A volte maledico l'era Cragnotti

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Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #100 il: 20 Mar 2018, 20:12 »
Ammazza che tristezza una tifoso che c'ha bisogno di Zaza per andare allo stadio.

Offline DajeLazioMia

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40178
Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #101 il: 20 Mar 2018, 20:13 »
Era un esempio, mi sono venuti questi nomi.
ma sono discreti nomi eh. Ma non avresti fatto chissà quali numeri, ci scommeterei.
Non è questo imho.
Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #102 il: 20 Mar 2018, 21:36 »
Per me Gentlemen ha inquadrato il problema.
E dunque dico: il tifoso medio cercasse di farsi una ragione del fatto che la casa naturale della Lazio è fra quinto e ottavo posto in serie A.
Questo è.
Ogni cosa di più e ogni trofeo è grasso che cola.
E fortunatamente ne cola tanto.

Online paolo71

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11799
Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #103 il: 21 Mar 2018, 08:36 »

premesso che, come in molti hanno detto, giocando tante partite non tutti hanno la possibilità di essere sempre allo stadio, per motivi economici, e che parlando con tifosi Laziali che non vanno più, a lavoro, in giro ovunque, mi sono reso conto che non vanno per lotito, o meglio, per la guerra che curva, radio etc. hanno fatto nei confronti del presidente, quello che mi fa più rabbia poi è che molte di queste persone sui forum e sui social lo deridono, lo prendono in giro continuamente, detto questo, non per dare patenti, ci mancherebbe altro, però una cosa te la devo dire Paolo, ma che tifoso è quello che per andare allo stadio gli serve "un catino da 40 mila posti coi comfort da premier, raggiungibile coi mezzi pubblici e con i parcheggi, senza pista d'atletica"?
io parcheggio sempre a ponte milvio, ci posso mettere 5 minuti in più, ma alla fine un posto si trova sempre, grosse difficoltà non ne trovo, il prepartita sulla piazza è diventato un momento incredibile, chiedi pure a ian, cry, Domenico, cliath, ernestocalisti e altri che ogni tanto si aggiungono tipo figliol_prodigo, che ha aperto il topic, non sta a Roma ma viene ogni volta che può e si fa tutte le trasferte, almeno al nord, la camminata verso lo stadio anche è solo un piacere. La visuale non è certamente delle migliori, ma per sostenere la squadra, un tifoso, non se ne preoccupa più di tanto, però per carità, ognuno ragiona a modo suo e quindi massimo rispetto, secondo me non basta nemmeno quello che dici tu per riempire lo stadio, ci devi aggiungere almeno un pulmino che passa a prendere la gente sotto casa e dopo la partita ce la riporta, se poi i biglietti fossero omaggio...

parli con uno che si è fatto il mazzo per vederla, ore di macchina, file per i biglietti salti mortali per seguirla sempre intrasferta pure quando gioca in casa...
Ma i tempi sono cambiati, l'amore sta sempre lì, ma il trapasso generazionale lo devi accompagnare con una struttura e un circondario adeguato ai tempi.
Inoltre ci aggiungo, sto calcio cosa è diventato...molti che non vengono più sono esausti da tutto sto circo.

Offline Spartano

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2081
Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #104 il: 21 Mar 2018, 09:02 »
Ho visto che come molte volte, per sostenere o smontare questa o quella tesi si è ricominciati, come avviene da anni, a elencare trofei, postare statistiche, analizzare periodi e decenni diversi, confrontare squadre di diverse epoche.
Partendo dal presupposto che i Trofei sono ciò che rimane cmq nella storia c'è da dire che il calcio, o meglio la passioni dei tifosi per il calcio e ciò che la muove è lo stesso da più di un secolo, cambiano i modi, i tempi, le mode, ma la psiche del tifoso quella è, DA SEMPRE.
Ci sono tanti film che parlano del calcio, italiani e stranieri (Borgorosso FC, l'allenatore nel pallone, febbre a 90, ultimo minuto...) ed il ritratto della passione del tifoso è più o meno simile.
A me ricorda molto quando, per argomenti più seri, si parla di sicurezza, ed a fronte di polemiche per le proteste e le preoccupazioni dei cittadini il Ministero pubblica dati statistici ISTAT in cui comprova che in Italia i reati sono molti di meno che in altri Paesi, chiudendo ogni sorta di polemica, ma il cittadino, pur non potendo controbattere, rimane con lo stesso sentimento di timore....ebbene questo è quello che si chiama distinzione tra sicurezza effettiva e quella percepita.
Trasferendo questo ragionamento al calcio, e meglio ancora alla Lazio, analizzando i diversi periodi,  il vero nodo della questione è che seppur la "gestione Lotito" sia, dati oggettivi e Trofei alla mano, una delle più vincenti nella storia della Lazio, seconda solo a quella del periodo d'oro di Cragnotti, ebbene il tifoso medio della Lazio, salvo proclami e prese di posizione di orgoglio, non percepisce la sua squadra come una "grande squadra" per come si intende nel calcio....e da qui la costante richiesta del famigerato "salto di qualità"....perché avviene ciò....è semplice:
La Lazio della gestione Lotito, pur avendo vinto Trofei, pur giocando spesso finali, pur gravitando spessissimo tra le prime 5 del campionato, non dà, al tifoso medio, la percezione di grandezza, a differenza di quello che avveniva nel primo quinquennio della gestione Cragnotti, dal 1992 al 1997, periodo in cui, come è stato già scritto, la Lazio non ha MAI vinto un trofeo, né è stato mai vicino a vincerlo, né ha mai disputato una finale, ebbene però, almeno per come l'ho vissuto io (sono del '73), i tifosi in quel periodo, pur bramando per una vittoria, pensavano e consideravano la Lazio una Big, magari non come la Juventus ed il Milan di quegli anni, ma era viva la percezione che il successo ed il "salto di qualità" erano lì ad un passo, ed erano certi che la società si muoveva per diventare come il Milan, cosa che invece non si pensa per la gestione attuale.
Ciò avviene perché è il modus operandi della società che non dà o offre questa percezione, quella Lazio del primo Cragnotti acquistava giovani italiani emergenti, ma allo stesso tempo ti comprava l'astro Gascoigne, oppure la certezza Cravero del Torino, il giovane portiere Marchegiani del Torino oppure l'appena capocannoniere Signori, magari strappandolo all'Inter o al Milan, il rampante Rambaudi del Foggia Zemaniano, il nazionale olandese Winter, o il fuoriclasse del Marsiglia Boksic, per non parlare del giovane cannoniere della Juventus Casiraghi....poi insieme a questi venivano ceduti anche giocatori importanti, ed acquistati di altri meno noti, ma il campione o il giovane in rampa di lancio, che già era esploso in serie A veniva conteso alle Big e molte volte acquistato, mentre oggi, magari acquisti il giocatore sconosciuto che pii esplode, ma non si prende l'astro nascente o il campione già al top ed in età di lancio; per fare un parallelismo ed un esempio con allora, per far percepire questo avvenuto salto di qualità,  la Lazio di Lotito dovrebbe acquistare Cristante dell'Atalanta o Belotti lo scorso anno, magari cedendo pure qualcuno che quest'anno è esploso, ma non andando a prendere il Milinkovic sconosciuto che poi esplode, ma quello già esploso, magari strappandolo ad una classica BIG....poi magari questo rende poco, ma di fatto questa darebbe alla tifoseria la percezione di grandezza, perché quando la platea Laziale l'ha solo annusata, durante la gestione Lotito, questa percezione di grandezza o di tentato salto di qualità, l'Olimpico l'ha riempito....il problema è che poi, a torto o a ragione, lo stesso tifoso non vede alimentare questo suo sogno...un esempio su tutti questo mercato di gennaio appena passato, dove era palese che a centrocampo eravamo corti, come in attacco, ed invece non è stato fatto nulla...sembrano sciocchezze, ma il Tifoso è fatto così, accetta la non-vittoria, ma deve percepire la voglia di provarci, di smuovere le emozioni con il colpo ad effetto, che, effettivamente, questa società non ha mai dato...e ripeto ancora una volta, al netto dei successi avuti...quando il tifoso vede che non si rinnova il contratto a Keita o a de Vrij per un milione di euro allora perde la convinzione di poter diventare una  big.
Sempre per fare un confronto fantasioso con la gestione Cragnotti, ebbene quella gestione mai e poi mai avrebbe lanciato titolare Strakosha, ma magari avrebbe acquistato Perin o Sirigu, cedendo Keita avrebbe tentato di acquistare Zaza o Chiesa della Fiorentina, o magari proprio Bernardeschi, e come difensore mai si sarebbe affidata ad un Luiz Felipe, ma avrebbe acquistato Skrinjar della Sampdoria o Izzo del Genoa, passando per Caldara....ecco come si da, da sempre, la percezione di grandezza, a prescindere se sia o no la strada più idonea per vincere, ma da sempre nel calcio è così, se si parla di aspettative.
La roma vince poco o nulla, ma Dzeko lo acquista, Mahrez a 45 milioni lo tratta, Schik appena esploso nella Samp a 42 lo prende....la Lazio no, e questo trasmette al tifoso la convinzione che magari un anno e pure quello dopo puoi fare la sorpresa, ma di certo non sente che la propria squadra tenta di diventare grande.
Ho cercato solo di spiegare, perché, sia ben chiaro, per me la Lazio attuale è una grande squadra e società.

100%
Secondo me l'unico anno in cui si è avuta la percezione del salto di qualità come intesa nel tuo concetto c'è stata nell'estate 2011 con Klose e Cisse

Online migdan

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Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #105 il: 21 Mar 2018, 09:33 »
Inoltre ci aggiungo, sto calcio cosa è diventato...molti che non vengono più sono esausti da tutto sto circo.
Secondo me la chiave vera è questa: il calcio di oggi sta a quello degli anni 80-90 come il metadone sta all'eroina.

cuchillo

cuchillo

Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #106 il: 21 Mar 2018, 10:33 »
Insisto, per me c'è proprio un rifiuto socio-culturale del luogo stadio.
Perché in Italia sia più accentuato che in altri Paesi, non lo so. Ma per me è così.
Ma li vedete gli stadi in serie B? Stadi da 10.000 posti letteralmente vuoti. E non parlo di decadute che hanno vissuto qualche breve fasto in serie A, parlo anche di tifoserie per le quali la serie B dovrebbe essere un bellissimo sogno.

Le spiegazioni del fenomeno sono molteplici ma per me, di fondo, è perché il calcio è sempre più uno spettacolo mediatico. Un ragazzo di diciott'anni, si vede la partita sul tablet, gli basta e gli avanza.
Da un canto non percepisce lo stadio come luogo di socialità, dall'altro, pensa - purtroppo legittimamente - che la partita se la vede meglio sul piccolo schermo, non spende soldi usando SkyGo con l'abbonamento del padre, etc.

Per me lo stadio fico, funzionale e di proprietà sarebbe una salvezza molto parziale. E anche una Lazio più forte lo sarebbe.
Il problema, per me, è proprio l'attrazione che il calcio di oggi ha come "spettacolo live", per quella che è la società italiana (oggi).
Poi, magari, è solo un ciclo sociale, che potrebbe presto chiudersi.

Offline arturo

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10467
Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #107 il: 21 Mar 2018, 10:41 »
Sono d'accordo con cuchillo , penso sia in atto un cambiamento irreversibile di fruizione dello spettacolo calcio e , secondo me , qualsiasi progetto futuro di stadio è bene che ne tenga conto.

Offline gentlemen

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Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #108 il: 21 Mar 2018, 11:27 »
Insisto, per me c'è proprio un rifiuto socio-culturale del luogo stadio.
Perché in Italia sia più accentuato che in altri Paesi, non lo so. Ma per me è così.
Ma li vedete gli stadi in serie B? Stadi da 10.000 posti letteralmente vuoti. E non parlo di decadute che hanno vissuto qualche breve fasto in serie A, parlo anche di tifoserie per le quali la serie B dovrebbe essere un bellissimo sogno.

Le spiegazioni del fenomeno sono molteplici ma per me, di fondo, è perché il calcio è sempre più uno spettacolo mediatico. Un ragazzo di diciott'anni, si vede la partita sul tablet, gli basta e gli avanza.
Da un canto non percepisce lo stadio come luogo di socialità, dall'altro, pensa - purtroppo legittimamente - che la partita se la vede meglio sul piccolo schermo, non spende soldi usando SkyGo con l'abbonamento del padre, etc.

Per me lo stadio fico, funzionale e di proprietà sarebbe una salvezza molto parziale. E anche una Lazio più forte lo sarebbe.
Il problema, per me, è proprio l'attrazione che il calcio di oggi ha come "spettacolo live", per quella che è la società italiana (oggi).
Poi, magari, è solo un ciclo sociale, che potrebbe presto chiudersi.
E' in parte vero, fino alla seconda metà degli anni novanta il ragazzo appassionato di calcio guardava allo stadio la sua squadra del cuore, la viveva attraverso i giornali, immagini, trasmissioni sportive, che non era poco, ma l'evento partita veniva vissuto per lo più allo stadio, e quello era l'ubnica partita o o erano sintesi e spezzoni fatte vedere nelle trasmissioni sportive.
Il ragazzo di allora conosceva i giocatori della sua squadra e magari qualche campione di livello delle altre squadre di serie A, in questa passione calcistica c'era pure spazio per la squadra del proprio paesello o quartiere, magari in serie D o C, mentre oggi l'offerta di calcio è enorme, mio figlio di 5 anni e mezzo tra i suoi idoli ha Messi e Cristiano Ronaldo, conosce il Barcelona ed il Manchester City, il Real Madrid e l'Atletico Madrid....negli anni '80 chi seguiva il Barcelona con Schuster e Maradona, oppure il Real Madrid con Santillana e Juanito ?
Oggi guardare una partita di B è enormemente noioso, e tranne il tifoso accanito, chi normalmente in tv vede la serie A, e poi anche Liga e Premier, difficilmente va a vedere allo stadio la Virtus Lanciano...e questa logica si sposta anche alla serie A ed alla squadra del cuore, per vedere calcio non hai bisogno dello stadio, poi mettiamoci pure che lo stadio in Italia ti da poco in termini di servizi rispetto ad altri Paesi d'Europa cosiddetti avanzati, la crisi economica che abbiamo avuto, gli orari spezzatini e si trova la spiegazione di tale penuria allo stadio.

Offline Bambino

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Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #109 il: 21 Mar 2018, 13:01 »
È un tifoso Bambino. Fare il tifoso non è un mestiere e non deve essere una missione o un sacrificio.
Per me parcheggiare a 5 km non è un piacere, così come non lo è immaginare la partita.
E se voglio farmi la passeggiata vado ai fori imperiali o al centro.
La parola d'ordine oggi è smart, andare a vedere (???) la partita all'Olimpico invece è impresa d'altri tempi. Pare che per noi il tempo si sia fermato agli anni 70 mentre il resto del mondo si è evoluto.

Io rispetto molto il tuo essere tifoso, ma chiederei lo stesso rispetto anche per chi non la pensa allo stesso modo.

Ed io nonostante tutto allo stadio ci vengo praticamente ogni volta, ma questo è l'ultimo anno credo...


massimo rispetto ci mancherebbe, per il modo di essere tifosi di ognuno di noi e per il pensiero di tutti.
La differenza è proprio alla radice, mi pare di capire, per me non è un sacrificio, assolutamente, ne andare allo stadio né parcheggiare e nemmeno fare qualche decina di metri per entrare, altrimenti non lo farei, quantomeno non sempre, anzi, ti dirò di più, sono cose che ormai faccio automaticamente, senza problemi.
Ecco, credo che la differenza sia solo questa, per te e per altri diventa un sacrificio e per me e altri ancora no, tutto li, questo non fa di certo uno dei due più tifoso dell'altro.
poi comunque se un domani avremo lo stadio di proprietà con i comfort etc. meglio ancora, ma non mi cambia molto, anzi, visti i prezzi dello stadio juventino, quasi quasi spero che rimaniamo così...  :=))
Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #110 il: 21 Mar 2018, 13:51 »
Ho visto che come molte volte, per sostenere o smontare questa o quella tesi si è ricominciati, come avviene da anni, a elencare trofei, postare statistiche, analizzare periodi e decenni diversi, confrontare squadre di diverse epoche.
Partendo dal presupposto che i Trofei sono ciò che rimane cmq nella storia c'è da dire che il calcio, o meglio la passioni dei tifosi per il calcio e ciò che la muove è lo stesso da più di un secolo, cambiano i modi, i tempi, le mode, ma la psiche del tifoso quella è, DA SEMPRE.
Ci sono tanti film che parlano del calcio, italiani e stranieri (Borgorosso FC, l'allenatore nel pallone, febbre a 90, ultimo minuto...) ed il ritratto della passione del tifoso è più o meno simile.
A me ricorda molto quando, per argomenti più seri, si parla di sicurezza, ed a fronte di polemiche per le proteste e le preoccupazioni dei cittadini il Ministero pubblica dati statistici ISTAT in cui comprova che in Italia i reati sono molti di meno che in altri Paesi, chiudendo ogni sorta di polemica, ma il cittadino, pur non potendo controbattere, rimane con lo stesso sentimento di timore....ebbene questo è quello che si chiama distinzione tra sicurezza effettiva e quella percepita.
Trasferendo questo ragionamento al calcio, e meglio ancora alla Lazio, analizzando i diversi periodi,  il vero nodo della questione è che seppur la "gestione Lotito" sia, dati oggettivi e Trofei alla mano, una delle più vincenti nella storia della Lazio, seconda solo a quella del periodo d'oro di Cragnotti, ebbene il tifoso medio della Lazio, salvo proclami e prese di posizione di orgoglio, non percepisce la sua squadra come una "grande squadra" per come si intende nel calcio....e da qui la costante richiesta del famigerato "salto di qualità"....perché avviene ciò....è semplice:
La Lazio della gestione Lotito, pur avendo vinto Trofei, pur giocando spesso finali, pur gravitando spessissimo tra le prime 5 del campionato, non dà, al tifoso medio, la percezione di grandezza, a differenza di quello che avveniva nel primo quinquennio della gestione Cragnotti, dal 1992 al 1997, periodo in cui, come è stato già scritto, la Lazio non ha MAI vinto un trofeo, né è stato mai vicino a vincerlo, né ha mai disputato una finale, ebbene però, almeno per come l'ho vissuto io (sono del '73), i tifosi in quel periodo, pur bramando per una vittoria, pensavano e consideravano la Lazio una Big, magari non come la Juventus ed il Milan di quegli anni, ma era viva la percezione che il successo ed il "salto di qualità" erano lì ad un passo, ed erano certi che la società si muoveva per diventare come il Milan, cosa che invece non si pensa per la gestione attuale.
Ciò avviene perché è il modus operandi della società che non dà o offre questa percezione, quella Lazio del primo Cragnotti acquistava giovani italiani emergenti, ma allo stesso tempo ti comprava l'astro Gascoigne, oppure la certezza Cravero del Torino, il giovane portiere Marchegiani del Torino oppure l'appena capocannoniere Signori, magari strappandolo all'Inter o al Milan, il rampante Rambaudi del Foggia Zemaniano, il nazionale olandese Winter, o il fuoriclasse del Marsiglia Boksic, per non parlare del giovane cannoniere della Juventus Casiraghi....poi insieme a questi venivano ceduti anche giocatori importanti, ed acquistati di altri meno noti, ma il campione o il giovane in rampa di lancio, che già era esploso in serie A veniva conteso alle Big e molte volte acquistato, mentre oggi, magari acquisti il giocatore sconosciuto che pii esplode, ma non si prende l'astro nascente o il campione già al top ed in età di lancio; per fare un parallelismo ed un esempio con allora, per far percepire questo avvenuto salto di qualità,  la Lazio di Lotito dovrebbe acquistare Cristante dell'Atalanta o Belotti lo scorso anno, magari cedendo pure qualcuno che quest'anno è esploso, ma non andando a prendere il Milinkovic sconosciuto che poi esplode, ma quello già esploso, magari strappandolo ad una classica BIG....poi magari questo rende poco, ma di fatto questa darebbe alla tifoseria la percezione di grandezza, perché quando la platea Laziale l'ha solo annusata, durante la gestione Lotito, questa percezione di grandezza o di tentato salto di qualità, l'Olimpico l'ha riempito....il problema è che poi, a torto o a ragione, lo stesso tifoso non vede alimentare questo suo sogno...un esempio su tutti questo mercato di gennaio appena passato, dove era palese che a centrocampo eravamo corti, come in attacco, ed invece non è stato fatto nulla...sembrano sciocchezze, ma il Tifoso è fatto così, accetta la non-vittoria, ma deve percepire la voglia di provarci, di smuovere le emozioni con il colpo ad effetto, che, effettivamente, questa società non ha mai dato...e ripeto ancora una volta, al netto dei successi avuti...quando il tifoso vede che non si rinnova il contratto a Keita o a de Vrij per un milione di euro allora perde la convinzione di poter diventare una  big.
Sempre per fare un confronto fantasioso con la gestione Cragnotti, ebbene quella gestione mai e poi mai avrebbe lanciato titolare Strakosha, ma magari avrebbe acquistato Perin o Sirigu, cedendo Keita avrebbe tentato di acquistare Zaza o Chiesa della Fiorentina, o magari proprio Bernardeschi, e come difensore mai si sarebbe affidata ad un Luiz Felipe, ma avrebbe acquistato Skrinjar della Sampdoria o Izzo del Genoa, passando per Caldara....ecco come si da, da sempre, la percezione di grandezza, a prescindere se sia o no la strada più idonea per vincere, ma da sempre nel calcio è così, se si parla di aspettative.
La roma vince poco o nulla, ma Dzeko lo acquista, Mahrez a 45 milioni lo tratta, Schik appena esploso nella Samp a 42 lo prende....la Lazio no, e questo trasmette al tifoso la convinzione che magari un anno e pure quello dopo puoi fare la sorpresa, ma di certo non sente che la propria squadra tenta di diventare grande.
Ho cercato solo di spiegare, perché, sia ben chiaro, per me la Lazio attuale è una grande squadra e società.
Bellissimo post che mi trova decisamente d'accordo, come ha gia' scritto qualcuno basta guardare l'anno di klose e cisse'.
Poi ovviamente a peggiorare la situazione c'è assolutamente anche il fattore stadio, la tv etc etc. ma quello riguarda tutto il calcio italiano, non solo noi!

Offline [GG]

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678
Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #111 il: 21 Mar 2018, 14:30 »
Concordo con quanto scrivete, ma ribadisco che io sono contento di un periodo che, seppur con alti e bassi, chiariamoci, resta comunque molto positivo e la squadra gira spesso molto bene (vedi il primo anno di Petkovic, il primo di Pioli, i due di Inzaghi). Mi ritengo fortunato di aver vissuto la Lazio nel periodo migliore... fino al 1996 avevamo vinto 2 trofei, oggi siamo a 14.
Non possiamo fare acquisti di grido sia per capacità limitate rispetto alle altre: la forbice tra noi e ad. es. la Juve si è moltiplicata rispetto agli anni '90 e non possiamo competere su certe cifre, ricordiamoci che i difettosi lo fanno ma indebitandosi pericolosamente, con le banche dietro e poi con clamorosi ridimensionamenti, vedi che mercato fanno ad anni alterni, con più valori in uscita che in entrata.

Per questo non capisco perchè non si vada allo stadio, la squadra fino a 1 mese fa esprimeva forse il miglior calcio d'Italia e inanellava solo successi. Che altro serve per fomentare? Cristiano Ronaldo? Io tifo la Lazio, non i nomi
Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #112 il: 21 Mar 2018, 14:44 »
Per questo non capisco perchè non si vada allo stadio, la squadra fino a 1 mese fa esprimeva forse il miglior calcio d'Italia e inanellava solo successi. Che altro serve per fomentare? Cristiano Ronaldo? Io tifo la Lazio, non i nomi

Non é arrivato Zaza.
C'erano almeno 20, 30 mila laziali con i soldi in bocca all'angolo di via Calderini, pronti a comprare biglietti e mini abbonamenti per loro, le loro famiglia fino al terzo grado di parentela, convinti che almeno Cristante potesse arrivare. Poi, appena hanno capito che non arrivava nessuno hanno desistito.

cuchillo

cuchillo

Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #113 il: 21 Mar 2018, 15:05 »
La dimensione della Lazio è un depistaggio.
Ceteris paribus, con una Lazio in lotta per lo scudetto, passeremmo dai 25.000 di media ai 35.000 di media, con picchi nelle partite di cartello grazie ai 10.000 paganti portati dalla squadra ospite.
L'attuale riserva della Lazio, come detto, è costituita da 20.000 persone circa. 10.000 li porti stabilmente allo stadio con una squadra in lotta per lo scudetto, gli altri li porti una volta sì e tre no. Li porti nella gara di cartello o nella gara prenatalizia o nella semifinale di Coppa Italia o nel quarto di EL. Ma non li convinci stabilmente a venire.

E con 35.000 presenti, la stadio sembra vuoto comunque.
Solo con 45.000 cominci ad avvertire una sensazione diversa, di un pubblico presente davvero.

aventiniano

aventiniano

Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #114 il: 21 Mar 2018, 15:51 »
Insisto, per me c'è proprio un rifiuto socio-culturale del luogo stadio.
Perché in Italia sia più accentuato che in altri Paesi, non lo so. Ma per me è così.
Ma li vedete gli stadi in serie B? Stadi da 10.000 posti letteralmente vuoti. E non parlo di decadute che hanno vissuto qualche breve fasto in serie A, parlo anche di tifoserie per le quali la serie B dovrebbe essere un bellissimo sogno.

Le spiegazioni del fenomeno sono molteplici ma per me, di fondo, è perché il calcio è sempre più uno spettacolo mediatico. Un ragazzo di diciott'anni, si vede la partita sul tablet, gli basta e gli avanza.
Da un canto non percepisce lo stadio come luogo di socialità, dall'altro, pensa - purtroppo legittimamente - che la partita se la vede meglio sul piccolo schermo, non spende soldi usando SkyGo con l'abbonamento del padre, etc.

Per me lo stadio fico, funzionale e di proprietà sarebbe una salvezza molto parziale. E anche una Lazio più forte lo sarebbe.
Il problema, per me, è proprio l'attrazione che il calcio di oggi ha come "spettacolo live", per quella che è la società italiana (oggi).
Poi, magari, è solo un ciclo sociale, che potrebbe presto chiudersi.

E' ovvio.  Non so quanti anni hai, Cuchillo, ma io da bambino (anni '70) mi ricordo ancora 'Tutto il calcio minuto per minuto' che seguiva solo i secondi tempi, unica trasmissione sportiva Novantesimo Minuto con servizi stringatissimi quasi in presa diretta, e un tempo di una partita in orario serale sulla Rai...
Quindi se amavi la Lazio, per vederla andavi allo stadio, magari con gruppi di parenti / amici di quartiere, dove socializzavi bevendo il vino dalla fiasca e mangiando la celeberrima pagnottella con la sarsiccia.
Ancora ricordo partite in B negli anni '80 con lo stadio pieno.
Un po' di paura solo al derby, quando gli ultrà e gli Ultras si davano appuntamento alla Palla per menarsi: ma i guai dovevi proprio andarteli a cercare - eccezione terribile l'episodio Paparelli (che ha sancito un lento cambiamento già in atto dall'inizio degli Anni di Piombo; fino ai primissimi anni '70  -mi raccontano - potevi andare con le tue bandiere a vederti un derby in Sud).

Ora è un circo Barnum, la socialità è quasi sparita (tranne, duole dirlo, proprio fra gli ultras), i ragazzi  -sempre meno, peraltro, per ragioni demografiche-  si guardano in tempo reale i numeri dei giocatori (e solo quelli) sul tablet non troppo diversamente da come giocherebbero a Fifa 18; e andare allo stadio, sia in casa che in trasferta, mette più apprensione.

Le squadre sono per lo più composte da "capitani di ventura" per lo più stranieri che cambiano casacca ogni due - tre anni, e l'obiettivo è per le grandi ottenere piazzamenti  e per le piccole galleggiare in pareggio e fare plusvalenze con le giovani scoperte.  In maniera molto più scoperta di prima, è il dio Quattrino a menare le danze.

Confesso che, da quello che vedo, la differenza non è più fra laziali e romanisti, ma fra tifosi 'romantici' (una minoranza che trovi ovunque più o meno nelle stesse proporzioni) e il resto del gregge; sempre meno disposto a farsi mungere dai Signori del Pallone (ma che nell'abbonamento televisivo il calcio comunque ce lo mette sempre).

"Times are a-changing", you like or not
Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #115 il: 21 Mar 2018, 16:49 »
Comunque il dio quattrino ha sempre dominato il calcio.
Senno' nun se spiega perché la Juventus ha vinto 38 scudetti più dell'Ascoli.
Nessuna salsiccia o fiaschetta ha portato un tifoso allo stadio. La sola, unica, differenza é che fino a 20 anni fa l'essenza del tifoso si affermava, come identità, solo e soltanto allo stadio.
Eri laziale/romanista/juventino/milanista/ecc... se andavi allo stadio. Senno' non lo eri. Senno' eri altro.
Anche perché senno' non ti ci sentivi. Se non si andava allo stadio non ti ci sentivi tifoso. Si sentiva il bisogno di affermarsi, come individuo tifoso attraverso il percorso casa/stadio/casa.
Altro non c'era.
Pure la storia dei parcheggi, della visibilità, tutte puttanate. In questo discorso. A Lazio-Milan, in serie B arrivammo allo stadio alle 9 e mezza di mattina. Si giocava alle 15 cazzo. E alle 11 la curva nord era piena. E andare allo stadio ti prendeva una giornata intera, tra 121 a Termini o 19 a Piazza Mancini.
E tralascio le giornate in cui pioveva.
Il problema é che o facevi cosi o non eri tifoso. Non ti ci sentivi. Non potevi sentirtici. Perché la Lazio o la vedevi allo stadio o non la vedevi.
Oggi la fruizione é molto più diffusa, lo stadio, la partita é un dettaglio. Oggi ci si sente tifosi perché si comprano tutte le tre maglie ufficiali, compresi i guanti del terzo portiere, si ascolta ogni giorno almeno due radio che parlano di Lazio 24h su 24, si passa il tempo sui forum o sui social networks a parlare di Lazio e di mercato. La partita ? Non quella no, ogni tanto si deve passare del tempo con la famiglia.
E ci si sente comunque tifoso.


Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #116 il: 21 Mar 2018, 17:28 »
Non é arrivato Zaza.
C'erano almeno 20, 30 mila laziali con i soldi in bocca all'angolo di via Calderini, pronti a comprare biglietti e mini abbonamenti per loro, le loro famiglia fino al terzo grado di parentela, convinti che almeno Cristante potesse arrivare. Poi, appena hanno capito che non arrivava nessuno hanno desistito.

vero! Mi mancava Sirigu per sentirmi più laziale e farmi tutte le trasferte invece che le solite 6-7.

Offline JSV23

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Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #117 il: 21 Mar 2018, 17:39 »
Comunque il dio quattrino ha sempre dominato il calcio.
Senno' nun se spiega perché la Juventus ha vinto 38 scudetti più dell'Ascoli.
Nessuna salsiccia o fiaschetta ha portato un tifoso allo stadio. La sola, unica, differenza é che fino a 20 anni fa l'essenza del tifoso si affermava, come identità, solo e soltanto allo stadio.
Eri laziale/romanista/juventino/milanista/ecc... se andavi allo stadio. Senno' non lo eri. Senno' eri altro.
Anche perché senno' non ti ci sentivi. Se non si andava allo stadio non ti ci sentivi tifoso. Si sentiva il bisogno di affermarsi, come individuo tifoso attraverso il percorso casa/stadio/casa.
Altro non c'era.
Pure la storia dei parcheggi, della visibilità, tutte puttanate. In questo discorso. A Lazio-Milan, in serie B arrivammo allo stadio alle 9 e mezza di mattina. Si giocava alle 15 cazzo. E alle 11 la curva nord era piena. E andare allo stadio ti prendeva una giornata intera, tra 121 a Termini o 19 a Piazza Mancini.
E tralascio le giornate in cui pioveva.
Il problema é che o facevi cosi o non eri tifoso. Non ti ci sentivi. Non potevi sentirtici. Perché la Lazio o la vedevi allo stadio o non la vedevi.
Oggi la fruizione é molto più diffusa, lo stadio, la partita é un dettaglio. Oggi ci si sente tifosi perché si comprano tutte le tre maglie ufficiali, compresi i guanti del terzo portiere, si ascolta ogni giorno almeno due radio che parlano di Lazio 24h su 24, si passa il tempo sui forum o sui social networks a parlare di Lazio e di mercato. La partita ? Non quella no, ogni tanto si deve passare del tempo con la famiglia.
E ci si sente comunque tifoso.
Forse puttanate lo erano negli anni 80 IB, oggi no. Mi pare evidente che i tempi siano cambiati, mentre l'esperienza Stadio Olimpico pare essersi cristallizzata nel tempo.
E come se tua moglie ti chiede il frigorifero e tu gli rispondi che negli anni 50 il frigorifero non ce l'aveva nessuno.

Non condivido nemmeno il fatto che decenni fa per sentirsi tifoso l'individuo doveva per forza andare allo stadio.
La Juventus, l'Inter, il Milan, avevano e hanno tifosi in tutto il mondo e lo stadio è sempre lì, a Torino o a Milano, ed è sempre uno.
Conosco gente malata per queste squadre ma che allo stadio ci sarà andata 4/5 volte in tutta la vita. Gente di 60/65 anni, non ragazzini.
Per me sono tifosi, assolutamente.

Comunque, punti di vista.

Offline DajeLazioMia

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Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #118 il: 21 Mar 2018, 17:57 »
chiaramente tutti gli aspetti hanno un loro peso.
Per me anche il tipo di stadio. Non posso saperlo per certo, ma credo che soprattutto per le nuove generazioni, che sono cresciute vedendo i ciuffi d'erba che si muovono in 4K, l'impatto con la visuale stadio Olimpico deve essere estremamente deludente.
Soprattutto se in cambio non ti dà più l'effetto tifoseria gonfia e coinvolgente.
Oggi la comodità è alla base di qualsiasi esperienza che un "utente" cerca.
dice, ma il tifoso vecchio stampo? Sono rimasti in 15/20k.
Re:A volte maledico l'era Cragnotti
« Risposta #119 il: 21 Mar 2018, 18:40 »
Forse puttanate lo erano negli anni 80 IB, oggi no. Mi pare evidente che i tempi siano cambiati, mentre l'esperienza Stadio Olimpico pare essersi cristallizzata nel tempo.
E come se tua moglie ti chiede il frigorifero e tu gli rispondi che negli anni 50 il frigorifero non ce l'aveva nessuno.

Resto sulla tua metafora.
E' come se tua moglie non ti amasse più perché non hai il frigorifero.
Sai benissimo che il frigorifero non c'entra nulla. E' una scusa.
Vi siete amati pure quando abitavate in 15 metri quadri col bagno in salotto. Lo sai da solo che il frigorifero non c'entra nulla.


 

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