Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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BomberMax

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.. .e il naufragar  m'è  dolce in questo mar 

Brixton

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Citazione di: gesulio il 21 Mar 2019, 16:17
ma sto de caro? daje de articoli di fondo su gazzetta.it, tutti rigorosamente dedicati alla roma.
magliaro nun se batte, però sto tizio comincia a dare fastidio alla leadership del leccaculo di piazza colonna.

Ex vice-direttore de Il Romanista, prodigiosamente approdato alla rosea come vicedirettore del cartaceo e direttore della testata online.

Brixton

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Citazione di: kelly slater il 21 Mar 2019, 18:20
Come allude giustamente DES 1900 e come dice la Grancio tdv è stato imposto dall'alto, oramai è evidentissimo.
Leggo di un peppe grillo amareggiato per la vicenda tdv.
Ma chi ce l'ha portato Lanzalone quel giorno?

Per me meriterebbero di sparire per il solo fatto di essersi infognati in una vicenda che a qualunque bipede senziente puzzava di marcio da un chilometro.

AquiladiMare

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Citazione di: ES il 21 Mar 2019, 13:15
Come fai a non convocare pallotta per ascoltarlo come persona informata sui fatti?



Ma in quella foto ufficiale hanno scritto Jim Pallota?

Cioè manco il nome corretto?

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Des1900

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Citazione di: ES il 21 Mar 2019, 21:23
Chiaro, passando da alemanno a marino fino alla piccola fiammiferaia.
Passando da del rio lotti fino a conte grillo.

Sembra qualcuno riesca a volare sopra la stessa politica.

Suggerimenti?...

Il brutto è che i giornali e le tv si concentrano superficialmente (volutamente?) soltanto sullo scontro politico. Ora l'accanimento è sugli incapaci, inadatti, brutti e cattivi 5s, in altri periodi erano la destra, la sinistra etc... semplificando il tutto ad un mero tifo politico. Non vanno mai oltre il comodo loop.
Ragionamento sul "tifo" politico che è valido non solo nella vicenda stadio merde ma in generale.

Omar65

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Citazione di: paolo71 il 21 Mar 2019, 08:53
"è un diritto acquisito", stamoce...

che 'nce lo sai?

Il Leggeri-Galopeira (Fondamenti di diritto costituzionale I) è chiarissimo sul punto.

biko

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Citazione di: AquiladiMare il 21 Mar 2019, 21:40
Ma in quella foto ufficiale hanno scritto Jim Pallota?

Cioè manco il nome corretto?
Mi era sfuggito :D fantastico :=)) :=))

kelly slater

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Citazione di: AquiladiMare il 21 Mar 2019, 21:40
Ma in quella foto ufficiale hanno scritto Jim Pallota?

Cioè manco il nome corretto?

Potevano scrive direttamente Jimmy er fenomeno

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ES

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Vabbè, tornando in tema, si sa già chi arrestano domani? ☺️

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L'importante, come diceva la gazzetta di oggi, è che non ci vadano di mezzo squadra e tifosi.

trax_2400

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I verbali

" A De Vito soldi da Parnasi per finanziare Lombardi" E lui in cella: "Brutta aria" (La Repubblica)

L'accusa: fondi usati per le regionali 2018. Il grillino non risponde ai pm

maria elena vincenzi giovanna vitale,
roma
Marcello De Vito non è mai stato un tipo loquace. Carattere ombroso, sempre attento a centellinare le parole, dacché ha varcato la soglia di Regina Coeli sembra essersi chiuso ancora di più. Per uno che fino a ieri guidava l'assemblea capitolina la prima notte in prigione dev'essere stata un trauma. Le accuse sono pesanti. E rischiano di travolgere, oltre a lui, altri pezzi del M5S. A cominciare dalla cordata nazionale di cui faceva parte, e che fa capo a Roberta Lombardi: nelle carte dei pm De Vito è accusato di aver ricevuto soldi dal costruttore Parnasi per la campagna delle regionali 2018, dove Lombardi correva da candidata presidente.
De Vito divide la cella nel reparto " nuovi arrivati" con un ragazzo di colore. Quando alle sette di sera la deputata pd Patrizia Prestipino passa lì davanti lui le lancia un'occhiata stupita: «Ci conosciamo, vero? » sorride. Tuta grigia e occhiali, «ho un gran mal di testa, è possibile avere un Aulin?» chiede ai secondini. « E mi raccomando lo spesino », aggiunge. La lista dei generi di prima necessità, a partire dalle amate sigarette, sono fondamentali in un posto così. « Come stai? » domanda la parlamentare. «Ma sì dai, ce la posso fare, chiarirò tutto, tornerò a casa presto » replica di getto: « Certo tira proprio una brutta aria fuori » , si lascia andare. L'unico momento di cedimento. Quello che non ha invece mostrato davanti ai magistrati venuti a interrogarlo: si è avvalso della facoltà di non rispondere, «gliel'ho consigliato io per darmi il tempo di organizzare la difesa», preciserà poi l'avvocato. «Sono dispiaciuto, ma sereno» ripete De Vito. « Noi siamo garantisti » , cerca di rassicurarlo Prestipino, « si è colpevoli solo dopo il terzo grado di giudizio, forse anche voi del M5S dovreste riflettere » . Ma l'ormai ex presidente dell'Aula Giulio Cesare guarda altrove.
Gli sviluppi dell'inchiesta
La chiave di tutto erano le fatture per operazioni inesistenti, il metodo col quale i costruttori finanziavano De Vito per il tramite dell'avvocato Camillo Mezzacapo. Che il legame tra i due fosse molto stretto lo ha spiegato lo stesso Luca Parnasi, il costruttore finito in manette a giugno, dalle cui dichiarazioni è scaturito questo secondo filone di inchiesta. Spiega l'imprenditore ai pm, in un verbale riportato in un'informativa dei carabinieri del nucleo investigativo: « Conobbi Mezzacapo in occasione di un incontro con De Vito da Vanni... Ho percepito immediatamente che De Vito gradisse l'avvio di un rapporto professionale con lo studio Mezzacapo, ma voglio precisare che non c'è stata alcuna imposizione in tal senso (...) De Vito, pur non avendomi detto nulla, ha sponsorizzato, sin da quel primo incontro, la nascita del nostro rapporto professionale. Non siamo entrati nello specifico quel primo giorno, però abbiamo parlato della possibilità di affidare degli incarichi allo studio alla presenza di De Vito».
La strategia condivisa
Da quando Mezzacapo diventa consulente di Parnasi, quest'ultimo sa di aver trovato le chiavi del Campidoglio. Spingendosi a condividere col presidente dell'aula piani e strategie. Come nel caso del contenzioso di una delle sue società, Ecogena, con Acea. Il costruttore spiega al procuratore aggiunto Paolo Ielo e ai pm Luigia Spinelli e Barbara Zuin: « Non volevo avere un contenzioso con Acea in vista della questione più grande, che era quella dello spostamento della sua sede nel Business Park. Ho sicuramente parlato di ciò con Mezzacapo e con De Vito, anche in presenza di entrambi e l'avvocato si è dato da fare, sfruttando le sue relazioni, per verificare se ci fossero i presupposti. Ho parlato di questo anche a De Vito ed ho promosso il mio progetto parlando anche con lui. Ricordo che lui concordò sul fatto che era una bella idea e che bisognava lavorarci. Ho ritenuto di parlarne anche con De Vito perché lo spostamento della sede Acea avrebbe certamente richiesto l'avallo del Campidoglio». E per "assicurarsi" quel placet il costruttore ha pagato a Virginia Vecchiarelli, cognata di Mezzacapo, un parcella da 95mila euro. D'altronde il costruttore era un teorico del "foraggiare la politica": nell'informativa i carabinieri scrivono che ci sono «elementi che permettono di affermare che il presidente del consiglio comunale, Marcello De Vito, ha chiesto ed ottenuto da Luca Parnasi un supporto per la campagna elettorale di Roberta Lombardi » , candidata governatore del M5S alle ultime regionali.
"Telefoni sotto controllo"
Dopo l'arresto di Luca Lanzalone, le trattative proseguono, ma con più cautela perché « stanno tutti con i telefoni sotto controllo». Una precauzione tuttavia inutile.

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Intervista

L'ex consigliere grillino " Sullo stadio delibera lampo imposta al IX municipio" (La Repubblica - ed. romana)

SALVATORE GIUFFRIDA

Paolo Mancuso, presidente della commissione urbanistica del IX municipio Eur dove dovrebbe sorgere lo stadio. A gennaio è uscito dal M5S dopo forti divergenze con il partito: aveva anche segnalato procedure poco trasparenti su Tor di Valle.
È stato una Cassandra.
Perché?
«In municipio la delibera per l'approvazione dell'interesse pubblico dell'opera è stata fatta passare in fretta e furia, senza che io abbia potuto convocare neanche una commissione. E senza considerare le rimostranze dell'opposizione. Faticavo a capire il perché di questa fretta, forse era legata alla conferenza dei servizi».
Cosa prevedeva l'iter?
«Bisognava passare per il parere del municipio che in questo caso era obbligatorio, ma non vincolante.
Potevamo dire che non ci piaceva, il Comune poteva comunque andare per la sua strada. Ma era opportuno anche passare in Commissione».
Come sono andate le cose?
«Il 9 giugno 2017, venerdì, c'è stato consiglio straordinario sulla delibera. Due giorni dopo, domenica, una consigliera mi dice che lo avevano già approvato.
Dall'opposizione mi hanno raccontato che in IX municipio c'era un controllo militare sui consiglieri di maggioranza, i quali poi mi riferirono di un incontro, prima del consiglio, in cui la sindaca Raggi garantiva che era tutto a posto».
Invece si scopre che non era tutto a posto.
«Ora è facile prendersela con De Vito, ma vorrei fare una domanda a Di Maio: qui a Roma a fine gennaio 2017 facemmo una riunione con Bonafede, ora ministro, gli assessori, la sindaca, Lanzalone e un avvocato del Comune: gli unici contrari erano il sottoscritto, Grancio e Berdini, gli altri sembravano divisi tra possibilisti e indecisi. Alla fine la sindaca disse che non erano quelli del No. E la giunta avrebbe fatto un ultimo tentativo di mediazione tra le cubature del piano regolatore e quelle per il parco a tema da 112mila metri quadrati. Pochi mesi dopo, la delibera in IX municipio fu approvata in fretta e furia».
Perché ha lasciato il M5S?
«Volevo continuare le battaglie su legalità e trasparenza ma ho capito che ormai sono incompatibili. Mi rimane il piacere di essermi seduto al tavolo con il giudice Ferdinando Imposimato contro questa operazione insensata».


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Uno stadio senza pace (Gazzetta dello Sport)

Assessore allo Sport, fedelissimo della Raggi: contestata la corruzione «La mia posizione sarà archiviata» Roma: indagato

Alessandro Catapano
Massimo Cecchini
Se fosse un giallo, comincerebbe malinconicamente ad assomigliare a «Dieci piccoli indiani» di Agatha Christie. Nell'universo del Movimento 5 Stelle che ruota intorno al comune di Roma, dopo Marra, Romeo, Ferrara, Lanzalone e De Vito, ieri si è aggiunto all'elenco degli indagati anche Daniele Frongia, già vicesindaco, attualmente assessore allo Sport, uomo di fiducia di Virginia Raggi, che per le sue funzioni ha avuto a che fare, e in modo operativo, col progetto del nuovo stadio della Roma, club – è bene ribadirlo – che resta al di fuori da ogni indagine, come ha sottolineato il procuratore Ielo.
DIMISSIONI
Frongia, coinvolto il 20 settembre 2018 dall'imprenditore Luca Parnasi – ex partner della Roma nella questione stadio di Tor di Valle – per una segnalazione volta all'assunzione di una sua amica come responsabile delle relazioni istituzionali della società Ampersand, è accusato di corruzione e per questo ha rimesso le deleghe e si è autosospeso, dichiarando: «Ho piena fiducia nella magistratura e, come sottolineato anche dai miei legali, confidiamo in una rapida archiviazione. Ma il mio caso non ha nulla a che fare con ciò che è emerso con De Vito».
LA DIFESA
Ed in effetti sembrerebbe così, essendo diversa anche l'inchiesta. De Vito, ex presidente dell'assemblea capitolina, ieri davanti al gip si è avvolto della facoltà di non rispondere. «Chiarirò tutto – ha fatto riferire al suo legale Di Lorenzo –. Sono sereno anche se molto dispiaciuto per quanto sta succedendo». Chi invece si è difeso negando le accuse è stato l'avvocato Camillo Mezzacapo, il compare di De Vito secondo i pm, l'uomo da cui sarebbero transitate le tangenti travestite da consulenze da migliaia di euro. «Ho svolto solo attività professionali che nulla avevano a che fare con il ruolo politico di De Vito», la sua difesa. Quanto alla «Mdl srl» che il legale agli arresti gestirebbe di fatto con l'esponente politico arrestato, l'avvocato ha sostenuto che «non è una società cassaforte e non è in alcun modo riconducibile» all'esponente 5 Stelle, come ha provato a chiarire il suo legale Francesco Petrelli che ricorrerà al Tribunale del Riesame.
L'IPOTESI CADUTA
Inutile dire che maggioranza e opposizione, anche a livello nazionale, si sono scontrate duramente sul tema delle indagini, visto che De Vito (espulso dal Movimento) e Frongia (al contrario sostenuto) hanno pesi specifici non banali. Come si capisce, proprio per la estraneità della Roma a ogni tipo d'indagine, lo stadio al momento è una questione di opportunità politica. Quasi sfumata per il Movimento 5 Stelle l'ambizione di incassare un dividendo elettorale nelle prossime Europee di maggio – l'approvazione della variante al piano regolatore e della convenzione urbanistica con tutta probabilità slitterà in estate o addirittura dopo, perché gli uffici tecnici vogliono andare coi piedi di piombo e intanto attendere i prossimi sviluppi dell'indagine –, resta da difendere il fortino della Raggi nel ruolo di prima cittadina. Sempre che l'assedio giudiziario non si dimostrasse insostenibile. In questo senso, attendono tutti gli interrogatori di De Vito, col timore che per difendersi possa chiamare in causa colleghi o pezzi del Movimento. Se cadesse la Giunta Raggi, col commissario straordinario nominato per traghettare l'amministrazione a nuove elezioni il progetto andrebbe molto proIeri babilmente in ghiacciaia. Con l'approvazione di variante e convenzione urbanistica alla nuova consigliatura, col rischio di avere una maggioranza di governo diversa. Uno scenario limite, ovviamente.
FUTURO PALLOTTA
Dagli Usa, il presidente Pallotta è sempre convinto ad andare avanti, ed è per questo che smentisce ogni ipotesi di cessione del club. Detto questo, visti i rapporti che ha con la banca d'affari «Goldman Sachs», è logico che se pervenisse qualche lusinga potrebbe prenderla in considerazione, ma solo se il sogno stadio fosse infranto. Ipotesi a cui non ci si vuole rassegnare.

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Il popolo giallorosso stavolta è unito e sta con il club nella partita politica

Effetto stadio Tutti con la roma (Corriere dello SPort)

I nuovi dubbi sull'impianto e le ombre sul futuro ricompattano i tifosi. Pallotta trova tanti alleati

di Marco Evangelisti

ROMA

Hanno messo le mani in un pasticcio inestricabile, in una melassa appiccicosa. Ma almeno fa da collante. Non ricordiamo un altro momento recente in cui l'attenzione e l'opinione della parte giallorossa di Roma fossero così orientate per intero nello stesso senso, come ioni in un campo magnetico. Può essere accaduto quella sera in cui il Barcellona arrivò suonando e se ne andò suonato.

E' che questa faccenda dello stadio, abbattuto nell'immaginazione ogni volta che ce lo figuriamo lì a incombere su Tor di Valle, stagliato contro il cielo azzurro, dà sui nervi. Sembra un'ingiustizia - nessuna allusione all'operato della magistratura - e un accanimento burocratico, un effetto collaterale della cattiva politica e una burla sadica del destino peggio della miriade di infortuni muscolari nella stagione in corso. Sembra così al club, che sta vivendo ore di riunioni d'emergenza permanente, avvertendo il pericolo chiaro e concreto che fa ombra al futuro. E sembra così ai tifosi, i quali al di là della nausea di sentirsi ripetere che senza la Champions non c'è domani e di inseguire l'impianto di proprietà come una terra promessa e mai mantenuta si sono resi conto di come questa volta, almeno questa volta, la Roma sia vittima sacrificale di riti altrui.
Poi Pallotta può anche essere il presidente meno affettuoso del mondo, lontanissimo dagli occhi e dal cuore, però è l'unico che la Roma abbia in questo momento. In perfetta assenza di code di sceicchi e oligarchi in attesa di rilevare la società, è invece ben presente e vicina la necessità di apparecchiare la prossima stagione. Già siamo messi piuttosto male, pensa e dice il tifoso, manca solo affrontare l'ignoto senza nessuno al timone.
Il tifoso lo dice a voce e lo dice sui social. Questo è l'unico aspetto positivo della questione. Pallotta a suo tempo fu chiaro: «Se lo stadio non si fa o tarda ancora, per la Roma dovremo trovare un nuovo presidente». In seguito ha levigato i concetti, senza rinnegarli. A fine febbraio, nelle dichiarazioni rilasciate al sito ufficiale del club: «Non ho mai pensato di mollare, questo progetto mi esalta ancora». E tuttavia: «I ritardi ci hanno riportati indietro di due o tre anni. Pensavamo che oggi ci saremmo trovati molto più vicini all'inaugurazione dello stadio. Questo ci avrebbe aiutato a competere costantemente con i più grandi club d'Europa».
Il vicepresidente Mauro Baldissoni lo ha ribadito mercoledì, quando l'arresto del presidente dell'Assemblea Capitolina, Marcello De Vito, ha nuovamente invertito gli indicatori della vicenda: talvolta bisogna convincere Pallotta che vale la pena non mollare. Sette anni di attesa per un imprenditore statunitense sono un ciclo cosmico di insopportabile noia. Pallotta sta resistendo al vuoto, un po' per forza, un po' per non sentirsi vecchio, un po' perché a un investimento da un miliardo e possibili guadagni in proporzione non si rinuncia facilmente. E un po' perché resta convinto che con le buone o le cattive, anche con la pressione di una plausibile causa di risarcimento da dieci o undici zeri, l'avrà alla fine vinta.
Ora, Pallotta può anche non essere inevitabile. Però la vicenda sta ricompattando una tifoseria avvezza a dividersi su tutto, da Di Francesco al fascino di Monchi alla nostalgia di Totti. Perché tutto è un gioco, in fondo, e a Roma lo sanno. Ma la faccenda dello stadio non lo è e a Roma sanno anche questo.


kelly slater

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 22 Mar 2019, 06:49
Il popolo giallorosso stavolta è unito e sta con il club nella partita politica

Effetto stadio Tutti con la roma (Corriere dello SPort)

I nuovi dubbi sull'impianto e le ombre sul futuro ricompattano i tifosi. Pallotta trova tanti alleati

di Marco Evangelisti

ROMA

Hanno messo le mani in un pasticcio inestricabile, in una melassa appiccicosa. Ma almeno fa da collante. Non ricordiamo un altro momento recente in cui l'attenzione e l'opinione della parte giallorossa di Roma fossero così orientate per intero nello stesso senso, come ioni in un campo magnetico. Può essere accaduto quella sera in cui il Barcellona arrivò suonando e se ne andò suonato.

E' che questa faccenda dello stadio, abbattuto nell'immaginazione ogni volta che ce lo figuriamo lì a incombere su Tor di Valle, stagliato contro il cielo azzurro, dà sui nervi. Sembra un'ingiustizia - nessuna allusione all'operato della magistratura - e un accanimento burocratico, un effetto collaterale della cattiva politica e una burla sadica del destino peggio della miriade di infortuni muscolari nella stagione in corso. Sembra così al club, che sta vivendo ore di riunioni d'emergenza permanente, avvertendo il pericolo chiaro e concreto che fa ombra al futuro. E sembra così ai tifosi, i quali al di là della nausea di sentirsi ripetere che senza la Champions non c'è domani e di inseguire l'impianto di proprietà come una terra promessa e mai mantenuta si sono resi conto di come questa volta, almeno questa volta, la Roma sia vittima sacrificale di riti altrui.
Poi Pallotta può anche essere il presidente meno affettuoso del mondo, lontanissimo dagli occhi e dal cuore, però è l'unico che la Roma abbia in questo momento. In perfetta assenza di code di sceicchi e oligarchi in attesa di rilevare la società, è invece ben presente e vicina la necessità di apparecchiare la prossima stagione. Già siamo messi piuttosto male, pensa e dice il tifoso, manca solo affrontare l'ignoto senza nessuno al timone.
Il tifoso lo dice a voce e lo dice sui social. Questo è l'unico aspetto positivo della questione. Pallotta a suo tempo fu chiaro: «Se lo stadio non si fa o tarda ancora, per la Roma dovremo trovare un nuovo presidente». In seguito ha levigato i concetti, senza rinnegarli. A fine febbraio, nelle dichiarazioni rilasciate al sito ufficiale del club: «Non ho mai pensato di mollare, questo progetto mi esalta ancora». E tuttavia: «I ritardi ci hanno riportati indietro di due o tre anni. Pensavamo che oggi ci saremmo trovati molto più vicini all'inaugurazione dello stadio. Questo ci avrebbe aiutato a competere costantemente con i più grandi club d'Europa».
Il vicepresidente Mauro Baldissoni lo ha ribadito mercoledì, quando l'arresto del presidente dell'Assemblea Capitolina, Marcello De Vito, ha nuovamente invertito gli indicatori della vicenda: talvolta bisogna convincere Pallotta che vale la pena non mollare. Sette anni di attesa per un imprenditore statunitense sono un ciclo cosmico di insopportabile noia. Pallotta sta resistendo al vuoto, un po' per forza, un po' per non sentirsi vecchio, un po' perché a un investimento da un miliardo e possibili guadagni in proporzione non si rinuncia facilmente. E un po' perché resta convinto che con le buone o le cattive, anche con la pressione di una plausibile causa di risarcimento da dieci o undici zeri, l'avrà alla fine vinta.
Ora, Pallotta può anche non essere inevitabile. Però la vicenda sta ricompattando una tifoseria avvezza a dividersi su tutto, da Di Francesco al fascino di Monchi alla nostalgia di Totti. Perché tutto è un gioco, in fondo, e a Roma lo sanno. Ma la faccenda dello stadio non lo è e a Roma sanno anche questo.

Ma chi è sto fenomeno?

Alex_k

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Comunque fa impressione la protezione di cui godono questi. Da soli, so' più potenti di tutte le mafie messe insieme. E più di tutto non mi capacito di come 'sta protezione sfacciata non faccia indignare il Paese tutto. Boh

bizio67

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La Raggi inizia ad aver paura...

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Palo

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GoodbyeStranger

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Citazione di: Lativm88 il 21 Mar 2019, 23:32
L'importante, come diceva la gazzetta di oggi, è che non ci vadano di mezzo squadra e tifosi.

E anche che non si confondano le cose: l'iter in sé è regolare, si sono pagate mazzette a pioggia solo per portare la macchina burocratica ad una velocità paragonabile a quella degli altri paesi europei, un atto di civiltà.

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