ECCO 2 DI ARTICOLI PER I DISINFORMATI E PER QUELLI CHE CONTINUANO A CRITICARE AD OLTRANZA:
Mentre Gattuso va, Samuele Dalla Bona arriva, in Inghilterra, precisamente al Chelsea direttamente dall'Atalanta (insieme a Gianluca Percassi, figlio dell'ex presidente della 'Dea'). Anche questa storia nasce in Scozia ma è diversa da quella di Gattuso, perché 'Sam' è ancora un giocatore delle giovanili nerazzurre. 'Andai al Chelsea per colpa di Vialli', dirà Dalla Bona qualche anno dopo. Infatti l'attaccante, allora nei Blues insieme a Zola, lo vede all'Europeo Under 16 in Scozia e gli fa la proposta che il giovane centrocampista accetta subito, per poi pentirsi. L'inizio è positivo: scarpa d'oro del Chelsea nella stagione 1998/99, a 19 anni già un posto nella squadra londinese allenata da Ranieri e una canzoncina inventata dai tifosi tutta per lui. Poi, l'addio di Vialli fa da apripista al suo ritorno in Italia, al Milan nel 2002. Un anno prima, intanto, sbarca a Bolton Emanuele Morini, 18enne trequartista della Primavera della Roma. Anche qui, una questione di soldi: 'L'offerta della Roma non mi convinceva- racconta il giocatore ora alla Sambenedettese- Così accettai la proposta degli inglesi, davvero incredibile per un ragazzo della mia età". La sua parabola calcistica inglese però non è all'altezza delle aspettative: due presenze e zero gol, anche per colpa di un infortunio lungo sei mesi. Nel 2003 il ritorno in patria (al Vicenza) dopo un anno in Grecia (al Panahiki). Nel 2004 vengono scritti due capitoli importanti nella lunga storia dei 'giovani italiani rubati', quelli intitolati a Giuseppe Rossi e Arturo Lupoli. Il primo, nato negli Stati Uniti e cresciuto nel settore giovanile del Parma, viene acquistato in estate dal Manchester United per 200 mila sterline. Subito un gol al debutto in Premier League a 18 anni ma lo spazio nei Red Devils è esiguo e Alex Ferguson, che crede in lui, lo manda a giocare in prestito prima al Newcastle e poi
nel gennaio del 2007 al Parma. Il ritorno a casa funziona, Rossi con i suoi gol (9 in 19 partite) contribuisce alla salvezza dei gialloblù, che si mordono le mani ripensando a ciò che avevano fatto tre anni prima. Cercano di riscattarlo ma il Manchester chiede più di 10 milioni di euro e così l'attaccante finisce al Villarreal. Anche Arturo Lupoli è un prodotto del vivaio del Parma e pure lui, come Rossi, viene ceduto a un club inglese nel 2004. A portarselo via è l'Arsenal di Arsene Wenger, a 17 anni esordisce in Fa Cup, a 18 è nel gruppo dei titolari ma nella stagione 2006/07 viene ceduto in prestito al Derby County (seconda divisione) dove segna 11 gol. In scadenza di contratto con i Gunners, Lupoli rifiuta il rinnovo e torna in Italia: la Fiorentina lo acquista nel febbraio 2007. L'esperienza in viola è deludente e così quest'estate ecco il ritorno in Inghilterra in prestito, prima al Norwich e poi allo Sheffield United. Non solo Parma, il Manchester pesca anche a Roma per creare la squadra del futuro. Nel 2007 si presenta a Formello da Federico Macheda, 16enne giocatore degli Allievi della Lazio: triennale da 80 mila euro a stagione e un posto di lavoro al papà, così il giocatore se ne vola ad Old Trafford. Che farà esplodere poco meno di due anni più tardi con un gol fantastico e decisivo per il 3-2 sull'Aston Villa. Chissà se riuscirà a fare lo stesso Davide Petrucci, da molti considerato l'erede di Francesco Totti, e prelevato l'estate scorsa dai campioni d'Europa per 120 mila euro (più, come al solito, un lavoro al papà e la sistemazione per la famiglia) negli Allievi della Roma. Insomma, la tecnica è sempre la stessa e viene ripetuta con i 17enni Fabio Borini (Atalanta) e Jacopo Sala (Bologna) dal Chelsea, il 16enne Marcello Trotta (Napoli) dal Manchester City, l'allora 17enne Vito Mannone (Atalanta) dall'Arsenal, che nel 2004 lo ha acquistato per 350 mila sterline e ora è il suo terzo portiere, il 18enne Luca Santonocito (Inter) dal Celtic e il 15enne Vincenzo Camilleri (Reggina) dal Chelsea. In quest'ultimo caso, però, gli inglesi, giunti l'anno scorso nel centro sportivo della Reggina con tanto di elicottero per chiudere l'operazione, alla fine si devono arrendere. Il presidente della Reggina, Lillo Foti, scrive a Figc e Uefa facendo scoppiare un caso internazionale, il giocatore viene squalificato due mesi, cominciano i ripensamenti, anche della famiglia, e così il giovane difensore torna a gennaio alla Reggina, con la quale gioca il torneo di Viareggio.
Mino Favini, responsabile del settore giovanile dell'Atalanta e grande esperto di vivai, è da tempo impegnato in una campagna contro la fuga all'estero dei ragazzi più promettenti: "I club italiani sono indifesi, serve un accordo tra le federazioni nazionali"
MEDA (Mi), 9 giugno 2009 - Se il salvagente è bucato, sopravvivere a un naufragio diventa più difficile. E se una medicina è guasta o scaduta, non curerà nessuna malattia. Il calcio italiano naufraga, è malato, ma non fa nulla per aiutarsi a guarire, perso nelle sue contraddizioni: vorrebbe puntare sui giovani per sopperire all'esodo delle sue stelle, ma non protegge i vivai dalla fuga dei talenti.
Macheda e gli altri — Kakà è del Real Madrid, Ibrahimovic conta di raggiungerlo in Spagna al più presto, gli ultimi super-campioni rimasti in Serie A fanno le valigie. Inevitabile, dicono quelli che si intendono di economia applicata al pallone: all'estero i campionati sono un business che funziona meglio, quindi i fuoriclasse accorrono in massa. La ricetta per ripartire? Tutti concordi: valorizzare i prodotti di casa nostra, perché la scuola calcistica italiana è ancora in grado di creare giocatori di qualità. Poi, però, un sabato pomeriggio come tanti altri ci si accorge che un certo Federico Macheda, 17enne romano, fa vincere al Manchester Utd una partita decisiva per la conquista della Premier League. Ci si ricorda di Rossi, Lupoli e di tutte le grandi promesse del calcio italiano emigrate in tenerissima età, da Gattuso in poi. E soprattutto ci si rende conto che la fuga dei talenti, "scippati" dai club esteri (soprattutto inglesi), prosegue senza sosta. Sala, Prestia, Trotta, Mannone, Petrucci... Sono nomi che il grande pubblico ancora non conosce, ma pronti a diventare famosi lontano dall'Italia. Sono solo alcuni dei ragazzi che hanno scelto di cercare la fortuna fuori dai confini nazionali.
Scelte forzate — "E' ovvio. Si presenta un club inglese, invita un adolescente a visitare la sua splendida Academy, fa offerte economiche ai genitori e il gioco è fatto - dice Mino Favini, storico responsabile del settore giovanile dell'Atalanta e grande esperto della materia -. Il problema è che le società italiane non hanno difese. Esiste la possibilità che i cosiddetti 'giovani di serie' (quelli tesserati presso i club professionistici, n.d.r.) vengano messi sotto contratto a 16 anni per più stagioni, ma è un rischio troppo grosso, perché a quell'età ancora non si sa se il giovane in questione diventerà davvero forte. Una società non può certo offrire un contratto a tutti i ragazzi del vivaio solo per il timore che qualcuno di loro, un giorno, possa essere depredato da qualche club straniero e lì consacrarsi come professionista. Gli accordi poi vanno onorati, rispettati: sarebbe una spesa eccessiva".
Le regole fifa — Così, alla fine, i dirigenti delle squadre italiane finiscono per accontentarsi dell'indennizzo che i club stranieri pagano per accaparrarsi il talento su cui hanno posato gli occhi. Una cifra di solito molto modesta, spesso non superiore ai 100mila euro: davvero poca roba, se si pensa che quei giovani calciatori avrebbero potuto completare la loro maturazione in patria, diventare giocatori della Nazionale (come Giuseppe Rossi) ed essere rivenduti per milioni. Ma si tratta di una scelta forzata, anche perché ogni altra forma di tutela per le società italiane, come il "contratto di addestramento tecnico", non ha valore per la Fifa e dunque è inutile a livello internazionale.
Il patto — "La cosa più triste e sbagliata è che, in molti casi, i ragazzi vengono contattati dai grandi club esteri ben prima del compimento dei 16 anni - continua Favini -. E' diseducativo e non fa bene alla loro crescita. Siamo onesti, anche nel nostro Paese ci sono casi di questo genere, che riguardano soprattutto i giovani calciatori africani. Ma mentre in Italia, in Spagna e in altre nazioni europee il fenomeno è limitato, in Gran Bretagna fanno man bassa senza rispetto di nulla e di nessuno. In materia di giovani, servirebbe un accordo tra le varie federazioni nazionali, una specie di 'patto di non belligeranza'. Perché se aspettiamo che si muovano la Figc e la Lega Calcio a difesa dei nostri vivai, non si concluderà mai niente". E intanto i Macheda scappano.
*Gennaro Gattuso iniziò dalle giovanili del Perugia per poi passare a Glasgow Rangers, ora colonna del Milan.
*Samuele Dalla Bona a 18 anni venne ingaggiato dal Chelsea di Vialli.
*Enzo Maresca dalla Juve passò al Siviglia.
*Giuseppe Rossi viene dalle giovanili del Parma. A 18 anni esordisce in Premier League ora colonna del Villareal.
*Arturo Lupoli viene dalle giovanili del Parma. A 17 anni fa il suo esordio con l'Arsenal in FA Cup, attaualmente allo Sheffield United.
*Federico Macheda che dal settore giovanile della Lazio nel 2007 passò al Manchester United, quest'anno esordio in premier con gol.
*Davide Petrucci viene dal settore giovanile della Roma ora gioca nel MAnchester United.
*Vincenzo Camilleri 16 anni acquistato dal Chelsea dal settore giovanile della Reggina. Lillo Foti accusò il Chelsea di aver rubato il ragazzo.
*Fabio Zamblera a 18 anni dall'Atalanta passò al NewCastle
*Fabio Borini 17 anni dal Bologna passò al Chelsea
*Vito mannone 21 anni dall'Atalanta passò all'Arsenal dove quest anno ha esordito.
*Luca Moscatello - Centrocampista di 18 anni cresciuto nel settore giovanile dell'Inter e poi acquistato dal Fulham
*Marcello Trotta - Attaccante dell'Under 16 italiana passato dalla primavera del Napoli al Manchester City