ho sempre amato le similitudini
e pensare che le prime me le hanno imposte
quanti danni fa la scuola
ora è diverso, ora mi piace cercarle, mi piace costruirle.
Questo modo di trasporre le parole in immagini mi affascina
e così mi sono messo a pensare al derby
alla gioia del derby
a quell'esplosione di gioia che ha trasformato una serata normale in una notte insonne
a quell'attimo che invece di precedere i cori "non vincete mai"
è stato il preludio di una settimana intensa di emozioni
di simpatici sfottò
di piacevoli incontri.
E così ho cercato la mia personale similitudine.
La gioia: il vino
lo stadio: la bottiglia
la roma: il tappo
e noi: il cavatappi
Seppur l'idea di immaginare la gioia,
repressa e tarpata per tanto tempo in uno stadio troppo angusto e ostile,
come una fredda e rigida bottiglia di vetro sa essere,
ma che all'improvviso inonda i calici che per troppo tempo sono rimasti asciutti,
Seppur immaginare il tappo che per troppo tempo ci ha negato questa gioia finalmente terminare il suo lavoro di costrizione mi piacevano molto ...
certo immaginarci come un cavatappi non ci stava.
Questa metafora la devo riinventare, ho pensato. Ci vuole qualcos'altro.
Forse forse, l'unica cosa che salvo è l'idea del tappo.
Ecco, la roma come un tappo, questa si che mi piace.
Ma non un tappo normale, di quelli moderni che neppure sono di sughero.
Un tappo brutto,
Un tappo duro,
un tappo secco e neppure liscio.
Un tappo sbruzzoloso e graffiante.
Un tappo che solo la purga scioglie.
un tappo de merda.
questo si.
questo lo salvo nella mia metafora del derby.