Citazione di: RG-Lazio il 08 Feb 2026, 10:42Non é vero.
Il problema semmai in Italia é che si gioca tantissimo con il 5-3-2. Non siamo gli unici a tirare poco.
Tra l´altro avrei molto molto da ridire sul fatto che buttare letteralmente in area, riempirla e sperare nel rimpallo vada considerato tirare.
Certo bisogna ragionarci. Non é che questione di aver ragione o meno. Non so se porti ad un risultato sul lungo-medio periodo quel tipo di calcio quantitativo. Il discorso é lungo.
Mi limito a far presente che presumo che il 4-3-3 sia lo schema adottato dalle squadre che hanno fatto piú goal nella storia del calcio. Quindi non é il problema di 4-3-3 ma di interpretazione e contesto.
Anche io tendo a pensare, in parte.. ossia problematizzo, che in un contesto come quello dell´attuale Serie A dove sei costantemente contro squadre che difendono in 5-4-1 (se non 5-5) se sia davvero produttivo schierarsi con un 4-3-3. Non lo so. Provo a mettere da parte la questione del modulo o meglio della disposizione...con il Como la differenza era tattica o era semplicemente nel fatto che loro avevano 2-3 giocatori in grado di saltare costantemente l´uomo, di usare il controllo orientato in un lasso di tempo breve, di muoversi in rapiditá negli spazi vuoti.
Insomma non è che stiamo a discutere dell'acqua ma manca la farina per fare il pane??
Il punto è che la farina manca a tutta la serie A.
Nell'attuale lega italiana prevalgono formazioni impostate sul 352 per un motivo molto semplice: il campionato è troppo povero per garantirsi i giocatori di maggior valore che giocano nella posizione più redditizia del calcio moderno, cioè quella di ala offensiva.
In Premier League, non a caso, lo schema dominante rimane il 433 o 4231, con ali/trequartisti molto prolifici in zona goal e capaci di creare superiorità numerica con velocità e dribbling, o ad associarsi tecnicamente nel centrocampo per creare controllo.
Da noi, complice il tatticismo del campionato, la prevalenza del 352 è spesso dettata dalla possibilità di creare densità difensiva con l'abbassamento dei quinti, che sono il vero tratto caratteristico della serie A: giocatori non abbastanza dotati per essere vere e proprie ali offensive né sufficientemente impenetrabili difensivamente, che si contraddistinguono per grande fisicità/corsa e capacità di appoggio in entrambe le fasi.
La difesa a 4 è praticata da uno sparuto numero di squadre, di cui quella di Sarri è un'ulteriore eccezione tattica: adottano lo schema a 4 dietro, infatti, oltre al Lecce su citato, il Sassuolo di Grosso e il Bologna di Italiano, oltre all'attuale Fiorentina di Vanoli. Di queste, la Lazio è l'unica che utilizza in modo specialistico il sistema a 4 per giocare una zona pura, con i terzini che tengono la linea e tendono a stringere al centro per creare densità difensiva in prossimità dell'area di rigore.
Ulteriore discrimine nell'uso delle ali, che vengono praticamente mantenute fisse solo nel modulo di Lazio, Lecce e Sassuolo, con interpretazioni differenti ma con un tratto simile, ovvero la presenza di un'ala di maggiore controllo verso il centro e una di verticalità (lo stesso discorso si applica al Bologna quando si posiziona sul 433, con Orsolini che viene a giocare dentro al campo).
Per tornare al nucleo centrale del problema, in assenza di giocatori molto bravi sull'esterno a generare occasioni e incursori aggressivi nelle mezze ali del centrocampo, questi schemi spesso si scontrano in serie A contro la grande densità difensiva creata dall'abbassamento dei quinti avversari a chiudere le corsie esterne e a congestionare il transito della palla verso il centro più affollato.
Questo è anche il motivo per cui la maggior parte delle occasioni da goal del campionato viene creata attraverso la vincita di duelli individuali fisici, sia nelle spizzate che nell'apertura di campo in sbilanciamento, o da errori di lettura all'interno dell'area. Quest'ultima tendenza viene ulteriormente esacerbata dall'intervento del VAR, che spesso stabilisce l'esistenza di "errori di lettura" anche laddove il comportamento dei giocatori sia stato sostanzialmente corretto. Esempio recentissimo Atalanta-Juve di coppa, gara molto equilibrata nel primo tempo e stappata soltanto dal rigore assegnato dopo OFR per mani di Bremer, che si limita a correre lateralmente a fianco dell'attaccante.
Tutto questo per dire che l'attuale sterilità della Lazio va imputata, probabilmente in egual misura, sia a delle carenze di qualità nei ruoli specifici del modulo praticato (ali e mezzali), sia nella difficoltà uniforme a segnare nel campionato in cui milita. Il problema principale del cambio di modulo, con gli interpreti attuali, è l'assenza in rosa di sufficienti giocatori per una variazione del sistema difensivo (oltre alla rigida codifica della difesa a 4 nello schema di Sarri), nonché l'eccesso di ali difficilmente ricollocabili in un 352, in cui invece mancherebbero quinti "puri" (potrebbero giocare nel ruolo Lazzari, che nasce come tale, e sarebbero da adattare Marusic e Tavares).
L'alternativa più facilmente praticabile sarebbe la variazione verso un 4231 di baroniana memoria, che tuttavia ha dimostrato con questa squadra di offrire pochissime garanzie di solidità difensiva (e allo stato attuale sarebbe, oltretutto, orfano sia di Guendouzi che di Rovella). Va anche sottolineato che, di fronte a squadre molto chiuse, anche questo schema ha dimostrato di offrire pochi benefici offensivi nel momento in cui cerca di mantenere il controllo per sbilanciarsi di meno: guardando al girone di ritorno dello scorso anno, la mancanza di qualità di palleggio (e l'assenza di un Tavares a rompere gli equilibri) ha finito per appiattire la squadra in un giro palla sterile da un lato all'altro del campo, senza trovare la chiave per scardinare blocchi bassi e compatti.
In compenso la sguarnitura del centrocampo ha spesso offerto spazi pericolosi in contropiede agli avversari che, se impostati nell'attesa bassa per la ripartenza rapida, hanno potuto beneficiare di spaziature larghissime in mezzo per imbucate centrali ad altissima percentuale di pericolosità.
Tenuta quindi come costante la difficoltà a segnare nel campionato, la variabile su cui occorrerebbe intervenire è la qualità degli interpreti nella Lazio. Per giocare come vorremmo adesso avremmo bisogno di centrocampisti e attaccanti di maggiore qualità individuale, mentre per cambiare completamente impostazione avremmo necessità (oltre che di un altro allenatore) di uno stravolgimento quasi integrale della rosa a disposizione per caratteristiche e ruoli.
Il lavoro di Sarri si concentra nel minimizzare la mancanza di qualità con la ferrea codifica delle situazioni di gioco, ma questo comporta anche spesso una difficoltà a "cambiare marcia" di fronte a una situazione sfavorevole.