NO AL RAZZISMO: lo dice la Lazio, lo dice l'Olimpico che zittisce quei pochi stupidi rimasti
Il mondo guardi e legga, gli immorali facciano lo stesso: «No racism». No e poi no e ancora no al razzismo. «No racism», lo sponsor di maglia più bello, un grido ai quattro venti, l'urlo di ribellione e di civiltà della Lazio, squadra multietnica, società di spirito olimpico. La risposta è no, no al razzismo. Maglie parlanti quelle biancocelesti, hanno sfilato unite ieri sera, sono scese in campo con la scritta "NO RACISM" marchiata sul petto, ad alta visibilità. La Lazio non gioca con chi non sa vivere, la Lazio si dissocia dai razzisti, anche dai pochi che fanno parte della sua tifoseria. Qualcuno in Nord ha tentato di rovinare la notte anti-razzismo, ma non ci è riuscito. Ha provato a far partire il coro «As Roma Juden Club» intorno al 40′ minuto del match con l'Udinese, i tifosi veri l'hanno soffocato coi fischi. La Curva ha esposto lo striscione: «Stoltezza ed idiozia non albergano in questa curva. Giù le mani dalla Lazio e dai laziali!». La maggioranza è schierata compatta contro gli immorali, molte iniziative sono state pensate e realizzate dai gruppi organizzati per combattere il fenomeno antisemita. Le divisioni provocano errori, c'è ancora tanto lavoro da fare, gli insensati riescono sempre ad imbucarsi, s'è visto. Non si penalizzi la Lazio, l'Olimpico è a rischio diffida in Europa e il club ora rischia multa in campionato per via dello striscione esposto ieri proprio in Nord. Non era uno slogan razzista, era riferito ai condannati per l'omicidio Raciti: «Speziale e Micale innocenti, si faccia verità».
L'INIZIATIVA – No al razzismo. La vera Lazio tifa Klose, non Hitler. E gli ebrei sono suoi amici, non nemici. Hanno creato una catena i giocatori laziali nel prepartita, hanno diffuso un messaggio di umanità scritto in inglese, lingua universale del mondo globale. L'hanno fatto giocando con maglie solidali. Che tutti leggano, che il mondo guardi. Che l'Inghilterra, patria del Tottenham e dei suoi supporter feriti, capisca e non si faccia condizionare dal passato, dalle storie di ieri, dai delinquenti di oggi, dai luoghi comuni di sempre, dalle urla di una minoranza mossa da malanimo. Che i tabloid inglesi distinguano il bene dal male, riportino fedelmente il messaggio sulle loro pagine. «No racism» sia un titolone. La rogna del raid a Campo de' Fiori è ricaduta sulla Lazio, su tutti i cittadini romani, sull'onore della Capitale. No a tutti i razzismi dice la società lanciando la crociata ideata da Lotito. Ha sentito il dovere morale d'intervenire, ha sempre rischiato in prima persona per purificare certi ambienti: «Serviva una chiarificazione – ha detto il presidente a Sky – come club siamo stati accusati di questa aggressione. E' emerso che i protagonisti erano delinquenti che tifavano anche per la squadra opposta della città. Le accuse hanno danneggiato la società e la tifoseria. Questi delinquenti devono essere puniti. Episodi simili sono successi già in altre occasioni con squadre come Arsenal e Liverpool e hanno danneggiato la città di Roma, una città tranquilla, non può essere paragonata a Tel-Aviv».
LA SFIDA – La Lazio non subisce le conseguenze dei danni, reagisce civilmente. Nella Lazio razzisti e "sfascisti" non l'avranno mai vinta. La vera Lazio sono tutti quelli che scrivono "no racism", "no al razzismo", che lo gridano, che lo professano giocando.