2 parte
Sulla base del contenuto delle ordinanze però – che non riguardano la Roma e i suoi dirigenti, che vengono solo saltuariamente nominati in quanto parti in causa nella prima ordinanza e mai nella seconda – e delle dichiarazioni rese ripetutamente dai magistrati sulla regolarità dell'iter amministrativo del nuovo stadio della Roma, si deve concludere che nel giudizio dei magistrati questi episodi non abbiano viziato o alterato nessun atto e quindi il processo che ha seguito fin qui il progetto stadio. Come ha detto il pm Ielo: «De Vito è stato arrestato perché da presidente dell'Assemblea Capitolina si è messo a disposizione di Mezzacapo, che faceva capo al gruppo Parnasi, ma al momento non ci sono atti amministrativi che riportano anomalie. Il semplice fatto che si sia messo a disposizione ha fatto scattare l'arresto».
C'è chi pensa peraltro che le note e gigantesche lentezze burocratiche del comune di Roma, unite ai tentennamenti politici della giunta Raggi, abbiano creato il contesto ideale per la proliferazione di comportamenti corruttivi: e cioè che presunti corrotti e presunti corruttori avrebbero approfittato delle lentezze di un progetto che altrimenti sarebbe andato avanti con più rapidità. Il popolare blog Roma fa schifo ha scritto il 22 marzo, dopo l'arresto di De Vito:
"Abbiamo spiegato oltre due anni fa come i Cinque Stelle stavano trasformando una operazione immobiliare finalmente ben congegnata (la prima volta o quasi a Roma) in una perfetta occasione di illegalità e speculazione. [...] La strategia è tanto lineare quanto semplice. Semplice perché è la stessa strategia che si adopera a Roma da anni e anni: rendere le cose complicate, inutilmente arzigogolate e complesse, lente fino allo sfinimento, paralizzare tutto, prendere delle decisioni e poi cambiarle e cambiarle ancora. Se crei il caos generi spazio per la corruzione. Se generi spazio per la corruzione ci sarà un certo numero di politici che ne beneficeranno in termini economici per il solo fatto di porsi come facilitatori, come aiutanti, come traghettatori in questa valle nebbiosissima. Peccato che la nebbia sia creata artificialmente proprio per rendere indispensabile, utile (o fintamente utile) chi ti ci accompagna per mano attraverso".
L'ordinanza di giugno racconta (tra molte) una storia esemplare di questo genere di fenomeno – comportamenti opachi, ove non illeciti, allo scopo di ottenere risultati formalmente regolari e legali – e in generale del peculiare contesto romano attorno a cui sono avvenuti i fatti, in cui si perdono i confini tra pubblico e privato, controllati e controllori.
A febbraio del 2017 la Soprintendenza aveva deciso tra molte polemiche di apporre un vincolo su una vecchia e abbandonata struttura – una tribuna – presente sul terreno oggetto del progetto, un vecchio ippodromo dismesso. Secondo quanto racconta l'ordinanza di giugno, Parnasi si era mosso allora per ottenere la rimozione del vincolo e lo aveva fatto innanzitutto affidando l'incarico di occuparsene a Claudio Santini, ex capo di gabinetto al ministero dei Beni Culturali, per via dei suoi contatti. Santini – che è indagato per traffico di influenze illecite – aveva organizzato allora un incontro con Francesco Prosperetti, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma. Secondo l'ordinanza, era stato lo stesso Prosperetti a indicare a Parnasi come arrivare alla rimozione del vincolo: facendo redigere un progetto per il trasferimento della tribuna dell'ippodromo e facendolo redigere da un architetto suo amico, Paolo Desideri, presso il cui studio lavorava la figlia di Prosperetti. Il progetto era stato quindi commissionato a Desideri e realizzato come apparentemente indicato da Prosperetti, e il 15 giugno del 2017 il ministero ha archiviato il procedimento di apposizione del vincolo all'ippodromo su richiesta di Prosperetti.
Nella tesi dell'accusa ci sono insomma vari elementi che fanno pensare che l'obiettivo di alcune delle persone coinvolte in questa storia non fosse arricchirsi grazie al progetto dello stadio, quanto in realtà arricchirsi grazie al suo rallentamento. Lo stesso Mezzacapo, il presunto sodale di De Vito, anche lui accusato di corruzione in questa storia, in una telefonata intercettata dice una cosa bizzarra per essere qualcuno che dovrebbe voler fare gli interessi della Roma e del suo presidente Pallotta: «Pallotta se ne deve andare, lui deve capire che qua lo stadio non lo fa... via. Io sono contro lo stadio da sempre».
L'iter amministrativo dello stadio fin qui
Infine, è plausibile pensare che i magistrati siano arrivati alla conclusione che l'iter amministrativo del nuovo stadio non sia stato alterato dalle attività delle persone indagate sulla base dei moltissimi passaggi politici e amministrativi che ha superato in sette anni. È un progetto che ha attraversato tre giunte comunali (Alemanno, Marino e Raggi) e un commissario straordinario, e che due giunte e due consigli comunali di Roma hanno giudicato – votando – di interesse pubblico per la città; è un progetto che è stato vagliato da due Conferenze dei servizi, concluse con pareri favorevoli motivati ed esito positivo dopo il coinvolgimento della regione Lazio, dello Stato e di tutti gli uffici tecnici interessati.
Inoltre, dopo gli arresti di giugno la sindaca Raggi aveva preso la decisione – politica, non amministrativa – di sospendere l'iter per effettuare un surplus di verifiche soprattutto riguardo la viabilità, affidando un'analisi e un parere non vincolanti a un ente terzo di sicura indipendenza e affidabilità: il Politecnico di Torino. La decisione di Raggi ha allungato ulteriormente i tempi, ma a febbraio del 2019 è arrivato il parere favorevole del Politecnico. In una conferenza stampa con il relatore del Politecnico e il presidente dell'agenzia "Roma Servizi per la Mobilità" la sindaca Raggi ha illustrato il parere favorevole del Politecnico e ha annunciato che «lo stadio si fa», aggiungendo che i cantieri sarebbero stati aperti «entro la fine dell'anno».
La sindaca di Roma Virginia Raggi in Campidoglio presentando il parere del Politecnico di Torino, il 5 febbraio 2019. (ANSA/GIUSEPPE LAMI)
Durante il periodo di congelamento del progetto la giunta Raggi ha anche commissionato un parere all'avvocatura del comune di Roma, per capire quali conseguenze avrebbe avuto l'annullamento del progetto e il rischio di dover pagare delle penali. Il parere dell'avvocatura non è mai stato diffuso, ma la sindaca Raggi ha detto – lo ha ripetuto anche domenica sera intervistata da Massimo Giletti su La7 – che l'avvocatura avrebbe evidenziato un rischio erariale per il comune in caso di stop al progetto («hanno detto "se annullate, il comune è soggetto a richieste risarcitorie da parte dei proponenti"»). In quei mesi il Fatto aveva scritto, basandosi sulle sue fonti, che "l'avvocatura capitolina sta predisponendo un parere in cui si afferma che le procedure sarebbero state rispettate senza elementi di possibile illiceità, e come il largo coinvolgimento di soggetti "altamente qualificati" nella conferenza dei servizi possa garantire l'assenza di soluzioni perpetrate indebitamente a vantaggio del proponente".
Cosa succede adesso
La Roma – che ha già speso 75 milioni di euro per il progetto e i dossier tecnici sul nuovo stadio in questi sette anni – ha detto di considerare «acquisito» il diritto di costruire lo stadio, sulla base dell'iter e delle decisioni prese fin qui dalle pubbliche amministrazioni, lasciando intendere di essere pronta a fare causa al comune se dopo sette anni, l'iter percorso fin qui e le parole dei magistrati, il progetto dovesse arenarsi. La Roma peraltro ha già trovato un accordo per acquisire i terreni di Tor di Valle, diventando così il proponente unico, comprandoli da Eurnova (che nel frattempo dopo l'arresto di Parnasi ha un nuovo management, come previsto dalla legge: l'amministratore delegato oggi è Claudio Naccarato, lontano dalla precedente gestione e apprezzato nei suoi precedenti incarichi). L'acquisizione dei terreni sarà finalizzata quando (e se) il comune procederà con i prossimi passi necessari, gli ultimi: il voto in consiglio comunale della variante e della convenzione urbanistica.
Dopo l'arresto di De Vito, la giunta Raggi aveva fatto trapelare che ci sarebbero stati nuovi controlli sui cantieri e progetti di cui si parla nell'ordinanza di arresto (i Mercati generali, l'ex Fiera di Roma, l'ex stazione di Trastevere) ma non sullo stadio, viste le verifiche già eseguite al tempo degli arresti di Parnasi e Lanzalone. Domenica sera però la sindaca di Roma, Virginia Raggi, parlando a La7 ha lasciato intendere che potrebbero esserci controlli supplementari anche sullo stadio: «Io ho fatto una due diligence [uno specifico approfondimento, ndr] e alla luce di quanto accaduto ne sto facendo fare un'altra». Il Post ha chiesto chiarimenti all'ufficio stampa della sindaca ma non ha ancora ottenuto risposta