"Er go de Fiorini"
Ce lo siamo raccontati molte volte, come troppe volte i giovani laziali hanno dovuto sentire raccontare questa storia, qualcuno magari sbuffando, come quando da piccoli il nonno ci raccontava per l'ennesima volta le sue gesta in guerra.
Però, quel gol ha rappresentato davvero tanto nella storia della Lazio. Non ha portato a nessuna vittoria e neanche a nessuna salvezza, perché quel giorno lo sforzo di Giuliano non bastò a salvarci, ma soltanto a rinviare la sofferenza agli spareggi.
Partita nata male e continuata peggio, che non si sbloccava, che non voleva sbloccarsi. A un certo punto non si sapeva più che fare, la disperazione stava per prendere il sopravvento. Ormai non era più questione di tattiche e di schemi, ci voleva una spizzata, una carambola, un qualcosa che producesse l'unico risultato che ci serviva: il gol.
L'azione del gol di Fiorini fu calcisticamente bruttina: tiraccio sbilenco di Podavini, la palla che arriva a Fiorini che fa girare la palla dietro di sè con l'interno destro per poi ritrovarsi davanti al portiere e a quel punto lo anticipa con una puntata. Calcisticamente non fu roba per palati fini, ma chissenefrega, va bene così!
Insomma, ce lo ricordiamo tutti, ce lo abbiamo stampato nella memoria, lo custodiamo come se fosse un trofeo, anche se non è una coppa.
Tempo fa il grande Cragnotti, che tanto lustro ci ha dato, si lamentava del fatto che nessuno ricordava il gol di Nedved che ci ha dato la (finora) unica coppa internazionale, mentre tutti ricordano con "er-go-de-Fiorini".
E' strano, è paradossale, è inconcepibile per certi versi, ma un popolo abituato da sempre alla sofferenza non dimentica chi lo ha aiutato in certi momenti.
Ora Giuliano non c'è più, ma nessuno di noi lo ha dimenticato.
E' una mia idea, personale, sulla quale ci penso sempre.
Che ne pensate di una statua a Formello che raffiguri "
er-go-de-Fiorini"?
OT
ma la pubblicita' della roma e del sito della roma su lazionet?
e' no skerzo ve'?
EOT
non so è roba da vecchi o da nostalgici...
era un altro calcio
stavi per retrocedere in serie C e lo stadio era pieno
ricordo un servizio di Michele Plastino che con la telecamera girava dentro lo stadio a inquadrare gli spalti con sottofondo With or without you
ho sempre detto che per me il calcio è finito il giorno del secondo scudetto: un'emozione così vissuta dentro lo stadio non potrò più riviverla
ma a distanza di tempo, se ricordo il divano su cui ero a seguire teleroma56 e la gioia al gol di Fiorini...beh, non so davvero cosa rappresenti di più l'essenza di essere tifosi della Lazio...
di sicuro non il gol di Nedved: quello è lusso, è roba superflua, è godimento effimero [mi riferisco all'essenza della Lazialità perchè se poi penso a quanto a far rosicare quelli de là con la Coppa delle Coppe e con la Supercoppa europea è un'altra storia]
Io non c'ero, anzi ero nella pancia della mia mamma..
e probabilmente l'ho visto da lì quel gol..
le emozioni che ho provato quando sui maxischermi dell'Olimpico sono passate le immagini di Fiorini e di quel gol
mi fanno pensare questo.
c'è molta della lazialità in quel gol, della sofferenza, della passione della gente che nel momento del bisogno c'è sempre.
e questo se sei della Lazio lo capisci, anche se negli anni bui non c'eri.
Citazione di: polentes il 26 Mag 2011, 11:47
non so è roba da vecchi o da nostalgici...
era un altro calcio
stavi per retrocedere in serie C e lo stadio era pieno
ricordo un servizio di Michele Plastino che con la telecamera girava dentro lo stadio a inquadrare gli spalti con sottofondo With or without you
....con tanto di interruzione della trasmissione per bestemmione lanciato da un fotografo durante l'abbraccio dopo il gol....
...preferisco la telecronaca di Bezzi....
c'ero......prc pttn se c'ero quel giorno sugli spalti......
....e comunque lilmrtccvstr....stavo a lavora' e mo' me so rimesso a rivede' i video e a piagne come allora....
Di quella calda, drammatica giornata vissuta da bambino di dieci anni quale ero, mi ricorderò per sempre:
1) Lo stadio. PIENO, PIENISSIMO. Con il cuore di fiori biancocelesti posizionato tra tevere e nord
2) Il boato al gol. Una cosa inaudita
3) Lo speaker ripetere per gli ultimi cinque minuti "Un medico in Monte Mario"
Ciao Giulia'. E GRAZIE. OVUNQUE TU SIA GRAZIE.
Io sono diventato "ufficialmente" laziale quel giorno e per quel gol.
Prima del calcio non mi fregava nulla, poi ho solidarizzato con un compagno di clesse delle elementari che aveva questa meravigliosa malattia e con lui ho seguito da casa per radio la partita.
Ho rivissuto quei momenti, rivisto quelle facce atterrite 2 volte in una settimana quest'anno:
Sampdoria-Palermo 1-2 e Deportivo La Coruna-Valencia 0-2 con la squadra di casa che doveva fare risultato per salvarsi e non c'è riuscita...le facce distrutte dei tifosi, con la sguardo fisso nel nulla...sono tornato indietro di 25 anni e m'è venuto un groppo sullo stomaco... :(
Ero in tevere con mio padre.
Mi ricordo che non riuscivo a vedere niente.
Avevo 6 anni.
Al gol é venuto giú lo stadio.
Mi sono pure spaventato.
Quando rivedo questo video ho la pelle d'oca dalle piante dei piedi fino in alla cute in testa.
E me vengono le lacrime agli occhi.
Grazie Bomber, non ti dimenticheremo mai!
Che poi, tra l'altro, è stato un gran bel gol! :ssl
Citazione di: jp1900 il 26 Mag 2011, 16:07
Che poi, tra l'altro, è stato un gran bel gol! :ssl
Insomma, jp, 'na puntata di rapina, una robaccia, ma
chissenefrega andava bene pure quello!
Però vorrei ribadire la domanda del topic:
la mettereste una statua di Giuliano a Formello?
(http://www.corrieredellosport.it/images/74/C_3_Media_1016074_immagine_det.jpg)
Ero in curva in direzione del gol...brividi veri, per non parlare degli spareggi a Napoli.
Giuliano sarai per sempre nel mio cuore!
Citazione di: bizio67 il 26 Mag 2011, 16:24
Ero in curva in direzione del gol...brividi veri, per non parlare degli spareggi a Napoli.
Giuliano sarai per sempre nel mio cuore!
Io ero in sud e ed ero lontano.
Vidi un nugolo di giocatori, i fotografi, poi all'improvviso la nord che si alza come uno tsunami e allora mi sono detto "è gol" ed è scoppiata la bolgia.
Poi finiita la partita gente con la radiolina ci dicevano che non eravamo salvi e che dovevamo andare agli spareggi. Ma per tutti bastava, anche se ancora non era finita.
Poi arriva Napoli, Piscedda, Poli e finalmente salvi.
che giornata!, 12 anni avevo. il boato dello stadio e' stata una cosa mai sentita ne prima ne dopo, forse solo al gol di nesta nella finale di coppa italia e al rigore di dabo sempre in coppa italia.
dal bianco!!! maledetto, er portiere de riserva del vicenza ce stava a manda' in serie C limortacci sua
Citazione di: fish_mark il 26 Mag 2011, 16:23
Insomma, jp, 'na puntata di rapina, una robaccia, ma chissenefrega andava bene pure quello!
Però vorrei ribadire la domanda del topic:
la mettereste una statua di Giuliano a Formello?
(http://www.corrieredellosport.it/images/74/C_3_Media_1016074_immagine_det.jpg)
mi basterebbe pure solo una gigantografia con questa foto
ora me la scarico e prima o poi me la faccio incorniciare e la regalo a mio figlio!
guardatela bene: è una foto stupenda
l'entusiasmo sul volto di Fiorini e la tensione atletica dei muscoli...
Da un mese a Milano .
Nuovo ambiente di lavoro . Casa appena trovata . Nuova vita .
Decido di passare il WE fuori , in giro da solo . Rientro domenica sera tardi . Non accendo la televisione . Non telefono a Roma . Vado a dormire .
Lunedi' mattina arrivo in ufficio .
Collega " Uela romano ,vi siete salvati proprio all'ultimo ...." .
Una corsa a comprare il giornale , l'articolo , la foto ed un pensiero a Roma , ai miei amici e fratelli .
Si chiuse cosi' l'anno peggiore della mia vita . Io e la LAZIO eravamo ancora vivi
...............................................e ce lo sgrullavano (cit.)
Citazione di: polentes il 26 Mag 2011, 16:33
mi basterebbe pure solo una gigantografia con questa foto
ora me la scarico e prima o poi me la faccio incorniciare e la regalo a mio figlio!
guardatela bene: è una foto stupenda
l'entusiasmo sul volto di Fiorini e la tensione atletica dei muscoli...
effettivamente è molto bella, ha un sorriso sereno nonosatnte la tensione si tagliava ormai con la motosega. Ricordo il silenzio di piombo che cominciava a gravare sullo stadio qualche minuto prima, quando i minuti passavano, i tiri pure, ma quel portiere non ne voleva sapere.
la foto è scattata quando Giuliano evita il cameramen di Plastino che ce l'ha davanti.
ma voi pensate a quel 1987. chi se lo sarebbe sognato che quella sarebbe stata l'inizio di una cavalcata che ci porto' fino alla coppa italia e scudetto 11-13 anni dopo.
ma nemmeno nei sogni ad occhi aperti
Citazione di: polentes il 26 Mag 2011, 16:33
mi basterebbe pure solo una gigantografia con questa foto
ora me la scarico e prima o poi me la faccio incorniciare e la regalo a mio figlio!
guardatela bene: è una foto stupenda
l'entusiasmo sul volto di Fiorini e la tensione atletica dei muscoli...
e poi sembra un'aquila :))
Tribuna Tevere laterale, lato Curva Nord.
Io e il mio amico Mirko davanti, Papà e Duilio (il padre di Mirko) dietro.
Ce ne eravamo fatte tante di partite insieme io Mirko quell'anno, sempre sul muretto degli Eagles.
Anche la prima in casa, quell'allucinante Lazio-Messina 0-1, gol di Gobbo.
Ci eravamo partiti dal campeggio a Tor San Lorenzo con la corriera, un viaggio.
Quella volta però c'era la dinastia al completo e quindi si stava un po' più comodi in Tribuna.
Mica tanto poi visto che era piena come un uovo, altro che posti numerati!
La partita iniziava alle 16:00 perchè una volta era così.
D'inverno alle 14:30, d'estate alle 16:00.
E basta.
All'entrata delle squadre in campo la prima scossa al cuore, il primo groppo in gola.
Lo stadio che è uno scintillio di sciarpe e biandiere con "Un amore così grande" in sottofondo.
Un grande cuore biancoceleste fatto di ortensie viene portato sotto la Nord, all'intersezione con la Tribuna Tevere, dove eravamo noi.
Prima l'emozione, poi la scaramanzia del tifoso: "Ahò, ma sembra un cuscino funebre"!
Il tutto senza mani.
La partita comincia e l'approccio inziale, sull'onda del fomento, è del tipo "chi lo segna il primo gol"?
Il Vicenza praticamente non esiste in campo, almeno per 10 undicesimi.
Quell'unico che sfugge al disegno divino però e proprio il portiere, Dal Bianco.
Para pure gli atomi di carbonio e ad ogni parata toglie sicurezza ai giocatori e anoi sugli spalti.
L'approccio pian piano diventa "e famolo sto gol", uno maledetto e subito.
Ma niente.
In particolare è Mandelli che si diverte a prendere la mira sul portiere e quando invece si riesce ad indirizzare agli angoli sto fio de.... insomma para proprio tutto.
Finisce il primo tempo.
La squadra esce tra gli applausi, ma le mani tremano mentre battono.
L'intervallo passa cercando di pensare positivo.
Il Vicenza in campo non c'è, siamo tutti consapevoli che basterebbe un solo gol per vincere.
E facciamo finta di credere che arriverà.
Ogni tanto, durante la partita e nell'intervallo, mi giro verso Papà.
Uno sguardo ai suoi occhi biancocelesti per avere un segno.
La faccia è tirata ma lo sguardo è sereno.
Troppe ne ha passate Papà, per cose serie.
Una valvola mitralica artificiale che ti fa ticchettare il petto come una sveglia.
Due operazioni a cuore aperto quando per questo tipo di intervento non ti sedavano solamente ma ti ibernavano.
E per risvegliarti ti mettevano su delle piastre che ti "scioglievano"... e ti scottavano le chiappe.
Per due volte i dottori hanno consegnato la fede di mio padre a mia madre, e per due volte lei gliel'ha rimessa al dito.
Queste so' caxxate pe' te Papà, lo so'.
Ecco perchè gli occhi restano sereni... o forse no, forse quegli occhi che hanno visto la morte in faccia vedono più lontano e già sanno come andrà a finire?
La partita ricomincia ed i ragazzi hanno un sussulto che sembra riprendere il primo tempo.
Ma Dal bianco è sempre lì, possino ammazzallo, vigile.
Dopo la fiammata inziale squadra inizia a disunirsi, a fare confusione.
E pure noi.
Ci guardiamo in faccia e ci chiediamo quanto sarà forte il Frosinone.
E' solo per allentare la tensione perchè sappiamo benissimo che la retrocessione significherebbe il fallimento, totale.
Altro che Lodi Petrucci e inciuci alla Napoli Soccer.
Mancano sette minuti.
Quando Podavini riceve l'ennesimo passaggio in orizzontale tutti gli chiediamo di tirare, di buttarla in mezzo, di fare qualcosa.
Lui ci mette 20 minuti per alzare la testa, guardare la porta, riabbassare la testa e far partire uno straccio bagnato che a malapena si stacca dal piede.
Dalla Tevere Giuliano neanche lo vediamo, nascosto tra i difensori.
Ma neanche loro lo vedono.
Sembra uscire da una botola.
Sono sempre più convinto che qualcuno lassù abbia fermato il tempo per spostarlo al posto giusto e al momento giusto.
Come faceva mio fratello di nascosto quando giocavamo a Subbuteo.
La palla di Podavini sparisce e riappare nella rete.
Neanche urliamo "goool".
Urliamo e basta, di terrore, come se avessimo visto la morte in faccia... per aver visto la morte in faccia.
Urlo, piango, bacio Mirko, lui bacia me (praticamente siamo fidanzati), urlo ancora e mi inginocchio.
Mentre lo faccio giro lo sguardo verso Papà.
Gli occhi non sono cambiati di una virgola ma stavolta il viso è luminoso come i suoi occhi e la sua manona callosa mi sta accarenzando la testa.
Quei sette minuti sono stati più lunghi di tutti questi anni che sono passati dopo.
Ricordo vagamente un contropiede di Mandelli, precato.
Ma lo sapevamo tutti che il bonifico del destino era arrivato, e dovevamo farcelo bastare, per un po'.
Gli altoparlanti gridano non so quante volte "Un medico in Tribuna Monte Mario".
Mia madre a casa ascolta e sa solo che noi eravamo in tribuna, ma non sapeva quale.
E non c'erano cellulari.
Ha dovuto aspettare quasi due ore per sapere che quel medico non era per Papà.
Poi abbiamo vinto tutto lo so.
I gol li segnavano Veron, Nedved e Vieri.
E ci alzavi le coppe con quei gol.
Ma quello di Giuliano è stato il primo gol della Lazio di Cragnotti.
E la manona callosa di Papà ancora me la sento scorrere sulla nuca... leggera e viva... come la MIA Lazio di quel giorno... come Giuliano quel giorno... come Papà quel giorno.
Sticaxxi delle coppe....
Citazione di: Svennis il 26 Mag 2011, 16:49
e poi sembra un'aquila :))
io vorrei fare una richiesta alla SS Lazio se il prossimo anno, anche solo per una partita di coppa italia si possa giocare con una versione vintage di quella maglia, sarebbe fantastico. o magari anche quella del '74, una cosa emozionante.
C'ero.
Distinti sud-ovest.
Fu la rinascita.
Ragazzi il gol di Fiorini é piú di un semplice gol.
L'emozione nel rivederlo é piú di una semplice emozione.
Se chiudo gli occhi vedo i flash di quella giornata allo stadio, il calore, l'affetto, le bandiere..
Maumarta prima ha scritto una cosa bellissima: "A fine primo tempo le mani applaudivano ma mentre lo facevano tremavano".
Quel gol i tremori ce l´ha tolti.
Ogni volta che lo rivedo mi sento sollevato, come se rivivessi il baratro della serie C a distanza di anni e senza motivo.
Grazie Bomber Fiorini, non ti dimenticheremo mai!
Sempre Forza Lazio!
:band5:
Il gol di Fiorni l'ho visto e rivisto 1000 volte, attraverso il racconto di Maumarta, una volta ancora.
Ed e' come certi film che guardi e rivedi -la pellicola ormai consumata- sai come va a finire ma e' come se fosse la prima volta che lo vedi.
E ti scopri con gli occhi umidi. Proprio come in questo momento.
Maledetta allergia
Citazione di: mea vitali il 26 Mag 2011, 14:54
Io non c'ero, anzi ero nella pancia della mia mamma..
e probabilmente l'ho visto da lì quel gol..
le emozioni che ho provato quando sui maxischermi dell'Olimpico sono passate le immagini di Fiorini e di quel gol
mi fanno pensare questo.
c'è molta della lazialità in quel gol, della sofferenza, della passione della gente che nel momento del bisogno c'è sempre.
e questo se sei della Lazio lo capisci, anche se negli anni bui non c'eri.
T'ha detto un culo bestiale.
Quello che scrive Maumarta e altri sono solo spicchi di quello che fu quella giornata, quei giorni. Quegli anni.
Chi non c'era non puo capire cosa fu essere un ragazzo, ragazzino, adolescente della Lazio, in quegli anni.
A 17 anni la Lazio é una delle cose più importantio della vita. E a "9 minuti più recupero" stavamo perdendo tutto. Tutto.
Non ci sarebbe stata più la Lazio.
Sarebbe finita li', quel giorno.
E invece no. C'ha detto culo a noi.
Ma era un inferno.
Altro che Vignaroli...
Vignaroli? Na passeggiata.
Pensa che io mi gasavo come un riccio per gli acquisti di Citterio e Zucchini....
Citazione di: maumarta il 26 Mag 2011, 16:51
Tribuna Tevere laterale, lato Curva Nord.
Io e il mio amico Mirko davanti, Papà e Duilio (il padre di Mirko) dietro.
Ce ne eravamo fatte tante di partite insieme io Mirko quell'anno, sempre sul muretto degli Eagles.
Anche la prima in casa, quell'allucinante Lazio-Messina 0-1, gol di Gobbo.
Ci eravamo partiti dal campeggio a Tor San Lorenzo con la corriera, un viaggio.
Quella volta però c'era la dinastia al completo e quindi si stava un po' più comodi in Tribuna.
Mica tanto poi visto che era piena come un uovo, altro che posti numerati!
La partita iniziava alle 16:00 perchè una volta era così.
D'inverno alle 14:30, d'estate alle 16:00.
E basta.
All'entrata delle squadre in campo la prima scossa al cuore, il primo groppo in gola.
Lo stadio che è uno scintillio di sciarpe e biandiere con "Un amore così grande" in sottofondo.
Un grande cuore biancoceleste fatto di ortensie viene portato sotto la Nord, all'intersezione con la Tribuna Tevere, dove eravamo noi.
Prima l'emozione, poi la scaramanzia del tifoso: "Ahò, ma sembra un cuscino funebre"!
Il tutto senza mani.
La partita comincia e l'approccio inziale, sull'onda del fomento, è del tipo "chi lo segna il primo gol"?
Il Vicenza praticamente non esiste in campo, almeno per 10 undicesimi.
Quell'unico che sfugge al disegno divino però e proprio il portiere, Dal Bianco.
Para pure gli atomi di carbonio e ad ogni parata toglie sicurezza ai giocatori e anoi sugli spalti.
L'approccio pian piano diventa "e famolo sto gol", uno maledetto e subito.
Ma niente.
In particolare è Mandelli che si diverte a prendere la mira sul portiere e quando invece si riesce ad indirizzare agli angoli sto fio de.... insomma para proprio tutto.
Finisce il primo tempo.
La squadra esce tra gli applausi, ma le mani tremano mentre battono.
L'intervallo passa cercando di pensare positivo.
Il Vicenza in campo non c'è, siamo tutti consapevoli che basterebbe un solo gol per vincere.
E facciamo finta di credere che arriverà.
Ogni tanto, durante la partita e nell'intervallo, mi giro verso Papà.
Uno sguardo ai suoi occhi biancocelesti per avere un segno.
La faccia è tirata ma lo sguardo è sereno.
Troppe ne ha passate Papà, per cose serie.
Una valvola mitralica artificiale che ti fa ticchettare il petto come una sveglia.
Due operazioni a cuore aperto quando per questo tipo di intervento non ti sedavano solamente ma ti ibernavano.
E per risvegliarti ti mettevano su delle piastre che ti "scioglievano"... e ti scottavano le chiappe.
Per due volte i dottori hanno consegnato la fede di mio padre a mia madre, e per due volte lei gliel'ha rimessa al dito.
Queste so' caxxate pe' te Papà, lo so'.
Ecco perchè gli occhi restano sereni... o forse no, forse quegli occhi che hanno visto la morte in faccia vedono più lontano e già sanno come andrà a finire?
La partita ricomincia ed i ragazzi hanno un sussulto che sembra riprendere il primo tempo.
Ma Dal bianco è sempre lì, possino ammazzallo, vigile.
Dopo la fiammata inziale squadra inizia a disunirsi, a fare confusione.
E pure noi.
Ci guardiamo in faccia e ci chiediamo quanto sarà forte il Frosinone.
E' solo per allentare la tensione perchè sappiamo benissimo che la retrocessione significherebbe il fallimento, totale.
Altro che Lodi Petrucci e inciuci alla Napoli Soccer.
Mancano sette minuti.
Quando Podavini riceve l'ennesimo passaggio in orizzontale tutti gli chiediamo di tirare, di buttarla in mezzo, di fare qualcosa.
Lui ci mette 20 minuti per alzare la testa, guardare la porta, riabbassare la testa e far partire uno straccio bagnato che a malapena si stacca dal piede.
Dalla Tevere Giuliano neanche lo vediamo, nascosto tra i difensori.
Ma neanche loro lo vedono.
Sembra uscire da una botola.
Sono sempre più convinto che qualcuno lassù abbia fermato il tempo per spostarlo al posto giusto e al momento giusto.
Come faceva mio fratello di nascosto quando giocavamo a Subbuteo.
La palla di Podavini sparisce e riappare nella rete.
Neanche urliamo "goool".
Urliamo e basta, di terrore, come se avessimo visto la morte in faccia... per aver visto la morte in faccia.
Urlo, piango, bacio Mirko, lui bacia me (praticamente siamo fidanzati), urlo ancora e mi inginocchio.
Mentre lo faccio giro lo sguardo verso Papà.
Gli occhi non sono cambiati di una virgola ma stavolta il viso è luminoso come i suoi occhi e la sua manona callosa mi sta accarenzando la testa.
Quei sette minuti sono stati più lunghi di tutti questi anni che sono passati dopo.
Ricordo vagamente un contropiede di Mandelli, precato.
Ma lo sapevamo tutti che il bonifico del destino era arrivato, e dovevamo farcelo bastare, per un po'.
Gli altoparlanti gridano non so quante volte "Un medico in Tribuna Monte Mario".
Mia madre a casa ascolta e sa solo che noi eravamo in tribuna, ma non sapeva quale.
E non c'erano cellulari.
Ha dovuto aspettare quasi due ore per sapere che quel medico non era per Papà.
Poi abbiamo vinto tutto lo so.
I gol li segnavano Veron, Nedved e Vieri.
E ci alzavi le coppe con quei gol.
Ma quello di Giuliano è stato il primo gol della Lazio di Cragnotti.
E la manona callosa di Papà ancora me la sento scorrere sulla nuca... leggera e viva... come la MIA Lazio di quel giorno... come Giuliano quel giorno... come Papà quel giorno.
Sticaxxi delle coppe....
m'hai fatto commove n'altro pò....
Che poi, povero Mandelli, lui alto un metro e uno sputo, vagli a raccontare come ha staccato da terra manco fosse Kalle Ridle, rimanendo per aria un tempo infinito a Napoli che pure lui c'ha preso per i capelli e ckha fatto vivere
Citazione di: Svennis il 26 Mag 2011, 17:17
Ragazzi il gol di Fiorini é piú di un semplice gol.
L'emozione nel rivederlo é piú di una semplice emozione.
Se chiudo gli occhi vedo i flash di quella giornata allo stadio, il calore, l'affetto, le bandiere..
Maumarta prima ha scritto una cosa bellissima: "A fine primo tempo le mani applaudivano ma mentre lo facevano tremavano".
Quel gol i tremori ce l´ha tolti.
Ogni volta che lo rivedo mi sento sollevato, come se rivivessi il baratro della serie C a distanza di anni e senza motivo.
Grazie Bomber Fiorini, non ti dimenticheremo mai!
Sempre Forza Lazio!
:band5:
vai a cagare, m'hai fatto piagne come un ragazzino
Citazione di: italicbold il 26 Mag 2011, 17:46
T'ha detto un culo bestiale.
Quello che scrive Maumarta e altri sono solo spicchi di quello che fu quella giornata, quei giorni. Quegli anni.
Chi non c'era non puo capire cosa fu essere un ragazzo, ragazzino, adolescente della Lazio, in quegli anni.
A 17 anni la Lazio é una delle cose più importantio della vita. E a "9 minuti più recupero" stavamo perdendo tutto. Tutto.
Non ci sarebbe stata più la Lazio.
Sarebbe finita li', quel giorno.
E invece no. C'ha detto culo a noi.
Ma era un inferno.
Altro che Vignaroli...
100%
ce dovevi ave' 2 palle grosse cosi' per essere un ragazzino della Lazio. a voi giovanissimi v'ha detto un gran culo
Citazione di: Pomata il 26 Mag 2011, 17:53
vai a cagare, m'hai fatto piagne come un ragazzino
io me so fatto un piantarello co la mi regazza (finnica) che dorme sul divano :DD
Quel giorno, a Coneglano, mi ricordo ancora davanti al mio stereo della Technics: avevo messo su una cassetta per registrare tutto il calcio minuto per minuto. Con me ckera una ragazza;b non capiva.
Al gol ho schiacciato come ub forsennato i tasti del registratore: stop? Record? Mah!
Alla fine non capivo più niente.
Qualche anno dopo quella ragazza e'diventata mia moglie. Il celeste dei suoi occhi e' quello della mia Lazio. Quel colore e' neglio occhi di mio figlio, aquilotto ormai aquila. Maumarta sa di cosa parlo. E non ho più fazzoletti uffa.
Citazione di: italicbold il 26 Mag 2011, 17:46
T'ha detto un culo bestiale.
Quello che scrive Maumarta e altri sono solo spicchi di quello che fu quella giornata, quei giorni. Quegli anni.
Chi non c'era non puo capire cosa fu essere un ragazzo, ragazzino, adolescente della Lazio, in quegli anni.
A 17 anni la Lazio é una delle cose più importantio della vita. E a "9 minuti più recupero" stavamo perdendo tutto. Tutto.
Non ci sarebbe stata più la Lazio.
Sarebbe finita li', quel giorno.
E invece no. C'ha detto culo a noi.
Ma era un inferno.
Altro che Vignaroli...
troppe volte ho sentito queste cose da mio padre e da mio fratello.. :)
"eh ma tu che ne sai della serie b" "Delle partite con la sambenedettese ecc ecc"
si lo so.sono di una generazione fortunata.
a 6 anni ero in tribuna monte mario quando la Lazio tornò nelle coppe europee dopo ben 16 anni..
a quasi 13 ero campione d'Italia.
nonostante questo a scuola sempre 2-3 della Lazio eravamo, sempre troppi bruchi in giro per la città
è giusto comunque conoscere la storia, che tante volte a me sembra, sfuggire piuttosto a quelli che l'hanno vissuta
Forza Lazio
Citazione di: mea vitali il 26 Mag 2011, 18:54
troppe volte ho sentito queste cose da mio padre e da mio fratello.. :)
"eh ma tu che ne sai della serie b" "Delle partite con la sambenedettese ecc ecc"
In un certo senso hanno ragione.
L'importante é che non diventi neanche una medaglia aver vissuto quegli anni.
Chi era un ragazzo/ino in quegli anni non ha meriti speciali. E' cosi' e basta.
E non significa neanche voler accontentarsi di una Lazio senza aspirazioni.
Anzi, é la voglia di dire
mai più come allora.
E' cosi, fu cosi'.
Quel gol é importante, fu storico, Giuliano Fiorini é sempre nel mio e nei nostri cuori.
ma non rivivrei quei periodi per niente al mondo.
sono d'accordo, quegli anni devono servire da monito.
però spesso noto che proprio le persone meno "viziate" come noi giovani
sembrano più obiettivi sull'attuale realtà e sulle reali possibilità di oggi della Lazio.
come se noi avessimo vissuto quegli anni.
Citazione di: mea vitali il 26 Mag 2011, 19:38
sono d'accordo, quegli anni devono servire da monito.
però spesso noto che proprio le persone meno "viziate" come noi giovani
sembrano più obiettivi sull'attuale realtà e sulle reali possibilità di oggi della Lazio.
come se noi avessimo vissuto quegli anni.
*più viziate :)
Citazione di: italicbold il 26 Mag 2011, 19:10
In un certo senso hanno ragione.
L'importante é che non diventi neanche una medaglia aver vissuto quegli anni.
Chi era un ragazzo/ino in quegli anni non ha meriti speciali. E' cosi' e basta.
E non significa neanche voler accontentarsi di una Lazio senza aspirazioni.
Anzi, é la voglia di dire mai più come allora.
E' cosi, fu cosi'.
Quel gol é importante, fu storico, Giuliano Fiorini é sempre nel mio e nei nostri cuori.
ma non rivivrei quei periodi per niente al mondo.
secondo me invece ha il merito di aver scelto la Lazio piuttosto che le merdx a 6-7 anni (almeno io che vengo da famiglia semi-juventina).
te parlo del 1981-82 la fine delle squalifiche di giordano, manfredonia e cacciatori sembravano la fine dei problemi
poi i mondiali come uno dei miei primi ricordi calcistici, bruno conti che fece diventare romanisti tanti bambini, poi lo scudetto nell'83 e noi in serie B, insomma te ce dovevi proprio mette de buzzo buono pe diventa' Laziale
Citazione di: fish_mark il 26 Mag 2011, 16:23
Insomma, jp, 'na puntata di rapina, una robaccia, ma chissenefrega andava bene pure quello!
Però vorrei ribadire la domanda del topic:
la mettereste una statua di Giuliano a Formello?
(http://www.corrieredellosport.it/images/74/C_3_Media_1016074_immagine_det.jpg)
1) L'ho rivisto per essere sicuro:si libera con il tacco, si gira e la butta dentro di punta. Secondo me è bellissimo!
2) La statua non è "da Lazio", ma intitolargli qualcosa (un campo, una via, un edificio del centro sportivo) sicuramente si.
Io ero davvero piccolo, non leggevo i giornali, sapevo solo che era una partita decisiva per la sopravvivenza della Lazio. La sentii per radio chiuso in camera e da metà secondo tempo le lacrime di rabbia cominciarono ad uscire dai miei occhi. Poi quel goal, il boato alla radio, altre lacrime mentre saltavo ovunque distruggendo la mia camera. Quel giorno capii che non ero un tifoso di calcio come gli altri, ero Laziale e nella buona o cattiva sorte lo sarei stato per tutta la mia vita. Grazie ancora Giuliano.
(m'è bastato ripensacce per famme uscì qualche lacrima. Non so normale...) :band1:
Citazione di: Pomata il 26 Mag 2011, 19:56
secondo me invece ha il merito di aver scelto la Lazio piuttosto che le merdx a 6-7 anni (almeno io che vengo da famiglia semi-juventina).
te parlo del 1981-82 la fine delle squalifiche di giordano, manfredonia e cacciatori sembravano la fine dei problemi
poi i mondiali come uno dei miei primi ricordi calcistici, bruno conti che fece diventare romanisti tanti bambini, poi lo scudetto nell'83 e noi in serie B, insomma te ce dovevi proprio mette de buzzo buono pe diventa' Laziale
Per questo io penso che i laziali tra i 35 e i 45 anni so fatti de eternit.
A noi ce rimbalza tutto. Potremmo andà a Fukushima e spegne i reattori co una bandiera comprata allo stadio olimpico prima di un Lazio-Cremonese oppure con un abbonamento originale autentico della stagione 1984/85.
Oppure con una copia di lazialità con la foto dello striscione "Siete Impagabili" mostrato da Chinaglia allo stadio prima di un piovoso Lazio-Inter. O con l'autografo di Dario Sanguin.
Siamo tifosi relativi, abbiamo gli anticorpi con i controcazzi.
Io non so se gli farei una statua a Giuliano Fiorini, quel gol non fu un trionfo, né una grande vittoria. In fondo le statue, anche nella vita reale si fanno a chi vince le guerre. E noi quel giorno non vincemmo una guerra. Sopravvivemmo.
Quel gol, Giuliano, non sono una storia da bloccare con un calco di bronzo, sono una storia da raccontare. Da non dimenticare, da ripetere fino a una noia che non ci sarà mai, perché ogni volta riaffiorano dettagli, sensazioni, umori che risalgono in superficie.
Giuliano Fiorini é vivo nel racconto di Maumarta. Nei nostri racconti.
Io ricordo una cosa molto laziale di quei giorni. La settimana precedente la Lazio gioco' a Pisa, dove perse malamente.
Il giornale distribuito all'Arena Garibaldi ai tifosi piasani recava come titolo "O Lazio o morte".
Michele Plastino (quello vero non l'ectoplasma di oggi) lo porto' a gol di notte e lo commento' in maniera serena.
La settimana successiva, noi che veramente eravamo a mezzo millimetro dalla morte sportiva, leggemmo sul giornale distribuito allo stadio "O Vicenza o vita".
Questa era la Lazio. Questa é la Lazio.
Per una serie di ragioni non ci andai, ricordo quel pomeriggio a tormentare tra le mani la radiolina (Dimensione suono? chissà), l'angoscia per il risultato che non si sbloccava, le lacrime di gioia alla fine. Con un confratello laziale ancora oggi ci rinfacciamo a vicenda 'ce potevamo esse annati'. La più grande gioia, e non c'è coppa che tenga. Quanto alla proposta della statua no, non credo che il bomber gradirebbe, schivo e riservato com'era. E' meglio che quel gesto atletico, quella partita epica rimangano nel cuore e nei ricordi della gente laziale e rivivano di tanto in tanto, come in questo topic. Per ricordare Fiorini è più appropriato un sorriso di gratitudine, ripensando a quel giorno che la Lazio si salvò.
Citazione di: italicbold il 27 Mag 2011, 06:40
Io non so se gli farei una statua a Giuliano Fiorini, quel gol non fu un trionfo, né una grande vittoria. In fondo le statue, anche nella vita reale si fanno a chi vince le guerre. E noi quel giorno non vincemmo una guerra. Sopravvivemmo.
Quel gol, Giuliano, non sono una storia da bloccare con un calco di bronzo, sono una storia da raccontare. Da non dimenticare, da ripetere fino a una noia che non ci sarà mai, perché ogni volta riaffiorano dettagli, sensazioni, umori che risalgono in superficie.
Giuliano Fiorini é vivo nel racconto di Maumarta. Nei nostri racconti.
Concordo con il resto, caro Italibold che non sei altro. Io come te - coetaneo, più o meno - di quest'epoca dove qualcuno "ci ha privato daaalazzialità" me ne sbatto fragorosamente: come laziale, ho uno stomaco che è una betoniera. Ne ho digerite tante, ma tante, che questa è robetta. Non mi indigno per aver visto Keller e Artipoli dopo essermi gustato Stam e Veron. Sono cresciuto a pane e cipolla, per cui un po' di mortazza la gradisco, anche dopo quattro portate di aragoste.
in ogni caso, nel mio immaginario di laziale, FIorini non è quello che ci ha fatto vincere niente, ma è l'equivalente di Hendrick il coraggioso, il bambino olandese che mise un dito nella diga dove c'era un piccolo buco e con questo atto di eroismo salvò un intero paese. La statua sarebbe un gesto di eterno ringraziamento.
E' vero non deve essere una medaglia aver vissuto quegli anni, però era difficile.
Era difficile tifare Lazio in un momento in cui la città si dipingeva di colori osceni, in cui perdevi in continuazione, in cui sembravi un alieno. Intorno a te giravano tronfi i xxxxisti e i gobbi e tu quasi non esistevi.
C'era una Lazio che riaffiorava e poi risprofondava.
Non è una medaglia aver vissuto quegli anni, ma rivendico la scelta fatta da ragazzino in uno dei momenti più oscuri della nostra squadra.
Sono d'accordo con Italic però....io non ci voglio tornare a quegli anni.
....certo pure l'estate 2004 e 2006 nn sono state male.....
Citazione di: italicbold il 27 Mag 2011, 06:40
...
Io ricordo una cosa molto laziale di quei giorni. La settimana precedente la Lazio gioco' a Pisa, dove perse malamente.
Il giornale distribuito all'Arena Garibaldi ai tifosi piasani recava come titolo "O Lazio o morte".
Michele Plastino (quello vero non l'ectoplasma di oggi) lo porto' a gol di notte e lo commento' in maniera serena.
La settimana successiva, noi che veramente eravamo a mezzo millimetro dalla morte sportiva, leggemmo sul giornale distribuito allo stadio "O Vicenza o vita".
Questa era la Lazio. Questa é la Lazio.
Mi ricordo bene l'episodio.
Il Pisa stava andando in Serie A.
Vincendo quella partita avrebbe avuto la possibilità di andarci direttamente, senza spareggi.
Guardando la classifica sembrava una partita segnata comunque... ma c'erano quei nove punti da aggiungere.
La Lazio era la mina vagante di quella stagione perchè nonostante la sua classifica reale per buona parte della stagione aveva avuto un ruolino da promozione.
Tanto per fare un esempio le tre promosse (Pescara, Pisa e Cesena) avevano tutte perso all'Olimpico senza segnare nemmeno un gol (3-0, 1-0, 1-0).
Però nella seconda metà del ritorno ci fu il crollo, soprattutto psicologico.
Non ci sarebbe stato bisogno di tutta la cagnara messa su da Anconetani per vincere quella partita, finita 3-0, senza storia.
L'idea del "O Vicenza o vita" venne a Gianni Elsner, proprio durante "Gol di notte".
Anche la "colonna sonora" di "Un amore così grande" venne a Gianni proprio per rimarcare che la nostra era una mobilitazione per la vita, di amore per la nostra Lazio, non di odio verso chi avevamo di fronte che sarebbero stati condannati dalla nostra vittoria.
Mors tua vita mia insomma, ma non con odio, con disperazione.
Infatti ancora oggi non odio il Vicenza, quel Vicenza, non odio nemmeno Dal Bianco (che per inciso era il portiere di riserva).
Ma forse perchè è andato tutto bene.
Mi sta un tantinello sulle palle il Taranto e De Vitis però...
Concludendo non penso di peccare di superbia quando dico ch quella generazione di Laziali non potrà mai essere uguale alle altre, a quelle seguenti.
I solchi lasciati nel cuore da quella adolescenza biancoceleste sono stati solo in parte cicatrizzati da Cragnotti.
Le vittorie degli anni 90 le abbiamo vissute con leggerezza, con gli stessi occhi sereni che aveva mio padre quel giorno.
Perchè quegli occhi si erano gonfiati troppe volte in passato.
Solo il 14 maggio 2000, forse anche per come è venuto, mi da una emozione simile al gol di Fiorini.
Perchè l'ho vissuta più che come una vittoria come un risarcimento, un bagno purificatore per spurgare tutte le umiliazioni subite.
Quel giorno di 11 anni fa però non riuscivo a smettere piangere.
Perchè la manona callosa di Papà la senti ancora, i suoi occhi li ho cercati... ma non c'erano più.
Anche queste cose sono decisive per vivere in maniera diversa i fatti.
PS: piccolo inciso. Il Vicenza di quel periodo non si chiamava più Lanerossi Vicenza.
Era Vicenza e basta ed infatti giocava con la divisa completamente rossa.
Solo dopo qualche anno ripristinò la vecchia ragione sociale e la vecchia divisa.
Citazione di: DaMilano il 27 Mag 2011, 09:56
E' vero non deve essere una medaglia aver vissuto quegli anni, però era difficile.
Era difficile tifare Lazio in un momento in cui la città si dipingeva di colori osceni, in cui perdevi in continuazione, in cui sembravi un alieno. Intorno a te giravano tronfi i xxxxisti e i gobbi e tu quasi non esistevi.
C'era una Lazio che riaffiorava e poi risprofondava.
Non è una medaglia aver vissuto quegli anni, ma rivendico la scelta fatta da ragazzino in uno dei momenti più oscuri della nostra squadra.
Sono d'accordo con Italic però....io non ci voglio tornare a quegli anni.
....certo pure l'estate 2004 e 2006 nn sono state male.....
Medaglia no, ma onore al merito si...solo per fare un esempio a scuola era veramente dura, comunque sempre fiero ed orgoglioso...che ne sanno i ragazzetti di oggi delle trasferte negli stadi più brutti d'Italia...
C'ero quel giorno. In Tevere.
L'olimpico era una bolgia, poche volte l'avrei rivisto così. Poi il gol di Giuliano, un boato terrificante.
Avevo 13 anni, fu la prima volta che piansi allo stadio, e non mi chiesi neanche il perché. Capii che essere della Lazio significava essere così. E a me piaceva.
Qualche anno più tardi la Lazio gioca per la prima volta in Champions e affronta il Leverkusen in trasferta.
La musica in sottofondo mentre la telecamera passa in rassegna i giocatori. Ed io di nuovo in lacrime che penso: << questo è il risarcimento per tutto quello che ho passato>>, lo pensai solo quella sera, fu per me una sorta di nemesi. E' vero che i laziali tra i 35 e i 45 sono fatti di eternit, cazzo se è vero!!!
un gol alla Salas.
Io quel giorno ero sicuro di vincere. Fino all'ultimo. Quella è stata lunica volta in cui sono stato sicuro di un risultato fino alla fine, non mi è più ricapitato; ho sofferto molto di più durante gli spareggi; lì la paura mi era venuta sul serio.
Citazione di: italicbold il 27 Mag 2011, 06:40
Per questo io penso che i laziali tra i 35 e i 45 anni so fatti de eternit.
A noi ce rimbalza tutto. Potremmo andà a Fukushima e spegne i reattori co una bandiera comprata allo stadio olimpico prima di un Lazio-Cremonese oppure con un abbonamento originale autentico della stagione 1984/85.
Oppure con una copia di lazialità con la foto dello striscione "Siete Impagabili" mostrato da Chinaglia allo stadio prima di un piovoso Lazio-Inter. O con l'autografo di Dario Sanguin.
Siamo tifosi relativi, abbiamo gli anticorpi con i controcazzi.
Io non so se gli farei una statua a Giuliano Fiorini, quel gol non fu un trionfo, né una grande vittoria. In fondo le statue, anche nella vita reale si fanno a chi vince le guerre. E noi quel giorno non vincemmo una guerra. Sopravvivemmo.
Quel gol, Giuliano, non sono una storia da bloccare con un calco di bronzo, sono una storia da raccontare. Da non dimenticare, da ripetere fino a una noia che non ci sarà mai, perché ogni volta riaffiorano dettagli, sensazioni, umori che risalgono in superficie.
Giuliano Fiorini é vivo nel racconto di Maumarta. Nei nostri racconti.
Io ricordo una cosa molto laziale di quei giorni. La settimana precedente la Lazio gioco' a Pisa, dove perse malamente.
Il giornale distribuito all'Arena Garibaldi ai tifosi piasani recava come titolo "O Lazio o morte".
Michele Plastino (quello vero non l'ectoplasma di oggi) lo porto' a gol di notte e lo commento' in maniera serena.
La settimana successiva, noi che veramente eravamo a mezzo millimetro dalla morte sportiva, leggemmo sul giornale distribuito allo stadio "O Vicenza o vita".
Questa era la Lazio. Questa é la Lazio.
:rotflol:
Citazione di: maumarta il 27 Mag 2011, 10:05
Mi ricordo bene l'episodio.
Il Pisa stava andando in Serie A.
Vincendo quella partita avrebbe avuto la possibilità di andarci direttamente, senza spareggi.
Guardando la classifica sembrava una partita segnata comunque... ma c'erano quei nove punti da aggiungere.
La Lazio era la mina vagante di quella stagione perchè nonostante la sua classifica reale per buona parte della stagione aveva avuto un ruolino da promozione.
Tanto per fare un esempio le tre promosse (Pescara, Pisa e Cesena) avevano tutte perso all'Olimpico senza segnare nemmeno un gol (3-0, 1-0, 1-0).
Però nella seconda metà del ritorno ci fu il crollo, soprattutto psicologico.
Non ci sarebbe stato bisogno di tutta la cagnara messa su da Anconetani per vincere quella partita, finita 3-0, senza storia.
L'idea del "O Vicenza o vita" venne a Gianni Elsner, proprio durante "Gol di notte".
Anche la "colonna sonora" di "Un amore così grande" venne a Gianni proprio per rimarcare che la nostra era una mobilitazione per la vita, di amore per la nostra Lazio, non di odio verso chi avevamo di fronte che sarebbero stati condannati dalla nostra vittoria.
Mors tua vita mia insomma, ma non con odio, con disperazione.
Infatti ancora oggi non odio il Vicenza, quel Vicenza, non odio nemmeno Dal Bianco (che per inciso era il portiere di riserva).
Ma forse perchè è andato tutto bene.
Mi sta un tantinello sulle palle il Taranto e De Vitis però...
Concludendo non penso di peccare di superbia quando dico ch quella generazione di Laziali non potrà mai essere uguale alle altre, a quelle seguenti.
I solchi lasciati nel cuore da quella adolescenza biancoceleste sono stati solo in parte cicatrizzati da Cragnotti.
Le vittorie degli anni 90 le abbiamo vissute con leggerezza, con gli stessi occhi sereni che aveva mio padre quel giorno.
Perchè quegli occhi si erano gonfiati troppe volte in passato.
Solo il 14 maggio 2000, forse anche per come è venuto, mi da una emozione simile al gol di Fiorini.
Perchè l'ho vissuta più che come una vittoria come un risarcimento, un bagno purificatore per spurgare tutte le umiliazioni subite.
Quel giorno di 11 anni fa però non riuscivo a smettere piangere.
Perchè la manona callosa di Papà la senti ancora, i suoi occhi li ho cercati... ma non c'erano più.
Anche queste cose sono decisive per vivere in maniera diversa i fatti.
PS: piccolo inciso. Il Vicenza di quel periodo non si chiamava più Lanerossi Vicenza.
Era Vicenza e basta ed infatti giocava con la divisa completamente rossa.
Solo dopo qualche anno ripristinò la vecchia ragione sociale e la vecchia divisa.
non vojo fa come quelli della' co turone, ma un fuorigioco de 3 metri quel gol de de vitis, tacci sua.
che poi quel taranto-campobasso che se sapeva 2 giorni prima che sarebbe finita 0-0
14 anni...fuori roma con i miei dopo essermele fatte quasi tutte quell'anno in tevere non numerata....telecronaca di bezzi con un amico, a un certo punto nel st si perde anche il segnale tv....poi l'esplosione!!!
concordo: nulla a che vedere con il gol di nedved....quello è stato qualcosa in più per il laziale!!!
Citazione di: Pomata il 27 Mag 2011, 15:46
non vojo fa come quelli della' co turone, ma un fuorigioco de 3 metri quel gol de de vitis, tacci sua.
che poi quel taranto-campobasso che se sapeva 2 giorni prima che sarebbe finita 0-0
Visto che siamo in argomento e non è propriamente OT visto che senza il miracolo di Giuliano non avremmo niente di cui parlare.
Vi ricordate nella vostra storia di tifosi, di appassionati di calcio che magari si guardano pure lo spareggio peri play out della serie C2, un boato ed una esultanza come quella del gol di Poli in Lazio-Campobasso?
Non era un urlo, non er un boato, era una specie di onda d'urto di un terremoto, qualcosa come una preghiera di ringraziamento collettiva ad alta voce.
Ininterrotto ed assolutamente invariato nei decibel per quanto tempo? 2, 3, 4 minuti?
E Fabio Poli?
Segna sotto la Sud, corre verso la curva ma si accorge che lì ci sono i tifosi (pochi) del Campobasso ed allora accelera, gli passa davanti e continua sul tartan.
Prima la tribuna, poi passa le panchine ed all fine si fa tutto il giro dello stadio per arrivare sotto la Nord, al piccolo trotto, più morto che vivo, con i compagni che lo avevano seguito in tutto il suo tragitto che arrivavano alla spicciolata, più sfiniti di lui.
E le lacrime di Gregucci, i singhiozzi di Manzini e Regalia.
Tutto legato a filo doppio alla crisi di pianto di Giuliano alla fine di quel Lazio-Vicenza, in mutande col [...] di fuori, senza muscoli scolpiti dalla palestra ma i bei rotoloni emiliani addolciti dalle tagliatelle.
Solo gente così ci poteva salvare quell'anno, solo gente così ci poteva dare quello che ho sempre ricordato come il "secondo Scudetto".
Citazione di: bizio67 il 27 Mag 2011, 10:09
Medaglia no, ma onore al merito si...solo per fare un esempio a scuola era veramente dura, comunque sempre fiero ed orgoglioso...che ne sanno i ragazzetti di oggi delle trasferte negli stadi più brutti d'Italia...
Mah, io ricordo che la rivalità sportiva (stavo a Roma) era molto più "annacquata", nel senso che finiva lì con una battuta.
Secondo me è con il "tottismo" che tutto è degenerato, e ora non ci sono più (almeno da parte mia) battute ma prese per il c##o più o meno pesanti, non con l'intento di scherzare ma di offendere.
Citazione di: italicbold il 27 Mag 2011, 06:40
Per questo io penso che i laziali tra i 35 e i 45 anni so fatti de eternit.
Citazione di: jp1900 il 27 Mag 2011, 16:33
Mah, io ricordo che la rivalità sportiva (stavo a Roma) era molto più "annacquata", nel senso che finiva lì con una battuta.
Secondo me è con il "tottismo" che tutto è degenerato, e ora non ci sono più (almeno da parte mia) battute ma prese per il c##o più o meno pesanti, non con l'intento di scherzare ma di offendere.
Appunto , quanti anni ha il Boro ? 8)
I conti tornano :p
In compenso quelli piu' "vecchi" come me hanno come eroe della loro infanzia Long John ;)
Citazione di: jp1900 il 27 Mag 2011, 16:33
Mah, io ricordo che la rivalità sportiva (stavo a Roma) era molto più "annacquata", nel senso che finiva lì con una battuta.
Secondo me è con il "tottismo" che tutto è degenerato, e ora non ci sono più (almeno da parte mia) battute ma prese per il c##o più o meno pesanti, non con l'intento di scherzare ma di offendere.
è vero era più annacquata.....però prova a essere di una squadra che fa il record di sconfitte di fila in serie A, che becca 4-1 in casa dall'udinese, che non vince praticamente mai, che esulta quando torna in serie A mentre quelli dellà avevano vinto lo scudetto....
Poi.....c'è stata la finale di coppa campioni a roma, il lecce di Fascetti.....catanzaro-Lazio...
la salvezza dell'anno dopo, poi i ritorno in A....
ma insomma....ricordi le battute del tipo " quale squadra di roma finisce con la "o"?....non la Lazio perché finisce in B....
o il "non ci resta che piangere" con chinaglia e lorenzo....
pessime annate...
e comunque il gol di De Vitis era in netto fuorigioco....tacci sua e del palo di Brunetti poco dopo.......
Leggendo il libro di Arcadio Spinozzi si capiscono molte cose di quegli anni.
Altro che eternit: di kevlar siamo noi che siam passati dal calcio scommesse.............
E adesso ci lamentiamo di Lotito.
Un santo, praticamente.
Citazione di: jp1900 il 27 Mag 2011, 16:33
Mah, io ricordo che la rivalità sportiva (stavo a Roma) era molto più "annacquata", nel senso che finiva lì con una battuta.
Secondo me è con il "tottismo" che tutto è degenerato, e ora non ci sono più (almeno da parte mia) battute ma prese per il c##o più o meno pesanti, non con l'intento di scherzare ma di offendere.
Non é che era annacquata. Era da sturbo.
Noi a sfidare la Cremonese e loro il Liverpool. Anche se la presero nel culo il confronto era impari.
Che je volevi di ? Poi é chiaro che il calcio é diventato un fenomeno massmediatico fortissimo.
A quei tempi c'avevi 90° minuto e la domenica sportiva.
La partita intera la vedeva solo chi andava allo stadio.
I regazzetti de oggi mica lo sanno che noi, dal 79 all'88 non abbiamo vinto un derby.
Che Di Canio c'ha costruito una carriera con quel cavolo di gol.
Poi, chi se li ricorda gli 0 a 0 pallosissimi dei primi anni 90 ?
La Lazio dei -9...ha fatto scattare in me la scintilla per l'amore eterno .... Lazio... :since :ssl
Pè ribadì ancora meglio come era la situazione
http://www.youtube.com/embed/TLXI14FXPWc
io, come potete vedè dal mio nome, non c'ero all'epoca e sinceramente manco ve invidio a voi che c'eravate visto che me stava a prende un coccolone l'anno scorso dopo Lazio-bari non sò se avrei retto quei momenti :=))
Trovato un'altro che parla di Fiorini:
http://www.youtube.com/embed/kdat3NN-My8
Io avevo 11 anni e non ero presente allo stadio (mio padre e mio fratello si).
Ricordo che uscii con mamma e andammo a Villa Sciarra ( Monteverde Vecchio ) e non mi ricordo se ci stavo pensando o no.
Al ritorno, dopo avere detto a mamma, che mi richiamava continuamente di andare via (ancora 5 minuti a ma' avemo fatto... manca un urtimo go' - era passata un'ora....) prendemmo l'autobus, il 710, per ritoranare a casa...e li' c'era l'autista con la radio a tutta callara che stava su tutto il calcio minuto per minuto che trasmetteva ininterrottamente. Dopo due minuti segna Giuliano e l'autista ferma l'autobus in mezzo la via (via di villa Phampili), scende e comincia a grida'....io travolto dall'emozione abbraccio mia madre e quando risale l'autista ci guardammo sorridenti.
Poi nn mi ricordo piu' niente di quella giornata solo che mio fratello e' ritornato a casa con il braccio rotto.
Citazione di: maumarta il 26 Mag 2011, 16:51
La palla di Podavini sparisce e riappare nella rete.
è proprio così che me lo ricordo anche io. cioè, quasi così.
perché nel film della mia memoria la palla riappare davanti al piede di fiorini. e poi ricordo fiorini che si lancia per colpirla di punta. e poi il fotogramma successivo è la palla a che arriva in fondo alla porta, come se fosse sparita dal piede di fiorini e riapparsa lì. e poi la rete che si gonfia e fa un'onda, dal basso verso l'alto.
è proprio quest'onda che mi dà la percezione del gol.
domenica 21 giugno 1987, avevo vent'anni, cinque mesi e ventisette giorni dietro di me.
ero in nord con mario e alessandro, appoggiati alla sbarra del settore appena sotto il muretto degli eagles, a torso nudo. con mario mi sono fatto mille stagioni allo stadio. con alessandro ci sono andato solo quel giorno. sapevo che era un tipo scanzonato, che guardava le cose con ironia e distacco. e fu una sorpresa quando durante l'esultanza per il gol mi girai verso di lui e lo vidi agitarsi e saltare e strillare "go! go! go!" con una faccia che non gli avevo mai visto, in preda al delirio. ed è stato proprio il suo stato di trance che mi ha dato la percezione esatta dell'eccezionalità del momento.
ha ragione italicbold, i laziali che hanno tra 35 e 45 anni, e io sono arrivato quasi all'estremo superiore di questo intervallo, sono fatti di eternit. non c'è fiamma dell'inferno che possa bruciarci. tutti noi della nostra generazione ce lo ripetiamo sempre, nei momenti di crisi. siamo sopravvissuti agli anni 80, ci siamo fatti gli spareggi di napoli, quello che accade oggi ci fa sorridere
Mamma mia, che ricordi! Laziali al titanio, altrochè, senza voler fregiarsi di medaglie o di particolari meriti, ma a noi quelle
esperienze ci hanno segnato. Sentir parlare adesso di "mediocrità" inaccettabile ci fa sorridere, quanto li avremmo
desiderati, in quegli anni, anonimi campionati di mezza classifica in serie A! Lazio-Vicenza, sapevamo che non bastava vincere,
sarebbe servito solo a sopravvivere. Abbonato di Tevere, ricordo insieme a papà, fratello zii e cugini quel gol che non
arrivava mai, ma come ha detto già qualcuno, non so perchè, sapevo che alla fine ce l'avremmo fatta.
Paradossalmente l'angoscia è stata retroattiva, cioè mi prende quando rivedo ancora oggi i servizi su quella partita.
E, non mi vergogno a dirlo, a quarantasei anni, moglie e due figli, ancora me viè da piagne quando vedo quelle
immagini. Ricordo l'uscita dallo stadio, qualcuno che mette in giro la "calla" di una vittoria di non so più chi all'ultimo
minuto che ci avrebbe evitato gli spareggi, ma durò nemmeno trenta secondi. Sapevamo tutti che non poteva essere vero:
siamo laziali, i nostri conti li abbiamo pagati sempre tutti, fino all'ultima lira, con tutti gli interessi.
La prima trasferta a Napoli, la sconfitta contro il Taranto (il Taranto, con tutto il rispetto, ma se pò?).
Il ritorno mesto, uno dei pullman era andato a fuoco e i tifosi appiedati che si distribuirono su altri. E poi il secondo
spareggio, con quella che considero la mia più grave "macchia" da tifoso (scherzo, ci vorrebbe una faccina ma ancora non
riesco a metterle!). Comunque non mi regge, non vado, non avrei sopportato il ritorno a Roma in serie C, mio padre e mio fratello
invece vanno. Quella partita la danno in diretta, non voglio sapere niente, voglio sapere tutto a giochi fatti, non ce la posso
fare! Invece non resisto e all'inizio del secondo tempo accendo, il gol di Poli, l'abbraccio con Massimo, vicino di casa e amico
fraterno, che non aveva resistito neanche lui e mi aveva raggiunto.
Quanti ti voglio bene, Lazio.
Questo topic me lo sono letto ieri notte.
Piangendo.
Avevo sei anni quando Giuliano segnò quel gol.
Ma non seguivo il calcio.
Per niente.
Diventai laziale, solo due anni dopo più o meno.
Rivedere quel gol, però, mi dà un senso di lazialità fortissima.
Perchè in quel gol, non c'e' solo "La Lazio".
C'e' anche, e soprattutto, la "Lazialità".
Quella tigna incredibile, che ti fa andare avanti. Ti fa calcisticamente sopravvivere.
Giuliano lo ha fatto con quel gol.
Dobbiamo essergliene grati a vita.
In qualunque serie la Lazio giochi.
Perchè grazie a quel gol, e a tutti i giocatori di quella squadra, qualunque partita si giochi, la starà giocando la Lazio.
Il senso di quella stagione, lo dà, quello che accadde nel prestagione nello spogliatoio, quando Eugenio Fascetti, disse "Chi non se la sente, può andare via adesso".
E tutti rimasero lì.
Invece di scegliere una via facile, fecero la scelta "professionale" più difficile della loro vita.
La loro scommessa.
Fecero, implicitamente, anche un patto con noi.
Ci dissero, senza parole: "Siamo dalla vostra parte" "siamo con voi" "siamo voi".
Loro sono noi, Noi siamo loro.
Loro e noi, siamo la Lazio.
avete già detto tutto, specie Maumarta e IB, grazie.
quel giorno, giovane arbitro, stavo in Monte Mario, e nel secondo tempo sentivamo quello che si dicevano i giocatori in campo, tanto era il silenzio.
ecco, questo silenzio è la cosa che più ricordo: è praticamente impossibile che con tante persone assiepate in uno spazio relativamente così piccolo ci possa essere silenzio, eppure tanta era la disperazione che nessuno aveva più la forza di parlare, neanche per incitare. anche le radio tacevano, tutte spente, perchè tanto sarebbe stato inutile sentire i risultati delle altre squadre se la Lazio non avesse vinto...
sono andato anche a Napoli per il primo spareggio, capo-pulmann di uno dei 3 autobus del Lazio Club di Villa Adriana, ma non mi vergogno a dire che mi sono così messo paura di quello che combinarono i napoletani che non ce l'ho fatta a ritornare per la partita con il Campobasso
Citazione di: biancocelestedentro il 27 Mag 2011, 23:37
è proprio così che me lo ricordo anche io. cioè, quasi così.
perché nel film della mia memoria la palla riappare davanti al piede di fiorini. e poi ricordo fiorini che si lancia per colpirla di punta. e poi il fotogramma successivo è la palla a che arriva in fondo alla porta, come se fosse sparita dal piede di fiorini e riapparsa lì. e poi la rete che si gonfia e fa un'onda, dal basso verso l'alto.
è proprio quest'onda che mi dà la percezione del gol.
domenica 21 giugno 1987, avevo vent'anni, cinque mesi e ventisette giorni dietro di me.
ero in nord con mario e alessandro, appoggiati alla sbarra del settore appena sotto il muretto degli eagles, a torso nudo. con mario mi sono fatto mille stagioni allo stadio. con alessandro ci sono andato solo quel giorno. sapevo che era un tipo scanzonato, che guardava le cose con ironia e distacco. e fu una sorpresa quando durante l'esultanza per il gol mi girai verso di lui e lo vidi agitarsi e saltare e strillare "go! go! go!" con una faccia che non gli avevo mai visto, in preda al delirio. ed è stato proprio il suo stato di trance che mi ha dato la percezione esatta dell'eccezionalità del momento.
ha ragione italicbold, i laziali che hanno tra 35 e 45 anni, e io sono arrivato quasi all'estremo superiore di questo intervallo, sono fatti di eternit. non c'è fiamma dell'inferno che possa bruciarci. tutti noi della nostra generazione ce lo ripetiamo sempre, nei momenti di crisi. siamo sopravvissuti agli anni 80, ci siamo fatti gli spareggi di napoli, quello che accade oggi ci fa sorridere
ecco, mo piagno...
sono invecchiato e allo stadio non vado più (o quasi)
forse la cosa che mi manca di più dello stadio è l'abbraccio con dei perfetti sconosciuti al momento del gol
Sono del '67, ero un ragazzo.
Andai allo stadio da solo, al diavolo le liturgie, niente più scaramanzie, da solo senza la consueta compagnia dei miei 3 amici di sempre. Vissi quella giornata completamente da solo, dalla mattina fino al momento di entrare allo stadio, non ricordo quante ore prima. A casa rimasi tutto il tempo da solo, neanche una parola con mio padre, laziale di vecchissimo corso, solo sguardi di amore e paura, neanche una parola con mia madre, troppo preoccupata per la nostra salute. Le mie sorelle, più grandi di me, non capivano ma erano in silenzio anche loro. Feci il solito percorso da Via Ferrari allo stadio da solo, totalmente incurante di quello che poteva succedere intorno a me. Anche fuori dallo stadio, brulicante di potenziali infartuati, ero assolutamente da solo. Poi salii le scalette e... chi c'era non lo potrà mai dimenticare, chi non c'era non potrà mai capirlo... 80.000 persone in un'anima sola, un popolo che respirava con dignità ed orgoglio al ritmo di un unico battito, il cuore un metronomo che batteva tanto forte da fare male al petto... dopo un'attesa durata anni finalmente entrarono in campo, attraverso le lacrime vidi sfocate solo le maglie biancocelesti... la partita l'ho rimossa, la vissi in uno stato comatoso dal quale mi risvegliai soltanto a 6 minuti dalla morte sportiva... cross, rinvio sbilenco, apertura a sinistra, tiro disperato... 2, 3, 4 secondi durante i quali la palla sparì chissà dove, quell'unico immenso cuore si fermò, calò un silenzio improvviso ed assordante, il popolo rimase in apnea come se venisse strangolato... poi... la palla riapparì in fondo alla rete, gonfiò la rete e gonfiò quel povero vecchio cuore di un amore e di una felicità indelebili, gonfiò quell'unica immensa anima di un'emozione indescrivibile, gonfiò 160.000 occhi di lacrime di gioia che tornano calde a rigare i volti ogni volta che riaffiora il ricordo...lo stadio esplose come mai era esploso prima, come mai sarebbe esploso dopo, come mai potrà esplodere in futuro in qualsiasi posto del mondo... bandiere e sciarpe lo inghiottirono e lo mimetizzarono con i colori del cielo... mi ritrovai abbracciato ad una ragazza, bellissima, che mi stringeva come mai mi aveva stretto nessuno prima, che singhiozzava sul mio petto e sussurrava con un filo di voce "gooooooooooooooooool"... avrebbe voluto gridare, ma dovetti chinare la testa su di lei per sentire, sommesso, quel suono impercettibile: "gooooooooooooooooool"..., poi alzò la testa, mi sorrise tra le lacrime e con voce ancora più flebile sussurrò qualcosa... non l'ho più vista, non ho mai saputo quale fosse il suo nome, non ho mai saputo cosa avesse sussurrato... ripresi la strada di casa, dallo stadio a Via Ferrari completamente da solo, la gente impazzita intorno a me alzava al cielo bandiere e canti... mio padre, gli occhi umidi che tradivano le lacrime asciugate in fretta, mi accolse senza parole, con un abbraccio che non potrò mai più dimenticare... mia madre aveva il volto felice di chi è felice perchè sono felici le persone che ama... le mie sorelle non capirono ma sorrisero felici anche loro...
Solo la sera seppi che quando la palla sparì finì tra i piedi di Giuliano Fiorini e che fu lui a spingerla in fondo alla rete...
21 giugno 1987, 33 anni fa' uno dei gol piu' importanti della nostra storia...ed un boato indimenticabile...ancora grazie Giuliano!
Avevo 18 anni e ricordo che alla ennesima parata di Dal bianco sullo 0-0 ad una manciata di minuti dalla fine e col baratro davanti agli occhi, per la rabbia strappai la sciarpa che avevo in mano,ancora la conservo. Al gol mi ritrovai per terra abbracciato ad uno sconosciuto.
Citazione di: maumarta il 26 Mag 2011, 16:51
Tribuna Tevere laterale, lato Curva Nord.
Io e il mio amico Mirko davanti, Papà e Duilio (il padre di Mirko) dietro.
Ce ne eravamo fatte tante di partite insieme io Mirko quell'anno, sempre sul muretto degli Eagles.
Anche la prima in casa, quell'allucinante Lazio-Messina 0-1, gol di Gobbo.
Ci eravamo partiti dal campeggio a Tor San Lorenzo con la corriera, un viaggio.
Quella volta però c'era la dinastia al completo e quindi si stava un po' più comodi in Tribuna.
Mica tanto poi visto che era piena come un uovo, altro che posti numerati!
La partita iniziava alle 16:00 perchè una volta era così.
D'inverno alle 14:30, d'estate alle 16:00.
E basta.
All'entrata delle squadre in campo la prima scossa al cuore, il primo groppo in gola.
Lo stadio che è uno scintillio di sciarpe e biandiere con "Un amore così grande" in sottofondo.
Un grande cuore biancoceleste fatto di ortensie viene portato sotto la Nord, all'intersezione con la Tribuna Tevere, dove eravamo noi.
Prima l'emozione, poi la scaramanzia del tifoso: "Ahò, ma sembra un cuscino funebre"!
Il tutto senza mani.
La partita comincia e l'approccio inziale, sull'onda del fomento, è del tipo "chi lo segna il primo gol"?
Il Vicenza praticamente non esiste in campo, almeno per 10 undicesimi.
Quell'unico che sfugge al disegno divino però e proprio il portiere, Dal Bianco.
Para pure gli atomi di carbonio e ad ogni parata toglie sicurezza ai giocatori e anoi sugli spalti.
L'approccio pian piano diventa "e famolo sto gol", uno maledetto e subito.
Ma niente.
In particolare è Mandelli che si diverte a prendere la mira sul portiere e quando invece si riesce ad indirizzare agli angoli sto fio de.... insomma para proprio tutto.
Finisce il primo tempo.
La squadra esce tra gli applausi, ma le mani tremano mentre battono.
L'intervallo passa cercando di pensare positivo.
Il Vicenza in campo non c'è, siamo tutti consapevoli che basterebbe un solo gol per vincere.
E facciamo finta di credere che arriverà.
Ogni tanto, durante la partita e nell'intervallo, mi giro verso Papà.
Uno sguardo ai suoi occhi biancocelesti per avere un segno.
La faccia è tirata ma lo sguardo è sereno.
Troppe ne ha passate Papà, per cose serie.
Una valvola mitralica artificiale che ti fa ticchettare il petto come una sveglia.
Due operazioni a cuore aperto quando per questo tipo di intervento non ti sedavano solamente ma ti ibernavano.
E per risvegliarti ti mettevano su delle piastre che ti "scioglievano"... e ti scottavano le chiappe.
Per due volte i dottori hanno consegnato la fede di mio padre a mia madre, e per due volte lei gliel'ha rimessa al dito.
Queste so' caxxate pe' te Papà, lo so'.
Ecco perchè gli occhi restano sereni... o forse no, forse quegli occhi che hanno visto la morte in faccia vedono più lontano e già sanno come andrà a finire?
La partita ricomincia ed i ragazzi hanno un sussulto che sembra riprendere il primo tempo.
Ma Dal bianco è sempre lì, possino ammazzallo, vigile.
Dopo la fiammata inziale squadra inizia a disunirsi, a fare confusione.
E pure noi.
Ci guardiamo in faccia e ci chiediamo quanto sarà forte il Frosinone.
E' solo per allentare la tensione perchè sappiamo benissimo che la retrocessione significherebbe il fallimento, totale.
Altro che Lodi Petrucci e inciuci alla Napoli Soccer.
Mancano sette minuti.
Quando Podavini riceve l'ennesimo passaggio in orizzontale tutti gli chiediamo di tirare, di buttarla in mezzo, di fare qualcosa.
Lui ci mette 20 minuti per alzare la testa, guardare la porta, riabbassare la testa e far partire uno straccio bagnato che a malapena si stacca dal piede.
Dalla Tevere Giuliano neanche lo vediamo, nascosto tra i difensori.
Ma neanche loro lo vedono.
Sembra uscire da una botola.
Sono sempre più convinto che qualcuno lassù abbia fermato il tempo per spostarlo al posto giusto e al momento giusto.
Come faceva mio fratello di nascosto quando giocavamo a Subbuteo.
La palla di Podavini sparisce e riappare nella rete.
Neanche urliamo "goool".
Urliamo e basta, di terrore, come se avessimo visto la morte in faccia... per aver visto la morte in faccia.
Urlo, piango, bacio Mirko, lui bacia me (praticamente siamo fidanzati), urlo ancora e mi inginocchio.
Mentre lo faccio giro lo sguardo verso Papà.
Gli occhi non sono cambiati di una virgola ma stavolta il viso è luminoso come i suoi occhi e la sua manona callosa mi sta accarenzando la testa.
Quei sette minuti sono stati più lunghi di tutti questi anni che sono passati dopo.
Ricordo vagamente un contropiede di Mandelli, precato.
Ma lo sapevamo tutti che il bonifico del destino era arrivato, e dovevamo farcelo bastare, per un po'.
Gli altoparlanti gridano non so quante volte "Un medico in Tribuna Monte Mario".
Mia madre a casa ascolta e sa solo che noi eravamo in tribuna, ma non sapeva quale.
E non c'erano cellulari.
Ha dovuto aspettare quasi due ore per sapere che quel medico non era per Papà.
Poi abbiamo vinto tutto lo so.
I gol li segnavano Veron, Nedved e Vieri.
E ci alzavi le coppe con quei gol.
Ma quello di Giuliano è stato il primo gol della Lazio di Cragnotti.
E la manona callosa di Papà ancora me la sento scorrere sulla nuca... leggera e viva... come la MIA Lazio di quel giorno... come Giuliano quel giorno... come Papà quel giorno.
Sticaxxi delle coppe....
uno dei post più belli di sempre :band5:
Ero in Curva Nord ed ero uno degli addetti ai tamburi, dunque di partita se ne vedeva ben poco perchè mica potevi sbagliare e andare fuori ritmo.. ma quel giorno più si avvicinava il 90° più la tensione saliva fino a bloccarti voce e muscoli, oramai si guardava solamente il campo e quel pallone che non ne voleva sapere di entrare
A qualche manciata di minuti dalla fine, ancora sullo 0-0 mi ricordo il pallone che finisce in fallo laterale, passando tra i raccattapalle e sfilando verso la Tevere, a questo punto vedo un signore anziano, capelli bianco candido, elegantissimo nel suo completo grigio (praticamente come ci si veste ad un matrimonio) che rincorre il pallone, lo afferra e lo rilancia verso il campo con tutta la sua forza.
Pochi minuti dopo il gol e tutto quello che ne segue
Ancora oggi sono convinto che il gol arrivò grazie a quel pallone rilanciato in tutta fretta verso il campo
Con il passare del tempo meno convinto che fosse in carne ed ossa, ma piuttosto uno dei tanti angeli Laziali, che quel giorno si concesse di tornare una manciata di secondi sulla terra
Citazione di: Aquila Romana il 21 Giu 2020, 20:18
Ero in Curva Nord ed ero uno degli addetti ai tamburi, dunque di partita se ne vedeva ben poco perchè mica potevi sbagliare e andare fuori ritmo.. ma quel giorno più si avvicinava il 90° più la tensione saliva fino a bloccarti voce e muscoli, oramai si guardava solamente il campo e quel pallone che non ne voleva sapere di entrare
A qualche manciata di minuti dalla fine, ancora sullo 0-0 mi ricordo il pallone che finisce in fallo laterale, passando tra i raccattapalle e sfilando verso la Tevere, a questo punto vedo un signore anziano, capelli bianco candido, elegantissimo nel suo completo grigio (praticamente come ci si veste ad un matrimonio) che rincorre il pallone, lo afferra e lo rilancia verso il campo con tutta la sua forza.
Pochi minuti dopo il gol e tutto quello che ne segue
Ancora oggi sono convinto che il gol arrivò grazie a quel pallone rilanciato in tutta fretta verso il campo
Con il passare del tempo meno convinto che fosse in carne ed ossa, ma piuttosto uno dei tanti angeli Laziali, che quel giorno si concesse di tornare una manciata di secondi sulla terra
:band5: :up:
(https://i.ibb.co/yR3601T/FB-IMG-1592774887540.jpg) (https://ibb.co/X4w7XgB)
Il gol di Giuliano dal grande Marcello Geppetti , non finirò mai di ringraziarlo per questa e tante altre perle
Citazione di: Aquila Romana il 21 Giu 2020, 20:18
Ero in Curva Nord ed ero uno degli addetti ai tamburi, dunque di partita se ne vedeva ben poco perchè mica potevi sbagliare e andare fuori ritmo.. ma quel giorno più si avvicinava il 90° più la tensione saliva fino a bloccarti voce e muscoli, oramai si guardava solamente il campo e quel pallone che non ne voleva sapere di entrare
A qualche manciata di minuti dalla fine, ancora sullo 0-0 mi ricordo il pallone che finisce in fallo laterale, passando tra i raccattapalle e sfilando verso la Tevere, a questo punto vedo un signore anziano, capelli bianco candido, elegantissimo nel suo completo grigio (praticamente come ci si veste ad un matrimonio) che rincorre il pallone, lo afferra e lo rilancia verso il campo con tutta la sua forza.
Pochi minuti dopo il gol e tutto quello che ne segue
Ancora oggi sono convinto che il gol arrivò grazie a quel pallone rilanciato in tutta fretta verso il campo
Con il passare del tempo meno convinto che fosse in carne ed ossa, ma piuttosto uno dei tanti angeli Laziali, che quel giorno si concesse di tornare una manciata di secondi sulla terra
❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️😘😘😘😘😘
che racconti, che belli...
Bellissime storie Laziali di una partita storica.
Però il titolo non si può leggere: Il gol di Fiorini, non er-go-de-Fiorini.
La partita che ancora oggi quando la ritrovo negli angoli della memoria mi porta le emozioni più gonfie di Lazialità.
Ero già a Ravenna ma ogni anno in estate finita la scuola le ferie si facevano tutte a Roma dai nonni e a quei tempi la b terminava proprio quando a tavola ce stava già il cocomero. Un campionato eterno massacrante e farlo con un meno nove significava vedere l'inferno.
Andai allo stadio da solo per la prima volta perché a mio padre sono sicuro non gli avrebbe retto la pompa anche se non me lo disse mai.
Un quindicenne dal già accento romagnolo nella metro piena di Laziali nelle strade verso l'olimpico in una Roma che a me dava l'idea che fosse sempre solo nostra perché per lo più la vedevo solo quando papà mi portava a vederla la Lazio nelle partite storiche o nei sabati di pasqua quando si scendeva. Ma quel giorno lo ricordo proprio per la marea di biancocelste che avevo negli occhi, dal cielo allo stadio pieno come un uovo dove perfino dalla nord nel prepartita si sentiva il coro della sud. In 40 anni di stadio una cosa così penso non si sia mai verificata.
Poi la partita ed è inutile raccontarla fino a quell attimo l'attimo in cui il cuore si ferma un secondo e la vita ti esplode dentro quando quel guerriero con le rughe da film insacca la palla dove l'hai sempre voluto vedere tu. E ti corre incontro mentre tu piangi e urli la tua gioia abbracciato ad una marea di mani sconosciute ma mai come quella volta ti sembrano così famigliari.
Grazie Lazio, grazie papà, grazie di aver avuto questa passione e di aver avuto modo di viverla a quel modo.
Ho ancora nelle orecchie il boato disumano al gol di Fiorini. Ne prima ne dopo ho sentito un urlo così potente e liberatorio. Ne prima ne dopo ho provato il groviglio di emozioni devastanti di quel giorno. Come tanti altri Laziali che vissero quelle stagioni, da quel giorno niente mi spaventa per la mia Lazio. Eravamo a pochi minuti dalla fine, la palla non aveva nessuna intenzione di entrare, poi... Giuliano.....e siamo ancora qua, più vivi e Laziali che mai.
21 giugno 1987: avevo 13 anni, ed avevo appena iniziato la terapia insulinica. Scopersi di essere diabetico ad inizio settembre 1986, grazie alle analisi ematiche pre-tonsillectomia, con grande e fortunato anticipo rispetto agli eventi traumatici che in genere consentono la diagnosi. Per i primi otto mesi i medici si limitarono a prescrivermi la tipica dieta restrittiva del diabetico, per cui, mentre all'inizio della stagione 1986-87 la mia Lazio partiva da -9 punti, io partivo da -"tutto quello che ama mangiare un adolescente nell'epoca dei paninari". Circa a metà giugno, fui ricoverato per qualche giorno al Bambin Gesù di Palidoro e contrassi il matrimonio con la siringa.
In quel pomeriggio della domenica che segnava l'inizio dell'estate ero blindato in casa, osservato speciale dei miei genitori, pronti a rilevare h24 ogni minimo segnale di squilibrio glicemico che il mio corpo mostrava.
Sono sempre stato antiromanista, nel DNA e nell'istinto, e dopo un brevissimo invaghimento per Platini, durato dai mondiali '82 a domenica 3 ottobre dello stesso anno, quando vidi mia nonna soffrire e imprecare mentre ascoltava alla radio i microaggiornamenti sull'andamento di Sambenedettese-Lazio, vinta poi con un gol di Manfredonia a fine primo tempo, e capii cosa significasse davvero amare una squadra ed essere disposti a patire per e con lei. Da quel giorno il mio sangue scozzese in terra inglese si è risvegliato, e le vicende della mia vita hanno avuto degli alti e bassi sorprendentemente coincidenti con quelli della nostra grande Lazio.
In quel pomeriggio del 21 giugno provai il primo momento di gioia e di sollievo dopo mesi, quel gol di Giuliano, ascoltato dalla voce di Gianni (Walter) Bezzi per me ha rappresentato tanto, tanto, tanto, anche da punto di vista personale. Solo uno con la storia di Fiorini, fumatore a fine carriera, senza più un grammo di cartilagine, ma con le stimmate del grande centravanti e le fattezze dell'eroe maledetto, solo un bastian contrario poteva salvare la storia di una società di poeti e di banditi, destinata a soffrire sempre e a non cadere mai, che se ti fa suo ti rende laziale fino al midollo, ti spinge a commuoverti davanti alla foto di Luigi Bigiarelli e ad inorgoglirti di fronte alla lettura delle prodezze di Sante Ancherani, Silvio Piola e tutti i loro immortali successori, inframmezzate da sventure imprevedibili, che da sempre fanno vivere il tifoso biancoceleste sulle montagne russe.
Grazie Giuliano, grazie, grazie, grazie. Quel tuo gol per me è stato una "sliding door" tra le più importanti, ne sono più che convinto.