di Vincenzo Cerracchio
Non cambia nulla, date retta. Questa Lazio non sa fare calcoli, senza De Vrij non ha la solidità difensiva cui appoggiarsi. Ma ha un cuore che batte in mezzo al campo e un attacco che crea occasioni, anche se troppe ne sbaglia. Dunque arrivare al derby a +2 o a -1 cambia sì, ma cambia poco. Perché magari, per controllare, ti lasci beffare. Mancano tre partite e bisogna vincerle tutte, esattamente come bisognava vincerne quattro prima, visto che Roma e Napoli ci hanno fatto la grazia di fermarsi o frenare.
In compenso sappiamo qualcosa in più. O meglio, abbiamo una certezza in più. In Champions la Lazio non la vogliono, né gli arbitri né la stampa (andatevi a leggere i giornali di stamane, sono una comica di arrampicamento sugli specchi): i fatti sono lì, immagini chiare, gol dell'Inter in fuorigioco di un metro con Medel che copre interamente la visuale del portiere, il guanto di Marchetti che appena sfiora il piede di Icardi per un rigore che non può esistere, specie se hai già infierito. Rapina a mano armata perché Tohir (e Berlusconi) senza Europa, Milano senza coppe, imbarazza qualcuno: l'Inter chiuse in 11 contro 9 anche l'ultima sua trasferta a Udine, tappeti rossi per salvarle la stagione. E poi è chiaro a tutti quali siano i due club che si vorrebbero in Champions...
La Lazio conta quanto l'Udinese. Ma non è il caso di farsene una malattia. E' un pezzo che va così, da quando il calcio si è fatto politica. Però se sul campo domini, se lotti e segni, c'è poco che ti possano fare: possono fermare Candreva lanciato in porta per un fuorigioco che non c'è, non possono annullarti il gol di Parolo senza la testa di Ranocchia o quello di Klose senza il sedere di Handanovic. Si può arrivare secondi vincendo a Genova e poi il derby. E poi ancora a Napoli all'ultima giornata. Ci si può credere, non è una barzelletta, è nelle corde di una squadra orgogliosa. Pioli negli spogliatoi smetterà i panni da gentleman (ammirevole, per quanto ci riguarda, la sua signorilità) e spiegherà come si può fare: serrando le linee e ripartendo. E' vero che cinque punti nelle ultime cinque partite sono media da retrocessione o quasi, ma il tutto ha coinciso con infortuni-chiave che devono solo far riflettere la società sulla necessità di creare una rosa più forte e, se possibile, ancora più giovane.
La gente laziale sta con la Lazio, perché ha capito che i giocatori danno tutto. E' stato facile nei momenti facili. Ma guai adesso a mollare la presa: c'è sempre qualcuno pronto a criticare a vanvera. Errori ce ne sono stati, come ha detto Pioli anche per eccesso di generosità (Felipe che rientrando a fare il terzino tiene in gioco Palacio nell'azione dell'espulsione di Mauricio) ma questo fa parte del gioco, a differenza degli arbitraggi persecutori. Teniamoci stretta questa squadra che lotta e andiamo avanti: la vita non va rimpianta ma vissuta. Vince chi fa l'ultima capriola. Di felicità e non di rancore.
http://www.laziopolis.it/nulla-e-cambiato-non-vogliono-la-lazio-in-champions-ma-basta-vincerle-tutte/Grande pezzo di Vincenzo Cerracchio, testa alla Samp. Questa Lazio si diverte e sa giocare a calcio. è quello che conta.