Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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ordnung und disziplin

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Citazione di: TestaccioLaziale il 28 Mar 2019, 13:21
io non riesco a sta tranquillo, questi so er diavolo
Ti capisco, ho la stessa sensazione. Quanto mi fanno schifo, ste faccedaculo.

Tarallo

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Volevo chiarire, lo schifo è innegabile, ma purtroppo in un mare di melma bisogna relativizzare. A me rode pure che lo abbiano indagato, l'ho detto subito che avrebbero archiviato, perché adesso possono cercare di farla passare per una caccia alle streghe. C'è abbastanza roba grossa, non serve andare dietro ad una richiesta di assunzione.

novantatreesimo

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Poniamo il caso che la magistratura continui a far finta che baldissoni e pallotta passavano lì per caso, che si arrivi alla votazione della variante urbanistica e che l'esito sia favorevole.
A quel punto che scenari si aprirebbero? Pioggia di ricorsi a manetta immagino: dall'esproprio dei terreni di TdV (se è ancora tema di accertamento) fino al fatto (evidenziato da Berdini) che il nuovo progetto è tutt'altra cosa dopo le indicazioni del Politecnico di Torino e prevederebbe un nuovo iter di legge per rivalutarlo dal principio.
In merito ai suggerimenti del Politecnico poi si tratta di rivoluzionare tutto il quadrante, dalla Roma Ostia all'unificazione delle due arterie Via ostiense e Via del mare.
Se restasse obbligo per le merde di vedere completati i lavori urbanistici e trasportistici prima di calare il mitologico primo mattone resterebbero comunque a cazzo dritto a lungo, o per sempre, sperem.

Omar65

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COLDILANA61

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Pallotta non parla MAI di penali .

I soldi anticipati (per cosa?) sono suoi (?) NON della Merda .

:sisisi:

kelly slater

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Citazione di: Omar65 il 28 Mar 2019, 20:29
Acchiapparella, rubabandiera, tre tre giù giù...

King
Soldatino
D'Artagnan.

Omar65

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Lo stadio e la rete di De Vito: verifiche su consiglieri e aziende (Il Messaggero)

L'ISPEZIONE

«Nell'ambito di un'indagine in corso da parte dell'Autorità giudiziaria, viene richiesto a Roma Capitale di produrre documentazione - formale e/o informale» sui «rapporti intercorsi tra l'amministrazione e le seguenti società». Subito dopo, la missiva del Campidoglio annota il nome di tre aziende che compaiono nelle carte dell'inchiesta su Tor di Valle, l'ultimo filone che ha portato in carcere, con l'accusa di corruzione, l'ormai ex presidente dell'Assemblea capitolina, Marcello De Vito. Tutte e tre le società, secondo gli inquirenti, avrebbero avuto transazioni finanziarie con la Mdl, la società «cassaforte» di De Vito e del suo sodale, l'avvocato Mezzacapo.
La lettera, che vale come «richiesta di estrema urgenza», è stata spedita ai vertici delle società partecipate del gruppo Roma Capitale e a una nutrita pattuglia di consiglieri comunali: i capigruppo e i «presidenti delle Commissioni permanenti e speciali».
Con questa mossa, Palazzo Senatorio cerca di ricostruire la rete dell'ex presidente caduto in disgrazia, dopo l'arresto del 20 marzo scorso; Per capire fin dove fossero arrivati eventuali incarichi e consulenze.
I MERCATI
Per gli onorevoli capitolini, la dead line per «produrre documenti» è già scaduta, la settimana scorsa. Le municipalizzate invece hanno ancora qualche giorno di tempo, dato che la lettera dei vertici del Campidoglio è partita soltanto l'altro ieri. Ai presidenti di commissione, con un altro documento firmato dal direttore dell'Assemblea, Angelo Gherardi, è stato chiesto di menzionare anche qualsiasi atto presentato «in relazione al progetto di riqualificazione dei Mercati generali di Roma Ostiense». Un altro intervento, oltre a quello dello stadio e dell'ex Fiera, a cui De Vito, secondo la Procura, si sarebbe interessato illegittimamente.
Ma è l'operazione Tor di Valle la grana più insidiosa da sminare, per il Comune. Dopo la seconda retata di arresti, Raggi ha chiesto una nuova due diligence. La prima, partita a giugno 2018, appena deflagrata l'inchiesta su Parnasi e Lanzalone, era stata affidata al dipartimento Urbanistica e, di fatto, non si è ancora conclusa. Di questa seconda ispezione invece se ne occuperà il Segretariato generale, uno degli uffici di più stretta collaborazione della sindaca, nel cuore del Campidoglio. Raggi ha fatto capire di non voler mandare avanti «per forza» il progetto stadio. E aspetta, senza fretta, che dai tecnici arrivi un responso.
Dall'America, si è fatto sentire James Pallotta. «Alcuni problemi probabilmente sono stati auto-inflitti dal costruttore che possedeva i terreni, altri dalle istituzioni», ha detto in un'intervista rilasciata a una web-tv di Boston, diffusa ieri ma realizzata prima dell'arresto di De Vito. «Inizieremo a costruire alla fine dell'anno, poi ci vorranno circa 28 mesi per i lavori. Spero nell'apertura in tre anni o giù di lì», è la speranza del patron giallorosso. Mancano diversi passaggi, però, anche interni ai proponenti. Il contratto di cessione dei terreni con la Eurnova di Parnasi, al netto della stretta di mano negli Usa di qualche settimana fa, non è ancora stato siglato. La firma dovrebbe arrivare prima di Pasqua. E Pallotta, con Parnasi fuori gioco, dovrà cercare un partner che costruisca materialmente lo stadio e il mega-complesso di negozi, uffici e alberghi: fonti vicine ai proponenti parlano di contatti ben avviati con il gruppo De Eccher di Udine.

L. D. C.


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Corriere della Sera - ed. romana



di Andrea Arzilli
Variante «congelata» tra due diligence e perplessità degli esponenti M5S, e tempi che si allungano fino a dopo l'estate. Del resto la nuova verifica sugli atti finora prodotti per lo stadio della Roma deve ancora iniziare, dovrebbe essere il Segretariato generale ad occuparsene, non il Dipartimento urbanistica. E servirà del tempo che i consiglieri grillini pensano di impiegare approfondendo con gli avvocati la questione delle penali, per molti l'unico elemento che impedisce alla maggioranza di scaricare il progetto. Secondo alcuni legali, in caso di retromarcia sull'opera prima della variante, non ci saranno da versare soldi alla Roma. Tutto, insomma, sarebbe legato alla volontà politica dell'amministrazione. E questo, dopo i dubbi sollevati dalle inchieste, va a rinforzare il fronte del no allo stadio giallorosso. Così la variante, ovvero l'atto che darebbe il via libera al progetto e consentirebbe anche a James Pallotta di staccare l'assegno da 105 milioni per acquistare da Eurnova i terreni di Tor di Valle, potrebbe arrivare in Aula in autunno e non a maggio come da programma. Molto dopo, cioè, il termine fissato dal Campidoglio, un ritardo «pilotato» per recuperare compattezza politica. Quindi con qualche chance in più di essere votata dai cinque sei consiglieri dissidenti sui 27 grillini (Donatella Iorio, per esempio, ha chiesto una «proroga dei termini») che, al momento, sembrano volersi schierare con i altri «perplessi » del Movimento: da Nicola Morra che chiede «una pausa di riflessione» a Carla Ruocco fino a Roberta Lombardi che, come i comitati di zona, è più che altro contro la location. Eppure per Enrico Stefàno, presidente dell'Assemblea capitolina in pectore dopo l'arresto (per corruzione) di Marcello De Vito e quindi uomo chiave per un voto compatto dell'Aula, il progetto va avanti nonostante tutto. E, se l'esito della nuova due diligence confermerà l'ok del primo controllo ordinato da Raggi dopo gli arresti di Luca Parnasi e Luca Lanzalone (giugno 2018), «avremo il dovere di andare avanti con la procedura: se non è stata viziata sarà nostro dovere portarla a termine», spiega. E senza alcun rallentamento sulla tabella di marcia visto che i tempi, dice Stefàno a Radio Radio, «sono al momento questi che avevamo definito».

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Il successore di De Vito prova a ricompattare il Movimento

stadio roma«atto dovuto» (Corriere dello SPort)

Stefàno: Abbiamo il dovere di andare avanti. Fugheremo ogni dubbio di vizio sulla procedura

di Guido D'Ubaldo

ROMA

è quasi una chiamata alle armi, il tentativo di ricompattarsi dopo i grandi dubbi dei giorni scorsi, in seguito all'arresto di De Vito del 20 marzo. Da allora sono successe tante cose: l'addio di Frongia, l'assessore allo Sport che risultava indagato e che presto verrà reintegrato in Giunta, dopo la richiesta di archiviazione della Procura. 

Ieri la prima uscita ufficiale di Enrico Stefàno, vicepresidente vicario dell'Assemblea capitolina, di fatto il successore di De Vito, è servita per ribadire la posizione del Campidoglio sul progetto di Tor di Valle. 
Oggi Stefàno presiederà per la prima volta l'assemblea capitolina convocata in via straordinaria ed è previsto l'intervento della sindaca Raggi, il primo dopo la bufera capitolina. Ieri il giovane ed emergente dirigente grillino ha quasi voluto dettare la linea del Movimento, evitando vie di fuga. Ha parlato a margine della presentazione degli World Sport Games 2023, cercando di serrare le fila nel gruppo dei Cinque Stelle che governa il Campidoglio.
«Siamo tutti colpiti da quello che è successo, ma siamo più coesi che mai - ha detto il vicepresidente - Abbiamo ancora tanto da fare in questa città». 
Stefàno ha parlato a nome della componente: Il gruppo l'ho visto più unito che mai, è motivato ad andare avanti. Abbiamo ancora due anni per lavorare».

ATTO DOVUTO. La più importante opera pubblica dovrebbe essere lo stadio della Roma. Si attende la calendarizzazione in aula della votazione della variante e convenzione urbanistica. Il rischio che la nuova inchiesta giudiziaria allunghi ancora i tempi esiste, ma Stefàno è in linea con la Raggi.
«I tempi di approvazione sono quelli già definiti precedentemente. Come anticipato dalla Sindaca, ci sarà un approfondimento giuridico sugli atti, per fugare qualsiasi tipo di dubbio. Se, come hanno detto i pm, l'esito sarà positivo e quindi la procedura non risulterà viziata, avremo il dovere di andare avanti. È un atto dovuto, qui in assemblea abbiamo già votato precedentemente una delibera», ha spiegato in trasmissione a Radio Radio.

RICOMPATTARE. Dopo i giorni della bufera, si va ricompattando la linea prevalente che è quella di andare avanti, soprattutto per evitare il rischio di pagare penali milionarie. I lavori degli uffici tecnici dovrebbero concludersi entro aprile, se non ci saranno intralci la votazione potrà essere calendarizzata entro l'estate. E' quello che spera la Roma. Al momento del voto gli esponenti del Movimento Cinque Stelle dovranno dimostrare la loro compattezza ed eliminare i dubbi degli scettici, il cui numero è aumentato dopo l'arresto di De Vito. Sono almeno cinque i consiglieri di maggioranza che potrebbero far saltare il banco e in quel caso la Roma sarebbe pronta a fare causa al Comune. Finora si è espressa pubblicamente solo la consigliera Monica Montella, ma altri consiglieri stanno maturando la stessa decisione. La due diligence richiesta da Virginia Raggi e le rassicurazioni della Procura sulla legittimità dell'iter amministrativo possono aiutare a dissolvere i dubbi. Ma l'attività consiliare rallentata dall'arresto di De Vito non aiuta a far passare l'ultimo atto prima del via libera per lo stadio.




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verso il voto Fassina e Pelonzi duri

«Non si fa»: coro dell'opposizione (Corriere dello Sport)

ROMA - L'opposizione è pronta a dare battaglia in Campidoglio perchè quello stadio non s'ha da fare, non in quella area. Tra i più critici, sin dalla prima ora, c'è Stefano Fassina, capogruppo di Sinistra per Roma, che ha presentato con l'altra consigliera Cristina Grancio (espulsa dal Movimento proprio per essere contraria al progetto) una delibera per annullare la pubblica utilità approvata dall'Assemblea capitolina. Fassina spiega perchè è sempre più convinto del no: «Tengo distinta la vicenda giudiziaria dalle scelte amministrative. La mia posizione critica su Tor di Valle risale al progetto approvato dalla giunta Marino. Dopo quello che è successo spero ci sia più attenzione al merito e alle perplessità sul business park. Mi aspetto che vengano prese in considerazione tutte le criticità che sono state messe da parte in questi mesi. Riguardano le caratteristiche dell'area e i costi per il Comune e lo Stato. Oltre al catastrofico impatto per il traffico. Spero che si possa arrivare in tempi brevi a votare la nostra delibera per la revoca dell'interesse pubblico, nel Municipio competente per territorio la commissione urbanistica ha già votato contro. Il presidente Pallotta porti più rispetto per le istituzioni che rappresentano i cittadini. La procedura per l'approvazione dello stadio non è stata definita, non è stato maturato nessun diritto acquisito, non c'è nessuna penale da pagare, qualora si votasse per la revoca dell'interesse pubblico». 

Giulio Pelonzi. La posizione del capogruppo del Pd in assemblea capitolina non è molto distante da quella di Fassina: «Siamo da sempre fortemente contrari. La cosa essenziale è che non c'è più interesse pubblico, anche la commissione urbanistica del IX Municipio ha votato in questa direzione. Il Pd è a favore della delibera Grancio Fassina. Credo che l'espressione del Municipio competente, governato da loro, si rifletterà anche in assemblea. Credo che il M5S stia frenando».
Pelonzi non è contrario allo stadio della Roma, anzi: «Il Pd non dice no allo stadio della Roma, dobbiamo verificare se c'è o no l'interesse pubblico. Il progetto può considerarsi approvato solo dopo che votiamo la variante alla luce delle controdeduzioni. Il Campidoglio ha sbagliato a votare l'interesse pubblico. Quello stadio non si farà mai. Lo dico con il cuore infranto e sentendomi offeso da cittadino e da tifoso. Il club potrebbe chiedere i danni solo dopo l'approvazione definitiva, non ora. Non vorrei che la Roma ci rimettesse, lo dico per i tifosi e la società. Noi dobbiamo annullare questo progetto e individiare un'altra area. Si può fare in pochi mesi».

g.d'u.


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il caso il presidente non molla

Pallotta: Pronto in tre anni, spero che la politica non blocchi tutto (Corriere dello SPort)

«Via ai lavori entro il 2019, poi ci vorranno 28 mesi per l'apertura» E poi fa infuriare la Sensi...

di Guido D'Ubaldo

ROMA

Pallotta è determinato, non vuole mollare per lo stadio. Da sette anni va avanti e non intende fermarsi quando è in dirittura d'arrivo. «In tre anni speriamo di avere lo stadio e che i politici non mandino tutto all'aria». James Pallotta e tornato a parlare negli Stati Uniti di quello che è il core business della Roma: «Penso che il mio ingresso sia stato interessante per la Roma. Sono arrivato come uno dei tre investitori passivi. Ho pensato, è Roma, potrebbe essere divertente e potremmo aiutarla a far crescere un marchio globale della città di Roma. La verità è che pensavo che il calcio fosse il peggiore sport nella storia degli sport».


ventotto mesi di tempo. Invece con il tempo la passione è cresciuta, anche se quest'anno ha avuto tante delusioni: «Quando abbiamo comprato la squadra, era in grave difficoltà finanziaria. I precedenti proprietari, mentre potevano aver fatto un buon lavoro in alcuni anni sul campo, prendevano in prestito da altre imprese e hanno avuto grandi quantità di debito. Fondamentalmente penso che Unicredit in pratica sia stato il proprietario della squadra. Quindi abbiamo avuto molto da fare per voltare pagina». Pallotta è proiettato sul futuro, sa che la squadra è da rifondare: «Noi non otteniamo denaro per le infrastrutture, non otteniamo soldi per lo stadio. E' un'operazione finanziata privatamente, sarà l'impianto più utilizzato in tutta l'Europa meridionale, spero sia tutto a posto per la fine di maggio e potremo cominciare a costruire alla fine dell'anno». Pallotta era molto ottimista in questa intervista rilasciata il 12 marzo, prima quindi dell'arresto di Marcello De Vito e del secondo terremoto giudiziario che ha fatto tremare il Campidoglio. «Ci vorranno circa 28 mesi prima dell'apertura, dall'inizio dei lavori». 

la politica rovina tutto. L'iter per l'autorizzazione dello stadio ha subito tanti rallentamenti: «Sono almeno tre anni che avrebbe dovuto esserci... Alcuni problemi probabilmente sono stati causati dal costruttore che possedeva i terreni (Parnasi ndr), ma altri dal governo. A volte è più facile non prendere una decisione e a volte hai un cambiamento da un governo a un altro ed è come se dovessi ricominciare tutto daccapo. La cosa frustrante è che stiamo pagando per questo. Non è come negli Stati Uniti, dove in molti casi ti danno centinaia di milioni di dollari di crediti d'imposta o agevolazioni fiscali o persino denaro per l'infrastruttura. Nel nostro caso, non otteniamo denaro per le infrastrutture, non otteniamo soldi per lo stadio. Quindi sarà un'opera finanziata privatamente. Costruiremo uno stadio da 54.000 posti, 270.000 metri quadrati di spazio per l'intrattenimento. Quindi speriamo che tutto sia a posto entro la fine di maggio e che non cambi nulla, così da ottenere le risorse finanziarie necessarie e mettere la prima pietra entro la fine dell'anno». Pallotta aveva parlato prima dell'arresto di De Vito: «Speriamo che i politici non mandino tutto all'aria. Sono sempre le questioni politiche che rovinano le economie. Mi preoccupo del livello di debiti come ho fatto per tutta la vita. Ma la cosa che mi preoccupa di più sono le decisioni politiche, sia in Italia che nel mondo in generale».


NEMICOn.1

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 29 Mar 2019, 06:49
Il successore di De Vito prova a ricompattare il Movimento
Se, come hanno detto i pm, l'esito sarà positivo e quindi la procedura non risulterà viziata, avremo il dovere di andare avanti. È un atto dovuto, qui in assemblea abbiamo già votato precedentemente una delibera», ha spiegato in trasmissione a Radio Radio.

Occhio che te se bevono pure a te ....
I PM hanno detto anche che Il vizio potrebbe riguardare l'interesse pubblico, che potrebbe essere stato valutato in maniera non imparziale.La Procura non chiederà di bloccare l'iter, ma potrebbero essere altre sedi a farlo".

Questo chissà come mai sfugge a tutti quelli che vengono interpellati  ;)

arturo

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 29 Mar 2019, 06:38
Corriere della Sera - ed. romana



di Andrea Arzilli
Variante «congelata» tra due diligence e perplessità degli esponenti M5S, e tempi che si allungano fino a dopo l'estate. Del resto la nuova verifica sugli atti finora prodotti per lo stadio della Roma deve ancora iniziare, dovrebbe essere il Segretariato generale ad occuparsene, non il Dipartimento urbanistica. E servirà del tempo che i consiglieri grillini pensano di impiegare approfondendo con gli avvocati la questione delle penali, per molti l'unico elemento che impedisce alla maggioranza di scaricare il progetto. Secondo alcuni legali, in caso di retromarcia sull'opera prima della variante, non ci saranno da versare soldi alla Roma. Tutto, insomma, sarebbe legato alla volontà politica dell'amministrazione. E questo, dopo i dubbi sollevati dalle inchieste, va a rinforzare il fronte del no allo stadio giallorosso. Così la variante, ovvero l'atto che darebbe il via libera al progetto e consentirebbe anche a James Pallotta di staccare l'assegno da 105 milioni per acquistare da Eurnova i terreni di Tor di Valle, potrebbe arrivare in Aula in autunno e non a maggio come da programma. Molto dopo, cioè, il termine fissato dal Campidoglio, un ritardo «pilotato» per recuperare compattezza politica. Quindi con qualche chance in più di essere votata dai cinque sei consiglieri dissidenti sui 27 grillini (Donatella Iorio, per esempio, ha chiesto una «proroga dei termini») che, al momento, sembrano volersi schierare con i altri «perplessi » del Movimento: da Nicola Morra che chiede «una pausa di riflessione» a Carla Ruocco fino a Roberta Lombardi che, come i comitati di zona, è più che altro contro la location. Eppure per Enrico Stefàno, presidente dell'Assemblea capitolina in pectore dopo l'arresto (per corruzione) di Marcello De Vito e quindi uomo chiave per un voto compatto dell'Aula, il progetto va avanti nonostante tutto. E, se l'esito della nuova due diligence confermerà l'ok del primo controllo ordinato da Raggi dopo gli arresti di Luca Parnasi e Luca Lanzalone (giugno 2018), «avremo il dovere di andare avanti con la procedura: se non è stata viziata sarà nostro dovere portarla a termine», spiega. E senza alcun rallentamento sulla tabella di marcia visto che i tempi, dice Stefàno a Radio Radio, «sono al momento questi che avevamo definito».

Spara cazzate pure quando non parla  di Lazio Arzilli .
La prima due diligence , quella avviata , dalla piccola fiammiferaia a 2018 , non si è ancora conclusa.
Cazzaro.

StylishKid

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Atto dovuto.

Ecco, lì me so' fermato.

kelly slater

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Allora: è chiaro che i 5s vogliono congelare tutto, rimandare il piú a lungo possibile (fosse per loro rimanderebbero a tra due anni, direttamente a un altro sindaco).

Perchè sto stadio de la roma è diventato una polpetta avvelenata, e qualsiasi decisione netta comporta perdita di consenso.
Dire un NO definitivo sarebbe comunque percepito come segnale di incapacitá, incoerenza e immobilisno ( e sopratutto ludibrio a tutto spiano da parte dei media oliati da unidebit ).
Dire SI dall'altra parte significherebbe aprire una frattura molto grande all'interno del mondo 5s nazionale, e sopratutto esporrebbe il movimento allo screditamento totale nel caso in cui emergessero ulteriori sviluppi dall'inchiesta della magistratura (leggi : se bevono altra gente).

E cmq appunto, anche se la politica si ferma, i magistrati andranno avanti, con buona pace di pallocca.
In ogni caso prima del 26 maggio (elezioni europee) l'iter rimane bloccato lí dove si trova ora.

NEMICOn.1

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Citazione di: kelly slater il 29 Mar 2019, 11:36
Allora: è chiaro che i 5s vogliono congelare tutto, rimandare il piú a lungo possibile (fosse per loro rimanderebbero a tra due anni, direttamente a un altro sindaco).

e sarebbero capaci di opporsi definendolo una porcata .

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TestaccioLaziale

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Andate sulla pagina di Enrico Stefàno (il nuovo presidente dell'Aula del Consiglio Comunale di Roma) e ascoltate le sue parole sullo stadio delle merde, commentate commentate...

Sledgehammer

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Citazione di: kelly slater il 29 Mar 2019, 11:36

In ogni caso prima del 26 maggio (elezioni europee) l'iter rimane bloccato lí dove si trova ora.
lo sblocca Lulic

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