Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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FeverDog

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La cosa curiosa è che si parla solo di ritardi, non c'è neanche l'ombra di un'ipotesi di annullamento totale.
Assurdo.

Blueline

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Ma la questione sulla penale non è  stata chiarita? OstadioFattoaOgniCosto...

Leggo anche un diritto acquisito, come a dire che se prima non l'avevano perché  Non spettava, adesso invece ce l'hanno per gentile concessione, per le loro belle faccine...

Precisione

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Stadio Roma: consiglieri dai pm poi decisione su Raggi. Altre 2 denunce. Entro 60 giorni chiuse nuove indagini

Entro il 20 giugno la Procura di  Roma deciderà sul filone di indagine, relativo alla vicenda del  nuovo stadio della Roma, in cui è indagata la sindaca Virginia  Raggi per il reato di abuso di ufficio. Il gip Costantino De  Robbio, che il 18 aprile scorso ha detto "no" alla richiesta di  archiviazione avanzata dai magistrati di piazzale Clodio, ha  stabilito in sessanta giorni il termine entro il quale i  pubblici ministeri dovranno completare la nuova tranche di  indagini.

La Raggi è finita nel registro degli indagati dopo un  esposto presentato  dall'architetto Francesco Sanvitto, un tempo  vicino a M5S, per conto dell'associazione Tavolo della libera  urbanistica. L'esposto era stato presentato l'estate scorsa  insieme ad altre due denunce: la prima riguarda in particolare  la compravendita dei terreni sui cui sorge l'ippodromo di Tor di  Valle da parte della Eurnova, guidata all'epoca  dall'imprenditore Luca Parnasi poi arrestato. Nel documento si  ipotizza una bancarotta fraudolenta. La seconda recepisce alcune  osservazioni del Tavolo della libera urbanistica sollevate in  relazione alla delibera sul progetto dello stadio. I denuncianti  sostengono, tra le altre cose,  che un imprenditore privato non  può chiedere la variazione del piano regolatore.

L'esposto che ha portato all'iscrizione della Raggi è  relativo, invece, alle procedure con le quali il Comune ha  scelto di pubblicare il progetto per il nuovo stadio della Roma,  approvato dalla Regione Lazio nella Conferenza dei Servizi,  prima di farlo approvare dal Consiglio Comunale. Nella denuncia  si afferma che "il verbale della Conferenza dei Servizi non solo  non è stato sottoposto alla prima seduta utile come richiesto  dall'art. 62 comma 2bis del DL 2017/50 ma non è stato mai  sottoposto al Consiglio Comunale, bensì si è proceduto alla  pubblicazione che sarebbe dovuta intervenire dopo che la  variante fosse stata eventualmente approvata dal Consiglio  Comunale".

I pm di piazzale Clodio, così come chiesto dal giudice per le  indagini preliminari nell'ordinanza inviata il 18 aprile scorso,  dovranno svolgere nei prossimi giorni una serie di audizioni.  Dovranno essere ascoltati due ex M5S ora "dissidenti".  Nel  provvedimento De Robbio "ordina l'effettuazione delle seguenti  indagini: assunzioni a sommarie informazioni del Presidente  della Commissione Urbanistica del Municipio IX Paolo Mancuso e  del consigliere  municipale Paolo Barros in ordine alla mancata  convocazione ed acquisizione del parere della commissione  urbanistica nell'iter per l'approvazione della delibera".

Il gip  chiede ai pm un "approfondimento della sussistenza e delle  eventuali ragioni della evidente violazione di legge nel mancato  coinvolgimento nel procedimento amministrativo del Consiglio  Comunale". Eventuale violazione di legge "che laddove ravvisata,  supererebbe - scrive il gip - le argomentazioni del magistrato  inquirente in tema di dolo intenzionale". Il giudice nell'ordinanza assegna "al pm per il compimento  degli atti un termine di sessanta giorni dal ricevimento  dell'ordinanza".

Il nostro Giorgione

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Citazione di: Precisione il 23 Apr 2019, 17:58
Stadio Roma: consiglieri dai pm poi decisione su Raggi. Altre 2 denunce. Entro 60 giorni chiuse nuove indagini

Entro il 20 giugno la Procura di  Roma deciderà sul filone di indagine, relativo alla vicenda del  nuovo stadio della Roma, in cui è indagata la sindaca Virginia  Raggi per il reato di abuso di ufficio. Il gip Costantino De  Robbio, che il 18 aprile scorso ha detto "no" alla richiesta di  archiviazione avanzata dai magistrati di piazzale Clodio, ha  stabilito in sessanta giorni il termine entro il quale i  pubblici ministeri dovranno completare la nuova tranche di  indagini.

La Raggi è finita nel registro degli indagati dopo un  esposto presentato  dall'architetto Francesco Sanvitto, un tempo  vicino a M5S, per conto dell'associazione Tavolo della libera  urbanistica. L'esposto era stato presentato l'estate scorsa  insieme ad altre due denunce: la prima riguarda in particolare  la compravendita dei terreni sui cui sorge l'ippodromo di Tor di  Valle da parte della Eurnova, guidata all'epoca  dall'imprenditore Luca Parnasi poi arrestato. Nel documento si  ipotizza una bancarotta fraudolenta. La seconda recepisce alcune  osservazioni del Tavolo della libera urbanistica sollevate in  relazione alla delibera sul progetto dello stadio. I denuncianti  sostengono, tra le altre cose,  che un imprenditore privato non  può chiedere la variazione del piano regolatore.

L'esposto che ha portato all'iscrizione della Raggi è  relativo, invece, alle procedure con le quali il Comune ha  scelto di pubblicare il progetto per il nuovo stadio della Roma,  approvato dalla Regione Lazio nella Conferenza dei Servizi,  prima di farlo approvare dal Consiglio Comunale. Nella denuncia  si afferma che "il verbale della Conferenza dei Servizi non solo  non è stato sottoposto alla prima seduta utile come richiesto  dall'art. 62 comma 2bis del DL 2017/50 ma non è stato mai  sottoposto al Consiglio Comunale, bensì si è proceduto alla  pubblicazione che sarebbe dovuta intervenire dopo che la  variante fosse stata eventualmente approvata dal Consiglio  Comunale".

I pm di piazzale Clodio, così come chiesto dal giudice per le  indagini preliminari nell'ordinanza inviata il 18 aprile scorso,  dovranno svolgere nei prossimi giorni una serie di audizioni.  Dovranno essere ascoltati due ex M5S ora "dissidenti".  Nel  provvedimento De Robbio "ordina l'effettuazione delle seguenti  indagini: assunzioni a sommarie informazioni del Presidente  della Commissione Urbanistica del Municipio IX Paolo Mancuso e  del consigliere  municipale Paolo Barros in ordine alla mancata  convocazione ed acquisizione del parere della commissione  urbanistica nell'iter per l'approvazione della delibera".

Il gip  chiede ai pm un "approfondimento della sussistenza e delle  eventuali ragioni della evidente violazione di legge nel mancato  coinvolgimento nel procedimento amministrativo del Consiglio  Comunale". Eventuale violazione di legge "che laddove ravvisata,  supererebbe - scrive il gip - le argomentazioni del magistrato  inquirente in tema di dolo intenzionale". Il giudice nell'ordinanza assegna "al pm per il compimento  degli atti un termine di sessanta giorni dal ricevimento  dell'ordinanza".

Capito l'arcano. Il PM non ha detto affatto che l'iter sarebbe stato "regolare", ma non ha intravisto la prova del cd. "dolo intenzionale", che è requisito necessario per configurare il reato di abuso d'ufficio. E questi pagliacci squarciaculo continuano a dire che è "tutto ok". Tutto ok STOCAZZO, bugiardi matricolati.
Resta da capire da dove tirano fuori tutto questo coraggio.

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WhiteBluesBrother

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I giornalai sono anni che danno la biada ai somari.
Del resto, lo fanno da decenni, adesso sono aumentate le dosi della pastura per le bestie.

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L'indagine sullo stadio

Atto "precompilato" per il sì a Tor di Valle. Inchieste a quota 5 (La Repubblica ed. Roma, 24 Aprile 2019)

lorenzo d'albergo francesco salvatore

Una delibera preconfezionata e falsata dal mancato passaggio per la commissione Urbanistica. Il nuovo fascicolo aperto dalla procura sul progetto del nuovo stadio della Roma punta sull'Eur. E sugli atti votati nel corso di un'irrituale convocazione domenicale, dai consiglieri del municipio IX alla presenza di Marcello De Vito, ex presidente del consiglio comunale finito in carcere per corruzione.
Altra indagine, altre accuse. Perché attorno all'impianto che la Roma vorrebbe realizzare a Tor di Valle continuano a fioccare le inchieste: due per abuso d'ufficio, quella per cui è indagata la sindaca Virginia Raggi e una sulle aree concesse ai privati, una per bancarotta sulla compravendita dei terreni di Tor di Valle, e due filoni per corruzione. Uno figlio dell'altro, hanno portato in carcere il costruttore Parnasi e pezzi grossi a 5 Stelle, oltre che politici di Fi e Pd.
Insomma, non c'è pace per l'iter iniziato ormai sette anni. Ora a scuotere il Campidoglio sono le denunce di un ex attivista grillino, l'architetto Francesco Sanvitto: accusa la sindaca di non aver fatto passare in consiglio comunale il verbale della conferenza dei servizi sullo stadio, limitando sostanzialmente ai consiglieri di opposizione di dissentire.
Ora, tornando all'Eur, c'è pure il caso della delibera domenicale. Un atto su cui, come ha ordinato il gip Costantino De Robbio, dovrà concentrarsi la procura. Il pm — che aveva deciso di archiviare l'esposto — aveva già sentito come testimone il direttore generale del Campidoglio, Franco Giampaoletti: aveva specificato che il passaggio del verbale in consiglio sarebbe stato fatto successivamente, salvo poi essere rinviato a causa dell'arresto di Luca Parnasi, titolare dei terreni di Tor di Valle.
Come detto, il gip ha chiesto approfondimenti: adesso la procura dovrà sentire due ex grillini "dissidenti". Il presidente della commissione Urbanistica del IX Municipio, Paolo Mancuso, e il consigliere Paolo Barros. Il punto opaco, per chi ha presentato l'esposto quanto per il giudice, è la mancata acquisizione del parere della commissione Urbanistica. Troppo alto il pericolo di trovarsi a dover gestire un responso negativo. Tanto da far muovere la sindaca Raggi, De Vito e l'ex capogruppo Paolo Ferrara. Cene per convincere i consiglieri municipali che l'iter scelto dal Comune fosse quello giusto, la presenza nel sala del consiglio al Laurentino 38 per aiutare i 5S a gestire la rivolta delle opposizioni.
Le osservazioni di Sanvitto, pronto al ricorso al Tar ma bersagliato dagli insulti dei sostenitori 5S sui social, non sembrano però scuotere il Comune. La linea politica della maggioranza pare ormai tracciata: su Tor di Valle si andrà avanti, anche a costo di votare in seconda convocazione. Traduzione: dopo la conta interna, se i malpancisti saranno troppi, i pentastellati diserteranno la prima seduta utile per votare gli atti sullo stadio. A quel punto scatterebbe la seconda convocazione: basteranno 16 sì, 9 in meno dei 25 necessari in prima battuta. Nel frattempo, nonostante la tempesta giudiziaria, va avanti la trattativa tra il Comune e la Roma sulla convenzione urbanistica. Trovato l'accordo sulle vecchie tribune dell'Ippodromo e la riunificazione di via Ostiense con via del Mare, resta serrata la negoziazione sul dossier trasporti: il Comune vuole che lo stadio apra soltanto una volta sistemata la Roma- Lido, i giallorossi temono i tempi lunghi degli appalti e dei ricorsi. Il confronto continua.

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Stadio, sospetti dei pm su verde e parcheggi: «Modificato anche il Prg» (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 24 Aprile 2019)
IL CASO

La modifica anomala del Piano regolatore, l'utilizzo improprio della legge sugli stadi per ottenere più superficie edificabile da convertire in parcheggi, a discapito delle aree verdi. E ancora: la bancarotta della società che ha venduto alla Eurnova di Luca Parnasi i terreni di Tor di Valle dove edificare il Nuovo stadio della Roma. Tre magistrati al lavoro e cinque inchieste aperte. Una ha travolto anche la sindaca Virginia Raggi, indagata per abuso d'ufficio. Non è bastata la difesa di Franco Giampaoletti, dg del Campidoglio, a evitare alla prima cittadina la grana della nuova contestazione. Ascoltato dalla pm Elena Neri - che aveva chiesto l'archiviazione dell'inchiesta, respinta dal gip - Giampaoletti aveva infatti giustificato la procedura con la quale la Raggi avrebbe avallato il progetto bypassando il Consiglio comunale. Una procedura che il gip Costantino De Robbio, invece, ha ritenuto «un'evidente violazione di legge», ordinando un supplemento di indagini e nuovi interrogatori. Sull'affaire Tor di Valle, però, non c'è solo l'inchiesta a carico della sindaca per le procedure autorizzative. E non ci sono nemmeno solo le due inchieste per corruzione, che hanno portato all'arresto dell'imprenditore Luca Parnasi e del presidente dell'Assemblea Capitolina, Marcello De Vito. A piazzale Clodio ci sono altri due fascicoli.
I PERMESSI
Al vaglio del pm Barbara Zuin - già titolare dell'inchiesta sul giro di corruzione targato Parnasi - tre punti cardine: i permessi per costruire rilasciati prima della realizzazione delle opere primarie, la mancata messa in sicurezza dell'area che rientra in una zona a rischio idrogeologico, e l'aumento del tasso di edificabilità, riportato nel progetto di Parnasi e avallato dal Campidoglio. Nell'altro filone, avviato dal pm Mario Dovinola si procede per bancarotta. Luca Parnasi, tramite la Eurnova srl, avrebbe acquistato sottocosto i terreni a Tor di Valle, concorrendo nel fallimento della società proprietaria, la Sais Spa di Gaetano Papalia. Per il momento, sono sotto inchiesta Parnasi e l'allora rappresentante legale della Sais.
A fare scattare le ultime tre inchieste, le denunce depositate dall'avvocato Edoardo Mobrici legale del Tavolo della libera urbanistica, presieduto dall'architetto Francesco Sanvitto, ora nel mirino dei pentastellati pro stadio. «Mi sono arrivati un sacco di insulti sui social, non da parte dei romanisti, ma dei sedicenti grillini - ha affermato - La nostra associazione, anche quando preparava i programmi per il territorio per il M5S, ha sempre sostenuto una linea di principi e di legalità». È sempre lui a spiegare le storture nelle procedure: «Quando si sono accorti che il terreno bastava solo per edifici e stadio e non c'era più spazio per verde e parcheggi, cioè gli standard urbanistici di legge, è stata fatta una variante di piano regolatore. La cosa assurda è che, contrariamente a quanto stabilisce la legge nazionale dell'urbanistica, la variante è stata fatta pure da un privato invece che dall'ente pubblico. E senza discussione in Consiglio comunale. È stato saltato un passaggio, per fare più in fretta».
Michela Allegri
Adelaide Pierucci

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La serata all'Eur per il sì alla delibera: «Nella bozza già il parere favorevole» (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 24 Aprile 2019)

IL RETROSCENA

Ora, lo stadio della Roma sprofonda nelle paludi dei «Non so», dei «Non ricordo». Eppure l'Ecomostro di Tor di Valle viaggiava su una corsia preferenziale e per quest'opera la giunta Raggi ha utilizzato più volte la procedura d'urgenza. Come nel Municipio IX dove tutti i consiglieri si ricordano la convocazione d'urgenza del consiglio municipale di domenica pomeriggio, a poche ore dalla cena a casa del mini sindaco Dario D'Innocenti. C'erano la prima cittadina Virginia Raggi, l'ex presidente dell'Assemblea capitolina Marcello De Vito, l'assessore all'Urbanistica Luca Montuori e la presidente della commissione Urbanistica Donatella Iorio. I consiglieri municipali del M5S furono radunati sabato sera, era il 10 giugno 2017, per comunicare loro che l'interesse pubblico sull'impianto andava approvato, e anche alla svelta. Segnale che c'erano decisioni precotte sullo stadio. Ci sono due documenti dell'epoca che provano il piede premuto sull'acceleratore della giunta Raggi che saltò a piè pari le commissioni municipali competenti (Urbanistica e Mobilità presiedute tra l'altro da due consiglieri contrari all'opera) per far approdare la delibera stadio direttamente nel parlamentino dell'Eur. L'attuale presidente della commissione Urbanistica Paolo Mancuso ora è certo: «Era tutto già deciso».
I consiglieri si videro sottoporre da Luca Montuori una bozza di delibera già cotta e mangiata: in fondo c'era già scritto «parere favorevole». Ma quel parere avrebbero dovuto esprimerlo in libertà i consiglieri municipali. Qualcuno ricorda la riunione: «Per chi era contrario come me quella riunione non servì a nulla, chi non faceva parte delle commissioni competenti invece diceva Mi fido, non mi informo e non approfondirono. Ma noi siamo Cinquestelle, siamo nati ed entrati nelle istituzioni per approfondire, verificare, controllare».
Nello schema di delibera datato 8 giugno 2017 si parla di «particolare urgenza» e quindi il Segretariato generale comunica che il parere vada acquisito «entro venti giorni decorrenti dalla ricezione della presente come previsto nei casi di urgenza». Ma le commissioni Urbanistica e Mobilità non vennero minimamente coinvolte. E come se non bastasse, allegato alla delibera, c'era anche una lettera firmata dall'assessore Luca Montuori che ribadiva l'urgenza di «votare quanto prima».
LA LETTERA
«Urgenza - si legge - dettata dalla stretta prossimità el termine, il 14 giugno, per procedere all'adozione della proposta da parte dell'Assemblea capitolina». «Si rappresenta - continua la lettera - l'opportunità che il parere sia trasmesso entro il più breve tempo possibile». Stesso iter, prudentemente non scritto stavolta, per bloccare la recente delibera sull'annullamento dell'interesse pubblico targata Grancio-Fassina. Anche in quella circostanza l'assessore Luca Montuori caldeggiò una bocciatura al Municipio IX. Che però, dopo gli arresti e la bufera giudiziaria, non è arrivata. Segnale che nel M5S non si fidano più a scatola chiusa.
Stefania Piras

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L'ultima parola sul progetto spetta alla Regione: «Verificheremo il rispetto di tutte le prescrizioni» (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 24 Aprile 2019)

L'ok finale sui documenti preparatori dello stadio spetterà in ultima istanza alla Regione Lazio. E qui verranno al pettine tutti i nodi irrisolti sul progetto. Perché gli uffici della Pisana, prima di inviare la variante alla giunta Zingaretti che dovrà dare ratificare la convezione urbanistica, verificheranno punto per punto se sono state rispettate tutte le prescrizioni, alcune molto stringenti, emerse nella conferenza dei servizi. Dovranno perciò essere sciolti tutti i nodi sulla viabilità, sulle metro e sulle opere connesse allo stadio. E su questo il Campidoglio è ancora in alto mare, al netto dei rilievi penali scoperti dalla Procura romana. A livello politico poi, in Regione, per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle regna il caos. La commissione Urbanistica è guidata da un anti stadio doc: Marco Cacciatore. Mentre la collega stellata Gaia Pernarella sul progetto fa sponda con Virginia Raggi. Bisogna contare poi che alla Pisana c'è anche la capogruppo Roberta Lombardi che sullo stadio si è espressa in modo netto e ha detto: «Fermiamo tutto, non credo che Marcello De Vito agisse da solo».
Ma è la giunta Zingaretti che si dovrà esprimere su Tor di Valle quando e se l'iter arriverà davvero in fondo. E lo dovrà fare tenendo bene a mente quello che è uscito dalla conferenza dei servizi, che fu un esito molto problematico, con moltissime osservazioni

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Quanto vale per i giallorossi la partita di Tor di Valle

Lo stadio? Come una Champions (Corriere dello Sport, 24 Aprile 2019)

Per la squadra introiti (50-60 milioni) che liberano dall'incubo della qualificazione obbligata

di Marco Evangelisti
ROMA

Adesso sia chiara una cosa: questa non è la spada nella roccia, non è che posata la prima pietra del nuovo stadio la Roma diventerà il Real Madrid. Comincerà a respirare normalmente e sarebbe già ottimo. Continua a esistere quell'accidenti di regolamento che stabilisce il limite del cielo e che l'uomo oltre non si metta: tanto incassate, tanto potete spendere. Lo chiamano fair play finanziario. Molti ne ridono finché non sono chiamati a risponderne.

James Pallotta ha deciso sin dall'inizio di non riderne e comunque la Roma ha dovuto pagare le sue penitenze prima di riuscire a rientrare nei criteri stabiliti. Per questo la regolare partecipazione alla Champions League da prestigioso accessorio è diventata indispensabile strumento di equilibrio finanziario. Una volta che l'uso dello stadio entrasse a regime, almeno questa forma di dittatura del bilancio si attenuerebbe in automatico. Facendo due conti si scopre come, proprio male che ti vada, possedere uno stadio e utilizzarne in maniera adeguata le risorse significhi garantirsi almeno mezza Champions senza neppure la briga di parteciparvi davvero. La differenza tra l'attuale valore degli introiti da impianto tra Juventus e Roma è di 15,8 milioni a favore naturalmente dei bianconeri. Che hanno quadruplicato tali introiti nelle prime cinque stagioni di funzionamento dell'Allianz Stadium.
Una valutazione grossolana del ricavo potenziale di Tor di Valle per stagione è di 50-60 milioni. Mentre oggi secondo il classico studio Deloitte la Roma incassa 35,4 milioni. Teniamo presente che il dato si riferisce all'annata con la semifinale di Champions League, quindi particolarmente feconda perlomeno in certe fasi. Inoltre nei progetti (e nelle promesse) di Pallotta al club andrà una gran parte dei guadagni della parte commerciale annessa allo stadio. E una percentuale del 10% sugli eventi organizzati da terze parti, per esempio i concerti che lo stadio dovrebbe ospitare.
L'aumento dei ricavi è connesso anche all'aumento degli spettatori che una struttura più comoda e gestita in proprio garantisce. A prescindere da un eventuale aumento del prezzo dei biglietti. Oggi l'Olimpico riceve in media 38.000 spettatori a gara. L'ambizione è vendere quasi tutti i posti in abbonamento e quindi trovarsi con lo stadio esaurito praticamente in ogni partita (52.500 la capienza). Sono tutti rivoli difficili da quantificare, ma che andrebbero comunque a rinforzare il bilancio della Roma. A fronte di un lieve aumento dei costi di uso e gestione, che si alzerebbero a 3 milioni.
Ma tutto ciò, è bene ribadirlo, resta di là da venire. Ammesso che tutto giri per il verso giusto e lo stadio non venga inghiottito da qualcuno dei vortici politici e giudiziari che si spalancano a ogni passo dell'iter, non vi è certezza sui tempi. Sarebbe bellissimo, per usare una terminologia a cinque stelle, se a settembre venisse dato voto favorevole a variante e convenzione urbanistica in Assemblea Capitolina. Siamo ancora più ottimisti e immaginiamoci che, come in Campidoglio ancora sperano, prima dell'estate arrivi il via libera. Poi devono partire le gare europee per le opere pubbliche e sono altri sei mesi (netti: diventano facilmente otto o nove) di attesa.Nel frattempo si fanno i rilievi archeologici e si prepara il terreno per il cantiere. La costruzione durerà intorno a tre anni. Diciamo che lo stadio sarà pronto nella stagione 2022-23. E aggiungiamoci un altro anno o due per andare a regime e godere dei benefici effetti finanziari dell'arena.
Per non essere disfattisti (di solito non lo siamo): esistono altri aspetti che diventano facilmente denaro contante. L'immagine internazionale, l'appetibilità per gli sponsor. Un accordo sui diritti di naming, cioè con l'azienda che metterà il proprio marchio in cima allo stadio, può essere anticipato. Per la Roma prima si comincia e meglio è. Di quanto e quando ci guadagnerà Pallotta, con tutto l'affetto, possiamo anche non tenere conto.

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Parla l'architetto che ha presentato l'esposto

Sanvitto: «Leggi violate, ecco perché ho denunciato la Raggi» (Corriere dello Sport, 24 Aprile 2019)

«Il progetto pubblicato senza passare dal Consiglio Comunale»

di Guido D'Ubaldo

ROMA



Una nuova rogna per la Raggi, finita nel registro degli indagati per l'esposto presentato dall'architetto Francesco Sanvitto per conto del Tavolo della Libera Urbanistica. L'esposto era stato presentato la scorsa estate insieme ad altre due denunce e fa traballare ancora un po' il progetto dello stadio della Roma. Le denunce riguardano in particolare la compravendita dei terreni sui cui sorge l'ippodromo di Tor di Valle da parte di Eurnova, guidata all'epoca dall'imprenditore Luca Parnasi, poi arrestato. Nel documento si ipotizza una bancarotta fraudolenta. La seconda recepisce alcune osservazioni del Tavolo della Libera Urbanistica sollevate in relazione alla delibera sul progetto dello stadio. L'architetto Francesco Sanvitto, quasi 75 anni portati bene, origini friulane, è di rientro in treno a Roma quando riusciamo a sentirlo al telefono.


Allora, ci racconta cosa ha combinato?
«Ho fatto presente le criticità degli atti. Oggi tutti parlano dell'esposto che ha portato a fare iscrivere la Raggi sul registro degli indagati. Il Pm aveva chiesto l'archiviazione e noi ci siamo opposti e abbiamo spiegato al Gip i motivi secondo i quali non doveva essere archiviato. Il motivo è semplice: un anno fa il sindaco non ha portato il progetto in aula, ma la legge è molto chiara. Il Comune ha scelto di pubblicare il progetto per il nuovo stadio della Roma, approvato dalla Regione Lazio nella Conferenza dei Servizi, prima di farlo approvare dal Consiglio Comunale. Il verbale della Conferenza dei Servizi non solo non è stato sottoposto alla prima seduta utile come richiesto dalla legge, ma non è stato mai sottoposto al Consiglio Comunale, bensì si è proceduto alla pubblicazione che sarebbe dovuta intervenire dopo che la variante fosse stata eventualmente approvata dal Consiglio Comunale. E' stato saltato un passaggio importante. Il nuovo presidente dell'Assemblea Capitolina... come si chiama?... ah sì, Stefàno, ha detto che l'approvazione della variante è un atto dovuto. Non capisco se certe affermazioni siano fatte per ignoranza o per favorire qualcuno. Un imprenditore privato non può chiedere la variazione del piano regolatore». 

Certo, lei è stato molto duro e rischia di scatenare un putiferio. Eppure non aveva simpatie grilline fino a poco tempo fa?
«Io ho un cuore di sinistra. Ma ho restituito la tessera del Pci dopo la morte di Enrico Berlinguer, quando ho capito che la questione morale non si sarebbe più risolta. Poi ho provato simpatia per questi giovani. Ho organizzato un tavolo di tecnici che discutevano di temi urbanistici e davamo ai giovani del Movimento elementi per non farsi fregare dagli speculatori. Tanto che sullo stadio sia Frongia che Virginia (testuale, ndr) portavano avanti le tesi che elaboravamo noi. Loro erano i portavoce e noi la voce. Ora a me sembra che sia tutta una melassa, sono tutti intrecciati. Con questa storia dello stadio ne hanno fatte di tutti i colori e fanno perdere tempo anche ai giornali, che faticano a seguire una materia così complessa».

Paolo Berdini è stato molto critico sullo stadio, al punto che l'hanno mandato via. 
«Non penso che abbia perso il posto perché era contro lo stadio. Se avesse preso in mano le carte come si deve, si sarebbe capito subito che la variante urbanistica non è prevista dalla legge sugli stadi. Ma qualcuno si è chiesto: "i fondi per il ponte di Traiano ce li avete?" Di irregolarità ne hanno fatto tante».

E le altre due denunce che ha presentato in Procura?
«Imposimato, insieme al nostro avvocato, ci teneva ad analizzare il problema della bancarotta sui terreni di Tor di Valle e avrebbe dovuto essere Italia Nostra a fare la denuncia. Poi Imposimato è morto, Italia Nostra si è tirata indietro, io ho riunito tutti i soci del Tavolo della Libera Urbanistica. Le illegittimità noi le abbiamo esposte nelle nostre osservazioni e le abbiamo trasformate in denuncia. Tutti hanno agevolato il progetto. E' il sistema che è corrotto, la gente si vende per un passaggio di carriera, una volta con Tangentopoli giravano soldi veri».

Come è possibile che si sia arrivati a questo punto?
«E' da un po' che me lo sto domandando, anche perché a Berdini come Tavolo dell'Urbanistica abbiamo presentato la bozza di delibera per annullare il pubblico interesse di Marino».

Ma allora questo stadio secondo lei non si farà?
«Se vogliamo aiutare gli sportivi ci sono mille modi per fare lo stadio, ci sono aree pubbliche e il Comune può chiudere un occhio e dare un terreno che non costa nulla. Possono fare anche un po' di cubatura. Ma la domanda ora la faccio io: per quale motivo farlo per forza lì? Non si capisce per quale motivo i tifosi della Roma devono essere il pretesto per pagare. Bisognerebbe che il sindaco avesse un grande coraggio e dicesse: "Mi sono sbagliata, vediamo come si possono mettere le toppe secondo le regole". Vincerebbe le prossime elezioni. Eppure recentemente l'ho incontrata su un aereo per Torino e ha fatto fatica a salutarmi».

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Stadio della Roma, trattativa sui treni C'è una via per il «sì» (Corriere della Sera ed. Roma, 24 Aprile 2019)

Il Comune e la società giallorossa discutono sui 45 milioni di euro per le nuove vetture della linea per il Lido. Intanto c'è un percorso per far approvare il progetto in Aula: si punta alla seconda convocazione

Si profilano due mesi decisivi sul fronte politico-giudiziario per la vicenda stadio. E nel confronto tra il Comune e il proponente sulla convenzione urbanistica emerge un altro nodo controverso: i 45 milioni di contributo di costo di costruzione, che nel 2017 il Campidoglio ha deciso di destinare all'acquisto di nuovi treni per la ferrovia Roma-Lido. La questione intorno alla quale ruota il negoziato riguarda le modalità di versamento della somma: la società vorrebbe dilazionarla per l'intera durata del permesso a costruire, mentre l'amministrazione vorrebbe incassarla in un'unica tranche. Da una parte il pubblico vuole intervenire sulla mobilità nel più breve tempo possibile, dall'altra il privato teme che quei 45 milioni possano finire nella fiscalità generale del Comune, essere dirottati su altre voci di spesa e non più disponibili al momento dell'acquisto dei convogli. La Roma sarebbe pronta a cedere, purché la cifra sia vincolata allo scopo. Da Palazzo Senatorio, però, smontano il teorema e ribadiscono: «Gli oneri di urbanizzazione sono previsti dalla delibera 32 che sancisce l'interesse pubblico. L'amministrazione ha già assunto un impegno di spesa e ha piena autonomia nella gestione delle poste di bilancio». Dunque, nessun margine di trattativa viene lasciato al proponente. Mentre la dialettica tra le parti rischia di salire di tono, da qui all'estate potrebbero aprirsi nuovi sviluppi nella vicenda stadio. Dopo che il gip Costantino De Robbio ha deciso di riaprire l'indagine sulla sindaca Raggi - l'ipotesi oggetto di approfondimento è l'abuso d'ufficio per il mancato passaggio in Aula del progetto - ha fissato il termine di 60 giorni per ascoltare i testimoni coinvolti nella vicenda: tra gli altri, l'ex presidente della commissione Urbanistica nel IX Municipio (Eur), Paolo Mancuso, e il collega M5S, il consigliere Paolo Barros. Nel frattempo, il Campidoglio sembra deciso a portare a dama l'iter di approvazione, che potrebbe approdare in Consiglio prima dell'estate. Sul manipolo di scettici, tra cui alcuni da sempre contrari all'opera a Tor di Valle, la maggioranza conta di spunma già oggi potrebbe esserci spazio per un passaggio informale tra consiglieri - la roadmap prevede un confronto interno a carte scoperte: favorevoli e contrari con le rispettive argomentazioni, per fugare le perplessità e preparare il terreno in vista del voto. Il via libera conclusivo è dato per certo, tenuto conto che in seconda convocazione basterebbero 16 sì. Nel frattempo in Procura si lavora alla questione riaperta dal gip De Robbio. Il calendario è stretto. I tempi contingentati. Le persone da ascoltare nuovamente sono molte. E in primis, fra queste, il direttore generale del Campidoglio, Franco Giampaoletti, che sentito a suo tempo come persona informata sui fatti, avrebbe offerto, secondo i denuncianti, una versione contraddittoria e un'interpretazione non corretta della normativa. Non è tutto. Novità potrebbero emergere da altri due approfondimenti in corso, nati da altri due esposti dell'architetto Francesco Sanvitto, assistito dall'avvocato Edoardo Mobrici: il primo relativo alla bancarotta fraudolenta della Sais, la società proprietaria dei terreni di Tor di Valle. Per la Procura, il passaggio di proprietà fra Sais ed Eurnova (società titolare del progetto, di proprietà di Luca Parnasi) avrebbe contribuito al dissesto della Sais, dichiarata fallita un anno dopo l'affare. Un filone autonomo per il quale è indagato Parnasi e che potrebbe essere chiuso a giorni. Più complessi gli approfondimenti che riguardano l'altro esposto: una denuncia su una serie di irregolarità che riguardano il progetto stadio a partire dal «Ponte dei Congressi». La sua costruzione è prevista in tre anni, senza però indicare la data di partenza dell'opera, giudicata essenziale per la viabilità. Altra lacuna: il mancato rispetto della normativa ambientale. L'area di Tor di Valle è considerata «R3», cioè ad alto rischio idrogeologico. La procedura corretta per costruire richiederebbe il declassamento a «R2», come fatto per l'aggiornamento del bacino nel tratto tra Castel Giubileo e la foce. Passaggio mai avvenuto nel progetto.
Maria Egizia Fiaschetti/Ilaria Sacchettoni

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Ma due municipi grillini sono tentati dal dire «no» (Corriere della Sera ed. Roma, 24 Aprile 2019)

Due municipi in rivolta contro lo stadio della Roma, un terzo che rischia di mettersi in coda. La querelle sull'impianto spacca il Movimento Cinque Stelle, con scosse che si ripercuotono fino al Campidoglio: dall'Eur alla Magliana-Portuense, fino a Ostia, l'ennesima indagine aperta sull'iter procedurale ha rotto i fragili equilibri delle maggioranze locali, tra carenze di partecipazione e trasparenza. A partire dal IX Municipio, quello che fisicamente ospiterà a Tor di Valle il Business Park e che ha fatto un passo indietro a dir poco radicale sul progetto. Con il pressing del M5S capitolino (Marcello De Vito in testa) e le visite segrete della stessa Virginia Raggi, nel giugno 2017 il gruppo stellato dell'Eur fu «scortato» verso un parere positivo sulla delibera di interesse pubblico dello stadio. Ma qualche giorno fa, la marcia indietro con il pentimento dei grillini: il Consiglio comunale ha infatti approvato la delibera Grancio- Fassina, ovvero gomma da cancellare sulla scelta di due anni fa. Pentastellati astenuti, con l'eccezione della presa di posizione della consigliera Alessandra Tallarico. La tenuta del mini-sindaco del IX Municipio, Dario D'Innocenti, ora scricchiola e il sì d'obbligo allo stadio ha aumentato i mal di pancia. Eppure i dubbi all'epoca erano stati sollevati. Lo testimonia il verbale dell'unica commissione del IX (Sport e cultura) che «valutò» l'opera: si parlava già due anni fa di presunte irregolarità. Due ore di liti tra l'imbarazzo della presidente grillina, Monica Polese (che si lamentava: «I tecnici non vengono a spiegarci il progetto»), e le opposizioni a ribadire l'obbligo di portarlo nella commissione competente del IX Municipio, l'Urbanistica: lo stesso quesito che pone il gip, nell'ordinanza in cui oggi rigetta l'archiviazione dell'accusa di abuso d'ufficio per la sindaca, Virginia Raggi. Una riunione «inutile, fatta di domenica e quindi dispendiosa, che sarà portata in Corte dei Conti», annunciava la capogruppo Pd, Claudia Pappatà. Se all'Eur la delibera è stata esaminata con molta velocità, al Portuense (XI Municipio) nemmeno l'hanno letta. E tantomeno votato per l'altra zona coinvolta dallo #stadiofattobene (lo slogan della sindaca, poi adottato dal M5S romano). «Cinquestelle narcotizzati, fummo esclusi dal parere nonostante la nostra richiesta di partecipazione», accusa Marco Palma (FdI). Voto saltato due volte in realtà: i grillini dissidenti volevano portare in consiglio la Grancio- Fassina e dire «no» allo stadio, ma il 9 aprile scorso la giunta Torelli, senza più maggioranza, è caduta. Poi c'è anche Ostia (X Municipio), territorio interessato dai problemi di mobilità legati all'impianto, tra strade già intasate dal traffico e ferrovia Roma-Lido da Terzo mondo. Nessun documento, però, è stato mai vagliato, nessun esponente del M5S lidense ha posto il tema: a spezzare la tregua ci penserà la mozione del consigliere civico di «Sogno Comune», Andrea Bozzi: «Chiederò di far valutare il progetto anche al Decimo, il M5S tace, ma i cittadini hanno il terrore delle ripercussioni sulla mobilità». Stessi timori dei pendolari della linea di trasporto su ferro riuniti nel Comitato «Il Trenino»: «Si annuncia un generico potenziamento della Roma-Lido senza uno straccio di progetti e cronoprogramma dei lavori: siamo preoccupati».
Valeria Costantini

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Esposti e Convenzione: doppio fronte per la Raggi (Gazzetta dello Sport, 24 Aprile 2019)

Oltre ad avere tempo fino al 17 giugno per indagare sull'abuso d'ufficio della sindaca, la Procura ora esamina altre due denunce

Massimo Cecchini
ROMA

Una cosa è certa: per il nuovo stadio della Roma si combatte una battaglia su due fronti, quello legale e quello economico. Cominciamo dalla Procura che, secondo quanto disposto dal gip Costantino De Robbio non archiviando l'accusa di abuso d'ufficio per la sindaca Raggi, ha tempo fino al 17 giugno per svolgere ulteriori indagini. Com'è noto, tutto nasce da un esposto presentato dal «Tavolo della Libera Urbanistica presieduta dall'architetto Francesco Sanvitto, che denunciava una velocizzazione dell'iter del progetto per favorire privati, tesi respinta dagli avvocati della Raggi. Detto che i pm ascolteranno presto alcuni consiglieri municipali come Mancuso e Barros (ex M5s), ci sono altri due esposti che la Procura sta esaminando. Il primo riguarda la compravendita dei terreni di Tor di Valle da parte del gruppo Parnasi, per il sospetto di una bancarotta fraudolenta. Il secondo invece concerne il principio che un imprenditore privato non possa presentare una richiesta di variazione del piano regolatore. «L'idea nostra è che esista ormai un mentalità legata alla corruzione che è estremamente diffusa sia nell'ambiente politico che nell'apparato tecnico dei dirigenti pubblici», ha detto lo stesso Sanvitto a Radio Cusano.

PAGAMENTI Ma c'è anche «la battaglia del grano» a cui far fronte. Il testo della Convenzione Urbanistica inviato dalla Roma al Comune deve essere limato in alcuni punti. Ad esempio, il club non vorrebbe pagare in un'unica soluzione i 45 milioni del contributo costruzione per timore che vengano impiegati per spese non attinenti allo stadio; meglio allocarlo in un fondo intangibile. Non solo. Anche i ritardi nell'appalto per i lavori e l'acquisto dei treni per la Roma-Lido preoccupa, così come i tempi per un eventuale esproprio (da circa 20 milioni) per l'unificazione della via del Mare con l'Ostiense. Insomma, anche se la fiducia non viene meno, la preoccupazione per le perdite di tempo è tanta. E non basta la minaccia di cause per danni a fugarla.

ES

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Quante speranze ho di vedere la piccola fiammiferaia in manette sui grandi tg?

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Citazione di: ES il 24 Apr 2019, 09:58
Quante speranze ho di vedere la piccola fiammiferaia in manette sui grandi tg?
È come per lo stadio: si tratta di un piccolo rinvio...

Precisione

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STADIO ROMA: LEGALE RAGGI "PROCURA CHIEDERA' NUOVAMENTE ARCHIVIAZIONE"

"Non si tratta di altri sessanta giorni, d'indagini, il Gip ha ordinato alla procura, che aveva chiesto l'archiviazione, di indagare ulteriormente e nello specifico sentire due dei soggetti interessati da quello che e' stato l'iter procedimentale dell'approvazione, della deliberazione sul progetto dello stadio della Roma. Ci ha stupito perche' la posizione di Virginia Raggi era chiarissima". Cosi l'avvocato Emiliano Fasulo, uno dei legali del sindaco di Roma, Virginia Raggi, nel corso di un'intervista radiofonica al programma "Lavori in Corso" su Radio Radio. "Il piu' e' fatto a questo punto - ha proseguito il legale -. Il dottor De Robbio ha disposto delle indagini ulteriori per vedere se vi era stato semplicemente un allungamento dell'iter procedimentale amministrativo oppure se c'era dell'altro. Per questo ha ordinato alla magistratura di sentire due persone (Paolo Mancuso e Paolo Barros, rispettivamente presidente e membro commissione urbanistica IX municipio, ndr) che erano state coinvolte in sede di commissione urbanistica. Sentite queste due persone, che secondo me nulla aggiungeranno rispetto a quello che emerge dagli atti, la procura richiedera' nuovamente l'archiviazione del procedimento per quanto riguarda la posizione di Virginia Raggi".

"La procura la sua determinazione l'aveva gia' assunta richiedendo l'archiviazione - spiega ancora Fasulo -. Chi fa le indagini aveva gia' le idee ben chiare tant'e' che chiede l'archiviazione. L'architetto Sanvitto fa opposizione a questa richiesta di opposizione e per questo finiamo davanti a De Robbio, che e' Gip del Tribunale di Roma, che in ragione di quelle che sono state le sue valutazioni del fascicolo ha disposto altre indagini, ma non e' che lui prende una posizione. Non reputa sufficiente il lavoro svolto dalla procura per arrivare all'archiviazione. Questa e' la sua valutazione del procedimento. Lui ritiene che queste due persone, che non erano state sentite, debbano essere sentite. Quindi da' questa indicazione alla procura". In merito alla procedura scelta dal Campidoglio per arrivare all'approvazione della delibera sullo stadio, Fasulo ha tenuto a specificare che "il Campidoglio ha deciso di applicare una procedura piu' trasparente, se si fosse adottata la norma che prevede la legge per l'impiantistica sportiva invece sarebbe stata piu' snella. E' stata scelta una procedura piu' complessa per l'approvazione del progetto scegliendo anche la 'pubblicita'' degli atti cosa che non era dovuta: si poteva passare direttamente dalla conferenza di servizi all'approvazione in consiglio. Si e' scelto questo percorso che si e' incrociato con gli arresti che sappiamo e quindi il procedimento si e' interrotto. Sarebbe stato ottuso proseguire quando ti arrestano uno dei protagonisti".

"L'amministrazione - ha aggiunto l'avvocato - ha prima voluto comprendere cosa fosse successo, dove e perche' c'erano state delle ingerenze, e a quel punto interessare il Politecnico con le sue valutazioni. Hanno ulteriormente approfondito la vicenda che mi sembra si dovrebbe, se non succede nient'altro, concludersi per quest'estate. Almeno cosi' mi dicono dall'amministrazione comunale". "L'archiviazione non e' mai tombale e quindi definitiva - ha concluso -. Le indagini possono essere sempre riaperte laddove dovessero emergere nuovi elementi. Non mi stupisce che questioni che sembravano chiuse possano essere nuovamente riaperte. Gli esposti sembrano un tentativo d'intralcio al progetto? Se avessi letto gli ultimi esposti potrei dirvi se sono stati presentati in modo strumentale per interrompere l'iter oppure no, ma ne ignoro il contenuto. La stessa magistratura pero' ritiene che qualche cosa in questa vicenda ci sia stata senno' non ci sarebbero stati gli arresti che ci sono stati. Qualche cosa che ha un po' deviato dall'iter regolare da parte dei vari soggetti interessati c'e' stato. Giustamente la magistratura si e' interessata e - conclude - ha preso i provvedimenti del caso".

arturo

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Citazione di: Precisione il 24 Apr 2019, 12:46
STADIO ROMA: LEGALE RAGGI "PROCURA CHIEDERA' NUOVAMENTE ARCHIVIAZIONE"

"Non si tratta di altri sessanta giorni, d'indagini, il Gip ha ordinato alla procura, che aveva chiesto l'archiviazione, di indagare ulteriormente e nello specifico sentire due dei soggetti interessati da quello che e' stato l'iter procedimentale dell'approvazione, della deliberazione sul progetto dello stadio della Roma. Ci ha stupito perche' la posizione di Virginia Raggi era chiarissima". Cosi l'avvocato Emiliano Fasulo, uno dei legali del sindaco di Roma, Virginia Raggi, nel corso di un'intervista radiofonica al programma "Lavori in Corso" su Radio Radio. "Il piu' e' fatto a questo punto - ha proseguito il legale -. Il dottor De Robbio ha disposto delle indagini ulteriori per vedere se vi era stato semplicemente un allungamento dell'iter procedimentale amministrativo oppure se c'era dell'altro. Per questo ha ordinato alla magistratura di sentire due persone (Paolo Mancuso e Paolo Barros, rispettivamente presidente e membro commissione urbanistica IX municipio, ndr) che erano state coinvolte in sede di commissione urbanistica. Sentite queste due persone, che secondo me nulla aggiungeranno rispetto a quello che emerge dagli atti, la procura richiedera' nuovamente l'archiviazione del procedimento per quanto riguarda la posizione di Virginia Raggi".

"La procura la sua determinazione l'aveva gia' assunta richiedendo l'archiviazione - spiega ancora Fasulo -. Chi fa le indagini aveva gia' le idee ben chiare tant'e' che chiede l'archiviazione. L'architetto Sanvitto fa opposizione a questa richiesta di opposizione e per questo finiamo davanti a De Robbio, che e' Gip del Tribunale di Roma, che in ragione di quelle che sono state le sue valutazioni del fascicolo ha disposto altre indagini, ma non e' che lui prende una posizione. Non reputa sufficiente il lavoro svolto dalla procura per arrivare all'archiviazione. Questa e' la sua valutazione del procedimento. Lui ritiene che queste due persone, che non erano state sentite, debbano essere sentite. Quindi da' questa indicazione alla procura". In merito alla procedura scelta dal Campidoglio per arrivare all'approvazione della delibera sullo stadio, Fasulo ha tenuto a specificare che "il Campidoglio ha deciso di applicare una procedura piu' trasparente, se si fosse adottata la norma che prevede la legge per l'impiantistica sportiva invece sarebbe stata piu' snella. E' stata scelta una procedura piu' complessa per l'approvazione del progetto scegliendo anche la 'pubblicita'' degli atti cosa che non era dovuta: si poteva passare direttamente dalla conferenza di servizi all'approvazione in consiglio. Si e' scelto questo percorso che si e' incrociato con gli arresti che sappiamo e quindi il procedimento si e' interrotto. Sarebbe stato ottuso proseguire quando ti arrestano uno dei protagonisti".

"L'amministrazione - ha aggiunto l'avvocato - ha prima voluto comprendere cosa fosse successo, dove e perche' c'erano state delle ingerenze, e a quel punto interessare il Politecnico con le sue valutazioni. Hanno ulteriormente approfondito la vicenda che mi sembra si dovrebbe, se non succede nient'altro, concludersi per quest'estate. Almeno cosi' mi dicono dall'amministrazione comunale". "L'archiviazione non e' mai tombale e quindi definitiva - ha concluso -. Le indagini possono essere sempre riaperte laddove dovessero emergere nuovi elementi. Non mi stupisce che questioni che sembravano chiuse possano essere nuovamente riaperte. Gli esposti sembrano un tentativo d'intralcio al progetto? Se avessi letto gli ultimi esposti potrei dirvi se sono stati presentati in modo strumentale per interrompere l'iter oppure no, ma ne ignoro il contenuto. La stessa magistratura pero' ritiene che qualche cosa in questa vicenda ci sia stata senno' non ci sarebbero stati gli arresti che ci sono stati. Qualche cosa che ha un po' deviato dall'iter regolare da parte dei vari soggetti interessati c'e' stato. Giustamente la magistratura si e' interessata e - conclude - ha preso i provvedimenti del caso".

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Giachetti: "Lo stadio della Roma con il vecchio progetto avrebbe avuto già la sua prima pietra"

GIACCHETTI STADIO DELLA ROMA – Roberto Giachetti, deputato del Pd, è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus, parlando della questione Stadio e anche della stagione della Roma. Queste le sue parole:

Sullo stadio della Roma...

"Sono avvelenato che per lo stadio della Roma non sia stata messa ancora la prima pietra. Era un progetto approvato, che aveva fatto tutti i passaggi amministrativi necessari, era pronto per partire. Ancora una volta la furia ideologica degli incapaci del M5S ha buttato all'aria un progetto che avrebbe consentito davvero di mettere la prima pietra. Ha prodotto un progetto che non si tiene in piedi, è viziato da parecchi filoni che riguardano questioni giudiziarie che hanno fatto seguito al cambiamento del progetto iniziale. Questa storia della prima pietra va avanti da tre anni, ho sempre detto che questa prima pietra non si sarebbe mai messa. Come si stanno mettendo le prove sono stato facile profeta".

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È incredibile, in tutto questo non escono i cani.

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