Il ricordo di Fausto Inselvini (Da Brescia Oggi)
Fausto Inselvini dice di essere stato «orgoglioso di aver fatto parte della Lazio dello scudetto e di essere stato apprezzato da uno come Giorgio Chinaglia. Non giudico quel che gli è accaduto dopo il calcio, io di lui posso solo parlare bene». E del centravanti suo compagno di squadra nella Lazio dello scudetto, stagione '73-74, Inselvini ha parlato bene anche in tempi non sospetti, un anno fa circa, nel corso di Zona Ciro, la trasmissione di Brescia Punto Tv di cui è opinionista fisso: «Chinaglia era eccezionale ricorda Inselvini dalla sua casa di Travagliato -. Era pazzo, a Roma viveva da re. Arrivai alla Lazio che avevo 21 anni e all'inizio avevo timore di lui. Ma compresi subito di che pasta era fatto l'uomo».
E GLI ANEDDOTI sono mille: «Chinaglia aveva una boutique in centro a Roma, si chiamava Long John come il famoso whisky. Ogni tanto Giorgio prendeva il sottoscritto, D'Amico e Franzoni, i più giovani, ci portava nel negozio e ci regalava cravatte, camicie, pantaloni. E quando c'era da discutere i premi-partita col presidente Lenzini, lo faceva pure per noi». Di Chinaglia, Inselvini era diventato amico: «A un certo punto - racconta l'ex centrocampista della Lazio, 11 presenze nell'anno dello scudetto -, i club della Lazio lo volevano sempre. E ogni lunedì sera c'era un invito da uno dei tantissimi Lazio club di Roma. Ero diventato una presenza fissa al suo fianco. Si andava con le mogli. Ricordo pure una partita che, a fine primo tempo, ci vedeva sotto. Chinaglia entrò per ultimo nello spogliatoio, prese un tavolino e lo scaraventò contro il muro, urlandoci se eravamo rammolliti. Rientrammo e vincemmo alla grande».
E DA LEADER si comportava non solo nello spogliatoio: «Una volta tutta la squadra era a cena in un ristorante. Uno di noi disse che il riso era scotto, arrivò lo chef che protestò. Chinaglia prese i tavoli e li sollevò uno a uno, poi pagò il conto e disse allo chef: "ce ne andiamo, qui non metteremo più piede". E un'altra volta, a Vicenza, eravamo all'89', la partita era sullo 0-0. Chinaglia fu fischiato dall'inizio alla fine, io presi il pallone, volai in contropiede, ero solo davanti al portiere, stavo per tirare quando alle spalle ho sentito il suo vocione: "Passamela, passamela". Glie l'ho passata indietro, lui ha segnato il gol della vittoria. E' subito venuto da me, mi ha abbracciato dicendomi nell'orecchio: bravo, tu giocherai ancora almeno 7-8 partite».
Bel modo di vendicarsi dei fischi:
«Ma no. Chinaglia aveva un contratto legato ai gol. Mancherà, quel furbone geniale». V.C.