Bilancio S.S. Lazio

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Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1280 il: 06 Apr 2022, 21:16 »
Per avere un utile riferimento sulle questioni di bilancio, rimando a questo utile link:

https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2018/09/10/plusvalenze-bilanci-societa-calcio/
Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1281 il: 06 Apr 2022, 22:04 »


Questo s'intendeva - altrove - circa l'impatto delle proprietà straniere in Serie A, nord-americane innanzitutto.

E' indubbiamente vero che il modello di "business" del calcio ultracapitalistico dei nostri giorni non prevede più la figura romantica del "ricco scemo" (il mecenate spendaccione alla Moratti): bensì una scientifica, efficiente, riorganizzazione imprenditoriale delle società calcistiche in ogni settore (sportivo, economico, finanziario) finalizzato non più a "gestire" il valore patrimoniale e contabile, piuttosto a incrementarlo costantemente per mezzo della ricerca sistematica di maggiori ricavi dentro e soprattutto fuori dal campo. In quest'ottica ecco ad esempio che il settore giovanile dei club (soprattutto quelle grandi) da serbatoio di talenti per la prima squadra si trasforma in vero e proprio "bancomat", utile a generare nuovi guadagni senza intaccare il valore della formazione titolare, soprattutto in assenza di cospicui introiti commerciali (questa trasformazione è avvenuta in maniera esemplare nell'Atalanta).
Se tutto ciò è vero, allo stesso modo è evidente come il "saper fare" imprenditoriale e i capitali immessi da queste proprietà acuiscano gli svantaggi competitivi di quei club che - anche solo per riequilibrare i costi economici e/o ridurre gli squilibri finanziari, pure se minimi in confronto a quelli di altre società - non dispongono di alcuna risorsa aggiuntiva, nè di una divisione del lavoro aziendale altamente professionalizzata.
Per dire: oltre a ricorrere a versamenti in conto capitale pari a 144 milioni (non 3,5M...), dal 2019 un "Commisso" ha versato nella Fiorentina pure 75M attraverso la "sua" sponsorizzazione (Mediacom), per un totale di oltre 200M girati al club in tre anni - di cui solo una parte, ovviamente, è stata destinata al calciomercato. Ma così è più semplice non avere problemi di liquidità, nonostante risultati sportivi mediamente scadenti in sede di mercato e sul campo. Dal canto suo - questo il ruolo di un imprenditore che cerca il "business", al contrario del "politico" Lotito -  Commisso ha messo già in cascina una nuova cittadella sportiva e la rivalutazione dello stadio Franchi (dopo ristrutturazione) per rafforzare il patrimonio della Fiorentina.

La differenza comunque, alla fine, la fanno sempre le scelte dei singoli dirigenti o proprietari: se in pochi sollevano trofei pesanti (vincolo economico) tuttavia si può fare bene in tanti modi differenti, adottando diversi tipi di strategie soprattutto dal punto di vista economico-sportivo (dal sistematico ricorso al player trading sino al quasi immobilismo in termine di generazione di ricavi legati al calciomercato, per favorire la costruzione di gruppi solidi e animati da forte senso di appartenenza, che possono tradursi in migliori risultati e dedizione alla causa sul campo compensando altri tipi di carenze - al netto dei limiti tecnici irrisolti e alla fisiologica conclusione di un ciclo sportivo).
Ma se i soldi non fanno la felicità, di sicuro rendono la vita molto più semplice, limitando i danni comportati da una serie di decisioni sbagliate oppure da improvvisi rovesci geopolitici e geoeconomici (rispettivamente, le sventure di Pallotta e Agnelli confrontate con quelle di Suning). Lo stesso Napoli - preso a modello quanto a gestione del calciomercato, risultati sportivi e dotato di modesti debiti finanziari - per riequilibrare i conti economici e ridurre i costi (R: 179,4M; C:305,5; Plus: 47,6; perdita: 58,9) a quanto pare si avvia verso una decisa riduzione delle spese complessive, di cui i mancati rinnovi a Insigne e Mertens, oltre alla possibile cessione di Fabian Ruiz, potrebbero essere solo il primo passo, nonostante la bellissima stagione disputata. Altre squadre - con gruppi forti alle spalle e un'altra base di ricavi caratteristici, ovvero non legati alle fortune sportive - magari avrebbero agito diversamente, supportando questo squilibrio relativamente modesto nel tempo, magari con l'aiuto della crescita di ricavi trainati da altri settori (da quelli commerciali a quelli legati alla cessione di pezzi pregiati provenienti dal settore giovanile).

La base di partenza competitiva dunque è decisamente impari (e naturalmente non può che essere così, dal momento che viviamo in questo tipo di società) per non parlare delle rendite di posizione legate alle specifiche tradizioni storiche di ogni singolo club, che favoriscono una maggiore o minore valutazione commerciale del proprio marchio e dunque la generazione di ulteriori ricavi - come nel caso del Milan, sempre ambito e remunerativo negli Usa come in Estremo Oriente.
Il tetto imposto all'indebitamento (prossimo regolamento Uefa: spese costo lavoro allargato al 70% dei ricavi e perdite "coperte" non oltre i 60M in tre anni) non riduce affatto le disuguaglianze: cerca semplicemente di mettere in sicurezza il sistema, non operando alcuna seria redistribuzione dei redditi, nè a livello europeo, tantomeno a livello nazionale.

LS ciao. Quando puoi, commenti i risultati del Milan? Sono passati da meno duecento a piú qualcosa in due anni, mantenendo la competivitá della squadra. Come hanno fatto? C'é un trucco sotto?
Grazie in anticipo.

In primo luogo, conta la bravura dei dirigenti: quelli sportivi (sul mercato e nella gestione della squadra, poi affidata all'allenatore: Maldini-Massara) e il referente per l'intera organizzazione aziendale (l'a.d. Gazidis) che, oltre ad avere scelto i primi, ha favorito pure la generazione di nuovi ricavi indipendenti dal campo (sponsor, commerciale, marchio - in futuro lo stadio).
Poi viene Pioli che ha fatto un grandissimo lavoro sul prato verde, garantendo i soldi di due partecipazioni consecutive alla Champions League che sta moltiplicando il valore del club (patrimonio tecnico e commerciale) aiutando nel lavoro di risanamento il Fondo Elliott - qui non nella parte del cinico speculatore ma dell'avveduto imprenditore - e in quello della crescita delle risorse, Gazidis.
Infine arrivano i giocatori organizzati da Pioli, scelti entrambi da Maldini e Massara, assunti da Gazidis, indicato da Elliott che tutti paga - nei limiti del budget, comunque corposo rispetto alle perdite passate e recenti.

Il "trucco" - come per tutto ciò che riguarda il capitalismo - naturalmente c'è: e sta nelle ingenti risorse immesse nelle casse Milan per far partire il progetto (concretizzatosi solo grazie a Maldini-Massara-Pioli) sotto forma d'investimenti e di competenze che queste risorse economiche aiutano ad acquisire; nonché nella rendita economico-sportiva garantita dalla gloriosa storia recente del club (l'epopea berlusconiana è ancora viva nella memoria collettiva a livello globale) che moltiplica le risorse a disposizione, in cambio di quel minimo di organizzazione utile ad estrarle dalla miniera d'oro di un mercato mondiale, che nello sport d'alto livello vede un'ottima occasione per fare affari e farsi una buona reputazione agli occhi degli azionisti, così come dei tifosi-gaudenti-consumatori.

Il trucco dei trucchi - a livello sportivo - però sta in ciò: per fare tutto questo, il Milan non ha dovuto ricorrere a dosi massicce di "player trading" rincorrendo saldi positivi nel bilancio dei trasferimenti utili a contenere le perdite, proprio perché Elliott ha coperto parte dei costi che era necessario ridurre per attuare la politica di risanamento. Al resto - come detto - hanno contribuito i successi aziendali (Gazidis) e in sede di mercato (Maldini-Massara), concretizzati poi da quelli ottenuti sul campo grazie a Pioli. Ma il mancato ricorso al "player trading" (detto che bisogna anche saper vendere, il "trading" non è una formula magica ma ha i suoi rischi economici e sportivi) ha garantito stabilità, solidità, senso di appartenenza, fiducia al gruppo squadra. Facilitando così il compito dell'allenatore che - salvo la perdita degli svincolati - ha potuto lavorare per tre stagioni sul medesimo zoccolo duro: facendo crescere i talenti con il lavoro e confermando i migliori sulla fiducia, forte di una squadra in crescita sotto tutti i punti di vista, dentro e fuori dal campo.

Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1282 il: 06 Apr 2022, 22:15 »
viste le forze in campo delle altre rapportate a lotito, un posto in EL/conference sara' sempre da benedire.

Online Goceano

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Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1283 il: 06 Apr 2022, 22:47 »
viste le forze in campo delle altre rapportate a lotito, un posto in EL/conference sara' sempre da benedire.

Certo ma questo non ci deve impedire a prescindere, di crescere per quanto possibile.
Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1284 il: 07 Apr 2022, 00:41 »
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Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1285 il: 07 Apr 2022, 01:16 »
viste le forze in campo delle altre rapportate a lotito, un posto in EL/conference sara' sempre da benedire.

Stagione 2020/2021, al netto delle plusvalenze da "player trading" - stime al ribasso, causa mancati introiti da botteghino, che per la Lazio pesano circa 20M a stagione solo in Serie A.

Rispetto alla media delle squadre del campionato, i ricavi della Lazio (lo scorso anno pari circa a 166M grazie alla CL per mezzo soprattutto dei diritti tv, quelli nazionali garantiti nel tempo, e quelli Uefa, a cui si sommano i premi per la partecipazione alle coppe) si attestano comunque nella fascia medio-alta della Serie A: le prime otto squadre dell'attuale classifica, dai 450M della Juventus ai 360M di Inter, 240M Milan, 205M Roma, 179M Napoli, 173M Atalanta, 150M Fiorentina.
Il distacco con la nona per ordine di ricavi (il Cagliari!) è considerevole: 82,2 M; poi Sassuolo 82M, Udinese 78M, Bologna 78M, Verona 72M, Genoa 63M, Torino 61M, Samp 61M, etc.

Da ciò ne consegue che - se uno su mille ce la fa, grazie all'organizzazione e alla fortuna, come l'Atalanta - emergere dal basso oppure sprofondarci è piuttosto difficile in Serie A, a meno di incredibili e ripetuti disastri sportivi, sul campo e nelle scelte di mercato (quelli veri, tipo la Fiorentina delle ultime due stagioni, non quelli di Tare sino a oggi).
Dunque - pur con tutti i limiti dell'attuale gestione, che ha il pregio e il difetto di non intendere l'azienda sportiva prevalentemente come una macchina da soldi, anteponendo a questi altri "valori" (rispettandoli più o meno coerentemente, a seconda dei casi) - lottare più o meno stabilmente per il quarto posto è difficile, ma non impossibile.
Perchè il livello economico di partenza (pur dando un filo di gas dal punto di vista imprenditoriale, privilegiando l'amministrazione) è buono.
Perchè - detti i numeri delle statistiche e dei contocorrente avversari - il pallone è rotondo, basta sbagliare un acquisto, la scelta di un allenatore, subire un infortunio e non si sa più come va a finire.
Perchè la Lazio ha dimostrato - nonostante tutto - di saper crescere a piccoli passi, facendone magari uno indietro (per terminare e cominciare un nuovo ciclo sportivo, monetizzando in quel momento qualche plusvalenza per fare cassa e riequilibrare i conti dentro e fuori dal campo) per poi rifarne due in avanti, grazie a uno o più allenatori, famosi o meno che siano.

Finchè, in Serie A, i ricavi da stadio e quelli commerciali (botteghino, servizi, marketing, ingenti sponsor nazionali e internazionali, etc) continueranno a pesare relativamente poco rispetto ai diritti tv - sia alla base che in cima alla piramide della classifica, tolta la lotta per lo scudetto - potremo continuare ad essere piuttosto competitivi, al netto degli errori della concorrenza e a patto di sbagliare il meno possibile, giocando quasi sempre le coppe europee.
Se e quando questo scenario cambierà (moltiplicazione dei ricavi non legati ai diritti tv, soprattutto da parte delle squadre di vertice, ma non solo), ne pagheremo le conseguenze, se non staremo al passo.

Al momento, la situazione della Lazio è più o meno questa:
https://m.tuttomercatoweb.com/serie-a/lazio-su-146-milioni-di-fatturato-ben-143-arrivano-da-diritti-tv-e-qualificazione-champions-1593982
Tutte (o quasi) le risorse sono destinate alla competitività della prima squadra (ingaggi - la voce più pesante e decisiva ai fini del valore e dei costi della rosa - poi gli ammortamenti e infine le commissioni).
Poco va all'ammodernamento delle infrastrutture - sì la casa di Formello, ma il vero moltiplicatore di quattrini è solo lo stadio privato.
Le briciole vanno all'organigramma sportivo e commerciale - che potrebbero moltiplicare i ricavi per mezzo di uno scientifico "player trading" e della miracolosa valorizzazione del marchio, per quanto possa essere modesta.
Le briciole vanno pure al settore giovanile, riorganizzato con grande professionalità da Bianchessi, ma pur sempre poco valorizzato sino ad adesso quanto a investimenti - il vivaio potrebbe essere utile sia in termini di apporto alla prima squadra, che come ulteriore fonte di ricavi.

La Lazio programma naturalmente, nei limiti e nelle possibilità degli obiettivi che si pone: priorità assoluta alla prima squadra, da consolidare e mantenere stabile nel corso del tempo, per mezzo di lunghi cicli sportivi. Che è ciò che interessa di più ai tifosi.
Per ora ciò basta e avanza per competere a buon livello, a prescindere da ciò che si pensi dell'operato di Tare, che si muove comunque all'interno dei vincoli e della filosofia aziendale (padronale e misericordiosa allo stesso tempo) imposta da Lotito.

Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1286 il: 07 Apr 2022, 07:57 »
I "valori" sinceramente mi fa molto ridere dopo 18 anni.
Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1287 il: 07 Apr 2022, 08:41 »
Chiedo ai piu "esperti", se è vero che siamo una società che ha poche risorse se non altro per i diritti tv o eventuale qualificazione alla Champions e che una di queste, se fatto con un programmazione di alto livello, potrebbe essere il settore giovanile, dal quale potrebbero uscire giocatori che porterebbero sia risorse tecniche che economiche, perché non viene prese la decisione di affidare anche la primavera al Signor Bianchessi, che a differenza di Tare sta dimostrando di portare risultati in tutte le altre categorie giovanili?
Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1288 il: 07 Apr 2022, 11:07 »
Chiedo ai piu "esperti", se è vero che siamo una società che ha poche risorse se non altro per i diritti tv o eventuale qualificazione alla Champions e che una di queste, se fatto con un programmazione di alto livello, potrebbe essere il settore giovanile, dal quale potrebbero uscire giocatori che porterebbero sia risorse tecniche che economiche, perché non viene prese la decisione di affidare anche la primavera al Signor Bianchessi, che a differenza di Tare sta dimostrando di portare risultati in tutte le altre categorie giovanili?

Non credo sia usuale che il direttore sportivo della prima squadra sia anche il responsabile tecnico della Primavera. Tale ruolo tuttavia può essergli utile per inserire, tra i ragazzi più grandi, giovani giocatori nelle intenzioni destinati alla prima squadra, seppur con alterne fortune nei risultati (soprattutto stranieri: Keita, Onazi, Raul Moro, in parte Romero e altri, a fronte di profili invece finiti nel dimenticatoio etc).
Da quanto è possibile capire, in alcuni casi c'è una figura specifica dedicata alla direzione sportiva della Primavera; in genere, però, questa pare sia affidata direttamente allo staff del responsabile del settore giovanile.

]Detto ciò, comunque una buona parte dei calciatori della Primavera provengono dal basso (ovvero le categorie inferiori delle giovanili in mano a Bianchessi, che lavora probabilmente bene ma con poche risorse, non solo economiche) e il suo destino è strettamente legato alle fortune del vivaio; il ruolo del mercato, dedicato esclusivamente alla Primavera, credo sia relativamente contenuto, in proporzione alla costruzione complessiva della rosa - scelta dell'allenatore a parte.

Qualcuno con eseperienza del settore, in ogni caso, penso possa essere più preciso.

I "valori" sinceramente mi fa molto ridere dopo 18 anni.

Lo capisco - a prescindere dal fatto di come vengano poi interpretari ed effettivamente messi in pratica dalla proprietà e dai suoi dirigenti, tali "valori" - e si può essere fondamentalmente d'accordo con te, soprattutto alla luce di come gira il mondo, non solo del calcio, specialmente alle nostre latitudini.

Però è indubbio che la persona privata e il personaggio pubblico Lotito ragioni (anche, forse soprattutto) in questi termini: di qui tutta la retorica e la sostanza del buon padre di famiglia, credente e praticante a modo suo; della Lazio come ambiente molto familiare, in cui si sta tutti insieme da tanto tempo (cit. dirigenti, giocatori, allenatori, etc); "il non aver capito niente se si è venuti qui a cercare i soldi" (semicit. Lotito); il filantropismo per i più bisognosi, da Suor Paola alle sinergie vaticane; etc, etc.

Parafrasando quanto detto altrove da IlNostroGiorgione, Lotito è effettivamente un politico "democristiberlusconiano" mancato: un politico dei nostri tempi - dunque soprattutto un amministratore - ma pur sempre tale, piuttosto che un imprenditore illuminato o visionario.
Da qui la sua grande passione per il Palazzo (quello della Figc, quello della Lega e quello di Montecitorio, che costituisce il suo personale assalto al cielo) e la scarsa propensione a mettere il "puro business" in cima alle sue priorità personali e pubbliche.

Mi pare che l"'azienda Lazio" venga gestita da Lotito sulla base di questi principi, coerentemente con il suo modo di essere.

Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1289 il: 07 Apr 2022, 11:22 »
Penso che nel momento in cui il calcio virerà  verso una maggiore sostenibilità generale, la Lazio verrà acquistata da un fondo milionario.
Siamo o no sempre contro mano?

Offline Gio

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Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1290 il: 07 Apr 2022, 11:53 »
FantaTare grazie, tutto molto chiaro.
Per me, il fatto che la Lazio renda quanto consentito dalle possibilità (capacità) del suo presidente è chiaro, ma non è consolante. Mi piacerebbe che il discorso fosse impostato diversamente. Quali sono le potenzialità di una squadra di Roma, con un milione di tifosi, lo stadio da 80.000 etc. etc. nel calcio di oggi? E vedere cosa manca per sfruttarle.
Sono io così, però.  :beer:


Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1291 il: 07 Apr 2022, 12:04 »
Mi pare che l"'azienda Lazio" venga gestita da Lotito sulla base di questi principi, coerentemente con il suo modo di essere.

Il sistema (del calcio e non solo) è sostanzialmente - dal punto di vista della riproduzione sociale, economica, culturale e per larghi tratti politica, soprattutto alle nostre latitudini - quasi in maniera esclusiva in mano a mercanti (imprenditori), intermediari (procuratori, banche, finanzieri) e percettori di rendite (redditieri), che ai più alti livelli costituiscono di fatto una cosa sola, con la terza di queste voci (la rendita) sempre più importante per l'accrescimento e il consolidamento dei grandi patrimoni, come al tempo dei signori feudali, dei servi della gleba, degli imperatori romani e degli schiavi (ovviamente, ragiono in termini paradossali, perchè la "rendita capitalistica" è un fenomeno del tutto inedito, soprattutto dal punto di vista delle proporizioni che assume oggi).

In tale contesto, Lotito ragiona in questi termini: "Sono venuto qui per cacciare i mercanti dal tempio" (semicit. Lotito).
Mercanti di ogni genere: da quelli che chiedevano il pizzo per vedere le partite - pur riconoscendo il ruolo meritorio e fondamentale di una Curva, quale cuore del tifo di una squadra, al netto delle ideologie di riferimento - sino ai procuratori, magnager "digerenti", calciatori e figure varie.
Girare tanti milioni alla Salernitana - nella sua ottica padronale, di chi aveva due figli da mantenere - non costituiva un male, ma la testimonianza della comprensione del fratello maggiore dovuta verso le difficoltà di quello minore.

Per anni Lotito ha resistito pure alla tentazione di riconoscersi un corposo stipendio. Ma poi, peccando di avidità, ha ceduto.

Penso che nel momento in cui il calcio virerà  verso una maggiore sostenibilità generale, la Lazio verrà acquistata da un fondo milionario.
Siamo o no sempre contro mano?

Possibile.
Ma bisogna scegliere il meglio del meglio, in quel caso - meglio per la Lazio, ovviamente.

Sarebbe opportuno, dunque, se il mecenate fosse arabo.
Loro hanno meno problemi reputazionali e politici (soprattutto nei loro contesti nazionali, per varie ragioni e per il fatto che lo Stato sono loro) a investire fantastiliardi di milioni sotto forma di laute sponsorizzazion nonchè favolose opere infrastrutturali, che costituiscono la via più sicura per aggirare le regole della Uefa, - senza indebitarsi quindi - ma gonfiando ad arte ricavi (conti economici) e patrimonio dell'azienda (le immobilizzazioni materiali e quelle immateriali, dai valori del marchio ai diritti sulle prestazioni dei calciatori).
Per invogliarli ulteriormente, il Comune potrebbe offrire a un emiro del Qatar una succulenta "partnership" nella capitale del cattolicesimo, affidandogli magari la ristrutturazione di qualche bel monumento storico o la possibilità di migliorare lo stato della moschea di Roma, lanciando così un messaggio di pace e speranza per l'intero mondo. Il Governo - che so? - potrebbe cedegli quindi una bella quota di un bel pezzo di una delle nostre tante aziende pubbliche, ormai dismesse e privatizzate da tempo. Sempre, ovviamente, che le cancellerie europee e quella atlantica siano d'accordo, con tutto ciò.

I burocrati-imprenditori cinesi non sono affidabili (il partito-Stato "comunciano" ha fatto chiudere il rubinetto dei capitali a Suning).
I filantropi, buoni, sorridenti, simpatici magnati nord-americani amano il business, ma fanno soprattutto i propri interessi nel lungo termine, e non si spingono troppo in là.
I cattivi (ma pure quelli buoni) oligarchi russi arricchitisi con lo spolpamento e la disgregazione dell'URSS, per ovvie ragioni, eviterei.

Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1292 il: 07 Apr 2022, 12:21 »
FantaTare grazie, tutto molto chiaro.
Per me, il fatto che la Lazio renda quanto consentito dalle possibilità (capacità) del suo presidente è chiaro, ma non è consolante. Mi piacerebbe che il discorso fosse impostato diversamente. Quali sono le potenzialità di una squadra di Roma, con un milione di tifosi, lo stadio da 80.000 etc. etc. nel calcio di oggi? E vedere cosa manca per sfruttarle.
Sono io così, però.  :beer:

Ciao, Gio :-)

Ma tu hai perfettamente ragione.

E - infatti: vedi anche i topic su Lotito e quello su Tare - la Lazio potrebbe crescere ulteriormente dal punto di vista contabile, pure solamente con questa proprietà, se determinate scelte (sportive, in sede di mercato, economiche) fossero prese seguendo una diversa organizzazione e filosofia aziendale.

C'è tanto potenziale inespresso, da poter sviluppare, se lo si volesse: soprattutto a lunga scadenza, piuttosto che nel medio-breve termine.

Tutto è in mano a Lotito:
- continuare così, nel bene e nel male (anche nel bene, lo sottolineo, e non solo nel male).
- continuare così, ma rinnovando determinati aspetti (per migliorare i ricavi non legati a Uefa o diritti tv: organigramma, calciomercato, giovanili, commerciale, stadio, etc) pur sempre sotto il segno del tradizionale magistero morale tipico della sua gestione.
- convertirsi sulla strada di Formello e cominciare a  ragionare nei termini di un vero e proprio "business-man" (americano, cinese, russo, italiano, etc: fai tu, tanto studiano tutti sugli stessi libri o nelle medesime "business-school"): ovvero fare tutte quelle cose assieme, dette prima, cominciando a manovrare sapientemente pure la leva finanziaria per interrompere il circolo virtuoso/vizioso dell'autofinanziamento, immettendo pure qualche soldino da parte sua, all'occorrenza, per poi magari riprenderselo con gli interessi.
- cedere la società.



Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1293 il: 07 Apr 2022, 12:34 »
C'è tanto potenziale inespresso, da poter sviluppare, se lo si volesse: soprattutto a lunga scadenza, piuttosto che nel medio-breve termine.

Personalmente io credo (nel senso che sono profondamente convinto) che questo discorso debba essere sistemico. Nel senso che la Lazio non ha, in se, nessun potenziale inespresso indipendente dal sistema nel quale opera, se lo ha é discretamente marginale.
Se potenziale inespresso esiste quello é nel sistema calcio italiano nel suo insieme. Che andrebbe profondamente rinnovato in tutti i suoi gangli.
Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1294 il: 07 Apr 2022, 15:35 »
Personalmente io credo (nel senso che sono profondamente convinto) che questo discorso debba essere sistemico. Nel senso che la Lazio non ha, in se, nessun potenziale inespresso indipendente dal sistema nel quale opera, se lo ha é discretamente marginale.
Se potenziale inespresso esiste quello é nel sistema calcio italiano nel suo insieme. Che andrebbe profondamente rinnovato in tutti i suoi gangli.

Hai fondamentalmente ragione, italic.

La crescita complessiva della
Lazio e di tutte le squadre che compongono la Serie A (teniamo fuori per comodità le leghe minori e soprattutto la Nazionale, per non complicare il discorso) è strettamente legata a quella, più generale, dell'intero sistema di vertice: politicamente rappresentato dalla Figc per quanto riguarda le regole del gioco e la Lega di A, in riferimento ai club maggiori.
Al fianco di questi, un ruolo dovrebbero giocare pure le istituzioni locali e nazionali, per favorire e accompagnare il processo di una seria riforma politica, economica e sportiva.
Tutto questo è indubbio.

Tuttavia - a mio parere, non tanto personale che conta poco, quanto in riferimento alle tesi esposte anche da altre persone competenti - riconoscere i vincoli di contesto, che ci sono, non può far trascurare quelli che sono i margini di manovra dei singoli attori che in tale contesto si muovono, ovvero le varie società sportive. Sotto tutti i punti di vista: dall'organigramma agli investimenti nelle strutture e nelle competenze del settore giovanile, sino ad una diversa gestione della leva economica costituita dal "player trading", finendo per le politiche aziendali per quanto riguarda il settore commerciale o delle infrastrutture.

Va da se che la Lazio non avrà mai (non oggi, forse fra 50 anni con un'altra proprietà) il valore potenziale di un "Milan". Ma la dipendenza dal contesto non può essere assoluta, per quanto i margini di manovra possano essere più o meno larghi, a seconda dei casi.

Detto questo, lo stesso sviluppo potenziale della Serie A non può essere paragonbile a quello di una Premier League, forse della stessa Liga, sicuramente della Bundesliga senza dover affidare tutti i propri gioelli di famiglia a capitali esteri. Ciò sia per ragioni politico-economiche (un clima forse poco "amichevole" per il business, imprenditori locali indeboliti, fino alle questioni di ordine geopolitico) che socio-culturali (la platea di spettatori  legati alla nostra cultura - pure solo per mezzo dell'intermediazione linguistica, come l'inglese che è la lingua della "globalizzazione" oppure lo spagnolo - nonchè interessati alle sorti delle nostre squadre principali, ancor prima che a quelle del nostro celebre Bel Paese).

Offline DajeLazioMia

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Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1295 il: 07 Apr 2022, 16:55 »
Personalmente io credo (nel senso che sono profondamente convinto) che questo discorso debba essere sistemico. Nel senso che la Lazio non ha, in se, nessun potenziale inespresso indipendente dal sistema nel quale opera, se lo ha é discretamente marginale.
Se potenziale inespresso esiste quello é nel sistema calcio italiano nel suo insieme. Che andrebbe profondamente rinnovato in tutti i suoi gangli.
Per me nel settore giovanile sì. Una società che si autofinanzia dovrebbe investire molto nel settore giovanile e tirare fuori ogni 2-3 anni un Portanova (=giocatore di serie A).
Che ci fai? Ci abbassi le spese per gli Escalante e Fares.

La Primavera dovrebbe essere in mano a Bianchessi per me e il budget dovrebbe essere molto più sostanzioso. Tare dovrebbe avere lo spazio per portare ogni anno 1 giocatore esterno da aggregare usando il budget mercato della prima squadra.
Per me.
Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1296 il: 09 Apr 2022, 02:30 »
Per me nel settore giovanile sì. Una società che si autofinanzia dovrebbe investire molto nel settore giovanile e tirare fuori ogni 2-3 anni un Portanova (=giocatore di serie A).
Che ci fai? Ci abbassi le spese per gli Escalante e Fares.

La Primavera dovrebbe essere in mano a Bianchessi per me e il budget dovrebbe essere molto più sostanzioso. Tare dovrebbe avere lo spazio per portare ogni anno 1 giocatore esterno da aggregare usando il budget mercato della prima squadra.
Per me.

Dati economici 2019/2020, la prima stagione afflitta dalla pandemia: rispetto al 2018/2019 (ultima dell'era pre-Covid) i ricavi erano decisamente in ribasso seppur non alla stessa velocità dei costi, più rigidi. Quello che interessa comunque sono le proporzioni, a cui ancora oggi è possibile fare riferimento.
La Serie A ricavava circa 2Mrd di euro: la Premier circa 5Mrd, la Bundesliga 3Mrd, la Liga sempre 3Mrd, la Ligue1 1,6Mrd. Ricavi medi Serie A per singolo club, al netto delle plusvalenze: 103M (Lazio circa 105M, pur con tutte le possibili osservazioni da fare in merito agli effetti della pandemia sul bilancio). Ricavi medi Premier per singolo club 257M, Bundesliga 178M, Liga 156M, Ligue1 80M.
Le società affiliate alla Figc spendevano circa 655M di euro sul calciomercato: in Inghilterra 1,4Mrd di euro, in Spagna 558M, in Germania 509M, la in 488M. Per avere un'idea dei singoli club e delle leghe europee, delle cifre spese in Serie A e quelle della Lazio nel periodo 2012-2021: https://www.football-observatory.com/IMG/sites/b5wp/2021/wp367/en/
In Italia il rapporto tra ricavi e monte-ingaggi (tralasciamo il costo allargato, di cui gli ingaggi in genere costituiscono la voce più rilevante) era del 78% (70% prima della pandemia): in Premier del 73% (61%), in Francia 89% ma pesa il Psg (73%), in Spagna 67% (62%), in Germania 56% (54%). Media monte-ingaggi singolo club Serie A: 81M (88M), Lazio circa 80M (attorno ai 65M prima del Covid, oggi sempre sopra gli 80M: nessuna riduzione significativa dunque nonostante la contrazione dei ricavi, ora infatti si procederà a un taglio abbastanza deciso, senza la possibilità di un ridimensionamento più graduale favorito dal ricorso al sostegno dei soci o all''indebitamento). Media monte-ingaggi Premier per singolo club 187M (179M), Liga 105M (105M), Bundesliga 100M (100M), Ligue1 71M (69M).
In Italia, le squadre di club affiliate alla Figc destinavano alle giovanili mediamente 4,6M: contro i 6,5M in Inghilterra, 5,4M in Germania, 4,8M in Francia e 3,8M in Spagna (con il Barcellona che domina su tutti). Lazio sotto la media della Serie A: 2,5M; Juventus la prima con circa 10M.

Parto da questa intervista di Bianchessi (https://www.sololalazio.it/2021/12/30/lazio-bianchessi-giovani-in-italia-manca-la-cultura-dellattesa-non-servono-soldi-ma-strategie/) per fare quattro considerazioni.
Il discorso sarà un po' lungo - chi vorrà leggerlo mi fa piacere, chi no farà decisamente un migliore uso del proprio tempo - ma spero queste righe possano essere utili per riassumere alcuni temi circa il Bilancio e come poterlo migliorare nel breve, medio e lungo periodo.
I dati riportati in precedenza sono tratti dalle relazioni di note istituzioni (Fifa, Uefa, Deloitte, etc). Le considerazioni che seguono, invece, sono frutto della lettura personale di alcuni libri dedicati a questi argomenti.

1. E' assolutamente vero che - per avere senso, nel suo complesso, e non alterare gli equilibri della competizione sportiva - qualsiasi cambiamento da parte delle singole società sportive dovrebbe avvenire all'interno di una complessiva riforma di sistema.
Decidere di abbassare il rapporto monte-ingaggi/ricavi al netto delle plusvalenze per favorire, ad esempio, maggiori investimenti nelle giovanili oppure nelle infrastrutture richiederebbe una maggiore efficienza organizzativa per sbagliare il meno possibile in sede di mercato, visto la riduzione delle risorse a disposizione. Ciò specie in assenza di una proprietà pronta a ricapitalizzare con decisione per sostenere l'aumento dei costi, direttamente o attraverso sponsorizzazioni di comodo. Tuttavia, se la concorrenza non fa altrettanto (riduzione delle risorse da destinare al calciomercato in favore di quelle destinate a voci di spesa più "virtuose") lo svantaggio competitivo in campo potrebbe allargarsi ulteriormente rispetto alle altre contendenti dirette.
Cosa privilegiare, allora, per crescere? L'investimento a breve-medio termine nei calciatori, trainato dall'assoluto dominio degli incassi da diritti-tv quanto a percentuale dei ricavi, per mantenere competitiva il più possibile la squadra? Oppure quello in competenze manageriali, infrastrutture come lo stadio o centri d'allenamento per il vivaio, altre risorse destinate alle giovanili che - oltre a diversificare le fonti di ricavo, assieme magari a un più sostenuto "player trading" - possano moltiplicare i ricavi nel lungo periodo? L'ideale sarebbe entrambe le cose, ovviamente.
Confrontate a questo proposito i numeri di Italia e Germania - in rapporto a quelli dell'Inghilterra - sul rapporto fra la spesa per le giovanili e quella destinata alla compravendita di calciatori nelle varie federazioni nazionali e al monte-ingaggi dei club delle maggiori leghe, in rapporto percentuale con i ricavi totali dei singoli campionati e quelli medi delle rispettive società.

2. Ancora prima dei soldi (gli investimenti) servono le idee (la sostanza e il metodo del lavoro) nonchè la volontà di applicarle.
Nel lungo termine, i soldi degli investimenti dovrebbero permettere di ridurre il margine di errore, puntando sempre di più sulla qualità ancor prima che sulla quantità - sia questa quella di un dirigente, di un allenatore oppure un giocatore. Il vecchio, caro principio della "divisione del lavoro" aziendale per meglio suddividere i compiti e potersene occupare "scientificamente", migliorando i risultati di settore e quello finale, credo non possa essere messo in discussione: sempre a patto di scegliere le persone giuste, ovviamente.
Le tesi di @Leastsquares e di @ElRifle (carenze strutturali nell'organigramma societario, sia sportivo che economico) credo siano assolutamente condivisibili.
Fuori da Lazio.net - dall'intervista di Rangnick proposta altrove come esempio, sino alla produzione di una sterminata bibliografia scientifica sul tema, più o meno divulgativa - i possibili punti di riferimento sono tantissimi: sia per le tematiche di tipo strettamente economico che sportive.

3. Se è vero che il margine di valorizzazione, ad esempio, del settore commerciale della Lazio sia comunque esiguo se paragonato a quello di club che godono di una reputazione sportiva ed economica ben superiore alla nostra, è altrettanto innegabile che una migliore organizzazione di questo settore permetterebbe un miglioramento dei risultati, apportando un contributo alla crescita complessiva delle società, da sommare agli altri possibili miglioramenti organizzativi e in termine di risorse da destinare ai vari rami aziendali, da quelli sportivi a quelli più strettamente economici.
Tuttavia - dal punto di vista dei ricavi commerciali e di quelli legati al marketing - la pietra angolare di qualsiasi strategia economico-sportiva di crescita non può che essere una sola: lo stadio. Soprattutto se non si dispone di una rendita reputazionale importante o di un ampio bacino di tifosi estremamente fidelizzati (come in Germania, dove le squadre sono associazioni di soci-tifosi ancora prima che proprietà di singoli imprenditori) tali da incrementare notevolmente i ricavi commerciali. Lo stadio moltiplica gli incassi: non solo il botteghino (capienza ridotta, incentivo abbonamenti e possibilità di aumentare i posti di "lusso") ma soprattutto crescita delle sponsorizzazioni e dei servizi offerti in loco, a cominciare dai negozi ufficiali. Solo la cessione del diritto alla denominazione dell'impianto varrebbe l'incasso di un altro sponsor principale.
E' ridicolo pensare a qualsiasi progetto di crescita strutturale, dentro e fuori dal campo, senza uno stadio di proprietà, che rafforzi il conto economico e lo stato patrimoniale dell'azienda. Lotito - prima ancora che su altre questioni, da Tare in giù - andrebbe pressato su questo aspetto. Fondamentale.

4. Le società di calcio dispongono essenzialmente di tre possibilità per incrementare i ricavi - di cui una quarta determina tutte le altre, nel lungo periodo.
- L'elaborazione di piani d'indebitamento strategici - uniti ad aumenti di capitale - volti a migliorare la ricchezza e i ricavi del club nel lungo periodo, grazie al rafforzamento del patrimonio tecnico, di quello infrastrutturale e delle competenze acquisite in tutti i settori in cui si articola una azienda sportiva, giovanili comprese. (Ciò è impossibile dal punto di vista sportivo per la Lazio di Lotito, in assoluto regime di autofinanziamento, se non per la costruzione di uno stadio).
- La crescita dei ricavi legati alle sponsorizzazioni, alla commercializzazione dei prodotti, alla comunicazione, etc. Qui - se non si parte da una base importante, storica o legata ai risultati sia per i successi ottenuti che per la platea di riferimento - la strada è stretta. Ma lo stadio di proprietà consente comunque di moltiplicare a prescindere le proprie entrate. Poi, non so: sulle maglie di Serie A si possono mettere sino a quattro sponsor; per non parlare di quelle d'allenamento. La Lazio non ha avuto sponsorizzazioni principali per quasi un decennio, ora solo per necessità.
- La crescita dei ricavi complessivi trainati da un uso scientifico e strutturale del "player trading", mirato a generare annualmente un notevole volume di plusvalenze totali (reali) - seguendo lo storico principio del vantaggio commerciale: vendere a tanto, comprare a poco - finalizzato tuttavia al progressivo rafforzamento della rosa e alla crescita dei ricavi complessivi, per mezzo di cessioni importanti. Questo è uno degli storici segreti del Siviglia di Monchi, così come oggi dell'Atalanta dei Percassi (americani). Bisogna saperlo fare e non ci si improvvisa.
La chiave di questa metodologia di lavoro sta nel condurre operazioni di mercato affidandosi il meno possibile all'intermediazione (informale a volte, ma sempre interessata) di agenti e intermediari per la ricerca e il reclutamento di calciatori, avvalendosi piuttosto di uno staff autonomo di osservatori indipendenti, in grado di monitorare assiduamente tutte le competizioni e le aree geografiche attenzionate.
Il settore giovanile delle grandi società (l'Atalanta al momento rientra fra queste anche sotto questo punto di vista) più che come serbatoio di talenti per la prima squadra è utilizzato come leva economica per favorire la generazione di ulteriori plusvalenze (reali, non quelle fraudolente) senza indebolire l'organico della prima squadra.
-------------
- Il successo (assoluto e relativo) di queste tre variabili dipende sempre da quella legata al campo: ovvero la costruzione di un progetto sportivo vincente sulla base delle proprie realistiche possibilità, di lungo periodo, che a prescindere dalla continuità temporale del singolo gruppo squadra, dei vari allenatori o dei dirigenti sia caratterizzato da una chiara impronta di gioco.
Gruppi squadra relativamente solidi e duraturi nel tempo, compreso lo staff tecnico, e un'età media non troppo elevata utile anche a calmierare i costi degli stipendi oltre a favorire ulteriori plusvalenze (con il giusto compromesso tra gioventù e maturità) ovviamente favoriscono il successo o meno di un ciclo sportivo.
Spesso si sottovaluta questo aspetto. Nel calcio di oggi - in cui critica, investitori e appassionati pongono particolare attenzione allo stile di gioco di un club, che il senso comune vuole soprattutto offensivo, definendo minestrari chi non si adegua  - la costruzione di una chiara filosofia di gioco, di una chiara identità tecnica e tattica è un valore a cui si dovrebbe dare particolare attenzione. La Lazio, in questo senso, dispone ora di un allenatore in linea con questo sentimento generale e ciò andrebbe valorizzato al massimo: non solo oggi, ma pure in futuro, creando una tradizione di gioco, i cui principi di base (se non proprio lo schieramento tattico, che è più difficile) andrebbero trasmessi pure a livello di settore giovanile, ovviamente adattati alle esigenze anagrafiche degli allievi. Questo è ciò che avviene in club storici, con grande tradizione, ma pure in realtà meno importanti ma con le idee chiare, come Atalanta e Sassuolo. L'allenatore e il calcio giocato diventano così i protagonisti e i migliori ambasciatori di un club, dentro e fuori dal campo.
Il duraturo successo sul campo, naturalmente, è il moltiplicatore assoluto del valore patrimoniale ed economico di un club: riduce l'eventuale indebitamento ripagando l'investimento fatto; aumenta l'appetibilità commerciale del club, dallo stadio in giù; aumenta il valore e la competitività dei propri giocatori, in prima squadra e nelle giovanili, pure in sede di mercato; fa crescere significativamente il valore dei diritti tv nazionali, legati anche alla classifica, e quelli internazionali, con la partecipazione alle coppe europee e l'incasso dei premi di partecipazione.
La svolta, in questo senso, può avvenire solo attraverso una costante (almeno, frequente) partecipazione alla Champions League, oppure per mezzo di significativi cammini europei nelle coppe minori (vittoria della coppa)
; non considero qui, per ovvie ragioni, scenari come la vittoria del campionato, che dal punto di vista delle risorse generate non pesa comunque quanto tanto una modesta partecipazione alla CL.

Ovviamente, ogni società ha le proprie caratteristiche uniche: i suoi punti di forza e le proprie debolezze. Per aumentare significativamente i ricavi, dunque, ogni club potrà partire dall'area aziendale (economica e sportiva) che possa consentire di fare ciò con maggiore facilità e minore esborso di denaro possibile, potenziando i settori ritenuti maggiormente strategici e ragionare più o meno nel lungo periodo, a seconda della strategia adottata. In alcuni casi sono soprattutto le idee - come detto - a fare la differenza: poi, vengono i soldi.

Da dove nasce, dunque, il successo relativo dell'Atalanta, che da molti viene presa come modello di gestione economica e sportiva? Innanzitutto dalla rendita di disporre, per ragioni storiche, di uno dei migliori settori giovanili d'Italia: un vivaio coltivato nel tempo - dentro e fuori dal campo - senza la necessità di investire soprattutto in ingaggi e cartellini, al contrario delle squadre italiane principali. Oltre che poi dalla fortuna e dal caso (cosa sarebbe accaduto se Gasperini avesse rifiutato Bergamo o fosse stato esonerato dopo il suo inizio terribile? E se non avesse lavorato con Sartori? Cosa sarebbe accaduto invece se un grave infortunio avesse colpito il miglior Papu Gomez? etc, etc) il successo relativo dell'Atalanta dipende soprattutto dall'aver valorizzato assieme tutte le componenti prima menzionate. Considerati il modesto punto di partenza nonchè la completezza della strategia societaria dei bergamaschi, al contrario ad esempio di una squadra pur competitiva come il Napoli, i nerazzurri fanno meglio perchè valorizzano a pieno ogni settore aziendale e l'intero potenziale che la propria dimensione permette.
Dunque, quella atalantina è una crescita complessiva, dal punto di vista: infrastrutturale e commerciale, con la edificazione del nuovo stadio e l'ammodernamento di Zingonia, con staff tecnici e di osservatori di prima qualità nelle giovanili; dal punto di vista del calciomercato, con uno uso sapiente della leva delle plusvalenze, che per prime hanno trainato i ricavi poi moltiplicati anche dalla vendita a peso d'oro di ragazzi del vivaio, migliorando la squadra grazie a un meticoloso lavoro di scouting funzionale alle esigenze dell'allenatore, coordinato da un direttore dell'area tecnica supervisore di direttore sportivo, osservatori della prima squadra e in stretta collaborazione con il settore giovanile; dal punto di vista del lavoro sul campo, affidando la squadra ad un allenatore dall'impronta tecnico-tattica offensiva chiara e inconfondibile: ponendolo come riferimento assoluto di un progetto di lungo periodo, essendo anche il più pagato di tutti - difeso pure contro dirigenti (Sartori) e giocatori (Gomez), se necessario. Ciò alla fine ha favorito i successi sul campo e permesso dunque di moltiplicare i ricavi legati alla Uefa e ai diritti tv; infine - questo il passaggio più importante - la società bergamasca ha potenziato anche la propria disponibilità in termini di risorse economiche e organizzative, con la parziale cessione ad un facoltoso imprenditore americano attirato dalla recente ascesa del club e del suo marchio, avviando così un processo di internazionalizzazione dell'azienda che procede di pari passo con l'acquisizione sul campo di un considerevole status europeo, grazie alla regolare partecipazione alle coppe continentali e soprattutto alla Champions League, frequentata per tre stagioni di fila ma pur sempre nell'ottica del contenimento dei costi, specie quelli legati al monte-ingaggi.

Come tifosi della Lazio, naturalmente, possiamo fare ironia sull'insopportabile Gasperini e sulla mano di Bastos; così come ricordare la bacheca vuota. Vedremo come finirà questa storia, con l'addio di Sartori e l'assunzione di un nuovo d.t. straniero, oppure dopo una eventuale dipartita di Gasperini. Tuttavia dal punto di vista sia economico che sportivo (il termine di paragone nel calcio di oggi purtroppo non sono più le coppe nazionali alzate al cielo - che fanno godere - bensì le partecipazioni alla Champions League e lo status acquisito a livello europeo, che moltiplica i ricavi) quanto fatto dall'Atalanta spiega bene comegli innegabili vincoli di contesto di una malridotta Serie A non precludano la possibilità di alzare l'asticella dei propri obiettivi: puntando ancora più su, pur con modeste risorse economiche iniziali rispetto al grosso della concorrenza, ma con una proprietà disposta a sfruttare a pieno le potenzialità a sua disposizione cogliendo l'attimo in cui è possibile fare uno, o più salti in avanti. Tutto ciò, naturalmente, sempre al netto del peso da attribuire al valore della concorrenza (economica e sportiva, che può ampliare o restringere le possibilità di successo) nonchè al ruolo della fortuna e della sorte che del gioco del calcio - e della industria che su questo si basa - costituiscono una delle componenti principali e caratteristiche.


Offline Palo

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12741
Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1297 il: 09 Apr 2022, 06:49 »
Dati economici 2019/2020, la prima stagione afflitta dalla pandemia: rispetto al 2018/2019 (ultima dell'era pre-Covid) i ricavi erano decisamente in ribasso seppur non alla stessa velocità dei costi, più rigidi. Quello che interessa comunque sono le proporzioni, a cui ancora oggi è possibile fare riferimento.
La Serie A ricavava circa 2Mrd di euro: la Premier circa 5Mrd, la Bundesliga 3Mrd, la Liga sempre 3Mrd, la Ligue1 1,6Mrd. Ricavi medi Serie A per singolo club, al netto delle plusvalenze: 103M (Lazio circa 105M, pur con tutte le possibili osservazioni da fare in merito agli effetti della pandemia sul bilancio). Ricavi medi Premier per singolo club 257M, Bundesliga 178M, Liga 156M, Ligue1 80M.
Le società affiliate alla Figc spendevano circa 655M di euro sul calciomercato: in Inghilterra 1,4Mrd di euro, in Spagna 558M, in Germania 509M, la in 488M. Per avere un'idea dei singoli club e delle leghe europee, delle cifre spese in Serie A e quelle della Lazio nel periodo 2012-2021: https://www.football-observatory.com/IMG/sites/b5wp/2021/wp367/en/
In Italia il rapporto tra ricavi e monte-ingaggi (tralasciamo il costo allargato, di cui gli ingaggi in genere costituiscono la voce più rilevante) era del 78% (70% prima della pandemia): in Premier del 73% (61%), in Francia 89% ma pesa il Psg (73%), in Spagna 67% (62%), in Germania 56% (54%). Media monte-ingaggi singolo club Serie A: 81M (88M), Lazio circa 80M (attorno ai 65M prima del Covid, oggi sempre sopra gli 80M: nessuna riduzione significativa dunque nonostante la contrazione dei ricavi, ora infatti si procederà a un taglio abbastanza deciso, senza la possibilità di un ridimensionamento più graduale favorito dal ricorso al sostegno dei soci o all''indebitamento). Media monte-ingaggi Premier per singolo club 187M (179M), Liga 105M (105M), Bundesliga 100M (100M), Ligue1 71M (69M).
In Italia, le squadre di club affiliate alla Figc destinavano alle giovanili mediamente 4,6M: contro i 6,5M in Inghilterra, 5,4M in Germania, 4,8M in Francia e 3,8M in Spagna (con il Barcellona che domina su tutti). Lazio sotto la media della Serie A: 2,5M; Juventus la prima con circa 10M.

Parto da questa intervista di Bianchessi (https://www.sololalazio.it/2021/12/30/lazio-bianchessi-giovani-in-italia-manca-la-cultura-dellattesa-non-servono-soldi-ma-strategie/) per fare quattro considerazioni.
Il discorso sarà un po' lungo - chi vorrà leggerlo mi fa piacere, chi no farà decisamente un migliore uso del proprio tempo - ma spero queste righe possano essere utili per riassumere alcuni temi circa il Bilancio e come poterlo migliorare nel breve, medio e lungo periodo.
I dati riportati in precedenza sono tratti dalle relazioni di note istituzioni (Fifa, Uefa, Deloitte, etc). Le considerazioni che seguono, invece, sono frutto della lettura personale di alcuni libri dedicati a questi argomenti.

1. E' assolutamente vero che - per avere senso, nel suo complesso, e non alterare gli equilibri della competizione sportiva - qualsiasi cambiamento da parte delle singole società sportive dovrebbe avvenire all'interno di una complessiva riforma di sistema.
Decidere di abbassare il rapporto monte-ingaggi/ricavi al netto delle plusvalenze per favorire, ad esempio, maggiori investimenti nelle giovanili oppure nelle infrastrutture richiederebbe una maggiore efficienza organizzativa per sbagliare il meno possibile in sede di mercato, visto la riduzione delle risorse a disposizione. Ciò specie in assenza di una proprietà pronta a ricapitalizzare con decisione per sostenere l'aumento dei costi, direttamente o attraverso sponsorizzazioni di comodo. Tuttavia, se la concorrenza non fa altrettanto (riduzione delle risorse da destinare al calciomercato in favore di quelle destinate a voci di spesa più "virtuose") lo svantaggio competitivo in campo potrebbe allargarsi ulteriormente rispetto alle altre contendenti dirette.
Cosa privilegiare, allora, per crescere? L'investimento a breve-medio termine nei calciatori, trainato dall'assoluto dominio degli incassi da diritti-tv quanto a percentuale dei ricavi, per mantenere competitiva il più possibile la squadra? Oppure quello in competenze manageriali, infrastrutture come lo stadio o centri d'allenamento per il vivaio, altre risorse destinate alle giovanili che - oltre a diversificare le fonti di ricavo, assieme magari a un più sostenuto "player trading" - possano moltiplicare i ricavi nel lungo periodo? L'ideale sarebbe entrambe le cose, ovviamente.
Confrontate a questo proposito i numeri di Italia e Germania - in rapporto a quelli dell'Inghilterra - sul rapporto fra la spesa per le giovanili e quella destinata alla compravendita di calciatori nelle varie federazioni nazionali e al monte-ingaggi dei club delle maggiori leghe, in rapporto percentuale con i ricavi totali dei singoli campionati e quelli medi delle rispettive società.

2. Ancora prima dei soldi (gli investimenti) servono le idee (la sostanza e il metodo del lavoro) nonchè la volontà di applicarle.
Nel lungo termine, i soldi degli investimenti dovrebbero permettere di ridurre il margine di errore, puntando sempre di più sulla qualità ancor prima che sulla quantità - sia questa quella di un dirigente, di un allenatore oppure un giocatore. Il vecchio, caro principio della "divisione del lavoro" aziendale per meglio suddividere i compiti e potersene occupare "scientificamente", migliorando i risultati di settore e quello finale, credo non possa essere messo in discussione: sempre a patto di scegliere le persone giuste, ovviamente.
Le tesi di @Leastsquares e di @ElRifle (carenze strutturali nell'organigramma societario, sia sportivo che economico) credo siano assolutamente condivisibili.
Fuori da Lazio.net - dall'intervista di Rangnick proposta altrove come esempio, sino alla produzione di una sterminata bibliografia scientifica sul tema, più o meno divulgativa - i possibili punti di riferimento sono tantissimi: sia per le tematiche di tipo strettamente economico che sportive.

3. Se è vero che il margine di valorizzazione, ad esempio, del settore commerciale della Lazio sia comunque esiguo se paragonato a quello di club che godono di una reputazione sportiva ed economica ben superiore alla nostra, è altrettanto innegabile che una migliore organizzazione di questo settore permetterebbe un miglioramento dei risultati, apportando un contributo alla crescita complessiva delle società, da sommare agli altri possibili miglioramenti organizzativi e in termine di risorse da destinare ai vari rami aziendali, da quelli sportivi a quelli più strettamente economici.
Tuttavia - dal punto di vista dei ricavi commerciali e di quelli legati al marketing - la pietra angolare di qualsiasi strategia economico-sportiva di crescita non può che essere una sola: lo stadio. Soprattutto se non si dispone di una rendita reputazionale importante o di un ampio bacino di tifosi estremamente fidelizzati (come in Germania, dove le squadre sono associazioni di soci-tifosi ancora prima che proprietà di singoli imprenditori) tali da incrementare notevolmente i ricavi commerciali. Lo stadio moltiplica gli incassi: non solo il botteghino (capienza ridotta, incentivo abbonamenti e possibilità di aumentare i posti di "lusso") ma soprattutto crescita delle sponsorizzazioni e dei servizi offerti in loco, a cominciare dai negozi ufficiali. Solo la cessione del diritto alla denominazione dell'impianto varrebbe l'incasso di un altro sponsor principale.
E' ridicolo pensare a qualsiasi progetto di crescita strutturale, dentro e fuori dal campo, senza uno stadio di proprietà, che rafforzi il conto economico e lo stato patrimoniale dell'azienda. Lotito - prima ancora che su altre questioni, da Tare in giù - andrebbe pressato su questo aspetto. Fondamentale.

4. Le società di calcio dispongono essenzialmente di tre possibilità per incrementare i ricavi - di cui una quarta determina tutte le altre, nel lungo periodo.
- L'elaborazione di piani d'indebitamento strategici - uniti ad aumenti di capitale - volti a migliorare la ricchezza e i ricavi del club nel lungo periodo, grazie al rafforzamento del patrimonio tecnico, di quello infrastrutturale e delle competenze acquisite in tutti i settori in cui si articola una azienda sportiva, giovanili comprese. (Ciò è impossibile dal punto di vista sportivo per la Lazio di Lotito, in assoluto regime di autofinanziamento, se non per la costruzione di uno stadio).
- La crescita dei ricavi legati alle sponsorizzazioni, alla commercializzazione dei prodotti, alla comunicazione, etc. Qui - se non si parte da una base importante, storica o legata ai risultati sia per i successi ottenuti che per la platea di riferimento - la strada è stretta. Ma lo stadio di proprietà consente comunque di moltiplicare a prescindere le proprie entrate. Poi, non so: sulle maglie di Serie A si possono mettere sino a quattro sponsor; per non parlare di quelle d'allenamento. La Lazio non ha avuto sponsorizzazioni principali per quasi un decennio, ora solo per necessità.
- La crescita dei ricavi complessivi trainati da un uso scientifico e strutturale del "player trading", mirato a generare annualmente un notevole volume di plusvalenze totali (reali) - seguendo lo storico principio del vantaggio commerciale: vendere a tanto, comprare a poco - finalizzato tuttavia al progressivo rafforzamento della rosa e alla crescita dei ricavi complessivi, per mezzo di cessioni importanti. Questo è uno degli storici segreti del Siviglia di Monchi, così come oggi dell'Atalanta dei Percassi (americani). Bisogna saperlo fare e non ci si improvvisa.
La chiave di questa metodologia di lavoro sta nel condurre operazioni di mercato affidandosi il meno possibile all'intermediazione (informale a volte, ma sempre interessata) di agenti e intermediari per la ricerca e il reclutamento di calciatori, avvalendosi piuttosto di uno staff autonomo di osservatori indipendenti, in grado di monitorare assiduamente tutte le competizioni e le aree geografiche attenzionate.
Il settore giovanile delle grandi società (l'Atalanta al momento rientra fra queste anche sotto questo punto di vista) più che come serbatoio di talenti per la prima squadra è utilizzato come leva economica per favorire la generazione di ulteriori plusvalenze (reali, non quelle fraudolente) senza indebolire l'organico della prima squadra.
-------------
- Il successo (assoluto e relativo) di queste tre variabili dipende sempre da quella legata al campo: ovvero la costruzione di un progetto sportivo vincente sulla base delle proprie realistiche possibilità, di lungo periodo, che a prescindere dalla continuità temporale del singolo gruppo squadra, dei vari allenatori o dei dirigenti sia caratterizzato da una chiara impronta di gioco.
Gruppi squadra relativamente solidi e duraturi nel tempo, compreso lo staff tecnico, e un'età media non troppo elevata utile anche a calmierare i costi degli stipendi oltre a favorire ulteriori plusvalenze (con il giusto compromesso tra gioventù e maturità) ovviamente favoriscono il successo o meno di un ciclo sportivo.
Spesso si sottovaluta questo aspetto. Nel calcio di oggi - in cui critica, investitori e appassionati pongono particolare attenzione allo stile di gioco di un club, che il senso comune vuole soprattutto offensivo, definendo minestrari chi non si adegua  - la costruzione di una chiara filosofia di gioco, di una chiara identità tecnica e tattica è un valore a cui si dovrebbe dare particolare attenzione. La Lazio, in questo senso, dispone ora di un allenatore in linea con questo sentimento generale e ciò andrebbe valorizzato al massimo: non solo oggi, ma pure in futuro, creando una tradizione di gioco, i cui principi di base (se non proprio lo schieramento tattico, che è più difficile) andrebbero trasmessi pure a livello di settore giovanile, ovviamente adattati alle esigenze anagrafiche degli allievi. Questo è ciò che avviene in club storici, con grande tradizione, ma pure in realtà meno importanti ma con le idee chiare, come Atalanta e Sassuolo. L'allenatore e il calcio giocato diventano così i protagonisti e i migliori ambasciatori di un club, dentro e fuori dal campo.
Il duraturo successo sul campo, naturalmente, è il moltiplicatore assoluto del valore patrimoniale ed economico di un club: riduce l'eventuale indebitamento ripagando l'investimento fatto; aumenta l'appetibilità commerciale del club, dallo stadio in giù; aumenta il valore e la competitività dei propri giocatori, in prima squadra e nelle giovanili, pure in sede di mercato; fa crescere significativamente il valore dei diritti tv nazionali, legati anche alla classifica, e quelli internazionali, con la partecipazione alle coppe europee e l'incasso dei premi di partecipazione.
La svolta, in questo senso, può avvenire solo attraverso una costante (almeno, frequente) partecipazione alla Champions League, oppure per mezzo di significativi cammini europei nelle coppe minori (vittoria della coppa)
; non considero qui, per ovvie ragioni, scenari come la vittoria del campionato, che dal punto di vista delle risorse generate non pesa comunque quanto tanto una modesta partecipazione alla CL.

Ovviamente, ogni società ha le proprie caratteristiche uniche: i suoi punti di forza e le proprie debolezze. Per aumentare significativamente i ricavi, dunque, ogni club potrà partire dall'area aziendale (economica e sportiva) che possa consentire di fare ciò con maggiore facilità e minore esborso di denaro possibile, potenziando i settori ritenuti maggiormente strategici e ragionare più o meno nel lungo periodo, a seconda della strategia adottata. In alcuni casi sono soprattutto le idee - come detto - a fare la differenza: poi, vengono i soldi.

Da dove nasce, dunque, il successo relativo dell'Atalanta, che da molti viene presa come modello di gestione economica e sportiva? Innanzitutto dalla rendita di disporre, per ragioni storiche, di uno dei migliori settori giovanili d'Italia: un vivaio coltivato nel tempo - dentro e fuori dal campo - senza la necessità di investire soprattutto in ingaggi e cartellini, al contrario delle squadre italiane principali. Oltre che poi dalla fortuna e dal caso (cosa sarebbe accaduto se Gasperini avesse rifiutato Bergamo o fosse stato esonerato dopo il suo inizio terribile? E se non avesse lavorato con Sartori? Cosa sarebbe accaduto invece se un grave infortunio avesse colpito il miglior Papu Gomez? etc, etc) il successo relativo dell'Atalanta dipende soprattutto dall'aver valorizzato assieme tutte le componenti prima menzionate. Considerati il modesto punto di partenza nonchè la completezza della strategia societaria dei bergamaschi, al contrario ad esempio di una squadra pur competitiva come il Napoli, i nerazzurri fanno meglio perchè valorizzano a pieno ogni settore aziendale e l'intero potenziale che la propria dimensione permette.
Dunque, quella atalantina è una crescita complessiva, dal punto di vista: infrastrutturale e commerciale, con la edificazione del nuovo stadio e l'ammodernamento di Zingonia, con staff tecnici e di osservatori di prima qualità nelle giovanili; dal punto di vista del calciomercato, con uno uso sapiente della leva delle plusvalenze, che per prime hanno trainato i ricavi poi moltiplicati anche dalla vendita a peso d'oro di ragazzi del vivaio, migliorando la squadra grazie a un meticoloso lavoro di scouting funzionale alle esigenze dell'allenatore, coordinato da un direttore dell'area tecnica supervisore di direttore sportivo, osservatori della prima squadra e in stretta collaborazione con il settore giovanile; dal punto di vista del lavoro sul campo, affidando la squadra ad un allenatore dall'impronta tecnico-tattica offensiva chiara e inconfondibile: ponendolo come riferimento assoluto di un progetto di lungo periodo, essendo anche il più pagato di tutti - difeso pure contro dirigenti (Sartori) e giocatori (Gomez), se necessario. Ciò alla fine ha favorito i successi sul campo e permesso dunque di moltiplicare i ricavi legati alla Uefa e ai diritti tv; infine - questo il passaggio più importante - la società bergamasca ha potenziato anche la propria disponibilità in termini di risorse economiche e organizzative, con la parziale cessione ad un facoltoso imprenditore americano attirato dalla recente ascesa del club e del suo marchio, avviando così un processo di internazionalizzazione dell'azienda che procede di pari passo con l'acquisizione sul campo di un considerevole status europeo, grazie alla regolare partecipazione alle coppe continentali e soprattutto alla Champions League, frequentata per tre stagioni di fila ma pur sempre nell'ottica del contenimento dei costi, specie quelli legati al monte-ingaggi.

Come tifosi della Lazio, naturalmente, possiamo fare ironia sull'insopportabile Gasperini e sulla mano di Bastos; così come ricordare la bacheca vuota. Vedremo come finirà questa storia, con l'addio di Sartori e l'assunzione di un nuovo d.t. straniero, oppure dopo una eventuale dipartita di Gasperini. Tuttavia dal punto di vista sia economico che sportivo (il termine di paragone nel calcio di oggi purtroppo non sono più le coppe nazionali alzate al cielo - che fanno godere - bensì le partecipazioni alla Champions League e lo status acquisito a livello europeo, che moltiplica i ricavi) quanto fatto dall'Atalanta spiega bene comegli innegabili vincoli di contesto di una malridotta Serie A non precludano la possibilità di alzare l'asticella dei propri obiettivi: puntando ancora più su, pur con modeste risorse economiche iniziali rispetto al grosso della concorrenza, ma con una proprietà disposta a sfruttare a pieno le potenzialità a sua disposizione cogliendo l'attimo in cui è possibile fare uno, o più salti in avanti. Tutto ciò, naturalmente, sempre al netto del peso da attribuire al valore della concorrenza (economica e sportiva, che può ampliare o restringere le possibilità di successo) nonchè al ruolo della fortuna e della sorte che del gioco del calcio - e della industria che su questo si basa - costituiscono una delle componenti principali e caratteristiche.



(È un apprezzamento)
Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1298 il: 09 Apr 2022, 08:00 »
Pensa se ognuno di noi lo cita riportando il suo trattato…..
Blocchiamo LN
😃
Re:Bilancio S.S. Lazio
« Risposta #1299 il: 09 Apr 2022, 08:14 »
Uscita sul corriere dello sport la classifica dei presidenti più ricchi della serie A.
Chissà come si posiziona Lotito…
 

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