La società
Dirigenti, stadio e strategie per il futuro: Friedkin ha già cancellato Pallotta (Corriere della Sera ed. Roma, 22 Novembre 2020)
La differenza tra uno speculatore e un investitore. C'è chi ha descritto così i «modus operandi» di James Pallotta e Dan Friedkin, i due ultimi presidenti della As Roma. Dove «speculatore» non va inteso in senso dispregiativo, tanto che Pallotta si vantava di essere «il re degli hedge fund», i titoli ad alto rischio. Pallotta ha sempre delegato a figure forti, persino troppo: da Sabatini a Monchi, il d.s. era una star. La scelta dei Friedkin sul responsabile dell'area sportiva, Tiago Pinto, è andata nella direzione opposta. Un «giocatore di squadra», che si è fatto le ossa al Benfica, ma che per i giornalisti portoghesi non ha il peso specifico di Campos. Non stupisce, perciò, che anche sul discorso stadio ci siano profonde differenze. Per Pallotta era questione di vita o di morte, tanto che il suo addio è stato motivato soprattutto da questo. Voleva costruire una cittadella, coinvolgendo investitori. I Friedkin si accontentano di uno stadio. Sanno che su Tor di Valle sono stati già spesi molti soldi (16 milioni hanno fatto parte della loro offerta a Pallotta), ma anche che da anni tira un'aria strana intorno al progetto. L'ultimo intoppo porta la data del 13 ottobre, quando dal Campidoglio parte una lettera alla Roma e a Eurnova per chiedere chiarimenti circa la situazione dei terreni di Tor di Valle, una parte dei quali (valore 1 milione e 160mila euro) risulta sotto pignoramento anche se appena venduti da Parnasi all'immobiliarista ceco Vitek. Poiché per la legge sugli stadi la proprietà dell'area su cui edificare è requisito indispensabile, il passaggio è delicato. La cessione di Eurnova a Vitek è in corso: preliminare già fatto, pagamenti in corso al termine dei quali si firma il rogito. E Parnasi, entro l'udienza del 18 dicembre sul pignoramento, conta di aver completato l'operazione per provvedere al saldo del debito, cifra che scompare davanti ai 300 milioni che Vitek si è impegnato a versare. Per la Roma futura anche il Flaminio andrebbe bene, come dimensioni, ma presenta immensi problemi di ordine pubblico. E nessuno conosce i veri costi di uno spostamento a Tor Vergata. Almeno in questa prima fase, nella quale stanno rifondando la Roma, i Friedkin non sono legati a un eventuale «regalo di Natale». Non a tutti i costi.
Luca Valdiserri