Non ricordo, almeno negli ultimi 20 anni, di essere più arrabbiato per una sconfitta a distanza di 24 ore che non la sera stessa. E dire che ieri sera mi stavo sentendo male. Ma nella foga non mi ero accorto almeno della metà dell'accaduto.
Perché tutto sommato non mi ero reso conto dell'assurda burattinata del rigore, con quel bamboccione viziato che risponde al nome di Icardi che si lascia cadere da solo su una normale parata di Marchetti. Mi sembrava solo un eccesso il rosso diretto, visto che il nostro portiere era già stato ammonito e avrebbe potuto cacciarlo anche mostrandogli solo il secondo giallo.
Perché non mi ero reso conto del fatto che Astori - quell'Astori cui non è stato manco fischiato fallo quando con un intervento assassino ha tolto di mezzo Felipe Anderson, roba che quando totti si è fatto male da solo passando accanto a Vanigli i Media e le Istituzioni Nazionali non hanno parlato d'altro per mesi, mentre per il nostro giocatore silenzio assoluto - esattamente un giorno prima faceva un intervento identico a quello che ha causato il rosso di Mauricio.
Perché non ero andato a rivedere il fuorigioco fischiato a Candreva. La modalità, la tempistica. Il fatto che quegli stessi "collaboratori arbitrali" avessero potuto vedere un ipotetica posizione irregolare di 3 millimetri su un lancio in corsa, quando hanno ignorato, su palla ferma, il mastodontico velo di Medel sulla punizione di Hernanes.
O perché non mi ero neanche accorto dell'inutile sberleffo dell'ammonizione di Biglia a tempo scaduto, per un intervento a centrocampo. Quello stesso Biglia che era stato tolto di mezzo nel silenzio generale quando ancora eravamo in partita contro l'unica squadra che (degnamente) ci precede in classifica.
Di una punizione pro-Lazio con annesso giallo insensato a Hernanes ("lo vedete? L'arbitro ha sbagliato da ambedue le parti, siete faziosi a parlare di favoritismi") quando invece eravamo lanciati, con l'Inter sbilanciata e Felipe Anderson in accelerazione.
Di una palla uscita di mezzo metro che avrebbe potuto fare rifiatare 20 secondi la squadra in 9, ignorata nonostante l'arbitro di porta, il guardalinee, l'arbitro normale e chi cavolo altro volete voi.
Del fatto che oggi, su
Repubblica.it, quella del clamore alle interrogazioni parlamentari dopo Juve-roma, non c'è traccia di notizie sportive. Del fatto che per il resto dei media la lotta per il secondo posto è "la gara a chi non vinceeee", e mille altre amenità del genere. Come se quella Lazio incazzata, orgogliosa, tosta e indomita nonostante il cetriolone di cui sopra possa essere messa nella stessa categoria di quelli che si indignano perché il Parma non stende il tappeto rosso o di quegli altri, che nel girone di ritorno hanno un ruolino di marcia peggiore del Chievo.
Mancano ancora 270 minuti. Io fossi un giocatore della Lazio non riuscirei a pensare ad altro, non riuscirei a sorridere, a non digrignare i denti a non smettere di pensare alla voglia di spaccare il mondo, di gridare in faccia a tutti i meschini, gli ipocriti, gli addetti ai lavori che simpaticamente stanno cercando di rovinare un Capolavoro di bellezza rara.
Io, ma non solo io.
E chi non se la sente, alzi la mano.