Citazione di: strike il 24 Feb 2012, 02:12
Ecco bravo, io ero rimasto al mito.
Era l'unico a cui mi potevo aggrappare ma all'epoca tante cose nemmeno le capivo o me le sono dimenticate.
Direi che nei momenti terribili la gente laziale si unisce, come quando rischiavamo il fallimento.
Per il resto i laziali me li ricordo sempre divisi, litigiosi, contestatori. Anche noi qui siamo sempre una parte, peraltro neppure così definita: ci sono sempre stati quelli che odiano Lazionet, io non odio nessuno ma certo non mi riconosco in mille cose. E' sempre stato così. Non è così per tutte le tifoserie, da noi sì.
Ma questa contestazione quanto è andata avanti? Vi sembra paragonabile al delirio di questi anni?
Scusa il ritardo, di giorno non ho modo di postare nulla.
Parto dalla fine
A mia memoria nessuna contestazione ha mai raggiunto la violenza verbale e la rabbia di quella attuale ma ce ne sono sempre state.
L'unica a cui partecipai (errori di gioventù) fu quella contro la paventata cessione di un certo Vagheggi
"Casoni, ascolta, vaghigno non si tocca"

Sull'anno dei meno nove invece si è costruito il mito solo negli anni successivi.
Premetto che paragono l'emozione di Lazio - Vicenza solo a quella del 14/5/2000. Ho ancora nelle orecchie il boato assordante dopo il gol di Giuliano. Quell'esultanza non ha paragoni perchè seguiva il più assoluto silenzio ascoltato in uno stadio. Un silenzio di terrore, per la prima volta in quella stagione avevamo iniziato a temere veramente la fine.
Quel gol era una liberazione vera, un urlo di gioa, un boato che diceva "ci siamo, ci siamo ancora".
Ma quello che accadde nel resto della stagione ha poco di eroico o epico. Senza penalizzazioni saremmo arrivati solo sesti o settimi in serie B. Oggi parliamo di bacino di utenza e di aspettative ma quella Lazio, che nei precedenti campionati in A faceva il terzo miglior incasso d'Italia, non poteva oggettivamente essere sesta in B.
Anche l'unità di intenti e il coraggio di undici uomini veri con un condottiero indomabile è una mera leggenda. A metà campionato eravamo salvi e qualcuno sognava addirittura una promozione, poi ci fu il crollo.
Gli eroi, vado a memoria, nelle ultime dieci partite, oltre col Vicenza, ne vinsero solo una (forse con il Cagliari) scivolando in fondo alla classifica compromettendo una salvezza già acquisita.
Anche negli spareggi riuscimmo nell'impresa di perdere con il Taranto (dico il Taranto) rendendo necessaria l'impresa finale con il Campobasso.
Da tifoso, fino al 70 di Lazio Vicenza, non ritenevo possibile una retrocessione per un'oggettiva superiorità tecnica di quella rosa. Non fu il grande carattere della squadra a salvarci, era il minimo che si poteva chiedere a quella rosa.
Gli ultimi tre mesi, anche considerando le energie spese per recuperare il gap in classifica, furono un crollo caratteriale. Si consideravano troppo forti per retrocedere ma non abbastanza per fare la vera impresa di tornare in A partendo da meno 9 e smisero di giocare. Begli eroi!
Gli sputi (sempre deprecabili) con cui furono accolti negli spogliatoi del S. Paolo dopo Lazio Taranto, ma mai citati nell'agiografia di Guidone e co, furono il chiaro segnale di quello che pensavamo di loro all'epoca.
Resta invece vero che, nonostante tutto, a Napoli NOI eravamo in 20.000 in entrambe le gare e questo non è mito ma amore vero per i colori del cielo.