Grande mercato, squadra che diverte, ma i numeri sono da doccia gelata per la società
di Stefano Greco
22 Luglio 2011 - Una campagna acquisti scoppiettante, piena di nuovi arrivi e di nomi altisonanti come non se ne vedevano dagli anni d'oro della gestione-Cragnotti. Tifosi entusiasti all'aeroporto ad accogliere Cissè come non succedeva forse addirittura dall'arrivo di Gascoigne. Il migliaio di tifosi festanti che stanno accompagnando ad Auronzo di Cadore i primi passi di questa nuova Lazio. Forum e social network invasi da messaggi dai toni quasi trionfalistici in cui si parla di Lazio candidata allo scudetto, con i giocatori che nelle interviste confermano e mettono la Roma dietro alla Lazio, come negli anni belli alla fine degli anni novanta e all'inizio del nuovo millennio. L'ambiente laziale è in subbuglio, pervaso da un'euforia che sembrava oramai smarrita per sempre, oppure rinviata a data da destinarsi, legata comunque all'uscita di scena di Lotito e all'apertura di un nuovo corso in grado di sanare ferite e spaccature che sembravano fino a un paio di mesi fa insanabili. Bello da vedersi, bello da vivere, ma quando si vanno a leggere i crudi numeri, ci si chiede: ma questo entusiasmo è reale oppure solo virtuale?
I numeri sono freddi, ma a volte fotografano la situazione e riportano tutti ad una realtà che è diversa da quella che si potrebbe immaginare leggendo i giornali, sentendo le trasmissioni radiofoniche o navigando su internet. E i numeri sono questi: a un giorno dalla scadenza del diritto di prelazione riservato ai vecchi abbonati, meno di 7000 degli oltre 11.000 tesserati della scorsa stagione (minimo storico delle ultime quattro gestioni) hanno esercitato questo diritto. Ad un mese dall'inizio del campionato, quindi, quel traguardo dei 20.000 abbonati (meno della metà degli oltre 42.000 che aveva la Lazio quando Lotito rilevò la società o dei quasi 29.000 che fece Lotito nel suo primo anno di gestione) fissato dalla società come obiettivo minimo in questa estate di acquisti eccezionali sia dal punto di vista numerico che del salto di qualità garantito dai nuovi arrivati alla squadra, sembra lontano, praticamente irraggiungibile a meno di una clamorosa impennata nel mese di agosto. Ma la storia insegna che i veri numeri si fanno all'inizio, oppure negli ultimi giorni, perché ad agosto la gente parte, va in vacanza e il calcio passa in secondo piano, anche dal punto di vista del budget familiare.
Il dato dei rinnovi in società è stato accolto con un certo disappunto, perché anche a Formello si auguravano che l'entusiasmo dell'ambiente si tramutasse in abbonamenti. Il dato, quindi, dovrebbe far riflettere, anche perché la Lazio arriva da una stagione disastrosa dal punto di vista delle presenze allo stadio. Un anno fa, sono crollati gli abbonati e quel crollo non è stato recuperato in termini di biglietti domenicali, visto che nell'ultima stagione la Lazio ha perso qualcosa come 133.604 spettatori rispetto all'annata precedente, ovvero 7.031 spettatori a partita, contro una media del campionato di serie A di meno di mille spettatori a partita persi rispetto alla stagione precedente. Addebitare quella flessione solo all'introduzione della Tessera del Tifoso, quindi, significa ignorare la realtà o trovare solo una causa esterna al mondo-Lazio per giustificare questo distacco da parte di migliaia di tifosi. Siamo passati dai 49.341 spettatori di media a partita della stagione 2003-2004 (chiusa con lo stesso piazzamento in classifica di quest'anno) ai 37.516 spettatori della prima stagione della gestione-Lotito ai 29.122 dell'ultimo campionato.
Alzi la mano chi non si aspettava dati diversi, chi non era convinto che l'arrivo di giocatori come Cana, Marchetti, ma soprattutto come Klose e Cissé avrebbe fatto scattare una corsa all'abbonamento, con file chilometriche davanti ai botteghini come ai bei tempi? Probabilmente nessuno. Invece, questo è il dato, questi sono i gelidi numeri.
Numeri che diventano ancora più crudi se si va a scavare per vedere la risposta dei tifosi alle altre iniziative lanciate negli ultimi mesi dalla società. La rivista ufficiale, ad esempio. Se si lanciasse un sondaggio, probabilmente nessuno indovinerebbe il numero esatto degli abbonati a "Lazio Style magazine". Per il semplice motivo che nessuno potrebbe eanche solo immaginare che la rivista ufficiale di una società di calcio con il quinto-sesto bacino d'utenza d'Italia possa avere appena 70 abbonati. Sì, avete letto bene, non ci sono errori di battuta o zero dimenticati: SETTANTA ABBONATI.
Con numeri simili, come si fa a parlare di grande entusiasmo, di rinascita della Lazialità e di ritrovata unione tra la società e la sua gente? Non si sa, ma così è. Felici di essere smentiti a fine campagna abbonamenti, perché qui nessuno tifa contro, nessuno si augura flop clamorosi né in campo da parte della squadra né fuori dal rettangolo di gioco da parte della società. E' solo che il compito di chi fa informazione dovrebbe essere sempre quello di non fermarsi all'apparenza o a quello che viene messo in mostra da chi ha tutto l'interesse a vendere un prodotto e a dimostrare a tutti che quel prodotto è vincente. Il dovere di chi fa informazione dovrebbe essere quello di scavare e trovare quello che non viene detto, quello che c'è dietro la facciata: il reale, non il virtuale. Nessun macellaio ti dirà mai che la sua carne fa schifo o è di seconda scelta; nessun negoziante ti dirà mai che neanche con i saldi riesce a vendere nulla perché le cose che ha in vetrina non piacciono alla gente. Mai. Così come nessuna società ti dirà mai che da anni incassa sempre meno sia ai botteghini che dagli sponsor, per il semplice motivo che i tifosi si sono allontanati dalla società e da 5 stagioni la maglia resta vuota con un mancato incasso stimabile nell'ordine dei 4-5 milioni di euro all'anno. Nessuna società ti dirà mai che ha dato gli incassi ai botteghini in garanzia all'Agenzia delle Entrate per la copertura di parte della rata da circa 6 milioni di euro che la Lazio deve versare ogni anno e fino al 2027 per saldare il debito accumulato con l'Erario, e che sotto la gestione-Lotito la Lazio è passata dai 13 milioni di euro incassati al botteghino nell'annata 2003-2004 (in 17 partite), la Lazio è passata ai 4 milioni e 740.000 euro incassati nella passata stagione. Che bastano a malapena per coprire i tre-quarti della rata da versare per altri 16 anni all'Erario. Sono numeri a disposizione di tutti, ma bisogna avere il tempo e soprattutto la voglia di andarli a scovare. Anche a rischio di andare controcorrente e di non cavalcare l'onda dell'entusiasmo popolare, oppure di dar fastidio a chi quei numeri fa di tutto per tenerli ben nascosti.
GLI SPETTATORI DELLA LAZIO NELLE ULTIME 8 STAGIONI:
STAGIONE 2003-2004: 838.800 spettatori (media 49.341, 17 partite)
STAGIONE 2004-2005: 712.795 spettatori (media 37.516, 19 partite)
STAGIONE 2005-2006: 529.570 spettatori (media 27.872, 19 partite)
STAGIONE 2006-2007: 475.915 spettatori (media 25.048, 19 partite)
STAGIONE 2007-2008: 408.207 spettatori (media 21.485, 19 partite)
STAGIONE 2008-2009: 657.900 spettatori (media 34.626, 19 partite)
STAGIONE 2009-2010: 686.920 spettatori (media 36.154, 19 partite)
STAGIONE 2010-2011: 533.316 spettatori (media 29.122, 19 partite)