Terminato l'incontro in Piazzale Clodio. Il procuratore Paolo Ielo ha esposto ai giornalisti in conferenza stampa dettagli sull'arresto in custodia cautelare di Marcello De Vito. Il reato che viene contestato all'ormai ex presidente della Assemblea capitolina è quello di corruzione: l'imputato è legato a Luca Parnasi, il quale gli aveva promesso il pagamento di 95.000 euro, alcuni già elargiti altri solamente promessi, per questioni urbanistiche riguardo lo Stadio della Roma ma anche per Fiera di Roma. Nel primo caso il politico del Movimento 5 Stelle è intervenuto attivamente, mettendo la sua figura a favore di Parnasi. Lo stesso consiglio comunale era intervenuto nella vicenda, mentre la Roma è del tutto estranea. Non c'è stato perciò alcuna alterazione sull'iter della costruzione dello stadio e la Procura per questo non chiederà che venga fermato, così come dopo gli arresti del 13 giugno. "Il risultato del procedimento amministrativo può essere anche corretto, ma la corruzione c'è a prescindere perchè De Vito ha messo a disposizione la sua funzione", le parole del procuratore Ielo. Le prove sono di diversa natura e si tratta di intercettazioni telefoniche ed ambientali, testimonianze, Whatsapp e analisi di flussi di denaro. Il punto di svolta dell'indagine è stata l'intercettazione ambientale del 4 febbraio dove a parlare sono De Vito e Mezzocapo sottolineando l'occasione irripetibile di ritrovarsi in una posizione di forza nel governo della città e del paese. Nonostante questa affermazione, però, non c'è alcun elemento che possa far pensare ad un coinvolgimento del governo nella vicenda. I reati contestati si sono svolti dal 2017 al 2019, fino alle ultime settimane.
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