Ho "studiato" la tarantella di ieri nei particolari.
La prima cosa che mi è balzata all'occhio, o meglio all'orecchio, è la poesia a memoria recitata all'inizio.
Domenica, se non sbaglio, era uscito da qualche parte un virgolettato riportato da un giornalista (evidentemente "amico") in cui c'erano delle "esternazioni" del sultano post Lazio-Atalanta sulla situazione del momento.
Erano pare pare il testo recitato ad inizio buffonata di ieri, ma proprio uguale, pure le virgole.
Questo a dimostrazione, se ancora serviva, che il sultano vero è quello che va a braccio, che diventa paonazzo e si mangia le parole, che ti travolge con un mare di chiacchiere alla rinfusa senza dire un beneamato cazzo.
Poi, quando deve vendere il prodotto "presidente della SS Lazio" si fa preparare le poesiole.
Tipo la lezioncina sull'Ente Morale.
Un Laziale che da lezioni ai Laziali sulla storia della Lazio.
Ma quando mai si è visto?
Ste cose le devi fare con tuoi simili, i trigorioti che diventano riommici per osmosi e che si fanno dire da un americano quando sono nati perché non lo sanno nemmeno loro.
Il Laziale la sua sotria ce l'ha scolpita nel cuore e nel cervello, nun glie devi insegnà niente!
Di cose da dire ce ne sarebbero ancora altre rispetto al triste teatrino di ieri ma mi voglio focalizzare su questo per chiamare in causa chi OGGI può veramente fare la differenza.
Quest'uomo (scusate il complimento) vive di autoreferenza.
Non gli interessano tanto i soldi, ne ha già abbastanza, lui e la consorte.
Gli interessa la vetrina.
E' il classico soggetto secchione bullizzato per tutto il percorso scolastico perché pure st.ro.nzo!
E' quello che diceva ai bidelli che stavano fumando in bagno, quello che non ti passava un compito nemmeno se la prof sveniva dietro la cattedra.
Lo avranno bullizzato, messo in mezzo e isolato per anni ed appena ha avuto in minimo di potere se ne è nutrito (pure troppo).
In questo OGGI possono essere determinanti SOLO I MEDIA.
Se quell'altri si fossero trovati in questa situazione sarebbero già nate le logge massoniche nelle redazioni per coordinare la resistenza.
Zazzaroni, che ha smesso da tempo di fare il giornalista, ha capito che i tempi sono maturi per cavalcare il sentimento popolare.
Forse perché non romano e quindi, per quanto filoriommico, non così figlio della lupa fino a volerci vedere implodere e scomparire.
Del resto sul dualismo cittadino loro ci campano da sempre.
I giornalisti, i personaggi pubblici più in generale, che si professano Laziali hanno ADESSO l'occasione di dimostrarlo.
Come stanno facendo Tommaso Paradiso o Di Battista, che hanno abbandonato ogni freno inibitorio.
Ricollegandomi alla lezioncina sull'Ente Morale e alle poesiole recitate a memoria quando parla della Lazio, quella vera, non la holding delle sue trattorie, vorrei suggerire questa semplice domanda da porre a sua rotondità, da rispondere a braccio senza gli appunti:
Presidente, la partecipazione attiva in cui tutti, tifosi e addetti della società, rappresentano la propria appartenenza alla Lazio è lo stadio.
Oggi dai tifosi viene usato lo stadio vuoto per rappresentare la loro diversa partecipazione alla Lazialità rispetto alla società.
Per tornare un po' tutti sullo stesso livello, di amore e di fede, vuole raccontarci l suo rapporto con il rito dello stadio?
Ci vuole raccontare il suo ricordo, le sue sensazioni della sua prima volta da ragazzo allo stadio?
Che partita era?
Come è finita?
Come l'ha vissuta?
Ecco vorrei proprio vedè come glie risponde senza gli appunti.
Gli toccherà dire che allo stadio ha cominciato ad andarci a fine anni 80, primi anni 90... insieme al suocero?
Cominciamo a togliergli il copione e, un pezzetto alla volta, il piedistallo.