Citazione di: italicbold il 21 Set 2021, 09:56
Tutte ste ricche proprietà sono una legenda metropolitana. Ndo stanno ?
Inter e merde c'hanno i debiti di uno stato centroafricano e sono costrette a vendere i prezzi pregiati.
Il declino tecnico delle merde, aldilà della agiografia quotidiana, é sotto gli occhi di tutti. Hai voglia a raccontare la conference cup come un trofeo meraviglioso, resta una coppetta il cui interesse è pari a zero. La Juventus sta a ruota e s'é liberata del fardello CR7 perché non poteva più permetterselo e gli é costato un paio di centinaia di milioni di euro senza un reale apporto tecnico che gli avesse permesso di raggiungere la champion's. Perché lo scudetto lo vincevano (pure più facilmente) anche senza di lui. Ora fanno un aumento di capitale per coprire il buco ma i risultati, al momento, stentano.
Il Milan due anni fa era una armata bracalone, in panchina avevano preso Pioli che veniva dal fallimento all'Inter e alla Fiorentina ed era una scelta low cost, tanto che stavano per prendere Rangnick che era il nuovo messia. Gli ha detto un immenso bucio di culo che il tedesco li ha sfanculati e non avevano un copeco per prendere un altro allenatore e si sono tenuti a malincuore Pioli. Poi hanno sfanculato i giocatori più cari e hanno scelto una linea giovane e meno dispendiosa che sta pagando. Con Pioli. Il Napoli, che ha iniziato in tromba il campionato ha scommesso sulla continuità. Praticamente il mercato manco lo hanno fatto. Poi se il riferimento é alla Fiorentina di Commisso, andrebbe detto che non é arrivato stamattina, sono due anni che ha preso i viola e, al momento, c'ha due campionati di sofferenza alle spalle. Comunque non é che hanno fatto una squadra di galacticos, giocano la davanti con Cailleron, che a noi ce faceva schifo, e Bonaventura. In difesa stanno a carissimo amico.
Resta l'Atalanta che, nell'organizzazione e nel portafoglio, é quanto di più italiano ci possa essere.
A me ste visioni millenaristiche del campionato italiano, ogni anno, lasciano sempre abbastanza perplesso. Sono vent'anni che, qui sopra, c'é chi é convinto che sto famoso fossato tra noi e le altre squadre si allarghi e invece siamo sempre li.
OT
Non lo so, Italic.
Per me, lo scenario è cambiato, nel corso dell'ultimo decennio ed è in evoluzione: per certi cambiamenti serve tempo, e in questo tempo comprendo anche gli errori. Poi, all'esperienza bisogna aggiungere pure un pizzico di fortuna.
Alcune proprietà straniere sono cambiate più volte (asr, Milan, Inter) ma
il processo di internazionalizzazione - e potenzialità di crescita dei ricavi commerciali; quindi del fatturato; vedremo gli stadi privati - di queste società è continuo e questo ha un peso, in termini di disponibilità economica, nel medio e soprattutto nel lungo periodo. Il
valore di questi marchi è in crescita.
Le grandi proprietà italiane non ci sono più; ricchi scemi, è ormai difficile trovarne, nel calcio; l'elemento commerciale è sempre più importante, assieme allo stadio.
La Lazio ha grandi limiti, in questo senso, e non sfrutta le proprie potenzialità.
Io non mi concentrerei sui debiti: che devono essere abbattuti, se necessario, ma soprattutto rifinanziati - come infatti regolarmente avviene, mantenendo comunque un ottimo livello sportivo, come nel caso dell'Inter, che ha adottato entrambe le strategie.
Si tratta, inoltre, di realtà diverse; con diversi limiti strutturali; con progetti sportivi differenti; e processi di crescita che non vanno alla medesima velocità:
a volte bisogna fare due passi indietro, per farne quattro in avanti, se finalmente si è imboccata la strada giusta (valorizzazione sportiva ed economica).
Quelli sportivi sono cicli: non una linea retta d'ascesa o declino. Si cresce nel tempo - se tutto va bene - a costo anche di un passo indietro se necessario, sino a raggiungere i propri limiti strutturali.
Comunque, le potenzialità (ma spesso basta guardare anche il presente) d'investimento e sviluppo sportivo di un Commisso; di un fondo Elliott, che prima o poi passerà di mano, ad un acquirente, dopo aver ristrutturato e rilanciato la società; di Suning, che ha appena vinto uno scudetto, nonostante tutto; del gruppo Friedkin, che è appena arrivato, e svilupperà le fondamenta commerciali poste da Pallotta; degli Agnelli, che vivono una fisiologica fase di rilancio, dopo un decennio di dominio; sono decisamente superiori a quelle della Lazio di Claudio Lotito - almeno, per come la conosciamo sino a oggi.
Solo un esempio, proprio riferito allo straniero più pittoresco, "Big" Rocco:
https://www.ilsitodifirenze.it/content/982-fiorentina-i-ricavi-dallo-sponsor-mediacom-salgono-da-10-25-milioni-stagionehttps://www.calcioefinanza.it/2020/09/18/fiorentina-sponsorizzazione-mediacom-intervista-commisso/https://www.fiorentina.it/sponsor-di-maglia-fiorentina-al-secondo-posto-grazie-a-mediacom/
La Fiorentina - sostenuta dall'azienda del suo azionista di riferimento - ha il secondo contratto più ricco della Serie A, in termini di sponsorizzazione principale (Mediacom ha garantito 50M in due anni). Cosa succederebbe, se riuscissero a sviluppare finalmente anche un progetto sportivo vincente, costruendo magari anche uno stadio, col nome di un nuovo sponsor, e tappezzato da altri marchi internazionali?
Queste società sono entrate nel giro della grande finanza e industria internazionale (banche d'investimento; fondi; laute sponsorizzazioni, etc). La Lazio, aborrisce tutto ciò.
Pur se maggiormente paragonabili alla Lazio (ma Percassi e De Laurentiis non sono Lotito: sono due grandi imprenditori, a capo di gruppi storici, e questo ha un peso, piaccia o no) Atalanta e Napoli, invece, applicano una diversa politica sportiva, equilibrata, ma per certi versi più rischiosa di quella della Lazio - avere un determinato settore giovanile, poi, è bravura e fortuna; la fortuna, sta nel fatto che nel calcio di oggi, questo può essere determinante per favorire la crescita sportiva ad alto livello, al pari di altri fattori, puramente tecnici, infrastrutturali e commerciali.
La Lazio ha fatto le sue fortune sportive tra il 2010 e il 2021: sono gli anni del declino definitivo delle grandi proprietà italiane e gli investimenti (a volte confusi) dei nuovi ricchi. È stata una fase di transizione, per il calcio italiano. Vedremo, ora, cosa succederà - e la bravura di chi ha il portafoglio più gonfio; e forse un po' più di coraggio.
FOT