Mah.
Innanzitutto. In passato, su queste pagine ed altrove, ho letto fiumi di inchiostro virtuale sulla "passione dei bambini". A proposito di Zàrate, ad esempio.
Orbene. Fossi stato bambino, il comportamento di Keita mi avrebbe inflitto un colpo mastodontico.
Raramente ho visto una simile mancanza di rispetto nei confronti della Maglia. Per giunta, da un 21enne che, per ora, ha la media goal che con la nostra maglia ha avuto Roberto Cravero (controllate Wikipedia, non è un'esagerazione).
Ma le vie del calcio sono infinite. E a me interessa maggiormente che nella Lazio giri tutto per il meglio, piuttosto che escogitare vendette sopraffine contro Keita.
Il nodo principale deriva dallo spogliatoio. Perché prima ancora che al tifoso, ha mancato di rispetto ai suoi colleghi. E sono certo che nessuno di voi lavorerebbe volentieri con uno che, nel vostro campo, facesse qualcosa di equivalente a ciò che ha fatto lui.
Per cui, non saprei proprio come reintegrare il Keita Balde all'interno dello stesso, se non con un licenziamento immediato del procuratore, pubbliche scuse, ma di quelle proprio al limite dell'auto-flagellazione. E poi l'umiltà di ricominciare da zero, con un piglio diverso, circondandosi di consiglieri diversi da quelli attuali.
Poi, qualora si realizzino le precondizioni di cui sopra, e qualora dimostri di valere la maglia da titolare a discapito di, che ne so, Lombardi, Luis Alberto o chi per loro, che giochi pure titolare, segni, e dimostri di valere almeno la metà del giocatore che crede di essere.
E a quel punto, starebbe a lui, decidere del suo futuro, come hanno fatto Candreva, o Kolarov, o Lichsteiner. In maniera serena e professionale. O come Ledesma che con la Lazio è finito a litigarci in tribunale, prima di diventarne una bandiera. Ma quest'ultima è un'ipotesi dello 0,1%.