Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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Ranxerox

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Citazione di: ES il 22 Apr 2019, 19:02
Oggi giornalai mangiano uovo.
E piccola fiammiferaia accende brace con fiammiferi.

A domani.

E vabbè, ma pure la procura a Pasquetta è chiusa... :=))

biancocelestedentro

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Citazione di: Ranxerox il 22 Apr 2019, 20:02
E vabbè, ma pure la procura a scaPasquetta è chiusa... :=))

Il P.M. di turno dovrebbe esserci sempre, non so magari ci scappa un qualche arresto d'urgenza

Ranxerox

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Citazione di: biancocelestedentro il 22 Apr 2019, 20:06
Il P.M. di turno dovrebbe esserci sempre, non so magari ci scappa un qualche arresto d'urgenza

Beh, se è per questo è aperto pure l'ufficio arrestati... :=))

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De Vito burattinaio del sì allo stadio (La Repubblica ed. Roma, 23 Aprile 2019)

I dubbi del gip nell'inchiesta che coinvolge Raggi. Si indaga sull'iter acceletato per il via libera all'impianto Il consiglio municipale dell'Eur si riunì di domenica. Il presidente capitolino era presente e dispensava consigli

francesco salvatore

La decisione del Campidoglio di adottare una procedura di super urgenza invece di quella ordinaria per dare il via libera al progetto stadio, quando in realtà l'urgenza era solo per il costruttore Luca Parnasi e non per il Comune. La scelta di convocare il consiglio municipale dell'Eur addirittura di domenica, e sotto l'occhio vigile dell'ex presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito, che in quella sede non aveva ragion di stare, e che un anno e mezzo dopo, sarà arrestato proprio con l'accusa di aver ricevuto mazzette dallo stesso Parnasi.
Sono dettagli di non poco conto quelli che hanno convinto il gip Costantino De Robbio a disporre nuove indagini nell'inchiesta bis sull'iter amministrativo per il nuovo stadio della Roma in cui la sindaca Virginia Raggi è indagata per abuso d'ufficio. Spunti messi nero su bianco dai denuncianti del Tavolo della libera urbanistica, presieduto dall'architetto ex M5s Francesco Sanvitto, nell'opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dall'avvocato Edoardo Mobrici; emergenze che sottolineano, tutte, come tale iter non sia stato così limpido. E che anzi, l'amministrazione capitolina, abbia fatto una corsa contro il tempo per fare in modo che il progetto passasse.
Andiamo con ordine. Il 6 giugno 2017 la giunta comunale, dopo il cambio del progetto e il taglio delle Torri di Libeskind, conferma la dichiarazione di interesse pubblico e di fatto dà l'ok definitivo al nuovo stadio della Roma. C'è un problema: i tempi stringono e la deadline per Parnasi è il 15 giugno, giorno ultimo per fare osservazioni nella conferenza dei servizi ( l'organismo che decide sul progetto stadio). Il costruttore, infatti, ha bisogno che il consiglio comunale approvi la delibera, altrimenti il progetto salterebbe. L'iter amministrativo, gli step che un'opera del genere richiede, sono piuttosto stringenti. Perché il progetto approdi nell'assemblea consiliare comunale, c'è bisogno di duplice passaggio nei municipi IX (Eur) e XI (Magliana), cioè i territori interessati intorno a Tor di Valle. Prima nelle singole commissioni interessate, e poi nei mini- consigli. Come d'altra parte era stato fatto con il progetto deliberato dall'ex sindaco Marino.
Per "pungolare" i municipi, però, che in nove giorni ( dal 6 giugno al 14 giugno) potrebbero attardarsi nella decisione, e far saltare tutto, il Comune, con una lettera firmata dall'assessore Montuori, decide di fare una procedura d'urgenza invece che ordinaria, con il termine del 14 giugno: risultato è che le amministrazioni territoriali devono decidere in quattro e quattr'otto (in una settimana invece che 20 giorni). Il tempo scorre. Il municipio XI non viene interpellato affatto. Il municipio IX, l'Eur, a guida 5S, viene convocato in prima battuta venerdì 9 giugno. Il parere della commissione Urbanistica dell'Eur, che alcuni mesi prima si era espressa negativamente, viene bypassato totalmente e ne viene chiesto uno alla commissione Sport: l'esito è positivo.
Ultimo ostacolo è il mini consiglio municipale. La seduta di venerdì, infatti, per via delle opposizioni, sfora con i tempi. È una battaglia politica. Dopo mezzanotte arrivano le forze dell'ordine. La seduta viene aggiornata a domenica mattina. Quel giorno, al miniconsiglio, la delibera passa. Tra i consiglieri 5S si fa vivo anche l'ex presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito. Per fare in modo che non ci siano intoppi, dispensa consigli tra i colleghi di partito; regolamento municipale in mano, fornisce direttive per parare i colpi delle opposizioni. Un grande burattinaio. Che un anno e mezzo più tardi sarà arrestato con l'accusa di aver intascato mazzette da Parnasi.

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I 5S: "Tor di Valle, voto entro l'estate". Ma si tratta sui fondi (La Repubblica ed. Roma, 23 Aprile 2019)

Il nodo è la convenzione urbanistica tra il Comune e il club giallorosso Gli eletti pentastellati in aula nonostante le inchieste

lorenzo d'albergo

La due diligence sullo stadio della Roma si è chiusa positivamente: gli atti, secondo i tecnici capitolini, sono in ordine. E il progetto arriverà in consiglio comunale prima dell'estate. Nonostante la nuova inchiesta per abuso d'ufficio che stavolta ha investito direttamente la sindaca Virginia Raggi, la maggioranza 5S non arretra nemmeno di un passo. E si divide. C'è chi punta sul nuovo Colosseo giallorosso perché ha il cuore romanista. Chi perché teme « penali » . Vuoi per fede, vuoi per il terrore di incappare in richieste di risarcimento milionarie, si va avanti.
Anche perché le rassicurazioni dei due legali della prima cittadina — gli avvocati Alessandro Mancori ed Emiliano Fasulo hanno difeso l'iter scelto dal Campidoglio e dalla sua inquilina numero uno, dicendosi certi che l'indagine si chiuderà con un nulla di fatto — sembrano aver sortito l'effetto sperato. Almeno a livello politico: «Non ci sarà alcun intoppo — spiega più di uno dei consiglieri pentastellati — perché è stata seguita la procedura corretta. Quella ordinaria, perché abbiamo dato più tempo per farsi avanti a chi voleva presentare osservazioni sul progetto di Tor di Valle. Andremo avanti come avevamo previsto».
Entro la fine della primavera dovrebbe quindi approvare in giunta la documentazione sulle controdeduzioni fornite dal dipartimento Urbanistica a chi aveva sollevato dubbi sul progetto, la presa d'atto del verbale della confernza dei servizi in adozione della variante e la convenzione. Il condizionale è d'obbligo, almeno per quanto riguarda l'ultimo atto: sul documento che segnerà nel dettaglio gli obblighi dei privati nei confronti del Comune, dagli oneri di urbanizzazione al cronoprogramma dei lavori, è in atto una trattativa serratissima. Ballano milioni e opere pubbliche, tempi e modalità di pagamento e di impiego dei fondi versati dai proponenti.
L'approdo in giunta della convenzione dipende, quindi, dall'intesa tra gli uffici capitolini, la Roma ed Eurnova, società titolare dei terreni ancora formalmente di proprietà del costruttore Luca Parnasi, accusato di corruzione e sempre in attesa di giudizio proprio nell'inchiesta sullo stadio. Se arriverà la stretta di mano, via al consueto iter: voto di sindaca e assessori, dei municipi, delle commissioni consiliari e quindi dell'aula Giulio Cesare. La stessa in cui verrà rivotato anche l'interesse pubblico su Tor di Valle: una conferma, perché sulla prima delibera pesa la preferenza espressa da Marcello De Vito, il presidente dell'Assemblea capitolina finito a sua volta in carcere per corruzione. Insomma, un voto in più per blindare un iter che secondo i grillini dovrebbe essere già in cassaforte. I consiglieri 5S — che andranno alla conta in aula e sono pronti a neutralizzare i malpancisti votando in seconda convocazione, con una maggioranza meno corposa — sventolano un parere firmato dal dipartimento Urbanistica: sei pagine in cui si risponde indirettamente all'esposto dell'architetto ed ex attivista 5S Francesco Sanvitto: secondo il Comune, i tempi dell'iter tornano e non ci sarebbero irregolarità. Ma su questo punto l'ultima parola spetta sempre alla procura, che ha 60 giorni per concludere gli approfondimenti richiesti dal gip nell'ambito del fascicolo che vede la sindaca indagata.

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TENERE IL PUNTO SULL'OPERA E RINUNCIARE AI DOGMI GRILLINI (La Repubblica ed. Roma, 23 Aprile 2019)

Enrico Bellavia

Cosa deve accadere per spingere la maggioranza dei "puri" a un severo ripensamento sulla vicenda dello stadio? Allo stato dell'arte non sarà la procura a mettere la parola fine alla scelta di Tor di Valle per la collocazione di un impianto che la Roma fortemente vuole, avendo cura di mantenere lontano con distinguo sempre più sottili, il proprio destino da un iter amministrativo contorto. Non saranno i pm a decretare che lo stadio non s'ha da fare lì, perché i pm procedono per reati e responsabilità individuali.
Sarebbe semmai terreno per una valutazione di opportunità politica che restituirebbe agli amministratori il primato di quelle scelte che rivendicano contro il presunto strapotere dei magistrati. Le inchieste, tuttavia, hanno messo a nudo un meccanismo di mercimonio intorno agli assensi necessari a condurre in porto l'operazione che per il costruttore Parnasi era questione cruciale. E così anche il ruolo di Marcello De Vito, presidente grillino del consiglio comunale, uomo cerniera per agevolare l'affare. È emerso anche il terrore dei "facilitatori" che venisse fuori a chiare lettere che così come congegnato lo stadio avrebbe compromesso la già caotica situazione del traffico.
Da ultimo sono arrivati i dubbi procedurali che hanno portato all'indagine per abuso d'ufficio a carico della sindaca. Da parte di Raggi, l'ostinata difesa delle bontà delle ragioni di un cambiamento repentino di prospettiva — "uno stadio fatto bene" — dopo aver brandito per anni l'arma del sospetto di malaffare, è una pratica che mira a tenere il punto.
E che però tradisce quegli stessi principi di trasparenza e di prudenza, a tratti sconfinata nell'immobilismo, che erano la più genuina promessa 5S.

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Quella serata con Raggi per superare i divieti (Il Messaggero, 23 Aprile 2019)

IL RETROSCENA

ROMA «Ci riunirono tutti a casa di Dario D'Innocenti, il presidente del Municipio IX, c'era pure la sindaca Virginia Raggi, sabato 10 giugno 2017, di sera. Si sarebbe votato il giorno dopo, di domenica, cosa mai avvenuta prima. Raggi era lì a convincerci ad approvare il parere sul pubblico interesse per Tor di Valle, anche se tanti, tra noi consiglieri municipali, eravamo contrari. Le inchieste, così come la relazione del Politecnico di Torino, oggi dicono che avevamo ragione. Ma all'epoca ci dissero che bisognava votarlo, che c'era una scadenza, e così alla fine lo approvammo, per fiducia». A parlare è Paolo Barros, consigliere M5S del IX Municipio di Roma, il distretto dell'Eur e di Tor di Valle. Uno dei due testi che il gip Costantino De Robbio ha chiesto di far interrogare alla Procura di Roma, respingendo la richiesta di archiviazione per Virginia Raggi, indagata per abuso d'ufficio col sospetto di avere compiuto un'«evidente violazione di legge» - così ha scritto il giudice - nelle procedure di approvazione del controverso progetto stadio.
L'altro consigliere da sentire in Procura è Paolo Mancuso, ex M5S, presidente della Commissione Urbanistica del IX Municipio. Commissione che, ricostruisce lui, «all'epoca venne aggirata, in barba al Regolamento sul decentramento amministrativo di Roma». Che effettivamente, all'articolo 6, comma 9, recita testualmente: «I pareri sono espressi dal Consiglio municipale, acquisito il parere della competente Commissione municipale». Invece, racconta Mancuso, «né la Commissione Urbanistica, né quella della Mobilità, vennero ascoltate. Il Municipio votò il parere su Tor di Valle, obbligatorio anche se non vincolante, in Consiglio, di domenica. Dopo quella riunione a casa del minisindaco, con la Raggi».
Raccontano i testimoni, che il Campidoglio stellato andava di fretta. «Volevano votare tutto entro metà giugno. Per questo non hanno neanche rispettato i termini della procedura d'urgenza, che abbassa da 30 a 20 giorni l'iter nei Municipi, ma non di più», dice sempre Mancuso. Perché la Commissione Urbanistica non venne ascoltata? Secondo Barros, «forse perché si sapeva che alcuni membri erano contrari». E infatti poche settimane fa quella stessa Commissione ha chiesto l'annullamento del pubblico interesse per Tor di Valle. Per Mancuso, è possibile che «abbiano voluto forzare la mano per rispettare la scadenza». Parnasi entro il 15 giugno 2017, data ultima, doveva presentare valutazioni che gli permettessero di superare la chiusura della Conferenza dei servizi. A un soffio dalla dead-line, il costruttore riuscì a strappare la delibera comunale che approvava di nuovo il progetto, con la revisione voluta dai grillini.
Il Municipio XI, del Portuense, non venne mai sentito. Il Municipio IX invece si espresse, ma senza passare dalla Commissione Urbanistica, competente per materia, ma solo dalla Commissione Sport. Particolare non da poco: durante il voto nel parlamentino dell'Eur, racconta chi c'era, si fece vedere Marcello De Vito, il presidente dell'Assemblea capitolina arrestato per corruzione.
«PASSAGGIO SALTATO»
L'altro aspetto attorno a cui ruota l'accusa di abuso d'ufficio per Raggi, è la variante urbanistica per Tor di Valle. Dopo il via libera della Conferenza dei servizi, a dicembre 2017, il verbale dell'organismo avrebbe dovuto essere «trasmesso al sindaco, che lo sottopone all'approvazione del Consiglio comunale nella prima seduta utile». Così dice la legge, il dl 50/2017 citato nella denuncia del Tavolo della libera urbanistica, presieduto da Francesco Sanvitto, ex grillino poi cacciato dal Movimento, assistito dall'avvocato Edoardo Mobrici. Quel verbale non è mai passato in Consiglio Comunale. Secondo Sanvitto, Raggi avrebbe «saltato un passaggio in Consiglio, decidendo di far votare il verbale della Conferenza solo dopo le osservazioni di cittadini e associazioni».
Per gli avvocati di Raggi questa scelta avrebbe aumentato la «trasparenza» sull'operazione e dopo la «sospensione» della procedura, decisa per gli arresti e per avviare verifiche, si arriverà a un voto adesso, dopo l'estate. Per l'autore dell'esposto, che ha convinto il gip a chiedere nuove indagini, invece «senza passare dal Consiglio, gli allegati pubblicati sul sito del Comune non sono mai stati verificati, non si sa se le prescrizioni della Conferenza siano state rispettate dai privati. Raggi ha preso tempo, forse perché all'epoca non teneva i suoi», è l'accusa dell'urbanista, un tempo vicino al M5S, su cui ora si dovrà indagare.
Lorenzo De Cicco/Adelaide Pierucci

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Vertici M5S costretti a blindare Virginia «Se crolla lei rischiamo che crolli tutto» (Il Messaggero)
LA STRATEGIA

ROMA «Io sono tranquillissima». Non fa che ripetere così Virginia Raggi, in questi giorni pasquali. Mostra di non dare troppo peso alla nuova tegola che le è caduta addosso e sempre per la stessa maledizione. Quella dello stadio della Roma. In realtà, i cinque stelle - sulla questione Tor di Valle - sono molto meno tranquilli di lei. O meglio: tutto quel mondo grillino romano - non solo Roberta Lombardi ma qui e là nei municipi, nei territori, tra i consiglieri delle circoscrizioni nona e undicesima - che continua a non volere lo stadio sta trovando conferma per la propria battaglia anche nell'ultima vicenda della variante urbanistica. In cui l'aiutino è arrivato dal gip. La procura aveva chiesto l'archiviazione per la Raggi, il giudice ha detto no e servono altre indagini. E cresce l'inchiesta derivante da un esposto presentato a giugno 2018 dall'architetto Francesco Sanvitto, in passato vicino al Movimento 5Stelle.
I legali della prima cittadina capitolina assicurano che è «estranea ai fatti, e l'iter fu sospeso» ma sia Di Maio sia il resto dei vertici nazionali dei grillini davanti all'ennesima grana Roma e problema Raggi si trovano in difficoltà. Visto che «Salvini continuerà ad approfittarsi della questione Campidoglio e almeno sullo stadio pensavamo che la bufera fosse passata». Sia pure terribilmente, calcolando l'arresto dell'avvocato Lanzalone, poi quello di Marcello De Vito e, prima della decisione del gip sull'abuso d'ufficio della sindaca, le intercettazioni incandescenti sul bilancio dell'Ama. Come uscire dal nuovo imbarazzo sindaca-Tor di Valle?
FORZARE
A dispetto di tutte le infinite difficoltà, le pretese, gli errori, le inchieste, gli arresti, Di Maio e i suoi vogliono forzare sullo stadio. La linea, a vantaggio di una sindaca scaricata dall'interno cittadinanza, è questa: «Fare di tutto per mettere la prima pietra dello stadio». Anche se è simbolica, anche se è propagandistica, anche se poi lo stadio non si farà. La forzatura per uscire dalla difficoltà. L'obiettivo della Raggi e dei vertici del movimento è questo della prima pietra per un progetto che non smette di terremotare il quadro. La speranza di un improbabile rilancio della sindacatura passa attraverso Tor di Valle che nella strategia grillina sarebbe l'ancora di salvezza o il tentativo ultimo in chiave nazionale popolare in giallorosso per dare qualcosa (la speranza di qualcosa) ai romani che non siano soltanto l'immondizia, le stazioni delle metro chiuse, immobilità e invisibilità e tutto il resto riassumibile nella categoria del disastro Capitale.
Dunque dopo la nuova tegola dell'abuso d'ufficio M5S è sempre più stanca della sua sindaca? Non lo dà a vedere (e «il percorso stadio va avanti»), anche perché il momento per scaricare la Raggi sarebbe il meno opportuno di tutti, alla vigilia non solo delle elezioni Europee ma soprattutto della tornata di voto amministrativo in vista del quale l'ammissione del flop grillino nella Capitale sarebbe il peggiore biglietto da visita immaginabile. Riservatamente, poi, le preoccupazioni non solo per il caso stadio ma per tutta le gestione capitolina dentro i 5Stelle cinque sono diffusissimi. L'opposizione interna della Lombardi, che pure è quella storicamente legata a De Vito, sta trovando nuovo fiato con la questione dell'abuso d'ufficio della sindaca e in quella fronda pentastellata anti-Raggi non si fa che ripetere in queste ore: «Vedete, un progetto sballato e non di pubblica utilità non fa che produrre nuove magagne, infiniti problemi». Anche se la condotta, secondo i pm, di De Vito resta il massimo della magagna.
E i dubbi, i mal di pancia, là sensazione che lo stadio sia uno snaturamento dei principi basilari M5S - a cominciare da quello della legalità e dell'agire in virtù del pubblico interesse - serpeggiano ampiamente nel corpaccione grillino e nella base non solo nei municipi della zona o limitrofi a Tor di Valle. Ma la ragion di partito consiglia a Di Maio di fare buon viso al disastro Raggi e al progetto ultimo stadio. E in questo il bombardamento quotidiano, anche ieri, da parte di Salvini sulla Capitale sta avendo l'effetto paradossale di rafforzare la sindaca e di rinforzare lo scudo protettivo - più per dovere d'ufficio e di convenienza di partito che per altro - che Di Maio ha piazzato intorno all'Urbe. Che lo scudo sia di latta, è evidente.
Ma siccome la guerra della Lega contro M5S ha per epicentro Roma, il cordone di protezione nei confronti della sindaca non è che un cordone di protezione nei confronti di se stessi, da parte dei vertici pentasetellati. Sempre che lo stadio, miniera di inchieste e di guai, non riservi altre sorprese. Come se quelle già abbondantemente prodotte non siano abbastanza e negativissime per la realtà e per l'immagine di Roma.
Mario Ajello

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Stadio, la fronda M5S: «Votazioni congelate con l'inchiesta in corso» (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 23 Aprile 2019)

IL CASO

«Se non è Ama riguarda l'Atac e ora ritorna anche lo Stadio: i problemi sono tanti, troppi». Sbuffa al telefono nel lunedì dell'angelo uno dei consiglieri di maggioranza cinquestelle a cui è andato storto il pranzo di Pasqua dopo la notizia di un supplemento d'indagine richiesto dal gip, Costantino De Robbio, che ha respinto la richiesta di archiviazione di un fascicolo sulla variante per lo Stadio di Tor di Valle, restituendo alla sindaca lo status di indagata per abuso d'ufficio. «Ci risiamo ancora una volta prosegue il consigliere : venerdì è stata la volta di Ama con l'audio di Bagnacani (l'ex presidente della municipalizzata dei rifiuti silurato dalla sindaca ndr), domenica ci siamo svegliati con la notizia sullo Stadio e domani? Francamente non vedo luce». Raggi insiste: «Il sì arriverà entro l'estate». Ma quello che emerge da alcuni consiglieri è altro: «Siamo inc C'è molto disagio anche tra chi fa finta di nulla e pensa a postare su Facebook le foto della braciolata delle feste pasquali», conclude il consigliere che si prepara insieme a un gruppetto di altri 6-7 pentastellati a battere i pugni domani nella prossima riunione di maggioranza. Un manipolo che già nei mesi scorsi, con le consigliere Monica Montella o Gemma Guerrini tanto per citarne alcune, aveva avanzato più di una perplessità sul progetto Tor di Valle. «Siamo in pochi - spiega un altro grillino - e forse non faremo la differenza, ma almeno alziamo la voce, perché non siamo tutti uguali, come dei piccoli yes-man, anche se poi sappiamo come andrà a finire». L'idea che circola, adesso, è una: «Fino a che non si chiarisce quest'ultima vicenda, stop ai voti sullo stadio». In ballo, infatti, ci sono ancora passaggi in commissione (allo Sport, ad esempio, bisogna ri-votare) e poi in aula, il più delicato. Con alcuni consiglieri (vedi Donatella Iorio, presidente della commissione Urbanistica) che hanno ventilato l'ipotesi di ripetere il voto sulla delibera del pubblico interesse.
LA RIUNIONE
Domani l'ennesimo redde rationem nella maggioranza, con uno scenario prevedibile: un fronte raggiano che blinda la sindaca; i malpancisti dall'altra parte. Molta acqua è passata dal giugno 2016 quando i 29 grillini salirono, un po' spaesati, la scalinata ai piedi del Marc'Aurelio. Le vicende giudiziarie che in tre anni sono planate senza soluzione di continuità addosso all'amministrazione Raggi, stanno portando all'esasperazione più di un consigliere: «Tra noi c'è chi lavora, si impegna, e rischia di dover pagare errori di altri. Valutazioni sbagliate, consigli impropri, non va bene nulla. Sono più di due mesi che manca anche l'assessore all'Ambiente». E domani il concetto verrà ribadito nella riunione serale: si sarebbe dovuto parlare di altro (del Cda Ama, ad esempio) ma si finirà a discutere anche di stadio. È inevitabile. Lo zoccolo duro della maggioranza ripeterà la necessità di andare avanti «perché come puntualizza il capogruppo Giuliano Pacetti l'iter amministrativo è regolare e sulla variante stiamo seguendo la procedura ordinaria». E poi, aggiunge un altro esponente, «pur volendo dire no al progetto certificheremmo la sconfitta, come dire: Non siamo capaci. Se lo immagina il contraccolpo sull'elettorato?». Sarebbe una débacle a due mesi esatti dalle Europee, vero spartiacque per M5S anche a livello nazionale e data clou anche per Tor di Valle. Secondo alcuni grillini, quelli più ottimistici, proprio tra fine maggio e inizio giugno la tanto discussa variante urbanistica potrebbe approdare in aula Giulio Cesare per ottenere il via libera dell'Assemblea. Lì si farà la conta: «Da questa storia ce ne saremmo dovuti tener fuori fin dall'inizio. Qualcuno potrebbe darsi malato o non votare proprio, l'ipotesi non è così remota». Sempre che, vista l'aria che tira, non si decida per un rinvio tattico in attesa che le acque si calmino.
Camilla Mozzetti

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Riunioni segrete e accordi paralleli: il sistema De Vito per sbloccare l'iter (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 23 Aprile 2019)

L'INCHIESTA

Riunioni parallele e sotterfugi per aggirare vincoli urbanistici. Piani organizzati per bypassare le opposizioni, evitando voti sfavorevoli in Consiglio comunale e orientando la giunta per garantire un esito favorevole. E poi, gli escamotage per evitare che le storture nei progetti venissero a galla prima dell'approvazione definitiva. Erano gli escamotage usati dall'ex presidente dell'Assemblea capitolina, Marcello De Vito, per ottenere senza intoppi il via libera ai lavori che più gli stavano a cuore. Gli stessi per i quali avrebbe incassato le tangenti che l'hanno portato in carcere per corruzione. Ora, il rischio è che un trucco simile sia stato utilizzato, di nuovo, per favorire l'imprenditore Luca Parnasi nella realizzazione dello Stadio della Roma. È il nuovo fronte dell'inchiesta che vede indagata per abuso d'ufficio la sindaca Virginia Raggi, proprio per non avere sottoposto al vaglio del Consiglio comunale il verbale conclusivo della conferenza dei servizi, dove l'ultimo programma sullo Stadio avrebbe potuto trovare ostacoli. È dagli atti delle inchieste che hanno travolto De Vito e Parnasi, invece, che emergono tutti gli altri sotterfugi per riuscire a realizzare il masterplan milionario.
LE INTERCETTAZIONI
Sono le intercettazioni a raccontare di come il progetto Tor di Valle sia stato sbloccato grazie ad accordi opachi e alle tangenti pagate dal costruttore. «Pagavo tutti», ha raccontato lui ai pm. Da Luca Lanzalone, consulente plenipotenziario del Campidoglio e punto di riferimento dell'amministrazione nel dossier Stadio, a De Vito e al suo socio, l'avvocato Camillo Mezzacapo, finito in carcere insieme al politico. «È lui che ha risolto lo Stadio!» dice Parnasi a proposito di Lanzalone. È il giugno 2017, l'assemblea capitolina ha approvato la delibera sul progetto. Il costruttore l'ha saputo in tempo reale: «Habemus stadium!», gli ha scritto Lanzalone. «Sei stato un fenomeno - la risposta - Il vero Totti fuori dal campo». Quell'atto comportava una «riduzione delle cubature con un conseguente taglio delle opere pubbliche - annotano i carabinieri in un'informativa - è stato eliminato il Ponte di Traiano, che consentiva un collegamento veloce con la Roma-Fiumicino». Bisogna allora rileggere una delle intercettazioni clou dell'inchiesta. È il febbraio 2017. Luca Caporilli, collaboratore di Parnasi, parla con un tecnico che accenna ai problemi di viabilità - «il caos» - che si creerebbero con la cancellazione dal ponte. Ma Caporilli è categorico: «Questo tienilo per te».
LE CONSULENZE
È invece Parnasi a raccontare ai pm l'inizio della collaborazione con De Vito: «Mi ha presentato Mezzacapo proponendomi di affidare alcune questioni delle mie società al suo studio». Per l'accusa, quelle consulenze erano tangenti destinate al politico. «Va beh, ma distribuiamoceli questi», dice De Vito al socio parlando del tesoretto accumulato. In effetti, secondo i pm, De Vito potrebbe aver indirizzato i lavori dell'Assemblea capitolina in favore del costruttore. Ha anche «presieduto la seduta del 14 giugno 2017, nel corso della quale è stata approvata la delibera che ha confermato il pubblico interesse». Pochi giorni prima, era ancora Caporilli a proporre strategie: dice di «fare partire la procedura espropriativa dei terreni dopo il via libera alla variante urbanistica» e aggiunge che «bisogna decidere se accettare le criticità evidenziate». Parnasi chiede se sia il caso di esercitare un intervento di natura «politica» per risolvere il problema: «Volete che faccia qualche altro passaggio visto che sto sostenendo tutti quanti?».
Michela Allegri

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Il nuovo impianto della Roma è legato anche alle decisioni che oggi prenderà il governo sul debito della città

Ultimo stadio
Tor di Valle torna a settembre? (Corriere dello Sport, 23 Aprile 2019)


La Raggi indagata, tanti nodi da sciogliere e una situazione politica ad alta tensione L'ipotesi di un ulteriore rinvio si fa strada

di Marco Evangelisti
ROMA

Probabilmente, James Pallotta non aveva idea del guaio in cui si stava cacciando quando su una delle numerose strade che portano in città gli è apparsa la trovata del nuovo stadio. Una trappola per topi, ha sintetizzato in un tweet l'ex presidente della commissione affari esteri della Camera, Fabrizio Cicchitto. Puntualizzando: «E' incredibile che il M5S a suo tempo abbia bloccato la candidatura di Roma per le Olimpiadi, togliendo alla città quella che sarebbe stata l'ultima occasione per un suo rilancio e, invece, abbia dato via libera allo stadio della Roma, che presenta tutte le criticità possibili e immaginabili, da un terreno acquitrinoso al rischio di blocco del traffico».


Esami. Quella del terreno problematico è un'ansiosa tradizione popolare dura a scomparire. Il resto dell'annotazione di Cicchitto al contrario è condivisibile e l'immagine della trappola per topi è efficace. E' stato il Movimento 5 Stelle, beninteso, a infilarci le dita, quel che è peggio di proposito. Che poi rischi di farsi male anche la Roma è una semplice conseguenza. Si avvicina la scadenza del settimo anno da quando Pallotta ebbe la visione. L'apertura dei cantieri invece di accostarsi si allontana. Improbabile ma, ahinoi, sempre possibile che tutto si chiuda con un nulla di fatto. Anche a essere ottimisti, bisogna fare i conti a giorni alterni con buoni motivi per aspettarsi dilazioni, rinvii ed esami che non finiscono mai.
Adesso c'è questa nuova sassata giudiziaria su Virginia Raggi, sindaca indebolita dalle spaccature della sua stessa maggioranza, dai guai cronici di Roma e dalla sua insostenibile leggerezza nelle parole. Era attesa l'archiviazione, chiesta peraltro dalla procura, per l'accusa di abuso d'ufficio nata da un esposto presentato nel giugno 2018 dall'architetto Francesco Sanvitto. Invece il gip Costantino De Robbio ha chiesto un supplemento di indagini. In stretta sintesi: Sanvitto, in passato legato ai 5 Stelle, sostiene che la modifica del progetto voluta dalla giunta Raggi abbia dribblato il passaggio dell'approvazione da parte dell'Assemblea Capitolina. I legali della Raggi replicano che il voto è stato rimandato per consentire a tutti, Sanvitto compreso, di presentare le proprie osservazioni e successivamente per l'approfondimento reso necessario dalle varie inchieste che hanno lambito la questione stadio.
Gli avvocati fanno anche notare che il voto in Assemblea Capitolina è previsto entro l'inizio dell'estate. Una valutazione che comincia a farsi ottimistica. Nell'attuale situazione politica della giunta e del governo nazionale un sindaco sotto scacco deve muoversi di casella in casella, con prudenza. Non è affatto da escludere che la procura chieda nuovamente l'archiviazione, ma prima dovrà almeno risentire gli uffici interessati (e se ne parlerà a giugno).

Agguati. Fosse tutto qui. Domenica Il Tempo ha riportato con ampiezza d'analisi i punti salienti della proposta di convenzione urbanistica inviata dalla Roma agli uffici competenti del Comune. Esistono discussioni aperte, e in alcuni casi aperti contrasti: intorno al destino della porzione da ricostruire delle tribune del vecchio ippodromo, alla percorribilità della Via del Mare/Ostiense riunificata, su costi e struttura della rinnovanda ferrovia Roma Lido. Ciascuno tira la coperta dalla propria parte. Ora: è improbabile che dopo tanto penare l'intero accordo salti al momento di mettere nero su bianco, ma quantomeno un'ulteriore dilatazione dei tempi, tra trattative e riscrittura della proposta, bisogna metterla in preventivo. Particolare interessante: nel caso in cui un compromesso non venisse raggiunto toccherebbe alla sindaca Raggi prendere la decisione definitiva, dal basso della sua attuale fragilità politica. In bocca al lupo, lunga vita e prosperità.
La storia poi non prova neppure a renderti le cose facili. Oggi in consiglio dei ministri viene discusso, dentro l'uovo di Pasqua onnicomprensivo del dl crescita, il SalvaRoma, cioè l'intervento sul debito di 12 miliardi accumulato dalla città. I 5 Stelle lo caldeggiano, la Lega lo osteggia, la soluzione dovrebbe essere l'estensione del provvedimento a tutte le grandi aree urbane in difficoltà. Ma se oggi non si trovasse una via d'uscita e il provvedimento non passasse le conseguenze sulla giunta della Raggi potrebbero essere micidiali. Come i contraccolpi sull'iter dello stadio, perché hai voglia a dire che la procedura ormai procede su binari tracciati e che il voto sulla variante e sulla convenzione sono atti formali e dovuti. In Assemblea Capitolina c'è un'opposizione che non vede l'ora di far cadere gli attuali amministratori e una pattuglia di 5 Stelle antistadio che non ha perso le speranze di fermare il progetto Tor di Valle, non a ogni costo, però quasi. La Roma sperava di uscire dalla trappola per topi prima del 26 maggio, giornata di elezioni europee dai risvolti imprevedibili. Nulla di direttamente riportabile allo stadio, però di questi tempi ogni notizia è una cattiva notizia. L'estate comincia a essere vicina, in Campidoglio c'è chi guarda ormai a settembre come orizzonte più probabile del passaggio in aula del dossier stadio. E più tempo passa più quel dossier scotta.

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Il club - Inviata la bozza di convenzione urbanistica

La Roma non cede: diritto acquisito Ed è pronta ad andare in tribunale (Corriere dello Sport, 23 Aprile 2019)

Baldissoni si aspetta tempi brevi nonostante le criticità

di Guido D'Ubaldo
ROMA

La posizione della Roma non cambia di un millimetro. Non ci sono atti viziati sullo stadio di Tor di Valle in nessuna inchiesta giudiziaria che riguarda la sindaca Raggi e gli altri esponenti del M5S. Quindi i dirigenti della Roma che stanno seguendo il dossier, in particolare il vicepresidente Baldissoni, si aspettano che i tempi siano i più rapidi possibile. Certo, la bozza della convenzione urbanistica presentata dai tecnici della Roma comprende diverse criticità, come il taglio di molte opere pubbliche, nessuna certezza dell'apertura della fermata della metropolitana prima dell'inaugurazione dello stadio. E' quello il testo ufficiale della proposta della Roma. I tecnici del Comune risponderanno nei prossimi giorni, ma al Movimento così non va bene. A questo punto appare difficile andare al voto in aula sulla variante e sulla convenzione urbanistica prima delle elezioni europee, passaggio obbligato per il via libera definitivo, come avrebbero voluto sia la Roma che il Campidoglio. La distanza tra le parti non sembra colmabile nel giro di pochi giorni. A fronte di questa situazione la decisione finale potrebbe prenderla direttamente la sindaca.

LA LINEA GIALLOROSSA. La Roma si sente in una posizione di forza, grazie a un diritto acquisito che non potrà essere cancellato dalla tanto attesa votazione della variante e della convenzione urbanistica. Pallotta e Baldissoni ritengono che ci siano ancora tutti i presupposti per andare avanti con lo stadio. Non ci sono legami tra le inchieste giudiziarie che hanno portato scompiglio nel M5S.
Il procedimento amministrativo ha un suo iter giuridico ed oggettivo e non ha nulla a che vedere con persone che hanno avuto problemi giudiziari. Il procedimento, incardinato da anni, ha avuto l'imprimatur della conferenza dei servizi decisoria e secondo la Roma non si può fermare. 
L'assemblea capitolina ha già votato due volte la delibera di pubblico interesse, la prima con Marino, la seconda con la Raggi, dopo la profonda modifica del progetto iniziale. Poi c'è stata una conferenza dei servizi decisoria. Secondo la Roma non si può tornare indietro, altrimenti si ravviserebbero un danno erariale verso la città e un danno civilistico nei confronti dei proponenti. 

RISARCIMENTO DANNI. Se i consiglieri del Movimento Cinque Stelle cambieranno idea si arriverà di sicuro a un contenzioso legale. La Roma paga ogni giorno professionisti che lavorano al progetto, per il quale sono stati spesi finora 75 milioni, l'investimento previsto è di un miliardo di euro. Ci sarebbe poi da quantificare il guadagno atteso.
L'inchiesta su Tor di Valle aveva già superato la prima due diligence voluta dalla Raggi. Nell'ultima indagine non ci sono intercettazioni che evidenziano reati riguardanti il filone dello stadio. La Procura per due volte ha affermato che non ci sono atti viziati, ma i milioni spesi finora e l'investimento previsto porteranno la Roma a tutelarsi in tutte le sedi.

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L'odissea - Dal 2012, un'iniziativa senza pace

Sette anni di guai e l'incubo della corruzione (Corriere dello Sport, 23 Aprile 2019)

Roma - L'avventura dello stadio di Tor di Valle tra poco potrà essere definita una vera Odissea senza neppure esagerare con i tempi. La presentazione del progetto risale al 26 marzo 2014: in Campidoglio c'era Ignazio Marino. Però i primi contatti con l'amministrazione capitolina risalgono quasi a due anni prima, quando il sindaco era Gianni Alemanno. E già la prima e la seconda fase dell'iniziativa di James Pallotta non furono poco tormentate: polemiche sull'area scelta, difficoltà nel trovare l'accordo completo su cubature e finanziamento delle opere pubbliche con Marino, ritardi tecnici nel completamento del progetto.
Poi arrivarono i 5 Stelle e fu a quel punto che l'iter divenne un autentico incubo politico e burocratico. L'attuale vicepresidente della Roma, Mauro Baldissoni, tuttora impegnato nel tentativo frustrante di velocizzare le procedure, riuscì a raggiungere un compromesso con la sindaca Virginia Raggi e la sua giunta: prevedeva di fatto un dimezzamento delle cubature del complesso (oltre allo stadio è prevista un'ampia area commerciale) in cambio di un taglio alle opere pubbliche che il club avrebbe dovuto finanziare. Arrivò però, del tutto inattesa, l'imposizione di un vincolo della soprintendenza sulle tribune e sull'intera area del vecchio ippodromo di Tor di Valle.
Superata pure questa difficoltà, arrivò il ciclo delle inchieste giudiziarie. Ancora aperto. Nel giugno 2018 prima ondata di arresti con l'accusa di corruzione: coinvolti il costruttore di riferimento della Roma, Luca Parnasi, e il principale consulente del Comune, Luca Lanzalone. Poco più di un mese fa un nuovo filone d'indagine ha portato in carcere Marcello De Vito, presidente dell'Assemblea Capitolina. Lo stadio è solo un capitolo della prima inchiesta, ma il precipitare degli eventi ha restituito voce e visibilità alla frangia di consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle che non ha mai voluto sapere del progetto Tor di Valle. E che mette a rischio la tenuta della maggioranza in questa vicenda.

m.e.

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Indagini e Convenzione: due spine per lo stadio (Gazzetta dello Sport, 23 Aprile 2019)

Il gip respinge l'archiviazione per abuso d'ufficio della Raggi e nel testo inviato dal club in Comune ancora 4 punti senza intesa

Massimo Cecchini
ROMA

Sono passati solo pochi giorni da quando la sindaca Virginia Raggi dichiarava «se non emergono irregolarità, mi aspetto il voto favorevole entro l'estate», ma un altro intoppo ha costellato il cammino. Ovvero, il gip Costantino De Robbio ha respinto la richiesta di archiviazione nei confronti della sindaca per abuso d'ufficio e perciò prescritto alla Procura indagini più approfondite. La vicenda riguarda la mancata approvazione in Consiglio comunale del verbale conclusivo della Conferenza dei Servizi. I legali della Raggi hanno spiegato che l'approvazione è stata «esclusivamente rimandata», ma la palla per ora torna alla Procura.

I QUATTRO PUNTI Non basta. Nel testo di Convenzione inviato la scorsa settimana dalla Roma al Comune, ci sono quattro punti su cui trovare l'accordo. Come scrive «Il Tempo», il primo riguarda le tribune dell'ex ippodromodi Tor di Valle, la cui ricostruzione da parte della Roma costerebbe 2,5 milioni che sarebbero stati stornati sulla viabilità senza che però questo sia stato formalizzato. Il secondo tocca lo sblocco dell'appalto dei 180 milioni da parte della Regione per il tratto ferroviario Roma-Ostia Lido, che correrebbe il rischio di ritardare l'apertura dello stadio se tutto dovesse essere pronto contestualmente, come raccomandano gli studi sul traffico. Il terzo punto concerne i 45 milioni del contributo di costruzione che l'amministrazione vorrebbe fosse pagati in un'unica soluzione, mentre i proponenti propongono di dilazionare. Infine l'ultimo punto riguarda l'ipotesi di esproprio di un tratto che impedirebbero l'unificazione della Via delMare con l'Ostiense, che il Comune vorrebbe fare a spese dei proponenti, con spese per circa 20 milioni e relativa tempistica incerta. Insomma, i problemi non mancano, ma l'accordo è possibile. Sempre però che ci sia la volontà politica. E forse non basterà neppure la minaccia di causa della Roma per sbloccare la situazione, anche perché la giurisprudenza in materia è controversa.

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Stadio Roma, scontro sulla Convenzione (Corriere della Sera ed. Roma, 23 Aprile 2019)

Lo scontro - o almeno il confronto «dai toni accesi», ammette la Roma - è sulla parte della mobilità nella Convenzione urbanistica, ovvero il contratto che regola il rapporto tra Campidoglio e proponenti dello stadio giallorosso che deve approdare in Aula insieme alla variante urbanistica «speriamo prima dell'estate», dicono dagli scranni M5S per l'ok definitivo all'opera di Tor di Valle. La bozza di contratto circola negli uffici da una settimana, e i contraenti, Comune e club, lavorano per superare gli ostacoli «tecnici» che rischiano di ritardare un iter già rallentato dalle due diligence partite dopo lo scoppio delle inchieste giudiziarie. Ma se su alcuni punti la quadra è già stata trovata - le tribune dell'ippodromo o l'unificazione di via del Mare e via Ostiense -, sul capitolo trasporti le cose sono molto difficili da far quadrare. In Campidoglio confermano la volontà di andare avanti nel procedimento nonostante le resistenze della base e dei territori (i Municipi XI e IX): il dossier stadio tornerà in Aula per un nuovo voto sull'interesse pubblico e anche il gruppo grillino dà per certo l'ok sugli atti conclusivi (variante e convenzione), se necessario «anche in seconda convocazione, così servono solo 16 sì». Sulla parte della mobilità, però, c'è una reale possibilità che deragli l'intero dossier. Perché stavolta la grana è sia tecnica sia politica. Da una parte c'è il Campidoglio M5S che insiste per la realizzazione di «tutte le opere funzionali allo stadio in anticipo rispetto all'apertura dei cancelli per la prima partita della Roma», dicono nel gruppo 5 Stelle. E, a testimonianza di un clima teso, ribadiscono: «La convenzione la fa il Comune, che c'entra la Roma? La Conferenza dei servizi stabilisce che all'apertura dell'impianto almeno la metà degli spettatori deve poter arrivare a Tor di Valle con i mezzi pubblici. Punto». Dall'altra, invece, c'è il club giallorosso che pressa per separare - o meglio compensare - i procedimenti relativi alle opere «private » come lo stadio e quelle collegati alle pubbliche, come il potenziamento della Roma-Lido (teoricamente servono tre anni) che potrebbero essere suscettibili di ritardi causa burocrazia o ricorsi. Nella delibera Marino il punto era esplicitato: prima le opere pubbliche, senza se e senza ma. Adesso, in assenza di comma specifico, si lavora «faticosamente» - ammette la Roma - su un compromesso: i l club vor rebbe una garanzia che, in caso di ricorsi o lungaggini, lo stadio si possa aprire lo stesso, magari potenziando il servizio su gomma se i treni non saranno pronti. Ma il Campidoglio tiene il punto: senza opere pubbliche sarebbe politicamente un ko.
Andrea Arzilli

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Barros: «Riunione segreta con Raggi a casa del presidente del Municipio» (Corriere della Sera ed. Roma, 23 Aprile 2019)

Il consigliere del IX che il gip ha detto di sentire nell'inchiesta

di Valeria Costantini

«C'era anche Virginia Raggi in quella riunione a casa del presidente del IX Municipio, Dario D'Innocenti. Il giorno dopo dovevamo votare sì allo stadio della Roma». Giugno 2017, ore turbolente per il Municipio dell'Eur, chiamato d'urgenza a dare il parere sulla delibera di interesse pubblico dell'opera. Un consiglio convocato di domenica (già slittato dal venerdì) tra baruffe e documenti da approvare di corsa per portare lo stadio in Campidoglio per il via libera finale, con la scadenza incombente della Conferenza dei Servizi. Adesso, su quelle procedure, il gip Costantino De Robbio vuole chiarezza: nel rigettare la richiesta di archiviazione da parte della procura per la sindaca (l'accusa è abuso d'ufficio) chiede al pm di ascoltare due consiglieri grillini dell'Eur, Paolo Barros e Paolo Mancuso. È il primo a rammentare ancora quell'incontro «domiciliare» top secret, non l'unica riunione in cui il Campidoglio sbarcò in pressing all'Eur. Il secondo invece è a capo della commissione Urbanistica e il gip nell'ordinanza chiede di verificare perché la delibera pro-stadio non passò per questo organo politico. «Me lo chiedo da due anni, perché fu convocato quel consiglio straordinario, visto che la procedura d'urgenza ci dava comunque venti giorni di tempo per valutare il progetto », ricorda Mancuso, che da poco ha lasciato il M5S proprio per il dissenso sul casostadio. «Non ci diedero la possibilità di valutare i documenti, addirittura io venni a sapere dell'assise d'eccezione solo la domenica pomeriggio, l'11 giugno». Nessun passaggio in Urbanistica ma una rapida occhiata invece di sabato nella commissione Sport guidata da Monica Polese (poi auto-dimessa), ma senza votazioni. Poi al volo nel consiglio festivo di cui regista assoluto fu proprio Marcello De Vito, oggi agli arresti nella vicenda Parnasi, stadio e corruzione: il «burattinaio» - così lo ribattezzò l'opposizione – che tra regolamenti e fila serrate dei pentastellati portò infine a casa il parere positivo. «Fu un voto di fiducia, oggi letto lo studio del Politecnico di Torino non lo rifarei...», confessa Barros, assente invece nelle riunioni di maggioranza di quei giorni dove ai grillini dell'Eur venne spiegata l'importanza di quel contestato ok. Ricordi di due anni fa che i due consiglieri dovranno riportare alla mente davanti ai magistrati. «Sono a disposizione, se ci sono state irregolarità nell'iter, vanno chiarite», aggiunge Mancuso, pentastellato della prima ora, seduto ai tavoli dell'Urbanistica fondati anni fa con Francesco Sanvitto, l'architetto autore dell'esposto che ha dato il via all'indagine. «Ero allibito, assurdo passare in commissione Sport un intervento edificatorio. Ricordo anche una riunione a fine gennaio 2017: c'era Alfonso Bonafede (oggi ministro della Giustizia, ndr.), la sindaca ci annunciava il progetto con meno cemento, Luca Lanzalone rassicurava sull'assenza di penali da parte del privato».

arturo

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A sensazione siamo arrivati al redde rationem . 8)

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Stadio Roma: Sanvitto, esposto e' uno dei 3 fatti, altri due molto piu' pesanti su cui sta indagando la magistratura

L'architetto Francesco Sanvitto, presidente del Tavolo della libera urbanistica, e' intervenuto ai microfoni de "L'Italia s'e' desta" condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell'Universita' Niccolo' Cusano. Il Tavolo della libera urbanistica ha presentato l'esposto da cui e' partita l'inchiesta sullo stadio della Roma che vede indagata Virginia Raggi per abuso d'ufficio. "Mi sono arrivati un sacco di insulti sui social, non da parte dei romanisti, ma dei sedicenti grillini -ha affermato Sanvitto-. E' triste questo. La nostra associazione, anche quando preparava i programmi per il territorio per il M5s, ha sempre sostenuto una linea di principi e di legalita'. Questo esposto e' uno dei 3 che sono stati fatti sullo stadio, ce ne sono altri due molto piu' pesanti su cui sta indagando la magistratura. La legge sugli impianti sportivi dice che la fine dell'adozione del progetto della conferenza dei servizi viene consegnato al sindaco che lo porta nella prima seduta utile del consiglio comunale e questo non e' stato fatto. Invece e' arrivato il nodo della contraddizione dell'aver utilizzato una legge che permette varianti a progetti che dovrebbero essere a produzione diretta".

"Quando si sono accorti che il terreno bastava solo per edifici e stadio e non c'era piu' spazio per verde e parcheggi, gli standard urbanistici di legge, - prosegue Sanvitto - e' stata fatta una variante di piano regolatore che e' uno strumento urbanistico e non un intervento diretto, quindi deve essere trattata come variante di piano regolatore. Questa tra l'altro e' una variante generale perche', altra cosa assurda, contrariamente a quanto stabilisce la legge nazionale dell'urbanistica che deve essere fatta dall'ente pubblico, in questo caso viene fatta da un privato. La nostra legislazione urbanistica nazionale tutela gli interessi del territorio, dei cittadini, quindi una variante al piano regolatore deve essere discussa nel consiglio comunale. E' stato saltato un passaggio, per fare piu' in fretta. Il problema e' nato con la giunta Marino. Quando De Vito mi porto' alla presentazione del progetto, appena mi aprirono le tavole io dissi che quel progetto non poteva seguire le norme della legge sugli impianti. Una cosa e' fare un intervento diretto, altra cosa e' fare una variante generale del piano regolatore. Lo stadio e' il piu' piccolo dei problemi. L'idea nostra e' che esista ormai un sistema di corruzione, c'e' una mentalita' legata alla corruzione che e' estremamente diffusa sia nell'ambiente politico che nell'apparato tecnico dei dirigenti pubblici. Quando c'e' un'istanza per cui la politica fa pressioni, c'e' un apparato tecnico disposto a inventarsi deroghe, cavilli".



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Mortacci vostra. Uno stadio fatto bene. Ma andate affanculo.

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Come può, un'iter", essere considerato " regolare" , se il sindaco è indagato per abuso d'ufficio riguardo approvazione delibera?

Mi sembra di aver capito che gli spingitori dello stadio fatto bene puntino sul fatto che :" fate come cazzo ve pare, arrestate tutti, ma non potrete mai arrestare l'iter...anche perché...andate a trovarlo se ci riuscite...".

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