C'era una non simpatia di fondo che derivava dalla provenienza giallorossa.
A ciò si aggiunse il clima di contestazione, rivolto a tutta la squadra, per una stagione opaca, nella quale il portiere, sul quale dal punto di vista tecnico si nutrivano buone aspettative essendo stato acquistato dalla serie A, non si distinse con prestazioni da ricordare.
Quel Lazio - Vicenza sembrava essere la partita della svolta, veniva da una vittoria con la Samb e un pari esterno a Trieste che l'avevano un minimo rilanciata ed erano uscite le prime voci del calcio scommesse e, incredibile, la Lazio sembrava non essere coinvolta (poi invece...), tanto che Chimenti se la cantò "basterà arrivare ottavi per andare in A, molti davanti a noi saranno sanzionati".
Col Vicenza sembrava la rinascita, la Lazio segnava come mai prima. Ma purtroppo subiva dietro.
E Malgioglio fece due papere incredibili che ci condannarono alla sconfitta.
Quella antipatia di fondo riemerse in tutta la violenza verbale della contestazione, che fu durissima per il portiere ma soltanto verbale e soprattutto riferita al suo passato giallorosso.
Nessun riferimento alla sua meritoria attività sociale extra-calcio, tra l'altro neanche così conosciuta e pubblica.
Anche i giornali del giorno dopo, qualcosa si trova ancora in rete, non riportano alcun riferimento a striscioni vergognosi (non si capisce come avrebbero i tifosi della curva a prevedere le due papere...), ed anzi i commenti furono di condanna per il gesto (lo sputo sulla maglia) del portiere, pur nel clima di esasperazione nel quale era stato costretto a giocare il secondo tempo di quella partita.
Quanto agli episodi del 4 marzo del 1990, assolutamente inventati. Anche lì ero allo stadio e Malgioglio fu fischiatissimo, ma non vi fu alcuna sospensione della partita, né alcuna ferita alla testa. Basti guardare su YouTube i servizi della partita che non ne fanno alcun cenno, così come i quotidiani del giorno dopo. Tra l'altro Malgioglio, che sostituiva Zenga in quella circostanza, fu il migliore in campo.