Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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Omar65

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Sì ma Montino ha detto chiaramente che le case non te le fa fa' (tra l'altro a Parco Leonardo c'è un invenduto immobiliare che fa paura).

COLDILANA61

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Citazione di: Omar65 il 16 Giu 2019, 09:24
Sì ma Montino ha detto chiaramente che le case non te le fa fa' (tra l'altro a Parco Leonardo c'è un invenduto immobiliare che fa paura).

Le case no , e gli uffici ?  :=))

Omar65

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Citazione di: COLDILANA61 il 16 Giu 2019, 11:44
Le case no , e gli uffici ?  :=))

Vabbe' dai, un po' d'uffici nun se negano a nessuno in Italia...

:=))

James M. McGill

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il punto è che sia le case che gli uffici oggi in italia, soprattutto a roma, te li dai in faccia
la speculazione finanziaria che ci puoi costruire sopra, se sai farla, invece è molto lucrosa

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STADIO ROMA: BERDINI, 'ULTIMO ATTO COMMEDIA EQUIVOCI, TUTTO GIA' SCRITTO. TEMO PRIMA PIETRA IN ALTRO COMUNE'

"E' pazzesco quello che sta avvenendo, purtroppo però era tutto già scritto. Questo è l'ultimo atto di una commedia degli equivoci che riguarda uno stadio ubicato nel posto sbagliato. Era chiaro a tutti: era chiaro alla Roma, che ha fatto forzature, e al Comune che ha subìto questa iniziativa". Lo dice l'ex assessore all'Urbanistica Paolo Berdini commentando le indiscrezioni di alcuni quotidiani, tra cui Messaggero e Corriere della Sera, secondo cui la Giunta di Virginia Raggi punterebbe a tenere il punto sulle opere pubbliche promesse per spingere la Roma a sfilarsi dal progetto. "Se avessero dato retta due anni e mezzo fa a Ferdinando Imposimato (presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione scomparso a gennaio 2018, ndr), che aveva preparato la strada perfetta per togliere l'interesse pubblico a quella follia dello stadio della Roma, e avessero dato retta a me, avremmo risolto questa questione e forse adesso già ci sarebbe la prima pietra. Temo invece che vedremo la prima pietra in un Comune vicino Roma", aggiunge riferendosi all'ipotesi Fiumicino. "Questo gioco cinico sulle spalle della Roma riguarda l'abbandono di ogni pianificazione. Sono 6 anni che l'opinione pubblica è bloccata su una vicenda marginale come lo stadio, in realtà almeno 100 progetti importanti sono bloccati dalla crisi piombata sulla città. Ora -conclude- si tratta di ricominciare dallo sblocco di questi progetti fermi da troppo tempo, sarebbe l'unica speranza di questa città".

Secondo Berdini anche la rottura tra Francesco Totti e la proprietà americana della Roma, ufficializzata ieri dall'ex capitano giallorosso in una conferenza al Coni, potrebbe fornire un assist al Comune per sfruttare il malcontento contro James Pallotta e chiudere senza traumi la questione stadio a Tor di Valle. "Da Francesco Totti ho sentito pronunciare parole intelligenti -sottolinea l'ex assessore-. Torniamo sempre a quel gennaio 2017 quando l'ex allenatore della Roma (Luciano Spalletti, ndr) disse la famosa frase 'Famo 'sto stadio'. Ora Totti prende le distanze da quella stessa dirigenza che aveva puntato tutto sulla speculazione edilizia di Tor di Valle. Speriamo che da qui in avanti possa riprendere il cammino, non dello stadio ma dell'edilizia romana".

COLDILANA61

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....Da Francesco Totti ho sentito pronunciare parole intelligenti -sottolinea l'ex assessore-. Torniamo sempre a quel gennaio 2017 quando l'ex allenatore della Roma (Luciano Spalletti, ndr) disse la famosa frase 'Famo 'sto stadio'. Ora Totti prende le distanze da quella stessa dirigenza che aveva puntato tutto sulla speculazione edilizia di Tor di Valle...

Eccone un altro .

Quando uno pensa di trovarsi di fronte una persona intelligente , subito deve dimostrare il contrario .

Come si fa ? COME ?

NEMICOn.1

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Beh che il fesso smuove parecchia opinione pubblica non mi sembra sia un mistero , ieri , quanti giornalisti c'erano ?

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Campidoglio allo scontro «Si fa come diciamo noi oppure lo stadio salta» (Corriere della Sera - ed. romana)

Ennesimo ultimatum da parte del Comune dopo il tavolo tecnico di ieri all'Eur Il vice presidente giallorosso Baldissoni: «Senza impianto Pallotta può mollare»

Il Campidoglio non arretra di un passo dai paletti fissati nella delibera 32 sull'interesse pubblico per la realizzazione dello stadio della Roma. Posizione ribadita nel tavolo tecnico riunitosi ieri all'Eur: «O si fa come diciamo noi o salta tutto», la sintesi dell'ultimatum, l'ennesimo, posto dal Comune. A puntellare la linea dura di Palazzo Senatorio, dopo le inchieste che hanno travolto figure di spicco della compagine M5S dall'ex presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito all'ex numero uno di Acea Luca Lanzalone, adesso sono anche l'addio di Francesco Totti e lo strappo tra i tifosi, pronti a rinunciare all'arena giallorossa in polemica con la società, e i vertici di Trigoria. Il nodo, lo stesso su cui la trattativa si è incagliata da mesi, è la «contestualità» ovvero il sincronismo tra l'apertura dell'impianto sportivo e la realizzazione delle opere pubbliche senza le quali, come ha evidenziato lo studio commissionato dalla sindaca al Politecnico di Torino, la situazione sarebbe «catastrofica » per le ripercussioni su viabilità e trasporti. E però, le parti non sembrano ancora aver trovato la quadra sull'interpretazione della tempistica: un dialogo tra sordi al punto che, ieri, circolavano rumors sul fatto che i proponenti volessero sottoporre la questione al parere di un arbitro terzo. Ipotesi bocciata, l'amministrazione non ritiene sia un passaggio necessario: «Il Comune sa quello che ha deliberato e cosa voleva in quel momento, se Eurnova ha cambiato idea è un problema suo». Per i Cinque stelle la strada è segnata, salvo mettere la pietra tombale sul progetto: «Le opere devono essere realizzate tutte contestualmente allo stadio e tutto concorre all'interesse pubblico, che l'assemblea capitolina ha valutato e approvato con la delibera 32. La Roma non può cambiare gli impegni presi dalla pubblica amministrazione, altrimenti viene meno l'interesse pubblico». Finora la società giallorossa ha spinto per un'altra lettura, legando l'apertura dell'impianto alla realizzazione dei lavori di sua stretta competenza: oltre ai parcheggi, il rifacimento della stazione di Tor di Valle e l'acquisto di tre convogli della Roma-Lido con investimenti per 45 milioni. Soluzione minimalista rispetto al «tutto o niente» del Campidoglio, che permetterebbe di accorciare i tempi. Se non fosse che, dopo il flop alle Europee, a opporsi non sono più soltanto i consiglieri duri e puri, da sempre contrari all'intervento urbanistico. Adesso anche Virginia Raggi e la giunta sembrano voler mollare il progetto, rassicurati dal crollo di popolarità tra i supporter giallorossi. Prova che il clima sia mutato, mentre riprendono fiato i grillini più ortodossi, è il lungo post scritto ieri da Roberta Lombardi. Parole taglienti, quelle della capogruppo Cinque stelle in Regione: «Il business regna anche laddove manca il beneficio per tutti gli altri: i tifosi, i cittadini, la squadra, la città. Ai quali, secondo me, serve ora porgere delle scuse ». Mentre monta la protesta contro il numero uno della Roma, James Pallotta, dopo la rottura con l'ex Capitano, è il vice, Mauro Baldissoni, a confermare che per i vertici societari lo stadio rimane un tema cruciale: «Se alla lunga non gli verrà concesso di fare questo investimento - ha ribadito il dirigente ai microfoni di Sky - è evidente che (Pallotta, ndr) potrà cambiare idea, ma non lascerà nulla di intentato». Le ultime vicende, ferme al punto di partenza, non lascerebbero presagire svolte sostanziali. Le parti, tuttavia, hanno concordato di rivedersi tra la fine di questa settimana e l'inizio della prossima per il rush finale, che non è escluso possa segnare un'inversione di rotta.

Andrea Arzilli
Maria Egizia Fiaschetti

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Un divorzio che ha scosso la tifoseria: il vicepresidente Baldissoni risponde all'ex capitano

«pazienti con totti ma senza stadio non si investe» (Corriere dello Sport)

«I suoi consigli venivano ascoltati nel rispetto di un lavoro di gruppo Nessuno ha deciso di allontanarlo dalla Roma: i fatti sono altri»

di Roberto Maida

ROMA
Dopo il gelido comunicato, l'intervista istituzionale. La Roma affida a un dirigente in scadenza di contratto, Mauro Baldissoni, il compito di replicare a Totti all'indomani delle dimissioni shock. Affermando più volte di essere «fuori dall'area tecnica», e chiamando in causa il nuovo Ceo Fienga come carica più alta «nelle deleghe operative della società», Baldissoni esclude ogni tentativo di «deromanizzazione» della Roma. «Ci dispiace che Francesco abbia percepito questo - racconta a Sky - ma i fatti dimostrano il contrario: Totti ha avuto due contratti da calciatore da questa nuova proprietà e poi un contratto da dirigente per altri sei anni (ereditato in realtà dalla precedente gestione, ndr), con una proposta di diventare direttore tecnico ormai già dal febbraio scorso. Anche De Rossi ha ricevuto proposte analoghe. E non ci fermiamo qui: vogliamo ricordare gli altri investimenti che la società ha voluto fare per riportare gli altri ragazzi cresciuti nel settore giovanile, a cominciare da Florenzi e Lorenzo Pellegrini. Fuori dal campo poi abbiamo creato una Hall of Fame proprio per celebrare la nostra storia, coinvolgendo tutti i calciatori che abbiano giocato anche solo una partita nella Roma nelle nostre iniziative. Deromanizzare la Roma sarebbe autolesionistico. Ma nel caso di Totti e De Rossi, un patrimonio inestimabile sotto ogni punto di vista, sarebbe addirittura stupido. Mai abbiamo pensato di allontanarli dalla Roma. E aver perso Francesco è una sconfitta per tutti».
 
poteri.
Totti reclamava più poteri e si è sentito messo da parte. Baldissoni risponde così: «Siamo stati pazienti con lui. Può succedere che in un percorso di inserimento, un percorso che è difficile anche sul piano interiore per un'icona del calcio mondiale, certe opinioni non siano accolte dal resto del management. Ma questo vale per tutti. La Roma è una squadra, un gruppo, in cui nessuno decide da solo. C'è sempre un confronto. E ci sembra che la sua segnalazione su Ranieri, dopo l'addio a Di Francesco, sia stata recepita, anche contro il parere di altri. Così come la trattativa con Antonio Conte, di cui Francesco stesso ha parlato, per la quale la società si è esposta a un tentativo difficile, è stata ispirata da lui».

distanza.
Sulla mancanza di un rapporto con Pallotta, l'analisi tocca persino aspetti socio-culturali: «Il presidente lo ha invitato più volte a Boston. Gli aveva chiesto di passare sei mesi con lui. Ma mi rendo conto che probabilmente c'è una difficoltà di lingua, di cultura, che non facilita questa comunicazione. Avremmo potuto anche impegnarci di più noi a favorirla». E' questa l'unica responsabilità che Baldissoni, almeno pubblicamente, si addebita nella gestione di Totti: non averlo obbligato a imparare l'inglese. «Quanto alla distanza di Pallotta da Roma - aggiunge - non mi pare che i padroni delle società che hanno vinto in Europa, Liverpool e Chelsea, abbiano frequentato così tanto le sedi dei rispettivi club».

FUTURO.
Nel resto dell'intervista, a parte un passaggio di comicità involontaria (?) nel quale identifica Totti come «un idolo d'infanzia» pur avendo solo sei anni in più dell'ex capitano, Baldissoni si concentra su possibili ribaltoni aziendali: «La Roma non è in vendita e l'attuale proprietà non ha interesse a mettere in vendita la società. E' bene che i mercati lo sappiano». Poi però chiarisce: «Se lo stadio fosse impossibile da realizzare, il presidente potrebbe pensare che non valga la pena continuare con gli investimenti che ha fatto in questi anni». Su questo punto, sottolinea con orgoglio la strada virtuosa intrapresa dalla Roma nel rispetto dei paletti del fair play finanziario: «Abbiamo raggiunto buoni risultati sportivi, conquistando per cinque anni di fila la Champions». In realtà gli anni sono quattro perché nel 2016 la Roma venne eliminata nel playoff dal Porto, senza quindi accedere al ricco tabellone del torneo.

LONDRA.
In tutta la chiacchierata con l'ottimo Mangiante non viene mai evocato Franco Baldini, il consulente principale di Pallotta nella sfera tecnica, l'uomo più lontano e temuto dall'ala italiana della Roma. Eppure Totti, dopo De Rossi e Ranieri, aveva fatto un esplicito riferimento al centro di potere di Londra. E' un peccato: sarebbe stato utile conoscere il reale peso di Baldini attraverso la voce di un dirigente autorevole. Sarà per la prossima volta?


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altro vertice ieri l'incontro con i tecnici del comune

La Roma e il nuovo impianto: continua la corsa a ostacoli (Corriere dello Sport)

di Guido D'Ubaldo

ROMA
L'incontro per lo stadio della Roma, in agenda per oggi, è stato anticipato a ieri. La delegazione della Roma, guidata da Mauro Baldissoni, ha incontrato quella del Campidoglio, che faceva riferimento alla dirigente Cinzia Esposito. Il tema ancora quello, scottante, delle opere pubbliche, che devono accompagnare l'inizio dei lavori per l'impianto di Tor di Valle. L'incontro si è svolto alle 15,30 nlla sede del Simu tra i proponenti e i tecnici del Comune. Si temeva un irrigidimento delle posizioni, invece c'è stato un riavvicinamento. In questi giorni la questione stadio è stata ricondotta all'addio di Totti alla Roma, ma l'evento traumatico per i tifosi non investe la questione che è il core business della proprietà americana. La questione è completamente diversa. Riguarda i soldi da investire sulle opere pubbliche, siamo di fronte a una vera e propria trattativa commerciale. 

L'incontro è stato tutto sommato interlocutorio. Le parti hanno limato alcune divergenze, si sono avvicinate su alcuni punti meno importanti, ma resta in piedi la concomitanza, vale a dire il Comune chiede inderogabilmente la realizzazione delle opere riguardanti interesse pubblico, contestualmente all'apertura del nuovo stadio. Si andrà avanti con altre riunioni. I tecnici della Roma e quelli del Comune cercheranno di capire come ridurre ulteriormente le distanze. Intanto si comincerà a lavorare sulle opere di secondo piano, per arrivare al famoso adeguamento e ammodernamento della Roma-Lido, per aumentre considerevolmente il numero dei passeggeri che devono viaggiare verso lo stadio. La Roma vorrebbe versare subito i quarantacinque milioni, ma al Comune preme soprattutto che venga stabilito il principio che le opere devono essere agibili in occasione dell' inagurazione dello stadio. Potrebbe essere indicato un ente terzo per interpretare la delibera e ridurre le divergenze.

fiducia. Baldissoni, presente all'incontro, ieri ha detto che la Roma non è in vendita e che continua l'impegno per la realizzazione dello stadio, unico modo per poter competere con la Juve. Ieri il vice presidente della Roma era abbastanza fiducioso al termine dell'incontro. Per arrivare alla pubblica utilità votata dall'Assemblea capitolina c'è un iter complicatissimo da seguire, occorre una delibera di Consiglio e altre procedure burocratiche. La trattativa va avanti. E di sicuro non si voterà in aula la convenzione e la variante urbanistica prima dell'estate. 

perplessità. L'ex assessore all'Urbanistica del Comune di Roma Paolo Berdini ha espresso invece pessimismo: «È pazzesco quello che sta avvenendo, purtroppo però era tutto già scritto. Questo è l'ultimo atto di una commedia degli equivoci che riguarda uno stadio ubicato nel posto sbagliato. Era chiaro a tutti: era chiaro alla Roma, che ha fatto forzature, e al Comune che ha subìto questa iniziativa. Se avessero dato retta due anni e mezzo fa a Ferdinando Imposimato, che aveva preparato la strada perfetta per togliere l'interesse pubblico a quella follia dello Stadio della Roma, e avessero dato retta a me, avremmo risolto questa questione e forse adesso già ci sarebbe la prima pietra. Temo invece che vedremo la prima pietra in un Comune vicino Roma. Questo gioco cinico sulle spalle della Roma riguarda l'abbandono di ogni pianificazione. Sono sei anni che l'opinione pubblica è bloccata su una vicenda marginale come lo stadio, in realtà almeno 100 progetti importanti sono bloccati dalla crisi piombata sulla città».


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Dopo quello di martedì, domani un altro incontro fra la Roma e il Comune

tor di valle una rottura da evitare (Corriere dello Sport)

Fra il nodo delle opere pubbliche e la fretta di Pallotta: situazione complicata nata dalla rigidità del Campidoglio. Si cerca l'intesa ma c'è lo spettro di una lacerazione

di Guido D'Ubaldo

roma

Da una parte il Campidoglio, con i problemi legati alle inchieste giudiziarie, dall'altra i proponenti, vale a dire la Roma ed Eurnova, che attende la ratifica dell'acquisto dei terreni da parte di Pallotta, per avere una boccata d'ossigeno dopo mesi terribili. Le riunioni tra i tecnici proseguono, dopo quella di martedì si rivedranno domani, poi la prossima settimana. Da una parte la dirigente Cinzia Esposito, coadiuvata dall'avvocato Giuseppe Loddo, responsabile del servizio convenzioni e diritti reali, che si occupa di far quadrare i conti sulla questione della contestualità delle opere pubbliche legate all'apertura dello stadio. Dall'altra l'avvocato Mauro Baldissoni, il vice presidente della Roma che gioca una partita importante per il futuro del club giallorosso. 


ALTRE RIUNIONI. Si continua a cercare un'intesa, resa più complicata dalla rigidità del Campidoglio nella richiesta di osservare l'impegno nelle opere pubbliche, che devono essere funzionanti contestualmente all'apertura dello stadio. Non è vero che sono arrivati vicini alla rottura, gli incontri proseguono a ritmo serrato. Siamo di fronte al gioco delle parti. I tecnici stanno andando avanti nel testo delle convenzioni.
La situazione si è complicata, questo è innegabile. Una questione di finanziamenti su opere pubbliche che andrebbero realizzate in tempi brevi. Il ponte dei congressi, per esempio, non è stato ancora appaltato. I tecnici stanno cercando la soluzione per uscirne, ma il punto di incontro va trovato molto rapidamente: se non lo trovano adesso, prima dell'estate si arriverà alla rottura, con tutte le conseguenze del caso, per una società che considera il nuovo stadio il core business e che ha vissuto giorni terribili per lo strappo con Totti. 
La Roma tiene nel cassetto il piano B, anche se le aree di Fiumicino interessate sono in parte di privati e dovrebbero confluire a terzi. Alcune sono di Leonardo Caltagirone e di altri imprenditori. Anche per questo di Fiumicino resta un'ipotesi remota. Pallotta ha dato mandato a Baldissoni di fare di tutto per arrivare all'accordo finale per Tor di Valle. 

PARCHEGGI. Si cerca di smussare gli angoli, in attesa di risolvere il problema principale: il flusso di passeggeri della Roma-Lido, che deve essere proporzionato alla capienza dello stadio. Per questo inizialmente potrebbero essere chiusi alcuni settori dell'impianto, quando il trasporto su ferro non può garantire il flusso adeguato dei passeggeri. C'è sempre il rischio geologico da eliminare. Uno dei piccoli problemi risolti nell'ultima riunione riguarda l'apertura dei cantieri. I proponenti hanno studiato il modo di non ingolfare il traffico sulle complanari principali (via Cristoforo Colombo e via del Mare) e quindi dirotteranno i mezzi pesanti su strade periferiche. 
Inoltre un'altra soluzione prospettata riguarda la possibilità che i parcheggi previsti nel progetto possano portare introiti per il Comune per i primi dieci anni. E' evidente che si continua a trattare su temi commerciali. 

nuovi treni. Quella di domani sarà la riunione tecnica numero 110 e sarà allargata a Città Metropolitana. Le distanze si sono ridotte, ma c'è ancora molto da lavorare. Lo stadio resta fondamentale nei progetti della Roma, come ha ricordato Baldissoni. Servono acquisti di nuovi treni per la Roma-Lido, i cui costi saranno coperti dalla società giallorossa con i 45 milioni del contributo previsto. Sembrerebbe in via di soluzione anche il calcolo della penale da pagare se venissero separati l'asset stadio da quello della proprietà della società sportiva, la cui unione è sottoposta dalla delibera di pubblico interesse a un vincolo trentennale. Resta ancora aperto il nodo della contestualità, o meglio del "contestuale funzionamento" delle opere pubbliche di mobilità al momento dell'apertura dello stadio. E' questo il principale nodo.
Nella riunione di domani all'ordine del giorno si prenderà in esame la possibilità di chiedere un parere alla Conferenza dei servizi per uscire dall'impasse di un progetto di tale vastità con tante ricadute. Solo a quel punto si può arrivare al voto in aula, che la Roma potrebbe richiedere per non perdere altro tempo, una volta capito che non c'è una via d'uscita. Una bocciatura in Consiglio comunale darebbe il via libera a un contenzioso giudiziario, che la società giallorossa ha già preso in considerazione.


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«È un pasticcio cambiamo area» (Corriere dello Sport)

Morassut: «Non sono contrario allo stadio, ma si doveva spiegare che lì non andava bene. E ora...»

di Guido D'Ubaldo

ROMA

Roberto Morassut da pochi giorni è entrato nella segreteria nazionale del Pd con la delega alle Infrastrutture, aree urbane e periferie. In passato ha avuto incarichi di responsabilità in Campidoglio ed è membro dell'Istituto Nazionale di Urbanistica. Conosce bene il dossier Tor di Valle e ha titolo per parlarne.

Onorevole Morassut, il Comune si è irrigidito sul punto chiave della contestualità dell'apertura dello stadio legata alla realizzazione completa delle opere pubbliche.
«Qui non c'è un problema di rigidità, ma di rispetto delle regole, perchè per ogni intervento di una certa consistenza la garanzia delle opere pubbliche già funzionanti fa parte della legislazione urbanistica e questo è l'elemento preliminare. Poi c'è la legge degli stadi che ha stabilito l'interesse pubblico, imponendo che nel caso specifico ci sia il rispetto della contestualità».

Tra il Comune e i proponenti non c'è ancora intesa sulla convenzione urbanistica. 
«Il problema è: perchè siamo arrivati a questo punto? Perchè la gestione di tutta questa vicenda, partendo dal correttissimo atteggiamento della Regione che ha posto attenzione all'interesse pubblico, sia stata pedestre da parte del Comune? Si è votato un interesse pubblico che in realtà non c'era, portando a sbattere la Roma che si è fidata e prendendo in giro cittadini e tifosi. La gestione ha finito per essere pasticciata, con il rischio che la situazione ora sia compromessa, senza conoscere le conseguenze di carattere finanziario oltre che amministrativo. Io sono anche tifoso e mi dispiace molto che alla Roma non sia stato fatto un trattamento benevolo. Tutto questo si è tradotto in un grave danno d'immagine, oltre che economico. Un amministratore deve indicare le strade percorribili, invece in questo caso i cittadini sono stati presi in giro».

Una storia che va avanti da otto anni e che ha avuto anche l'avallo della giunta Marino.
«Sulla questione dello stadio è stata quasi una meteora, ha attraversato questa vicenda quasi di striscio. Mentre sostanziale è stata la posizione di Alemanno, che ha cominciato il pasticcio e poi il pasticcio più grande lo ha concluso il M5S, che aveva fatto la campagna contro lo stadio, poi ha cercato di cavalcare un onda populistica sulle vele della curva, per conquistare il consenso dei tifosi in modo irresponsabile. Così ha pasticciato le cose, modificando un progetto, il quadro dei conti e non dicendo la verità. La localizzazione è complicata e la complessità dell'area è stata subito evidente. Non sono mai stato contrario allo stadio, ma si doveva spiegare che non andava bene quell'area e si potevano trovare insieme altre soluzioni. Adesso non so come si possa ripartire, ormai la questione di un impianto, che il senso comune di una città avverte, in qualche maniera si dovrà risolvere».

E come?
«Onestamente non lo so perché non ho tutti gli elementi di conoscenza sullo stato della procedura. La Regione ha fatto la sua parte, il Comune no. Se per questo tutto si dovesse bloccare sarebbe chiaro di chi sono le responsabilità. E allora si dovrebbe cambiare strada. Ed io credo che a quel punto si dovrebbe con decisione andare sulla via maestra della rigenerazione urbana degli impianti esistenti. Noi dobbiamo tenere conto che abbiamo due grandi impianti pubblici come il Flaminio e l'Olimpico. Faccio una domanda. Si può affrontare il problema rigenerando quelli esistenti? Oppure possiamo ipotizzare operazioni di recupero. Per esempio, l'area del Velodromo dell'Eur è un'area di un ente pubblico, che ha una superficie più grande quasi del doppio di quella dell'attuale stadio Olimpico. Si può pensare di fare qualche operazione tra pubblico e privato cercando di trovare i giusti equilibri. Il tutto andrebbe gestito con un'ampia condivisione popolare che non c'è stata prima».

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WhiteBluesBrother

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Un altro scemo.
Marino "di striscio"????
Ce vo' 'n coraggio a parte...

above us only sky

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Citazione di: WhiteBluesBrother il 20 Giu 2019, 08:07
Un altro scemo.
Marino "di striscio"????
Ce vo' 'n coraggio a parte...
Marino, Alemanno, Raggi. L'unico colore è quello dell'asmafia

JoeStrummer

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Citazione di: WhiteBluesBrother il 20 Giu 2019, 08:07
Un altro scemo.
Marino "di striscio"????
Ce vo' 'n coraggio a parte...

La faccia come il culo, senza alcuna vergogna:

https://www.leggo.it/news/roma/stadio_roma_consiglieri_scettici-760266.html

COLDILANA61

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Ennesima CONFERMAZIONE di come votare M5S e' masochistico .

Ma votare PD e' ancora peggio .

Anche se nel caso di Morassut parlerei di stile mafioso .

James M. McGill

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Ma no, è sempre la merda che inquina qualsiasi cosa (Dio mio, i cinquestelle sono quelli dei "taxi dei mari" e "porti chiusi"...)

Chiunque vada al potere si sente in dovere di sputtanarsi per le merde. Perché?
Boh, io pensavo nella loro capacità di fare lobbying e nel romanismo della "tecnostruttura".
Ma mica lo so se sono cause sufficienti per dimostrare la lora capacità disumana di trasformare in merda tutto quello che toccano.

COLDILANA61

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Lazionetter
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Perche' ? E' ovvio .

Prima i partiti avevano la loro linea politica , la gente sceglieva e poi votava .

Adesso TUTTI si appiattiscono .

La GENTE ha le sue necessita' ed i partiti si adeguano .

Mancano le idee , gli ideali , la visione .

Se a 100 miliardi di mosche piace la merda , magari hanno ragione (cit.) .

L'importante e' avere il telefonino , la vacanza giusta , la macchina perfetta .

Senza sforzo , OVVIAMENTE .

E TUTTI si adeguano .

E vissero felici e contenti .

Circondati dalla merda che piace tanto .

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James M. McGill

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Ah ma io sono d'accordo su questo

GoodbyeStranger

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 20 Giu 2019, 06:43
il membro dell'istituto nazionale di urbanistica
Morassut: «Non sono contrario allo stadio, ma si doveva spiegare che lì non andava bene. E ora...»

è vero nessuno aveva fatto eccezioni... ha ragione Morassut.

8)

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