aesse roma e' una giovane studentessa universitaria di ottantasei anni vicina alla laurea in stelletta d'argento quando la sua amica di vecchia data, andrea stramacciona, le chiede di sostituirla in una gara per la conquista della coppa italia che si giochera' da li' a poco all'olimpico contro essesse lazio, amministratore delegato unico della citta' di roma dal millenovecento, con il quale aesse ha una costante relazione fatta di alti, bassi ma soprattutto di immane dilemma.
sbarazzina e incurante di un passato fatto di scudetti e coppe sfumate rigorosamente in casa, aesse si presenta alla finale con la prosopopea tipica della sua giovane eta', convinta di ritrovare da li' a breve le sue esili mani sulla coppa, e completa i preparativi per celebrare la vittoria molto prima dell'entrata in campo, quando improvvisamente aesse ritrova davanti i suoi occhi i colori del cielo, e ne rimane estasiata. malika ayane non ha ancora finito di cantare l'inno quando un fremito annuncia ad aesse una rinnovata tentazione di piacere masochista che ha da sempre costellato la sua giovane vita, che decide di riprendere la relazione con essesse anche se la strada da percorrere e' difficile, tortuosa, e che come sempre la condurra' davanti all'immane piacere dell'indecisione davanti al bivio che le si porra' inequivocabilmente e inevitabilmente davanti al momento di scegliere cosa preferire tra il congiungersi, previa applicazione o meno di sostanza collante, all'apparato riproduttivo di essesse o se ghermirlo voluttuosamente al termine del sito atto a contenere la propria spina dorsale, purtroppo raramente presente.
in un crescendo quasi rossiniano di erotica eccitazione aesse prega balzaretti di non lasciare passare il filtrante di mauri, poi implora de rossi di non far passare il cross di candreva, supplica lobont di bloccare il pallone, scongiura marquinhos di buttare via il pallone e alla fine, umilmente invoca fervendo l'intervento finale di lulic che arriva, frena, purga.
aesse e' finalmente di nuovo davanti alla solita ricercata e raccapricciante falsa dicotomia: la vittoria e' sfumata per la cinquantesima volta, in un'esplosione di piacere, luci, colori e soprattutto odori.
cinquanta sfumature di vittorie [e tutte in faccia], di e.l. james p., mortadori editore.
Genio....
:)
:beer: :beer: :beer: :beer: :beer: :beer:
ahhahhahhahahah
Senz'altro meglio dell'originale :D
Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome ma co' a' maja d'aarioma. Spingono un carrello, semivuoto, se si fa eccezione per una coppa delle fiere, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un cross di candreva, ribadito in rete da lulic, che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati ex tifosi d'aarioma. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano qualche testimonianza del loro essere stati i padroni di roma, spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che vedersi alzare una coppainfaccia) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante i festeggiamenti ed il volo di olimpia. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da alzare, anche il romanista ha smesso di essere pubblicato. Visitano la casa d'infanzia del padre, guardano al sua collezione di finali perse ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio vede per la prima volta una maglietta col nuovo logo. "Fa' cacare", dirà al padre. Quando incrociano una carovana di ex tifosi l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva accennato ad una presunta finale di ritorno. Dopo molte tribolazioni arrivano a trigoria: ma è ormai una distesa di campi incolti, senza neppure più l'odore di merda che li contraddistingueva, la temperatura non è affatto piú mite e le scritte minacciose sul muro di recinzione ci sono ancora tutte. Raccolgono qualche oggetto da un romastore abbandonato e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile...
Un romanzo denso e selvaggio con squarci di poesia (inarrivabile lo sbandato che recita l'ode "ero pazzo prima che non ero pazzo o sono pazzo adesso..."), salutato dalla critica americana come il capolavoro di James McPallotta. Un pellegrinaggio di molte speranze, ma senza vittorie, in un deserto di trofei disperato in cui brillano istanti di profezia ("vinceremo il tricolor").
La Strada (per trigoria) - di James McPallotta - Perdinelli Editore
è bello vedervi così in tiro!!!
:since
Ahahaha spettacolo puro!
aaa zoro, a questi manco casa je poi spiccià! :since
Undici piccoli calciatori estranei l'uno all'altro sono stati invitati a giocare, nella splendida cornice dello stadio olimpico di roma, una finale di coppa italia, senza sapere il nome del generoso ospite, a parte uno: malago'. Eppure, chi per boriosità, chi per bisogno, chi per opportunità, hanno accettato l'invito, convinti di poter stravincere. Gli invitati non hanno trovato il padrone di casa ad aspettarli; hanno trovato invece un cross che è poesia incorniciata e, appena sopra il caminetto della loro camera, a guardia del quale avevano posto una statua di cera dell'artigianato romeno, la zampata di un cacciatore bosniaco. E una voce inumana e penetrante, che si solleva dalla curva nord, e che li accusa di essere tutti perdenti. Per i calciatori intrappolati è l'inizio di un interminabile incubo che si concluderà con il collare della sconfitta intorno al loro collo ed una coppa alzata in faccia.
Agata Perchristie, che si è cimentata più volte con il giallo in finali con sconfitta - Il battello sul Liverpool, il favoloso Inter-Express, la villa nei rigori col Torino - con Undici piccoli calciatori, scritto nel 2013, ha sfidato se stessa: undici pippe, isolate, vittime a loro volta di un assassino invisibile, se non fosse per il cono di lulic che lo inquadra.
Undici piccoli calciatori - Agata Perchristie - Edizioni Manco Laseconda, Laterza
Ve prego, fermateve. :rotfl:
anche se la strada da percorrere e' difficile, tortuosa, e che come sempre la condurra' davanti all'immane piacere dell'indecisione davanti al bivio che le si porra' inequivocabilmente e inevitabilmente davanti al momento di scegliere cosa preferire tra il congiungersi, previa applicazione o meno di sostanza collante, all'apparato riproduttivo di essesse o se ghermirlo voluttuosamente al termine del sito atto a contenere la propria spina dorsale, purtroppo raramente presente.
:lol: :lol: :lol: :lol:
Citazione di: saramago il 17 Giu 2013, 14:14
aaa zoro, a questi manco casa je poi spiccià! :since
:hail:
Meravigliosi!!! :)
secondo me glie stamo a da troppa importanza... che non hanno.
prima erano nudd ammiscat cu nenti
ora sono morti...
Le ragazze vestono Aesse, o qualunque sia l'ultima marca in fatto di bodypoops, parlano delle mode dell'ultimo minuto. I ragazzi invece girano con la loro "Apetta", intabarrata coi colori della peperonata e magari fregata al papà. Le ragazze si preparano a incontrare il coatto della loro vita. I ragazzi si sfidano in prove di resistenza fisica alle sconfitte, di velocità di simulazione, di fischio di un rigore. Fino all'ultimo respiro. Sullo sfondo di una frenetica vita di clan, di banda (il mitico gruppo dei Kani: el Coco, Marcoligno, er Cipolla), Dagnelino e Babi si incontrano. Babi è un'ottima studentessa, Dagnelino (Dagnelino) è un violento, un picchiatore, uno che passa i pomeriggi in campo piazzandosi davanti all'arbitro o con gli amici ed una bira o in palestra oppure in casa con Monica e la sera sulla moto o nella bisca dove si gioca al picchetto, tanto Mensu ed il Fosco c'hanno altro al quale pensare. Appartengono a due mondi diversi, ma finiscono per innamorarsi. Non è un rapporto facile perché nessuno dei due cede facilmente. Eppure si trasformano. Babi sembra irriconoscibile agli occhi dei genitori: una perfetta coatta vestita di giallo e di rosso. Dagnelino rivela aspetti che ben poco collimano con la sua immagine – faticosamente costruita – da superduro. E in effetti muscoli palestra e violenza nascondono un trauma, un nodo irrisolto che getta un'ombra scura sulla vita sportiva di Dagnelino e sulla tormentata love story con Babi: una coppa alzata in faccia, non si può dimenticare.
Federico Mocciolo è nato a Roma nel 1963, due anni dopo la vittoria della Coppa delle Fiere.
È autore per la televisione e sceneggiatore per il cinema. Tre facce sopra la Coppa (2013), il suo primo romanzo, ha superato la soglia di un par de milioni di copie vendute diventando il caso letterario del 2013, vincitore del premio Ponte dell'Ariccia, sezione Narrativa, e del premio Zero Tituli, sezione Giovani adulti. Con Perdinelli ha pubblicato anche Ho voglia di Coppa (1983, premio Città di Liverpool) e Amore Inter-no (uscito in due fasi: 1991 e 2010).
Emozioni Tante, Coppe Zero (2007) con Ed. Il Romatriste; Scusa ma ti chiamo Merda (2007), Cercasi Vittoria Disperatamente (2011), La passeggiata in finale di Coppa Italia (2013) e Diario di un sogno: Manchester (2007). I suoi libri sono stati pubblicati in quindici paesi europei e inoltre in Argentina, Brasile e Giappone, ma soprattutto Boston. Dai suoi libri sono tratti i film omonimi Tre Facce sopra la Coppa (2013), Ho voglia di Coppa (1983) e Scusa ma ti chiamo Merda (2007, di cui Mocciolo è anche regista, oltre che assaggiatore).
Tre Facce sopra la Coppa - Federico Mocciolo - Ed. Il Romatriste
Frangiesco Totti, un anziano cappetano che grazie al suo lavoro mantiene la propria famiglia, si risveglia un mattino nelle sembianze di un orrido e gigantesco tocco di merda riverso sulla sua maglietta di gioco. I familiari non solo si accorgono che il cappetà non è ancora partito per andare agli allenamenti ma cominciano inspiegabilmente a chiamarlo Marione. Preoccupati gliene chiedono spiegazione, convinti che sia malato. Frangiè cerca di tranquillizzarli ammettendo che qualcosa in lui è cambiato tranne l'odore. Nel frattempo giunge presso la sua abitazione il suo amico e dirigente Ceo Zanzi, determinato a capire il motivo dell'assenza ingiustificata all'allenamento e per scroccare una colazione.
Nella sua nuova situazione Frangiè risulta in grande difficoltà nei movimenti, e, pur abituato a cadere spesso e senza motivo, non riesce nonostante gli immani sforzi a trascinarsi fino alla porta della propria stanza, Ceo spazientito dall'attesa minaccia di non rinnovargli il contratto. Alla fine il richiamo dei soldi è talmente forte che l'uscio si schiude dopo pochi istanti, facendo retrocedere l'esterrefatto ospite fino alla rampa delle scale e lasciando impietriti i familiari, ai quali si era aggiunto anche cappetan futuro. La vista di ciò che "mister 15 persi" è diventato scatena in costoro forti reazioni d'invidia: "ora è lampante che sei un vero romanista" esclama il compagno di mille sgomitate.
Eppure da quel momento, la sua presenza è respinta da chiunque non sia contemporaneamente romano e romanista, escluso er sor Pallotta, che sembra preoccuparsi per lui conscio che ora incontrerà grandi difficoltà nel mollare gomitate agli avversari cosa che inevitabilmente gli preclude la possibilità di continuare la carriera. Impietosito, dopo poco tempo gli trova un impiego, come nuovo logo della maggica e colloca la sua immagine su tutti i gadget. Sembra l'inizio di una nuova vita ma clamorosamente il nuovo logo viene rifiutato dal magifico bobolo, cosicchè anche il buon Pallotta lo abbandona. Frangè si trova ben presto in uno stato di depressione tale da condurlo a rifiutare il cibo offertogli dai pochi giornalisti della riomma rimastigli accanto fino a giungere ad una morte lenta. In seguito a ciò, si sbarazzano del suo cadavere, raccogliendolo riverso per strada e inserendolo nell'apposita bustina che conclude il suo viaggio nell'apposito cassonetto.
La Merdamorfosi - Franz Ka(f)ka -Immondadori Editore
Aspetto "Ombre (giallo)rosse" e "Qualcuno volò sul nido del (pijander)cuculo".
Citazione di: porgascogne il 17 Giu 2013, 14:35
oppure in casa con Monica
:rotflol: :rotflol: :rotflol: :rotflol:
8)
complimenti Robè, quell'"in casa con Monica" è sottilissima... :)
P.S. Loquace: sto ancora a ride! :DD
Un dispaccio informa un'unità dell'esercito che la tribù dei biancocelesti, comandati da Lulic, si vanno a prendere la coppa per alzarla in faccia all'impero.
L'interruzione delle comunicazioni via teleradiostereo impedisce di avere maggiori informazioni, ma un gruppo di passeggeri, non valutando bene il pericolo e pensando di poterlo impedire, contando sulla scorta dell'esercito dei media, decide ugualmente di mettersi in viaggio sulla diligenza che da Tontoville va a Runpolis, capitale morale dell'impero.
L'equipaggio è piuttosto eterogeneo (il vicecapitano ubriacone De Rossi, la prostituta Ferillona, il giocatore d'azzardo Totti, nativo di Tontoville, il banchiere corrotto Zan zix, lo sceriffo d'argento Pallotta, il rappresentante di liquori Zeman e Ilary Blasy, moglie incinta di totti) e ad esso si unirà poi "spaccobottilia" Lobont, evaso alla ricerca di vendetta (a Formelloburg si trovano i fratelli Miro e Slav Klose, gli assassini degli ex colleghi Stex e Zagoi).
I membri del gruppo, inizialmente diffidenti l'uno dell'altro e pieni di pregiudizi nei confronti degli extracomunitari come Lobont e Ferillona, imparano a collaborare grazie all'improvviso parto di Ilary ma nonostante una strenua resistenza non impediscono la coppa in faccia. I superstiti raggiungono la meta, ma il prezzo da pagare è alto: Zeman perde la panca.
Raggiunta Runpolis, Lobont punta verso Formelloburg dove prende un altra saccocciata di gol fingendosi Strakosha e partecipando agli allenamenti, poi con la complicità del vice capitano e dello sceriffo, fugge verso la frontiera in compagnia di un dilemma atroce.
Ombre Giallorosse, di Tony Littledogs (USA 2013, premiere 26 maggio, distribuito da 0-1 Distribution)
Se nel "grande solitario" chiamato ASRoma, ogni giocatore fosse una carta che esce a un certo punto del gioco, quale carta sarebbe? Un asso di picche con la faccia di Taddei? una donna di cuori con le trecce di Mecses? un fante di quadri con gli spigoli di Andreazzoli? E che cosa ci accadrebbe se, nel "grande solitario", spuntasse un Jolly bosniaco di nome Lulic?
L'Enigma del Solitario è la storia di quello che accadde ad Arvaro, tifoso coatto romano e romanista, quando in una serata di maggio entrò nella curva Sudde dello Stadio Olimpico proprio mentre 22 uomini, 11 vestiti di piscio-ruggine ed 11 dei colori del cielo, si stavano giocando, per la prima volta nella storia gli uni contro gli altri, l'aggiudicazione di una coppa.
Tra speranze e delusioni, pianti e disperazioni, Arvaro scoprirà una ad una tutte le carte dell'ASRoma finendo per essere lui stesso schiacciato dal destino del "grande Solitario" e capirà infine che l'unica via per carpire l'amletico dubbio sarà quello di seguire per 71 minuti le gesta del jolly bosniaco, che alla fine, per bocca di un cantore di nome Marione, gli svelerà l'antico arcano: LA ROMA E' MORTA!!
L'Enigma del Solitario di Jostein Coppenfaccen - editore Bonpianti
La febbre alta mi impedisce di sviluppare una valida sinossi.
Mi limito a dire che dev'esserci per forza, nascosto in qualche soffitta, un ritratto del cappetano che vince al posto suo.
"Il ritratto di Cappetan Tottey", di O. Pallotta
Citazione di: todomodo il 17 Giu 2013, 16:10
La febbre alta mi impedisce di sviluppare una valida sinossi.
Mi limito a dire che dev'esserci per forza, nascosto in qualche soffitta, un ritratto del cappetano che vince al posto suo.
"Il ritratto di Cappetan Tottey", di O. Pallotta
Io ce l'ho! Sta giusto accanto a Cordoglio e prendilvizio: la struggente storia a ritroso della as riomma, dalla dipartita alla fusione attraverso una serie di flashback grazie ai quali è possibile rivivere le emozioni
"tumefacenti" di 86 anni di eterni dilemmi conseguenti al vizio di ricevere coppe sbattute in faccia in casa...
Il giorno che l'avrebbero ucciso, Romoletto er riommanista si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il busse con cui arrivava il coatto di merende. Aveva sognato di attraversare uno stadio di brucones sotto una pioggerella tenera, e per un istante fu felice dentro il sogno, ma nel ridestarsi si sentì inzaccherato da capo a piedi di cacca d'uccelli, erano Aquile. «Sognava sempre cetrioli, – mi disse Cinthia , sua madre, 27 anni dopo, nel rievocare i particolari di quella domenica ingrata. – La settimana prima aveva sognato di trovarsi da solo in curva sudde con l'aquila che volava in mezzo ai Laziali senza mai trovare ostacoli», mi disse. Cinthia godeva di una ben meritata fama di sicura interprete dei sogni altrui, a patto che glieli raccontassero dopo i facioli co le cotiche, ma non aveva riscontrato il minimo segno di malaugurio in quei due sogni di suo figlio, né negli altri sogni con cetrioli e coppe che lui le aveva riferito nei giorni che precedettero la sua morte.......
......Stavano cominciando a far colazione quando videro entrare romoletto er riommanista inzuppato di sputi che portava tra le mani il grappolo delle proprie viscere. Spartaco Amendola mi disse: «Quello che non ho mai potuto dimenticare fu il terribile odore di merda». Ma Samantha Corsi, la figlia maggiore, raccontò che romoletto er riommanista camminava con la strafottenza di sempre, misurando bene i passi, e che il suo volto di coatto con i tatuaggi sconvolti era più osceno che mai. Nel passare di fronte alla tavola sorrise a tutti, e proseguì, attraverso le camere da letto, fino all'uscita posteriore della casa. «Restammo paralizzati dallo spavento» mi disse Samantha Corsi. Mia zia Debborah Ripepi stava preparando una pajata nel patio della sua casa, dall'altra parte del fiume, e lo vide scendere le scalinate del vecchio ponte mollo cercando con passo fermo la direzione di casa sua.
"Romoletto, figlio mio" gli gridò, "che ti succede!"
Romoletto er riommanista la riconobbe.
"È che mi hanno ALZATO LA COPPA in FACCIA, piccola Debborah" , disse.
Inciampò sull'ultimo scalino, ma si rialzò subito. «Ebbe persino cura di scuotersi con la mano la terra che gli era rimasta sulle trippe» mi disse mia zia Debborah. Poi entrò in casa per la porta posteriore, che stava aperta dalle sei, e crollò ventre a terra in cucina.
Balla coi Lulic narra la storia di un ufficiale della Fusion Army, il capitano Francis Totten, di stanza in Silver State. Egli, dopo un tentativo di cucchiaio, uno sputo in faccia e una simulazione scambiata per atto d'eroismo, viene mitizzato e detiene la scelta del luogo in cui operare: chiede, così, di essere inviato in un lontano presidio di frontiera, ai margini delle praterie dell'Ardeatinax.
Arrivato a Fort Trigorys, Totten viene spedito dal folle comandante del presidio, il Maggiore Andreaz, nell'avamposto più remoto di tutti, chiamato Southern Terrace.
Accompagnato dal rozzo mulattiere Marions raggiunge la base, ma la trova ormai abbandonata. Dopo aver scaricato i viveri dal carro, Marions ritorna a Fort Trigorys, mentre Totten vi si stabilisce. Il primo mese passa tra i lavori per ripristinare l'operatività dell'avamposto, con la sola compagnia del cavallo Merdko, di un lupo (da lui chiamato affettuosamente Due Scelte) e del suo diario, nel quale scrive disegna tutto quello che vede e che gli succede. L'incontro con la vicina tribù di indiani Riomoloux porterà un senso nuovo alla sua vita.
La crescente stima e rispetto verso questo popolo nomade e, non ultimo, l'amore e il matrimonio con Alzata In Faccia, una donna bianca adottata dalla tribù quando era una bambina, lo porterà a imparare la lingua Riomoloux, a condividere problemi e sentimenti di quel popolo, a integrarsi nella vita, nelle tradizioni, negli usi e negli afrori della cultura locale.
Un drammatico scontro con i soldati del nord lo convince a cancellare definitivamente il suo passato di soldato e di uomo bianco: diventa così Balla Coi Lulic, nome dato dalla sua "nuova famiglia" adottiva, in ricordo del quindicesimo derby scajato.
Ricercato e inseguito come bersaglio preferito delle prese per culo, da vero capitano coraggioso abbandonerà assieme alla moglie, quello che è diventato il suo popolo, ma non gli eviterà rappresaglie eterne da parte dei Laziali.
Balla coi Lulic, di Kevin Pallotta (26 maggio 2013, distribuito da Miramauri International)
Roma, maggio 2013. Durante i
primi anni del governo bipolare, il
commissario di Polizia Francesco "Pupone" Titty, arcigno e
corrucciato adoratore di un cantautore molisano, è incaricato
di indagare su un furto di trofei e cimeli
ai danni di una vecchia signora di
origini abruzzesi, la vedova
Mattaccoaigazzi. In seguito viene
uccisa, nello stesso luogo che
era stato teatro della rapina, la
moglie di un uomo di origini americane piuttosto
ricco, la signora Pallottina.
Il teatro del furto e dell'omicidio
è un vecchio stadio di via
Del Foro Italico, noto come
"Stadio dei centomila Cori", situato poco
distante dal Tevere.
La narrazione parte con la
descrizione dell'ambiente attorno
alla signora Pallottina e si allarga
ad una località sulla strada verso i Castelli Romani da dove
provengono i domestici europei ed extraeuropei della
signora e i "nipoti", ragazzi che
accoglieva come figli per
compensare solitudine e
mancate vittorie. Intorno una
folla di comparse: la svenevole e
avvizzita contessa Mattaccoaigazzi,
vittima del furto, il commendator
Sabatino "prosciuttofilo", il personale della questura, i
carabinieri di Marino e Veltroni a caccia di
indizi nella campagna nei dintorni del Divino D'Amore, le figure
sfocate dei domestici e nipoti.
Il giallo non ha soluzione e non
si chiude con la scoperta del
colpevole. Secondo la
concezione di Garsìa (o Garsià) la realtà è
troppo complessa e
caleidoscopica per essere
spiegata e ricondotta ad una
logica razionalità senza risolvere l'eterno dilemma. Per lui la vita è
un caos disordinato con lampi di lulic improvvisi, un
"pasticciaccio" di cose, persone e
linguaggi.
Quer pasticciaccio brutto di Via di Trigoria (editore Tarzanelli)
Siete dei geniacci.
Via con
- I soliti sconfitti;
- Non ci resta che piangere;
- Agente 433, si vince solo a tavolino;
- Il mercato immaginario;
Daunbailulic (Titolo originale Down by Lulic) - Walt Disney Production con la collaborazione dell'Istituto Lulic -
Si tratta di un film innovativo poichè girato in bruciacolor, tecnica che prevede l'uso esclusivo di due colori: il bianco e il celeste.
Il regista, Occulto, decide di coltivare la caratterizzazione di personaggi buffi, sempre sul limite sottile che separa grottesco da teatro dell'assurdo, con una venatura di robusta ironia che nasce dalle prestazioni allucinanti di alcuni dei protagonisti sconfitti. Geniale, tra le altre, l'idea di far apparire e poi far subito sparire il caratterista Lamela un paio di volte per tempo.
Questo film, che non prevede star, nè nel cast nè altrove, è comunque destinato ad essere amato o odiato ma andrebbe visto soltanto per rendere omaggio alla coppia Balzaretti - Candreva, una fusione del nonsense e dello humour della mancata marcatura campestre che esplode sullo schermo regalando momenti di galoppante (Candreva) e confusa (Balzaretti) ilarità.
Attorno a loro gravitano altre coppie di personaggi agro-dolci. Come dimenticare la scena cruciale del balletto Marquinhos - Lulic nel quale il regista (e non solo) raggiunge l'apoteosi riuscendo a far muovere al rallenty solo il primo. O le continue gag alla Ridoliniscivolasubucciadibanana del cappetano unite al suo cavallo di battaglia: l'aò reiterato.
Con un cast così variegato, tra le comparse citiamo Castan, Burdisso, Destro, De Rossi, il cameo di Osvaldo, è inevitabile che la trama sia messa in secondo piano per lasciare spazio ai protagonisti: la vicenda si snoda con vivacità ma in modo lineare e scontato nel corso dell'ultimo derby romano della storia. Un comic-thiller delizioso e incontrollabile che tiene con il fiato sospeso per 71 minuti. Epica la scena finale con la fuga inaspettata del malvagio Maleagogò al momento della coppalzatainfaccia. Fuga che farebbe pensare ad un sequel se non fosse che fonti certe fanno trapelare che per quest'opera unica non sia previsto...
:rotfl2:
Molti anni dopo, di fronte al ripiano della libreria lasciato sgombro per quei tre palloni d'oro che non sarebbero mai arrivati, il cappetano Frangiesco Titty si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui il suo allenatore lo aveva condotto a farsi alzare una coppa in faccia. La curvasudde era allora una landa desertica popolata da pochi, svolazzanti fogli di carta che la mandria che solitamente la popolava s'era lasciata alle spalle al termine di una precipitosa fuga, affacciata su uno stadio in festa, biancazzurro come il cielo di maggio. L'amplesso passivo era così recente, che molti dei dolori che provava erano ancora senza nome, e per citarli doveva indicare col dito la sagoma della Coppa Italia che gli era rimasta stampata sulla fronte.
(Incipit, Vent'anni di rosicaggine, di Gabriel Garcia Pallotta, traduzione di M. Mensurati. Coniglio Editore).
mancava il titolo. Ovviamente "Cronaca di una morte annunciata" di Luisenrique Garcia Zeman
Citazione di: Aquila1 il 17 Giu 2013, 16:27
Il giorno che l'avrebbero ucciso, Romoletto er riommanista si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il busse con cui arrivava il coatto di merende. Aveva sognato di attraversare uno stadio di brucones sotto una pioggerella tenera, e per un istante fu felice dentro il sogno, ma nel ridestarsi si sentì inzaccherato da capo a piedi di cacca d'uccelli, erano Aquile. «Sognava sempre cetrioli, – mi disse Cinthia , sua madre, 27 anni dopo, nel rievocare i particolari di quella domenica ingrata. – La settimana prima aveva sognato di trovarsi da solo in curva sudde con l'aquila che volava in mezzo ai Laziali senza mai trovare ostacoli», mi disse. Cinthia godeva di una ben meritata fama di sicura interprete dei sogni altrui, a patto che glieli raccontassero dopo i facioli co le cotiche, ma non aveva riscontrato il minimo segno di malaugurio in quei due sogni di suo figlio, né negli altri sogni con cetrioli e coppe che lui le aveva riferito nei giorni che precedettero la sua morte.......
......Stavano cominciando a far colazione quando videro entrare romoletto er riommanista inzuppato di sputi che portava tra le mani il grappolo delle proprie viscere. Spartaco Amendola mi disse: «Quello che non ho mai potuto dimenticare fu il terribile odore di merda». Ma Samantha Corsi, la figlia maggiore, raccontò che romoletto er riommanista camminava con la strafottenza di sempre, misurando bene i passi, e che il suo volto di coatto con i tatuaggi sconvolti era più osceno che mai. Nel passare di fronte alla tavola sorrise a tutti, e proseguì, attraverso le camere da letto, fino all'uscita posteriore della casa. «Restammo paralizzati dallo spavento» mi disse Samantha Corsi. Mia zia Debborah Ripepi stava preparando una pajata nel patio della sua casa, dall'altra parte del fiume, e lo vide scendere le scalinate del vecchio ponte mollo cercando con passo fermo la direzione di casa sua.
"Romoletto, figlio mio" gli gridò, "che ti succede!"
Romoletto er riommanista la riconobbe.
"È che mi hanno ALZATO LA COPPA in FACCIA, piccola Debborah" , disse.
Inciampò sull'ultimo scalino, ma si rialzò subito. «Ebbe persino cura di scuotersi con la mano la terra che gli era rimasta sulle trippe» mi disse mia zia Debborah. Poi entrò in casa per la porta posteriore, che stava aperta dalle sei, e crollò ventre a terra in cucina.
Citazione di: Aquila1 il 17 Giu 2013, 16:27
Il giorno che l'avrebbero ucciso, Romoletto er riommanista si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il busse con cui arrivava il coatto di merende. Aveva sognato di attraversare uno stadio di brucones sotto una pioggerella tenera, e per un istante fu felice dentro il sogno, ma nel ridestarsi si sentì inzaccherato da capo a piedi di cacca d'uccelli, erano Aquile. «Sognava sempre cetrioli, – mi disse Cinthia , sua madre, 27 anni dopo, nel rievocare i particolari di quella domenica ingrata. – La settimana prima aveva sognato di trovarsi da solo in curva sudde con l'aquila che volava in mezzo ai Laziali senza mai trovare ostacoli», mi disse. Cinthia godeva di una ben meritata fama di sicura interprete dei sogni altrui, a patto che glieli raccontassero dopo i facioli co le cotiche, ma non aveva riscontrato il minimo segno di malaugurio in quei due sogni di suo figlio, né negli altri sogni con cetrioli e coppe che lui le aveva riferito nei giorni che precedettero la sua morte.......
......Stavano cominciando a far colazione quando videro entrare romoletto er riommanista inzuppato di sputi che portava tra le mani il grappolo delle proprie viscere. Spartaco Amendola mi disse: «Quello che non ho mai potuto dimenticare fu il terribile odore di merda». Ma Samantha Corsi, la figlia maggiore, raccontò che romoletto er riommanista camminava con la strafottenza di sempre, misurando bene i passi, e che il suo volto di coatto con i tatuaggi sconvolti era più osceno che mai. Nel passare di fronte alla tavola sorrise a tutti, e proseguì, attraverso le camere da letto, fino all'uscita posteriore della casa. «Restammo paralizzati dallo spavento» mi disse Samantha Corsi. Mia zia Debborah Ripepi stava preparando una pajata nel patio della sua casa, dall'altra parte del fiume, e lo vide scendere le scalinate del vecchio ponte mollo cercando con passo fermo la direzione di casa sua.
"Romoletto, figlio mio" gli gridò, "che ti succede!"
Romoletto er riommanista la riconobbe.
"È che mi hanno ALZATO LA COPPA in FACCIA, piccola Debborah" , disse.
Inciampò sull'ultimo scalino, ma si rialzò subito. «Ebbe persino cura di scuotersi con la mano la terra che gli era rimasta sulle trippe» mi disse mia zia Debborah. Poi entrò in casa per la porta posteriore, che stava aperta dalle sei, e crollò ventre a terra in cucina.
Cronaca di una sconfitta annunciata. Edizioni dalle stelle alle stalle
pura poesia..
questo thread lo trasformerei in blog!
Citazione di: porgascogne il 17 Giu 2013, 14:14
Agata Perchristie
muorooooooooooooooooooo
:rotflol: :rotflol: :rotflol:
Stai per cominciare ad assistere al derby di Coppa Italia Roma Lazio. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla, di là c'è sempre l'altra televisione accesa sui Cesaroni. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere le repliche dei Cesaroni» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto vedendo il derby! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso, dillo più forte, grida: «Sta cominciando il derby!» O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.
Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull'amaca, se hai un'amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga. Con la tv capovolta, si capisce.
Certo, la posizione ideale per vedere il derby è a pecorina...
Se una sera di primavera un Cesarone / Italo Foschino. Corropoli : Roditori Riuniti, 1927
2013. Il comandante Marko Zemanius, chiamato "Boemian Nastavnic" ("Il maestro Boemo"), con riferimento alla sua zona natale, comanda la nuova arma costruita dall'Unione Romanistica, il sottomarino nucleare della classe Typhoon Maggio Giallorosso, dotato di una tecnologia, il caterpillar (propulsione magnetoidrodinamica (ndr, in inglese caterpillar=bruco :shock: :hail:)), che permette all'unità di muoversi silenziosamente fuori dallo stadio; con questo mezzo egli è segretamente in rotta verso le coste laziali.
Il governo laziale pensa che il comandante stia preparando un attacco. Solo un analista della SSL, Jack Lulic, ritiene che Zemanius e il suo equipaggio vogliano in realtà disertare, ma ha poco tempo per dimostrarlo, solo 71 minuti: infatti Boston, venuta a conoscenza della diserzione del suo comandante, dopo che l'ammiraglio Juri Pallotin ha ricevuto una lettera scritta da Zemanius in cui questi spiegava le sue intenzioni, ha fatto salpare l'intera flotta per rintracciare il sottomarino ed affondarlo.
Caccia a Maggio Giallorosso, regia di John McTottyernan