Citazione di: kelly slater il 29 Apr 2020, 16:21
Beh direi che non c'è bisogno di essere complottari per arrivare a questa conclusione.
Mi pare siano molto espliciti nel loro essere ambigui.
Renzi ieri ha parlato di libertà costituzionali violate.
Chiaramente gli serve a far parlare di se ma allude a cose che lui sa e noi no.
Non so se si riferisca a un ipertesto, ma il punto di caduta del suo argomento è in realtà noto e molto dibattuto, ormai da tante settimane.
La discussione nasce da un'osserazione: diritti soggettivi perfetti dei cittadini e persino libertà costituzionali fondamentali sono compressi da misure del potere governativo adottate dal solo Presidente con la forma del "DPCM".
IL DPCM è un "decreto", ossia uno degli atti amministrativi che può essere emanato dal Presidente del Consiglio dei Ministri in autonomia, senza controlli del parlamento o verifiche successive della Corte Costituzionale.
Il punto è questo: con i "decreti" ministeriali o del Presidente del c. NON SI POSSONO INTRODURRE NUOVE LEGGI, ma solo REGOLAMENTI, ossia atti normativi secondari, che presuppongono una legge esistente, rispetto alla quale devono fornire attuazione o definizione di aspetti puramente applicativi.
Insomma, non è che un Ministro o il PDC si sveglia la mattina e promulga una legge: la regolazione che possono addottare richiede una norma di legge ordinaria che la autorizzi; tanto è vero che i regolamenti non possono modificare le leggi (che sono sovraordinate), non possono avere ad oggetto incriminazioni penali di alcun tipo e, men che meno, possono intaccare il sistema costituzionale (come la divisione tra poteri; il riparto di competenze tra stato e regioni; le cd. "libertà fondamentali" come la libertà di culto - art. 19 - la libertà di circolazione - art. 16 -; la libertà di inizativa economica, art. 41 eccetera).
Se il Governo ritiene che sussistano ragioni eccezionali di gravità e di urgenza, può "fare una legge" provvisoria, emettendo un decreto-legge: atto, attenzione, NORMATIVO (non regolamentare, dunque, ma una vera e propria legge); DELIBERATO DAL CONSIGLIO dei ministri e EMANATO DAL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.
Dopo 60 giorni dalla sua emanazione, il Decreto Legge deve essere discusso dinanzi al Parlamento, che ha il potere di convertirlo in legge, modificandolo, ovvero di non convertirlo, facendolo caducare.
Pausa.

Metto le maiuscolo per sottolinerare i passaggi più rilevanti.
E' chiaro che Conte dirige un Consiglio dei Ministri diviso, che non trova accordo su un cazzo di niente, che è popolato da anime diverse e inconciliabili. Probabilmente, non riuscirebbero a trovare uno straccio di intesa neppure sul poco (e male) che stanno cercando di fare da 2 mesi a questa parte. E lasciamo stare quello che accadrebbe in Parlamento durante una discussione (per altro, non attrezzato per una discussione "in smart working").
E dunque, per fare prima, Conte bypassa il problema è FA LE LEGGI DIRETTAMENTE LUI, LE FIRMA DA SOLO (il dpcm non è un atto del Consiglio, ma del suo Presidente), NON PASSA PER IL FILTRO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBLICA, e ovviamente non andrà in Parlmamento né sara mai giudicato dalla Corte Costituzionale.
Il suo avvocato difensore direbbe che lo sta facendo per il bene dell'Italia, altrimenti non si sarebbe conclusa una mazza. Però, dopo due mesi, anche a me sembra che lo strumento del DPCM appaia "abusato". L'avesse fatto Salvini, per dire, saremmo andati a Palazzo Chigi col bazooka.
La stoffa costituzionale è una seta, piuttosto delicata che va maneggiata con cura: se la stiri tanto, anche una volta sola, resta slabbrata per sempre.
E' arrivato il momento che il Presidente del Consiglio torni nella piena legalità costituzionale, che non prevede - neppure in tempo di guerra - l'affidamento a chicchessia di "poteri speciali". Facesse un bel CDM, varasse un Decreto Legge, così Mattarella lo emana, le regole entrano subito in vigore e poi se ne discute in Parlamento.
Scusa il pippone, sicuramente ho detto molte cose che già sapevi, ma forse la questione può interessare a molti, anche qui.