Non appena sentirete aleggiare la frase "andremo a Milano a fare la nostra partita", sappiate che avremo perso.
Non importa chi la pronuncerà: da Reja a Ceccarelli, passando per Lotito e Tare e pure chi ve pare.
Non importa chi la pronuncerà.
Anatema su di esso, su tale entità umano-sembiante che pronuncerà "andremo a Milano a fare la nostra partita".
Anatema. Sappiate che perderemo perché al primo che pronuncerà questa frase attribuisco, hic et nunc, la patente di portasfiga definitvo, menagramo imperiale.
Dite tutto, che andremo a pijallo sotto la coda perché ce sta e ce piace e col freddo va pure bene, dite che andremo a fare una costruzione umana di 11 acrobati davanti alla porta, dite che andremo a vincere a spasso, che andremo a vivere una domenica sera di prepotenze, che Ranieri puzza di cane bagnato e va battuto per innalzare i vessilli della giustizia in tutto il mondo, che 'sto gemellaggio c'ha sfracagnato, che 10-100-1000 5 maggio, che è stato bello vederli piangere, che giocheremo affinché l'Inter non finisca in 11, dite tutto.
Dite tutto.
Ma non dite "andremo a Milano a fare la nostra partita".
Ve prego.
Perdiamo ma proviamo a fare nostra la partita. E non a fare la nostra partita.