Stadio della.... (Topic ufficiale)

Aperto da Redazione Lazio.net, 24 Dic 2014, 08:05

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robylele

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Citazione di: Laziolubov il 30 Dic 2020, 11:47
il fascino di avere in concessione dal Comune per 99 anni l'area del Flaminio
perché non lo possiamo prendere intanto noi a costo di farci giocare la SS Lazio Bocce, poi tanto gli stadi veri ci saranno in un futuro, ma non possiamo strategicamente lasciarlo a inquelli o siamo letteralmente finiti se gli lasciamo tutta la città

Scusa, ma se

Renzo Piano gli ha detto no
l'idea é sponsorizzata da...Calenda  :DD
ci sono problemi enormi, non ultimi quelli legati all'ordine pubblico

come fai a pensare che inquelli vadano lì?

Laziolubov

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Citazione di: robylele il 30 Dic 2020, 16:17
Scusa, ma se

Renzo Piano gli ha detto no
l'idea é sponsorizzata da...Calenda  :DD
ci sono problemi enormi, non ultimi quelli legati all'ordine pubblico

come fai a pensare che inquelli vadano lì?
magari non ci vanno ma intanto lo prendono per rompere il casso a noi

arturo

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In che senso, rompono er cazzo a noi?
Ma che è nostro?

BalkanLaziale

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Citazione di: Laziolubov il 30 Dic 2020, 22:04
magari non ci vanno ma intanto lo prendono per rompere il casso a noi

Sai quanto frega cazzo a Lotito.  :)

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gigiazzo

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Fichissima pure 'sta cosa che hanno chiesto il progetto a Renzo Piano. Piano li ha pisciati liquidati subito, ma loro continuano a bullarsene.
Come se io chiedessi a [bella donna a piacere] di trombare uscire con me; prendo ovviamente il 2 di picche, però me ne vanto con gli amici. Bello. Fico.

Ranxerox

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Citazione di: gigiazzo il 31 Dic 2020, 01:27
Fichissima pure 'sta cosa che hanno chiesto il progetto a Renzo Piano. Piano li ha pisciati liquidati subito, ma loro continuano a bullarsene.
Come se io chiedessi a [bella donna a piacere] di trombare uscire con me; prendo ovviamente il 2 di picche, però me ne vanto con gli amici. Bello. Fico.

Peraltro il giorno prima avevano scritto che Renzo Piano era entusiasta dell'idea.
Il giorno dopo, invece, che aveva declinato la proposta.
Li 'mbriacano de cazzate dalla mattina alla sera.

PARISsn

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Citazione di: Ranxerox il 31 Dic 2020, 09:08
Peraltro il giorno prima avevano scritto che Renzo Piano era entusiasta dell'idea.
Il giorno dopo, invece, che aveva declinato la proposta.
Li 'mbriacano de cazzate dalla mattina alla sera.

:=))

FeverDog

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Citazione di: Ranxerox il 31 Dic 2020, 09:08
Peraltro il giorno prima avevano scritto che Renzo Piano era entusiasta dell'idea.
Il giorno dopo, invece, che aveva declinato la proposta.
Li 'mbriacano de cazzate dalla mattina alla sera.
Ma no, sicuramente era entusiasta ma poi ha declinato perché non si sente all'altezza

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Precisione

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STADIO ROMA. RAGGI: PROPRIETÀ SOVRANA DI DECIDERE AREA PER IMPIANTO

"I privati hanno il diritto di scegliere dove fare lo stadio, in questo la proprieta' e' sovrana. La nuova governance decidera' se portare avanti il progetto di Pallotta o valutare alternative. Noi siamo pronti a prendere in considerazione eventuali nuove proposte". Cosi' la sindaca di Roma, Virginia Raggi, durante la trasmissione 'Roma Amor' su INRadio.

LaFonte

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Citazione di: Precisione il 07 Gen 2021, 18:27
STADIO ROMA. RAGGI: PROPRIETÀ SOVRANA DI DECIDERE AREA PER IMPIANTO

"I privati hanno il diritto di scegliere dove fare lo stadio, in questo la proprieta' e' sovrana. La nuova governance decidera' se portare avanti il progetto di Pallotta o valutare alternative. Noi siamo pronti a prendere in considerazione eventuali nuove proposte". Cosi' la sindaca di Roma, Virginia Raggi, durante la trasmissione 'Roma Amor' su INRadio.

Ma tu guarda che strano, io pensavo che i sovrani avessero lasciato l'Italia nel 46!

ZombyWoof

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Sta deficente quando ce la leviamo dal caspio?

Dissi

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Citazione di: ZombyWoof il 07 Gen 2021, 19:40
Sta deficente quando ce la leviamo dal caspio?

In teoria in primavera, ma causa covid rischiamo di tenercela più a lungo

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Il nuovo impianto giallorosso

Comune disponibile
Adesso i Friedkin spingono sul Flaminio (Gazzetta dello Sport, 15 gennaio 2021)


Dopo l'apertura della Raggi sulla "Gazzetta" il club va avanti sull'idea di cambiare progetto

di Massimo Cecchini
ROMA
Porte aperte. A cento anni dalla nascita di Leonardo Sciascia, il titolo di uno dei suoi romanzi più famosi potrebbe fare da viatico per provare ad interpretare le parole di Virginia Raggi, nell'intervista rilasciata ieri alla «Gazzetta ». L'argomento, per fortuna, in questo caso non concerne omicidi, ma solo nuovi stadi di proprietà. E se la Lazio, per il momento, ancora deve decidere quale percorso intraprendere, la Roma in linea teorica sarebbe ad un passo dal traguardo, visto che manca l'ultimo ok del Comune. Il problema però, oltre alla difficoltà politiche della maggioranza, è che l'area e il progetto non interessano più come 8 anni fa, quando l'ex presidente Pallotta e il costruttore Parnasi firmarono l'accordo che avrebbe dovuto consegnare al club l'impianto entro il 2016. La famiglia Friedkin, che è subentrata al magnate di Boston, oltre a non apprezzare molto la zona prescelta, si trova a gestire il mondo post-Covid, in cui il «business park» fatto anche di uffici, in tempi di «smart working» sembra essere obsoleto, oltre che costoso, visto che solo di oneri di urbanizzazione i nuovi proprietari dovrebbero spendere circa 300 milioni.
Ipotesi Flaminio
Per questo da mesi rimbalza l'ipotesi di cambiare tutto o quasi. Non è un mistero che la strada preferita dai nuovi proprietari della Roma sarebbe quella di avere in concessione, da parte del Comune, lo stadio Flaminio per 99 anni. A quel punto, una ristrutturazione mirata (lo stadio è sottoposto a vincoli architettonici) e magari l'utilizzo di alcune aree circostanti di proprietà del Demanio, consentirebbe al club giallorosso di avere un impianto nel cuore della città, anche se con potenziali problemi – soprattutto dal punto di vista dell'ordine pubblico – che dovranno essere risolti. Non basta. Tra le ipotesi prese in considerazione, c'è anche un ritorno di fiamma sulla zona di Tor Vergata. In ogni caso, la sindaca Raggi non si è tirata indietro su nessun fronte. «Qualora ci fosse l'intenzione da parte dei proponenti di cambiare area, vedremo. Noi siamo a disposizione a aperti verso qualunque proposta». Parole importanti, che aiutano il rilancio del Flaminio, su cui la Roma, per interposta persona, ha informalmente sondato (senza fortuna) anche un «archistar» come Renzo Piano.
Dimagrimento
Certo, non si può escludere che si decida di ritoccare il progetto su Tor di Valle, riducendo le cubature e i relativi oneri di urbanizzazione. E anche su questo la Raggi non ha affatto chiuso la porta. «Siamo aperti a qualunque valutazione. La proprietà è cambiata. Vedremo se i Friedkin vorranno migliorare o variare. Tutto andrà fatto secondo le regole, ma noi siamo disponibili ».Musica per le orecchie del nuovo dirigente Stefano Scalera, che presto entrerà nel vivo dello studio del dossier. La Roma, ora, vuole cambiare passo.

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80 milioni per riqualificare lo stadio, ma Friedkin non c'entra

Flaminio: proposta della Roma Nuoto (Corriere dello Sport, 18 Gennaio 2021)

Il Comune sta già valutando il progetto presentato: si andrà al bando, a Trigoria vigilano

di Guido D'Ubaldo 
ROMA   


C'è una grande novità che riguarda lo stadio Flaminio ed è una notizia importante per la città. Salvare dal degrado un impianto monumentale nel cuore di Roma è uno degli obiettivi della Capitale, qualsiasi sarà l'Amministrazione che la guiderà dopo le prossime elezioni. La Roma Nuoto SSD, insieme ad altri soggetti privati, ha presentato pochi giorni fa agli Uffici di Roma Capitale una proposta di Partenariato Pubblico Privato per la riqualificazione dello Stadio Flaminio. I proponenti si dichiarano pronti alla riqualificazione dell'impianto sportivo e dell'area circostante, mantenendone la vocazione, dove si potranno praticare diversi sport, non solo calcio, ma anche ginnastica, scherma, nuoto e danza. La proposta, che prevede un investimento di 80 milioni, ha come priorità il recupero integrale delle tribune e dei manufatti esistenti nell'impianto, non alterandone la composizione attuale ma, anzi, valorizzandone e integrandone le funzioni originarie, secondo il progetto originario dell'architetto Antonio Nervi, realizzato nel 1957 con la collaborazione ingegneristico-strutturale di suo padre Pier Luigi. Sono previste, fra le varie azioni, la riqualificazione delle aree pedonali, la riorganizzazione del sistema dei parcheggi, lo sviluppo della mobilità dolce (intesa come spostamenti pedonali e ciclabili, che rappresentano forme alternative all'automobile), l'impiego di materiali riciclabili, impianti a basso consumo ed energie rinnovabili. Roma Capitale aveva avviato nel 2018, insieme all'Università La Sapienza di Roma e alla Pier Luigi Nervi Project Association, uno studio finanziato dalla Getty Foundation per la redazione del Piano di Conservazione dell'impianto, presentato lo scorso ottobre in Campidoglio, fondamentale per poter procedere ad una corretta riqualificazione.

RISPETTARE IL PROGETTO. Gli Uffici del Comune, come previsto dalle norme, stanno avviando l'istruttoria per la valutazione del progetto presentato. La sindaca Virginia Raggi e l'assessore allo Sport Daniele Frongia hanno mostrato la massima attenzione per la proposta, arrivata in Campidoglio all'inizio dell'anno, al fine di riaprire alla cittadinanza uno degli impianti sportivi più grandi e importanti di Roma. La sindaca, che si era detta disponibile a prendere in considerazione un'interesse dei Friedkin, attende ora le eventuali mosse della società giallorossa. Che, è bene chiarirlo, non è dietro la proposta presentata dalla Roma Nuoto. Il recupero del Flaminio è molto complesso e occorrono capitali privati. Da luglio 2018 è sotto tutela della soprintendenza speciale delle Belle Arti di Roma. Pochi giorni fa il Ministero dei Beni Culturali si è pronunciato sull stadio Franchi di Firenze, dando l'ok solo alla ritrutturazione dell'impianto. Stesso criterio sarà adottato per il Flaminio. Quando erano stati aperti i cantieri per la ristrutturazione dell'impianto romano per conto della Federazione Rugby, sono stati bloccati subito per vincoli archeologici. 

LA ROMA MONITORA. Ora gli uffici del Comune dovranno verificare la sostenibilità del progetto dal punto di vista della fattibilità tecnico economica e se il piano finanziario è corretto e ci sono le dovute garanzie. Se è in linea inoltre con lo studio della Sapienza e dell'Associazione Nervi. Se la Giunta decide di adottarlo come progetto di riqualificazione il passo successivo sarà metterlo a bando e altri soggetti interessati possono partecipare e proporre delle integrazioni migliorative, che possono riguardare maggiori investimenti per le opere pubbliche e per i servizi per i cittadini, il rispetto dei vincoli, la riqualificazione di altre aree pubbliche. La Roma segue gli sviluppi. A quel punto anche il proponente avrà la possibilità di adeguare la proposta iniziale. Alla fine di questo percorso verrà scelto il progetto definitivo.




Tor di Valle - Vitek e i terreni

Agenzia Entrate c'è la decisione sul concordato (Corriere dello Sport, 18 Gennaio 2021)

ROMA - La Roma ha avuto notizia informalmente dal Comune del progetto di riqualificazione del Flaminio, arrivato sul tavolo della sindaca all'inizio del 2021. I collaboratori di Friedkin seguono gli sviluppi, anche se i nuovi proprietari non ritengono facilmente attuabile far diventare il vecchio stadio nel cuore del quartiere Parioli la casa della Roma. Friedkin ha affidato al nuovo dirigente Stefano Scalera la pratica stadio e salvo sorprese clamorose, il nuovo proprietario americano andrà avanti con Tor di Valle, pur tenendo conto delle criticità che ancora non fanno decollare il progetto dopo quasi dieci anni dalla sua presentazione. Si è perso tanto tempo, sono spuntati tanti ostacioli, ma l'approvazione definitiva è a un passo. Primo obiettivo dei Friedkin, per rendere ancora sostenibile il progetto Tor di Valle, è quello di ridurre sensibilmente i costi e le cubature. Non servono più sedici palazzine di sette piani per il business park, accettate da Pallotta al posto delle tre Torri, i cui progetti sono finiti nel cassetto. Presto saranno avviati i contatti con il Comune, ma bisognerà capire chi sarà il proponente che affiancherà i Friedkin nella costruzione dello stadio: non è più Parnasi e Vitek, dopo avere portato avanti una lunga trattativa con Unicredit, non ha ancora completato l'iter per l'acquisto dei terreni, che sono attualmente pignorati. L'immobiliarista ceco, dopo essersi accordato per rilevare dalla banca tutto il portafoglio di Parnasi, si è fermato, una volta incassato la tanto discussa apertura del mega centro commerciale Maximo alla Laurentina. Per sbloccare quei terreni basta poco più di un milione, ma Vitek vuole capire chi farà cosa, visto che inizialmente era interessato al Business Park. Ma ora Friedkin vorrebbe rivedere il progetto e renderlo attuabile solo per la parte sportiva. 

GIORNI DECISIVI. Entro l'inizio di questa settimana l'Agenzia delle Entrate dovrà pronunciarsi sul 182 ter che riguarda il concordato fallimentare di Parsitalia. Se l'Agenzia delle Entrate accetta il 182 ter, Vitek è obbligato ad acquistare i terreni dove dovrebbe sorgere lo stadio. C'è un credito dell'erario con la società di Parnasi, la procedura è stata sospesa. Con il nuovo anno ripartirà, ma in questi giorni si sta parlando di rottamazione delle cartelle. 

L'ATTESA DI VITEK. L'immobiliarista non ha ancora chiuso definitivamente la partita per l'acquisto dell'area, una volta emerso che i terreni erano stati pignorati a beneficio dei creditori. Parsitalia, una delle società di Parnasi, aveva fatto ricorso all'articolo 182 ter per il concordato fallimentare. Il debito con l'erario è scaduto da tre anni. A un certo punto i tecnici che hanno seguito questa procedura hanno incontrato ostacoli con l'erario, con il rischio di non garantire la continuità aziendale. Vitek non ci ha visto chiaro e ha acquistato da Unicredit il centro commerciale Maximo e altri asset, ma vuole essere sicuro che Parsitalia eviterà il fallimento, prima di firmare il rogito per i terreni. Con il concordato il problema sarà superato e l'immobiliarista dovrà mantenere fede all'impegno preso con Unicredit. 

g.d'u.

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Tor di Valle senza pace: condanna di 3 anni a Papalia (Corriere dello Sport, 10 Febbraio 2021)

ROMA - Tor di Valle senza pace. La vicenda dello stadio si arricchisce di un altro capitolo, che non riguarda la Roma ma coinvolge il terreno del vecchio ippodromo: ieri è stato condannato a 3 anni di carcere l'imprenditore Gaetano Papalia, responsabile del fallimento della società di sua proprietà, chiamata appunto «Ippodromo di Tor di Valle», risalente al giugno del 2013. Papalia è stato giudicato colpevole del reato di bancarotta patrimoniale per distrazione. La procura aveva chiesto 5 anni. In pratica, invece di garantire i creditori della società, l'imprenditore avrebbe utilizzato denaro per altre attività. «Delle iniziali contestazioni è rimasto ben poco - dice l'avvocato Gian Domenico Caiazza - il mio assistito avrebbe solo messo a bilancio un anticipo di cassa da 2,5 milioni, quando secondo l'impostazione accusatoria la bancarotta era di oltre 22 milioni».

L'ITER. Tutto fermo invece sul fronte del progetto-stadio. I Friedkin aspettano ormai le elezioni comunali prima di decidere se insistere sull'area di Tor di Valle o se invece spostare l'investimento altrove, senza sobbarcarsi l'onere di costruire il business park ideato da Pallotta nei tempi in cui non esistevano Covid e smart working.


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Crac per i terreni dello stadio
Tor di Valle, 3 anni all'ex ad (la Repubblica ed. Roma, 10 febbraio 2021)


Una condanna e due assoluzioni per la bancarotta dell'ippodromo di Tor di Valle, sui cui terreni sarebbe dovuto sorgere il nuovo stadio della Roma. I giudici della quarta sezione penale di piazzale Clodio hanno condannato Gaetano Papalia, socio della Sais Spa e amministratore dell'Ippodromo, a 3 anni per bancarotta patrimoniale, in particolare per la distrazione di 2,5 milioni di euro su un "buco" da 22 milioni. I fatti risalgono al 2013 e costituivano un antefatto della vicenda dello stadio della Roma che poi è finita nel mirino della procura. Forse era un segnale: tutta la storia dell'impianto dei giallorossi nasceva viziata sin dall'origine, ben prima che venisse scoperchiato dai carabinieri un giro di mazzette, interessi e politica. Ma quest'inchiesta riguarda un periodo precedente. Il costruttore Luca Parnasi (poi arrestato per corruzione nel giugno del 2018) stava comprando quei terreni, meglio era interessato all'acquisto: aveva deciso che era il posto giusto per il nuovo stadio. La manovra finanziaria messa in piedi da Papalia, secondo la tesi dell'accusa coordinata dal sostituto procuratore Mario Dovinola, aveva lo scopo di passare i debiti dalla Sais all'Ippodromo allo scopo di distrarre il patrimonio, eludere le imposte e poter procedere alla vendita. Il tribunale ha inoltre assolto con la formula "perché il fatto non sussite" Mauro Ciccozzi (liquidatore della società Ippodromo) e Michele Saggese (amministratore unico Sais) e dichiarato il non luogo a procedere per Umberto Papalia, fratello di Gaetano, che nel frattempo è deceduto. La procura aveva chiesto di condannare a 5 anni Papalia, a 3 anni suo fratello Umberto (nel frattempo deceduto) mentre per Ciccozzi e Saggese i pubblici ministeri avevano chiesto una condanna a 2 anni e 8 mesi. «Dalle iniziali contestazioni è rimasto ben poco. Il mio assistito è stato riconosciuto responsabile solo di un anticipo di cassa, messo a bilancio, per 2,5 milioni di euro. Non va dimenticato che secondo l'impostazione accusatoria la bancarotta era di oltre 22 milioni di euro», ha spiegato il difensore di Papalia, l'avvocato Giandomenico Caiazza. I fatti riguardavano proprio il peridio antecedente alla vendita dei terreni di Tor Di Valle. Per l'accusa Papalia aveva svuotato la sua Sais per poter vendere la società a Parnasi che era interessato a quei terreni proprio per costruire lo stadio dei giallorossi (ed effettivamente poi li comprò). «Tutto questo con la sentenza è venuto meno — ha concluso l'avvocato Caiazza — In appello siamo sicuri che verrà riformata anche l'ultima frazione per cui oggi c'è stata condanna».
— m.e.v.

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La società che aveva i terreni per lo stadio

Tor di Valle, condannato l'ex proprietario Papalia: tre anni per bancarotta (Corriere della sera ed. Roma, 10 febbraio 2021)


L'ex presidente della «Ippodromo di Tor di Valle», Gaetano Papalia, 66 anni, è stato condannato a tre anni di reclusione con l'accusa di bancarotta patrimoniale di due milioni e mezzo di euro della società, in origine proprietaria dei terreni acquistati dall'Eurnova di Luca Parnasi per la costruzione del nuovo stadio della Roma. I giudici della quarta sezione penale hanno invece assolto con la formula perché «il fatto non sussiste» dall'accusa di aver recato danni ai creditori con la vendita dell'area, Mauro Ciccozzi, liquidatore dell'«Ippodromo Tor di Valle», e Michele Saggese, ex amministratore unico della «Sais». Dalla stessa accusa è stato assolto anche Papalia. È dalla «Sais» che Parnasi ha comprato nel 2013 i terreni sui quali è stato pensato il progetto di edificazione dell'impianto insieme al precedente della Roma, James Pallotta. Gli imputati sono stati assolti dall'accusa di non aver versato l'Iva tra il 2009 e il 2012. Infine il tribunale ha dichiarato il «non luogo a procedere » nei confronti di Umberto Papalia, 69 anni, fratello maggiore di Gaetano, venuto a mancare lo scorso novembre. La sentenza boccia, almeno in parte, le richieste della procura. Il pm aveva, infatti, chiesto la condanna a cinque anni per Papalia. Per la procura anche Ciccozzi e Saggese avrebbero dovuto essere dichiarati responsabili della bancarotta per la vendita dei terreni di Tor di Valle, tanto che ne aveva chiesto la condanna a due anni e otto mesi di carcere. Le richieste della procura risalgono allo scorso ottobre, mese in cui Radovan Vitek, imprenditore ceco, ha comprato da Parnasi i terreni di Tor di Valle. Ora un passo indietro a tredici anni fa. È il 2008 quando Papalia, insieme al fratello, costituisce la società «Ippodromo di Tor di Valle» per la gestione del galoppatoio. L'idea non si rivela un buon affare per la crisi del settore. Nel 2013 la società di Papalia vende alla «Sais» il complesso, costituito dalla struttura e dai terreni. L'atto finale sottoscritto otto anni fa è l'ultimo tassello di una trattativa avviata nel 2010 con un contratto preliminare di compravendita tra «Eurnova» e la «Sais». La società Ippodromo di Tor di Valle viene dichiarata fallita con una sentenza del 20 giugno 2013. Pochi giorni dopo, il 26 giugno, la «Sais» vende a Eurnova terreni e struttura senza che questi siano gravati da debiti. Avendo assolto Papalia, Saggese e Ciccozzi per la vendita dei terreni, le motivazioni saranno fondamentali per capire come i giudici abbiano valutato l'operazione giuridica dall'acquisto compiuto da Eurnova. «Il mio assistito è stato riconosciuto responsabile solo di un anticipo di cassa, messo a bilancio, per 2,5 milioni di euro», ha detto l'avvocato Gian Domenico Caiazza, difensore di Gaetano Papalia.
Giulio De Santis

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Bancarotta per i terreni dello Stadio, per Papalia una condanna a tre anni (Il Messaggero, Cronaca di Roma, 10 febbraio 2021)


LA SENTENZA

È stato condannato a tre anni Gaetano Papalia, l'ex presidente dell'Ippodromo Tor di Valle, o meglio il proprietario di fatto della società sulla quale sarebbe dovuto sorgere lo stadio della Roma. Papalia era finito sotto accusa per bancarotta patrimoniale nel 2013. Gli altri due imputati, Mauro Ciccozzi (liquidatore della società Ippodromo) e Michele Saggese (amministratore unico della Sais), sono invece stati assolti con la formula «perché il fatto non sussiste». Infine per Umberto Papalia, deceduto, è stata dichiarata sentenza di non luogo a procedere. L'ipotesi dell'accusa era che i vecchi proprietari, i reatini Gaetano e Umberto Papalia, avessero realizzato una bancarotta con la società affittuaria dell'ippodromo, sempre riconducibile alla famiglia, con l'obiettivo di vendere l'area all'imprenditore Luca Parnasi libera da debiti e gravami, creando di fatto una bad company.
LA VICENDA
La Procura di Roma aveva sollecitato per Gaetano Papalia una condanna a cinque anni, ma molte accuse sono cadute, mentre le responsabilità di Umberto Papalia non saranno, ovviamente, considerate. «Delle iniziali contestazioni è rimasto ben poco - spiega Gian Domenico Caiazza, difensore di Gaetano Papalia - Il mio assistito è stato riconosciuto responsabile solo di un anticipo di cassa, messo a bilancio, per due milioni e mezzo di euro. Non va dimenticato che secondo l'impostazione accusatoria la bancarotta era di oltre 22 milioni di euro».
La società Sais, riconducibile ai Papalia, proprietaria dell'ippodromo Tor di Valle, nel 2008, aveva affittato i terreni alla Ippodromo Tor Di Valle srl, sempre riconducibile alla famiglia, con un contratto ultranovennale La nuova società appena costituita (Ippodromo Tor Di Valle srl) si era fatta carico dei debiti della precedente compagine, 16 milioni di euro, non avrebbe pagato l'Iva dal 2008 al 2011 e, sempre secondo l'accusa, neppure i canoni di locazione alla Sais. Inoltre, in base alle contestazioni, i Papalia avrebbero anche distratto dalle casse della società 5 milioni di euro. A fronte della morosità da parte della srl, destinata alla bancarotta, la Sais avrebbe preteso di rientrare in possesso dei terreni. Un meccanismo che i pm sarebbe stato strumentale. Per il pm Mario Dovinola, i debiti venivano scaricati da una società ad un'altra, per realizzare il progetto di vendere l'area senza gravami ad Eurnova di Luca Parnasi (non coinvolto nell'inchiesta). Così la Ippodromo Tor di Valle srl si sarebbe fatta carico di tutti i debiti, mentre la good company, la Sais, sarebbe risultata priva di passivi e perciò nelle condizioni di vendere senza alcun problema. Scriveva la procura: «Per l'effetto di tali artificiose operazioni gli amministratori della Ippodromo Tor Di Valle srl dolosamente» la conducevano «al fallimento per poi restituire alla Sais il terreno e l'ippodromo libero da gravami». E poi la seconda fase: «il complesso di attività distrattive e dolose dirette a cagionare il fallimento della Ippodromo Tor di Valle è stato realizzato al fine» di restituire «alla Sais spa sia la proprietà che il possesso dell'area e di ogni bene ivi esistente, mettendo quest'ultima in condizione di vendere alla società Eurnova. All'esito di una trattativa iniziata prima del 25 marzo del 2010». Ieri, però, una parte delle accuse non è stata accolta dal Tribunale.
Val.Err.

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Tre anni di pena per Papalia (il Tempo, 10 febbraio 2021)

L'ex amministratore della società Ippodromo Tor di Valle condannato dal Tribunale per bancarotta patrimoniale

VALERIA DI CORRADO


È arrivata ieri la sentenza sulle operazioni finanziarie che hanno preceduto la vendita del terreno - dove un tempo sorgeva l'ippodromo Tor di Valle e dove un giorno dovrebbe sorgere il nuovo stadio della Roma - dalla società Sais spa alla società Eurnova srl. Il Tribunalehacondannatoa3annidi reclusione Gaetano Papalia, il presidente del cda di Ippodromo di Tor di Valle srl, accusato di bancarotta patrimoniale. Gli altri due imputati, Mauro Ciccozzi (liquidatore di Tor di Valle da giugno 2012) e Michele Saggese (amministratore unico di Sais damarzo2012), invece, sono stati assolti con formula piena, «perchè il fatto non sussiste». Nei confronti di Umberto Papalia (fratello di Gaetano e membro del cda di Ippodromo Tor di Valle), deceduto nel corso del processo, è stata dichiarata sentenza di non luogo a procedere. Secondo l'ipotesi accusatoria, Papalia avrebbe messo in atto una «operazione artificiosa» per far rientrare il terreno di Tor di Valle in possesso di Sais «libero da gravami» e pronto per essere venduto al costruttore Luca Parnasi, che lì voleva realizzare lo stadio giallorosso. L'area, pur essendo sempre stata di proprietà di Sais, era infatti vincolata da un contratto d'affitto stipulato nel 2000 con la società Ippodromi& Città srl, nel quale era subentrata nel maggio 2008 la Ippodromo Tor di Valle, che gestiva l'impianto dove si svolgevano le corse dei cavalli. Tale contratto di locazione, in scadenza nel giugno 2016, è stato sciolto anticipatamente con atto di transazione del 14 febbraio 2013. In questo modo la Sais, essendo tornata in possesso dell'area, ha potuto venderla a Eurnova srl, all'esito di una trattativa iniziata molto tempo prima.La stipula del contratto preliminare di vendita del terreno risale infatti al 25 marzo 2010 e quello definitivo al 25 giugno 2013, data in cui la società del gruppo Parnasi lo aveva acquistato al prezzo di 42 milioni di euro. Le rate mensili pagate da Eurnova sono finite nel fallimento di Sais. Tuttavia, secondo la Procura, una quota parte di questi proventi spetterebbero ai creditori di Ippodromi & Città e Ippodromo di Tor di Valle, entrambe fallite. Proprio il fallimento di quest'ultima società sarebbe addebitabile - secondo l'accusa - a due operazioni dolose: l'acquisto del ramo d'azienda «ippodromo di Tor di Valle», che ha portato ad accollarsi debiti pari a 17 milioni e mezzo di euro, e l'omesso pagamento dell'Iva dal 2008 al 2011. Per Gaetano Papalia la procura di Roma aveva chiesto una pena di 5 anni. «Delle iniziali contestazioni è rimasto ben poco. Il mio assistito è stato riconosciuto responsabile solo di un anticipo di cassa, messo a bilancio, per 2,5 milioni di euro», spiega l'avvocato Gian Domenico Caiazza.

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Il dossier sull'impianto rallentato dalla burocrazia e dal Covid ma c'è ancora una speranza per sbloccare l'affare

Nuovo patto per lo stadio (il Tempo, 10 Febbraio 2021)


I Friedkin vogliono spartirsi i costi del progetto con Vitek e gli offrono la parte «business»

FERNANDO M. MAGLIARO


La sintesi finale è che non sarà Virginia Raggi sindaco a chiudere il dossier Stadio della Roma. Nella migliore delle ipotesi sarà il prossimo inquilino di Palazzo Senatorio. Sempre ammesso che i Friedkin vadano avanti nel progetto che, a loro giudizio, presenta molti problemi gran parte dei quali, però, si riproporrebbero anche scegliendo nuove localizzazioni per l'impianto. Per i Friedkin, Tor di Valle si intreccia con una serie di nodi: la cronica lentezza italiana (e romana in particolare) nel fare le cose, le indecisioni politiche, il Covid e i suoi effetti sul futuro, la trattativa con Vitek, gli assetti societari globali, i partner potenziali da trovare per la squadra e per lo Stadio. Il primo punto è quello dei costi generali dell'affare, in particolare quello delle opere pubbliche e degli uffici. L'attuale conformazione del progetto - con sette palazzine - per la parte uffici appaiono poco appetibili sul mercato. Le opere pubbliche sono care e giudicate a rischio efficacia: la cancellazione del Ponte di Traiano e dello «sfioccamento » della metro B non sembrano compensate dalle opere sostitutive: il potenziamento della Roma-Lido e il ponte dei Congressi. Sono fuori dalle competenze della Roma e, anche se non c'è più la contestualità di queste, il rischio è quello di completare il complesso Stadio e rimanere imbottigliati a ogni partita. Inoltre, il costo delle opere pubbliche, 333 milioni in totale, è giudicato elevato. Nell'analisi che i Friedkin stanno conducendo insieme a Stefano Scalera, arrivato a gennaio proprio per seguire in primis il dossier Stadio, i dubbi sono legati alla melassa romana di uffici indolenti, trappole burocratiche, inghippi archeologici, ricorsi pretestuosi. In questa riflessione si inserisce il magnate ceco Radovan Vitek che ha fatto arrivare ai Friedkin una prima offerta: linea di credito garantita per un miliardo, conferimento del complesso nel patrimonio sociale in cambio di un ingresso nelle quote azionarie dell'As Roma. Per i Friedkin non c'è fretta: l'iter burocratico è incagliato fra Regione e Comune e, a settembre scorso, la Roma ha fatto sapere al Comune che ci si sarebbe preso un anno per riflettere. I texani vogliono partner ma non una presenza troppo forte dentro casa, ecco perché per ora c'è il «no grazie» all'offerta iniziale di Vitek che per i primi giorni di marzo dovrebbe chiudere con Parnasi la cessione di terreni e progetto. Piuttosto i Friedkin stanno ragionando su due elementi: ottenere una modifica del progetto e cedere a Vitek l'intera parte commerciale in cambio di un impegno consistente sulle opere pubbliche. Le modifiche su cui si sta studiando potrebbero essere due: cambiare la destinazione d'uso del comparto uffici e trasformare tutto in commerciale. Ipotesi difficilmente percorribile senza azzerare l'iter e ricominciare da capo. Molto più facile, invece, la seconda opzione: cancellare le sette palazzine «orribili » e utilizzare la stessa cubatura in un'unico edificio. Per questo, basterebbe una delibera di Consiglio comunale di integrazione delle precedenti. In entrambi i casi, però, queste modifiche renderebbero molto più appetibile per Vitek accettare l'idea della Roma di cedere al Ceco tutto il «cucuzzaro», tranne la parte sportiva, in cambio diuna copertura dei costi delle opere pubbliche da un 55 a un 70 per cento del valore. La trattativa, però, gestita direttamente da Friedkin e Vitek, entrerà nel vivo solo dopo il closing con Parnasi. Tutto questo, nell'ipotesi di proseguire con Tor di Valle. Le riflessioni contemplano anche la cancellazione dell'intero progetto per ricominciare da zero. In questo caso, la proprietà si orienterebbe solo per la costruzione di uno Stadio senza negozi né uffici rimanendo Tor di Valle un'area papabile. Delle altre che sono circolate - Flaminio, Tor Vergata, Fiumicino, Pietralata - l'unica certezza ad oggi è che i Friedkin hanno scartato per impraticabilità il Flaminio.

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