La cessione della Roma è svincolata dal progetto
Raggi, affondo per Tor di Valle (Corriere dello Sport, 7 Febbraio 2020)
L'inchiesta della Finanza e le divisioni della maggioranza non frenano il Sindaco, che vuole ottenere il via libera per il nuovo stadio
di Roberto Maida
ROMA
Virginia Raggi insiste: vuole lo stadio della Roma. Lo vuole a dispetto di una maggioranza frastagliata, con tanti voti contrari, e dell'inchiesta della Finanza su presunte irregolarità amministrative relative all'approvazione del secondo progetto Tor di Valle, quello celebrato con le fanfare in un'altra fredda serata di febbraio in Campidoglio con la controparte rappresentata da Mauro Baldissoni.
SCELTA. Nessuno in questo momento può sbilanciarsi su eventuali ritardi, che dipenderanno eventualmente dalla magistratura, ma l'orientamento politico del sindaco è ormai chiaro. Lo stadio della Roma è un perfetto spot per riconquistare consensi tra i cittadini. E dopo gli impegni presi l'anno scorso con tanto di presentazione istituzionali, video e hashtag (#lostadiosifa), è disposta ad "anticipare" l'assemblea capitolina ottenendo il parere positivo della commissione Urbanistica. Tutto ovviamente passa per l'accordo sulla convenzione, che ancora non è stato raggiunto tra i tecnici comunali e quelli della parte proponente, compreso il miliardario ceco Vitek che si avvia a rilevare le quote del progetto appartenenti a Luca Parnasi. Con il contratto privato in pugno, e il sì della Commissione, Raggi è sicura di poter ottenere in aula i voti che le servono per far passare la mozione-stadio. L'approvazione dell'assemblea solitamente costituisce un atto formale ma in questa vicenda, più politica che urbanistica, niente si può dare per scontato.
Tutto scorre. Alla vicenda Tor di Valle è interessato naturalmente anche Dan Friedkin, che si prepara a comprare la Roma per una cifra molto impegnativa, considerando anche l'indebitamento che erediterà dalla gestione Pallotta. Dal suo entourage, come dalla Roma, filtra un cauto ottimismo sull'evoluzione del processo, che nelle intenzioni del Comune dovrebbe condurre al via libera entro Pasqua. Anche Baldissoni, sempre presente alle riunioni degli ultimi giorni con i delegati di Friedkin all'Eur, ha rassicurato gli interlocutori: non ci dovrebbero essere altre sorprese.
CLOSING. In ogni modo, è bene ripetere che lo stadio è stato tenuto fuori dall'accordo con Pallotta di fine dicembre. Di conseguenza la Roma passerà di mano ancora prima che si sappia il destino del dossier Tor di Valle. Il gruppo americano, dopo tre giorni e mezzo di riunioni, ha concluso il soggiorno romano. Stamattina il jet privato del Friedkin Group dovrebbe decollare da Ciampino alla volta degli Stati Uniti. Ormai lo scambio di documenti e i confronti sulla due diligence legale sono terminati. Gli advisor e gli avvocati hanno fornito tutto il materiale necessario alla stesura dei contratti delle 12 società di Pallotta legate alla Roma. Non servirà un altro blitz italiano, né da parte del boss né da parte del collaboratore Marc Watts. Il closing di marzo (ormai si arriverà a marzo, considerando i tempi tecnici del Cda del Friedkin Group che dovrà approvare l'acquisizione) avverrà negli Stati Uniti.
IL PIANO. Una volta diventato padrone della Roma, Friedkin uscirà allo scoperto. Probabilmente tornerà in Italia per organizzare una conferenza stampa programmatica, nella quale svelerà il suo amore per la città e le sue intenzioni per il futuro: non ha stanziato quasi 800 milioni per ridimensionare la squadra, semmai entra nella Roma per renderla più solida e competitiva. Dopo i 9 anni complessivamente deludenti della gestione Pallotta, cambieranno molte cose. Ma nella prima fase, la transizione sarà gestita da Guido Fienga che intende dare seguito al piano industriale presentato agli azionisti l'estate scorsa: il primo obiettivo in ordine cronologico è riconquistare un posto in Champions.