«Sullo stadio troppi dubbi» Salta la conta nei 5Stelle (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 21 Luglio 2020)
IL PROGETTO
Dopo due ore di riunione in videochat, alle nove di sera, si spengono i computer dei grillini. Ma il progetto Tor di Valle rimane in stand by: niente conta tra i consiglieri M5S, niente via libera. Tutto rimandato, tempi indefiniti. L'unica certezza, i dubbi della maggioranza. «Oggi non possiamo certo votare, in un senso o nell'altro, prima dobbiamo leggere tutte le carte», racconta una consigliera subito dopo il vertice, annunciato come «decisivo» per le sorti dell'operazione calcistico-immobiliare che si trascina dal 2013. Invece no, «di riunioni ce ne saranno altre, eccome». Le «carte» da esaminare sono quelle della due diligence del Dipartimento Urbanistica, un'indagine interna voluta dalla sindaca Virginia Raggi dopo l'inchiesta per corruzione e gli arresti in batteria che hanno coinvolto anche esponenti stellati di primo piano, in Campidoglio. Dopo un anno abbondante, la ricognizione degli uffici ha detto in sostanza che l'iter procedurale, al di là delle accuse di tangenti, non presenta vizi. Formalmente, quindi, si può procedere. Il lavoro degli uffici è finito, tocca alla politica. Raggi vorrebbe chiudere la pratica il prima possibile, entro l'estate, almeno col primo passaggio, l'approvazione della convenzione urbanistica da parte della giunta comunale. Uno step che «arriverà entro agosto», assicurano nell'entourage della grillina. Ma è il passo successivo, in Assemblea capitolina, quello più delicato, minato dalle perplessità mai estinte all'interno della pattuglia di maggioranza. Senza l'ok in Aula Giulio Cesare, l'atto della giunta non ha valore.
IL PRESSING
Ecco perché la prima cittadina ha provato, anche ieri sera, a convincere i suoi. Ma durante la riunione diversi consiglieri hanno confermato la propria diffidenza verso il progetto, da Gemma Guerrini a Simona Ficcardi. Si è discusso dei rischi idrogeologici che gravano sull'area scelta dai privati e della viabilità che collasserebbe senza rivoluzionare tutto il sistema dei trasporti cittadino (così ha detto il Politecnico di Torino, ingaggiato proprio da Raggi per uno studio ad hoc). Altri consiglieri sperano che, prendendo tempo, esca di scena Luca Parnasi, il costruttore indagato per corruzione proprietario dei terreni. Ma la trattativa per cedere l'area al magnate ceco Radovan Vitek potrebbe non avere tempi brevi. «Sarebbe meglio se nell'atto della convenzione il nome di Parnasi o della sua società non ci fosse», confida un grillino. In ogni caso, durante il vertice è stato confermato un punto: tutte le opere pubbliche dovranno essere realizzate prima dell'apertura dello stadio. Un aspetto che allarma tanti consiglieri, nelle riflessioni interne: «Senza le opere pubbliche incapperemmo in un danno erariale? Magari anni dopo aver lasciato il Comune...».
LO STALLO
Risultato della videocall: il via libera slitta. Non c'è nemmeno una data per una riunione successiva. Pensare che per Raggi, contraria fino al 2017 al progetto, il dado ormai è tratto. La sindaca da settimane ha fatto capire di voler portare avanti l'operazione, dopo la conclusione dell'iter tecnico. «A breve ci saranno novità», aveva detto a fine maggio. La settimana scorsa, il 15 luglio, ha ribadito il concetto: «Presto la delibera arriverà in giunta. A giorni? Sì, compatibilmente con gli atti che sono in lavorazione nei vari uffici. Poi passerà in Assemblea». Quando? «Dopo l'estate». Senza fretta. Perché anche Raggi, che conosce bene gli equilibri fragili della sua maggioranza, sa che per evitare strappi in Aula Giulio Cesare non sono possibili fughe in avanti.
L. De Cic.