"Essere Laziale e' un'eccitante trasgressione"

Aperto da Redazione Lazio.net, 28 Gen 2013, 11:31

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Essere Laziale e' un'eccitante trasgressione (dal Corriere dello Sport del 26.01.2013 - edizione romana)

La Lazialità è stata un'esperienza formativa straordinaria E? una delle poche cose di cui sono orgoglioso E la sola su cui mi sento di fare della retorica ma senza ostentare

Sono Pazzo di Petkovic. Ricorda certi intellettuali mitteleuropei, sembra uscito da un romanzo di Roth. E'poliglotta come Nabokov; uno dei più grandi scrittori del Novecento

La mia Lazio è una squadra signorile e autoironica. Sobria, blasé. Aristocratica anche nei suoi colori Hai presente le giornate romane d'inverno: terse, gelide, soleggiate

Prendi Hernanes o Ledesma, lo stesso Klose: anche fisicamente sembrano giocatori anni Cinquanta. Nessuna cresta variopinta, pochi tatuaggi Non fanno pubblicità in tv


di Alessandro e Filippo Piperno
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Il "Corriere dello Sport-Stadio" mi ha chiesto di farti qualche domanda sulla Lazialità. Non vorrei ti montassi la testa, siamo qui più per le tue glorie letterarie (si fa per dire), che non per le competenze calcistiche.

«Dopotutto la Lazialità è un'esperienza letteraria, non certo calcistica».

Nel senso?

«Neanche Dumas si sarebbe sognato, scrivendo il romanzo della Lazio del primo scudetto, di far morire Maestrelli e Re Cecconi (in quel modo poi), far partire Chinaglia per l'America, implicare la società nel calcio-scommesse, mandarla in B. Far sbagliare a Stefano Chiodi il rigore decisivo per la risalita in A, neanche a dirlo, all'ultimo minuto».

Già, proprio quel Chiodi che veniva da un'incredibile striscia positiva di rigori realizzati. Quella volta il cecchino sbagliò: il nostro primo nitido ricordo calcistico.

«Sì abbiamo esordito allo stadio con un rigore sbagliato all'ultimo minuto per tornare dalla serie B alla serie A».

Di sicuro la nostra generazione di laziali si è formata tra i cadetti. Come a West Point.

«Non c'è dubbio. Ancora oggi la formazione della Lazio del mio cuore è quella del primo ritorno in A. Campionato 82-83: Orsi, Podavini, Saltarelli, Velia, Miele, Perrone, Ambu , Manfredonia, Giordano, D'Amico, Badiani».

Hai detto: primo ritorno. Perché negli anni '80 ve ne fu anche un secondo con Fascetti, dopo aver sfiorato la catastrofe dei -9.

«Gli anni '80 sono lo scotto che la Lazio paga per aver osato sfidare gli dei con la vittoria di Maestrelli e della sua incredibile picaresca banda di buoni giocatori trasformati per incanto in campioni. Tutto questo ti forma il carattere. Un laziale impara che vivere significa camminare a pochi centimetri dall'abisso. Nel caso specifico, noi fummo salvati sull'orlo del precipizio da figure leggendarie come Fabio Poli o Giuliano Fiorini che oggi mi appaiono come Eroi dello Sport. Commoventi come Dorando Pietri. E, se mi consenti la tirata puritana, decisamente più onesti di Armstrong e soci».

D'altra parte, per restare all'epica, gli Eroi sono quasi sempre figure tragiche...

«Be', in quegli anni gli Eroi non erano solo i calciatori».

Stai parlando di noi, dei tifosi?

«Magari Eroi è un po' troppo. Ma di certo, per un adolescente, essere Laziale a Roma è un'esperienza estrema. Un'eccitante trasgressione. Un'ostentazione di originalità. Lo è oggi, ma lo era soprattutto negli anni '80. Ero il solo laziale in una classe di trenta ragazzi. Ricordo il derby pareggiato con doppietta di D'Amico: uno scontro tra Davide e Golia. Immagino che ancora oggi, che le cose vanno decisamente meglio, uscire indenni dalle forche caudine di una scuola elementare, dove vige il pensiero unico, non sia semplice. Eppure, per quel che mi riguarda, la Lazialità è stata un'esperienza formativa straordinaria. E' una delle poche cose di cui sono orgoglioso. E la sola su cui mi sento di fare della retorica».

Be', dai, quale tifoso non è orgoglioso della propria squadra...

«A dispetto di quel che normalmente si pensa, l'orgoglio ha senso solo se coltivato privatamente. Se lo ostenti diventa triviale e insincero: come certe forme un po' grottesche di patriottismo. Del resto, i veri libertini non vanno in giro a raccontare le loro scopate. Questo vale anche per l'orgoglio di essere laziali. Che è parte integrante della mia interiorità. Uno state of mind, direbbero gli inglesi. Ecco perché non vado pazzo per la Lazio "stile Di Canio". La mia Lazio è una squadra signorile e autoironica. E' sobria e un po' blasé. Aristocratica anche nei suoi colori sociali. Hai presente certe giornate romane d'inverno: terse, gelide, soleggiate».

Ebbene?

«Quella per me è la Lazio. Una squadra felpata e serafica, mai arrembante o preda di trance agonistica tipo la Juve di Antonio Conte. Prendi Hernanes o Ledesma, lo stesso Klose: persino fisicamente sembrano giocatori anni Cinquanta. Quei tennisti che piacciono tanto a Gianni Clerici. Sono riservati, nessuna cresta variopinta, pochi tatuaggi. Non fanno pubblicità in tv. Credo di averli sentiti parlare un paio di volte in tutto. Non protestano platealmente per un rigore negato, a volte arrivano persino a confessare di aver fatto un fallo».

A proposito di autodenunce, quest'anno stanno persino esagerando con il fair play...

«In effetti!»

Anche la Lazio di Eriksson era un po' così

«lo vedo una linea ideale che lega Maestrelli a Eriksson passando per Mancini fino a Petkovic. E non sto parlando di tattica. E neppure di temperamento. Ma di stile».

Finalemte siamo arrivati al "Generale" Petko. Praticamente Henry Fonda doppiato da Boskov. Un'alchimia perfetta.

«Ma che ti devo dire? Sono pazzo di lui. Mi ricorda certi intellettuali mitteleuropei. Sembra uscito da un romanzo di Joseph Roth. Non mi sorprende che si chiami Vladimir e che sia poliglotta, come Nabokov, uno dei più grandi scrittori del '900».

A parte queste menate letterarie...

«Mi piace la flessibilità tattica e il riserbo nei commenti postpartita».

Per esempio?

«Non cerca scuse per le sconfìtte: tipo lo stato del campo, le avverse condizioni atmosferiche, i rigori negati. A Firenze, nell'ultima partita contro la Fiorentina, nonostante la Lazio abbia subito diversi torti arbitrali, Petkovic ha fatto i complimenti all'avversario, affermando che ha meritato la partita sul campo. E anche l'altro giorno, contro il Palermo, ha sorvolato sul gol valido annullato a Floccari. Inoltre, per giustificare una sconfitta, Petkovic non dà mai la colpa all'incapacità dei suoi giocatori di capire il suo profetico credo calcistico. Accusa sempre se stesso».

L'autoflagellazione: anche questo è molto laziale?

Direi di sì. Come tutte le minoranze siamo ipercritici, privi di auto indulgenza, eccessivamente severi con noi stessi. Un giocatore impiega almeno due stagioni per convincerci che vale qualcosa. Ma quando ci innamoriamo è per sempre».




FuoriPorta

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«A dispetto di quel che normalmente si pensa, l'orgoglio ha senso solo se coltivato privatamente. Se lo ostenti diventa triviale e insincero: come certe forme un po' grottesche di patriottismo. Del resto, i veri libertini non vanno in giro a raccontare le loro scopate. Questo vale anche per l'orgoglio di essere laziali. Che è parte integrante della mia interiorità. Uno state of mind, direbbero gli inglesi. Ecco perché non vado pazzo per la Lazio "stile Di Canio". La mia Lazio è una squadra signorile e autoironica. E' sobria e un po' blasé. Aristocratica anche nei suoi colori sociali. Hai presente certe giornate romane d'inverno: terse, gelide, soleggiate».
:asrm

Direi di sì. Come tutte le minoranze siamo ipercritici, privi di auto indulgenza, eccessivamente severi con noi stessi. Un giocatore impiega almeno due stagioni per convincerci che vale qualcosa. Ma quando ci innamoriamo è per sempre».
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Ho letto questo articolo sabato, molto bello.


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Ma che meraviglia! La formazione dell'82/83 e la tentazione di concludere il canto "Forza Grande Lazio" con quell'epico e (per fortuna) demodé "Torneremo in Serie A"; una volta m'è scappato e mi sono divertito a guardare  lo sguardo interrogativo di mio figlio, che ha meno di 14 anni...
:band8: :band8:

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 28 Gen 2013, 11:31

«Non c'è dubbio. Ancora oggi la formazione della Lazio del mio cuore è quella del primo ritorno in A. Campionato 82-83: Orsi, Podavini, Saltarelli, Velia VELLA, Miele, Perrone, Ambu , Manfredonia, Giordano, D'Amico, Badiani».



«A dispetto di quel che normalmente si pensa, l'orgoglio ha senso solo se coltivato privatamente. Se lo ostenti diventa triviale e insincero: come certe forme un po' grottesche di patriottismo. Del resto, i veri libertini non vanno in giro a raccontare le loro scopate. Questo vale anche per l'orgoglio di essere laziali. Che è parte integrante della mia interiorità. Uno state of mind, direbbero gli inglesi. Ecco perché non vado pazzo per la Lazio "stile Di Canio". La mia Lazio è una squadra signorile e autoironica. E' sobria e un po' blasé. Aristocratica anche nei suoi colori sociali. Hai presente certe giornate romane d'inverno: terse, gelide, soleggiate».



GRANDI PAROLE!!

paolo71

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ecco.

ecco perchè io ieri mattina a freddo ho scritto "grazie lo stesso maglia biancoceleste" ci vediamo martedì !
ecco perchè quando perde è inutile venire a sbraitare  a dare colpa a quello e a questo...ecco perchè la Lazio adoro vedermela da solo,
la mia Lazialità è questa qui, figlia di quegli anni, quando andavo a vederla mano nella mano a mio padre a Cesena, a Bologna, a Parma, a Rimini e i sabati di Pasqua a Roma, all' Olimpico l' abbacchio de nonna e allo Stadio...

Lazio, grazie di esitere.

PS
non vuole essere un' accusa a nessuno, per carità, le patenti non le ho mai date...ma questo articolo è strepitoso per quanto mi raffigura.


Kim Gordon

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dice tante cose che condivido il sor Piperno su identità e dintorni.

bravo.  :since :asrm

Daniela

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Raptus

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"Un'eccitante trasgressione"

Una bellissima definizione che racchiude il nostro modo di essere e la nostra "diversità", non comprensibile alla massa caciarona che governa la nostra città, ma non solo.

Un articolo da prendere, incorniciare, condividere e trasmettere alle nuove generazioni di laziali.

:ssl :since

Alexia68

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bellissimo.


per me scrive qui su Lazionet  :since

Zoppo

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In poche parole cos'è veramente la lazialità.

Property

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Vado controcorrente, non mi piace molto.
Da un'idea della lazialità come relegata a setta di eletti.
Il termine aristocratico che ancora ritorna (nella più vecchia e stantia divisione tra laziale borghese ma anche burino e romanista proletario e core de sta città) mi sembra quanto di più vecchio ci sia.
Il riferimento a colori tiepidi ed invernali mi sembra poi quanto di più remissivo. I nostri colori sono anche estivi, il celeste e bianco del cielo di estate, l'oro accesso e vivo del nostro simbolo.
Ma ancor meno mi piace il concetto di lazialità come qualcosa di trasgressivo, occasionale, quasi quasi come un'eccezione nella citta che comunque ha come regola gli altri colori.
Magari per molti è così, ma se fosse così spero appartenga solo ad un'accezione vecchia della lazialità tipo la bandiera bianca di plastino a goal di notte.
La lazialità per me deve mantenere la propria storia ma evolversi.
L'orgoglio di essere laziali non va certo ostentato ma neanche nascosto, anzi mi auguro sempre più che i tifosi comprino e indossino il materiale della lazio, bellissimo e coloratissimo.
Mi auguro che sempre più i tifosi non nascondino la lazialità e la promuovano in tutti i modi come la società parimenti sta cercando di fare.
Attrverso i negozi, attraverso internet, andando nelle scuole e facendo il possibile affinchè certi bambini indossino le nostre tute e non quelle dei riommers.
Con la forza del messaggio di verità ovvero che non siamo l'eccezione, ma la storia vera di questa città, la regola.
Non siamo abruzzesi ma di piazza della libertà.
Non ci facciamo prestare simboli dal comune per essere romani, abbiamo il nostro.
Non possiamo essere fascistoidi, essendo sopravvissuti proprio grazie al grande rifiuto verso il diktat fascista alla fusione.
Siamo molto meglio.
E lo dobbiamo pubblicizare. Quando lo capiranno tanti altri tifosi non sarà mai troppo tardi.
Non è tempo per stare nascosti; se vogliamo una lazio forte cè anche necessità che la lazialità sia ostentata.
La società ci sta puntando molto su questo aspetto; tocca a noi comprare la lazio.


alteadler

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A parte la condivisione di quasi tutto (e mi dispiace per Property....), vorrei solo che a questo punto la si piantasse una volta per tutte coi cori antisemiti. Non è ammissibile che si plauda a Piperno - per me un mito da anni - e poi ce lo si dimentichi (e con lui Mimun) perchè dellà hanno avuto un Sacerdoti.........
Andateli a vedere i campi di sterminio. Anche per chi, come me, non è ebreo,  non è ammissibile che si possa continuare a parlare di juden club perchè è tanto goliardico e poi suona bene.....

porgascogne

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sono molto d'accordo con Property, seppur avendo un friccicorino per l'uscita piperniana: ogni qual volta una Laziale si palesa in pubblico, ogni qual volta decide di rompere l'accerchiamento, per me è sempre un buon segno

però, su molti aspetti, mi ritrovo in quanto dice Property
Citazione di: Property il 28 Gen 2013, 12:33
Da' un'idea della Lazialità come relegata a setta di eletti.

Non è tempo per stare nascosti; se vogliamo una lazio forte c'è anche necessità che la Lazialità sia ostentata.
La società ci sta puntando molto su questo aspetto; tocca a noi comprare la Lazio.

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Paladino68

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Sono commosso. Mai un articolo aveva mai sintetizzato così bene la mia lazialitá.

lastoriasiamonoi

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Finalmente delle parole che mi rappresentano e le sento così distanti da questo maledetto presente...

Io penso invece che è meglio una lazialità elitaria, che non si appiattisce al conformismo piscioruggine
(parlo della maniera di vivere il calcio e la Lazio), perché viva di concetti e valori che sono qunto lo sport di meglio abbia ispirato. Non ultimo l'amore (eccitante).

La trasgressione è nel non essere conformi, addomesticabili e addomesticati.
E' essere diversi, sportivamente e non.

Cioè per essere veramente laziali non si può scindere da questi attributi, che Piperno vive e ha vissuto come molti di noi.

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