Gustavo Abel Dezotti arriva nell'estate del 1988 dal Newell's Old Boys, fresco campione argentino, assieme agli due altri due sudamericani, gli uruguaiani Ruben Sosa Ardaiz e Nelson Daniel Gutierrez.
L'attaccante argentino è chiamato a raccogliere la pesante eredità di Paolo Monelli, il protagonista della promozione in serie A, che viene a detta di molti incomprensibilmente allontanato dalla Lazio neopromossa.
L'argentino parte subito bene e segna con grande puntualità nel precampionato, tra amichevoli e le prime partite vere della Coppa Italia.
Va in goal il 9 agosto nella vittoriosa amichevole con il Real Saragozza, segnando il raddoppio al 61

Poi diventa protagonista della fase di Coppa Italia.
Segna a Pescara il goal del momentaneo vantaggio (21 agosto) in una partita che i ragazzi di Materazzi (il padre) finiranno per perdere per 2-1, quindi segna il raddoppio al Flaminio con il Campobasso (finale per 2-0)

E' poi decisivo con una doppietta nella vittoriosa trasferta sullo Stretto quando i biancocelesti vincono per 4-3 (Martedì 30 agosto 1988), dove la Lazio con i suoi goal prima pareggia poi vaa vincere una sfida piena di emozioni.
Quindi è il match winner con i viola in casa – sempre al Flaminio, ca va sans dire -, Mercoledì 14 settembre, con i biancocelesti che vincono per 1-0.
E ancora fa sognare il 21 settembre in casa con l'Inter dove realizza l'iniziale e fulmineo vantaggio (finale per 1-1).
E poi arriva il campionato, che quell'anno inizia ad ottobre per dare spazio alle Olimpiadi di Seul. Tuttavia, il debutto non è dei migliori, con una squadra che esordisce bene, anzi benino, per dire la verità, con cinque pareggi nelle prime cinque gare, exploit che poi permetterà al tecnico Materazzi di conseguire il titolo di mister X, per l'attitudine, invero spiccata, a condividere "cristianamente" il punteggio con le squadre avversarie.

In questo inizio di stagione, come si è visto chiaroscurale, l'argentino di Rosario realizza un rigore con il Como in casa (Domenica 30 ottobre), ma il ragazzo sembra avvilupparsi in una regressione tecnica e tattica che gradatamente lo porteranno ai margini della squadra titolare, mentre la tifoseria comincia a manifestare la sua delusione e la stampa si concentra nell'indicare l'argentino come uno dei fallimenti più clamorosi della campagna acquisti del presidente Calleri, facendo vittima il giocatore della critica più pignola e feroce.
In effetti, per vedere nuovamente l'argentino in goal bisognerà aspettare molto, moltissimo, quasi 8 mesi, visto che Dezotti tornerà in rete soltanto il 4 giugno 1989, all'Olimpico, con il gol dell'1-0 sull'Inter ormai campione, un exploit che servirà soltanto a scatenare la violenta reazione dei nerazzurri, vera macchina schiacciasassi quell'anno, che in soli 10 minuti replicherà per tre volte tre la sfera di cuoi nel sacco del giovane e incolpevole Fiori.
il suo goal al minuto 0.50
Intanto Gustavo Abel sembra rinfrancato da questa novità, tanto che poco dopo, Domenica 18 giugno segnerà il gol decisivo per la Salvezza al 37, nella vittoriosa partita dello stadio Flaminio contro la Sampdoria di Vialli e Mancini, fresca vincitrice della Coppa Italia.
Questo finale sicuramente positivo non scalfirà il cuore della dirigenza biancoceleste, che su di lui aveva già fatto calare da tempo la scure di una sentenza inappellabile. Per lui a questo punto si apre la strada della provincia, quella dei grigiorossi della Cremonese, mentre il suo posto viene assegnato a un brasiliano di Curitiba, un atleta di Dio, tale Amarildo Souza do Amaral, meglio noto come Amarildo, grande colpitore di testa (e niente più, potremmo dire).
Gustavo Abel sembra quindi destinato all'oblio e invece si prende una bella rivincita, visto che nella classifica cannonieri del 1989-1990 arriverà sesto con 13 goal, dietro a gente come Van Basten, Baggio, Maradona, Schillaci, a un solo gol dal "tedesco" Rudi Voeller, davanti a gente come Klinsmann, Balbo e Vialli, mentre Amarildo il suo successore realizzerà soltanto 8 goal
Per giunta, quando Gustavo incrocia in campionato la Lazio mette il sale sulla ferita di quanti ancora non si sono rassegnati alla sua lontananza, mentre fa ricredere gli altri che lo avevano giudicato una bella sega. Infatti, viene a segnarci a domicilio all'andata, segnando il vantaggio, poi pareggiato da Sosa (Mercoledì 6 settembre 1989, Lazio-Cremonese 1-1), quindi con lo svedese Limpar mette insieme i due goal che al ritorno ci stenderanno (Mercoledì 17 gennaio 1990, Cremonese-Lazio 2-1).
Ma non finisce qui, visto che viene convocato nella seleccion argentina che deve difendere la Coppa del Mondo durante le notti magiche di Italia 90, nella squadra dei Maradona e dei Caniggia. Avrà l'occasione di ripresentarsi all'Olimpico, titolare nella finale di Coppa del Mondo, nello stadio che soltanto un anno prima era il suo, in una partita noiosa che alla fine vede i tedeschi vincere con un rigore di Brehme, mentre Gustavo Abel va a farsi la doccia anzitempo per una espulsione nei minuti finali.
Insomma, avevi promesso molto, avevi avuto qualche problema di ambientamento (Rizzolo, ma non solo), ma poi hai fatto vedere l'ottima stoffa purtroppo da altre parti
Che fretta c'era Gustavo? Lo sappiamo io e te!

Si ringraziano gli amici di
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