' bene che crolla tutta la tribuna d'onore/autorita' in un colpo solo

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Ranxerox

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E daje...
#l'acquistodeiterrenipoostadiofattobene

UnDodicesimo

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mapalla

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Bella questa improvvisa odierna meraviglia della nostra stampa in merito alla "procedura contrattuale della cessione dei terreni", quando su questo topic già da più di 3 anni si scriveva di "revocatoria"... 

surg

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Il fatto che un indagato sia trattenuto in carcere perchè non collabora è inquietante.
Mi ricorda la vicenda Mauri

Ranxerox

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Citazione di: surg il 07 Lug 2018, 11:33
Il fatto che un indagato sia trattenuto in carcere perchè non collabora è inquietante.
Mi ricorda la vicenda Mauri

No, è trattenuto in carcere perché può ancora inquinare le prove o perché potrebbe reiterare i reati già contestati. Anche i magistrati più [...] devono attenersi al codice penale e al codice di procedura penale. Difatti a Mauri dopo dieci giorni sono stati costretti a farlo uscire.
Poi si può discutere se la misura della carcerazione poteva essere evitata o no oppure se potevano essere applicate misure alternative. Nel caso di Mauro è del tutto evidente che era una forzatura di un magistrato incapace che aveva costruito un quadro accusatorio di burro.
(MENSURATI L'ANIMA DE LI MEJO MORTACCI TUA FINCHÉ CAMPI...)
Infatti ancora non viene celebrato il processo per mandate il tutto verso una prescrizione certa.
In questo caso doossadiodeemerde, immagino che Parnasi non debba parlare con nessuno, tranne i suoi legali, vista la qualità e la quantità dei comportamenti penalmente rilevanti che gli vengono contestati. Oltretutto ad accertamenti di indagine in corso.

James M. McGill

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La prassi di incarcerare per far parlare è odiosa e in.dhegna di un paese civile.
E i PM trovano molti modi per forzare ed abusare del potere che hanno.

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GuerrieroGottardi84

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Vorrei fare una domanda, chiedendo l'aiuto di chi è esperto in ambito legale.
Come è possibile che molti media sostengono che le carte  de oestadio siano tutte regolari? come fanno ancora a sostenere che tutto andrà avanti? sono solo abbocchi per gl'allocchi canidi o sotto queste affermazioni c'è qualche cosa di reale?

grazie in anticipo a chiunque avrà voglia di spiegarmelo :D!!!

:since :since :asrm :asrm

PARISsn

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Citazione di: James M. McGill il 07 Lug 2018, 12:34
La prassi di incarcerare per far parlare è odiosa e in.dhegna di un paese civile.
E i PM trovano molti modi per forzare ed abusare del potere che hanno.

in un paese civile  i Parnasi manco dovrebbero esistere  8)

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