Vi pubblichiamo l'articolo, tratto dal numero di Lazialità, attualmente in edicola, scritto da Franco Recanatesi. Una parodia della situazione attuale in casa Lazio.
Sigla. Lotito e Tare si presentano accolti da fragorosi applausi.
Preambolo di Lotito: "Ho sbagliato, l'ho scritto anche sulla copertina della nostra nuova rivista". Applausi. Qualcuno fra il pubblico si asciuga una lacrima. Lotito prosegue: "Ho sbagliato a non prendere a calci nel sedere qualche giocatore e qualche allenatore. Ho sbagliato ad essere disponibile con i tifosi. Dopo tutto quello che ho fatto per loro!". Molti ricacciano indietro le lacrime. Stupore. Lotito estrae dalla tasca un foglietto: c'è l'elenco dei suoi successi di fronte al quale quelli letti da Maroni contro le associani mafiose sembrano due brevi in cronaca.
Lotito attacca con voce stentorea: "Sotto la mia gestione la Lazio ha vinto una Coppa Italia e una Supercoppa. Ha conquistato una Champions league...". Tare gli sussurra all'orecchio: "Non l'ha vinta, ha partecipato a una Champions League...". Lotito bisbigliando: "E vabbè, è uguale". Poi riprende:" La Lazio, con me presidente, non è mai retrocessa. Ha sempre continuato a chiamarsi Lazio. Ha giocato tutte le partite in calendario...". Tare: "Tutte le squadre giocano le loro partite...". Lotito: "Affari loro, lasciami proseguire: la Lazio non ha mai rubato. Non ha mai commesso atti impuri. Ha imposto un nuovo modello di società dove il denaro non è tutto. Ha imposto un nuovo modello di squadra dove conta il noi e non l'io. Io viene usato solo dal presidente, che sarei io: io ho sanato il bilancio, io ho comprato fior di giocatori, a cominciare da Dias in cui nessuno credeva...". Tare: "Ma, veramente...". Lotito: "Zitto, dopo ti compro un lecca lecca".
"Io ho convinto Moratti e Galliani a non regalare più di dieci giocatori l'anno alla Roma, io ho restituito Ledesma alla prima squadra...". Tare: "No, questo no!". Lotito: "Igli, basta altrimenti parlo con Bossi e ti rimando a Tirana".
"Io, infine, vi ho regalato Olympia! L'aquila, il nostro simbolo, che ci sta portando su, più su, sempre più su. Apparet id quidem etiam caeco".
Lotito avverte perplessità e sconforto fra il pubblico e allora traduce: "E' evidente persino a un cieco".
Applausi moderati. Share del 3%, di poco superiore alla sessantacinquesima replica de "La corazzata Potemkin" su Raitre.
Igli Tare comincia il suo monologo, lo share schizza al 42%. Annuncia il titolo: "Cos'è che va e cosa non va nel calcio albanese". Lo share crolla al 2% e alla fine sarà dello 0,45%.
Momento musicale: Tony Malco canta l'inno della Lazio (share all'88%) poi fa il suo elenco: i suoi gol nelle partite amatoriali degli ultimi venti anni. L'auditel segnala numero e nomi dei superstiti davanti al teleschermo: sono quattro e di cognome fanno tutti Malco.
Antonello ++++++++ chiama i giornali: "E' una vergogna, ho diritto di replica, anch'io voglio cantare in tv l'inno della Roma". Lotito risponde: "Mandi un filmato". Poi annuncia il prossimo ospite, Suor Paola, che leggerà il suo elenco: tutti i nomi dei carcerati, dei bambini abbandonati, delle donne violentate, dei pensionati malmenati e dei malati non curati. Una lista di 215.437 persone. Per la prima volta lo share va sotto lo zero e l'Auditel noleggia perforatori e scavatrici per ripescarlo. Poi Suor Paola pronuncia una delle sue massime: "Dai poco se doni le tue ricchezze, ma se doni te stessa tu doni veramente". Le escort, davanti alla tv, esultano, s'impenna l'audience, si impenna tutto. Olympia comincia a svolazzare nello studio come se fosse uno stadio, Pasqualino Foggia suona il puti-pu, Rocchi la chitarra e Matuzalem il bongo, Mauri chiede se da qualche parte si può fare il bunga-bunga ma gli viene risposto di avanzare una richiesta in carta bollata a Palazzo Chigi, Lotito e Tare ballano avvinghiati, Luigi Salomone annota che tutto è molto ben fatto, Lotito è un grande, Guido De Angelis muove qualche eccezione "con tutto il rispetto...", il Corriere dello Sport prepara il titolo di prima pagina, Vocalelli è incerto fra "Leggendari!" , "Eroici!" e "Mitici!"
Finchè una voce tuona: "Vieni via con me". Lotito pensa alla sigla di chiusura, ma l'invito viene ripetutio da due uomini in cammice bianco che lo prendono sottobraccio, lo sollevano da terra, gli infilano la camicioa di forza e se lo portano via.
Franco Recanatesi (tratto dalla rivista Lazialità n.340)
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