Questa ve la devo proprio raccontare, ed è da Laziotalk, anche se forse qualcuno avrà da ridire.
Venerdì 21 vado a esaminare alcuni lavori che mi stanno facendo in campagna (vicino ad Attigliano, poco sopra il confine tra Lazio ed Umbria). Al ritorno prendo l'autostrada e mi fermo al primo autogrill perchè sono le 15 e non ho pranzato. Chiedo un panino ed un caffè, e attendo la bevanda quando al mio fianco, si presentano 3 ragazzoni alti e magri.
Li guardo e mi rendo conto che uno di loro è Tagliavento! E infatti parlano con un quarto (che dev'essere il loro autista) di Fifa, Uefa e quant'altro.
Li ritrovo all'uscita che parlottano vicino alla loro auto. E decido di intervenire. Chiedo a Tagliavento un autografo per mio figlio (Jungeadler).
Questo che segue è il colloquio che ne è scaturito. Che a ricordarlo mi piscio ancora addosso dal ridere.
T(agliavento): Ma certo, un autografo...
A(lteadler): Sì ne ho proprio bisogno adesso che mio figlio si è convinto che lei è un bravo arbitro.
T, perplesso: Adesso?
A, sogghignante: Sì, adesso...
T, evidentemente equivocando: Ah, è un piccolo arbitro...
A, sorridendo: Veramente ... è un grande tifoso laziale....
T, in chiara difficoltà e quasi arrossendo: Non capisco.
A, tornando a ghignare: Sa, mio figlio, come migliaia di altri laziali, all'annuncio che avrebbe arbitrato la stracittadina ha dato fuori di matto dicendo che lei è un tifoso della Reuma e che ci avrebbe fatto perdere il sesto derby consecutivo. Io invece sostenevo che lei si era sbagliato in precedenza e che un errore ci può stare anche perchè l'arbitro è un essere umano. Adesso dopo il derby vinto - e lei ha arbitrato bene e ha visto quello che c'era da vedere a cominciare dal rigore su Brocchi - anche mio figlio si è convinto che lei è un buon arbitro e che se ha sbagliato in passato non l'ha fatto con premeditazione, ma solo perchè non ha visto bene.
T, tra l'imbarazzato e il sollevato: Ah ecco!... certo. Ecco l'autografo.
N.B. - Tagliavento è di Sangemini, andava a Lecce a fare il quarto uomo come mi ha poi spiegato. Mi ha salutato con cordialità, anche quando, prima di allontanarmi, gli ho detto: mi raccomando, attenzione agli errori. Non li rifaccia!