Sono tutto fuorché un inguaribile ottimista, ma sinceramente non credo che nessuno - Lotito per primo - possa permettersi di portare la Lazio a lottare per non retrocedere.
Non siamo più negli anni ottanta e il calcio è industria e pure controllo sociale, per cui in quello scenario avrebbe pressioni dal mondo politico e dalla piazza per farsi da parte. Inoltre, depauperare ulteriormente la Lazio vorrebbe dire depauperare il suo stesso patrimonio e quello dei suoi eredi, perché se oggi può astrattamente sparare certe cifre, una società alle soglie della retrocessione non accresce certamente il proprio valore.
Ovviamente, il punto di rottura (ovvero di cessione) incide sulla tipologia dell'ipotetico acquirente: più porta in basso la Lazio, meno guadagna lui, più aumentano le possibilità di ritrovarsi un altro come lui, anziché un proprietario ricco e soprattutto illuminato e al passo con i tempi.
Per questo tutto ciò dovrebbe avvenire presto. Anzi, è già tardi e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
E purtroppo è già improbabile che avvenga.
Secondo me hafssol, e’ purtoppo vero il contrario.
E’ proprio negli anni ‘80, in cui le banche nazionali erano esposte verso le società’ calcistiche, la prima repubblica giocava tutto sul consenso sociale (di cui quello calcistico faceva gran parte) e le commistioni politiche/finanziarie e imprenditoriali erano pane quotidiano, che la politica poteva avere interesse a fare pressioni per vicende calcistiche.
Oggi i capitali vengono dai fondi, le banche di Stato sono morte, la politica fa populismo su temi più impattanti del calcio.
L’interesse verso le vicende della Lazio sono assai marginali.
Anzi in questo clima di provincialismo non è detto che il disinteresse a trovare soluzioni sia pure motivato dal tifo dei club di Montecitorio. Le operazioni di sistema e il consenso trasversale sono morti anch’essi.
In più il calcio è sempre meno un’industria, le perdite consolidate della seria A sono miliardarie, le proprietà straniere, gli interessi puramente speculativi e finanziari.
Sul calcio non mangia più’ l’imprenditoria italiana e non costruiscono consenso i politici.
Neanche più gli sponsor sono italiani.
Lotito questo clima lo respira, da navigato mestierante, ogni santo giorno.
E poco gli importa se la società dovesse valere meno domani.
E’ interessante se sei giovane, se i soldi sono la tua priorità.
Ma è ovvio che per Lotito non sia così e che non ha interesse a vendere.
Tra stipendi e profitti delle sue aziende porta a casa dalla Lazio qualche milione. Per la vita che fa gli avanza.