potrebbe essere chiaramente inteso anche come senza palle.
ma non mi andava di ricorrere ad una metafora così machista.
più raffinata e più complessa l'immagine di un soggetto senza pelle.
la pelle, se considerata nella sua accezione psicologica anzichè biologica, rappresenta la linea di confine tra l'interno e l'esterno. tra sè e l'laltro da sè. è ciò che segna la personificazione, l'individuazione, la soggettività.
grazie alla pelle "sentiamo" chi siamo e chi è l'altro.
grazie alla pelle "sappiamo" cosa possiamo e cosa non possiamo.
grazie alla pelle "finiamo", il nostro corpo, il nostro sè, non sconfina nell'infinito indeterminabile, consentendo di sentire profondamente forza e limiti di noi stessi e di esprimerli nella realtà.
ma grazie alla pelle non solo individuiamo il nostro mondo interno caratterizandolo.
ma percepiamo in maniera congrua anche ciò che è esterno. ciò che è altro da noi.
senza confodersi in esso.
senza proiettare su esso.
senza squagliarsi di fronte ad esso.
la pelle, come linea di confine, è la soglia dalla quale è possibile "vedere" l'altro.
grazie alla pelle quindi, è possibile quel "gioco" che consente al soggetto di essere e di lasciar essere, di trovare la forza ed il coraggio di sè nelle occasioni che la vita ci presenta, di riconoscere con congruenza le difficoltà che si incontrano e misurarsi con esse senza fatalismi di sorta, vittimismi strumentali, esaltazioni fallaci.
consente in altre parole di essere capaci almeno di ciò che si può essere capaci, di essere ingrado riconscere i propri obiettivi possibili e strutturare strategie per raggiungerli.
la Lazio non ha la pelle.
non c'e l'ha il suo Presidente afflitto dalla più classica delle sindrome narcisista
non ce l'ha la squadra che appare come il classico figlio/a insicuro/a che di fornte alle difficoltà appare costantemente apatica e senza energia, schiacciata da un immagine pensata che non trova la forza reale per realizzarsi.
non ce l'hanno i suoi tifosi, persi in un bipolarismo in cui di volta in volta si percepisce sè ed il mondo interno ed esterno, come fosse un dondolo, o come ipercattivo (vittimismo) o come iperbuono (ipocriticità assoluta)
tutta sta pippa per dire che nello sport, come nella vita, non ci si improvvisa, le cose si costruiscono a partire dalla testa (l'io ed il sè del soggetto) il chè comporta necessariamente che è fondamentale... guardarsi i piedi, fare un bel respiro ed accettare cosa si è prima di promettere cosa si sarà.
un bacione a tutti.