Parnasi rimane in carcere Ed è accusato di bancarotta (Corriere della Sera ed. Roma)
di Giulio De Santis e Fulvio Fiano
Ora il pm gli contesta anche l'acquisto dei terreni dello stadio
Non basta il parere favorevole della Procura a far uscire Luca Parnasi dal carcere. Il costruttore, arrestato per associazione a delinquere e corruzione a metà giugno, ha visto bocciata la sua istanza per tornare in libertà dal gip Maria Paola Tomaselli, che già al momento dell'arresto aveva usato parole ferme contro la sua condotta: «Il pericolo di inquinamento probatorio e di recidiva appaiono sia concreti che attuali, essendo l'associazione criminale attualmente operativa e molte delle condotte contestate ancora in atto e suscettibili di sviluppi».
Parnasi, 40 anni, puntava sul fatto di aver offerto collaborazione ai pm durante un interrogatorio durato 11 ore. Ma si tratterebbe, a giudizio del gip, solo di conferme e parziali ammissioni su episodi già emersi in indagine. Non sufficienti, dunque, ad attenuare le esigenze cautelari. Con Parnasi sono ancora detenuti i suoi cinque più stretti collaboratori, tra cui Giulio Mangosi (il cugino) e il commercialista Gian Luca Talone. Anche per loro è stata respinta la richiesta di scarcerazione.
Ma Parnasi si trova ora ad affrontare anche un nuovo fronte giudiziario con la sua iscrizione nel registro degli indagati per l'acquisto, attraverso Eurnova, dei terreni di Tor di Valle dalla Sais della famiglia Papalia. Il reato contestato al costruttore è concorso esterno in bancarotta fraudolenta. Secondo la procura, il passaggio di proprietà avrebbe contribuito al dissesto della Sais, dichiarata fallita un anno dopo l'affare. Indagato anche il rappresentante legale della società di Papalia.
Questo filone rischia di complicare la prosecuzione del progetto Tor di Valle. Di recente si è ventilata la possibilità che, per facilitarne la costruzione, si possa vendere Eurnova a terzi interessati ai terreni di Tor di Valle, quintuplicati nel valore dal via libera allo stadio. Ma, qualora emergesse la responsabilità dell'imprenditore nel crac di Sais, i creditori di quest'ultima potrebbero rivendicare dei diritti su una nuova cessione dei terreni con il conseguente avvio di un ulteriore contenzioso.
L'origine dell'inchiesta, nata da un esposto depositato dall'avvocato Edoardo Mobrici come rappresentante dell'associazione «Tavolo della libera urbanistica» e condotta dal pm Mario Dovinola, risale al 2012. Nell'aprile di quell'anno Parnasi e i Papalia chiudono la trattativa per la cessione dei terreni dell'ippodromo, stabilendo che il passaggio diverrà effettivo il 31 dicembre 2013. L'operazione è però sottoposta alla condizione che il Comune dia dare il via libera all'edificabilità nella zona. Passano 14 mesi e i contraenti rivedono alcune parti dell'accordo. Il 25 giugno 2013 Eurnova e Sais anticipano l'alienazione. Nell'intesa il valore attribuito all'area varia a seconda dell'esito della Convenzione urbanistica: con la possibilità dello stadio Parnasi dovrà sborsare 42 milioni; in caso negativo, l'imprenditore si limiterà a pagare 21 milioni, la metà esatta. Il giorno dopo la firma del contratto la Sais presenta al Tribunale civile una proposta di concordato fallimentare che sarà giudicata inammissibile. E così il 25 maggio 2014 la società dei Papalia viene dichiarata fallita.
È utile qui richiamare le ragioni che hanno comportato l'inammissibilità del concordato. I giudici la imputano proprio all'affare tra la Sais e la Eurnova. Secondo il Tribunale infatti «la proposta di concordato si basa sul presupposto del regolare adempimento di Eurnova, il cui piano è carente per la mancanza di strumenti giuridici, a favore della Sais».
Parnasi, il gip: "Deve restare in carcere" (Le Repubblica ed. Roma)
Per il magistrato, l'imprenditore non sta collaborando. E spunta la nuova accusa di concorso in bancarotta
francesco salvatore maria elena vincenzi
Non ha collaborato. O, in ogni caso, se lo ha fatto, non ha fornito alcun elemento utile. Per questo Luca Parnasi, arrestato il 13 giugno scorso nell'ambito dell'inchiesta sullo stadio della Roma, deve rimanere in carcere. Lo ha deciso il gip Maria Paola Tomaselli che ha detto no alla richiesta di scarcerazione avanzata dalla difesa del costruttore.
Per il giudice, l'imprenditore indagato, durante il suo interrogatorio fiume davanti al procuratore aggiunto Paolo Ielo e al pm Barbara Zuin, si è limitato ad ammettere l'ovvio. Fornendo chiarimenti sul suo ruolo di amministratore della Eurnova e sui suoi collegamenti con la politica, ma senza fornire alcuno spunto che non fosse già emerso dalle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo comandati dal generale Antonio De Vita. Per di più, per il gip, sarebbe impensabile scarcerare lui ( anche se ai domiciliari), quando i suoi collaboratori sono ancora detenuti, su decisione del Riesame. Ora la parola passa alla Cassazione che mercoledì valuterà la posizione di Parnasi.
Non è l'unico guaio giudiziario: il costruttore è indagato per concorso esterno nella bancarotta della Sais Spa, la società che possedeva i terreni a Tor di Valle. Insieme a lui, è iscritto anche l'allora responsabile legale della società dei fratelli Papalia. Secondo il pm Mario Dovinola, che sta lavorando sulla denuncia dell'associazione Tavolo della libera urbanistica depositata dall'avvocato Edoardo Mobrici, nel passaggio di proprietà dalla Sais all'Eurnova sarebbe stata compiuta una distrazione che poi ha portato nel 2014 al fallimento della società. In particolare, attraverso la sottoscrizione di due contratti, il secondo dei quali a svantaggio della Sais.
Mentre col primo accordo, dell'aprile 2012, il passaggio del terreno a Eurnova era fissato alla cifra di 42 milioni di euro, a condizione che il Comune desse l'ok alla trasformazione dell'area. Col secondo contratto, giugno 2013, il terreno è stato ceduto direttamente, pagando una caparra di 600mila euro e fissando il prezzo a 21 milioni: l'altra metà sarebbe stata data solo con la stipula della convenzione urbanistica.
La Sais è fallita 11 mesi dopo. All'indomani, però, aveva provato la strada del concordato preventivo. Il tribunale fallimentare l'ha dichiarato inammissibile, proprio per il rapporto di dipendenza economica dalla Eurnova. Tra le due società, infatti, c'era in ballo anche il progetto Ecovillage, l'operazione immobiliare di Parnasi mai avviata sul comune di Marino e finita in un fondo immobiliare.
Intanto Eurnova volta pagina il nuovo ad è Naccarato (Le Repubblica ed. Roma)
lorenzo d'albergo
Si volta pagina. Dopo l'arresto del costruttore Luca Parnasi, Eurnova si affida a una nuova governance. La società proprietaria dei terreni di Tor di Valle e proponente del progetto del nuovo stadio della Roma assieme al club giallorosso nelle ultime ore ha ridefinito il suo organigramma. Il nuovo amministratore delegato è Giovanni Naccarato. Commercialista e revisore legale, è un esperto di ristrutturazioni aziendali. Nel suo curriculum ci sono esperienze in Acea, Ansaldo, Yoox, Fendi e nel consorzio bancario Sir. In questo momento è anche il direttore generale dell'ospedale Israelitico: dopo l'arresto del predecessore, Antonio Mastrapasqua, ha preso le redini della struttura risiste-mandone i conti nel giro di poco più di un anno.
A completare il team saranno il nuovo presidente, il professor Riccardo Tiscini, e il consigliere d'amministrazione Giovanni Sparvoli. Con Naccarato, si metteranno alla guida di una società al momento alla ricerca di un indirizzo preciso. Due le opzioni: il nuovo management potrebbe decidere di portare avanti la partita dello stadio assieme all'As Roma, oppure cercare un acquirente per i terreni di sua proprietà. Nella seconda ipotesi, non sarebbe escluso l'intervento diretto di James Pallotta. Si vedrà.
Quel che è certo è che il presidente statunitense del club di Trigoria ha fretta di chiudere la partita sull'impianto di Tor di Valle. A frenarlo, con la questione Eurnova finalmente risolta dopo lo scossone giudiziario, rimane solo la verifica sugli atti avviata in Campidoglio su ordine della sindaca Virginia Raggi. Un'indagine a tutto campo per verificare che gli atti relativi alla procedura per lo stadio siano in ordine. Tutti, nessuno escluso. Si parte da quelli approvati in era Marino, poi l'approfondimento sul balletto dei pareri sulle tribune del vecchio ippodromo.
Linea dura: Parnasi resta in carcere (Gazzetta dello Sport)
Luca Parnasi resta in carcere e la Roma ovviamente, sulla questione stadio, rimane in attesa. Ieri il gip di Roma, Maria Paola Tomaselli, ha ritenuto che non sono cambiate le esigenze cautelari nei confronti dell'imprenditore in quanto – nelle 11 ore d'interrogatorio – Parnasi si sarebbe limitato a confermare quanto era già a conoscenza degli inquirenti, senza fornire elementi nuovi rispetto all'ordinanza del 13 giugno. E così, in 7 pagine, il giudice ha respinto l'istanza di scarcerazione del costruttore, coinvolto nell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Un colpo di scena, dopo che la Procura aveva espresso parere favorevole ai domiciliari per Parnasi, ora detenuto nel carcere di Rebibbia.
SOLO CHIARIMENTI Per la Tomaselli, l'ex presidente di Eurnova si sarebbe limitato a fornire chiarimenti sul suo ruolo all'interno del gruppo ribadendo i collegamenti con il mondo della politica e le dazioni, a suo dire del tutto regolari, ai partiti e ad organizzazioni ad essi vicini. Secondo il gip, Parnasi ha ammesso elementi già noti senza dare segni di ravvedimento e senza citare mai i suoi collaboratori. Per Parnasi, quindi, la partita adesso si sposta in Cassazione, che deciderà sulla questione l'11 luglio. Infine, il gip ha detto no alla scarcerazione anche per i manager del gruppo Eurnova, Giulio Mangosi (cugino di Parnasi) e Gian Luca Talone.
ma. cec.