Il percorso appare ancora lungo: sono infatti possibili ulteriori ostacoli
STADIO, LA RAGGI NON SI TIRA INDIETRO (Corriere dello Sport)
Il sindaco ha confermato il sostegno alla realizzazione nonostante un secondo parere negativo dell'Avvocatura finito alla Corte dei Conti
di Giorgio Marota
ROMA
Virginia Raggi poteva dire "no" allo stadio della Roma - come molti all'interno del Movimento 5 Stelle auspicavano - e non l'ha fatto, preferendo una modifica del progetto (quello che insieme a Baldissoni definì "2.0" con il taglio delle cubature, le opere di urbanizzazione e l'eliminazione dei grattacieli).
Fin qui tutto bene per i romanisti. Se non fosse che il secondo parere chiesto dalla sindaca all'avvocato Magnanelli, responsabile del settore urbanistica dell'Avvocatura del Campidoglio, a differenza del primo (firmato Murra) lasciava aperto uno spiraglio: con delle motivazioni robuste, esisteva la possibilità di procedere a un annullamento in autotutela della delibera ereditata dalla giunta Marino, con qualche chance di non soccombere in un'eventuale causa miliardaria dei proponenti.
IL FATTO. Secondo quanto riportato ieri da La Repubblica, quel documento di sette pagine era segretato e riservato solo agli occhi della prima cittadina e ora è finito tra gli atti dell'inchiesta della procura della Corte dei Conti. Qualora venisse riconosciuto un danno erariale (dicendo "sì" la Raggi ha causato un danno alla pubblica amministrazione?) gli amministratori potrebbero pagarne il conto. «Meglio non rischiare» si saranno detti dalle parti di Palazzo Senatorio.
Ieri da Roma Capitale è arrivata una smentita: «L'Amministrazione non ha mai segretato alcun parere in merito alla realizzazione dello stadio di Tor di Valle. Tutti gli atti sono stati visionati dai consiglieri che ne hanno fatto richiesta. Il parere [...] risale al 17 febbraio del 2017 ed è stato classificato come "riservato" dall'Avvocatura, in quanto attinente a un possibile contenzioso». La smentita è parziale perché viene affrontata la questione della riservatezza del fascicolo, senza però menzionare - né motivare - la scelta della Raggi di ignorare il parere. Secondo il Campidoglio sarebbe stato inutile farlo, perché il "sì allo stadio" è una scelta della sindaca in persona e su quella decisione, politica, sono stati già archiviati diversi procedimenti che la vedevano indagata. In serata la stessa Raggi ha chiarito la sua posizione etichettando come «falso» il presunto parere segretato, con un post in cui tra l'altro si legge: «Sull'iter per la realizzazione dello stadio abbiamo sempre agito nella massima trasparenza e nell'interesse dei cittadini».
Dan Friedkin, segue con interesse la vicenda (ma non inficerà con la conclusione della due diligence), mentre il costruttore Vitek aspetta gli ultimi sviluppi prima di formalizzare l'acquisto dei terreni di Parnasi. In questo senso si parla di closing per la metà di marzo. Successivamente verrebbero discusse in aula la variante e la convenzione urbanistica. Ma tutto può slittare, in attesa di maggiore chiarezza: è la triste costante di questa storia paradossale.