a me se uno che fa uh-uh o grida zingaro di merda mi dice che non è razzista io gli credo, un vero razzista non rinnegherebbe mai la sua teoria che presuppone una qualche superiorità. difenderebbe il suo diritto a farlo sempre, lo direbbe pubblicamente e non approfitterebbe dell'anonimato che garantisce una folla eterogenea convenuta per una partita di calcio. soprattutto lo farebbe avendo di fronte il soggetto delle sue contumelie
il personaggio che dite voi utilizza più o meno consapevolmente il razzismo ma non è necessariamente un razzista. non si sognerebbe mai di dire a un nero in carrozzella, sporco negro paralitico, perché in quel caso ha di fronte un essere innocuo. così come, per gli stessi motivi, non penserebbe mai di accanirsi su un neonato rom. oppure di pregare la sera, perché in fondo è gente molto religiosa, lo stesso dio di quegli ebrei che allo stadio ama definire romanisti, investendolo di frasi quali dio taccagno che sei nei cieli. e neppure si farebbe scrupolo di entrare in una boutique del ghetto per comprarsi il parka della stone island, o di vantarsi di conoscere il giro dei casamonica e di trovarla così buona da potersela addirittura fumare, oppure, nel caso romano, di votare un sindaco meridionale
quelli che dite voi sono soltanto dei frustrati, e forse è ancora peggio. campano nel livore permanente convinti che la loro vita di merda dipenda da altro e da altri, e utilizzano il pregiudizio per semplificare.
così allo stadio il rumeno, il nero, l'ebreo, il meridionale che ha quello che lui desidera diventa l'occasione per sfogare un po' della propria rabbia. e forse, brutto dirlo, sarebbe anche auspicabile che tutta quella rabbia potesse trovare il suo inizio e la sua fine all'interno dello stadio
purtroppo molto spesso quello scoppio d'ira non basta, e questo imbestialisce ancora di più il frustrato che una volta uscito dallo stadio, a seconda della stazza e del numero di simili con cui si accompagna, trasforma il proprio scontento in prepotenza, che può colpire ovunque, anche in famiglia. andrebbero curati