Se fossi capace, posterei qui una mia foto con lui, settembre 2001, davanti al PalaBNL a Venezia prima di non so quale proiezione. Era verso l'ora di pranzo in un momento di relativa tranquillità e non esitai a chiedergli di farci una foto insieme. Si stava vergognando (per inabitudine, credo) più lui che io.
E' sempre stato un mio riferimento culturale. Forse ancor più di Renato Nicolini. Per la sua libertà, soprattutto.
Renato era un eccentrico, un innovatore; Gianni era fondamentalmente un uomo libero, un curioso.
Libero di amare ciò che voleva, senza riserve mentali. Non fece mai mistero di essersi appassionato anche ai grandi classici della destra letteraria, per dirne una.
Sempre in quegli anni, lo incontravo spesso a Via Caetani. Mangiava lì a pranzo nello stesso bar dove pranzavo io. Il bar con le foto di Marco Ferreri per chi è pratico della zona.
L'ho incontrato l'ultima volta un paio di anni fa, a un'iniziativa pasoliniana in una biblioteca di Testaccio promossa da un caro amico.
Mi spiace, mi spiace davvero tanto.