Citazionel campo non c'entra nulla.
Finire sulla homepage de "La Repubblica" (qui trovate l'articolo integrale) o del Tempo (qui) per un episodio del genere è francamente imbarazzante.
Non entro nei particolari per una questione di riservatezza.
Resta il fatto che l'episodio è realmente accaduto, come è realmente accaduto che gli arbitri della gara abbiano lasciato l'omaggio negli spogliatoi. Nessuna sceneggiata, nessun alterco, semplicemente hanno deciso di non portar via l'omaggio.
E' sbagliato.
E' eticamente sbagliato. Le società sono liberissime di omaggiare o meno gli arbitri di un gagliardetto, di una maglietta, di uno zainetto dello società. Ne ho decine di questi regali a casa.
Un dono non si rifiuta MAI. Si rifiuta un dono quando lo stesso appare decisamente fuori dai parametri, come peraltro è lo stesso regolamento ad imporre, precisamente all'art. 40 comma 4 lettera m):
La Lazio, come tutte le società di A e B, regala sempre (più per abitudine che per altro) qualcosa. Un arbitro deve sempre accettare il regalo perché rifiutarlo significa mancare di rispetto ad una società che, lo ribadisco, NON è obbligata a presentarlo.
La categoria può essere incavolata quanto si vuole per la class action dei tifosi (che, per la cronaca, finirà nel nulla) contro un collega ma non è compito loro assumere decisioni "disciplinari", per quel compito ci sono i giudici sportivi e, se del caso, i giudici ordinari.
Assumere un tale atteggiamento porta solo l'AIA ad essere vista come un'associazione autoreferenziale e gli arbitri ad essere considerati come personaggi permalosi.
Gli arbitri non sono permalosi, fa parte di quelle leggende metropolitane utili a far chiacchierare persone che non hanno altri argomenti validi. Però episodi di questo tipo mettono in cattiva luce non solo gli arbitri della gara ma tutti gli arbitri.
Non va bene. Non va per niente bene.
In un mondo normale, se fossero davvero in buona fede e liberi dal delirio di onnipotenza in cui sono calati da decenni, calverese ed i suoi compagnucci, invece di fare queste sceneggiate da bimbetti viziati, sarebbero incavolati neri con il loro collega che per incapacità, arroganza ed egocentrismo (faccio le ipotesi più benevole e meno verosimili) ha spalato merda sul loro ruolo e, soprattutto, li ha messi nella sgradevole situazione di arbitrare in un clima teso e non sereno, nel quale ogni loro errore viene amplificato.
Invece, questi due cialtroncelli, con un gesto di assoluta scortesia oltreché istituzionalmente censurabile, cercano di mandare i loro messaggetti di sfida e minaccia a chi, per averne patite troppe, sinceramente se ne infischia. E con questo mostrano al mondo chi sono: gli esponenti di una casta autoreferenziale la quale, appena toccata sul vivo, si ricompatta a protezione del potere che (sovvertendo le regole) si è accaparrata.
Se le cose funzionassero, calvarese & co. dovrebbero essere sospesi sine die per manifesta carenza di quella minima serenità che è richiesta al loro ruolo. E soprattutto, nella imminente riforma federale, si interverrebbe immediatamente per escludere l'AIA da ogni funzione elettorale e di potere, perché chiunque sia dotato di un minimo di osservazione e onestà intellettuale dovrebbe riconoscere che quello che sta accadendo non è altro che il frutto della battaglia politica che nicchi e la sua fazione - ricordate le parole minatorie che pronunciarono in occasione della prima elezione di Tavecchio? - hanno ingaggiato da qualche anno a questa parte contro Lotito e le sue proposte di riforma (professionismo arbitrale in primis).
Gli arbitri, per potere svolgere in maniera corretta il loro ruolo, devono rimanere estranei ad ogni dinamica politica della federazione. Non devono avere rappresentanti nel consiglio federale, non devono partecipare alla relativa propaganda elettorale e non devono votare. Altrimenti, semplicemente, non possono fare gli arbitri e si beccano bellamente tutto quello che gli capita, senza fare gli ipocriti offesi.
Citazionela class action dei tifosi (che, per la cronaca, finirà nel nulla)
Probabile, ma non ne sarei così sicuro. Forse, tanta certezza è frutto di una certa presunzione.
Fatto sta che questa iniziativa, qualunque sia il risultato contingente delle singole azioni, avrà comunque ottenuto un risultato: ha fatto venire meno quel manto di impunità dietro al quale gli arbitri da sempre si nascondono. Forse in questo caso le azioni intentate non avranno esito, ma gli arbitri sanno che, d'ora in poi, se non fanno bene il loro lavoro, nel migliore dei casi corrono il rischio di dover andare da un avvocato a difendersi dalle richieste di centinaia, se non migliaia di tifosi e, nel peggiore, quando quelle azioni coglieranno nel segno (e prima o poi lo faranno), dovranno mettere mano al portafoglio e risarcire i danni che hanno provocato.