Perduti a BolognaLazio annichilita a Bologna. Tornano vecchi vizi, non reggono le attenuanti, che pure ci sono
Lazioletter MagazineMetti a confronto una squadra lanciatissima, che gioca un bel calcio, corre, ha qualità tecniche eccellenti, un bravo allenatore e tutto il tempo del mondo per praparare bene la partita, con la squadra al completo, con una squadra stanca, con due giorni e un paio d'ore di recupero dopo una gara difficile di coppa, con un paio di uomini importanti non in condizioni di giocare. Risultato? 5-0? Ma quando mai. La vittoria del Bologna era ampiamente pronosticabile, le proporzioni, proprio no. Non in un confronto diretto, non in una partita così importante. Ora Baroni dice: troppo Bologna per questa Lazio. Eh, l'abbiamo visto tutti. Ma, va detto, anche troppo poca Lazio per questo Bologna.
Inutile raccontare la partita: primo tempo ce la giochiamo, ma Odegaard fa gol al primo tiro e aggiunge pesantezza alle sensazioni della vigilia. Prendiamo qualche calcione, proviamo qualche giocata, Marusic spreca una buona occasione, entra da sinistra ma è molto defilato e tira, invece di mettere palla in mezzo, con Dia solissimo nell'area piccola. L'intervallo arriva che ci speriamo. Poi, il secondo tempo, Pedro per Isaksen, il gol di Orsolini al secondo minuto. Palla al centro, consegnata al Bologna sulla sinistra, discesa, cross, tiro di Ndoje, deviazione, gol.
Ora, avrò visto mille partite in vita mia, ho visto anche tante volte la Lazio perdere subendo due o tre gol in rapida successione. Ma per quanto cerchi di ricordare non mi viene in mente un'altra gara, della Lazio o di altre squadre, in cui uno prende gol, mette palla al centro, la tocca una volta e ne becca un altro. Una specie di record. Dopo, la partita scivola via facendo allargare il gap delle due squadre: una pimpante ed entusiasta, l'altra cotta e depressa. Colpo di grazia, la bella azione personale di Zaccagni che prende il palo.
Annata sfortunata, s'era già detto.
La sfortuna oggi c'entra poco. Attenuanti ce ne sarebbero ma le proporzioni della sconfitta non permettono di invocarle. La dinamica di secondo/terzo gol a stretto giro ricorda lo 0-6 casalingo con l'Inter, anche in quel caso maturato dopo un buon inizio di gara. Anzi, in quel caso un ottimo inizio di gara. Lazio soggetta a black out, dunque, ma con dinamiche leggermente diverse da quelle degli ultimi anni, che di quando in quando non si entrava in campo. La famosa cilindrata mentale. Quest'anno in qualche caso dal campo si è usciti prima del tempo, come oggi.
Poi, certo, tutto bello, Bologna spumeggiante, giocate brasilere, calcio champagne. Ma lo champagne Marusic, Lazzari e Gila, forse l'avevano scolato prima della partita, altrimenti certe topiche viste non me le spiegherei. Continua la fase fantasmatica di Dia, e si potrebbe continuare, ma inutile parlare di singoli di fronte allo sfacelo. Inutile parlare di attenuanti. Ben venga la sosta e si vedrà, dopo, se c'è ancora una Lazio in grado di competere. Sulla carta era considerata l'ottava forza del campionato, nel girone d'andata è stata la rivelazione della serie A e dell'Europa League per gioco e risultati, adesso sta rientrando pian piano nei ranghi, e le stagioni durano fino a maggio. C'è il tempo per mandarle in gloria, e anche per buttarle via.
Sarebbe proprio un peccato, dopo un inizio così promettente.